“Sciocchi lucchesi!”

StM - Saturday, 3 November 2007, 18:19 - diario, fotografismi

Mikk mi ha spiegato che le mura di Lucca sono basse perché non sono da catapulta ma da cannone. Il mio modesto parere è che siano comunque di epoca medievale, e che i lucchesi previdenti abbiano solo voluto fare un investimento a lungo termine (”tanto prima o poi dovremo fare la migrazione alla nuova piattaforma di mura, facciamola già ora”).

Comincio da un appunto per gli organizzatori di Lucca Comics and Games: il sito va ridisegnato. A parte il fatto che non dovrebbe andare offline durante il primo giorno di fiera, è decisamente troppo statico. Date la possibilità agli utenti di interagire fra loro direttamente sul sito, in un modo che sia legato a doppio filo con le news e le informazioni (non in un forum a parte, possibilmente), e il valore aggiunto s’impennerà (le news e le cose da vedere verranno messe in rilievo automaticamente senza costi aggiuntivi); fate poi un più modesto uso di .pdf per le informazioni importanti, e in generale evitate le pagine immutabili e verbose al limite dell’enciclopedico (date rilievo a ciò che di Tizio o Caio si trova in fiera, o quando Tizio e Caio vi si trovino di persona - non a cosa Tizio o Caio abbiano fatto nel corso della loro lunga vita).

Quest’anno, pare, c’era la novità della Comic Battle: tavola da 6 vignette, 4 minuti di tempo per ogni vignetta, due fumettisti uno contro l’altro, una vignetta per uno, a turno. L’organizzazione è stata benemerita, ma un po’ povera di mezzi - se gli spettatori fossero stati più di una ventina nessuno avrebbe visto niente. Spero che per oggi e domani sia stata recuperata la telecamera, anche se non mi figuro troppi possibili miglioramenti, da quella.

L’occasione di vedere all’opera dal vivo diversi fumettisti in gamba, noti o meno noti, è stata da me colta molto volentieri, e mi sono divertito. L’inquietudine del concorrente il cui avversario tardava, ma del quale avversario si sapeva che come personaggio avrebbe usato Cattivik, aveva un che di sadicamente comico :D

 Comic Battle: Massimo Bonfatti vs (Non so)

Ovviamente io mi metto le mani nei capelli (appena crescono) nel constatare che c’è gente che disegni così complessi li produce in 4-5 minuti, mentre a me ci vuole la mezz’oretta canonica (e i risultati non sono questi).

Comic Battle: Lorenzo Sartori all'opera

Altre foto scattate in quel di Lucca le trovate ovviamente nelle gallerie. Probabilmente ne aggiungerò in futuro, anche perché a un certo punto mi si è scaricata la batteria, e io, che sono furbo, invece di avere una batteria di ricambio avevo la fotocamera di ricambio: quella a pellicola. Quindi dovrò scattare ancora 9 foto e poi portare a sviluppare.

Tra i miei acquisti in fiera c’è Siberia di Nikolai Maslov, perché sono rimasto stregato dalle tavole tutte a matita, e dal linguaggio visivo che sinceramente non ho mai visto altrove; se ho mai detto che un fumetto fosse di gusto cinematografico, be’, è stato prima di vedere Siberia. Sono andato allo stand della BeccoGiallo alle 18.30 (tra l’altro si girava benissimo in fiera, dopo le 18), e lui era lì, seduto dietro il bancone a discutere con l’interprete. Io non sono interessatissimo agli autografi fini a sé stessi (con le dovute eccezioni, vedere dopo). Così ho chiesto, semplicemente, una copia del libro e bon, di cui tra l’altro sapevo ancora ben poco. Mi hanno detto che, se la volevo autografata, potevo chiedere, ma che era da qualche tempo che il signor Maslov sembrava poco ben disposto. Ho detto che non faceva nulla, ma mi è stato ribattuto che era un peccato, in fondo. Non so, a me non piace rompere i coglioni, se non lo ritengo necessario. Mentre riflettevo sul da farsi, è arrivato qualcuno che ha trovato opportuno rimarcare nei miei confronti che lui aveva una copia autografata prenotata, ha chiesto e si è visto rifiutare una foto all’autore “per il suo giornale”, e se n’è andato. Ho preso la mia copia non autografata e ho tolto il disturbo. Sono un po’ dispiaciuto di non aver accettato invece l’offerta di Claudio Stassi: “Però se vuoi ti posso autografare io una copia di Brancaccio!”. La sua simpatia avrebbe meritato una risposta più decisa del mio disorientato tentennamento :) (e non è detto che non lo compri comunque, quel libretto).

Poi negli ultimi 10 minuti è successa la cosa migliore della giornata. Ho visto adagiata su una bancarella la scritta “A” come ignoranza, che mi ricordava ben qualcosa. Mi sono avvicinato, e subito son stato preso al lazo da un certo tizio che alla bancarella stava dietro. Com’è come non è, non esce fuori che era proprio daw??? Un personaggio, ve lo dico io :D

Dedica di daw su “A” come ignoranza

Ho anche provato a spiegargli una certa cosa che coinvolge “ragazze dolcissime” e di cui lui è moralmente e storicamente responsabile, ma la storia era lunga… sarà per la prossima volta!

Strrrippit, Volto Nascosto, Lucca.

StM - Monday, 29 October 2007, 1:07 - il criticone

Se seguite Balloons già sapete che è uscita Strrrippit. Se non lo seguite, allora sappiatelo, sapevàtelo: è uscita Strrrippit, una raccolta di strisce a fumetti di autori italiani. Io l’ho comprato qualche tempo fa su ndanet.it, negozio online alquanto artigianale (il carrello della spesa va riempito a parole, e si paga in contrassegno) ma a quanto pare più conveniente di altri negozioni blasonati, quindi fossi in voi ci farei un pensierino.

Cosa devo dire di Strrrippit? Che la qualità è più che soddisfacente, sia come carta e stampa, sia come cura dell’edizione e contenuto. Il messaggio che traspare è che le comic strip italiane siano in buona salute. Ma c’è un però. E il però è un blando effetto “vetrina”, per cui quando cominciate ad affezionarvi ad una striscia finiscono le pagine a sua disposizione, e ne comincia un’altra. Insomma, la lettura è piacevole ma non toglie nessuna voglia: niente a che vedere con le raccolte monografiche da 200 pagine, in cui alla fine siete felici ma pure sazi (quasi nauseati, olé), qui una puntina di voglia vi rimarrà. Vedrei secondario il fatto che potreste aver già letto online diverse delle strisce presentate. Sicuramente consigliato come regalo a chi apprezza le comic strip ma conosce solo le fondamentali, o è rimasto fermo a 20 anni fa.

Passiamo alla Bonelli. Dopo non avermi stuzzicato per nulla con Brad Barron e Demian, questa volta sembra aver fatto centro con Volto Nascosto, mini-serie di 14 numeri sceneggiata da Gianfranco Manfredi (già luminoso autore di uno dei 3 fumetti Bonelli che ancora leggo volentieri, Magico Vento - un unico appunto, Gianfranco: ma i nomi dei personaggi dopo quanti bicchieri te li inventi???) ambientata alla fine dell’ottocento tra Etiopia, Eritrea, e Roma. Il primo numero è interamente africano, e il personaggio del protagonista, capace, coraggioso, ma debole, tra le altre cose mi ha ricordato quello di Nicholas Garrigan ne L’ultimo re di Scozia (anche se, dati i tempi, di influenza non si può parlare, se non andando eventualmente a monte per entrambe le opere), film che ho molto apprezzato. Le premesse per qualcosa di originale e interessante, sia sulla carta (per via dell’ambientazione mai troppo sfruttata), che alla prova dei fatti del primo numero, ci sono tutte.

Della Bonelli ho comprato anche il “romanzo a fumetti” Gli occhi e il buio. Non ne posso dire ancora nulla (se non che l’introduzione sembra interessante, e chi osa dire che i fumetti sono per gli ignoranti CI mangio le orecchie, CI), ma dato il precedente di Dragonero (non originale, ma di qualità), sono ottimista.

Ok. E adesso passiamo a Lucca. Devo ancora decidere quando andare. Sarei propenso per i due giorni, con tanto di pernottamento, giacché le ferroviedellostato mi ci vogliono fare arrivare in non meno di 4 ore :|. Ovviamente non ho ancora chiesto agli albergatori della città se vogliano o meno elargirmi pernacchie in risposta alla mia richiesta di alloggio… speriamo bene ^_^

Nelle edicole non c’è più nulla

StM - Saturday, 13 October 2007, 13:20 - diario, informazione e TV

Entravo nelle edicole come nel paese dei balocchi. Così tante cose da vedere, da confrontare col budget, da girare e rigirare per cercare di intuirne il valore, da sfogliare di straforo. Quando ero ragazzino nelle edicole c’erano i libretti a mille, duemila, tremila lire (che oggi vi vendono in libreria, pieni di polvere e con il bollino da 4 euro incollato sopra, non si sa perché): e edizioni mica da ridere, prefazioni e introduzioni coi controfiocchi, traduzioni dignitose, titoli di primo piano (Dracula, uno dei tremilalire che ricordo con più affetto). Quando ero ragazzino era l’epoca delle riviste di videogiochi che, in particolare, cominciavano ad uscire coi floppy, e poi col ciddì allegato; quando ancora internet non era “free”, e anche quando lo era ma era lenta, ti portavi a casa il tuo bel carico di svago elettronico mensile e spulciavi il supporto magnetico/ottico fino a raschiarne il fondo, per essere proprio sicuro di non perderti nulla. Ah, be’, certo, leggevi anche la rivista.

Quando ero ragazzino, Lupo Alberto e Dylan Dog, per dirne due, erano fumetti interessanti, fenomeni di costume, ciascuno a suo modo. Non aggiungo nulla a ciò che penso di Dylan Dog (se ve lo siete perso usate la di ricerca, che funziona tanto bene); di recente ho preso un albo di Lupo Alberto è l’ho trovato tutto un po’ sciapino, adoscelenzialeggiante ma sul fronte superficiale. O ho avuto un abbaglio per anni, o qualcosa s’è perso, perché non ho mai avuto, in generale, un grande interesse per quello che ho ritrovato ora a distanza di anni. Fortunatamente l’offerta fumettistica, complessivamente, non dev’essere realmente peggiorata, se penso che c’è un certo Rat-Man che va a ruba.

Già, cazzo. Va a ruba. Non lo trovo MAI. In edicola trovo giusto quel paio di serie Bonelli che ancora leggo (Dampyr e Magico Vento); per il resto, ogni tanto vado in fumetteria con una pila di sacchi di juta e il furgone.

Quando non direttamente online. Già. L’acquisto, o direttamente la fruizione online dei contenuti, ha ucciso l’edicola. Non compro giornali, anche perché quando me ne trovo uno in mano ne trovo interessante un 5% se va bene. Non compro più riviste di informatica, e quasi più riviste di videogiochi. A parte forse quelli di Ciak, non compro ovviamente i fa-vo-lo-si film in divuddì allegati alle riviste (o stand-alone con i necessari trucchi paraculi degli obbligatori abbinamenti editoriali col foglio da carta igienica: tu compri la carta igienica, e hai *allegato, non vendibile separatamente*, il film), che se ti interessavano li avevi già comprati alla loro uscita, e se non ti interessano tanto sarai costretto a vederli due giorni dopo in tivvù.

I libri, non ho ancora capito che fine abbiano fatto. Probabilmente bruciati dal corpo speciale dei pompieri, e magari trovate in giro gente che ha stampigliato “100 pagine, 1000 lire” sulla nuca, e che ripete tra sé e sé una litanìa indistinguibile.

L’ingresso in un’edicola, alla fin fine, è per me ormai piuttosto desolante. Qualcuno le ha chiamate in modo ficcante “bazaar”. E dire che una volta avevo la stessa aspirazione sua. Ma l’edicola-generation volge al tramonto.

Letture notturne

StM - Friday, 28 September 2007, 19:48 - diario, fotografismi, opere altrui

Reading Molly & Poo…

Le ultime pagine del quinto Pocket Book di Strangers in Paradise sono inaspettate, per chi si credesse di stare leggendo un fumetto. Nel corso di tutta la saga capitano qua e là sezioni integralmente rese in solo testo, per evidenti esigenze di descrittività introspettiva o dei dettagli, o per l’inutilità di rappresentare ogni singolo fotogramma di un lungo dialogo che ha luogo in un posto che non muta. Qui però si esagera, si tocca la sessantina di pagine. Ho detto si esagera? Scusate, volevo dire: ne voglio ancora! Se è sempre Terry Moore a scrivere, be’, ci fossero stati ancora dubbi sulla poliedricità del suo talento, ora non ci sarebbero più.

E intanto Amazon dice che mi ha spedito il sesto e ultimo volume. Presto saprò! :]

La foto qua sopra è real-life, a proposito. Sì, io alla sera leggo alla luce di una torcetta a led (le cui batterie risalgono a luglio 2005 :|). Trattasi tra l’altro di una delle foto facenti parte del mio primo rullino scattato con la Nikon FM (obiettivo 50mm 1:1.8). Eh, sì, perché, contro ogni logica, nell’era del digitale io di proposito scatto foto con una fotocamera del 1980 che come unico ausilio elettronico ha un esposimetro.

Ma che macchina, signori, questi erano gente che sapeva il fatto proprio! Quindi insomma che ho deciso di rovinarmi, negligendo il risparmioso digitale per la dispendiosa pellicola. Se non altro per ora non mi sbatterò a procurarmi reagenti, camere oscure e intossicazioni, depositando amorevolmente il rullino in qualche negozio apposito (che, già che mi fa il ciddì, potrebbe evitare di usarlo come sottobicchiere o freesbee prima di darmelo, e sorvoliamo sulla definizione della digitalizzazione, ma via, se la cavano).

Però ci dev’essere qualcosa di malato in qualcuno che, mentre sta leggendo a tarda notte poco prima di addormentarsi, balza fuori dal letto, prende la fotocamera, si rimette a letto, ha i suoi 10 minuti di panico per trovare la soluzione al dilemma dei tre oggetti da tenere con due mani, fa due scatti, esce dal letto per posare la fotocamera, ritorna allo stato iniziale. Che poi era solo una prova, mica questo gran capolavoro imperdibile -.-

Sparky

StM - Sunday, 19 August 2007, 12:46 - opere altrui

One of the nicest things about joining the NCS was getting the chance to meet and know my childhood hero, Charles M. Schulz. His friends called him Sparky. Sparky was everything you would want the creator of Peanuts to be. He would say that if you knew his strip you knew him. I can’t read his comic without hearing his distinctive Minnesota voice speaking for all the characters. His work and life continue to inspire me.

Nothing really prepares you for the demands of doing a daily comic strip. You wouldn’t think that something that looks so simple could be so hard. One of my first questions to Sparky after I had just started on Mutts was, “Does it get any easier?” He looked me straight in the eye and without hesitation stated an emphatic “No.” And then we laughed.

Tratto da Patrick McDonnell, 2003, The comic art of Patrick McDonnell, Harry N. Abrams, Incorporated, New York (consigliato tempo addietro da Balloons).

Strangers in Paradise. Avessi capito il titolo mi sentirei più completo.

StM - Sunday, 29 July 2007, 15:27 - opere altrui

francine_counselor.jpg

I’m kinda going berserk with english, ‘u know…

D’oh.

Sto approfittando delle ferie per leggere, un po’ di tutto, principalmente fumetti, principalmente in inglese (essendo la lingua originale). Tra le altre cose ho risolto il dilemma del formato in cui acquistare Strangers in Paradise: la pratica, economica, un po’ spartana ma completa, edizione Pocket Book, 6 volumi da trecento e rotti pagine ciascuno, di cui il sesto dovrebbe uscire il 27 settembre. Il formato è piccolo e la carta porosa, ma a dispetto di quello che crede il collezionista invasato medio di fumetti pare che sia possibile leggere e apprezzare la storia anche in queste condizioni. Di tutte le 1500 pagine da cui sono passato fino ad ora, ho avuto problemi di lettura solo su UNA (una poesia scritta su uno sfondo scuro, la cui decifrazione ho abbandonato; ma del resto ho abbandonato la decifrazione di diversi testi scritti in un corsivo leggibile ma incomprensibile, con le I che sembrano punti di domanda, “d” indistinguibili da “el”, “v” indistinguibili da “n” - tanto per dire che mi chiedevo chi diavolo fosse questo Daniel; io sapevo di un David, nella storia; oh, be’).

Ora mi chiederete: e a noi che cce…?

Voi dovreste leggere Strangers in Paradise. Perché? Perché lo dice Neil Gaiman:

What most people don’t know about love, sex, and relations with other human beings would fill a book. Strangers in Paradise is that book.

Mica male come referenza, no? Se non sapete chi è Gaiman vi lascio vivere solo perché fino a qualche tempo fa non lo sapevo neanch’io, ehe. Ora, non crediate che il tutto siano 2100 pagine di smielosità (ok, ok, un po’ ce n’è). S.i.P. è divertente: Terry Moore sprizza umorismo sia verbale che grafico, con un gran talento nella resa delle espressioni facciali (anche caricaturali, è vero, ma molto umane) e del dinamismo. S.i.P. è appassionante: uno dei filoni narrativi tiene col fiato sospeso nientemeno che con faccende di potenti organizzazioni criminali, FBI, assassini spietati. S.i.P. è elastico: nel corso della storia si assiste a decine di cambi di registro, che lo rendono una delle storie più emozionalmente complete che io abbia letto.

Come tutt’e cose, S.i.P. non è esente da difetti. Ci sono incongruenze, cose che non reggono, alcuni momenti fiacchi (giusto nel quarto volume sono incappato in una manciata di evoluzioni acrobatiche da scrittore che suggeriscono “ho esaurito la fantasia” oppure “ho sbagliato tutto”, ma poi si riprende), certe ridondanze che un cinico come me non può evitare di sorvolare per non rovinarsi il gusto della lettura. Pur considerato tutto questo, S.i.P. è una esperienza da farsi. E non accetto obiezioni.

Il mio consiglio poi è di leggerlo in lingua originale. Perché? Una risposta è nella vignetta lassù in cima (tratta dal quarto volume dell’edizione Pocket Book): come lo traducete quel gioco di parole, in italiano? Così come è a prova di Paolo Limiti “I don’t have issues, I’ve a complete library going on here”, o qualcosa del genere. Senza contare poi le acrobazie che devono fare i poveri traduttori con le poesie (molte abbastanza semplici, in realtà - e anche un po’ noiose, ehm) e le canzoni. E le scurrilità in inglese nella loro versione mascherata e pudica sono spassose (suppongo che “frikking” stia a “fucking” come “flettuto” sta a “fottuto” :D). E poi ci sono certe piccolezze, sfumature… a un certo punto Francine parla di Katchoo; dice che vivere con lei “is like being near a star“; quando l’avevo letto in italiano, era stato tradotto “è come essere vicino a una star” - ok, star del cinema, della musica, dello showbusiness; quando l’ho riletto in inglese, e ho letto star, ho pensato alla stella: la stella, una di quelle cosine luccicanti del cielo notturno; non quelle lampeggianti, le lucciole, quelle lassù in cima, uff, sveglia; e be’, è vero che il significato in entrambe le lingue è lo stesso, ma il contesto è completamente differente: sentire star in mezzo alle sue amichette parole inglesi invece che a ostili parole italiane, be’, lascia intendere molto più della banalizzazione della traduzione. Vivere vicino ad una stella. Ho trovato che fosse molto bello. Voglio dire, per quel femtosecondo in cui i milioni di gradi Kelvin non ti causano la sublimazione.

Dylan Dog 250

StM - Saturday, 30 June 2007, 12:50 - il criticone

Forse le celebrazioni sono ormai troppe [1], ma, insomma, male non fanno[2]. Tanto più se vi offrono un capolavoro [3] come questo che state per leggere, dove Bruno Brindisi è alla vetta della sua arte (con Sclavi dietro le quinte, citiamo pure lui, va’, anche perché è vero che i dialoghi sono pochi [4], ma se non c’era il Tiziano a scrivere le scene grandiose, il Brindisi che cosa disegnava? [5]). Non possiamo poi davvero esimerci dal dedicare una menzione per lo splendido lavoro svolto a tutto lo staff dei coloristi (Cristina Toniolo, Chiara Fabbri Colabich, Claudia Boccato, Federico Toffano, Andres José Mossa, Micaela Tangorra, Oscar Celestini) capitanato con passione e pazienza infinite da Emanuele Tenderini [6].

[1] oltretutto non si capisce cosa sia rimasto da celebrare

[2] lo dite voi: io ho preso un Dylan Dog dopo tanto tempo, effettivamente attirato dalla splendida colorazione di ottimi disegni, e voi bruciate questa occasione di riconvincermi sbrodolando lì una non-storia che nemmeno in seconda media mi sarei osato di produrre? Lo stratagemma del sogno e dell’allucinazione? Ma scherziamo???

[3] un cosa?

[4] e fanno cagare… voi non vi immaginate la quantità di puntini di sospensione che ci sono

[5] per esempio poteva meglio impiegare le proprie energie a disegnare una sceneggiatura vera; scherzare sopra allo scarso impegno di Sclavi è un autogol

[6] davvero bravi

Non ho altro da aggiungere, vostro onore, se non passare la parola al sempre esaustivo Obi-Fran Kenobi: Ma Dylan Dog che fine ha fatto?

(io intanto ho deciso di far fuori la maggior parte della mia fumetteria Bonelli, fatta eccezione per Dampyr e Magico Vento, che al momento leggo ancora volentieri; se vi interessa una barcata di Dylan Dog, una barchetta di Nathan Never, una manciata di Napoleone, una manciatina di Legs, vari altri albi sparsi, chiedete pure…)

Quino

StM - Monday, 18 June 2007, 23:20 - opere altrui

quino_rotaie.jpg

Quino non è solo Mafalda. Lo dirò sinceramente: Mafalda mi lascia tiepido (ciò non toglie che ho letto comunque pacchi di strisce, eh…).

Nel catalogo BUR trovate un libriccino di 226 pagine, “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”, che raccoglie i due libri “Stai al tuo posto!” e “Fantasticherie”. Nel libriccino da 226 pagine trovate vignette singole e strip. Nelle vignette singole e nelle strip trovate mestiere; e genio. Tantissimi i “senza parole” in cui, davvero, le parole non saprebbero esprimere quello che vedete; divertentissimi virtuosismi dei balloon; umorismo contagioso, dal più basilare (”Io sono figlio del Sole”, dice il conquistador spagnolo; “*Tuo padre* rovinare estate scottando spalle”, risponde il nativo americano, assestandogli una mazzata) al più elaborato, ma sempre comprensibile; poesia allo stato grafico.

Sì, se ve lo stavate chiedendo: non è un libro nuovo. Ma io vivo ampiamente nel passato, per le mie letture; e perciò.

Appellino agli amanti delle comic strip

StM - Friday, 8 June 2007, 9:35 - segnalazioni

C’è un ragazzo che ha la mia età e ha studiato pure nel mio stesso Politecnico, e nonostante questo disegna delle strip fenomenali. Sto parlando di Tinoshi (che avete già sentito nominare da lei). Sul suo sito potrete navigare (purtroppo in flash :P) in una discreta raccolta di strip, oltre che vederne una nuova più o meno ogni giorno.

Sta per far ristampare una sua raccolta di strisce in una manciata di copie, quindi il mio appello è il seguente: se lo trovate divertente, geniale, assolutamente meritevole di un posto nella vostra affollata libreria (che, tra l’altro, sto pensando di svuotare gettando via annate di fumetti inutili), allora avvisatelo così si saprà regolare sul numero di copie da stampare (vista la mia influenza, magari ne stamperà 201 invece di 200 ^^”’).

Toh, non sono il solo

StM - Saturday, 24 March 2007, 11:10 - nosce te ipsum, oblòg

Dal blog di Terry Moore:

[...]

Okay, that’s an update on what I’m doing today and what’s on my mind. If you and I had talked on the phone today this is the stuff I would have talked about if I could have gotten a word in edgewise. (I’m beginning to see the benefit of a blog because I can finish my sentences. In real life, I am too shy and quiet-voiced to command the table, or wherever, and cannot seem to get a word in during conversations involving 3 or more people. Funny story about Neil Gaiman’s beard, the one he grew during the making of a documentary, he did so because he noticed that people who normally didn’t listen to him, would when he had a beard. So he decided he would grow one during film productions so that people would listen as he tried to organize the work. Of course, like everything else Neil does, his beard was perfect. Mine looks like Pee Wee Herman’s arrest photo. When I grow a beard total strangers come up and assault me for no reason whatsoever, people I know avoid me and no less than 5 different satellites track me wherever I go.) So, thanks for listening.

(quindi, se io e voi usciamo a cena, non portatemi in un posto rumoroso)

Terry Moore è l’autore di Strangers in Paradise, un romanzo a fumetti dall’intreccio ereditato in parti eguali dalle telenovele e dai gialli, ma più bello, con l’aggiunta di valanghe di commedia e diverse secchiate di azione. Io lo sto seguendo nella edizione economica della Free Books, sarebbe a dire Strangers in Paradise Pocket, giunto al numero 9, nell’attesa magari che esca (data l’imminenza del numero 90, l’ultimo) qualcosa di simile a Bone: One Volume Edition. Perché, va detto, la qualità di SIP Pocket è mediamente bassina: in 3 numeri, su 9, mi sono capitate pagine ingiallite, balloon illeggibili, disegni irriconoscibili. Ma il prezzo è basso pure, e una storia del genere lo vale, anche a dispetto di questi disguidi. Potreste anche voler prendere i volumi cartonati (o come sono) da due trasfusioni di sangue e mezzo, ma sapete com’è: pur non essendo un fumettofilo di razza, ormai ho imparato (be’, anche grazie all’autoironia di Ortolani xD) che ogni cosa viene ripubblicata in almeno 3-4 forme diverse, e ovviamente ognuna è meglio delle precedenti; perciò io punto direttamente alle edizioni “definitive”, che “non possono mancare nella collezione di ogni appassionato”, schifando le altre :]

(poi qualche purista aggiungerebbe che le traduzioni fanno schifo, ecco, e quindi si devono considerare solo le edizioni in lingua originale)

(ah, e poi ve lo dico così, per segnalarvi che sono probabilmente in menopausa: SIP mi commuove anche, ecco)