Archive for the ‘mugugni’ tag
Anche le gonadi beneficiano delle rotonde
Girano girano e girano.
Ieri ho fatto trasferire di server tutta la sitaglia che gestisco, perché sono capriccioso e voglio PHP5. Le cose importanti sono andate bene. Però attualmente fate conto che le mie gallerie di immagini non esistano, ok? C’è qualche fottuto problema con il PATH_INFO, e fate anche finta di accondiscendere. Così ho deciso di buttare via delle ORE della mia vita per vedere se, invece di darmi pena per rimettere in sesto quel brontosauro grasso di Gallery, potevo installare qualche altro software che avesse quei 3-4 requisiti e che fosse in un linguaggio tra php, python, perl, ruby, insomma ampia scelta, mica mi attaccavo a nulla.
Alla fine invece a qualcosa mi sono attaccato: al tram. Tonnellate di script tutti uguali, che neanche si preoccupano né di mostrare peculiarità né di implementare quelle 4-5 cose veramente utili, mentre si profondono in funzionalità cretine e inutilizzabili. C’è una frenesia dilagante tra gli sviluppatori da “io so usare ajax”; va bene, grazie tante, ma da come hai implementato direi che non sai usare un mouse, un monitor e un browser; oppure non sei umano. Software tutto sommato graziosi hanno smesso di essere sviluppati anni fa, e tuttavia c’è sempre qualcuno che pensa di poter fare meglio iniziando da zero; ma va’ ciapà’ i rat’, scusa. Ho capito che Flickr e Picasa rendono poco rosea la prospettiva dei software per fotogallerie installabili, ma questo dovrebbe fungere da incentivo, non dovrebbe indurre a pensare “be’, se uno vuole qualcosa di decente usa i servizi di Yahoo e Google, noi sviluppiamo schifezze per masochisti”. Checcazzo.
I miei amici di Bluehost poi s’erano dimenticati di ridarmi l’accesso ssh allo spazio web, e quando me l’hanno dato mi sono accorto che qualche cervellone ha creato la linux box più incasinata della storia dell’uomo dal 33 d. C. in avanti (circa) e tra le altre cose non posso utilizzare gzip.
Tutto questo quando dovevo finire di leggermi una robetta sulla fotografia, una guida per il venturo viaggio, e scendere in strada accoltellando ignari sviluppatori di applicazioni web a caso. Vi suggerisco solo di non impegnare rotonde senza prima controllare se vi stiano girando attorno le mie gonadi, ché attualmente sono MOLTO pericolose.
HOW-TO make StM malfunction with the aid of a bunch o’ words
Si tramandano antichi papiri di tecniche segrete ed efficacissime attraverso le quali è possibile, con pochissimo sforzo, farmi girare le balle (potreste anche lasciarmi senza parole, ma non vedreste la differenza con prima). Ve le rendo note adesso perché con il caldo le balle rotanti vengono utili (e siamo ancora in tempo perché tanto caldo non lo fa).
Deadlock
Io: “Posso dalle ore tot alle ore tot, dimmi tu quando vuoi che ci vediamo e dove – ho la macchina e non è un problema”. Voi: “Mi va bene qualsiasi ora e qualsiasi posto, dimmi tu”.
“Va bene, quattro di notte, Shangai, su un materasso chiodato da fachiro con un altoforno pieno di ghisa scoperchiato sotto”. Eccheccazzo.
Eventuale seguito: decidete all’ultimo momento che l’orario, o il posto, o entrambi, non vanno bene; anzi non vado bene nemmeno io.
Instantaneous Depression
Io: “…ecco, questa cosa mi ha proprio commosso”. Voi, tempo dopo: “[battuta che ironizza sulla mia commozione per quella cosa che ho raccontato solo a voi]“.
That’s friendship, then… to be mocked on selected topics by a selected elite group of people.
Utmost Disorientation
Io: [dico qualcosa]. Voi: [mi spiegate cos'è che in realtà volevo dire].
Grazie, non ci foste voi.
Big Boring Banality
Voi: “Allora, come va?”. Io: [messo all'angolo dalla vacuità della domanda, non posso che abbandonare ogni originalità e rispondere:] Bene, grazie”.
Se foste più specifici, e non voleste andarvene dopo 10 secondi, scommetto non avrei difficoltà a produrre l’infinito elenco di cose che vanno di merda, invece.
Twice on the wrong side
Io: “Ho un difetto: $difetto”. Voi: “Ma no, dai, non è vero”. Voi, tempo dopo: “Hai ‘sto cazzo di difetto: $difetto2 = $difetto^3 + $difetto^2 + $difetto. E credo l’Anticristo ti cederebbe lo scettro”.
Vie di mezzo no, eh?
Treacherous Duality
Voi, messaggio: “Appena ci vediamo facciamo [censura] con la [censura] e mi [censura] il [censura] con [censura, eccetera eccetera]“. Ci vediamo. Voi: “Senti, ti va di accompagnarmi a messa/a fare shopping/a buttarmi giù da un ponte?”.
Volentieri. L’ultima.
Concept drifting
Io: “[$concetto]“. Voi: “Sì sì, ho capito”. Voi, riferendo a terzi: “StM dice $concetto – $concetto + $concetto2completamentediverso”.
Magari sono io che non mi so spiegare. In caso di guerra datemi ai nemici come prigioniero, io rivelo loro tutti i nostri segreti e alla fine noi vinciamo perché avevano capito male (“They did not take me in the Army. I was, um, interestingly enough, I was, I was 4-P. Yes. In the, in the event of war, I’m a hostage.”).
* * *
Nota a margine (inferiore, il margine). Oggi sono incappato nel personaggio della cameriera che scrive storie sui propri avventori, nel Sandman di Neil Gaiman; lei osserva che se costoro sapessero che è una scrittrice, e non una “semplice cameriera”, se ne starebbero ben più zitti. Come si inquadra questo nello scenario odierno, in cui tutti hanno un blog o un account su youtube e una gran voglia di postarvi i cazzi (nel caso di youtube, letteralmente) propri e altrui? (notate una certa qual coda di paglia, mica?)
Dylan Dog 250
Forse le celebrazioni sono ormai troppe [1], ma, insomma, male non fanno[2]. Tanto più se vi offrono un capolavoro [3] come questo che state per leggere, dove Bruno Brindisi è alla vetta della sua arte (con Sclavi dietro le quinte, citiamo pure lui, va’, anche perché è vero che i dialoghi sono pochi [4], ma se non c’era il Tiziano a scrivere le scene grandiose, il Brindisi che cosa disegnava? [5]). Non possiamo poi davvero esimerci dal dedicare una menzione per lo splendido lavoro svolto a tutto lo staff dei coloristi (Cristina Toniolo, Chiara Fabbri Colabich, Claudia Boccato, Federico Toffano, Andres José Mossa, Micaela Tangorra, Oscar Celestini) capitanato con passione e pazienza infinite da Emanuele Tenderini [6].
[1] oltretutto non si capisce cosa sia rimasto da celebrare
[2] lo dite voi: io ho preso un Dylan Dog dopo tanto tempo, effettivamente attirato dalla splendida colorazione di ottimi disegni, e voi bruciate questa occasione di riconvincermi sbrodolando lì una non-storia che nemmeno in seconda media mi sarei osato di produrre? Lo stratagemma del sogno e dell’allucinazione? Ma scherziamo???
[3] un cosa?
[4] e fanno cagare… voi non vi immaginate la quantità di puntini di sospensione che ci sono
[5] per esempio poteva meglio impiegare le proprie energie a disegnare una sceneggiatura vera; scherzare sopra allo scarso impegno di Sclavi è un autogol
[6] davvero bravi
Non ho altro da aggiungere, vostro onore, se non passare la parola al sempre esaustivo Obi-Fran Kenobi: Ma Dylan Dog che fine ha fatto?
(io intanto ho deciso di far fuori la maggior parte della mia fumetteria Bonelli, fatta eccezione per Dampyr e Magico Vento, che al momento leggo ancora volentieri; se vi interessa una barcata di Dylan Dog, una barchetta di Nathan Never, una manciata di Napoleone, una manciatina di Legs, vari altri albi sparsi, chiedete pure…)
Mentre aspettiamo che arrivi l’acqua liofilizzata, parliamo un altro po’ di TFR
Mi hanno detto che l’acqua nella mia via (non so se in tutto il paese) manca almeno da stamattina alle 7. Quindi non si spiega come mai io non sia uscito di casa insaponato, nonostante ricordi nitidamente di avere effettuato tutte le operazioni abituali del rituale della doccia, alle 7 e 35. Non mi è chiaro. Comunque adesso l’acqua non c’è per davvero e quindi purtroppo non posso né lavare i piatti né rendermi presentabile per un’ipotetica uscita del venerdì sera. Per ingannare il tempo, quindi, vi renderò partecipi di qualche riflessione per larga parte non mia.
A dispetto del dubbio venutomi la volta scorsa, in effetti una buona scusa per lasciare il TFR in azienda c’è: l’irreversibilità dell’atto di sua destinazione ai fondi pensione; potrete cambiare fondo quante volte vorrete, ma non potrete più ridestinare il gruzzoletto a ciò che è definito dal suo stesso nome, cioè il trattamento di fine rapporto (la liquidazione). E comunque, via, la liquidazione te la danno anche quando vai in pensione, non solo al licenziamento. Che se hai 26 anni ci pensi sicuramente, alla pensione.
Tra l’altro è fenomenale la distinzione tra aziende con più di 50 dipendenti e quelle con meno. In pratica io potrei decidere che no, non vado a lavorare per la Vattelapesca Inc. perché ha migliaia di dipendenti, e quindi non potrò decidere di tenere il TFR completamente in azienda ma almeno al 50% andrà comunque in fondi pensione. Ora ho detto una cretinata, ma è forse questo un altro modo per dinamicizzare il mondo del lavoro? Congratulazioni Sig. Maroni, sembra proprio che ci siamo, eh.
Oggi mi sono stati illustrate un po’ di aliquote, tassi di interesse, imposte, tariffe, una tantum, inflazioni, donne nude. I contabili scoppieranno di gioia, ad avere un’occasione così ghiotta di calcolare una manciata di VAN concorrenti, per stabilire quale sia l’investimento presumibilmente più fruttifero per il nostro TFR; e non dico che abbiano torto; io però preferisco decisamente le donne nude, in tutto quanto il discorso. Non è menefreghismo, ma consapevolezza del fatto che in questa situazione la maggior parte di noi finirà per essere bestiame finanziariamente macellabile; e che per evitare di esserlo occorrerà a ciascuno uno sforzo di comprensione immane. Perché certo, ci sono gli specialisti che possono darti ottimi consigli; peccato che si trovino dall’altra parte del bancone, e siano proprio gli stessi a cui dovrai affidare i tuoi soldi. Una posizione ideale, quanto a neutralità.
Ora non voglio dire che i fondi sono cacca e che la vecchia maniera invece era la meglio cosa; vi invito solo a riflettere bene su quello che fate, e, se decidete per i fondi, a non prendere la decisione alla leggera e a tenerli sotto controllo nel corso degli anni.
Inutile segnalare che anche Grillo ha dovuto dire la sua…
Update: e mi sa che ho detto una fregnaccia perché per le aziende con più di 50 dipendenti semplicemente il TFR viene in parte gestito dall’INPS, ma alle stesse condizioni alle quali viene gestito in azienda (quindi cosa del tutto trasparente per il lavoratore).
Filastrocca del dinosauro digitale
Posso dare un senso al mio lavoro noioso
facendo qualcosa di non solo inutile ma dannoso?
Che male può fare, pongo ad esempio,
se io martello chiodi in questa panca?
Poi li tolgo, non ti preoccupare:
è solo che non so cosa fare.
Parimenti non credo
che se questo secchio svuoto e riempio
poi capiti proprio il caso che serva
e qualcuno dica che manca.
Neanche mi pare così sbagliato
massimamente avvantaggiarsi del mezzo digitale
facendo di fogli A4 scempio,
ordinando e riordinando scaffali finché non sono stanca.
Fiumi e montagne, mari di carta,
ed in funzione di questi farò in maniera
che nel database Silvano diventi Marta;
ché nel fatto non v’è senso alcuno,
che fra il trecentoventi e il trecentoventidue
io non trovi il trecentoventuno.
Postulato dei gestori di telefonia mobile
Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)
Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.
Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.
recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.
Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.
Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.
Nevità dal StMondo
“A stare una stagione senza neve mi manca qualcosa, non mi sento completo” (D., volatile di pessimo auspicio la pronunzia del cui nome è considerata illegale dal plenum del Consiglio di Sicurezza dell’ONU).
Nel giardino di StM sono spuntati bucaneve, violette, primule, tulipani. Manca solo che le specie animali si accoppiino selvaggiamente.
“Ma hai visto Studio Aperto? Già da domenica doveva esserci la catastrofe del secolo” “Eh, io ho sentito martedì” “Sì, ma prima doveva essere domenica. E facevano vedere le immagini di uragani, valanghe, disastri, morte…” “Pioveranno frigoriferi” (un dialogo tra R., fine ottimista, e StM, non in grande spolvero).
StM aveva comprato un nuovo cappottone pesantissimo e ingombrante da guardia russa (immaginatevi un tappo in un cappotto destinato a Golia), per quest’inverno che poi si è rivelato fottutamente caldo.
“Belìn, senza giacca? Hai i calori?”.
-.-
Sicuramente l’opportunità di fare altre belle foto a tema neve mi alletta, eh, ma magari la prospettiva di tornare a casa ad un orario decente mi alletta di più. Maledetta forfora.
Tecnologia ingrata
Ella non m’ama.
La chincaglieria tecnologica che mi gira attorno non è che, tout court, non funzioni: piuttosto darebbe del filo da torcere a Freud (si legge fruà).
Qualche mese fa sbaracco il portatile e lo infilo in valigia, per andare a fare il nerd in un lan-party di Call of Duty (primo e ultimo, finora, sottolineo); al momento del rollback dell’operazione, sul luogo prefissato, ci smanetto per una buona mezz’ora prima di capire che stava funzionando a batteria. Controllo: l’alimentatore è attaccato, quindi dovrebbe alimentare, ma non lo fa. Sarà rotto. Sul posto la cosa si risolve con uno scambio di alimentatori ad alto rischio trasmissione malattie elettriche; tornato a casa lo picchio, nel tentativo di aprirlo, ma decido di rinunciare; faccio un’ultima prova e… funziona. E ha continuato a funzionare per un paio di mesi, durante i quali ho cercato un sostituto senza trovarlo. Poi è morto definitivamente, e ora sono attaccato al fragile filo di un alimentatore universale, con il connettore tenuto insieme dall’isolante ma che ogni tanto decide lo stesso di perdere il contatto -.-
L’anno scorso ho riscoperto la gioia di smanettare con l’hardware. E la gioia cubica di vedersi friggere da un temporale il pc-muletto che hai appena finito di montare.
Poi ho capito cosa è meglio non comprare su ebay. Avevo un lettore dvd/divx/xvid/mp3/ogg della Kiss, il DP-1000, che funzionava bene. Ma avevo fatto l’errore di codificare alcuni film con risoluzione orizzontale superiore a 720 pixel (sovracampionavo), e quindi non me li voleva leggere :(. Allora ho approfittato di qualcuno che aveva bisogno di un lettore del genere, gli ho rifilato l’usato-sicuro, e io invece mi sono preso il DP-1100 di seconda mano, un *vero affare* su ebay.
L’”affare” si è rivelato la più grande intelligenza artificiale mai creata dall’uomo. E’ un anno e mezzo che ce l’ho, e *ancora* non ho capito perché ogni tanto non funziona. Gli infili il dvd e lui lo sputa; oppure lo tiene dentro ma si fa gli affari suoi; prende un film a caso e te lo fa vedere a scatti, salvo riprodurlo senza problemi il giorno dopo. Ormai so come farlo funzionare a dispetto delle sue fisime, e quando lo faccio mi sento un po’ un hacker. E alla fine non vedo un vero motivo per cambiarlo con un lettore affidabile… mi sono affezionato!
In ultimo, l’autoradio… l’unica autoradio che io abbia trovato in grado di riprodurre gli ogg. Sarà colpa degli ogg che fanno impazzire gli apparecchi elettronici, non so. A parte la gioia di leggersi le istruzioni in tedesco, ich verstehe deutsche, selbstverstaendlich, das ist gut, keine gegenstaend… ehm, sticazzi, e a parte l’aver constatato la *dispettosità* degli ingegneri (assumo, poi se sono filosofi mi scuso) Toyota nel decidere la lunghezza dei cavi (in pratica si possono connettere quasi solo ad autoradio inserita, cioè tu entri nel cruscotto e li colleghi, poi però non puoi più uscire)… ah, e a parte non l’aver capito perché su OGNI auto ci sono ‘sti due cavetti da invertire, sennò l’autoradio si resetta ad ogni accensione del motore… per quale assurdo motivo càpita che la retroilluminazione, pur raramente, si accenda da sola, e vada spenta a cazzotti? (voi direte: “eee, vai a prendere la sottomarca, vai…”; eee, ma legge gli ogg…)
Ho mica già parlato di Trenitalia, recentemente?
Non è per le quattro ore e mezza per giungere da Milano Centrale a casuccia mia.
[Parentesi di mugugno off-topic]
Che poi era MESI che non pioveva. Quand’è che decide di smaltire gli arretrati? Ma quando il mio bel trenino arriva GIUSTO GIUSTO nell’istante in cui il mio bell’autobus parte, cosicché possa aspettare 45 minuti per quello dopo. Ah, amato capoluogo di provincia. Vediamo un po’ cosa offrono i dintorni quanto a cena… escludendo i distributori automatici… uhm… niente. Non offrono niente, i dintorni. Tabula rasa. Deserto. Fischia il vento, ma soprattutto urla la bufera. Mi spremo come un pompelmo ma il luogo più vicino che mi viene in mente è a un chilometro. Vabbe’. Faccio due passi. Tanto sono due gocce. Ogni quattro secchiate.
E lì per lì non ho nemmeno badato al fatto che non mi ha rilasciato scontrino fiscale, quindi non finisce nel rimborso spese. Uff.
[/Parentesi di mugugno off-topic]
Dicevo, non è per queste bazzecole che ormai non impressionano più nessuno. E’ il sito, perdiana.
Qualche anno fa un mio collega di università, nel mentre che aspettava di laurearsi, aveva cominciato a lavorare a tempo pieno come programmatore; e ci raccontava di come stesse scrivendo in java la nuova versione di un portale piuttosto rilevante. Va bene che era stato banfato dai datori di lavoro come un superespertone di java, e che era (è?) un ragazzo in gamba, ma all’epoca ne sapeva quanto me, forse meno (avevo parecchio expato su Thinking in Java, sul quale avevo anche cercato di perdere diottrie stampandolo piccolo su un plico di fogli A4 tagliati a metà, e che mi erano stati rilegati con fare scazzato perché avevano tutto l’aspetto di fotocopie illegalissime); e io non ne sapevo granché.
Non crediate che dietro ai portaloni ci siano le menti di grandi designer, ingegneri illuminati e programmatori con le gonadi; facile che ci sia piuttosto il sangue sputato da qualche neolaureato a cui è stato detto di fare una cosa grossomodo così e cosà, usando questo e quello (progettazione, questa sconosciuta). E magari così si spiega il caso di Italia.it, ma non entro nel merito. Però spezzo una lancia a favore dei giovani, tra le cui fila tra l’altro mi ascrivo (e sennò la lancia restava integra, tiè): assorbono come spugne (specie quando PIOVE, porca ZOZZA – scusate).
Ma veniamo a trenitalia.com (non ve lo linko perché mi viene l’angoscia). Volete acquistare un biglietto online. Sequenza.
- Cercate nell’orario il treno che volete prendere.
- Pigiate “acquista biglietto”.
- Scegliete tariffa, posto preferito, che misura di reggiseno/pacco deve avere la vicina/il vicino, a che ora il mondo finirà, di quanto volete tardare, se volete ritirare il biglietto in stazione, se lo volete sul treno, se volete la fattura via mail, se la volete alla biglietteria (ma perché devono essere esclusivi???), se volete il pecorino sui rigatoni, eccetera.
- Procedete, e vi verrà chiesto il login.
- Fate il login. Difficoltà aggiuntiva se non vi ricordate la password, sorvoliamo. E sorvoliamo anche sul fatto che il login è in chiaro.
- La password è scaduta.
- Fate il cambio password.
- Ora potete tornare alla homepage -.-
- Rieseguite i punti da 1 a 5.
- Scegliete il metodo di pagamento.
- Pagate in modalità sicura.
- Fatevi mandare l’sms con il numero di prenotazione, che darete al controllore o in pasto alle biglietterie self-service.
Che dire… non è esattamente l’Amazon one-click shopping…
[Concorso della settimana: perché diavolo il 50% dei profili dei siti ciatta-ciatta incominciano con che dire...?]
Con Trenitalia vai sul sicuro (e non sul treno)
Rispetto al post precedente, ho appreso che le prenotazioni si possono cambiare un numero infinito di volte fino all’ora della partenza, e si può invece fare un solo cambio nelle 3 ore successive; e questo per tutti i due mesi della validità del biglietto (forse). Be’, che dire, uau, fico, mi sembra più umano, così.
Tu provaci.
Vai alla macchinetta, e cambia la tua prenotazione. Potresti riuscirci. Salvo… salvo nel caso in cui la tariffa del treno che vuoi prendere differisca da quella del treno che non vuoi più prendere. Anche se costa di meno, eh (per esempio se una tratta è regionale e non Intercity). L’amichevole macchinetta proprio non te lo lascia fare. E così puoi salire lo stesso sul treno ambito, sapendo come potrai ingannare il tempo: discutendo col controllore.
Fanno tenerezza, i controllori. Messi lì come martiri a difendere l’indifendibile. A farsi piovere addosso odio, scherno, improperi, rabbia, sgomento, inaccettabile (dal loro punto di vista) logicità. Il loro lavoro è tutt’altro che essere ragionevoli: loro devono far rispettare il Regolamento. Anche se è fatto col culo; anche se da sotto il culo glielo cambiano ogni pochi mesi e loro alla fine non lo conoscono nemmeno più; anche se lo scompartimento in cui ti stanno notificando la contravvenzione sta cadendo a pezzi e sta mettendo a rischio la tua vita. Anche se sei in ritardo di 40 minuti o sei compresso come una sardina.
Ma torniamo al cambio della prenotazione. Si può fare comodamente anche online. Trovo logicissimo, su questo come su altri siti, che dopo mezzanotte chiudano le saracinesche. Come dite? Dice 24 ore su 24? Ah, ma se lo dice il sito… sarà vero, anche se fino alle 23.59 il cambio della prenotazione ha funzionato e alle 00.01 risultava non disponibile. E’ quello che uno si aspetta da internet, no? Di avere gli orari come alla biglietteria. Perché l’omino là dietro allo schermo avrà le sue rivendicazioni sindacali anche lui, no? Può mica fare sempre straordinari, le ore piccole, sottrarre tempo prezioso alla sacralità della sua vita famigliare.
Eppure io resisto: niente automobile. Ci sono i mezzi pubblici. C’è il treno.
Il treno.










