Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘musica’ tag

Roberto Angelini Live @ Raindogs – 30/01/2010

with one comment

Roberto Angelini comincia il concerto in incognito, accucciato su qualche strano marchingegno, che gli si vede solo la nuca per 10 minuti buoni. E siccome la nuca non gliela si vede spesso, c’è voluto del bello e del buono per riconoscerlo. Per fortuna non c’era un’intera band di uomini accucciati ma era solo, ché sarebbe stato ancora più difficile sennò.

Un curioso one-man-show, sicuramente originale per un profano, piacevole da ascoltare nei momenti acustici e interessante nei virtuosismi nell’uso della strumentazione elettronica. Lo stesso Angelini che trovavate in un videoclip tirato a lucido di Gattomatto (canzone che mi divertì molto all’uscita e apprezzo tutt’ora), qui mostra il suo lato artigianale e la tempra del musicista che ha un rapporto intimo con la propria arte.

(il video è in mono, e interrotto a 5 minuti per un limite della fotocamera; non aspettatevi molto dalla visualizzazione a 720p, la ripresa è stata effettuata a 3200 ISO e c’è parecchio rumore).

Qui sotto le foto più passabili che ho scattato durante la serata. Scure come da mia abitudine di fotografo vampiro, ma senza flash il 50 e l’85mm han fatto quello che potevano.

Written by StM

February 1st, 2010 at 11:59 pm

Irish songs – cosa c’è di difficile nel capire la differenza tra autore e produttore?

with 9 comments

Nel 1998 Goran Bregovic, con le migliori intenzioni, produce un album di canzoni irlandesi. Produce nel senso di: tira fuori i soldi per (eventualmente) registrare e sbattere su qualche migliaio di CD delle canzoni. Sottolineiamo il concetto: qualcuno suona quelle canzoni, ma NON LUI. Lui se ne sta in poltrona ad ascoltare.

Bene.

…in pratica online è impossibile capire chi sono autori ed esecutori delle singole canzoni. Sono tutte etichettate come “by Goran Bregovic”. Quelle canzoni sono di Bregovic come lo sono questo paio di palle – e no, non sto tenendo in mano le palle di Goran; nemmeno le mie se è per questo; era per dire. Cercate su Google, su Amazon, sui database di cd, su emule, su ogni singolo tag ID3 dei file spiratozzi che potete trovare: Author: Goran Bregovic.

Ma vi spuntasse un kalashnikov dal water la prossima volta che vi ci sedete sopra (e che possiate non trovarlo piacevole).

Il mio spirito filologico ha avuto un moto d’orgoglio e ha deciso di raddrizzare i torti. Credo di aver identificato correttamente 13 autori/esecutori su 15. Se voi ne sapete più di me, o se possedete il cd originale (*e* in tale cd sono presenti queste informazioni, cosa di cui un po’ dubito), segnalate senza por tempo in mezzo.

01 – The Chieftains – Ev chistr ‘ta, laou! (Cider-drinking song)
02 – Blair Douglas – The landlord’s walk
03 – Richard Souther - Worship
04 – The Chieftains/La Bottine Souriante – Le lys vert
05 – Loreena McKennitt – Stolen child
06 – Blair Douglas – Nelson Mandela’s welcome to the city of Glasgow
07 – The Chieftains/The Rankins – An innis aigh
08 – The Chieftains – Daos-tro fisel (Dance from Fisel country)
09 – David Arkenstone – Stormcry
10 – [The Crickard Brothers] - Farewell to Ireland
11 – The Chieftains – Marches (From the Vannes country)
12 – Mary Jane Lamond – A mhairi bhoidheach
13 – Davy Spillane – Callow lake
14 – The Chieftains/Ashley Macisaac – My home; The contradiction; Julia Delaney
15 – Loreena McKennitt – Lullaby

Dando retta a questa pagina, tra gli autori dovrebbe essere presente anche un certo Richard Sonther, che però non ho trovato associato a nessuna canzone. Se ne sapete di più dite. “Worship” mi è completamente oscuro. Di “Farewell to Ireland” ho trovato diverse versioni, ma vai a sapere chi l’ha eseguita in questa compilation. Da notare come diverse canzoni vedano i Chieftains impegnati in tandem con altri autori… credo abbiano registrato un intero cd in collaborazione con autori di qualche posto, ma ho perso l’informazione; ciò comunque potrebbe essere segnale di qualche errore o svista più nascosti.

Questo post è ovviamente di scarsa utilità visto che il cd non è nemmeno questa diciottesima meraviglia del mondo, però il pressapochismo mi fa flottare i genitali, ecco, e quando s’ingrandisce nella cassa di risonanza della rete ancora di più.

UPDATE: ho avuto qualche dritta (il 1/1/2010) da un editor di MusicBrainz, che ha compilato questa pagina. E per la 10 mi fido di Bigandre23 nei commenti :) (toglierò le quadre appena sentirò questi Crickard Brothers).

Written by StM

August 25th, 2007 at 2:07 pm

Posted in online life

Tagged with

Sitologia musicosa

without comments

Qualche segnalazione così, tanto per fare.

Mentre cercavo di procurarmi una canzone sfuggente come la Primula Rossa per mettere insieme un nastrone, sono finito su Audio Lunchbox. Trattasi di sito che vende MP3 privi di DRM, ascoltabili quindi anche sul vostro fornelletto da campeggio o sul vostro trattore. Certo, il catalogo non è sempre entusiasmante ed è consultabile solo per ricerche, ma grazie al sistema a crediti potete fare anche qualche buon affare: per 9.90$ vi portate a casa 40 crediti mensili più 50 di bonus per la prima volta, e molti album costano dai 10 crediti in giù (ovviamente non i più ambiti, per quanto possano essere “indie music”, che possono arrivare a 40 crediti); per quasi ogni singolo pezzo è presente una preview di 30 secondi, quindi sapete quello che comprate; una volta effettuato un acquisto avrete 24 ore per effettuare il download (scadute le quali siete fritti), per singoli file o in uno zip omnicomprensivo diviso per cartelle; il sistema dei crediti prevede un abbonamento a rinnovo automatico, in vari tagli di crediti, col quale non perdete di mese in mese i crediti acquistati, ma potete decidere di disdirlo in ogni momento (alla fine del mese perderete i crediti residui).

Se la maggior parte della musica su Audio Lunchbox è risultata per me oscura, ho tuttavia trovato molto interessante il settore musica classica; va detto però che ricercare autori russi, cechi, austriaci, tedeschi, ha la difficoltà aggiuntiva che lo spelling dei nomi non è univoco nelle lingue straniere, quindi aspettatevi di dover fare qualche trick. Se volete evitarvi queste fatiche ci sono anche autori americani, comunque (senza scomodare Gershwin, potete chiedere di Gottschalk).

Segnalazione più stringata ma più divertente, Musicovery, linkatomi da Mikk: ei rulla :O

Written by StM

August 5th, 2007 at 7:30 pm

Posted in segnalazioni

Tagged with

Fabrizio De André, consigli di ascolto, parte 2

with 4 comments

Tutti morimmo a stento
ingoiando l’ultima voce
tirando calci al vento
vedemmo sfumar la luce

L’urlo travolse il sole
l’aria divenne stretta
cristalli di parole
l’ultima bestemmia detta

Prima che fosse finita
ricordammo a chi vive ancora
che il prezzo fu la vita
per il male fatto in un’ora

Tutti morimmo a stento, La ballata degli impiccati. Tra quelli che vi consiglio, l’album che richiede maggiore concentrazione e magari peggior umore (così, ehm, non ve lo rovina – ma sto scherzando). Ha una personalità innegabile, e io ho una certa qual passione per gli Album con la A maiuscola, quelli che non possono essere spezzettati canzone per canzone. Oserei etichettare come delizioso humor nero la canzone Girotondo.

Daltonici presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.
Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

Non al denaro non all’amore né al cielo, Un ottico. Per quel che mi riguarda, il capolavoro di De André (pallidamente reinterpretato, mi si perdoni, anche da Morgan, ma ascolto interessante pure quello). E sì che la fonte di ispirazione è l’Antologia di Spoon River, e sì che si prende ad ispirazione anche Vivaldi, e sì che per le musiche ha fatto la sua parte Nicola Piovani… be’, e quindi sì. Contiene “un giudice” e “un medico”, due delle prime canzoni che tardivamente conobbi di De André (grazie all’intervento del mio amico Fabio), e che tanto mi colpirono. Di “un ottico” sono attualmente drogato, e non a caso visto quanto è psichedelica.

Ok, per ora abbiamo finito. La probabile utilità di questa breve panoramica di quelle che sono attualmente le mie preferenze riguardo alla produzione del cantautore genovese, mi si è formata come ipotesi dopo aver scoperto un ascoltatore di buon gusto che non conosceva Non al denaro non all’amore né al cielo, che è un po’ un ossimoro se permettete. E anche per combattere le sempre più energiche schiere degli spezzettatori di album e venditori di canzoni, in difesa di chi invece ascolta, vende, compra album. Io *amo* gli album. Non so se sono strano io ad avere una memoria che va un po’ oltre il breve termine; forse sono un po’ strano a rimanere sconcertato di fronte a chi usa spesso i tastini next e prev. Non so.

(Questi due post mi sono riusciti a metà, ché purtroppo mi ero preso appunti mentalmente ma poi ci ho dormito sopra, l’inchiostro neuronale s’è tutto sparso e non son più riuscito a rileggerci. Uff.)

Written by StM

April 18th, 2007 at 11:43 pm

Posted in opere altrui

Tagged with

Fabrizio De André, consigli di ascolto, parte 1

with 5 comments

Imputato, ascolta. Noi ti abbiamo ascoltato. Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo piantata tra l’aorta e l’intenzione. Noi ti abbiamo osservato dal primo battere del cuore fino ai ritmi più brevi dell’ultima emozione, quando uccidevi, favorendo il potere, i soci vitalizi del potere ammucchiati in discesa a difesa della loro celebrazione; e se tu la credevi vendetta, il fosforo di guardia segnalava la tua urgenza di potere, mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge, quello che non protegge: la parte del boia.

Imputato, il dito più lungo della tua mano è il medio, quello della mia è l’indice; eppure, anche tu hai giudicato: hai assolto e condannato al di sopra di me, ma al di sopra di me, per quello che hai fatto, per come lo hai rinnovato, il potere ti è grato. Ascolta, una volta un giudice come me giudicò chi gli aveva dettato la legge: prima cambiarono il giudice, e subito dopo, la legge. Oggi, un giudice come me, lo chiede al potere se può giudicare: tu sei il potere, vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto o condannato?

Storia di un impiegato, Sogno numero due. Un album di poesia al tempo stesso malinconica e cruda, senza pudore politico né morale, dal significato oscuro per la mente ma non per il cuore. Contiene La canzone del padre, forse la canzone di De André che più mi scuote le corde della tristezza. Le sonorità sono violente, a ben rendere quella violenza del potere che spesso è ben mascherata da grandi discorsi e sorridenti soprusi.

Ora se c’è una cosa amara, desolante
è quella di capire all’ultimo momento
che l’idea giusta era un’altra, un altro movimento
moriamo per delle idee, va bè, ma di morte lenta
ma di morte lenta.

Gli apostoli di turno che apprezzano il martirio
lo predicano spesso per novant’anni almeno.

Morire per delle idee sarà il caso di dirlo
è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

Canzoni, Morire per delle idee. L’album non presenta un tema di fondo, ma contiene… canzoni. Bellissime canzoni. La quasi commediodantesca (intesa come carrellata di personaggi) La città vecchia, l’arcinota Ballata dell’amore cieco (su cui Obi-Fran e la meowproductions hanno anche prodotto un corto), Giovanna D’Arco, e la mai assente malinconia cristallizzata ad esempio in Valzer per un amore.

Non temete: in nessuno dei quattro album che vi suggerisco saranno contenute le (splendide) Bocca di rosa e Via del campo.

Written by StM

April 17th, 2007 at 10:30 pm

Posted in opere altrui

Tagged with

Casablanca

with 6 comments

Dire Casablanca è come dire Cinema. Fior di registi e autori in genere, in un certo momento o nell’altro della loro vita, hanno avuto l’accortezza (e ci mancherebbe) di guardarselo; e la sua forza ha avuto spesso una tale presa da illuminar loro la via, o da indurli a fargli addirittura omaggio di loro opere, in modo completo o parziale, in giochi di citazioni, rimandi e metacinema, o in veri e propri sacrifici votivi di celluloide.

Woody Allen costruì attorno a Casablanca, e in particolare al suo perfetto, memorabile finale, quasi un film nella sua interezza – a cominciare dal titolo: Provaci ancora, Sam. E se vi state chiedendo “ma che sta a ddì’?”, in realtà nel titolo originale la citazione è più esplicita: “Play It Again, Sam”, cioè il tormento… pardon, la celebre frase rivolta al pianista del Ricky’s Bar (o Rick’s Café), e riferita ad una canzone che è al tempo stesso una speranza e un ricordo.

As Time Goes By ci ricorda di come certe cose non cambino, non debbano e non possano cambiare, anche quando le vicende umane vengono vergate, giorno dopo giorno, di rosso sangue su pagine nere.

And when two lovers woo
They still say, “I love you.”
On that you can rely
No matter what the future brings
As time goes by.

Casablanca è un film del 1942, e parlava di guerra a guerra in corso, ma metteva i riflettori sulle influenze collaterali della guerra sulla vita di persone, che fossero comuni o straordinarie e che, pur stando in territorio neutro, dalla guerra non riuscivano a fuggire o star completamente lontane.

In “Provaci ancora, Sam”, Woody Allen mette in campo una memorabile caricatura di Humphrey Bogart, e riesce a fondere senza forzature un’intera scena del film di Michael Curtiz nel suo; per il resto non è uno dei migliori film dell’autore newyorkese, e ammetto di provare una certa epidermica repulsione per l’eccessiva, caricaturale goffaggine del protagonista. Tuttavia ne consiglio la visione senza troppe riserve, perché non è privo di sparsa originalità ed è portatore di quell’umorismo alleniano di cui non credo esista in circolazione un erede (nemmeno nello stesso Allen, e non lo dico con rammarico).

Non solo la fantasia dei registi ha subito l’impatto del mito. Nel 1998, la Lucas Arts sfornò l’avventura grafica Grim Fandango, forse primo esempio di videogioco del genere che utilizzasse un motore tridimensionale (ABS ovviamente potrà smentire – altro che Google, è ABS la minaccia alla conservazione della memoria individuale), e forse uno dei videogiochi più “cinematografici” della storia del videoludo: le citazioni a generi e a film specifici si sprecavano, che fossero evidenti e coscienti o meno, partendo dal noir di fondo e arrivando, appunto, a omaggi quasi sfacciati al film del ’42 in questione.

Ancora nel 1998, Emir Kusturica dedicò a Casablanca una sorta di cammeo in Gatto nero, gatto bianco. E, anche lui, mostrò di essere stato particolarmente colpito da quel finale che credo qualsiasi regista sogna di filmare almeno una volta nella vita.

Come finale di un post invece non ce lo vedrei molto bene, quindi *evito*.

Written by StM

March 26th, 2007 at 10:56 pm

Posted in il criticone

Tagged with ,

Altri consigli musicali da uno che non se ne intende

with 2 comments

Mi è venuta la frenesia e ho ordinato una manciata di dischi dai vari play.com, amazon.co.uk, ibs.it. Dischi che, vorrei sottolineare, ascolto illecitamente da diverso tempo. Considerato che mi piacciono molto, mi è sembrato ragionevole comprarli (e poi il mio amplificatore da 40W RMS è vecchio, maltrattato, praticamente privo di equalizzatore, ma rulla sempre… che vuoi, ascoltarci gli emmepittrè?).

Il primo pacco è arrivato oggi, e ovviamente è quello dall’Italia. Per un tozzo di pane e nutella (incredibilmente, esistono cd sotto i 10 euro, in Italia), mi sono arrivati a casa “Radio Rebelde” (di cui già parlai) e Giubbe Rosse di Battiato; quest’ultimo è un live che consiglio di tutto cuore a tutti (…coloro che ancora non lo conoscono), e proprio in quanto live… da brivido in particolare Alexander Platz, Cuccurucucu (^_^), E ti vengo a cercare (:’|). Il leaflet di Radio Rebelde si svolge in un foglio A4 con i testi delle canzoni e qualche breve spiegazione dei loro contesti, mentre sotto alla sede del cd si vedono i faccioni dei Modena City Ramblers, che sono tutti valori aggiunti mica da poco, neh.

Altrove, ora non ricordo se ho fatto il pieno della discografia dei Black Heart Procession, ma mi sa che ne è rimasto fuori qualcuno, per indisponibilità o esosità (con tutto che ho rischiato di cedere e prenderne anche qualcuno in vinile… “In the fishtank”, pur molto godibile, era tra tutti il più costoso, e ho rinunciato – sono 6 canzoni, perdiana… essì, in questo mondo senza scrupoli si fanno questi calcoli freddi e meschini, nel decidere se sottrarre i dischi dalle tristezze dei loro orfanotrofi).

Tra i dischi che attendo, figura anche “The Black Light” dei Calexico. Mi era stato suggerito qualcosa dalla solita nota, li vedevo sempre tra gli ascolti dei miei vicini su last.fm… e allora li ho accodati agli ascolti da fare. Giunto il loro turno vado a caso, comincio proprio da The Black Light, e vengo stregato. Bravini, i ragazzi. Mi ha impressionato in particolare “Old Man Waltz”, perché pur venendo dall’Arizona sembra parlare di Europa (e di Francia in particolare, complice la fisarmonica).

Ah, e poi già che c’ero ho pigliato qualcosa dei Muse, che non ho ancora cominciato ad ascoltare coscienziosamente ma mi piacicchiano… e tuttavia devo ammettere che il criterio è stato “ehi! Non costano una fava! Prendiamoli!”.

^_^”’

Written by StM

March 8th, 2007 at 9:32 pm

Posted in il criticone

Tagged with ,

Liberatemi dai MCR!

with 11 comments

Mi sto ascoltando a raffica “Radio Rebelde” dei Modena City Ramblers, e Una perfecta excusa in particolare. Il tara-rara-rara™ della tromba mi fa impazzì’, mi fa. Che magari a vedermi non lo pensereste, che mi ascolto certe cose… tutto calmo calmino e rilassato come appaio… e invece…

Già che ci sono, elargisco qualche consiglio di ascolto in base ai miei gusti, senza giustificarlo più di tanto perché non tengo il lessico musicale per spiegarmi (tiè).

Per mesi, nell’ultimo anno, ho avuto la fissa di The Spell (mmm… a questa pagina manca la prima, “Tangled”, che è una delle mie preferite) dei The Black Heart Procession. Un rock pulito e che riesce a sbatacchiarvi l’anima senza scomporsi (“The Letter” un giorno avrà sicuramente per me un effetto madeleine). Se non conoscete i BHP, vi posso dire che il mio punto d’ingresso al loro mondo è stata It’s a Crime I Never Told You About the Diamonds in Your Eyes, contenuta in 2, consigliatami con lungimiranza da qualcuno (che non è che si stesse crucciando di non avermi mai detto che tengo i diamanti negli occhi, eh…). Non è detto che se vi piace quella vi piaccia anche tutto il resto, ma loro sono davvero bravi e vi assicuro che ognuno dei loro dischi ha qualcosa da dire.

Sicuramente conoscete tutti Goran Bregovic; se per disavventura non avete nessun suo disco in casa, potete accattarvi in un sol colpo molte delle sue musiche migliori con Ederlezi, anche se personalmente ho un debole per la colonna sonora di Arizona Dream (film splendido, tra l’altro).

Poi, be’, c’è la supermegahit galattica del secolo ventesimo, quella Mao Mao di (credo) Claude Channes che così bene impreziosisce il film migliore mai concepito, quella Chinoise di Godard che mette il coperchio alla cinematografia di tutti i tempi (coff coff). Due minuti di canzone, ma che vi cambieranno la vita. :|.

Questo post è stato eseguito in accordo con gli standard di Blogage correnti; immaginatevi che inferno sarebbe stato se avessi usato Snap.com.

Written by StM

February 24th, 2007 at 1:40 pm

Posted in diario

Tagged with ,

Segnalazione e marchettone due

with 11 comments

Un po’ a causa sua, un po’ perché sì, ho cominciato a frustare il mio profilo su last.fm (che troverete costantemente linkato in sidebar, ehm, buona caccia). A parte il sentirmi giudicato per via di ciò che ascolto (per usare parole di MarcoS decontestualizzate, “sono prigioniero di un sito :| [...] è tutto oggi che ascolto solo figate -.-” – peraltro egli è persona di cultura e buon gusto ma modesta e mi odierà per una serie di motivi), e ritrovarmi estremamente seccato e paranoico quando scopro che i miei file musicali hanno tag ID3 inesatti (taaante volte in passato mi sono imbestialito con i vari cddb compilati da dilettanti, e mi sono prodigato a sovrascrivere i dettagli dei dischi che fossero inseriti in modo meno che perfetto), ci sto prendendo gusto. E dire che sta per scoccare solo la prima settimana di utilizzo (sarà anche per questo)…

Per chi non lo conoscesse, last.fm è un posto in cui, se usate i software giusti (quello che potete scaricare da lì, oppure appositi plugin per la maggior parte dei player – su sistemi gnu/linux molti hanno già la funzione audioscrobbler inclusa), vengono spedite le vostre statistiche di ascolto (autori e titoli delle canzoni); tali statistiche verranno poi usate dal sito per pulircisi il c… per farvi conoscere autori vicini ai vostri gusti, e per farvi trovare persone con gusti simili ai vostri. E chissà che non sbocci l’ammmorr… ehm, no, non aspettatevelo -.-

Qualcosa del genere ma meno impegnativo è anche Pandora Internet Radio, ma fingete che non vi abbia detto nulla.

Veniamo al marchettone, che vorrei sottolineare NON è fatto al fine di ottenere favori sessuali dalla titolare: se già non siete lettori del fantamittico blog (già citato sopra) L’arte del nastrone Vol. 2, be’, diventatelo alla svelta (magari anche mandando le vostre proposte, che là si pubblica tutto senza eccezioni – e appena vedrete il mio secondo agghiacciante nastrone ne avrete piena conferma) e poi iscrivetevi al gruppo omonimo su last.fm (possibilmente eseguite le operazioni in questa sequenza u_u).

(questo post parentetico è creato allo scopo di verificare la mia influenza come opinion maker, mass mover e grass hopper o_O)

(e per verificare il vostro livello di conoscenza dell’inglese)

(a proposito, per chi se l’era perso, ecco il Marchettone Uno)

(da non confondersi con questo)

(ma quanto diamine costano le lavatrici???)

Written by StM

January 11th, 2007 at 9:01 am

Posted in estensioni digitali,segnalazioni

Tagged with

Gattimatti e altri ricordi

with 4 comments

Son qui che rovisto nel mio archivietto piccino piccino di musica accumulata negli anni, felice come un bimbo che si è appena sbucciato il ginocchio, sì, ma che ormai s’è fatto la trafila di cotone/alcool/mercuro cromo (non sono aggiornato… è ancora in commercio o hanno finalmente scoperto che fa diventare comunisti/Lamberti Bava?) ed è servito e riverito per superare il terribile trauma. Lo so, la similitudine è inutilmente complicata, ma la sensazione è quella.

Dieci dischi argentei non avranno la carica di romanticismo (e polvere, e batteri) del riesumare un baule dalla soffitta (comunque lassù ho gli scatoloni, eh), ma la memoria non si formalizza: se ha da farti sorridere, commuovere, immagonire, lo fa senza tante remore.

E così mi capita sott’orecchio la Nannini di tanti anni fa, che poi è sempre uguale, che mi ricorda di quando questa casa era a misura dei suoi occupanti, e non troppo grossa, ed era una casa per persone, e non per cose (e forse questo dovrebbe far tornare d’attualità la domanda di cosa e dove sia “casa”); quello fu il periodo di transizione tra i riproduttori di cassette usa-e-getta (no, non li vendevano come tali, ma lo erano) e il sistemone hi-fi Philips con cassetto per cinque cd (l’unica cosa un po’ sborona del blocco). Tale sistemone si rivelò perfettamente in grado di distribuire equamente rumore in ogni stanza della casa, nonostante il metraggio quadrato non indifferente (e oblungo), facendo la felicità di tutti, escluso magari lo stronzo che in un dato momento voleva egoisticamente starsene un po’ ad ascoltare il silenzio.

Di qualche anno successivo, nella mia musicronistoria, qualche musichetta del tenore di Dalmore (mi dicono Paul Mounsey… ok, roba “celtica”), per citarne una a caso; qui i ricordi si fanno meno idilliaci, ma in fondo da un certo punto in poi aveva preso a piovere sul bagnato ^_^”’, e per uno spazio approssimativo di 4 anni non saprei proprio dire quale fosse il sentimento negativo predominante in un dato momento, faccio un mescolone unico con sopra scritto “da buttare”. A volte ho l’impressione di essere stato più maturo intorno ai 18 anni che ora. Si può recedere dalla maturità? “No, guardi, l’ho provata ma non è compatibile col mio sistema operativo” “Ma l’ha provata più di due anni, la garanzia da mò che è scaduta” “E allora è la sua garanzia ad essere difettosa”. Sarà il solito Teorema del Minimo Sforzo.

Euridice di Vecchioni è in uno dei cd che avevo rippato ancora “in analogico”. “Eh?”. Dovete sapere che i primi lettori cd, o almeno alcuni, non permettevano la lettura dei cd audio “raw”, no, loro erano artisti, volevano eseguirli di persona (ehm, in cassetto e laser), volevano far sentire come li suonavano bene. E così ero stato costretto ad usare la funzione di Music Match Jukebox che registrava la traccia così come era eseguita dalla scheda audio. Ossignùr. Qui le stiamo provando tutte per evitare di commuoverci.

Un po’ più in qua, finalmente, un sorriso me lo concede la Gattomatto del titolo, di Roberto Angelini (che ha un “bello” ma impossibile sito in flash, sarà rimasto segnato dalla canzone della Nannini di cui sopra). A un certo punto avevo gettato la spugna riguardo al restare sulla cresta dell’onda in fatto di novità musicali (questo Mozart ci mette troppe note nella sua musica, secondo me); poi capita sulla mia strada qualcuno che invece si teneva al passo, e ogni tanto mi rendeva anche partecipe. Un pomeriggio mi ipnotizzò per tre minuti interi canticchiando di questo felino che viveva sopra al tetto, in perfetta sincronia con l’originale in sottofondo; non so ancora oggi cos’è che mi colpì tanto, allora. Ma se ci ripenso, sorrido. E allora non mi importa.

Written by StM

December 27th, 2006 at 3:32 am

Posted in diario

Tagged with ,