Amitié

StM - Sunday, 6 January 2008, 17:04 - fotografismi, nosce te ipsum, pindaro

Non li vedi e non li senti per mesi, anni, generazioni, ma nel tuo cuore continuano a soggiornare nella stanza degli amici. Come Pao, che si fa vedere solo d’inverno e neanche tutti gli anni, ma che quando mi viene a trovare è come se ci fossimo lasciati soltanto il giorno prima. Buon vecchio Pao.

Il mio amico Pao

La visita di Pao mi ha fatto pensare se io, sotto sotto, sia più un porto o più un vascello. Perché ci sono persone apparentemente senza radici, che girano sempre, che hanno “molte case”, che hanno amici ovunque; questi sono i vascelli. E poi ci sono le persone che si sono trovate un posto, e stanno lì, sai dove trovarle, sai che ci sono, e magari se sei un vascello hai degli amici che, appunto, sono porti. E mentre pensavo a queste metafore mi sono detto, opperbacco, ma se sei un porto come li conosci gli altri porti? Forse che devi sempre solo aspettare che un vascello ormeggi dalle tue parti? No, mi direte, la metafora qui fa acqua, si deve parlare di radici e quindi di una foresta, non più di porti. Vero. Ma non di rado la sensazione mia è stata proprio di essere un solingo porticciolo in disuso in una città disabitata, a cui per pura fortuna hanno ormeggiato a volte fragili barchette a vela per trovare pace o ripararsi da una tempesta; rare, intense e straordinarie, ma rare, frazioni di un attimo.

Un porticciolo così, diciamolo, non se ne accorge nessuno se un giorno incurva le assi del suo molo e si reinventa vascello; e così spesso ho fatto. Ma ondeggio, non mi risolvo. Ho timore che gradirei piantare una maestosa quercia su una novella arca di Noé, e dire che sì, ho radici profonde, ma me le porto in giro per il mondo insieme a me; e se proprio volessi strafare, potrei cercare Laputa lassù, da qualche parte (visto che, lo sappiamo, nelle videoteche non si trova più).

Il viaggio di Capitan Fracassa

StM - Monday, 12 February 2007, 0:38 - nosce te ipsum

Il cinema italiano è ancora una miniera dalla quale non capisco perché la televisione pubblica non attinga a piene mani. Forse costano di più i diritti dei buoni film italiani rispetto a quelli dei passabili e mediocri film americani?

Il Morandini parzialmente lo cassa: “girato interamente in studio, il film di E. Scola non si discosta da una barocca dimensione scenografica: tutto qui è teatro. Bello, ma senza cuore. Elegante, ma senza energia e, in fondo, senza una vera ragion d’essere”. Ed è ben giusto che si cassi il Fracassa, appropriato eccome.

Sarà che io vado matto per qualsiasi cosa coinvolga Troisi, per una qualche affinità nascosta o che altro (c’è chi dice che a volte faccio pause da Celentano, ma gradirei maggiormente mi si paragonasse a Massimo, ecco); sarà che mi lascio affabulare dalla finzione così ostentata e retorica da apparire realtà; sarà che Emmanuelle Béart è sempre bellissima (non parliamo poi della Muti, eh); sarà che in qualche modo ho sentito per un po’ soddisfatto il mio mai domo desiderio di fiabesco (che vado a cercare col lumino parimenti tra fantasy da ragazzini, capolavori di Miyazaki, varie ed eventuali).

Io “Il viaggio di Capitan Fracassa” ve lo consiglio. Queste suggestive scenografie da studio, poi, di cui ci informa il Morandini, m’hanno riportato alla mente come figuravo fossero le Fiabe Italiane narrate da Calvino (sapete, quando vi si materializza ciò che leggete nella penombra generosamente offerta dal vostro abat-jour). Perciò se siete drogati di fiabe e ammiratori del teatro, fatelo vostro (nella maniera più pudica possibile, dico).

Non ruberesti mai…

StM - Saturday, 29 October 2005, 18:24 - belinate

Mi ha sempre attizzato. Nonostante fosse suo scopo il dissuadere dal delinquere, più volte ho dovuto reprimere l’impulso a portarmi la fotocamera al cinema per riprenderlo di nascosto. La mia ex si ricorda sicuramente quanto ne fossi patito, doveva tutte le volte zittirmi prima che partissi per la tangente del sarcasmo.

Di cosa parlo? Ma dello spot anti-pirateria che proiettano nei cinema da un annetto in qua (o più)! Del quale abbiamo il Director’s Cut qui (credo di aver trovato il link sul blog di Mantellini).

Dicevo, insomma, che mi solleticava il lato tecnofetish, lo volevo avere assolutamente! Avrei PAGATO per averlo in casa. Detto, fatto. Oggi controllo il mio nuovo dvd di Willy Wonka ecc. ecc. (quello bello, non quello brutto), e cosa ti trovo? Si apre su quello spot! Gaudio! Cellò, cellò! Evviva! Ora me lo rippo e quando deciderò di mettere la banda larga lo metto su tutti i network p2p!

…mi fa sempre troppo ridere. La pirateria è un reato. Certo. Invece, una catena di stronzi che parte da uno sceneggiatore, passa per registi e attori, produttori e distributori, e finisce ai gestori di un cinema che ti fanno pagare 7 euro la visione di escrementi in pellicola, quelli no, quelli la passano liscia. Oppure l’altra catena di stronzi, quelli che si mettono alle frontiere e ti fanno aspettare anni per importare cose che pagheresti anche a peso d’oro (qualcuno ha buena vista e scorge all’orizzonte i dvd di Miyazaki?). O ancora, chi ha il coraggio di mettere dvd di film vecchi come il cucco, bellissimi d’accordo, ma senza extra, con una sola colonna sonora, se va bene restaurati, a 26 euro. O chi ti vende cd che non solo non potrai copiare, ma non potrai nemmeno leggere su nessuno dei lettori che hai in casa, e te li vende con un prezzo al chilo che supera di un ordine di grandezza quello del tartufo. Andate a quel paese.