Smemoratezze dal sottosuolo

Un blog che è uno spettacolo anche quando è offline

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Brandelli d’affetto (e affettati di brandello)

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Oggi ho fatto conoscenza con una cagnolina bianca.

Io ero in un ristorante ad accelerare la mia corsa all’infarto, e lei era lì che zampettava in giro con discrezione. Alla fine del pasto, forse stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina e mi guarda; io, per educazione, restituisco lo sguardo e sorrido. Sempre più stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina ancora e mi guarda di nuovo; io, che non ho mai avuto molto a che fare con i cani, decido che tuttavia mi è simpatica e decido di accarezzarla un po’.

Segue quarto d’ora di affettuosità. Più e più volte ho provato a nascondere la mano, ma non la frego: mi ha visto che sono stato io; il suo sguardo inquisitore mi dissuade infine dal riprovarci. E giù coccole.

Era bella soffice, devo dire.

* * *

Mi hanno sempre spacciato che fossero gli uomini a disprezzare le coccole, ma credo sia solo una componente del ben più vasto problema che ci si assortisce sempre al fine di massimizzare il reciproco fastidio; esistono gli uomini a cui piacciono le coccole, solo che si mettono insieme alle donne acide e ciniche; esistono le donne dalla sessualità sana ed emancipata, solo che si mettono insieme agli uomini per cui uno scudetto è comunque meglio di qualsiasi orgasmo (o dell’eroina, cfr. Trainspotting).

Una notte nella mia vita è successo che qualcuno si lasciasse accarezzare come se fosse tutto ciò che era importante in quel momento; come se io non volessi altro che quello, come se lei non volesse altro che quello. In quel momento.

Era così. Nient’altro importava che quello. Quello, e il suo sguardo che non dimenticherò mai. Così bello, che il giorno prima non l’avresti detto; e il giorno dopo era lì, ma si nascondeva bene. Non l’avresti detto.

Una notte di quelle che segnano la tua vita ma non ne fanno parte, perché quello che vi è successo poteva succedere solo in quel momento, tra quelle persone, in quel luogo, in quel modo; senza preavviso e senza un seguito. Come quei sogni che al risveglio ti lasciano sull’orlo di un abisso di malinconia.

* * *

Ho imparato cosa volesse dire fare l’amore da una ragazza che non amavo; due mesi che ricordo come la mia occasione perduta, ma senza rimpianto. Non che avessi le idee confuse, prima, ma date le mie esperienze precedenti stavo abbandonando le speranze. Con la ragazza che amavo avevo sempre fatto sesso, mai l’amore. Tanto per farsi del male.

Poi non è colpa di nessuno; è proprio questione di approccio: non guardate me se volete il maschio denim che faccia violenza sui vostri 500 euro di completino alla moda per 15 minuti di sesso selvaggio, o il tranquillo maschio da riporto i cui ormoni trovano accettabile la copula di quel sabato sera in cui le vostre amiche hanno altri impegni, al cinema non c’è niente, e al videonoleggio avete già visto tutto; non potrei mai soddisfarvi, ecco, perciò non vi incaponite e girate lo sguardo altrove; non che fate i sorrisoni e spergiurate “ma no, sei carinissimo, mi piaci un sacco”, e poi nel cestino trovo i brandelli dei vostri 500 euro di completino e un giornale arrotolato sbavucciato. Eh.

* * *

Ho bisogno di essere salvato dal desiderio di farle coccole per ore. In alternativa, sapreste indicarmi un modo sicuro di distinguere preventivamente chi ama le coccole da chi invece no?

Written by StM

March 23rd, 2008 at 10:33 pm

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Cheveux

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Ho scoperto una cosa. Ogni tanto mi capita, di scoprire queste cose fon-da-men-ta-li con un certo qual colpevole ritardo. Come quando ho scoperto la bellezza del sedere femminile, che non è stato nemmeno troppo tempo fa. Parbleu.

Ci sono tante cose che mi seducono, nelle donne. No, dai, siamo sinceri: non gli occhi. L’ultima volta che sono stato veramente rapito da un paio d’occhi, in fondo, è stato moltissimo tempo fa. La bocca decisamente sì, per un cestino di motivi e in un pagliaio di maniere. Le mani. A volte è bastato un incontro di mani per accendermi. Il naso. Sì, dai, non scherzo: è il naso che rende un viso particolare o meno, carino o meno (e io, ve lo debbo dire, sono un bacianasi olimpionico).

Mi sono sempre professato una persona che non bada all’estetica, ma disgraziatamente non mi sono mai innamorato di ragazze che non fossero carine; sono comunque convinto che si tratti unicamente di una coincidenza, ecco. Senonché, quel che ho capito tra ieri e oggi getta su tutto quanto una fosca luce d’intrigo.

Ho ripensato a tutte le volte in cui mi sono sentito morire per qualche aureolata fanciulla, e ho rilevato un comune denominatore: i capelli. Nei momenti in cui più morivo per loro, quel che mi colpiva erano i loro capelli. Quel ciuffetto che cadeva giù fino alla bocca, quel grazioso ondeggiare mentre Elle camminavano, il buffo scompiglio portato dal vento, il loro soffice e setoso abbraccio quando mi scivolavano addosso o tra le mani, il giocare ad arricciarseli tra le dita, quel taglio che giocosamente scopre appena un sensualissimo collo, la noncuranza nel portare a spasso una tale esplosione di bellezza, come se non fossero armi proibite da almeno tre convenzioni internazionali.

Probabilmente, in effetti, c’è un taglio di capelli che espone il mio cuore più di altri. Ma non vi rivelerò quale sia; sennò poi tutti, uomini e donne, ve li tagliate così solo per farmi dispetto. Ecco.

(Bentornati su questi schermi. Io sono appena uscito dagli 11 giorni più stressanti della mia vita. E voi?)

Written by StM

October 27th, 2007 at 5:00 pm

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Ok, sono meteoropatico anch’io

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Alberi perduti nella nebbia

Un ferragosto che è stato un assaggio d’autunno; è vero che l’illusione è dovuta a maglietta e pantaloncini, altrimenti altro che fresco; ma sei lì che bruci delle cose nel caminetto e ti accorgi di godertelo, quel tepore. E ti ricordi anche dell’ultima volta che hai passato un inverno riscaldato da un calore che non fosse quello del fuoco: ormai molto, molto tempo fa. E l’ultimo calore invernale che ti rammenti è quello di un abbraccio scoppiato all’improvviso, in mezzo alla folla, in una di quelle giornate d’autunno in cui il fiato condensa e le mani, se non le tieni strette alle sue, sembrano non appartenerti più.

Vien da sorridere che io son tipo tutt’altro che freddoloso, ma proprio il calore è un modo di dire “ti voglio bene”, nel nostro mondo; e così mi è capitato di stare piacevolmente spaparanzato in un abbraccio, sotto coltri di coperte, con un sorrisone goduto, sudando. Cose che non senti in certune situazioni, a dire il vero: in inverno sotto serie di piumoni, così come in estate senza nemmeno le lenzuola ma abbrancati stretti stretti con 32 gradi nella stanza. Fa solo sorridere, ecco tutto: il corpo si scorda magicamente di avere caldo, e crede anzi che senza quel’altro corpo vicino morirebbe di freddo, di soffocamento, di sete.

Non conto più quante volte mi è capitato di individuare dormienti sparsi in tacito bisogno di coperte, e coprirli; è una piccola cosa, ma se avete mai dormito un sonno agitato per il freddo, sapete benissimo quanta differenza possa fare un piccolo gesto. Se ci penso, è una delle poche situazioni in cui mi sono sempre permesso in qualche modo di prendere decisioni per altri; e se ci penso un altro po’, mi scopro a sostenere che avrei potuto in ben altre situazioni prendere decisioni per altri meglio di quanto abbiano poi fatto loro stessi; ma qui divago, pur potendo rientrare dalla finestra tirando in ballo i vari perché io non sia qualcuno con cui sia praticabile passare l’inverno.

Insomma c’è questa malinconia nell’aria. Due anni fa era ben maggiore, rammento, ma ci pensarono ben tre amici a farmi in qualche modo sorridere. Quest’anno, chissà perché, ho purtroppo l’abitudine di tenere la finestra chiusa di notte, quindi dovrò pensarci da me :D

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August 16th, 2007 at 1:05 am

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Lo so, càpita

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cuore_cervello.png

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March 13th, 2007 at 12:25 am

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Ihihi… ehm, scusatemi tanto

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Ieri è capitata qui un sacco di gente da Google Immagini, cercando cose tipo “disegni san valentino”. Perché in effetti un disegno per San Valentino, l’anno scorso, l’avevo fatto.

Solo che un mesetto fa ho cambiato l’indirizzo della cartella degli upload di wordpress, così, per sfizio, e quindi i tardivi ricercatori (ma che, vi pulite la coscienza giusto l’ultimo giorno?) non hanno trovato l’immagine. E visto che neanche quest’anno il San Valentino qui lo si festeggia (come del resto è successo anche per tutti gli anni in cui avrei potuto), be’, sono perfidamente contento della cosa. Come se il mio disegno potesse interessare gli innamorapiccipiccibaciobacio -_-. E poi no, in realtà spero abbiano avuto la presenza di spirito di usare la barra di ricerca, che è lì mica per niente eh. Se non trovate potete anche domandare, eh. Potete anche mandare lettere d’ammòre al limite, mica ci si offende. Eh.

Comunque tanti auguri per oggi ai colleghi.

Written by StM

February 15th, 2007 at 4:41 pm

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A chi è in cerca d’amore

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E a chi l’ha trovato, ma nel posto e nel momento sbagliato.

Non siete in errore. La ricerca vale il vostro tempo, la posta in palio vale la vostra puntata. Potreste non vincere mai, ma ciò NON significherebbe perdere sempre; una sconfitta sarebbe invece l’abbandono, il ripiego, l’autoillusione. Non è forse illusione l’amore, domandate? Vero, cari lettori che usufruite della chiamata parapsicologica in trasmissiome, ma è un’illusione più forte di noi, è un enigma che non possiamo decifrare - e se vi riusciamo, non è ciò che stiamo cercando.

Amore. Il suono di questa parola è l’onomatopea di un bacio sulle labbra; del sommesso richiamo disperato, della presa di coscienza di un uomo solo nel buio di una nuda collina stellata; ha la stessa dolce leggerezza di un bambino che in braccio a sua madre comincia farsi una ragione di avere tutto un nuovo mondo da scoprire. E noi nella vita vogliamo qualcosa di meno? Oh, no, signori, no. Noi vogliamo tutto, nella vita, e non sarebbe tutto se mancasse la cosa più bella.

Non mi si fraintenda. Di amori con la a maiuscola se ne sono avvistati a milioni, a stormi, a frotte, a banchi; mere illusioni gnoseologiche, prosciutti negli occhi filosofici o per meglio dire ormoni, convenzioni sociali e false convinzioni a iosa. Il concetto di amore è soggettivo, per cui a ciascuno il compito di cercarlo, individuarlo, e abbatt… e conquistarlo.

Torniamo coi piedi per terra, e per la precisione al titolo-dedica. Ci sono persone che vogliono tutto oppure niente. Sono coloro che mi va di elogiare stasera, ma non crediate che non ci voglia coraggio per fare qualsiasi altra cosa: anche il coraggio è soggettivo, e ogni uomo sulla faccia della terra ha le sue occasioni per essere, magari inconsapevolmente o anonimamente, eroe. Che culo, essere eroi in un film che non verrà mai distribuito nelle sale. Sto per caso divagando? Sì? Dev’essere l’alcool: non ne ho nemmeno un po’ in corpo. A meno che lo zucchero che costituisce la mia infinita dolcezza non… oh, ecco l’effetto di non scrivere da troppo tempo… stavo dicendo?

Pare un marchio d’infamia essere soli. Non è solo il fatto di non avere nessuno da paciugare se siete in vena di paciughi, ma c’è anche un senso di colpa per la propria solitudine: “la società degli uomini vuole che io abbia una compagna, questo s’aspetta da me e io la sto deludendo”. E così che trovi una massa di cretini che si sposa troppo presto, travisando completamente i propri sentimenti, il proprio compito, e non ultime le proprie aspirazioni. E magari non se ne rendono conto e vivono felici e contenti fino alla morte. Qual è allora la differenza con chi fa ciò che vuole veramente fare ed è felice per questo? Assolutamente nessuna. Anche la coscienza di sé e la felicità sono soggettive.

Eppure mi voglio sciogliere dal vincolo che mi autoimpongo, dell’inutilità dei giudizi in quanto inapplicabili al di fuori del proprio giardino, indipendentemente da quante tinteggiate diamo alla nostra casa per farla somigliare a quella altrui: voi che preferite la solitudine piuttosto che cedere a illusioni minori, piuttosto che sentirvi prostituiti a qualcosa in cui non credete, piuttosto che rischiare di offuscarvi la mente con cose che altrimenti vi sembrerebbero sciocchezze. Voi… forse sbagliate. Forse state solo inseguendo un’illusione d’illusione, state cercando di aprire una matrioska senza fine (e poi che ve ne fareste dell’ultima bambolina piccina picciò com’è? A parte renderla protagonista di scurrili giochi verbali?). O forse… no. Forse fate bene. Forse fareste bene anche se foste nel torto. Potete avere l’aspetto di qualcuno più inadatto di altri alla vita, ma è solo la condanna dei pesci (o degli ippopotami, per fare forse un esempio più calzante, e fin simpatico -_-) fuori dall’acqua; se li metti in acqua, che andare, signora mia, che andare! In padella ancor meglio, dirà qualche buongustaio del pubblico, ma al buongustaio ricordo l’alternativa del cavallo di fiume, che in padella, almeno intero, non ci sta.

Forse un giorno vi ritroverete in un letto… di fiume, e farete vedere a tutti come sapete nuotare bene. Meglio di quanto voi stessi crediate. Forse.

(come mio solito una parte del discorso che volevo sviluppare non si inserisce da nessuna parte; ma è un bene, è sempre un bene quando succede…)

(commenti come “prooooooot” e “mbof” saranno considerati perfettamente leciti)

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July 10th, 2006 at 11:31 pm

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Do they fly?

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“Ne ho viste cose da raccontar, ma mai le ragazze volar”. Parafrasando Dumbo e l’indomito Zeta (lascio eventualmente a lui l’incombenza di riportare la frase completa originale).

Poi c’è chi dice che di primavera rischi un po’ più del solito di vederle, non dico volare, ma almeno fare grandi salti. Ci penso un po’… no, a me non succede. Sarà che la primavera qui ancora non è arrivata, ma sarà anche che non sono un tipo primaverile, io. Vedevo ragazze volare quest’inverno, a dire il vero (che oltretutto non sono ancora atterrate). Sarò un tipo invernale.

Mi sono convinto che la gelida estate scorsa sia stata colpa mia… il mondo, che mi vuole bene, ce l’ha voluta mettere tutta per cercare di raffreddare quello che ancora mi bruciava dentro, e sapeva che un’estate torrida non sarebbe stata proprio il caso. Che amore, il mondo. Adesso però avrei anche voglia di un po’di calore. Mondo, come la mettiamo? Sbaglio io? Ma tanto lo so che fai sempre tutto per il meglio, avrò pazienza. E nel frattempo mi prenderò un acconto migrando per una settimana un po’ più a sud.

Written by StM

April 15th, 2006 at 9:42 am

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Un ballo

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Un incrocio di sguardi, un tentativo di ritirata, la presa di coscienza che è ormai troppo tardi. Sorrisi. Ciao,

ciao. Come va? Eh, be’, bene. A te? Bene. Sai, alla fine l’ho preso ’sto pezzo di carta.

Oh, bene. Già, mi son tolto un peso. E tu? Oh, via, non ho niente di particolare da dire, mi va bene. Ok.

Non si capiva bene se in giro ci fosse tanta o poca gente. Se facesse freddo o meno. Se

Sei sempre bellissima col nasino rosso.

Probabilmente faceva freddo.

Ma dai, non è possibile, ci siamo incontrati da 5 minuti dopo 5 anni e già riattacchi? Ti sei dimenticato tutto?

Sì, ho deliberatamente deciso di dimenticare tutto per i prossimi venticinque minuti.

Mi concedi questo ballo?

Che ballo, cosa di

Il ballo delle foglie morte. Avanti, prima che que

ci? E poi tu odi ballare!

sta folata di vento si spenga e ci uccida una seconda volta. No, sta

Sei impazzito?

sera no, per i prossimi ventidue minuti sarò il ballerino più amante del ballo al mondo.

Ti ho vista, stai sorridendo.

Sì.

E’ un guaio, una foglia morta in genere non sorride. Cosa sono queste venature primaverili?

Credo di stare dimenticando anch’io.

Ottimo, allora i miei venti minuti di amnesia non andranno sprecati.

Oh, già solo venti?

Sì, non è saggio andare oltre.

Ma dopo cinque anni…

Sono gli stessi cinque anni di prima, eh, quelli di poco prima che mi dessi del pazzo.

Ma tu SEI pazzo! Solo…

…solo che non c’è niente di male, ne convengo.

Uffa, non rubarmi le parole di bocca.

Oh, invece sì. Te le ruberò tutte. E poi te le restituirò…

No, questo no. Piuttosto tienile.

Mi spiace, non voglio avere debiti.

Mi spiace, ma non voglio avere rimpianti.

Guastafeste.

Il vento è calato.

Guastafeste. Ma hai ragione. Il vento è calato. E quando il vento cala, una foglia morta ha da fare il suo mestiere,

ha da cadere.

Mi dispiace.

Già.

Già.

Senti, ci ho ripensato. Le mie parole, potrebbero servirmi, ancora. Me le

Per cosa mai potranno servirti, se non per ingannare?

ridaresti? Ti prego, non fare così. Hai dimenticato, ricordi? Oh, che sciocchezza… ricordarsi

di aver dimenticato, già. E’ vero, ci sono ancora 4 minuti. Sì,

Ma come fai a misurare il tempo così precisamente senza controllare l’orologio?

te le restituirò. Bellezza mia, nessuna magia, c’è l’orologio sul campanile, dietro di te.

Oh, che torda. Be’…

Sì, ora è tempo di saldare il debito. Quanti te ne devo?

Uno.

Uno??? Così tanti? Mi rovinerai!

Già fatto. No, non ci pensare, scusa, hai dimenticato, ora se non ti dispiace…

No che non mi dispiace. Non badare alle lacrime… tra un minuto, quando riaprirai gli occhi, non le vedrai più.

Written by StM

November 14th, 2005 at 8:10 pm

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Amore. Sensualità.

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Da Hermann Hesse, Pellegrinaggio d’autunno.

Sono belli i fiori, più belli sono gli uomini nel bel tempo di gioventù…

Così era Agathe, più bella dei fiori e tuttavia a loro affine. Dappertutto, in tutti i paesi, ci sono alcune bellezze di quel genere, ma non sono così frequenti, e mi ha sempre fatto bene vederne una. Sono bambine cresciute, ritrose e fiduciose al tempo stesso, e i loro occhi limpidi hanno lo sguardo ‘di una bella bestiola, o di una sorgente boschiva. Si guardano e si amano senza desiderarle; guardandole, fa male pensare che anche quei bei quadri di gioventù e di umanità in fiore dovranno, un giorno, invecchiare e perire.

Da Fred Uhlman, Un’anima non vile.

Mi ricordo di una volta che ero seduto sull’autobus di fronte a una donna piuttosto ordinaria, ma che mi eccitava sessualmente più di ogni altra donna che avessi mai conosciuto, e avevo conosciuto alcune delle donne più belle del mondo. Tutto quello che volevo era andare a letto con lei. Mi guardò appena, lei; oh, quelle labbra così sensuali, leggermente schiuse! Mi eccitai ed ebbi voglia di seguirla, quando scese, ma naturalmente non lo feci. Ero troppo educato! Ma mi perseguitò in sogno. Potevo vedere il suo splendido sedere sotto la gonna attillata. (Non c’era una dea greca “dal bellissimo sedere”?) Come si può “vedere” Elena di Troia? Non ho idea di come sia fatta. Quello che so è che morirono per lei a migliaia, dimenticando mogli e figli. Ma l’avrei trovata irresistibile se me la fossi trovata seduta di fronte in autobus? Avrei potuto trovarla bella, ma avrei voluto andare a letto con lei? Avrei sognato il suo sedere?

Una grande bellezza può essere anti-afrodisiaca. Ho conosciuto parecchie belle donne durante la mia breve vita, ma mi hanno lasciato indifferente. Il che significa che il mio cuore non ha accelerato i battiti, e non ho sentito il minimo desiderio di spogliarle.

Avevo persino una teoria -sto parlando del passato, adesso-: le sole belle donne erano quelle che uno voleva spogliare, a cui si voleva toccare il seno, il sedere, i capelli, che si volevano annusare, mangiare. Poteva essere una prostituta o anche una duchessa, non importava.

Written by StM

July 29th, 2005 at 10:00 pm

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Chiardiluna

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Quanto ci sarebbe da dire, sugli infiniti modi possibili di vivere la notte…

C’è chi dorme e chi invece va a pescare; c’è chi ugualmente non piglia pesci, restando sveglio solo per illudersi che il giorno possa essere più lungo, e chi vorrebbe tanto affondare sotto le coperte, ma non può, o non riesce: un esame, un problema, un amore…

Anche il posto è importante: la notte a casa è diversa dalla notte in giro per la vostra città, che è diversa dalla notte in un locale, che è diversa dalla notte quando siete chiusi in un posto da tanto tempo che non sapete se fuori è notte o giorno.

Ma la notte più diversa di tutte è quella lontano da tutto e da tutti, da soli con sé stessi e le stelle, e magari la luna. A dire il vero, la luna cambia molto la situazione: se c’è un bel tondone luminoso in cielo, non ci crederete, ma si vede quasi come se fosse giorno e si può andare tranquillamente a spasso; se la luna non c’è, lo spettacolo celeste è sicuramente più avvolgente, vertiginoso, tra l’altro potete stare col naso all’insù che tanto non cambia nulla, la facciata prima o poi la date comunque… ecco, avete capito il problema.

Non è strano sentirsi piccoli e insignificanti, sotto il cielo stellato. Tenere la mano di qualcuno nella tua può aiutare, ma a volte non basta. Perché, per quanto in compagnia, senza il tetto azzurro sopra di noi che di giorno limita il vagabondaggio dei nostri pensieri siamo comunque soli di fronte all’ignoto, o alla ben troppo nota nostra coscienza, che da lassù ci guarda sorniona o corrucciata.

Diversi anni fa, parecchi invero, amavo passare buona parte dell’estate in solitudine nella mia cascina. Solitudine relativa, perché c’erano dei vicini (e avevo due amiche). Quando stavo lassù mi sentivo un ragazzo diverso… e quanto cambiava la giornata solo per il fatto di alzarsi alle 7.30 (senza impostare la sveglia) e fare una abbondante colazione a base di pane, burro e marmellata! Buona parte dei libri che oggi mi posso pavoneggiare di aver letto li ho letti in quelle estati, in cui la lettura era il mio svago (ma anche impegno) principale. Era il mio piccolo paradiso terrestre, una specie di età dell’oro, uno di quei bei periodi delle nostre vite che non ci sono più ma che ti rimarranno sempre.

Di quella cascina mi rimarrà anche il ricordo delle uniche albe fatte come si deve cui mi sia capitato di assistere. Boh, direte voi, che cosa c’è di speciale… ma niente, niente di speciale, succede tutti i giorni… ma voi quante volte siete stati lì a verificare che tutto fosse regolare, EH? Cosa ne sapete voi che il sole non si sveglia in ritardo e recupera il tempo perduto con un balzo? Non fidatevi di nessuno! Mai!

Succedeva così, senza pianificarlo. E credo non fosse colpa del gallo… semplicemente, verso le 5 mi svegliavo e non avevo voglia di tornare a dormire. Mi alzavo, mi lavavo (c’era un unico lavandino per tutto… be’, no, c’era anche il gabinetto, che credete?), mi vestivo, e uscivo di casa. Sedersi sull’erba intrisa di rugiada non era una cosa saggia, ma nessuno ha mai detto che si debbano fare solo cose sagge, a questo mondo. E se l’ha detto ha detto una *fanfalucca*.

Una mattina, era quasi settembre, ho potuto vedere uno spettacolo che ho ancora stampato nelle pupille. Niente di speciale, certo, sempre solo il fatto che mai (o più) nessuno le sta a vedere, queste cose. C’era un cielo con la luna piena al culmine del suo tragitto… il sole sarebbe sorto di lì a un’ora, ma pareva già giorno; poco più in là, Orione che valorosamente pugnava per resistere alla famelica luce che si faceva sempre più invadente; e infine, per una manciata di attimi, ecco insieme nel cielo i due cacciatori e il Dio, reclamante il suo trono (leggendo una delle versioni del mito di Orione mi è venuto quasi da pensare che è esattamente quello che ho visto io…). E poi il giorno. Benedizione, o illusione quotidiana, come volete.

- - -

Due anni fa ho scritto questo racconto, ispirandomi alla “Notte stellata” di Van Gogh, come previsto dal “Backstage Contest” organizzato da Simone “Karat45″ Tagliaferri sul forum di TGMOnline. Al momento non trovo più traccia del documento in cui aveva raccolto tutte le opere in concorso, ma quando lo troverò ve lo linkerò, perché c’erano delle perle (al massimo ho il topic salvato in locale). Ne avrei di cose da dire su quello che ho scritto… ma preferisco lasciare tutto nel confuso mondo della fantasia.

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Racconto di una notte stellata

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Sono voluto tornare qui perché è questo l’ultimo posto a cui i miei occhi siano mai stati grati. Dopo aver lasciato questa collina, dopo aver respirato questo cielo, troppe ferite li hanno insanguinati: dapprincipio ferite condivise dal cuore, poi questa definitiva ferita che loro soli hanno dovuto sopportare.

Buio.

Per anni ho vissuto nel buio. I miei occhi non vedevano, e le mie orecchie non volevano sentire. Non potevano sentire, non avevano la forza di credere a quello che sentivano.

Poi venne Berenice.

Ed è strano ch’io incontrassi proprio il suo nome sulla mia strada. Il suo nome, il suo profumo di regina e i suoi capelli corti. Chissà che non li abbia tagliati perché io potessi tornare. Forse mi conosceva prima ancora che ci incontrassimo.

Mi aspettava.

Io, invece, non mi aspettavo lei. Avevo sentito troppo, il mio cuore era di ghiaccio e la mia umanità sembrava aver seguito la sorte delle mie lacrime, che non potevano più rigarmi il viso; l’odio aveva preso il sopravvento, ed aveva ereditato da me quel triste scherzo che il destino mi aveva giocato: era cieco.

L’amore di Berenice era più cieco del mio odio.

Non capii mai perché mi avesse scelto: poteva salvarne mille altri. Salvò me. Forse aveva potuto scrutare nel mio cuore perché non potevo difendermi dalla sua dolcezza. Mi avevano insegnato a rispondere violenza alla violenza, ma all’affetto non sapevo cosa rispondere.

Fui vinto.

Una sera mi chiese di fidarmi di lei. Mi abbandonai al silenzio che mi aveva prescritto, e mi feci condurre dalla sua mano per un tempo che mi sembrò tanto lungo quanto meraviglioso. I profumi mi raccontavano sempre più delle mie notti da ragazzino, quando mi svegliavo di soprassalto, troppo tardi per evitare di rimanere intriso di rugiada…

Berenice tolse il panno, e potei sentire di nuovo.

E sentii. E vidi. Rividi nei suoni quel cielo stellato che mi ricordavo: nel vento che dalla lontana oscurità mi sfiorava le gote, nel luccicare dei grilli, nel frusciare infinito di mille scintillii…

E nei silenziosi baci di Berenice.

Nel mio cielo stellato si diffuse la calda luce lunare di un corpo di donna. Lo baciai e ne fui baciato, la luce e l’ombra si abbracciarono. Lo possedei e ne fui posseduto, e le stelle trasudarono passione.

La protessi, e scoprii che mi protesse, facendomi rinascere a nuova vita.

Avevo dimenticato la violenza, e un piccolo cuore battente mi consolò di tutto quanto.

Da allora sono successe tante cose, ma più nessuna è riuscita a strapparmi l’amore che Berenice così dolcemente mi aveva donato. E ora sono di nuovo qui. Questo profumo di erba notturna fa ormai parte di me, arrivo a distinguere le stelle stelo per stelo. Che pace.

Finalmente, che pace.

Written by StM

July 11th, 2005 at 7:56 pm

Posted in diario, scritti

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