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Il lavoro perfetto è dietro l’angolo. E ha un randello in mano
Vi siete mai chiesti perché 9 volte su 10 vi siete pentiti di esservi rivolti a un presunto professionista? Elettricista, idraulico, geometra, avvocato, web designer, architetto, ingegnere, medico, psichiatra. Un professionista. Che quindi conosce una professione. Voi avete un problema e le sue competenze possono risolverlo, quindi vi rivolgete a lui; e vi pentite. Perché il campanello il giorno dopo non funziona già più, il rubinetto ora è perfetto ma lo scarico del bagno non scarica, vi ritrovate a catasto un terreno coltivabile invece che la vostra casa, scontate 10 anni di carcere per un reato che prevedeva al massimo 3 mesi, vostrosito.it pullula di pubblicità a pillole miracolose, la vostra casa è leggermente inclinata verso un precipizio, la vostra catena di montaggio restituisce briciole invece che vigorosi bulloni, vi diagnosticano un tumore grosso come un pompelmo il giorno stesso che vi viene un coccolone e schiattate (dopo anni che sembrava qualcos’altro), assumete gli psicofarmaci prescritti con tanto di ricetta e decidete che buttarvi dalla finestra è pienamente accettabile.
Insomma avete avuto a che fare con un professionista che la sua professione non la conosce. Un caso? La sfortuna?
No. E’ quasi la norma. Riuscite a trovare un professionista in gamba non prima di averne conosciuti almeno 3 che hanno provato a farsi pagare da voi sfruttando la vostra ignoranza della materia che vi impediva di capire che avevano fatto un lavoro escrementizio. Sarà che quelli in gamba sono troppo occupati e pensate che non vale la pena aspettare, sarà che gli incapaci sanno fingere molto bene; ma questa regola l’ho vista in atto fin troppe volte (e no, non sono eccessivamente caricaturali le casistiche descritte nel primo paragrafo; alcune sono tristemente vere senza alcuna modifica) e, quale che sia la causa, è l’induzione su una casistica molto ampia a farmela promuovere a regola.
In Italia la capacità non paga. I titoli si conquistano più facilmente con il sotterfugio, ad esempio. Il valore legale della laurea fa sì che chi prende la laurea coi punti Barilla in certi frangenti valga più di chi ha un’istruzione di livello superiore ma senza titolo di studio. E a proposito di titoli, per fare un esempio, è possibile diventare avvocato senza aver mai messo piede in un’aula di tribunale, grazie alle firme di amici compiacenti che testimonieranno che le presenze che dovevate fare per la vostra pratica le avete fatte; e avere le stesse probabilità, essendo l’esame di abilitazione in parte casuale e in parte nozionistico (non una passeggiata, sia chiaro) ma in nulla pratico, di chi invece è in grado di condurre un’udienza da solo, ha vinto delle cause, e ha magari il suo giro di clienti già come patrocinatore. Là fuori c’è uno stuolo di avvocati che non chiede altro che patteggiare, o chiedere il minimo della pena, e poi presentarvi il conto senza aver fatto nulla.
I giovani non li ascolta nessuno. Se siete in gamba, ma giovani; se avete dimostrato coi fatti di essere molto bravi, ma siete giovani, nessuno vi darà ascolto. I clienti chiederanno di parlare col vostro collega più anziano, e i colleghi più anziani vi terranno a bada riempiendovi di critiche salvo poi rubarvi le idee spacciandole come proprie. Chi è in gamba lo è sempre troppo, e chi è troppo in gamba ha sicuramente qualche difetto. Meglio emarginarlo piuttosto che fare tesoro delle sue capacità.
L’alternativa per un giovane è tra un lavoro subordinato sottopagato (o in nero, dove “o” in realtà non è esclusivo ma vuol dire “e magari anche”) e mettersi in proprio. E’ possibile mettersi in proprio? Se siete già ricchi, certo, come no. Vi danno pure prestiti in banca a iosa, se siete ricchi. Se tutto ciò che avete sono le vostre capacità… eee… spiacenti, ma le capacità non hanno mercato, come del resto ampiamente discusso sopra: lavorano sia le persone capaci che quelle incapaci, non è quella la differenza. E’ più importante sapersi vendere che ottenere risultati e mettere la faccia in tutto quello che fate. E per sapersi vendere basta avere la parlantina, sfruttare l’ignoranza altrui, ed essere già lontano quando si scoprirà la magagna. Il vostro fantastico software gestionale che si resetta allo stato iniziale con solo “Mario Rossi” in anagrafica appena lo riavviate avrà un’interfaccia fighissima e sarà pieno di bottoni; non cliccabili; e che anche se lo fossero non farebbero nulla. Ma c’è sempre tempo a contratto firmato per “aggiungere nuove funzionalità”.
Diceva (in dialetto) il mio prozio (più o meno) imprenditore, citando chissà chi: “ogni giorno si sveglia un allocco… il difficile è trovarlo”. Una volta trovato, guadagnarsi la giornata è una formalità.
Cercate di non essere voi, quell’allocco.
Stage non retribuito nel campo delle risorse umane
L’annuncio è lì perennemente e ti rassicura. Ti rassicura sul fatto che se vai a portare il tuo curriculum nel posto in cui lavora chi ha accettato quella forma di schiavismo, e casualmente costui ha un profilo professionale comparabile col (e soprattutto inferiore al) tuo, COL CACCHIO che ti segnala gli impieghi per cui LUI (a onor del vero, in genere LEI) manderà il cv.
L’inutile opinione del Dottor Iefotte sulla vileggiatura elettorale 2008
Egrimio Dottor Iefotte,
mi chiamo Gilberto e di lavoro faccio l’esemplare di Gilberto nel Museo dei nomi che non sembrano esistere veramente e poi scopri che invece sì di Pavia. Sono uno dei tanti lavoratori precari che vivono in questo Paese, sempre sul chi vive perché da un giorno all’altro qualche personaggio famoso potrebbe chiamarsi Gilberto (ne è passato di tempo da quello buonanima) e improvvisamente non ci sarebbe più bisogno di me; perciò il mio datore di lavoro mi ha assunto con un contratto a progetto, essendo il progetto “prevenire che cada polvere in una zona circoscritta [alle mie suole] del pavimento del museo”.
Le sto scrivendo per porle una domanda, per avere il suo parere di esperto su un dubbio che, con la mia scarsa cultura e, devo ammettere con vergogna, la mia scarsa propensione ad informarmi costantemente, giorno dopo giorno, su quel che accade nel mondo, non so risolvere da solo. Vede, io come tanti altri in questo paese non capisco mai se le cose stiano andando in meglio o in peggio, se un governo stia facendo bene o male, se le persone che abbiamo votato siano oneste o no, se da tutte le parole che si fanno poi esce effettivamente qualcosa. Da qualche anno non guardo più nemmeno il telegiornale, perché mi sembrava che quando finiva ne sapevo tanto come prima che iniziasse. In questo modo non ho mai un’opinione su nulla, perché nemmeno so che esiste, questo nulla; e quando parlo con qualcuno che invece il telegiornale lo guarda, e sento la sua opinione, magari mi viene voglia di farmi spiegare su che nulla è, questa opinione, perché io non lo conosco; e a quel punto vedo che nemmeno lui me lo sa spiegare, questo nulla, così rimane nulla, con la differenza che lui ci ha sopra un’opinione e io no.
Però con queste elezioni ho deciso di riaccenderla ogni tanto la televisione, per vedermi i telegiornali, almeno quelli, che lo so che sarebbero meglio i giornali, ma io i giornali li associo alle uova, ché se le vai a comprare li usano per incarterle, e io alle uova sono allergico. Anche se ho guardato un po’ di telegiornali non ho capito, Dottore, una cosa: ma io secondo lei chi dovrei votare? Le spiego. Della mia posizione lavorativa le ho già detto: ho superato la soglia dei trent’anni e non ho ancora trovato la stabilità economica sufficiente a pensare di farmi una casa e una famiglia per conto mio. Io non so cosa succede là fuori, ma vedo che i miei colleghi (Elide, Gervasio, Gildo, che saluto… questi sono quelli che conosco di più, perché siamo sistemati in ordine alfabetico) sono nella mia stessa situazione; e se lo sono loro penso che almeno qualcun altro in Italia ci sarà, che ha di questi problemi. E allora mi chiedo: non sono problemi che si possono risolvere andando al governo?
Ma sì, penso di sì. Solo che non sembra. Sono giorni che accendo la televisione e vedo che parlano di aborto. In un paese che sta rapidamente esaurendo le sue possibilità di avere dei genitori in grado di badare ai propri figli, c’è qualcuno che pensa sia necessario discutere i cavilli di una legge di trent’anni fa. C’è questo signore, Giuliano Ferrara, che addirittura ci ha fatto la lista sopra; io ad essere sincero non so a cosa possa servire, ma mi ricorda tanto gli uccellatori che dispongono le reti e poi fanno alzare all’improvviso uno straccio con una cordicina, così gli uccelli scappano spaventati dallo straccio, ma finiscono dritti dentro la rete che sta dall’altra parte. Io non capisco, Dottor Iefotte, ma per fare andare avanti un paese come si fa? Com’è che si è sempre fatto? Si fanno documenti di programmazione abortiva e missionidipacista tutti gli anni? Ma non era una economia in salute la chiave di volta del benessere, come ci diceva un mio professore a ragioneria?
Sono nelle sue mani, Dottore. Io più mi arrabatto e meno capisco se c’è qualcuno che abbia almeno la volontà di risolvere i problemi del Paese. Lei può darmi qualche suggerimento? Forse ho scritto troppo, ma si senta libero di tagliare, giacché in fondo è per avere una sua risposta, e non per rileggere la mia lettera, che le ho scritto.
In fede,
Gilberto Ogivi
Risposta:
Caro Gilberto, la sua lettera è una manna dal cielo! Riempie alla perfezione lo spazio della mia rubrica, senza richiedere da parte mia niente più che un paragrafo di risposta, visto che francamente non ce n’ho per il cazzo neanche questa settimana. Si senta libero di scrivere ancora!
Dott. Casimiro Iefotte, dissapienzologo.









