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Musimarchetta meritevole
Che ci crediate o no, fino a non molto tempo fa la musica nella mia vita ha avuto una sorta di ruolo marginale. Da bambino (e ancor prima, pare), la musica che ascoltavo era scelta da DJ Mamma. Da ragazzino, mi sono sorbito (con gusto, comunque) la musica da fine anni ’80 – inizio ’90 che ascoltava mia sorella. Qualche tempo dopo, il controllo è tornato alla Madre.
In prima persona, fino ad una certa età, non mi sono quasi mai preoccupato di formarmi un gusto musicale a 360°. Mi creavo alibi giustificativi a questo mio atteggiamento comprando cd di Betty, Mozzy, Bramhsy, Dvorakky (:P) e compagnia sinfoniando. Capitava magari il giorno in cui prendevo un Gershwin, un Rachmaninov qualsiasi in LP e me lo sparavo a tutto volume nel gracchiante amplificatore a valvole, insediandomi in poltrona in posizioni da mangrovia e dandomi arie da intenditore (con nessuno). Eh, quanto avrebbero da raccontare, quei dischi, di come facevo finta di studiare sotto esami…
Improvvisamente un giorno mi sono reso conto del fatto che l’ignoranza musicale è raramente perdonabile. Più raramente che quella letteraria. E ho deciso che basta, la Fossa delle Marianne dell’Ignoranza Musicale ha spadroneggiato abbastanza a lungo con la sua vacua profondità: a colpi di cucchiaino trovato in un Kinder Merendero™, la riempirò di sabbia fino a farla impallidire di fronte alla spiaggia di Rimini. Piano, piano.
Chi mi aiuterà in questa impresa risibile (ah, la Fossa delle Marianne, ah!) è nientemeno che un nuovo blog vecchio:
http://artedelnastrone.blogspot.com/
Di relativamente vecchio c’è l’idea; di nuovo ci sono l’indirizzo, il team, la voglia di fare. Mi basta leggere i primi tre post, e conoscere un poco il cocchiere che sta, guardacaso, a cassetta, per pronosticare che questo blog ci terrà incollati allo schermo tutti, nessuno escluso.
Altro che Lost.
Elegia in prosa del trasporto su rotaia
I treni sono una delle cose più suggestive che ci siano. I treni sono stati protagonisti di racconti, romanzi, poesie, pezzi per pianoforte*, film, pubblicità, blog**, odio, proteste, insulti, post, lamenti, scioperi, servizi giornalistici***, privatizzazioni, sit-in, suicidi celebri, suicidi anonimi, desideri di fuga, desideri di tornare a casa, speranze, assalti, deragliamenti, incidenti, attentati, morti bianche, invasione di terre vergini, allusioni, ansie, vandalismi, graffiti, libere interpretazioni del concetto di tempo.
I treni in Italia funzionano male. Ma funzionano. Usateli per cortesia. Se più gente li usasse funzionerebbero meglio.
* = a questo proposito, vi riporto il grazioso racconto tratto da qui sulla nascita di Un petit train de plaisir di Rossini.
Rossini viaggia in treno
Antenore 31 dicembre 2003
Rossini a 37 anni era già in pensione, beato lui. Dopo il successo del “Guglielmo Tell” (1829) decise di non scrivere più opere per il teatro, prese dimora fissa a Parigi e non si mosse più, scrivendo solo quello che gli pareva. Non mancano i capolavori, nel suo lungo periodo “da pensionato”: ma dalle fatiche del teatro si tenne ben lontano, dopo quel 1829.Tra le sue cose più simpatiche e curiose, i brevi pezzi per pianoforte riuniti sotto il titolo “Peccati di vecchiaia” (scritto in francese, però); e di questo repertorio fa parte un brano tra i più divertenti, che si chiama “Un petit train de plaisir”, “Il trenino del piacere”.
L’antefatto è questo: Rossini, già anziano, viene invitato a fare un viaggio in treno. Siamo a metà ottocento, e dunque non si trattava dell’Eurostar… Per lui è la prima volta: ne esce sconvolto e anche un po’ spaventato, anche se il viaggio è breve; e poi affida le sue impressioni al pianoforte.
Si tratta di un brano di circa venti minuti, diviso in brevi episodi. Il primo è un allegretto, intitolato “cloche d’appel”: il pianoforte imita la campana che chiama i viaggiatori in vettura. Poi il trenino parte: Rossini si diverte a imitarne la marcia, e noi ci rilassiamo con lui lungo il primo tratto del percorso. Segue però un sifflet satanique: brusco risveglio dovuto al fischio del treno, seguito dalla dolce melodia dei freni, che anticipa l’arrivo alla stazione, dove les lions parisiens offrant la main aux biches pour descendre de wagon. Poi il trenino riparte, ed è un bel viaggiare, proprio come all’inizio. Ma il trenino di questo spaventato viaggiatore non può che finire male, e così succede: terrible deraillement du convoi!. Rossini è davvero tragico e ci mostra il primo passeggero ferito, e anche il secondo; dopodiché le vittime: premier mort en Paradis (motivo ascendente) , second mort en enfer (motivo discendente…), con tanto di chant funèbre e di amen. A questo punto Rossini fa un’annotazione a fondo pagina: on ne m’y attrapera pas, non mi beccate più…. Il finale è di pura marca rossiniana: un valzer, “allegro vivace”, che rappresenta il douleur aigue des heritiers, il terribile dolore degli eredi che si fregano le mani contenti pensando all’eredità. Lo spartito si chiude con un altro motto rossiniano: Tout ceci est plus que naif c’est vrai. Un viaggio in treno tutto da ascoltare, puro divertimento in musica.
** = In argomento mi sento di consigliarvi Visioni Binarie, e non in argomento qualsiasi altra cosa riusciate a trovare dell’autrice Alice Avallone, che senza dubbio sa ammaliare il lettore.
*** = Ovviamente la fonte primaria di servizi ben fatti è Report. Cercatevi a questa pagina il dossier di culto “Puntuale come un treno”, con relativo aggiornamento, e poi quel che vi pare qua e là (per esempio c’è un recente “Pendolari”).
Una breve e sfolgorante carriera musicale
Per farmi addormentare mia madre mi faceva sentire la sesta di Beethoven.
Alle elementari, non so a che anno e in che periodo, c’era un’ora alla settimana di “musica”. Diciamo educazione all’ascolto. Ci facevano sentire qualcosa, e nel mentre noi disegnavamo quello che ci veniva in mente. Durante un certo ascolto disegnai un (orribile) fiume che si infilava in un laghetto e poi ne usciva. Giustificai il disegno dicendo che la musica mi ricordava un fiume, e in particolare in un certo punto si calmava un po’, in modo che trovassi ragionevole che si prendesse un meritato riposo in un lago.
Sul lago avevo cannato, e la storia raccontata dalla musica è un po’ più complicata, ma il brano era la “Moldava” di Smetana. Feci impressione.
A proposito, per chi non lo sapesse la Moldava è la colonna sonora della pubblicità di qualche tempo fa del Ministero della Salute, quella in cui ci informavano che ci avrebbero mandato a casa il libriccino sull’uso consapevole dei farmaci. Appropriato… un fiume di milioni di libriccini -_-”
Sempre alle elementari fui provvisto di una tastiera ad aria… una cosa che all’accensione faceva partire un motorino rumorosissimo che soffiava, facendo vibrare le lamelle corrispondenti ai tasti che venivano premuti. Era un po’ di fiato corto, o forse ero io pretenzioso a schiacciare 10 tasti alla volta :D
Un po’ a orecchio strimpellavo le musiche che conoscevo e riuscivo a decodificare. Una ninna nanna, la “musica della pasta Barilla” (credo imparata da qualche compagno di classe), l’inno alla gioia (lievemente semplificato), e ora non ricordo che altro. Niente di che.
Alle medie, musica era una materia di studio. E una delle più temute, tra l’altro… l’insegnante era una di quelle che faceva rigare dritti (e anche una di quelle che ricordo più volentieri). Qui scopro che avere orecchio non basta, bisogna anche studiare.
Il terzo anno succede l’irreparabile. I miei genitori male interpretano alcune mie parole e mi CONSIGLIANO un bel corso di musica (“Non ne ho voglia” “Guarda, tua sorella adesso ci dice che dovevamo insistere per farglielo fare, si è pentita” “No, no, guardate che io non mi pento” – niente da fare). Prima con un’insegnante di solfeggio e pianoforte, poi mostro di orientarmi per gli strumenti a fiato e mi passano al maestro di banda del paese, che mi propina prima il flauto dolce e poi mi fa acquistare il clarinetto, che per lui è il padre di tutti gli strumenti a fiato.
Sarà, ma a me il clarino non è mai piaciuto.
In effetti non avevo tanto le idee chiare, in generale. Non è che ne avessi tutta ‘sta voglia. Ci andavo perché mi ci mandavano. I miei voti di musica al terzo anno delle medie si sono impennati, ero l’unico a scrivere scale sul pentagramma senza guardare sulla tastiera della melodica… ero una promessa, insomma. Ma da un certo momento in poi, credo dall’anno dopo, ho smesso di esercitarmi. Il maestro di musica si è accorto che non facevo più progressi, e anzi regredivo… quindi mi ha parlato chiaro, dicendomi che o mi impegnavo o era meglio che lasciassi perdere.
Per me è stata una liberazione.
Qualche tempo dopo ho scoperto l’armonica a bocca. Sono ritornato a suonare a orecchio, solo per il gusto di divertirmi. Progressi pochi e lenti, ma chissenefrega.
Poi parecchi anni di vuoto, e riprendo l’armonica ogni tanto, quando mi gira. L’ultima volta qualche giorno fa. E’ curioso che di volta in volta mi scopro a essere in grado di suonare qualcosa di nuovo. Ma l’ultima volta ho avuto anche un’altra sorpresa: mi manca il fiato. A questo DEVO rimediare assolutamente ;)
Magari dovevo dare ascolto alla voce del sangue… ma alla batteria non mi ci vedo… forse la fisarmonica, ecco.
Gigi D’Alessio non è buono per studiare
Eccomi qui. Domenica pomeriggio, esami in vista, voglia di studiare zero. In genere studio nel massimo silenzio (forse è anche questo un motivo della mia poca voglia). Ma oggi no. Oggi i cari vicini di non-so-che-piano hanno pensato che forse studierò meglio con Gigi a pieno volume.
Oggi? Ma che dico, tutte le domeniche. TUTTE LE CAZZO DI DOMENICHE mi scassano i maroncini (dovevo riequilibrare la parolaccia) con LO STESSO IDENTICO DISCO di Gigi D’Alessio. Che poi le canzoni per me si assomigliano tutte, quindi magari mi sbaglio ed è tutta la sua discografia. Tutte uguali: uauauà uauauà uauauauàaaaaa.
Ora, porca di quella grufolatrice (appunto), mi sento IN DOVERE di prendere i brani più sgradevoli della mia collezione di mp3/ogg, tipo ad esempio la colonna sonora di Resident Evil, fare una catena di amplificatori all’uscita audio del mio portatile, e sparare a palla.
Unico problema: qui di amplificatori non ce n’è. Ho solo due scassatissime casse da 25W (credo di picco) antidiluviane, le prime che io abbia mai avuto (le avevo prese quando ancora non avevo la scheda audio, ma almeno avevo il lettore cd – e mi ci sentivo la colonna sonora di Descent 2, e Quake, grandi pezzi).
Uhm, forse hanno smesso. Per stavolta li risparmierò. Ah, no, ricominciano. Voglio la secessione.
Perdonami Fabio.










