Viviamo indubbiamente in un periodo storico di eccessive libertà. E’ chiaro. Facciamo schifo da quanto siamo liberi, e perciò ci dobbiamo mortificare un pochino, ecco. Avanti, coraggio, abbiate un po’ di paura di vivere, piantatela di guardare al futuro con fiducia, sentite pressante il bisogno di vivere in un mondo triste. Sù.
Ad ogni fatto più o meno eufemisticamente increscioso che accade, c’è sempre qualcuno che salta su a fare casino e a cercare poi di portar via il bottino mentre tutti si chiedono cosa cacchio stia succedendo.
S’è colta la palla al balzo con quegli aerei dirottati, per cancellare in modo solo apparentemente circostanziato diritti umani obsoleti come l’habeas corpus, fare qualche passo verso l’autoritarismo (le intercettazioni sono il minimo), rendere impossibili i viaggi aerei (mi raccomando non fate esplodere la vostra bottiglietta di naturale), imbrigliare nella paura e controllare le coscienze di milioni di individui. Tra l’altro mi vien da ridere: quanto ci vorrebbe ad infiltrarsi nelle nostre catene di produzione alimentare, avvelenare migliaia di persone alla volta e mettere in ginocchio la nostra economia col terrore casa per casa (ommamma ho dato un’idea)? Che facciamo, andiamo al lavoro, al supermercato, in treno passando attraverso metal-detector e perquisizione corporale ogni volta? Oppure vogliamo decidere di vivere?
Ma fin qui siamo su un terreno noto, codificato, maturo: il gran casino è il mondo 2.0, cioè il mondo interconnesso e numerico, la Rete.
Perché gran casino? Perché di legislazione ha bisogno, siamo d’accordo, ma tale legislazione è lasciata nelle mani di uomini di Neanderthal che non distinguono un sito da un indirizzo e.mail e entrambi da una patata; perché chi vive internet ora non potrà mai adeguarsi a quello che grandi corporation delle telecomunicazioni e dei contenuti vorrebbero diventasse, e si stanno adoperando con grande influenza lobbyistica perché lo diventi; perché la stupidità su scala ridotta e che rimarrebbe confinata lì viene sempre presa in consegna da qualcuno che si adopera perché diventi stupidità su larga scala.
L’ultimo caso (nota: non sono informatissimo in materia, almeno lo dico), quello del ragazzino affetto da sindrome di Down maltrattato dai compagni di scuola; compagni di scuola geniali, nel farsi sgamare - quasi una autodenuncia. Il discorso “video col cellulare” sta acquisendo una dimensione abnorme e incontrollabile sia a livello normativo che socio-culturale: la possibilità di “pubblicarsi” con estrema facilità, ora anche in video (e quindi col massimo di capacità di espressione che le tecnologie riescono oggi a dare al nostro corpo), ha generato una nuova forma mentis che strizza l’occhio al narcisismo e superficialità dei prodotti televisivi, ma li sorpassa, invischiati come sono nei loro vuoti reality show “costruiti”, canto del cigno di una televisione in decadenza in un momento in cui il pubblico ha fame di vita vera, in presa diretta. Per una fotografia del fenomeno dei filmati col telefonino, prima vera estensione digitale del corpo nella storia umana, consiglio la lettura di PI: Sed Lex/ Dal camera-phone al pedoporno per avere spunti di riflessione impensati.
Tornando ai fatti di cronaca e ai trogloditi, dice bene, o meglio fa capire bene Mantellini in questo stringato ma efficacissimo post (importante il titolo, mi raccomando) quale possa essere lo scoramento degli addetti ai lavori: gli atti di bullismo vanno puniti e prevenuti perquisendo gli uffici di Google, certo.
Il caso ora si va allargando, e sinceramente spero che sia solo il solito fumo negli occhi del circo giornalistico (uno fa la voce grossa per avere un po’ di visibilità, e la massa belante subito dietro col microfono); in ogni caso, oggi ci possiamo gustare lo specialone su Punto Informatico sul caso Google Video il Bullo vs i Buoni, in cui si paventano le solite normative neanderthaliane che tanto ci fanno ridere prima di farci piangere (io alla Urbani non ho voluto credere fino all’ultimo, sembrava carnevale). La solita gente stracolma di responsabilità civica, dispostissima a fare leggi restrittive e severe, sì, ma per ciò che non li riguarda; i soliti rappresentanti delle minoranze, dei deboli (anche quando magari deboli non lo sono più), che per troppa paranoia perdono di vista la loro missione e partono per una tangente che li porta a fare la pipì in terre inesplorate, e chissenefrega se il loro acido urico causerà l’estinzione di una rarissima specie di fiori.
Su altri fronti, uomini con la clava continuano a svegliarsi da un giorno all’altro additando i videogiochi come il male assoluto, e non c’è da dubitarne che ad ogni occasione proveranno ad usarli come pretesto per limitare la libertà d’espressione, così, tanto per gradire. Tra l’altro qui non capisco mai dove stia l’uovo e dove la gallina, se l’uno sia il marketing dei distributori che gradisce pubblicità gratuita e getta esche ai boccaloni (ma guardatelo Mastella se non sembra qualcuno con una gran voglia di abboccare), o se davvero qualche Tarzan che ha appena imparato a parlare ha del tempo per scandalizzarsi per cose che non conosce.
Mi sto facendo crescere i capelli per potermici mettere meglio le mani dentro, ecco il senso di tutto ciò.