Temete che in Italia possano tornare forme di terrorismo?

StM - Saturday, 10 May 2008, 10:56 - informazione e TV

Questa la domanda del piffero che poneva ieri sera La7 ai suoi teledisperati; domanda a cui era possibile rispondere solo , oppure no. Che uno potrebbe pensare “che significato hanno la domanda, o la risposta, se non specifichi il colore, la matrice, il movente del detto terrorismo?”. Questo che si pone la domanda ovviamente è un ingenuo e non ha visto il calendario o non ha visto la copertina di La7, dedicata alla memoria di Aldo Moro (della cui morte ieri ricorreva l’anniversario): chiaramente si sta parlando preferibilmente di terrorismo rosso, visto che il verbo usato è “tornare”.

La mia opinione personale su quali forme di terrorismo possiamo ragionevolmente aspettarci per il futuro non interessa ai sondaggisti di La7: loro vogliono un , oppure un no. Al che io di no gliene ho rifilato qualcuno, diciamo una decina, qundicina; tanto da spostare l’ago della bilancia da 57% sì e 43% no a 52% sì e 48% no (possiamo quindi stimare che a questi sondaggi non rispondono più di 500 persone); purtroppo il responso finale è stato 58% sì e 42% no, perché devo aver dato un voto di troppo (dallo stesso indirizzo IP) e tutti i miei voti sono stati azzerati (li ho visti ritornare ai valori di partenza improvvisamente); oppure è un sondaggio falsato in partenza e impostato per oscillare solo in un certo range, ma non sono stato a verificare perché gli spaghetti mi diventavano molli.

Insomma diamo atto alla redazione di La7 di non contribuire affatto (AFFATTISSIMO) a ventilare quell’allarmismo che permette che gente come Bush faccia un po’ i cazzi che vuole con i soldi e ai danni dei contribuenti, con la scusa di doverli proteggere; dico Bush perché in Italia non abbiamo davvero bisogno della giustificazione di un pericolo imminente per comportarci come i coglioni decerebrati che siamo; a noi ci blandiscono anche in altre maniere. Davvero complimenti a La7. E poi è quell’essere un po’ televisione 2.0 che è importante… stare attenti all’opinione della gente, vedere se la gente preferisce dire di sì (ottimista) o se preferisce dire di no (disfattista).

Già che parliamo di giornalismo. Qualche giorno fa Grillo ha risposto piccatamente ad Eugenio Scalfari, cercando ogni appiglio possibile per denigrarlo. Personalmente credo che chi dica qualcosa come

“Grillo impersona, secondo me, meglio di molti altri personaggi, il peggio dell’Italiano. E’ l’arci-italiano del peggio.”

si commenti da solo; ma Grillo no, non ha resistito e si è abbassato agli stessi mezzucci utilizzati dal peggior giornalismo, quello alla Emilio Fede, quello per cui se fai l’elemosina a una zingarella sei un adescatore di minorenni, se sei andato all’asilo con uno che poi sarebbe diventato mafioso sei un mafioso, se hai cambiato la tua Fiat seicento vecchio modello con una Peugeot 106 di seconda mano chissà dove hai trovato i soldi.

Il punto in cui Grillo dice

Dopo una breve riflessione diventa socialista e consigliere comunale. Fa carriera. Diventa deputato e firmatario di un documento contro il commissario Luigi Calabresi.

cosa mi rappresenta? Se il lettore sa di cosa si sta parlando, o si preoccupa di informarsi (il link di Wikipedia NON è sufficiente), nessun problema; se però il lettore, come bene osservava la copertina di La7, non ha memoria storica, o semplicemente ti legge col prosciutto sugli occhi, il risultato non può essere che quello di caricare di connotazioni negative ANCHE la firma sotto quel documento (”un” documento, uno a caso, trovato per strada). Non ho alcun titolo né intenzione per rimettere in discussione il giudizio della magistratura sulla non colpevolezza di Calabresi e polizia nella morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, ma qualche dubbio più generale sulla liceità dei suoi metodi mi viene; va certamente considerata la particolarità del periodo storico, di cui porto ad esempio il seguente cortometraggio, (per quel che ne so) ad opera di Elio Petri: la violenza di quanto ivi sostenuto non è paragonabile ad alcunché si senta pronunciare oggigiorno; il cortometraggio è palesemente, oserei dire al limite del vergognosamente, tendenzioso; ma è molto interessante, ed istruttivo; comunica rabbia, una rabbia che potrebbe avere ragione d’essere, e che certo chiarisce più di mille parole quale fosse il tono dello scontro, e il limite superiore della libertà di parola, negli anni di piombo.

Su youtube trovate i due spezzoni qui e qui. Interessante anche questo.

Suggerimento cinematografico conseguente: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.

Cosa stai facendo destra adesso?

StM - Monday, 25 February 2008, 0:29 - belinate, diario, pomerania

Valige. Avevo messo ad essiccare la pelle di un valigiottero migratore, e ora sto aggiungendo fibbie e legacci per farne valige. Da cosa si possono ricavare valige migliori che da un valigiottero? Eee, la natura è meravigliosa.

E insomma sono qui che faccio valige. Per l’ennesima volta. Non che a starmene fisso qui sia meglio; ma per lamentarmi di quello ho tempo, ora mi lamento di dovermene andare via. Aspettate che mi lamenti di vincere la lotteria, essere mantenuto da una modella ninfomane e fedelissima, o che qualche produttore di Hollywood mi porti al successo planetario traendo un blog dal mio blog. Succederà. Che io mi lamenti, dico; quelle cose no, perché figuriamoci se ho tempo da perdere in simili quisquilie.

A volte mi sento vecchio, a volte mi stupisco di me stesso. Voglio dire, dopo ho avuto dolori per 5 giorni, ma qualche tempo fa mi sono improvvisato Nembo Kid e ho recuperato di scatto l’autobus che mi aveva fatto marameo ad una fermata, cogliendolo alla successiva (miei complici avevano formato una fila ad anello di gente che scendeva e poi risaliva, per tenere occupato l’autista). La mia coscienza ecologica mi suggerisce tuttavia di piazzarmi nella compostiera del materiale organico per tempo, prima che ci lasci le piume - che poi chi mi sposta più? Ah, no, quelli erano gli elefanti, con il cimitero dei medesimi; ma lo sapevate che i civilissimi fagianni pomerani fanno la stessa cosa con la compostiera? Perciò prendevo esempio.

Ho sonno. E siccome non volevo falsificare questa affermazione, mi sono messo a scrivere questo post per tirarla per le lunghe e andare a dormire tardi. Adoro i piani ben riusciti. E via di pialla.

Uscita obbligatoria a Sestri Levante

StM - Tuesday, 5 February 2008, 23:55 - diario

C’era questa astronave Enterprise precipitata in una galleria che stava combattendo contro una flotta di navi Borg, mentre un team di appassionati informava gli astanti su tutto ciò che c’era da sapere per comprendere l’universo di Star Trek. Le voci in realtà parlavano di un tir ribaltato con mille morti e un cratere nel manto autostradale, ma io non ci credo, tendono sempre a minimizzare. Perciò, c’era questa Enterprise incagliata tra Sestri Levante e Brugnato. E i Borg. E i fan di Star Trek.

Autostrade per l’Inculata informa che bisogna uscire a Sestri Levante. Uno pensa: esco a Sestri, faccio un po’ di strada normale, e rientro alla successiva, dopo l’incidente. Verrà poi fuori che hanno fatto uscire a Sestri perché le due uscite successive, prima dell’incidente, probabilmente non erano in grado di smaltire un traffico autostradale; però, tecnicamente, dopo Sestri si avrebbero avuto altre due occasioni per uscire.

Comunque usciamo a Sestri Levante, e seguiamo le indicazioni per La Spezia. Bricchi*. A salire e a scendere. Ingresso successivo dell’autostrada: “bene, è il nostro… non c’è un cacchio di nome di che posto sia, ma sarà sicuramente Brugnato - se ci hanno fatto uscire a Sestri e l’incidente era tra Sestri e Brugnato…”. Il telepass non fa obiezioni. Scopriamo dopo poco che dire “tra Sestri Levante e Brugnato” è un po’ come dire “tra Torino e Ancona passando per Monaco di Baviera e Kiev”. Otto chilometri di coda.

Sunnyday Joe, detto l’Ottimista, nella sua divisa arancione coi catarifrangenti da supereroe (poteri speciali: morire investito da uno stronzo con la patente nella più completa invisibilità da parte dei media), comunica al mio collega (mentre io ero impegnato a spedire il solito importantissimo sms del cazzo alla mia spammer preferita) che “se riusciamo a liberare la strada per mezzogiorno [erano le 9] sarà già tanto, e non sono nemmeno sicuro che si riesca per stasera”.

Sfortunatamente ci hanno fatto ripartire già un’ora dopo, prima ancora che riuscissimo a capire come si costruisse un tee-pee e che decidessimo quale forma di governo dare alla nostra tribù autostradale improvvisata (anche se gli schieramenti politici erano già chiari: i “faccio come cazzo mi pare a me” contro i “fate come cazzo ci pare a noi”, che se non cogliete la sfumatura, be’, non vivete in Italia).

Segue uno spassoso pomeriggio in cui andavo a chiedere a terzi quali fossero gli indirizzi IP dei nostri server, o in cui scoprivo che avevo perso due ore della già sgocciolante giornata perché un componente (occulto) dell’antivirus aziendale trovava indignevole che volessi porre un programma in ascolto su una porta.

Sento un po’ come se la Morte stesse venendo a prendermi. Temporeggerò. Appunti per una vignetta: Max Von Sydow e la Morte che giocano a Wii Sports, o Counterstrike, o PES.

*=monti, zone montuose. Anche, metaforicamente, territori inesplorati e/o inaccessibili (cfr. posti inculati, Puttanburgo). Es: “Andar per bricchi”, “ma tu abiti lassù sui bricchi, non ci penso nemmeno di venirti a prendere”.

“Cornuto!” “Per forza, è un toro!” “Non lui, tu!”

StM - Monday, 4 February 2008, 23:25 - diario, nosce te ipsum

(blog tecnico, ghghgh)

Get thee to a nunnery

dice Amleto a Ofelia in uno dei suoi non realmente deliranti delirii. Il mio docente d’inglese, che teneva moltissimo alle teorie complottistiche alternative (con particolare preferenza per ciò che fosse il più possibile deviato), sosteneva che “nunnery” potesse essere inteso letteralmente, un convento, oppure in senso traslato e capovolto, un bordello. Poi questa teoria mi cadrebbe un pochino nel prosieguo:

: why wouldst thou be a breeder of sinners?

Ma se durante le cene coi vecchi compagni del liceo abbiamo ancora qualcosa da raccontarci, dopotutto, è anche grazie a quell’uomo (due palle, ma sempre meglio che rendersi conto che “ma io con questi non ho niente da spartire, si fottano”); che, pur con tutti i suoi difetti, e andando controcorrente, io in fondo apprezzavo. Di (letteratura) francese e inglese avevamo come il sole e la luna: dove era nozionistica e rigorosa l’insegnante di una materia, così era spannometrico e fantasista quello dell’altra. Vorrei mettere in chiaro che, a parte una somiglianza di mascella, non c’è alcun punto in comune tra costui e il Professor Keating: non è quel modo di essere fantasisti; però tra una teoria strampalata e l’altra qualche idea filtrava, e rimaneva. Come sanno i miei lettori più fedeli (io e il mio amico invisibile), poi, a me sono invise le spiegazioni lapalissiane, che lascio sempre per esercizio allo studente, mentre volentieri mi avvento su quelle avventurose (solo per dire che avventarsi e avventurarsi sembrano avere la stessa radice, e non me n’ero mai accorto).

Risalendo la catena dei pensieri, che a quanto scritto sopra mi ha portato, e non ne è invece scaturita, sono circondato di matrimonieggianti. Lo so, magari la connessione a voi sembra labile, ma vi assicuro che c’è - solo che non posso mica raccontare i fatti altrui in piazza, no? Sarebbero risate assicurate, ma c’è il vincolo che abbiate frequentato il mio liceo, mi spiace. Comunque, sempre parlando di liceo, ho pensato: ma possibile che dei miei ex compagni solo [tizia] si sia sposata? Tra l’altro scaturito in aneddotica spettacolare anche quel matrimonio (ma nun se pò). Tremo al pensiero di avere una risposta. Magari quelli si sposano e non ti avvisano. E fin qui va bene; ma non ti mandano nemmeno i confetti; e allora sono dei maledetti. (Aggettivo sostantivato? Se volete usarlo come aggettivo vero, aggiungendo un sostantivo a vostra scelta, ne avete facoltà).

Dove voglio arrivare?

Ovviamente al fatto che ho un problema con la metà meno maschile della uomosfera. C’è questa cosa tragica che il problema non sorge mai, be’, quasi mai, dall’unico (indeed) vero grande macroscopico terrificante difetto che ho, ovvero due quinti di egocentrismo e tre quinti di disadattamento. Io, con me stesso, non penserei nemmeno per un istante di progettare una vita insieme. Un inferno. Pensate che questo sia un problema? Figuriamoci. Credo di essere io il problema, frequento persone che credo normali, e poi si scopre che in realtà loro tengono le antennine e la coda.

…voi non ce le avete antennine e coda, eh?

E’ vero che non ho un campione statistico ampio, ed è anche vero che il detto campione non è nemmeno eterogeneo; e questo è già parte del problema. Regolarmente io m’interesso a, m’innamoro di, chi è indisponibile. Regolarmente non riesco a innamorarmi di persone che avrebbero da darmi, o mi hanno dato, più di chiunque altra, magari nel limitato spazio di qualche giorno, una notte (a fronte di mesi, anni). Regolarmente v’è incontro di interessi quando ogni logica darebbe responso negativo. Regolarmente, anche due volte al giorno, vado… niente, niente.

In pratica finisce poi che io sono quello troppo buono, che non mi meritano. Capite? “Con le corna da stambecco non mi piaci più, però il fatto è che non ti merito”. “Guarda, non ne posso più che tutte le volte mi provochi orgasmi multipli che durano svariati minuti ciascuno, non ti merito” (ora non venite a dirmi che non è realistico). “No, basta, ho deciso che tu sei troppo serio per me, non ti merito; tieni, questo è l’invito per il mio matrimonio, mi sposo con mio cuggino che è pastore protestante”.

Ovviamente si tratta di esempi, e solo uno è tratto da un episodio reale che mi ha visto coinvolto (vi do un suggerimento: riguarda il sesso) (allora, queste mail di interessamento arrivano?). La realtà è molto più comica, come sempre. Almeno, io la vedo comica. E per dimostrarlo mi sono fatto col rasoio un taglio alle gote per allargarmi il sorriso. :). Visto? :))). Sono sorridentissimo.

:)))))

DecomPoste Italiane

StM - Thursday, 4 October 2007, 1:11 - diario

azzurrismo.jpg

(è per mettermi un po’ di buonumore)

Oggi ho contattato il servizio clienti delle poste via e.mail, per una questione concernente la e.mail. In pratica mi sembra che non mi arrivino dei messaggi e.mail che mi dovrebbero arrivare. Ho fatto una domanda ben circostanziata, che tutto sommato poteva avere una risposta semplice: sì/no. “Poste Italiane adotta filtri antispam per la e.mail indipendenti dall’utente?”. Sì/no. Non sono stato così conciso, ma la domanda era questa.

Come tutta risposta, un paguro ammaestrato mi ha spedito in un .doc non formattato (ah, i vantaggi degli accordi Poste-Microsoft, eh?) i passi per verificare se riesco ad accedere alla casella e.mail, il tutto all’indirizzo e.mail a cui avrei potuto non riuscire ad accedere. Mi sono alterato e ho risposto poco educatamente, ripetendo la domanda. La successiva risposta semplicemente mi reindirizzava al numero verde, che cercherò di chiamare quando, magari, avrò tre quarti d’ora di nulla cosmico da riempire nella mia vita, e tanta voglia di essere paziente.

Io non ce l’ho con chi dà risposte inutili. Fare assistenza clienti è un lavoro facilmente di merda, la gente ti chiama solo quando è incazzata nera perché la TUA AZIENDA gli ha venduto una cosa che NON FUNZIONA (poi, mi dicono, ci sono anche gli Ing. che ti tengono appeso per mezz’ora e alla fine si scopre che era finita la carta alla stampante). Non capita mai la persona che ti chiama, ti chiede come stai, e ti dice che lì da lei tutto va a meraviglia (quando un collega mi chiama e mi chiede come sto, in genere, so che c’è una suppostona in arrivo). Per non parlare del fatto che il training serio costa, e perciò s’investe giusto nelle due orette del “Corso accelerato di dissuasione dell’utente”, in cui la tua faccia viene premuta forte sulla ciambella del WC perché assuma la forma adatta all’uopo.

Però le balle girano lo stesso, quando vedi che un servizio viene organizzato in modo che per te sia di maggior servizio non usufruire del servizio. Ma più che girarmi le balle adesso m’è preso lo scoramento. Che barba.

Tre film visti a loro tempo al cinema che mi hanno intrattenuto una cifra

StM - Saturday, 1 September 2007, 17:52 - oblòg

Nella morsa del ragno. Non ricordo per quale assurdo motivo lo andai (andammo) a vedere. C’è Morgan Freeman che indaga per tutta la durata del film su chi ha commesso il crimine di produrre questa stronzata; peccato che la sceneggiatura sia così triste, e la recitazione di chiunque altro così pessima, che lo spettatore coglie immediatamente tutto quello che c’è da cogliere, e scopre subito dopo che non gliene può fregare di meno. Ho letto recensioni positive che mi hanno lasciato allibito.

Il Grinch. Sì. Sono andato a vedere Il Grinch. Al cinema. Perché sapete, ho questa opinione: se un film è per bambini, ma è bello, piacerà anche agli adulti. Il Grinch, d’altra parte, dovrebbe essere venduto in farmacia come cura per la stitichezza. Noioso. Vuoto. Probabilmente il target sono i bambini di 8 mesi appena caduti dal seggiolone picchiando la testa. “Il vostro bimbo è caduto dal seggiolone? Presto, è il momento di fargli vedere il Grinch!”. Sono stato sfottuto per questa mia scelta cinematografica e non ho trovato opportuno ribattere.

Il nostro matrimonio è in crisi. Questa mania dei comici di fare film, mortacci loro. A volte riescono, eh, non dico di no… ma non è, perché non hai direttamente davanti il pubblico che NON RIDE, che ti puoi permettere di andare avanti per TUTTO il film con la comicissima battuta “Ma pensa…”. Eccheccazzo. Il film mi aveva così preso che senza accorgermene avevo cominciato ad interagire sessualmente con la mia ragazza di allora, non rischiando tanto la denuncia per atti osceni, quanto di causare un infarto a un signore attempato (uno dei 3 spettatori oltre a noi) che s’era avveduto delle, ehm, effusioni.

Ecco perché Stefano Disegni e Rod Hilton, anche quando arrivano tardi per metterci in guardia dal mettere a repentaglio le nostre pupille, svolgono una funzione vendicatoria benemerita e liberatoria che va preservata ad ogni costo per lo sviluppo della Civiltà. Sottotitoli per non cliccanti: Stefano Disegni è un fumettista che, tra le altre cose, ogni mese produce per Ciak un riassunto caricaturale di un film che gli è particolarmente NON piaciuto; Rod Hilton è un formidabile produttore di “sceneggiature condensate”, cinicamente critiche ma straordinariamente comiche, pubblicate su “Total Film Magazine” (che non so cosa sia), per più o meno tutto quello che può muoversi su grande schermo. A Leggerli sembrerebbe che nessun film sia MAI loro piaciuto, ma l’inghippo è che dei film che ritengono guardabili NON parlano!

Un’altra efficace “penna da guardia” contro i mostri su pellicola (e in digitale), abitualmente meno comico (e non perché non sia in grado, io me lo ricordo quando mi faceva ribaltare dal ridere) ma sempre piuttosto incisivo, ovviamente è il nostro Obi ;). E poi lui parla anche dei film belli!

Anche le gonadi beneficiano delle rotonde

StM - Saturday, 4 August 2007, 21:16 - estensioni digitali

Girano girano e girano.

Ieri ho fatto trasferire di server tutta la sitaglia che gestisco, perché sono capriccioso e voglio PHP5. Le cose importanti sono andate bene. Però attualmente fate conto che le mie gallerie di immagini non esistano, ok? C’è qualche fottuto problema con il PATH_INFO, e fate anche finta di accondiscendere. Così ho deciso di buttare via delle ORE della mia vita per vedere se, invece di darmi pena per rimettere in sesto quel brontosauro grasso di Gallery, potevo installare qualche altro software che avesse quei 3-4 requisiti e che fosse in un linguaggio tra php, python, perl, ruby, insomma ampia scelta, mica mi attaccavo a nulla.

Alla fine invece a qualcosa mi sono attaccato: al tram. Tonnellate di script tutti uguali, che neanche si preoccupano né di mostrare peculiarità né di implementare quelle 4-5 cose veramente utili, mentre si profondono in funzionalità cretine e inutilizzabili. C’è una frenesia dilagante tra gli sviluppatori da “io so usare ajax”; va bene, grazie tante, ma da come hai implementato direi che non sai usare un mouse, un monitor e un browser; oppure non sei umano. Software tutto sommato graziosi hanno smesso di essere sviluppati anni fa, e tuttavia c’è sempre qualcuno che pensa di poter fare meglio iniziando da zero; ma va’ ciapà’ i rat’, scusa. Ho capito che Flickr e Picasa rendono poco rosea la prospettiva dei software per fotogallerie installabili, ma questo dovrebbe fungere da incentivo, non dovrebbe indurre a pensare “be’, se uno vuole qualcosa di decente usa i servizi di Yahoo e Google, noi sviluppiamo schifezze per masochisti”. Checcazzo.

I miei amici di Bluehost poi s’erano dimenticati di ridarmi l’accesso ssh allo spazio web, e quando me l’hanno dato mi sono accorto che qualche cervellone ha creato la linux box più incasinata della storia dell’uomo dal 33 d. C. in avanti (circa) e tra le altre cose non posso utilizzare gzip.

Tutto questo quando dovevo finire di leggermi una robetta sulla fotografia, una guida per il venturo viaggio, e scendere in strada accoltellando ignari sviluppatori di applicazioni web a caso. Vi suggerisco solo di non impegnare rotonde senza prima controllare se vi stiano girando attorno le mie gonadi, ché attualmente sono MOLTO pericolose.

HOW-TO make StM malfunction with the aid of a bunch o’ words

StM - Sunday, 8 July 2007, 1:53 - nosce te ipsum

Si tramandano antichi papiri di tecniche segrete ed efficacissime attraverso le quali è possibile, con pochissimo sforzo, farmi girare le balle (potreste anche lasciarmi senza parole, ma non vedreste la differenza con prima). Ve le rendo note adesso perché con il caldo le balle rotanti vengono utili (e siamo ancora in tempo perché tanto caldo non lo fa).

Deadlock

Io: “Posso dalle ore tot alle ore tot, dimmi tu quando vuoi che ci vediamo e dove - ho la macchina e non è un problema”. Voi: “Mi va bene qualsiasi ora e qualsiasi posto, dimmi tu”.

“Va bene, quattro di notte, Shangai, su un materasso chiodato da fachiro con un altoforno pieno di ghisa scoperchiato sotto”. Eccheccazzo.

Eventuale seguito: decidete all’ultimo momento che l’orario, o il posto, o entrambi, non vanno bene; anzi non vado bene nemmeno io.

Instantaneous Depression

Io: “…ecco, questa cosa mi ha proprio commosso”. Voi, tempo dopo: “[battuta che ironizza sulla mia commozione per quella cosa che ho raccontato solo a voi]“.

That’s friendship, then… to be mocked on selected topics by a selected elite group of people.

Utmost Disorientation

Io: [dico qualcosa]. Voi: [mi spiegate cos'è che in realtà volevo dire].

Grazie, non ci foste voi.

Big Boring Banality

Voi: “Allora, come va?”. Io: [messo all'angolo dalla vacuità della domanda, non posso che abbandonare ogni originalità e rispondere:] Bene, grazie”.

Se foste più specifici, e non voleste andarvene dopo 10 secondi, scommetto non avrei difficoltà a produrre l’infinito elenco di cose che vanno di merda, invece.

Twice on the wrong side

Io: “Ho un difetto: $difetto”. Voi: “Ma no, dai, non è vero”. Voi, tempo dopo: “Hai ’sto cazzo di difetto: $difetto2 = $difetto^3 + $difetto^2 + $difetto. E credo l’Anticristo ti cederebbe lo scettro”.

Vie di mezzo no, eh?

Treacherous Duality

Voi, messaggio: “Appena ci vediamo facciamo [censura] con la [censura] e mi [censura] il [censura] con [censura, eccetera eccetera]“. Ci vediamo. Voi: “Senti, ti va di accompagnarmi a messa/a fare shopping/a buttarmi giù da un ponte?”.

Volentieri. L’ultima.

Concept drifting

Io: “[$concetto]“. Voi: “Sì sì, ho capito”. Voi, riferendo a terzi: “StM dice $concetto - $concetto + $concetto2completamentediverso”.

Magari sono io che non mi so spiegare. In caso di guerra datemi ai nemici come prigioniero, io rivelo loro tutti i nostri segreti e alla fine noi vinciamo perché avevano capito male (”They did not take me in the Army. I was, um, interestingly enough, I was, I was 4-P. Yes. In the, in the event of war, I’m a hostage.”).

* * *

Nota a margine (inferiore, il margine). Oggi sono incappato nel personaggio della cameriera che scrive storie sui propri avventori, nel Sandman di Neil Gaiman; lei osserva che se costoro sapessero che è una scrittrice, e non una “semplice cameriera”, se ne starebbero ben più zitti. Come si inquadra questo nello scenario odierno, in cui tutti hanno un blog o un account su youtube e una gran voglia di postarvi i cazzi (nel caso di youtube, letteralmente) propri e altrui? (notate una certa qual coda di paglia, mica?)

Dylan Dog 250

StM - Saturday, 30 June 2007, 12:50 - il criticone

Forse le celebrazioni sono ormai troppe [1], ma, insomma, male non fanno[2]. Tanto più se vi offrono un capolavoro [3] come questo che state per leggere, dove Bruno Brindisi è alla vetta della sua arte (con Sclavi dietro le quinte, citiamo pure lui, va’, anche perché è vero che i dialoghi sono pochi [4], ma se non c’era il Tiziano a scrivere le scene grandiose, il Brindisi che cosa disegnava? [5]). Non possiamo poi davvero esimerci dal dedicare una menzione per lo splendido lavoro svolto a tutto lo staff dei coloristi (Cristina Toniolo, Chiara Fabbri Colabich, Claudia Boccato, Federico Toffano, Andres José Mossa, Micaela Tangorra, Oscar Celestini) capitanato con passione e pazienza infinite da Emanuele Tenderini [6].

[1] oltretutto non si capisce cosa sia rimasto da celebrare

[2] lo dite voi: io ho preso un Dylan Dog dopo tanto tempo, effettivamente attirato dalla splendida colorazione di ottimi disegni, e voi bruciate questa occasione di riconvincermi sbrodolando lì una non-storia che nemmeno in seconda media mi sarei osato di produrre? Lo stratagemma del sogno e dell’allucinazione? Ma scherziamo???

[3] un cosa?

[4] e fanno cagare… voi non vi immaginate la quantità di puntini di sospensione che ci sono

[5] per esempio poteva meglio impiegare le proprie energie a disegnare una sceneggiatura vera; scherzare sopra allo scarso impegno di Sclavi è un autogol

[6] davvero bravi

Non ho altro da aggiungere, vostro onore, se non passare la parola al sempre esaustivo Obi-Fran Kenobi: Ma Dylan Dog che fine ha fatto?

(io intanto ho deciso di far fuori la maggior parte della mia fumetteria Bonelli, fatta eccezione per Dampyr e Magico Vento, che al momento leggo ancora volentieri; se vi interessa una barcata di Dylan Dog, una barchetta di Nathan Never, una manciata di Napoleone, una manciatina di Legs, vari altri albi sparsi, chiedete pure…)

Mentre aspettiamo che arrivi l’acqua liofilizzata, parliamo un altro po’ di TFR

StM - Friday, 8 June 2007, 20:40 - diario

Mi hanno detto che l’acqua nella mia via (non so se in tutto il paese) manca almeno da stamattina alle 7. Quindi non si spiega come mai io non sia uscito di casa insaponato, nonostante ricordi nitidamente di avere effettuato tutte le operazioni abituali del rituale della doccia, alle 7 e 35. Non mi è chiaro. Comunque adesso l’acqua non c’è per davvero e quindi purtroppo non posso né lavare i piatti né rendermi presentabile per un’ipotetica uscita del venerdì sera. Per ingannare il tempo, quindi, vi renderò partecipi di qualche riflessione per larga parte non mia.

A dispetto del dubbio venutomi la volta scorsa, in effetti una buona scusa per lasciare il TFR in azienda c’è: l’irreversibilità dell’atto di sua destinazione ai fondi pensione; potrete cambiare fondo quante volte vorrete, ma non potrete più ridestinare il gruzzoletto a ciò che è definito dal suo stesso nome, cioè il trattamento di fine rapporto (la liquidazione). E comunque, via, la liquidazione te la danno anche quando vai in pensione, non solo al licenziamento. Che se hai 26 anni ci pensi sicuramente, alla pensione.

Tra l’altro è fenomenale la distinzione tra aziende con più di 50 dipendenti e quelle con meno. In pratica io potrei decidere che no, non vado a lavorare per la Vattelapesca Inc. perché ha migliaia di dipendenti, e quindi non potrò decidere di tenere il TFR completamente in azienda ma almeno al 50% andrà comunque in fondi pensione. Ora ho detto una cretinata, ma è forse questo un altro modo per dinamicizzare il mondo del lavoro? Congratulazioni Sig. Maroni, sembra proprio che ci siamo, eh.

Oggi mi sono stati illustrate un po’ di aliquote, tassi di interesse, imposte, tariffe, una tantum, inflazioni, donne nude. I contabili scoppieranno di gioia, ad avere un’occasione così ghiotta di calcolare una manciata di VAN concorrenti, per stabilire quale sia l’investimento presumibilmente più fruttifero per il nostro TFR; e non dico che abbiano torto; io però preferisco decisamente le donne nude, in tutto quanto il discorso. Non è menefreghismo, ma consapevolezza del fatto che in questa situazione la maggior parte di noi finirà per essere bestiame finanziariamente macellabile; e che per evitare di esserlo occorrerà a ciascuno uno sforzo di comprensione immane. Perché certo, ci sono gli specialisti che possono darti ottimi consigli; peccato che si trovino dall’altra parte del bancone, e siano proprio gli stessi a cui dovrai affidare i tuoi soldi. Una posizione ideale, quanto a neutralità.

Ora non voglio dire che i fondi sono cacca e che la vecchia maniera invece era la meglio cosa; vi invito solo a riflettere bene su quello che fate, e, se decidete per i fondi, a non prendere la decisione alla leggera e a tenerli sotto controllo nel corso degli anni.

Inutile segnalare che anche Grillo ha dovuto dire la sua

Update: e mi sa che ho detto una fregnaccia perché per le aziende con più di 50 dipendenti semplicemente il TFR viene in parte gestito dall’INPS, ma alle stesse condizioni alle quali viene gestito in azienda (quindi cosa del tutto trasparente per il lavoratore).