Archive for the ‘lavoro’ tag
Effetti collaterali della destinazione del TFR
Caro Datore di Lavoro,
ho deciso di lasciare il mio TFR in azienda, e quindi di non destinarlo a fondi pensione, perché evidentemente ho intenzione di scapparmene presto col malloppo. Ma tu, caro Datore di Lavoro, continua pure a darmi fiducia, investire su di me, e fingere che ci siano altri buoni motivi per prendere questa decisione.
Con immutata stima
Il Tuo Dipendente
Delle cause e degli effetti (buon primo maggio)
E poi vado a vergognarmi in giro di fare acquisti solo quelle 2-3 volte all’anno che impediscono alla Decenza di comparirmi in sogno come l’angelo a Giuseppe. La volta che mi muovo, sfidando un traffico stolto e immotivato, zac!, trovo tutto chiuso. Non che non sia un problema ignoto, a Savona: più gente c’è in giro, più esercizi, commerciali e non, sono chiusi. Non per nulla quando i croceristi passano di lì alla domenica vengono abdotti e trascinati al magnifico Centro Commerciale, che è come dire: Qui Non Teniamo Un Cazzo Di Interessante. Non esiste la Collezione d’arte Pertini, opere che furono donate da vari artisti (Vedova, Sassu, Mirò, Guttuso, De Chirico) al compianto presidente, poi rigirate dalla moglie alla municipalità; non esiste la graziosa piazza Chabrol con le migliori focaccette con la panizza (occhio che le fanno in due posti, e solo nel vicoletto stretto che incrocia Via Pia sono le originali) e il miglior frappé (nella latteria, non nei bar) della provincia; esiste in effetti la fortezza del Priamar (qui una vista dalla sua terrazza più alta sul litorale di Savona e qui una vista su mare e, ehm, tre barchette belle, bianche le vele, vaporose e snelle), perché è giusto lì a due passi dall’attracco ed è abbastanza grande da tenere impegnato il crocerista per un’oretta buona scarpinando a zonzo. Che sia io a dire che si dovrebbe valorizzare un po’ di più quel che si ha però è comico.
Così ieri, che tanto al Centro Commerciale ci dovevo passare, ho finito per prenderci una maglietta (ehi, Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi comprava i suoi vestiti ai grandi magazzini, non fate quella faccia schifata). Affrontando anche, in quei cinque minuti, un non indifferente dilemma etico-economico. Alla nostra destra, la maglietta presunta made in Italy, 27 euro (gh); alla nostra sinistra, la maglietta made in Pakistan, da qualcuno che afferma di lottare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei minori, 7 euro. Ora, diciamolo subito: il dilemma etico-economico si è risolto da solo visto che la maglietta da 7 euro faceva un po’ schifo e quella da 27, anche se fra 3 mesi sarà sicuramente piena di buchi e sarà diventata rosa, era passabile; ma io quei 27 euro (ghgh) li ho spesi anche come atto di rigore e solidarietà civile. Il punto è che non possiamo pretendere di mantenere un livello di vita come il nostro se nei nostri acquisti diamo la preferenza ai prodotti di un livello di vita peggiore. Le leggi di mercato non vanno applicate ciecamente (è vero, non sono un liberista): non basta acquistare quel che ci serve da chi ce lo offre a meno, ma costui deve anche darci garanzie che la sua azione non ci si ritorcerà contro.
Ma so bene che, da un lato, già vedere la punta del proprio naso è difficile, e dall’altro, chi cerca di fare le cose per bene viene regolarmente messo da parte o (economicamente) soppresso. E così come dare addosso a chi, prima per fare più soldi e poi per sopravvivere, piglia e delocalizza le proprie aziende? Se già preferisci assumere uno sfruttabile neolaureato piuttosto che un competente ma costoso “veterano”, tanto vale che rastrelli le nuove leve nei paesi dell’est, o nel terzo mondo. No? Poi potrai pentirti quando nessuno nel tuo paese avrà un reddito sufficiente ad acquistare i tuoi prodotti perché il tasso di disoccupazione sarà alle stelle, o il reddito pro capite sarà diminuito drasticamente per altri motivi, ma via, per fasciarsi la testa c’è sempre tempo. E poi tu i soldi ce li hai, non è un problema tuo. Se poi devi licenziare qualcuno, basta che qualche tempo prima gli fai vedere en-passant Cacciatore di teste di Costa-Gavras, così potrà sfogare suoi eventuali istinti omicidi sulle persone giuste e non su di te. Problema risolto.
(per la puntata anti-protezionismo vedremo in futuro)
Esperienze lavorative diverse in ambito IT
PI: Lavoro IT, non è questione di diritto
a confronto con
PI: Lavoro nell’IT, 23 anni e già una carriera
(il primo articolo è stato scritto come reazione al secondo)
Il nodo da sciogliere è se desiderare di avere una vita gratificante al di fuori del lavoro sia da pelandroni o no. Io dico di no.
Belàn, ho scelto la facoltà giusta (e altro)
Interessante questo sfogo su Punto Informatico… tra le varie osservazioni, l’applicazione della legge della domanda e dell’offerta alle lauree: tanti laureati significano un’offerta elevata, e perciò una retribuzione più bassa per tutti.
Che sia vero o no, c’è da essere tristi.
Rallegriamoci con questa notizia sulla ripresa delle ostilità verso i brevetti software. Vabbe’, non è una notizia. Facciamo finta che lo sia, ok?
Da tenere sempre sott’occhio, le FAQ sul decreto Urbani (il mio amico Nettezzi).
Per dovere di cronaca, sempre da Punto Informatico riporto una debolezza sfruttabile in browser che fanno uso di tabbed browsing, qui.
Poi da Slashdot, una discussione quasi oziosa su mp3, wma, ogg, aac e chi più ne ha più ne metta formati audio.
Una scheda video amichevole per il software libero: è fattibile, dicono, ma è anche opportuno farla?
Qualche sviluppo sulla faccenda del sequestro degli hard disk di Indymedia in Gran Bretagna (insieme ad altre news). Ci si interroga se sia stata violata qualche legge britannica, e in tal caso cosa si possa fare. Allo stesso link, un gustoso calcolatore della Legge di Murphy.










