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Barzelletta
Da piccolino andavo spesso a trovare la mia cugina di secondo grado. Per un po’ siamo cresciuti quasi insieme. Poi, com’è come non è, il mio nucleo familiare ha deciso di credersi isolato dal resto del parentame, e non contento ha pure deciso di sparpagliarsi ai quattro venti. Ma questa è un’altra storia.
La cugina amava raccontare barzellette. In realtà ne conosceva una, e quindi quella raccontava. O forse le piaceva particolarmente. Insomma che la raccontava di continuo, ancora e ancora. La barzelletta è questa, che conoscete già:
Due serpenti al ristorante. A un certo punto uno chiede all’altro: “Scusa, ma noi siamo velenosi?”. “No. Perché?”. “Meno male, perché mi sono appena morso la lingua.”.
Rideva ogni volta, bontà sua.
Stasera, complici le 20 ore di sonno arretrato accumulate durante la settimana, ho creato la versione riveduta e corretta (e oserei dire definitiva) della suddetta barzelletta. Per l’esecuzione, titolo preferenziale costituirà la conoscenza di almeno una lingua del Sud Italia (il seguito è un mix, frutto di anni di contaminazioni).
Ci stanno due serpenti al ristorante. A un certo punto uno chiede all’altro:
-Ma scusa, Calogero, ma che noi siamo velenosi?
-Stamme a sentì’, Cosimo, che se stai pe’ dire quello che penso che stai pe’ dire, io vengo lì, ti piglio, t’annodo, ti slego, ti stiro, te me ce faccio una cintura e mi t’indosso; che poi quando me vengono a chiedere, “Ma il tuo amico Cosimo come sta?”, io ce dico, “bene”, ce dico, “salvo un po’ con il completo blu che non s’accorda”. Che volevi dì’mme, comunque?
-Dai, nun te perdere in chiacchiere e dimme, siamo velenosi o no?
-No, pecché, che c’azzecca?
-Ma li mortacci sua, jelo sapevo che pe’ sicurezza ce dovevo sparà’ pure un corpo de rivortella. Scusame tanto, Calò’, tengo un impegno urgente.
L’angolino su spazio curvo della sienza allegra
Data astrale blblbl-h4 G61 secondo la datazione disecondammano. La nave interstellare Deadly Sluggish Dead Slug viaggia alla velocità della luce, verso una destinazione ignota o di cui comunque non ci fotte nulla.
Il capitano pensa che quel tizio strambo coi capelli ancora più strambi, all’inizio del 1900, era un pivello. Visto? Viaggiare alla velocità della luce si può, eccome!
Capitano: Signor primo ufficiale, intanto la informo che lei è così irrilevante per la vita dei lettori che per tutta la durata del post sarà chiamato solo “primo ufficiale”, senza nemmeno un nome di battesimo.
Primo ufficiale: Sono estremamente dolente, Capitano.
Il capitano finge di non accusare il colpo strangolando noncurante il secondo ufficiale, che passava di lì, ancora più inutile ai fini della storia.
Capitano: Ad ogni modo, signor primo ufficiale, se non diciamo qualche cazzata, piuttosto che starcene per i fatti nostri, poi credono che questo sia 2001: Odissea nello spazio e cambiano canale perché hanno un pessimo gusto in fatto di cinema. Mi dica, boh, che tempo fa fuori?
Primo ufficiale: Capitano, di tutte le cazzate poteva anche…
Capitano: Ok, ok, mi rendo conto che la capacità d’improvvisazione non sia il suo forte. Ma… cosa vedo sullo schermo, sulla nostra strada? Un carro di mugghioni interstellari? Gli faccia i fari per farlo spostare.
Il carro viene investito in pieno nello stesso istante in cui il capitano lo nota. I mugghioni scompaiono per sempre dall’esistenza in un’esplosione di energia.
Primo ufficiale: andiamo Capitano, lo sa anche lei, siamo a velocità luce… non possiamo illuminare nulla perché tanto andremmo alla stessa velocità della radiazione luminosa, e vediamo le cose nello stesso momento in cui ci vengono addosso, non prima.
Capitano: lo so, lo so, ma lei continua a non collaborare, porca miseria, non è stufo di stare qui a grattarsi le palle? Lei ci morirà su questa nave, ne è al corrente? E ci moriranno anche i suoi figli, e forse i figli dei suoi figli. La nostra meta, di cui al lettore comunque non fotte nulla, è così lontana da richiedere un viaggio di molte generazioni. Faccia come crede, ma fossi in lei proverei a godermelo, il viaggio.
Primo ufficiale: sono anche d’accordo, Capitano, ma la fisica è la fisica. Tra l’altro vorrei farle notare che stiamo parlando in un mezzo che si muove a velocità luce, e non mi spiego come le onde sonore possano propagarsi, visto che la velocità luce non è superabile e va considerata in sistemi di riferimento assoluti.
Capitano: Non spogli le sorprese al lettore, e piuttosto vada a prendermi una tazza di Pih-sio dal distributore in poppa, visto che è così noioso.
Primo ufficiale: d’accordo Capitano, ma dovrebbe trattare con più rispetto coloro che le devono portare dei liquidi in contenitori aperti.
Il primo ufficiale esce.
Passa diverso tempo e il primo ufficiale non si fa vedere, né sentire. Il Capitano, più assetato che preoccupato, si dirige a poppa, e trova il primo ufficiale seduto di fianco al distributore automatico.
Capitano: be’? E il mio Pih-sio?
Il Capitano nota una tazza di fianco al primo ufficiale, la prende e ne scola il contenuto.
Primo ufficiale: Capitano, quello era solo l’additivo, il Pih-sio ce lo dovevo ancora mettere.
Il Capitano finge di non aver sentito, anche perché la bevanda gli era piaciuta più del solito.
Capitano: perché non è tornato indietro?
Primo ufficiale: Capitano, lo può capire da sé. Provi a tornarci lei, indietro.
Il Capitano prova a fare qualche passo verso la prua, ma non riesce.
Primo ufficiale: visto? La Relatività speciale, Capitano… in quella direzione stiamo già andando a velocità luce; anche una camminata, sebbene in termini relativi sia poca cosa, in termini assoluti si aggiungerebbe alla velocità della nave e supererebbe la velocità luce; ma ciò non è fisicamente possibile.
Capitano: e non poteva avvisare? Ora come ci torno alla plancia di comando? Anzi, come farà CHIUNQUE a tornarci?
Primo ufficiale: Capitano, non che non abbia provato a chiamarla sul telefono quarkullare, ma era tutto inutile, anche le onde elettromagnetiche non possono…
Capitano: ok, ok, ho capito; ma ora che facciamo?
Primo ufficiale: le sembro uno che lo sa?
Il Capitano fissa con una nuova qualità di ribrezzo il suo sottoposto; poi si siede di fianco a lui.
Capitano: non ho visto nessuno del’equipaggio. Dove sono?
Primo ufficiale: in bagno, Capitano. Tutti quanti. Il bagno è l’ultima stanza in poppa, capisce…
Capitano: capisco. Siamo fottuti, signor primo ufficiale.
Primo ufficiale: per una volta siamo d’accordo, Capitano. E, se non le dispiace, vorrei che smettessimo di sfruttare questo paradosso per cui possiamo comunicare tra noi in dispregio dell’insuperabilità della velocità luce. Dopotutto, non è che mi sia mai molto fregato di sentire le sue stronzate, Capitano.
Una linea di massa e lunghezza infinite si perde in silenzio nelle profondità dello spazio verso una destinazione di cui, comunque, al lettore non fotte nulla.
Dal pufvangelo secondo Puffo
In quel tempo, Puffo si trovava in Puffilea, in casa di Puffo. Alla quarta pufpinta, il Puffo che lui prediligeva gli domandò: “Pufmaestro, un pufdubbio mi affligge. Ma mi affligge meno della pufvescica piena.” E uscì.
Prese la parola allora Puffo: “Pufmaestro, riguardo alla tua pufparabola del puffo prodigo per il cui ritorno viene ucciso il pufscarafaggio grasso, e a quella del Gargamella che passa per la cruna dell’ago più facilmente di quanto il puffo ricco possa andare in paradiso…”.
“Sì?”
“…è disponibile del pufmerchandising? Mi sono molto piaciute, e tra l’altro aspetto con impazienza il terzo episodio.”
“In verità ti dico, Puffo, che tu l’anno scorso dicesti male di me.”
“…prego?”
“Tu dicesti male di me, e perciò ti mangerò.”
“Ma non è vero, o Puffo, l’anno scorso neppure ero nat… ma scusa un attimo…”
“Sì, scusa, hai ragione. Tuo padre disse male di me.”. E così il Puffo mangiò il Puffo. “Tanto padre o figlio che differenza fa? Noi Puffi siamo tutti uguali“.
Un bisbiglio serpeggiò nella stanza e s’alzarono per un istante pufbandiere e pufstendardi con visi di puffi noti (per quanto un puffo possa essere distinto da un altro, cioè per nulla), subito fatti sparire dai pufdiscepoli.*
“Pufmaestro, sei tu il Figlio del Puffo?”
“Tu l’hai detto.”
“Eh, questo lo so, grazie al ca…”
“Prego.”
In quella tornò il Puffo che lui prediligeva, che pose la sua pufdomanda: “Pufmaestro, ma se un puffo timorato e credente, che ha sempre osservato i pufcomandamenti, onorato i suoi pufdoveri di fronte a Puffo, esercitato la carità, insomma un puffo pio, un puffo che…”
“Credo di aver capito, Puffo. Vieni al punto.”
“…ok. Questo puffo ha un figlio, pio al pari suo, sarebbe a dire che…”
“OCCHEI, vai avanti.”
“…sì. Se il pio Puffo immette in un’urna quindici pufpalline numerate da 1 a 15, e fa estrarre dall’urna alla mano pia del figlio, cinque pufpalline… qual’è la pufprobabilità che queste siano esattamente i numeri da 1 a 5?”
“Dipende, mio caro puffo. Con reimmissione della pufpallina ad ogni estrazione o no? E l’ordine di estrazione conta o no?”
“…pufmaestro, non capisco.”
“In verità ti dico, se provi a farmi fare i tuoi pufcompiti come l’altra volta, perché non hai studiato, e poi moltiplicarli per tutti i tuoi pufcompagni di classe, io ti caccio dal puftempio a pedate.”
“Perché proprio dal puftempio, Pufmaestro? Ora non siamo nel puftempio.”
“Impertinente. Prima ti ci porto, e poi ti ci caccio a pedate. Scacciare i puffi dal puftempio mi riesce bene. Fila a studiare.”
Allora il Figlio del Puffo si volse verso Puffo, e senza altro motivo apparente se non infilare quanti più cliché possibili in una boiata concentrata, gli disse: “Tu sei Puffo, e su questo puffo io costruirò la mia puffa.”
Puffo non fece in tempo a sbavare al pensiero di una puffa che gli sarebbe stata costruita sopra, che fu prontamente piallato da una ruspa.
[mi sa che non continua, eh, però non è finito]
[ed è tutta colpa di djlàmu]
*=vi ricordo il sempre gustoso I puffi: un kolchoz comunista?
Io questa me la sposo (ehe, facile)
Dico questa qui. Leggetevi TUTTE le strisce, la amerete anche voi. Però poi mettetevi in fila u_u
L’ho scoperta grazie ai soliti ignoti che mi segnalano le cose belle da un paio (e più) di anni in qua, e come tutte le belle scoperte è stata seguita dalla cocente delusione di vedere attualmente fuori catalogo il suo volumetto “InkSpinster”, prodotto in print-on-demand da Lilliput Editrice.
Ovviamente non finirà qui, si darà battaglia.
In attesa dell’esito della pugna, avremo qualcosa da mettere sotto i denti su Apogeonline: questa è la prima. E non credo ci sia bisogno di commenti ulteriori.
Vado a scegliere l’anello u_u
Oscoporo
Abbacchio: farà caldo per un po’, ma poi vi vorranno bene tutti.
Cornuto #1: a parte i vostri problemi coniugali tutto bene. Tuttavia evitate di usufruire del viaggio premio a Pamplona.
Copioni: Venere entra in un buco nero; questo influenzerà la vostra situazione amorosa in qualche modo, non si sa se positivo o negativo. Nel dubbio, fatevi sterilizzare.
L’ospite indesiderato: ma trovarvi un lavoro socialmente utile no?
Il gatto troppo cresciuto: oggi (ma anche domani e in futuro) evitate di grattarvi vigorosamente le palle quando vi danno fastidio; guardatevi le unghie: potrà solo essere peggio.
La puttana: se comincia a uscire fumo per via dell’attrito, è l’ora di fare una pausa.
Il body-builder: oggi vi verrà proposto un affare ad alti guadagni e tagliato sulle vostre capacità. Noi però vi consigliamo di tenervi stretti tutti i reni.
Scorpione: in questo oscoporo hanno usato il vero nome del vostro segno zodiacale e vi va già bene così. Se non vi va bene, sappiate che sul lavoro qualcuno cercherà di farvi le scarpe. E meno male che lavorate da un calzolaio.
Il cecchino: i vostri fans continuano a preferirvi con l’arco e le frecce, per cortesia riponete il SAKO TRG-42 (copio AJ, n.d.StM). Oh, e poi le solite cose di fare i bravi e impegnarvi e stare attenti e altre cose casuali.
Il pescecapra: avete un segno delle balle che non si capisce cos’è. Comunque oggi sarà per voi un’ottima giornata. Approfittatene. Barricatevi in casa e non uscite per nessun motivo. Vorrete mica che qualcuno ve la rovini?
Il contenitore dei prossimi: lo so, in realtà credo sia un mestiere e non una vasca. Oh, be’, pazienza. Avete vinto il premio “migliore scopata dello Zodiaco”, oggi: Venere le dà di brutto a Saturno e Plutone; e a voi toccherà pulire.
Simboli fallici: una folta scuola di pensiero vi vorrebbe “uscire” spesso. Voi non fatevi piegare, siate sempre retti e ben piantati nelle vostre posizioni.
Il tredicesimo a tavola: non alzatevi da tavola per nessun motivo. Nemmeno se vedete una trave che vi cade in testa. Rimanete fermi e immobili, sarà sicuramente meno rischioso che alzarsi per primi. Che magari vi alzate per fuggire e poi morite 40 anni dopo di diarrea tra indicibili sofferenze. Noi vi abbiamo avvertiti.
Il ritardatario: mi spiace, tutti i posti sono già presi.
Menti elette, futuro del mondo, distopie
(il Marco di questa arguta e seria e illuminata discussione è nientemeno che questo; non è che ci disegnano così, eh…)
[22:04:12] <Marco> vedere la fine del mondo è una prospettiva allettante, ma a pensarci bene non mi va di finire vaporizzato :\
[22:07:46] <stmsat> ma il mondo, mica tu ^_^’
[22:07:59] <Marco> :°
[22:08:13] <stmsat> no, comunque sarà solo una guerricciola che una volta per tutte eliminerà le diversità interculturali
[22:08:30] <stmsat> nel senso che dopo rimarranno in così pochi che se stessero pure a dividersi…
[22:08:36] <Marco> diventeremo i punk palestrati di ken shiro
[22:08:40] <Marco> che pacco
[22:08:51] <Marco> quel look così kitch
[22:09:17] <Marco> quella rozzezza da post-olocausto nucleare
[22:09:23] <Marco> la gente che esplode….
[22:09:25] <Marco> pacco.
[22:12:05] <stmsat> belìn, in ken shiro devi stare attento a grattarti la fronte
[22:12:17] <Marco> cazzo si
[22:12:25] <stmsat> “cos’hai?” “mah, mi pru” SPLATCH!
[22:12:42] <Marco> :D
[22:13:29] <Marco> dovremo girare per i villaggi a uccidere i cattivi che rubano il misero raccolto radioattivo alla povera gente stracciona
[22:13:41] <Marco> macheppalle
[22:14:09] <stmsat> devo vedermi la trilogia di Mad Max per vedere se la prospettiva è migliore
[22:14:15] <Marco> non sarebbe meglio una ferocissima dittatura del proletariato dove un partito-stato burocratico ci assoggetta al lavoro forzato?
[22:14:20] <Marco> uh già
[22:14:24] <Marco> mi manca
[22:14:37] <stmsat> ma guarda, secondo me si riescono ad ottenere entrambe le cose
[22:14:43] <Marco> che pacco
[22:14:51] <stmsat> distruzione del 90% dell’umanità + dittatura
[22:15:02] <Marco> il comitato centrale del partito costituito da punkabestia anni ‘80?
[22:15:22] <stmsat> no, da yuppies anni ‘90, con piercing
[22:15:32] <stmsat> ma rigorosamente colletto bianco d’ordinanza
[22:15:48] <Marco> oddio, gli effetti delle radiazioni sono terribili :|
[22:16:19] <Marco> e gli yuppies con le bretelle anni ‘80?
[22:16:35] <Marco> con 24 ore in pelle?
[22:16:45] <stmsat> prolifereranno cravatte transgeniche che assalgono chi non si pieghi a sufficienza al lavoro
[22:16:46] <Marco> e segretaria ninfomane sadomasochista?
[22:16:57] <Marco> cazzo
[22:17:05] <Marco> la dittatura delle cravatte
[22:17:54] <stmsat> se ci pensi, se le cravatte si ribellassero potrebbero in men che non si dica prendere il controllo di tutte le posizioni di potere
[22:18:05] <Marco> maledette
[22:18:05] <stmsat> “Se non fai questa legge per noi cravatte ti strozzo!”
[22:18:15] <Marco> le ho sempre viste con diffidenza, ma non mi sbagliavo.
[22:18:45] <Marco> “cravatte di tutto il mondo, unitevi!”
[22:18:57] <Marco> la megacravatta unificata
[22:19:35] <stmsat> chi era più quel capo di stato che era andato a un incontro con altri capi di stato col maglione?
[22:19:42] <Marco> (noto ora che la parola “cravatta” è orribile….cravatta…”
[22:19:47] <Marco> il boliviano
[22:19:50] <Marco> un indio exminatore
[22:20:05] <stmsat> ecco, ci salveranno quelli come lui, che diranno NO alla cravatta
[22:20:12] <Marco> :|
[22:20:17] <Marco> il suo maglione però è orribile
[22:20:24] <stmsat> concordo :|
[22:20:28] <Marco> sembra transgenico ancora prima della guerra nucleare
[22:20:43] <stmsat> eh, vai a sapere cosa hanno mangiato le pecore
[22:20:47] <stmsat> o CHI
[22:20:52] <Marco> :|
[22:21:21] <stmsat> (comunque sì… cravatta, ravatto… brutta parola)
[22:21:32] <Marco> esatto….ravatto….non mi veniva in mente
[22:22:08] <Marco> ora che so che le cravatte sono un nemico di classe, posso finalmente rendermi conto di quanto sia brutto quel nome, che prima associavo ad “eleganza”
[22:22:28] <Marco> l’ideologia cravattese distorce la realtà
[22:22:44] <stmsat> crepi la cravatta
[22:23:11] <Marco> cmq io non so nemmeno farci il nodo, per ora sono salvo
[22:24:12] <stmsat> il piano delle cravatte è creare una nuova stirpe: le cravatte col nodo già fatto
[22:24:20] <stmsat> così non avremo più scuse
[22:24:25] <Marco> !!! ma sarebbero imbattibili!!!
[22:24:43] <Marco> bisogna immediatamente distruggere tutte le camicie
[22:24:59] <stmsat> esatto, e controllare severamente anche tutte le polo
[22:25:00] <Marco> prima che prendano coscienza di classe e si alleino alle cravatte
[22:25:04] <stmsat> che inducono in tentazione
[22:25:28] <Marco> bisogna incentivare l’uso del fiocchetto “da anarchico”
[22:25:56] <stmsat> mittico, la storia ci viene in soccorso… avevano capito tutto gli anarchici
[22:26:04] <Marco> eggià
[22:26:12] <Marco> han visto lungo
[22:26:20] <stmsat> probabilmente sono stati uccisi prima di poter divulgare la verità… magari da qualche fiocchetto corrotto
[22:26:42] <Marco> sicuro
[22:27:57] <stmsat> (sono tentatissimo dal pubblicare questo dialogo sul blog xD)
[22:28:03] <Marco> :|
Scala JKL di gravità dei bug
(…dedicata a un collega…)
| Grado | Gravità del baco | Effetti |
|---|---|---|
| I | Nessun baco visibile, compilazione ed esecuzione perfette out-of-the-box. | Sorriso a 32 denti. |
| II | Qualche svista sintattica, niente che non si risolva in frazioni di secondo. | Ampio sorriso. |
| III | Il baco si lascia correggere solo dopo una breve riflessione. | Fugace aggrottamento di ciglia. |
| IV | Un accavallamento di bachi minori rende necessarie varie prove in sequenza. | Si sbuffa e si borbotta. |
| V | Un baco bastardo tiene impegnati per diversi minuti. | Bestemmie sussurrate, minacce di violenze alle periferiche. |
| VI | Un baco laido si annida in un posto dove non si era pensato di guardare. Si può raggiungere e superare l’ora di ricerca per neutralizzarlo. | Le periferiche di interfaccia con l’umano cominciano a subire moderate violenze. |
| VII | Dopo numerose ore di sviluppo, si scopre che il design era difettoso fin dal principio, e bisognerebbe rifare tutto da capo. La soluzione di ogni errore porta via tempi inumani. | S’irraggia odio per il calcolatore. Chi staziona nei pressi assiste a quelli che appaiono come incontri di pugilato. |
| VIII | Un baco bastardamente laido, difficile da risolvere di per sé, nel frattempo vi ha eliminato dati preziosi, magari altri sorgenti. | Ostentando indifferenza introducete in ufficio un maglio da mezza tonnellata e punite il calcolatore per la sua sfrontatezza. |
| IX | Il vostro progetto è pronto, terminato. Fate solo quell’ultima modifica e… e scompare tutto dal vostro hard disk, senza che capiate il perché; l’ultimo backup valido risale a un mese prima. | I calendari si staccano dalle pareti e vanno a nascondersi negli angoli turandosi le orecchie per non sentire; le vibrazioni prodotte dall’incazzatura cominciano a essere misurabili in gradi della scala Richter. |
| X | In seguito a un baco di grado inferiore, tirate una capocciata al monitor in preda alla disperazione; quando rinvenite, vi accorgete di aver perso la memoria, e che l’unico linguaggio di programmazione che vi ricordate è la guida TV. | La tastiera viene proiettata fuori dalla finestra a velocità Mach 1.5; il bang sonico generato provoca l’esplosione del monitor. L’unità di elaborazione centrale viene assorbita in un buco nero. |
| XI | Chiedete ai vostri compagni di sventura se possono farvi il piacere di testare il vostro software tutti in contemporanea. Sfortunatamente, le chiamate di sistema a basso livello che avete incluso nel software e un paio di stack overflow generano l’istantaneo azzeramento di tutti i dati su tutti i dischi di tutti i computer su cui era eseguito e relative reti locali. | Emigrate e vi fate una plastica facciale, ma a causa delle macumbe morirete giovani, visualizzando una schermata blu poco prima di spegnervi. |
| XII | Per qualche oscuro motivo mistico, il vostro software spalanca le porte dell’Inferno. | Bestemmiate, ma solo per ingraziarvi i nuovi padroni della Terra. |
(Trascinata di peso dalla sezione programmazione, giacché inizialmente doveva essere un post del blog, ma con lo script vecchio le tabelle venivano fuori da schifo)
Dedicata a qualcuno… ma anche a tanti.

Chiusi per fiere
“…non lascerà forse egli tutta l’asse da stiro, per andare a cercare quell’unico paio di pantaloni che si sono perduti?”
Qui si parte. Si sta ancora cercando col lumino due paia di pantaloni che dovrebbero esserci ma non ci sono, si sta nel frattempo stirando tutto il guardaroba della Famiglia Reale Britannica (scusi sora Elisabetta, che ne sapevo che si bruciava già con la stirella sui due pallini?), si sta predisponendo il supporto tattico informatico in casa (eee, faccende…), insomma s’ha ancora da fare ma il giorno fatale è quasi giunto. Per nove giorni navigheremo lontano da qui.
Giustamente, prima di partire s’è voluto assaporare qualcuna delle quotidiane rotture di balle di cui non si sentirà la mancanza.
Come la signora F., che dopo anni oggi ho provato a risalutare, e subito ha cercato di assegnarmi un qualche favore gratuito, trovare delle viti di un fax o qualcosa del genere, in virtù del fatto che sono “del ramo”.
Come la signora R., che odia la vita tranquilla, ma non solo per sé, anche per chi le sta vicino.
Come una ##### di scheda madre probabilmente torda, o 3 moduli di ram difettosi, al ritorno sceglierò (ho capito cosa NON comprare su ebay).
Come la telefonata che devi fare e invece rimandi rimandi rimandi, e “oh, ormai è tardi” e non la fai.
Come l’accidente che ti è venuto per l’aria condizionata, e che ti rende estremamente difficoltoso parlare, sicuramente più che tossire; altrimenti chissà quanti vaffanculo e santi avresti tirato giù in giornata.
Come il pensiero che non sai quel che trovi, ma sai quel che lasci; e quel che lasci forse non sarà nulla di eccezionale, ma le sue gemme di bellezza, di tenerezza ce le ha anche lui. E poi sarà lì, ad aspettarti pazientemente, pronto a ributtarti nella mischia al tuo ritorno, come se non gli fossi mancato.
E adesso, strada al timore sacro di dimenticarsi lo spazzolino.
Vulgaris
Il pulcino Stranzo era triste. Becchettava svogliatamente per l’aia giusto per non perdere il suo peso-forma di 7,2 kg, ma era evidentemente triste. La sua carriera nel mondo del bowling era avviata e promettente, e aveva ormai fatto il callo ai doloretti anali post-partita, oltre che alla lieve emicrania: ogni sport richiede qualche sacrificio, e Stranzo riteneva più che accettabili quelli che si trovava a fare. Da quel lato, Stranzo aveva solo da gioire.
In effetti un sacco di gente al mondo gioisce quando si prende qualcosa nel culo.
No, la tristezza di Stranzo aveva radici profonde nel suo animo, nella sua storia personale e familiare, nella sua vita quotidiana e futura, nelle sue speranze, nei suoi sogni, nelle luci e nelle ombre dei risvolti del suo essere: il suo autore gli aveva trovato un nome un po’ troppo del cazzo.
