Smemoratezze dal sottosuolo

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L’inutile opinione del Dottor Iefotte sulla vileggiatura elettorale 2008

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Egrimio Dottor Iefotte,

mi chiamo Gilberto e di lavoro faccio l’esemplare di Gilberto nel Museo dei nomi che non sembrano esistere veramente e poi scopri che invece sì di Pavia. Sono uno dei tanti lavoratori precari che vivono in questo Paese, sempre sul chi vive perché da un giorno all’altro qualche personaggio famoso potrebbe chiamarsi Gilberto (ne è passato di tempo da quello buonanima) e improvvisamente non ci sarebbe più bisogno di me; perciò il mio datore di lavoro mi ha assunto con un contratto a progetto, essendo il progetto “prevenire che cada polvere in una zona circoscritta [alle mie suole] del pavimento del museo”.

Le sto scrivendo per porle una domanda, per avere il suo parere di esperto su un dubbio che, con la mia scarsa cultura e, devo ammettere con vergogna, la mia scarsa propensione ad informarmi costantemente, giorno dopo giorno, su quel che accade nel mondo, non so risolvere da solo. Vede, io come tanti altri in questo paese non capisco mai se le cose stiano andando in meglio o in peggio, se un governo stia facendo bene o male, se le persone che abbiamo votato siano oneste o no, se da tutte le parole che si fanno poi esce effettivamente qualcosa. Da qualche anno non guardo più nemmeno il telegiornale, perché mi sembrava che quando finiva ne sapevo tanto come prima che iniziasse. In questo modo non ho mai un’opinione su nulla, perché nemmeno so che esiste, questo nulla; e quando parlo con qualcuno che invece il telegiornale lo guarda, e sento la sua opinione, magari mi viene voglia di farmi spiegare su che nulla è, questa opinione, perché io non lo conosco; e a quel punto vedo che nemmeno lui me lo sa spiegare, questo nulla, così rimane nulla, con la differenza che lui ci ha sopra un’opinione e io no.

Però con queste elezioni ho deciso di riaccenderla ogni tanto la televisione, per vedermi i telegiornali, almeno quelli, che lo so che sarebbero meglio i giornali, ma io i giornali li associo alle uova, ché se le vai a comprare li usano per incarterle, e io alle uova sono allergico. Anche se ho guardato un po’ di telegiornali non ho capito, Dottore, una cosa: ma io secondo lei chi dovrei votare? Le spiego. Della mia posizione lavorativa le ho già detto: ho superato la soglia dei trent’anni e non ho ancora trovato la stabilità economica sufficiente a pensare di farmi una casa e una famiglia per conto mio. Io non so cosa succede là fuori, ma vedo che i miei colleghi (Elide, Gervasio, Gildo, che saluto… questi sono quelli che conosco di più, perché siamo sistemati in ordine alfabetico) sono nella mia stessa situazione; e se lo sono loro penso che almeno qualcun altro in Italia ci sarà, che ha di questi problemi. E allora mi chiedo: non sono problemi che si possono risolvere andando al governo?

Ma sì, penso di sì. Solo che non sembra. Sono giorni che accendo la televisione e vedo che parlano di aborto. In un paese che sta rapidamente esaurendo le sue possibilità di avere dei genitori in grado di badare ai propri figli, c’è qualcuno che pensa sia necessario discutere i cavilli di una legge di trent’anni fa. C’è questo signore, Giuliano Ferrara, che addirittura ci ha fatto la lista sopra; io ad essere sincero non so a cosa possa servire, ma mi ricorda tanto gli uccellatori che dispongono le reti e poi fanno alzare all’improvviso uno straccio con una cordicina, così gli uccelli scappano spaventati dallo straccio, ma finiscono dritti dentro la rete che sta dall’altra parte. Io non capisco, Dottor Iefotte, ma per fare andare avanti un paese come si fa? Com’è che si è sempre fatto? Si fanno documenti di programmazione abortiva e missionidipacista tutti gli anni? Ma non era una economia in salute la chiave di volta del benessere, come ci diceva un mio professore a ragioneria?

Sono nelle sue mani, Dottore. Io più mi arrabatto e meno capisco se c’è qualcuno che abbia almeno la volontà di risolvere i problemi del Paese. Lei può darmi qualche suggerimento? Forse ho scritto troppo, ma si senta libero di tagliare, giacché in fondo è per avere una sua risposta, e non per rileggere la mia lettera, che le ho scritto.

In fede,

Gilberto Ogivi

Risposta:

Caro Gilberto, la sua lettera è una manna dal cielo! Riempie alla perfezione lo spazio della mia rubrica, senza richiedere da parte mia niente più che un paragrafo di risposta, visto che francamente non ce n’ho per il cazzo neanche questa settimana. Si senta libero di scrivere ancora!

Dott. Casimiro Iefotte, dissapienzologo.

Sottotitoli al fatto del giorno dopo

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Spieghiamo perché io la “censura” a Decameron me l’aspettavo.

Come ho già avuto modo di commentare presso il sempre sulla cresta dell’onda Obi, io non credo che Daniele Luttazzi esageri, né che voglia per forza arrivare allo scontro come ipotizza qualcun altro; credo semplicemente che la sua censura sia una azione fisiologica, ed esercitata sempre per gli stessi motivi, con cammuffamenti diversi a seconda della stagione o della moda.

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Quali motivi? Non so dirlo con certezza. Ma quando vidi “Z” di Costa-Gavras pensai che doveva essere insopportabile, vivere in un paese con una tale limitazione della libertà personale; dove le idee dovevano essere uccise finché nella testa dei loro creatori; dove la coscienza pubblica veniva tenuta a bada con l’ipocrisia e la menzogna. Pensai che non avrei potuto accettare di vivere in un paese del genere. A questo punto potrei dire “eppure ci vivo”. Non è così. E’ la televisione italiana ad essere l’incarnazione pizzammandolino della società totalitaria “dei generali”; la società italiana ne è invece uno sbiadito riflesso di nessun peso politico.

Io mi chiedo se Daniele fosse davvero convinto di essere finito nell’Eden Catodico. Sicuramente avrà avuto a che fare con persone professionali, serie, affidabili, che gli avranno infuso fiducia; sono quegli scudi umani di cui ogni azienda ha bisogno per iniettare umanità nel processo produttivo, giacché sfortunatamente gli esseri umani lavorano più volentieri se hanno altri esseri umani come partner. Questi scudi umani possono fare il loro lavoro egregio per la maggior parte del tempo, facendo contemporaneamente l’interesse di pubblico e burattinai.

In talune situazioni, tuttavia, le priorità potrebbero essere ben diverse da quelle dell’audience, del divertimento del pubblico, della conservazione di una buona impressione generale sul marchio, insomma della professionalità in tutti i suoi aspetti; in qualche caso estremo il proprietario di un network potrebbe auspicare l’affossamento del network stesso, e non dico involandosi per il Brasile con la cassa sotto braccio. “Il mercato è tutto” fino ad un certo punto – dopo il quale prende il sopravvento il potere. Ai soldi non si dice di no, ma al potere ci si inchina.

Ipotesi di lavoro sono quelle di un cartello e accordi sotterranei fra network: abbiamo sentito di quelli fra Rai e Mediaset; non vedeteli tanto come una cosa per favorire Mediaset, quanto per avere in pugno e suonare a piacimento entrambe le trombe. Chi? Non chiedete a me. E La7? L’indipendente La7?

Daniele parla di uomini che a nessun valido titolo sono entrati a spadroneggiare in sala montaggio. Niente di nuovo, se si pensa che qualcosa di analogo, anche se meno sfacciato, succede(va?) anche in RAI. Ricordo un Funari parlare di persone vestite di grigio che, all’occorrenza, senza essere conosciute da nessuno, arrivavano sui set di qualche programma RAI, davano istruzioni, venivano assecondate, e se ne andavano. Tra l’altro ve lo devo dire perché omai siete grandi: esiste qualcuno più potente dei direttori generali, bimbi miei; mi spiace dirvelo proprio così, sotto Natale, ma non c’è un momento in cui la scoperta faccia meno male che in un altro. Eee sì. Mi spiace.

Io mi ero fatto questa idea che lasciare trasmettere Luttazzi su La7 era per dimostrare, passo uno, che l’informazione in Italia è libera (e quindi tutti zitti chi parla di censure e regimi); poi, passo due, che è Luttazzi ad avere problemi con il mezzo pubblico, e non viceversa. Purtroppo i piani diabolici riescono bene solo nella finzione, e così alla fine si è dovuto ricorrere alla violenza, per fare il passo due.

Oggi Ferrara ha scritto una lettera a proposito di tutta la faccenda. Mi ha fatto sbadigliare tre volte, ed ero solo a “Caro Direttore”. La traduzione di tutto quanto è “Non aspettavo altro, ora Luttazzi è stato educato, perché cadere una volta fa male, ma cadere due fa ancora più male”. Pressappoco.

Written by StM

December 10th, 2007 at 11:41 pm