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Verboten!
E’ stato solo alla terza esperienza austriaca che mi sono reso conto di una certa fuoricomeunpoggiolità dei crucchi in seconda a riguardo delle modalità di espletazione delle funzioni escretorie.
Tutti voi saprete che il bidet non è generalmente garantito (fu uno schock scoprirlo nel fiore dei miei 19 anni); quello che forse non sapete, giacché potrebbe non essere notato in un albergo, è che nei luoghi pubblici il water è lì solo per sedersi (ho visto esposto il secondo divieto in alto a destra nell’immagine in un autogrill vicino a Villach), mentre chi vuole fare la pipì in piedi deve utilizzare gli orinatoi “non privati”.
La natura di tali orinatoi comuni è alle volte analoga a quella a cui siamo abituati anche noi italiani (un accrocchio di ceramica per ciascuno), ma altre volte arriva ad essere molto più romantica, un’unica vascona con fontanella in cui tutti possono fare pipì allegramente insieme, unico limite la larghezza degli utenti (faccio ammenda per non aver immortalato la cosa).
Scusate assai, ma mettiamo che a me dia fastidio orinare in pubblico (anche senza arrivare agli estremi di quell’orinatoio che ho visto nel bel mezzo di una piazza di Amsterdam, in cui la privacy era garantita giusto per il pene e poco più)… che devo fare? Mi direte voi: se è vietato fare la pipì in piedi, siediti su quei maledetti wc, sporco maschilista! (tra l’altro, dato il funzionamento del WC Ghost, che suona se si alza la tavoletta, direi che sono tutti contenti se faccio pipì in piedi con la tavoletta abbassata, giusto?)
Partiamo dal presupposto convenzionale che io sia normodotato (mentre voi tutti sapete che sono basso e siete al corrente della regola della elle). Vi giuro, ci ho provato: usciva fuori; e onestamente rischiare di toccare l’antiigenico interno del water con le mie mucose non mi sconfinferava. I wc che utilizzano là, peraltro privi di tavoletta, sono lunghi abbastanza per fare giusto una sola cosa, oppure vanno bene per le donne; per gli uomini c’è da soffrire. Quindi complimentoni al geniale piano riuscito di qualche femminista che vende gabinetti mal fatti; peraltro potrebbe essere socia di chi ha inventato questo (che, per mia fortuna, non ho dovuto sperimentare).
Nel bagno di un bar di Sanremo una volta ho letto questi due messaggi agli utenti, uno per genere: “sms per soli uomini: centrare il buco!”; “sms per sole donne: non poggiare i piedi sulla tavoletta!”. Ognuno ha il suo modo, a volte strambo, di concepire la pipì. Una volta che abbia messo in atto qualche accortezza per evitare di farlo pesare ad altri, gliela vogliamo lasciar fare? Please?
Vienna, marzo 2009
Ho litigato con gallery e deliberato che gallerie.sottosuolo.org andrà prima o poi a morire. Doveva succedere. Certo potrei dare una seconda chance all’uscita di gallery 3, ma come dire, anche no. WordPress richiede ancora qualche click di troppo per alcune cose, ma per il resto fa né più né meno che ciò di cui ho bisogno.
Trovate l’intruso nelle foto.
Note di viaggio – Sui trasporti
Sui bagagli ostaggi
[riassunto delle puntate precedenti: venerdì volo con la British Airways da Londra a Genova, ma il mio bagaglio rimane a Londra; in aereoporto mi dicono che sarebbe arrivato a Genova il giorno dopo, che mi avrebbero chiamato, e probabilmente mi sarebbe arrivato col corriere lunedì, poiché avevo scelto questa via per il recupero]
sabato
-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto…
-Ah, buongiorno!
-Volevamo dirle che il suo bagaglio è arrivato a Genova.
-Bene!
-Allora lo viene a prendere lei in giornata o glielo spediamo?
-Mah, preferirei che me lo spediste, non mi viene comodo venire fino a Genova.
-Bene, allora lo consegnamo al corriere stasera, e le dovrebbe arrivare domani in giornata.
-Domani… intende domenica?
-Ah, uh, ecco… forse no, forse il corriere alla domenica non consegna, ma sinceramente non lo so. Potrebbe essere lunedì, in effetti.
-Va bene, era quello che mi aspettavo, comunque. Bene, grazie della telefonata.
lunedì
-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto, le volevo dire che il suo bagaglio è arrivato.
-Sì, lo so…
-Quindi lo vuole venire a prendere lei o glielo spediamo via corriere?
-[Ecchecc...] ecco, preferirei che me lo spediste via corriere, grazie.
-Perché se vuole può venire oggi in giornat…
-No no, grazie, davvero, mi mette meglio così. [...] Arrivederci.
the future
E chi lo sa cosa riserva? Restate sintonizzati…
The curse of Ile-de-France
-Bonjour [per essere educati, qui ci vuole un "Monsieur"], je voudrais une carte orange [e qui un s'il vous plait]…
-Pour l’Ile-de-France?
-Mmm… je crois pour les zones un et deux…
-Pour Paris, donc?
-Oui!
[la carte orange è una carta nominativa per l'Ile-de-France - la regione di Parigi - a cui possono essere associati degli abbonamenti; avevo letto nella guida turistica che esisteva la versione cartacea con foto e quella elettronica che ne era priva, e io speravo di ottenere la seconda; la guida mentiva spudoratamente, visto che la carta elettronica si chiama Navigo, anche se è vero che è possibile registrarvi sopra abbonamenti equivalenti alla carte orange]
E mi butta lì una bustina con una tessera e il ticket, dicendomi che per essere valida la tessera deve essere compilata con i miei dati e la mia foto.
Cacchio, la foto. Dove la prendo?
-Oh, è sufficiente una fotocopia della foto sulla carta d’identità.
-E ha idea di dove posso farla, una fotocopia?
-Sì, proprio là… esce, e giusto davanti alle Poste trova…
-Peeerfetto, grazie.
Non trovo nemmeno le Poste. Annamo bene. Piano B: scucio 4 euro e mi faccio le fototessere a una macchinetta automatica. Graaande, non può fallire.
Le 4 fototessere vengono emesse in un unico foglio di carta fotografica. Indivisibile. Alzo lo sguardo e vedo che il chioschetto di Hattori Hanzo è chiuso, è il suo giorno di pausa. Non ho più nel portafoglio la lametta da taglierino a prova di controlli aereoportuali (e poi ti fanno togliere le scarpe… mah…), dal giorno che in un’edicola mi è scivolata tra i fumetti Disney mentre pagavo per la mia meritata razione di informazione (Dampyr)… ovvio che non sono stato lì a cercarla, tanto poi quei ragazzini sarebbero diventati emo comunque. Non mi rendo conto della tragedia e penso: tanto un paio di forbicine mi serve… me le compro.
Nulla di neanche lontanamente tagliente è presente in tutta la Gare de Lyon. Comincio a scrutare i negozi pensando a quali potrebbero avere oggetti che fanno al caso mio. Quelli di mangime no: coltelli seghettati, al massimo, che non vanno bene; edicole e tabaccherie neanche a parlarne; borse e borsette non mi ispirano… ma provo nel negozio di abbigliamento maschile. Spiego la mia triste situazione, e mi viene detto che sì, hanno un taglierino, ma mi suggeriscono che le forbici sono meglio; e le forbici si trovano nel negozio di abbigliamento femminile.
La commessa gentilissima mi impresta le sue forbici, prima di allontanarsi di 2 metri evidentemente rassicurata dal mio aspetto rassicurante, specie se con un paio di forbici in mano. Perdo l’occasione di produrmi in facce da invasato mentre taglio la mia fototesserina, restituisco le forbici (porgendole per il manico e senza fare movimenti bruschi), la attacco alla carta arancione.
E finalmente esco di lì.
La follìa di andare a Londra via ferry boat
Le possibilità sensate per andare da Parigi a Londra sono l’intercity (5 ore e rotti) o l’Eurostar (3 ore). Se nella Gare du Nord vi imbattete in una fila di mezzo chilometro, e dovete andare a Londra, infilatevici che è quella giusta.
Il Vostro non partiva direttamente da Parigi quando s’è diretto verso Londra, perciò ha ben pensato di passare via mare.

Anche un ferry, un traghetto (qui s’intende per transmanicare), ha il suo checkin da effettuarsi tra i 30 e i 45 minuti prima dell’imbarco, il suo bel controllo dei bagagli e metal detector (sia mai che un dirottatore lo faccia schiantare contro gli scogli uccidendo la fornitura giornaliera di mitili dei più prestigiosi ristoranti londinesi), il suo pulmino per arrivare fino al molo giusto, il suo, ehm, fiero carrello per i bagagli da stiva, e il suo nastro trasportatore per recuperarli. Però tutto un po’ più alla buona, iamm’e'bbèllo, let’s go bbeautifùl. “Ma che, tiene un bazzùca qua dentro?” “Sì, ma è scarico, le munizioni sono in quella borsa llà” “E allora vabbuò, vada”.
Il viaggio più breve, conveniente e meglio servito è Calais-Dover (2 ore). Pare che prenotando online si risparmi, ma non ho verificato il viceversa. Dalla stazione di Calais lasciate perdere l’idea di arrivare al terminal dei traghetti a piedi, ci vuole un’oretta con un trolley al seguito. Cercate la fermata della navetta nei pressi, sono solo 1 euro e 50, dai (uff… va bene, io ci ho PROVATO perché sono TIRCHIO, ok? Potreste usare la scusa di vedervi un po’ com’è Calais… peccato che la maggior parte della strada poi è nel nulla e sotto il sole). Da Dover si può scegliere la via veloce del treno dalla Priory Railway Station (a cui si giunge con un bus apposito) alla stazione di Victoria o Charing Cross (sostanzialmente equivalenti, sono entrambe sulla linea circolare della metropolitana), viaggio approssimativamente di 2 ore, o quella lenta ma un po’ meno costosa dei National Express Coach, viaggio in pullman di circa 3 ore che termina alla stazione Victoria. Il Vostro s’è goduto il soporifero Coach, che faceva tragitto in tutta una serie di graziose cittadine di cui non ho memoria (praticamente dormivo).
Torino-Parigi?
Il treno Milano-Torino-Parigi è un bel convoglio, comodo, e almeno nel mio caso non sovraffollato. E poi noleggiano una psp o giochi per la medesima al vagone bar, segno evidente di civiltà avanzata (non ho verificato quali giochi, forse non volevo avere delusioni). Unica pecca il questionario che ci hanno chiesto di compilare; diceva grossomodo: “onde permetterVi di valutare al meglio il servizio sotto ogni aspetto, Vi chiediamo di compilare il presente questionario in prossimità della fine del viaggio”. Tempo tre quarti d’ora e già lo volevano indietro. Baaa, assolutamente non-divertente.
Note di viaggio sparse – Londra

Debbo dire che me ne aspettavo di più, di umorismo british. Perdiana, chiederò il rimborso.
Invece l’ironia della vita era in ogni dove. Prendiamo ad esempio il monumento alla memoria dei soldati canadesi, eretto nel Green Park di fianco a Buckingam Palace: una targhetta diceva “si prega, per rispetto, di non salire sul monumento”.
Figuriamoci, due scivoli su cui scorreva acqua, in *agosto*, e ti aspetti che non ci salga nemmeno un bambino? L’ironia della cosa è che poi di fianco dovranno costruirci il monumento alla memoria delle vittime del monumento alla memoria, visto che ci sono stato intorno 5 minuti e in quel lasso di tempo ho visto DUE bambini scivolare e prendere una capocciata. Ma applausi ai genitori.
Mi ha fatto molto piacere, nel viaggio di ritorno, scoprire che British Airways è la meno efficente delle compagnie con cui abbia mai volato, almeno per i casual-flyer. All’aereoporto di Gatwick (terminal nord) ci sono una decina di macchinette per il checkin automatico (uuuu, figo) e un bordello di sportelli per il bag-drop (fighissimuuuooo)… questo se avete già il biglietto. Se non avete il biglietto ma solo una prenotazione, dovete fare la fila nella zona E dove ci sono 3 sportelli, ma per l’occasione ne era attivo solo uno, la cui funzione era più o meno “everything else, for every flight”. Cioè, tutti i viaggiatori British Airways che non avevano semplicemente da buttare un bagaglio in corsa sul tappeto scorrevole passavano di lì. Pure genius. E fu così che probabilmente ho fatto il checkin troppo tardi e il mio bagaglio è ancora in giro (un solo volo al giorno da Gatwick a Genova, capite). Ricordiamo tutti l’apprensione per quanto era accaduto a Dandelion con Alitalia.
Per chi intende visitare Londra, l’ordine imperativo è di fare una Oyster card… è troooppo divertente. Entri in metropolitana – blip! Esci dalla metropolitana – blip! Sali sull’autobus – blip! Scendi – blip! Se però ti SBAGLI, e fai blip e poi ti guardi davanti e… uhm… questa non è un’uscita dalla metro… be’, mica puoi farla ripassare di fianco a un’uscita vera: la [tenera carticella] non ti fa mica uscire! Ti dice: qualcosa non va, scemo, cerca assistenza. Ora, siccome di assistenza non ce n’era, mi sono assistito da solo tirando su un chiavistello e richiudendo senza dare nell’occhio come un ninja. Yeah. Scherzi a parte, con il “pay as you go” ho speso meno che a usare biglietti singoli e a fare abbonamenti.
Questo profluvio di importanti informazioni sicuramente utili ai viaggiatori (“da come mugugna quello mi sa che è meglio che sto a casa”) continuerà probabilmente in altri post (ce n’è da dire anche per le altre due tappe del viaggio, eh!). Per il momento potete gustarvi una selezione di foto da Parigi, Amiens e Londra che non è troppo malvagia. E per chi se la fosse persa l’anno scorso, ho reso pubblica la galleria delle foto scattate al Veletrzni Palac a Praga, sperando che, pur nella loro rozzezza tecnica, vi ispirino a visitare il museo qualora passaste da quelle parti (e sperando che nessuno mi denunci per violazione del diritto d’autore).
Parigi, Amiens, Londra – 2008
Cartolina #2: indovinello #2
Cosa avrà mai impressionato così tanto questa ragazza? Se mi tirate fuori metodi di analisi dell’immagine da Blade Runner e banfate che glielo si vede nella retina vi strappo le unghie.
(per l’indovinello di cui alla cartolina #1 ci si risente sabato)
Cartolina #1: Indovinello
Questa è una foto pienissima debordante di indizi sulla mia posizione attuale.
Coloro che vorranno cimentarsi a risolvere l’indovinello (senza sgomitare) dovranno specificare, oltre al luogo presunto di mia localizzazione, anche il motivo, collegato alla foto, che ve lo ha fatto pensare.
Vi dissuado solo dal cercare la via del mangime: l’uccellino è incorruttibile.
Nerd in vacanza
Un nerd, in vacanza, piuttosto non si porta le mutande (o, a seconda della persona, LA mutanda), ma deve infilare nel bagaglio *almeno* UN dispositivo che attesti il suo status (di nerd).
Nel mio caso si tratta di infilare in valigia non un banale EEEPC, che ormai è alla portata di tutti; no, devo mettere in valigia Buck, il mio sudatissimo (e lo dico con ragione, visto che due anni or sono gli ho fatto questo) iBook G3. Mentre i newbie da EEEPC hanno vita facile e possono installare sul loro giocattolo qualsiasi cosa desiderino, qui si lotta contro un mondo che rinnega il proprio passato e si ostina a sostenere che un PowerPC G4 800 MHz sia meglio di un G3 alla stessa frequenza; avidi u_u.
Regolarmente, quando tolgo le ragnatele da Buck e faccio alla cieca un bell’update della Debian Lenny che c’è sopra (a fianco di MacOSX Tiger, comunque) smette di funzionare tutto; ma questa è ordinaria amministrazione (e il progetto Debian CI PENSA ai possessori di G3).
Ho invece azzardato su Tiger l’installazione di Skype. Il succo è che, se volete usare Skype su un PowerPC G3, dovete installare la versione 2.6.0.151, l’ultima compatibile con quel processore. La potete trovare qui, mentre qui trovate versioni di Skype ancora precedenti.
E questo penso sarà l’ultimo post da casa mia. Se sarete fortunati ve ne farò ancora uno dall’Italia.
A dir la verità devo ancora partire
Il bello di avere un conto gestibile online è che il bancomat non può più guardarti con lo schermone lucido di lacrime mentre ne prosciughi il contenuto. La spersonalizzazione ti fa fare le cose più losche e infide: per te è solo schiacciare un bottone, ma altrove i risparmi di una vita si nuclearizzano.
Mentre attendo con ansia che mi si notifichi questa sudata multa per eccesso di velocità (io accelero esclusivamente in prossimità dei velox, e vista la loro frequenza raggiungo spesso la velocità di fuga – in orizzontale -; però di multe non me ne sono ancora arrivate, finora, e allora l’ho voluta fare plateale; vediamo!), metto a posto gli ultimi dettagli del viaggetto di quest’anno. L’obiettivo è stare via abbastanza tempo da rompermi veramente i coglioni e tornare a casa felice. Uhm, no, per 10 giorni non sono sicuro che funzionerà.
Toglietevi quegli occhi strabuzzati dalla faccia: eh, già, devo ancora partire. Lo so che vi sembravo già partito, visto che avevo lasciato tutto qui a prendere la polvere. Ma anche stavolta ho ottime giustificazioni, senza tirare in ballo le cavallette. Di cui tra l’altro mi hanno offerto una petroliera piena… bontà divina.
7 valide giustificazioni al fatto che non si aggiorna il blog
- L’ho lasciato a casa
- Non so più la password di accesso; l’avevo tatuata sulla natica della mia ex
- Il papabanner è scomparso e sono depresso
- Ho installato Vista, e cucù – la rete non c’è più
- Navigare in rete in spiaggia è davvero figo; finchè qualcuno non ti fa il gavettone*
- Ho deciso di migliorare la mia vita sociale (non tanto uscendo di più quanto smettendo di scrivere cazzate)
- Sto ancora finendo di inserire sugli aggregatori il mio post precedente
*=alla Vodafone e TIM sono ge-nia-li. Però preferivo la gente col portatile 15″ sull’autobus.
Cosa stai facendo destra adesso?
Valige. Avevo messo ad essiccare la pelle di un valigiottero migratore, e ora sto aggiungendo fibbie e legacci per farne valige. Da cosa si possono ricavare valige migliori che da un valigiottero? Eee, la natura è meravigliosa.
E insomma sono qui che faccio valige. Per l’ennesima volta. Non che a starmene fisso qui sia meglio; ma per lamentarmi di quello ho tempo, ora mi lamento di dovermene andare via. Aspettate che mi lamenti di vincere la lotteria, essere mantenuto da una modella ninfomane e fedelissima, o che qualche produttore di Hollywood mi porti al successo planetario traendo un blog dal mio blog. Succederà. Che io mi lamenti, dico; quelle cose no, perché figuriamoci se ho tempo da perdere in simili quisquilie.
A volte mi sento vecchio, a volte mi stupisco di me stesso. Voglio dire, dopo ho avuto dolori per 5 giorni, ma qualche tempo fa mi sono improvvisato Nembo Kid e ho recuperato di scatto l’autobus che mi aveva fatto marameo ad una fermata, cogliendolo alla successiva (miei complici avevano formato una fila ad anello di gente che scendeva e poi risaliva, per tenere occupato l’autista). La mia coscienza ecologica mi suggerisce tuttavia di piazzarmi nella compostiera del materiale organico per tempo, prima che ci lasci le piume – che poi chi mi sposta più? Ah, no, quelli erano gli elefanti, con il cimitero dei medesimi; ma lo sapevate che i civilissimi fagianni pomerani fanno la stessa cosa con la compostiera? Perciò prendevo esempio.
Ho sonno. E siccome non volevo falsificare questa affermazione, mi sono messo a scrivere questo post per tirarla per le lunghe e andare a dormire tardi. Adoro i piani ben riusciti. E via di pialla.




















































































