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Roberto Angelini Live @ Raindogs – 30/01/2010
Roberto Angelini comincia il concerto in incognito, accucciato su qualche strano marchingegno, che gli si vede solo la nuca per 10 minuti buoni. E siccome la nuca non gliela si vede spesso, c’è voluto del bello e del buono per riconoscerlo. Per fortuna non c’era un’intera band di uomini accucciati ma era solo, ché sarebbe stato ancora più difficile sennò.
Un curioso one-man-show, sicuramente originale per un profano, piacevole da ascoltare nei momenti acustici e interessante nei virtuosismi nell’uso della strumentazione elettronica. Lo stesso Angelini che trovavate in un videoclip tirato a lucido di Gattomatto (canzone che mi divertì molto all’uscita e apprezzo tutt’ora), qui mostra il suo lato artigianale e la tempra del musicista che ha un rapporto intimo con la propria arte.
(il video è in mono, e interrotto a 5 minuti per un limite della fotocamera; non aspettatevi molto dalla visualizzazione a 720p, la ripresa è stata effettuata a 3200 ISO e c’è parecchio rumore).
Qui sotto le foto più passabili che ho scattato durante la serata. Scure come da mia abitudine di fotografo vampiro, ma senza flash il 50 e l’85mm han fatto quello che potevano.
Concorso fotografico a tema “Occhio al particolare”
Non si è vinto nulla, ma si è partecipato volentieri. La foto vincitrice del primo premio, così come diverse altre, erano proprio carine. Qua le foto di certi due partecipanti (linkerò la pagina dei risultati non appena spunterà).
Riassunto delle puntate precedenti
L’antipostite è una brutta malattia. Si presenta nei soggetti possessori di blog di qualsiasi età, ma preferibilmente in coloro che ne siano dotati da più di due-tre anni. La sintomatologia include il pensare che ogni tema di cui si potrebbe parlare sia una cazzata, guardare una galleria di foto pubblicabili e pensare che andrebbero un minimo ritoccate in verità, avere sonno nei momenti tradizionalmente più propizi per la creazione dei post, percepire di avere troppe altre cose da fare, non essere nemmeno più tanto un lettore di blog altrui. Se qualcuno conosce la cura, si faccia vivo.
- S. dice che i tizi che hanno fatto quel programma che è in uso dall’84 non sono sembrano molto collaborativi.
- Cosa vuol dire che non sembrano collaborativi?
- Non lo so. Magari sono semplicemente morti.
La vita mi ha sorriso, in questi ultimi mesi. Ho cercato in tutti i modi di rovinarmi economicamente, ma mi sono stufato prima io del mio conto corrente. Sono riuscito a far diventare la mia scrivania ancora più nerd (adesso i monitor che ci sono sopra sono 4). Mi sono state fatte passare delle cazzate immani. Sono innamorato. Mi dicono che devo essere contento se ho tanto lavoro in questi tempi di crisi… felicissimo :) :) :), oggi è il mio primo giorno di ferie e mi aspetto *almeno* una telefonata da un momento all’altro, mentre quando ho fatto un’altra settimana di ferie qualche tempo fa ho passato metà del tempo a rispondere a mail; sì, magari ero in giro per i cavoli miei e rispondevo da cellulare, ma ‘nzomma.
La vita è stata anche antipatica, però. Molto antipatica. Si deve far perdonare qualcosa di grosso. Vita, fammi un cenno quando dobbiamo giocare al superenalotto, eh.
Esse come Savona, o come Spasso, o Stamin…
StM è nato e cresciuto in provincia di Savona. Se gli date del provinciale non si offende, a meno che non lo riteniate voi stessi un’offesa invece che un dato oggettivo.
La provincia di Savona è una tipica provincia che per la maggior parte del territorio è ridente per paresi facciale, sebbene forse in riviera qualche sorriso sincero di tanto in tanto lo si veda. Certo, se siete un residente di una bella cittadina turistica ve la potete godere tutto l’anno, ovvero quando in realtà andate a lavorare in qualche luogo ben più triste, tranne durante le feste in cui c’è l’assalto di villeggianti che si credono a casa loro (in qualche caso è effettivamente vero, SECONDA casa, fatta risultare coi salti mortali come prima casa della moglie o dei figli per non pagare l’ICI), e tu sei “finalmente” in ferie. In provincia di Savona ci piacciono i periodi estremamente lunghi e complessi (non è vero).
E’ opinione comune che il capoluogo sia il posto meno sorridente di tutti. A titolo di esempio, prendiamo un sabato sera qualsiasi in cui vi si rompe la macchina dopo che siete stati tutto il pomeriggio all’Ipercoop a non fare un accidente e perciò dovete restare lì. Dite: andiamo al porto che ci sarà vita. In effetti i locali sono tutti lì. Se vi piace ballare, be’, spiacente ma dovete uscire dalla città… ma questo non è un mio problema. Comunque, dicevamo di questi locali. Scambiate qualche occhiata furtiva con chi vi circonda e scoprite la terribile verità: TUTTI quanti con la macchina rotta che non sanno come tornare a casa, o ancor meglio come andare semplicemente altrove. E di macchine se ne rompono sempre abbastanza da riempire fino all’orlo i locali più piccoli, quindi dovete pure vagabondare quella mezz’ora per trovare chi metta a disposizione del pubblico un po’ più di un tavolino e tre sedie.
Detto sinceramente, a girare per Savona alla sera ci mancano solo le salsole. Ma non disperate: non appena vi sarete accomodati al vostro tavolo per fare quattro chiacchiere in santa pace (a proposito della vostra macchina rotta), qualcuno verrà a farvi gradita compagnia. I signori che vendono rose.
I signori che vendono rose
Sigh. Io non li ho mai sopportati. Che siano ragazzi, uomini o bambini, il solo concetto che cerchino di far leva sulle vostre insicurezze con una certa qual forma di velato ricatto mi fa uscire dai gangheri. “Compra la rosa alla ragazza con cui ti accompagni, dimostrami che non sei tirchio e rozzo e pezzealculo”. Non ho mai preteso di essere un elettore di estrema sinistra che capisce (finché non gli riga la macchina perché non ha pagato il “pizzo” al parcheggio) ed empatizza con le problematiche dell’immigrato irregolare sfruttato, privo di tutele e ingranaggio della criminalità organizzata, però ammetto di essere rimasto deluso da me stesso le prime volte che ho risposto male a certe inutili insistenze. Perché non basta ignorare, non basta dire no tre volte (ed eventualmente far cantare un gallo nel mentre): li devi scacciare.
Ho solo fortuna che attualmente mi accompagno a persone che si arrabbierebbero anche più di me, perché avrebbero da dirne quattro sull’opportunità di uccidere le povere rose per nessun fine utile; quindi si fa a turni, e alla fine non è così pesante.
Una sola volta avrei pagato volentieri una rosa. Era una rosa blu, e non le vedi tanto spesso (ci sarebbe poi da dire che il colore blu è di per sé una tortura per la povera rosa, da quel che so). Il ragazzo era simpatico a pelle, e perlomeno ci metteva… passione. E’ vero che in questo genere di attività (e includo accattonaggio ed esibizioni musicali – in genere con fisarmonica e sempre le stesse 4 note in croce) si trovano sempre un sacco di volti nuovi, novellini che vedi una volte e poi non più; ma vedi anche bambini, ragazzi e uomini che ricordi di aver già visto mesi e anni prima… e non hanno cambiato il loro impegno di una virgola: si avvicinano al tavolo, sorridono, provano ad appoggiare una rosa, se ne vanno con le pive nel sacco al quarto rifiuto. Il venditore che mi aveva quasi convinto invece aveva sviluppato un modo di fare, di presentarsi (un ridicolissimo cappello con le lucette e palloncini annodati, e una certa disinvoltura), che effettivamente avvinceva e non risultava per nulla noioso e ricattatorio; alla fine gli si aveva lasciato appoggiare la rosa, e tuttavia non lo si era più visto tornare per poi pagargliela… e se la si è portata via lo stesso :P.
Ma abbastanza per i rompiba… per i venditori di rose.
Direte voi: Ma locali a parte… un cinema ci sarà pure a Savona, no? Cooome no. Un multisala da 6 sale e un cinema d’essai.
I cinema
I cinema a Savona si adeguano alla crisi economica e alla regola per cui, alla sera, o si esce a cena o si va al cinema; non entrambe le cose. L’ultimo spettacolo infatti comincia in un range che va dalle 21.15 alle 22.15, cioè tra il momento in cui ci si siede a tavola e quello in cui si prende il caffè. La cosa migliore è che gli orari cambiano continuamente, quindi se non vai a controllare giorno per giorno non puoi fare programmi.
In alcune sale vige il doppio film, vale a dire che nel pomeriggio c’è quello da bambini e alla sera quello per adulti; in genere quando lo scopri, che quello da bambini era solo al pomeriggio, è troppo tardi e devi per forza andare a rompere la macchina e farti un giro al porto, perché il film da adulti fa troppo schifo.
Niente da dire sul cinema d’essai: alta qualità media, e gli orari rimangono quelli di sempre, così che, almeno lì, uno si sappia regolare. Peccato che prima o poi chiuderà, grazie a chi ha ridotto i fondi per le attività culturali. Ovviamente si spera di no.
Poniamo che vogliate tornare a casa in autobus, visto che avete la macchina rotta. Buona fortuna.
Il trasporto pubblico
Perché innanzitutto non dovete fare troppo tardi, che l’ultimo autobus parte alle 22.30. Oh guarda, proprio in tempo, se siete andati al cinema al primo spettacolo.
Ho avuto il mio dire per talune sviste nel nuovo sistema tariffario dell’ACTS, e ancora ho qualcosa di rimanente nel cappello. Del tipo che, be’, quando è la quarta-quinta volta che la neve blocca le strade e gli autobus rimangono in coda per ore… quanti biglietti da 90 minuti bisogna obliterare? E quando la gente ti parcheggia nello spazio di manovra del bus e finché non si sposta devi aspettare? E quando un bus arriva in ritardo ma l’altro parte in perfetto orario o in anticipo, perdi la coincidenza, e devi aspettare 40 minuti-un’ora il bus successivo? E’ proprio un sistema ideato da qualcuno che ha sempre tenuto il suo sedere al caldo nel capoluogo e non si è mai posto problemi – tanto lui andrà in macchina. E il tutto basandosi sul lavoro degli eroici contapasseggeri, probabilmente più per minimizzare il numero di proteste che non per migliorare il servizio (per il momento non ho visto miglioramenti, solo quella decina di euro in meno ogni mese nel portafoglio).
I mezzi comunque sono in ottime condizioni. Se eccettuiamo il fatto che sistematicamente bisogna aiutare il bus che prendo all’uscita da lavoro a chiudere le porte in salita, sennò ‘un gliela fa. E tralasciando quei giorni sfortunati in cui di bus se ne rompono per strada due – o forse è lo stesso che si è spento in corsa due volte (perché la prima non aveva convinto, non era venuta bene).
E lasciamo stare che ci sono quei due-tre autisti con difettucci trascurabili quali lo stop-and-go compulsivo, la passione per la velocità e le inchiodate, quelli privi di organi sensoriali in grado di percepire la temperatura ambientale, che loro hanno la giacca e tu in maglietta sudi e sei indeciso tra nausea e allucinazioni. Chiaro, sulla maggior parte degli autisti non ho nulla da dire, fanno bene il loro lavoro; però quando capita quella volta dello stop-and-go coi 35 gradi, che per le 2 ore successive credi di morire, la tentazione di mandare a quel paese il riscaldamento globale e andare a lavorare in macchina ti viene.
Plis visit blog bat plis visit Savona
Un po’ come nel resto di Taglia, le cose belle ci sono anche qui e invece di valorizzarle si passa il tempo a lamentarsi; a mugugnare, diremmo noi. Una volta credevo che altrove avrei vissuto meglio (credo sia capitato a tutti), ma alla fine ogni posto ha i suoi difetti, e bisogna andare a stare nel posto i cui difetti sono per noi meno insopportabili.
Certo, un post informativo/turistico su Savona non sarebbe stato così divertente. Ma prima o poi lo avrete.
(questo post è stato preparato più di due settimane fa ma pubblicato solo ora perché… si fatica a trovare un motivo per fare post, ANCHE quando sono già pronti; dev’essere stanchezza)
Delle cause e degli effetti (buon primo maggio)
E poi vado a vergognarmi in giro di fare acquisti solo quelle 2-3 volte all’anno che impediscono alla Decenza di comparirmi in sogno come l’angelo a Giuseppe. La volta che mi muovo, sfidando un traffico stolto e immotivato, zac!, trovo tutto chiuso. Non che non sia un problema ignoto, a Savona: più gente c’è in giro, più esercizi, commerciali e non, sono chiusi. Non per nulla quando i croceristi passano di lì alla domenica vengono abdotti e trascinati al magnifico Centro Commerciale, che è come dire: Qui Non Teniamo Un Cazzo Di Interessante. Non esiste la Collezione d’arte Pertini, opere che furono donate da vari artisti (Vedova, Sassu, Mirò, Guttuso, De Chirico) al compianto presidente, poi rigirate dalla moglie alla municipalità; non esiste la graziosa piazza Chabrol con le migliori focaccette con la panizza (occhio che le fanno in due posti, e solo nel vicoletto stretto che incrocia Via Pia sono le originali) e il miglior frappé (nella latteria, non nei bar) della provincia; esiste in effetti la fortezza del Priamar (qui una vista dalla sua terrazza più alta sul litorale di Savona e qui una vista su mare e, ehm, tre barchette belle, bianche le vele, vaporose e snelle), perché è giusto lì a due passi dall’attracco ed è abbastanza grande da tenere impegnato il crocerista per un’oretta buona scarpinando a zonzo. Che sia io a dire che si dovrebbe valorizzare un po’ di più quel che si ha però è comico.
Così ieri, che tanto al Centro Commerciale ci dovevo passare, ho finito per prenderci una maglietta (ehi, Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi comprava i suoi vestiti ai grandi magazzini, non fate quella faccia schifata). Affrontando anche, in quei cinque minuti, un non indifferente dilemma etico-economico. Alla nostra destra, la maglietta presunta made in Italy, 27 euro (gh); alla nostra sinistra, la maglietta made in Pakistan, da qualcuno che afferma di lottare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei minori, 7 euro. Ora, diciamolo subito: il dilemma etico-economico si è risolto da solo visto che la maglietta da 7 euro faceva un po’ schifo e quella da 27, anche se fra 3 mesi sarà sicuramente piena di buchi e sarà diventata rosa, era passabile; ma io quei 27 euro (ghgh) li ho spesi anche come atto di rigore e solidarietà civile. Il punto è che non possiamo pretendere di mantenere un livello di vita come il nostro se nei nostri acquisti diamo la preferenza ai prodotti di un livello di vita peggiore. Le leggi di mercato non vanno applicate ciecamente (è vero, non sono un liberista): non basta acquistare quel che ci serve da chi ce lo offre a meno, ma costui deve anche darci garanzie che la sua azione non ci si ritorcerà contro.
Ma so bene che, da un lato, già vedere la punta del proprio naso è difficile, e dall’altro, chi cerca di fare le cose per bene viene regolarmente messo da parte o (economicamente) soppresso. E così come dare addosso a chi, prima per fare più soldi e poi per sopravvivere, piglia e delocalizza le proprie aziende? Se già preferisci assumere uno sfruttabile neolaureato piuttosto che un competente ma costoso “veterano”, tanto vale che rastrelli le nuove leve nei paesi dell’est, o nel terzo mondo. No? Poi potrai pentirti quando nessuno nel tuo paese avrà un reddito sufficiente ad acquistare i tuoi prodotti perché il tasso di disoccupazione sarà alle stelle, o il reddito pro capite sarà diminuito drasticamente per altri motivi, ma via, per fasciarsi la testa c’è sempre tempo. E poi tu i soldi ce li hai, non è un problema tuo. Se poi devi licenziare qualcuno, basta che qualche tempo prima gli fai vedere en-passant Cacciatore di teste di Costa-Gavras, così potrà sfogare suoi eventuali istinti omicidi sulle persone giuste e non su di te. Problema risolto.
(per la puntata anti-protezionismo vedremo in futuro)

























































