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Esse come Savona, o come Spasso, o Stamin…
StM è nato e cresciuto in provincia di Savona. Se gli date del provinciale non si offende, a meno che non lo riteniate voi stessi un’offesa invece che un dato oggettivo.
La provincia di Savona è una tipica provincia che per la maggior parte del territorio è ridente per paresi facciale, sebbene forse in riviera qualche sorriso sincero di tanto in tanto lo si veda. Certo, se siete un residente di una bella cittadina turistica ve la potete godere tutto l’anno, ovvero quando in realtà andate a lavorare in qualche luogo ben più triste, tranne durante le feste in cui c’è l’assalto di villeggianti che si credono a casa loro (in qualche caso è effettivamente vero, SECONDA casa, fatta risultare coi salti mortali come prima casa della moglie o dei figli per non pagare l’ICI), e tu sei “finalmente” in ferie. In provincia di Savona ci piacciono i periodi estremamente lunghi e complessi (non è vero).
E’ opinione comune che il capoluogo sia il posto meno sorridente di tutti. A titolo di esempio, prendiamo un sabato sera qualsiasi in cui vi si rompe la macchina dopo che siete stati tutto il pomeriggio all’Ipercoop a non fare un accidente e perciò dovete restare lì. Dite: andiamo al porto che ci sarà vita. In effetti i locali sono tutti lì. Se vi piace ballare, be’, spiacente ma dovete uscire dalla città… ma questo non è un mio problema. Comunque, dicevamo di questi locali. Scambiate qualche occhiata furtiva con chi vi circonda e scoprite la terribile verità: TUTTI quanti con la macchina rotta che non sanno come tornare a casa, o ancor meglio come andare semplicemente altrove. E di macchine se ne rompono sempre abbastanza da riempire fino all’orlo i locali più piccoli, quindi dovete pure vagabondare quella mezz’ora per trovare chi metta a disposizione del pubblico un po’ più di un tavolino e tre sedie.
Detto sinceramente, a girare per Savona alla sera ci mancano solo le salsole. Ma non disperate: non appena vi sarete accomodati al vostro tavolo per fare quattro chiacchiere in santa pace (a proposito della vostra macchina rotta), qualcuno verrà a farvi gradita compagnia. I signori che vendono rose.
I signori che vendono rose
Sigh. Io non li ho mai sopportati. Che siano ragazzi, uomini o bambini, il solo concetto che cerchino di far leva sulle vostre insicurezze con una certa qual forma di velato ricatto mi fa uscire dai gangheri. “Compra la rosa alla ragazza con cui ti accompagni, dimostrami che non sei tirchio e rozzo e pezzealculo”. Non ho mai preteso di essere un elettore di estrema sinistra che capisce (finché non gli riga la macchina perché non ha pagato il “pizzo” al parcheggio) ed empatizza con le problematiche dell’immigrato irregolare sfruttato, privo di tutele e ingranaggio della criminalità organizzata, però ammetto di essere rimasto deluso da me stesso le prime volte che ho risposto male a certe inutili insistenze. Perché non basta ignorare, non basta dire no tre volte (ed eventualmente far cantare un gallo nel mentre): li devi scacciare.
Ho solo fortuna che attualmente mi accompagno a persone che si arrabbierebbero anche più di me, perché avrebbero da dirne quattro sull’opportunità di uccidere le povere rose per nessun fine utile; quindi si fa a turni, e alla fine non è così pesante.
Una sola volta avrei pagato volentieri una rosa. Era una rosa blu, e non le vedi tanto spesso (ci sarebbe poi da dire che il colore blu è di per sé una tortura per la povera rosa, da quel che so). Il ragazzo era simpatico a pelle, e perlomeno ci metteva… passione. E’ vero che in questo genere di attività (e includo accattonaggio ed esibizioni musicali – in genere con fisarmonica e sempre le stesse 4 note in croce) si trovano sempre un sacco di volti nuovi, novellini che vedi una volte e poi non più; ma vedi anche bambini, ragazzi e uomini che ricordi di aver già visto mesi e anni prima… e non hanno cambiato il loro impegno di una virgola: si avvicinano al tavolo, sorridono, provano ad appoggiare una rosa, se ne vanno con le pive nel sacco al quarto rifiuto. Il venditore che mi aveva quasi convinto invece aveva sviluppato un modo di fare, di presentarsi (un ridicolissimo cappello con le lucette e palloncini annodati, e una certa disinvoltura), che effettivamente avvinceva e non risultava per nulla noioso e ricattatorio; alla fine gli si aveva lasciato appoggiare la rosa, e tuttavia non lo si era più visto tornare per poi pagargliela… e se la si è portata via lo stesso :P.
Ma abbastanza per i rompiba… per i venditori di rose.
Direte voi: Ma locali a parte… un cinema ci sarà pure a Savona, no? Cooome no. Un multisala da 6 sale e un cinema d’essai.
I cinema
I cinema a Savona si adeguano alla crisi economica e alla regola per cui, alla sera, o si esce a cena o si va al cinema; non entrambe le cose. L’ultimo spettacolo infatti comincia in un range che va dalle 21.15 alle 22.15, cioè tra il momento in cui ci si siede a tavola e quello in cui si prende il caffè. La cosa migliore è che gli orari cambiano continuamente, quindi se non vai a controllare giorno per giorno non puoi fare programmi.
In alcune sale vige il doppio film, vale a dire che nel pomeriggio c’è quello da bambini e alla sera quello per adulti; in genere quando lo scopri, che quello da bambini era solo al pomeriggio, è troppo tardi e devi per forza andare a rompere la macchina e farti un giro al porto, perché il film da adulti fa troppo schifo.
Niente da dire sul cinema d’essai: alta qualità media, e gli orari rimangono quelli di sempre, così che, almeno lì, uno si sappia regolare. Peccato che prima o poi chiuderà, grazie a chi ha ridotto i fondi per le attività culturali. Ovviamente si spera di no.
Poniamo che vogliate tornare a casa in autobus, visto che avete la macchina rotta. Buona fortuna.
Il trasporto pubblico
Perché innanzitutto non dovete fare troppo tardi, che l’ultimo autobus parte alle 22.30. Oh guarda, proprio in tempo, se siete andati al cinema al primo spettacolo.
Ho avuto il mio dire per talune sviste nel nuovo sistema tariffario dell’ACTS, e ancora ho qualcosa di rimanente nel cappello. Del tipo che, be’, quando è la quarta-quinta volta che la neve blocca le strade e gli autobus rimangono in coda per ore… quanti biglietti da 90 minuti bisogna obliterare? E quando la gente ti parcheggia nello spazio di manovra del bus e finché non si sposta devi aspettare? E quando un bus arriva in ritardo ma l’altro parte in perfetto orario o in anticipo, perdi la coincidenza, e devi aspettare 40 minuti-un’ora il bus successivo? E’ proprio un sistema ideato da qualcuno che ha sempre tenuto il suo sedere al caldo nel capoluogo e non si è mai posto problemi – tanto lui andrà in macchina. E il tutto basandosi sul lavoro degli eroici contapasseggeri, probabilmente più per minimizzare il numero di proteste che non per migliorare il servizio (per il momento non ho visto miglioramenti, solo quella decina di euro in meno ogni mese nel portafoglio).
I mezzi comunque sono in ottime condizioni. Se eccettuiamo il fatto che sistematicamente bisogna aiutare il bus che prendo all’uscita da lavoro a chiudere le porte in salita, sennò ‘un gliela fa. E tralasciando quei giorni sfortunati in cui di bus se ne rompono per strada due – o forse è lo stesso che si è spento in corsa due volte (perché la prima non aveva convinto, non era venuta bene).
E lasciamo stare che ci sono quei due-tre autisti con difettucci trascurabili quali lo stop-and-go compulsivo, la passione per la velocità e le inchiodate, quelli privi di organi sensoriali in grado di percepire la temperatura ambientale, che loro hanno la giacca e tu in maglietta sudi e sei indeciso tra nausea e allucinazioni. Chiaro, sulla maggior parte degli autisti non ho nulla da dire, fanno bene il loro lavoro; però quando capita quella volta dello stop-and-go coi 35 gradi, che per le 2 ore successive credi di morire, la tentazione di mandare a quel paese il riscaldamento globale e andare a lavorare in macchina ti viene.
Plis visit blog bat plis visit Savona
Un po’ come nel resto di Taglia, le cose belle ci sono anche qui e invece di valorizzarle si passa il tempo a lamentarsi; a mugugnare, diremmo noi. Una volta credevo che altrove avrei vissuto meglio (credo sia capitato a tutti), ma alla fine ogni posto ha i suoi difetti, e bisogna andare a stare nel posto i cui difetti sono per noi meno insopportabili.
Certo, un post informativo/turistico su Savona non sarebbe stato così divertente. Ma prima o poi lo avrete.
(questo post è stato preparato più di due settimane fa ma pubblicato solo ora perché… si fatica a trovare un motivo per fare post, ANCHE quando sono già pronti; dev’essere stanchezza)
Gggènova per voi (e non per me)
Stasera al tiggì regionale non hanno dato una notizia importante: lo sciopero dei parrucchieri. Eppure era palese. La prova era lì, a mezzobusto, con una faccia fintamente impassibile ma in realtà disperata fino al midollo. Una scena tragica e crudele. Io sono contro la vivisezione.
(Il TGR Liguria è un TG così interessante che quando fanno un servizio sul cimento ne parliamo per ore con gli amici)
Sono un figlio ingrato della Liguria. La prospettiva, per dire, di trasferirmi a Genova, non mi alletta. E d’altra parte, poniamo il caso, pendolare fra casa mia e Genova è irrealizzabile, o in alternativa folle: autobus+treno+mezzi pubblici, o automobile+traffico+mezz’ora per il parcheggio, o automobile+mezz’ora per il parcheggio+treno+mezzi pubblici. Ho fatto il test, 2 ore per percorrere 70 km (con alcune situazioni avverse, ammetto).
Quindi, con quale criterio continua a chiamarmi gente per propormi lavori a Genova? Eh? Zzomenefregaammè? Giusto perché sono in Liguria, mica vuol dire che Genova è dietro l’angolo. Presente la Liguria? La quadrata, raccolta, e pianeggiante Liguria? No? Ecco. Nemmeno ci ho studiato, perché tanto ce ‘o sapevo, che andare a Torino era quasi uguale (oltre che, coff coff, più vaselinoso dal punto di vista didattico). Che poi appunto a questo servono i siti di ricerca lavoro, no? Ricerco lavoro in: Pie-mon-te e Lom-bar-dia (perché non potevo mettere To-ri-no e Mi-la-no, sennò l’avrei fatto)… Li-gu-ria NON c’è. Genova, Genova, Genova. Argh.
Poi ci sono anche i reclutatori per conto terzi, se non proprio le agenzie di lavoro interinale. A una ho praticamente detto che fa un lavoro che disprezzo; tuttavia mi ha risposto a tono e devo dire che, in fondo, la mia parte di torto ce l’avevo. Ogni tanto arrivano mail quasi buffe, tipo questa:
Buongiorno,
Le chiedo cortesemente di farmi pervenire al più presto in formato elettronico il CV aggiornato con voto di laurea, così da poterlo inserire nel nostro database.
Alla cui sollecita ma non sollecitata cortesia cosa puoi rispondere?
Buongiorno,
allego curriculum aggiornato ma privo del voto di laurea, non per dispetto ma proprio per non possesso della stessa.
Non l’avrà nemmeno letta, non mi chiameranno mai, ma a volte sono piccole soddisfazioni…
Sto sicuramente dando l’impressione di essere uno snob. Parafrasando: “Mah, non saprei, a sentire la descrizione sembra una rottura di coglioni”; “No, guardi, il contratto da schiavo se lo può tenere”; “Ma almeno vuole dirmi qualcosa del lavoro, visto che non voglio perdere un pomeriggio per poi scoprire che devo vendere bianchetti sott’olio porta a porta?”. Ragazzi, bella la sensazione di avere il coltello dalla parte del manico. Finché dura…
(in realtà, dai, lo ammetto: ho un po’ di fifa. Perché qua in famiglia non è che si hanno proprio tutti questi paracadute, se le cose vanno male; meno male, che non vanno male; ancora)










