Uscita obbligatoria a Sestri Levante

StM - Tuesday, 5 February 2008, 23:55 - diario

C’era questa astronave Enterprise precipitata in una galleria che stava combattendo contro una flotta di navi Borg, mentre un team di appassionati informava gli astanti su tutto ciò che c’era da sapere per comprendere l’universo di Star Trek. Le voci in realtà parlavano di un tir ribaltato con mille morti e un cratere nel manto autostradale, ma io non ci credo, tendono sempre a minimizzare. Perciò, c’era questa Enterprise incagliata tra Sestri Levante e Brugnato. E i Borg. E i fan di Star Trek.

Autostrade per l’Inculata informa che bisogna uscire a Sestri Levante. Uno pensa: esco a Sestri, faccio un po’ di strada normale, e rientro alla successiva, dopo l’incidente. Verrà poi fuori che hanno fatto uscire a Sestri perché le due uscite successive, prima dell’incidente, probabilmente non erano in grado di smaltire un traffico autostradale; però, tecnicamente, dopo Sestri si avrebbero avuto altre due occasioni per uscire.

Comunque usciamo a Sestri Levante, e seguiamo le indicazioni per La Spezia. Bricchi*. A salire e a scendere. Ingresso successivo dell’autostrada: “bene, è il nostro… non c’è un cacchio di nome di che posto sia, ma sarà sicuramente Brugnato - se ci hanno fatto uscire a Sestri e l’incidente era tra Sestri e Brugnato…”. Il telepass non fa obiezioni. Scopriamo dopo poco che dire “tra Sestri Levante e Brugnato” è un po’ come dire “tra Torino e Ancona passando per Monaco di Baviera e Kiev”. Otto chilometri di coda.

Sunnyday Joe, detto l’Ottimista, nella sua divisa arancione coi catarifrangenti da supereroe (poteri speciali: morire investito da uno stronzo con la patente nella più completa invisibilità da parte dei media), comunica al mio collega (mentre io ero impegnato a spedire il solito importantissimo sms del cazzo alla mia spammer preferita) che “se riusciamo a liberare la strada per mezzogiorno [erano le 9] sarà già tanto, e non sono nemmeno sicuro che si riesca per stasera”.

Sfortunatamente ci hanno fatto ripartire già un’ora dopo, prima ancora che riuscissimo a capire come si costruisse un tee-pee e che decidessimo quale forma di governo dare alla nostra tribù autostradale improvvisata (anche se gli schieramenti politici erano già chiari: i “faccio come cazzo mi pare a me” contro i “fate come cazzo ci pare a noi”, che se non cogliete la sfumatura, be’, non vivete in Italia).

Segue uno spassoso pomeriggio in cui andavo a chiedere a terzi quali fossero gli indirizzi IP dei nostri server, o in cui scoprivo che avevo perso due ore della già sgocciolante giornata perché un componente (occulto) dell’antivirus aziendale trovava indignevole che volessi porre un programma in ascolto su una porta.

Sento un po’ come se la Morte stesse venendo a prendermi. Temporeggerò. Appunti per una vignetta: Max Von Sydow e la Morte che giocano a Wii Sports, o Counterstrike, o PES.

*=monti, zone montuose. Anche, metaforicamente, territori inesplorati e/o inaccessibili (cfr. posti inculati, Puttanburgo). Es: “Andar per bricchi”, “ma tu abiti lassù sui bricchi, non ci penso nemmeno di venirti a prendere”.

Updates

StM - Wednesday, 16 January 2008, 1:58 - diario, estensioni digitali

Quarantanovesimo posto su google per la stringa di ricerca “filmati porno”, che è pure la keyword più usata. E pur con questo modesto risultato, il post che ne parlava è al secondo posto negli ultimi trenta giorni delle pagine di entrata, dopo la home. Temo la soppianterà. Ovviamente condivido l’opinione del Mikk, che stigmatizzava la tenacia di chi, su google, cercasse “filmati porno”.

La ricerca di un altro lavoro si è un po’ rammollita (lo dico qui anche per rassicurare chi mi legge e non mi dice che mi legge). Diciamo non disdegnerei un colloquio ogni tanto, ma se tutto ciò che mi sanno dire quando mi cercano è “non so per cosa la stiano cercando”, “non so di cosa si occupi la nostra azienda, la posso rimandare al sito”, e “ah, quindi non è interessato ad un colloquio”, signori miei, faccio a meno. Sto anche rivalutando un po’ la zonistica della eventuale ricerca, riconciliandomi anche con il capoluogo di regione, ma molte motivazioni che spingevano al cambio sono venute meno.

Per certe altre cose sono perplesso. Ma anche affascinato dalla varietà che c’è nel mondo, e che mi sono colpevolmente perso fino al ventisettesimo anno inoltrato. Santa polenta. Io devo aver scritto in fronte “CAVIA”, con sottotitolo “pazienza infrangibile”. Tiratemi un calcio “in Olanda” e io mi muoverò pacatamente verso un angolino per dare sfogo a un accenno di smorfia, senza comunque ritenervi responsabili di alcunché. Giuro. Sono convinto che sarebbe così. Dev’essere parte del mio irresistibile fascino, un po’ come la vista a raggi X di Superman o i cannelloni di Nonna Odilia. Ok, magari aiuta se prima di farlo mi avrete dato un’overdose di coccole che nemmeno immaginavo potesse essere messa in atto (da persone altre-che-me, ovviamente u_u); però voi provate lo stesso, magari evito di scegliere per voi il dissanguamento e opto per lo spezzamento del collo.

Tante care cose (e prima o poi ci rivedremo davvero).

Gggènova per voi (e non per me)

StM - Thursday, 15 November 2007, 22:35 - diario

Stasera al tiggì regionale non hanno dato una notizia importante: lo sciopero dei parrucchieri. Eppure era palese. La prova era lì, a mezzobusto, con una faccia fintamente impassibile ma in realtà disperata fino al midollo. Una scena tragica e crudele. Io sono contro la vivisezione.

(Il TGR Liguria è un TG così interessante che quando fanno un servizio sul cimento ne parliamo per ore con gli amici)

Sono un figlio ingrato della Liguria. La prospettiva, per dire, di trasferirmi a Genova, non mi alletta. E d’altra parte, poniamo il caso, pendolare fra casa mia e Genova è irrealizzabile, o in alternativa folle: autobus+treno+mezzi pubblici, o automobile+traffico+mezz’ora per il parcheggio, o automobile+mezz’ora per il parcheggio+treno+mezzi pubblici. Ho fatto il test, 2 ore per percorrere 70 km (con alcune situazioni avverse, ammetto).

Quindi, con quale criterio continua a chiamarmi gente per propormi lavori a Genova? Eh? Zzomenefregaammè? Giusto perché sono in Liguria, mica vuol dire che Genova è dietro l’angolo. Presente la Liguria? La quadrata, raccolta, e pianeggiante Liguria? No? Ecco. Nemmeno ci ho studiato, perché tanto ce ‘o sapevo, che andare a Torino era quasi uguale (oltre che, coff coff, più vaselinoso dal punto di vista didattico). Che poi appunto a questo servono i siti di ricerca lavoro, no? Ricerco lavoro in: Pie-mon-te e Lom-bar-dia (perché non potevo mettere To-ri-no e Mi-la-no, sennò l’avrei fatto)… Li-gu-ria NON c’è. Genova, Genova, Genova. Argh.

Poi ci sono anche i reclutatori per conto terzi, se non proprio le agenzie di lavoro interinale. A una ho praticamente detto che fa un lavoro che disprezzo; tuttavia mi ha risposto a tono e devo dire che, in fondo, la mia parte di torto ce l’avevo. Ogni tanto arrivano mail quasi buffe, tipo questa:

Buongiorno,
Le chiedo cortesemente di farmi pervenire al più presto in formato elettronico il CV aggiornato con voto di laurea, così da poterlo inserire nel nostro database.

Alla cui sollecita ma non sollecitata cortesia cosa puoi rispondere?

Buongiorno,
allego curriculum aggiornato ma privo del voto di laurea, non per dispetto ma proprio per non possesso della stessa.

Non l’avrà nemmeno letta, non mi chiameranno mai, ma a volte sono piccole soddisfazioni…

Sto sicuramente dando l’impressione di essere uno snob. Parafrasando: “Mah, non saprei, a sentire la descrizione sembra una rottura di coglioni”; “No, guardi, il contratto da schiavo se lo può tenere”; “Ma almeno vuole dirmi qualcosa del lavoro, visto che non voglio perdere un pomeriggio per poi scoprire che devo vendere bianchetti sott’olio porta a porta?”. Ragazzi, bella la sensazione di avere il coltello dalla parte del manico. Finché dura…

(in realtà, dai, lo ammetto: ho un po’ di fifa. Perché qua in famiglia non è che si hanno proprio tutti questi paracadute, se le cose vanno male; meno male, che non vanno male; ancora)

DecomPoste Italiane

StM - Thursday, 4 October 2007, 1:11 - diario

azzurrismo.jpg

(è per mettermi un po’ di buonumore)

Oggi ho contattato il servizio clienti delle poste via e.mail, per una questione concernente la e.mail. In pratica mi sembra che non mi arrivino dei messaggi e.mail che mi dovrebbero arrivare. Ho fatto una domanda ben circostanziata, che tutto sommato poteva avere una risposta semplice: sì/no. “Poste Italiane adotta filtri antispam per la e.mail indipendenti dall’utente?”. Sì/no. Non sono stato così conciso, ma la domanda era questa.

Come tutta risposta, un paguro ammaestrato mi ha spedito in un .doc non formattato (ah, i vantaggi degli accordi Poste-Microsoft, eh?) i passi per verificare se riesco ad accedere alla casella e.mail, il tutto all’indirizzo e.mail a cui avrei potuto non riuscire ad accedere. Mi sono alterato e ho risposto poco educatamente, ripetendo la domanda. La successiva risposta semplicemente mi reindirizzava al numero verde, che cercherò di chiamare quando, magari, avrò tre quarti d’ora di nulla cosmico da riempire nella mia vita, e tanta voglia di essere paziente.

Io non ce l’ho con chi dà risposte inutili. Fare assistenza clienti è un lavoro facilmente di merda, la gente ti chiama solo quando è incazzata nera perché la TUA AZIENDA gli ha venduto una cosa che NON FUNZIONA (poi, mi dicono, ci sono anche gli Ing. che ti tengono appeso per mezz’ora e alla fine si scopre che era finita la carta alla stampante). Non capita mai la persona che ti chiama, ti chiede come stai, e ti dice che lì da lei tutto va a meraviglia (quando un collega mi chiama e mi chiede come sto, in genere, so che c’è una suppostona in arrivo). Per non parlare del fatto che il training serio costa, e perciò s’investe giusto nelle due orette del “Corso accelerato di dissuasione dell’utente”, in cui la tua faccia viene premuta forte sulla ciambella del WC perché assuma la forma adatta all’uopo.

Però le balle girano lo stesso, quando vedi che un servizio viene organizzato in modo che per te sia di maggior servizio non usufruire del servizio. Ma più che girarmi le balle adesso m’è preso lo scoramento. Che barba.

Mentre aspettiamo che arrivi l’acqua liofilizzata, parliamo un altro po’ di TFR

StM - Friday, 8 June 2007, 20:40 - diario

Mi hanno detto che l’acqua nella mia via (non so se in tutto il paese) manca almeno da stamattina alle 7. Quindi non si spiega come mai io non sia uscito di casa insaponato, nonostante ricordi nitidamente di avere effettuato tutte le operazioni abituali del rituale della doccia, alle 7 e 35. Non mi è chiaro. Comunque adesso l’acqua non c’è per davvero e quindi purtroppo non posso né lavare i piatti né rendermi presentabile per un’ipotetica uscita del venerdì sera. Per ingannare il tempo, quindi, vi renderò partecipi di qualche riflessione per larga parte non mia.

A dispetto del dubbio venutomi la volta scorsa, in effetti una buona scusa per lasciare il TFR in azienda c’è: l’irreversibilità dell’atto di sua destinazione ai fondi pensione; potrete cambiare fondo quante volte vorrete, ma non potrete più ridestinare il gruzzoletto a ciò che è definito dal suo stesso nome, cioè il trattamento di fine rapporto (la liquidazione). E comunque, via, la liquidazione te la danno anche quando vai in pensione, non solo al licenziamento. Che se hai 26 anni ci pensi sicuramente, alla pensione.

Tra l’altro è fenomenale la distinzione tra aziende con più di 50 dipendenti e quelle con meno. In pratica io potrei decidere che no, non vado a lavorare per la Vattelapesca Inc. perché ha migliaia di dipendenti, e quindi non potrò decidere di tenere il TFR completamente in azienda ma almeno al 50% andrà comunque in fondi pensione. Ora ho detto una cretinata, ma è forse questo un altro modo per dinamicizzare il mondo del lavoro? Congratulazioni Sig. Maroni, sembra proprio che ci siamo, eh.

Oggi mi sono stati illustrate un po’ di aliquote, tassi di interesse, imposte, tariffe, una tantum, inflazioni, donne nude. I contabili scoppieranno di gioia, ad avere un’occasione così ghiotta di calcolare una manciata di VAN concorrenti, per stabilire quale sia l’investimento presumibilmente più fruttifero per il nostro TFR; e non dico che abbiano torto; io però preferisco decisamente le donne nude, in tutto quanto il discorso. Non è menefreghismo, ma consapevolezza del fatto che in questa situazione la maggior parte di noi finirà per essere bestiame finanziariamente macellabile; e che per evitare di esserlo occorrerà a ciascuno uno sforzo di comprensione immane. Perché certo, ci sono gli specialisti che possono darti ottimi consigli; peccato che si trovino dall’altra parte del bancone, e siano proprio gli stessi a cui dovrai affidare i tuoi soldi. Una posizione ideale, quanto a neutralità.

Ora non voglio dire che i fondi sono cacca e che la vecchia maniera invece era la meglio cosa; vi invito solo a riflettere bene su quello che fate, e, se decidete per i fondi, a non prendere la decisione alla leggera e a tenerli sotto controllo nel corso degli anni.

Inutile segnalare che anche Grillo ha dovuto dire la sua

Update: e mi sa che ho detto una fregnaccia perché per le aziende con più di 50 dipendenti semplicemente il TFR viene in parte gestito dall’INPS, ma alle stesse condizioni alle quali viene gestito in azienda (quindi cosa del tutto trasparente per il lavoratore).

Il paradosso temporale del weekend

StM - Monday, 28 May 2007, 9:09 - diario

Ultima telefonata venerdì, alle 16.50, prima che partissi per tornarmene a casa. Tra metropolitana e tutto, ci arrivo per le 19.30 (e meno male che il weekend era previsto brutto).

Lunedì, 8.50. “Ciao Matteo, sono X. Hai avuto tempo di dare un’occhiata?”.

Eh?

Effetti collaterali della destinazione del TFR

StM - Thursday, 17 May 2007, 20:23 - pillole

Caro Datore di Lavoro,

ho deciso di lasciare il mio TFR in azienda, e quindi di non destinarlo a fondi pensione, perché evidentemente ho intenzione di scapparmene presto col malloppo. Ma tu, caro Datore di Lavoro, continua pure a darmi fiducia, investire su di me, e fingere che ci siano altri buoni motivi per prendere questa decisione.

Con immutata stima

Il Tuo Dipendente

Delle cause e degli effetti (buon primo maggio)

StM - Tuesday, 1 May 2007, 2:08 - pensieri

E poi vado a vergognarmi in giro di fare acquisti solo quelle 2-3 volte all’anno che impediscono alla Decenza di comparirmi in sogno come l’angelo a Giuseppe. La volta che mi muovo, sfidando un traffico stolto e immotivato, zac!, trovo tutto chiuso. Non che non sia un problema ignoto, a Savona: più gente c’è in giro, più esercizi, commerciali e non, sono chiusi. Non per nulla quando i croceristi passano di lì alla domenica vengono abdotti e trascinati al magnifico Centro Commerciale, che è come dire: Qui Non Teniamo Un Cazzo Di Interessante. Non esiste la Collezione d’arte Pertini, opere che furono donate da vari artisti (Vedova, Sassu, Mirò, Guttuso, De Chirico) al compianto presidente, poi rigirate dalla moglie alla municipalità; non esiste la graziosa piazza Chabrol con le migliori focaccette con la panizza (occhio che le fanno in due posti, e solo nel vicoletto stretto che incrocia Via Pia sono le originali) e il miglior frappé (nella latteria, non nei bar) della provincia; esiste in effetti la fortezza del Priamar (qui una vista dalla sua terrazza più alta sul litorale di Savona e qui una vista su mare e, ehm, tre barchette belle, bianche le vele, vaporose e snelle), perché è giusto lì a due passi dall’attracco ed è abbastanza grande da tenere impegnato il crocerista per un’oretta buona scarpinando a zonzo. Che sia io a dire che si dovrebbe valorizzare un po’ di più quel che si ha però è comico.

Così ieri, che tanto al Centro Commerciale ci dovevo passare, ho finito per prenderci una maglietta (ehi, Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi comprava i suoi vestiti ai grandi magazzini, non fate quella faccia schifata). Affrontando anche, in quei cinque minuti, un non indifferente dilemma etico-economico. Alla nostra destra, la maglietta presunta made in Italy, 27 euro (gh); alla nostra sinistra, la maglietta made in Pakistan, da qualcuno che afferma di lottare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei minori, 7 euro. Ora, diciamolo subito: il dilemma etico-economico si è risolto da solo visto che la maglietta da 7 euro faceva un po’ schifo e quella da 27, anche se fra 3 mesi sarà sicuramente piena di buchi e sarà diventata rosa, era passabile; ma io quei 27 euro (ghgh) li ho spesi anche come atto di rigore e solidarietà civile. Il punto è che non possiamo pretendere di mantenere un livello di vita come il nostro se nei nostri acquisti diamo la preferenza ai prodotti di un livello di vita peggiore. Le leggi di mercato non vanno applicate ciecamente (è vero, non sono un liberista): non basta acquistare quel che ci serve da chi ce lo offre a meno, ma costui deve anche darci garanzie che la sua azione non ci si ritorcerà contro.

Ma so bene che, da un lato, già vedere la punta del proprio naso è difficile, e dall’altro, chi cerca di fare le cose per bene viene regolarmente messo da parte o (economicamente) soppresso. E così come dare addosso a chi, prima per fare più soldi e poi per sopravvivere, piglia e delocalizza le proprie aziende? Se già preferisci assumere uno sfruttabile neolaureato piuttosto che un competente ma costoso “veterano”, tanto vale che rastrelli le nuove leve nei paesi dell’est, o nel terzo mondo. No? Poi potrai pentirti quando nessuno nel tuo paese avrà un reddito sufficiente ad acquistare i tuoi prodotti perché il tasso di disoccupazione sarà alle stelle, o il reddito pro capite sarà diminuito drasticamente per altri motivi, ma via, per fasciarsi la testa c’è sempre tempo. E poi tu i soldi ce li hai, non è un problema tuo. Se poi devi licenziare qualcuno, basta che qualche tempo prima gli fai vedere en-passant Cacciatore di teste di Costa-Gavras, così potrà sfogare suoi eventuali istinti omicidi sulle persone giuste e non su di te. Problema risolto.

(per la puntata anti-protezionismo vedremo in futuro)

Esperienze lavorative diverse in ambito IT

StM - Tuesday, 13 March 2007, 20:21 - pillole, tecnologia

PI: Lavoro IT, non è questione di diritto

a confronto con

PI: Lavoro nell’IT, 23 anni e già una carriera

(il primo articolo è stato scritto come reazione al secondo)

Il nodo da sciogliere è se desiderare di avere una vita gratificante al di fuori del lavoro sia da pelandroni o no. Io dico di no.

Belàn, ho scelto la facoltà giusta (e altro)

StM - Friday, 22 October 2004, 10:02 - risorse e link, segnalazioni

Interessante questo sfogo su Punto Informatico… tra le varie osservazioni, l’applicazione della legge della domanda e dell’offerta alle lauree: tanti laureati significano un’offerta elevata, e perciò una retribuzione più bassa per tutti.

Che sia vero o no, c’è da essere tristi.

Rallegriamoci con questa notizia sulla ripresa delle ostilità verso i brevetti software. Vabbe’, non è una notizia. Facciamo finta che lo sia, ok?

Da tenere sempre sott’occhio, le FAQ sul decreto Urbani (il mio amico Nettezzi).

Per dovere di cronaca, sempre da Punto Informatico riporto una debolezza sfruttabile in browser che fanno uso di tabbed browsing, qui.

Poi da Slashdot, una discussione quasi oziosa su mp3, wma, ogg, aac e chi più ne ha più ne metta formati audio.

Una scheda video amichevole per il software libero: è fattibile, dicono, ma è anche opportuno farla?

Qualche sviluppo sulla faccenda del sequestro degli hard disk di Indymedia in Gran Bretagna (insieme ad altre news). Ci si interroga se sia stata violata qualche legge britannica, e in tal caso cosa si possa fare. Allo stesso link, un gustoso calcolatore della Legge di Murphy.