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Sottotitoli al fatto del giorno dopo
Spieghiamo perché io la “censura” a Decameron me l’aspettavo.
Come ho già avuto modo di commentare presso il sempre sulla cresta dell’onda Obi, io non credo che Daniele Luttazzi esageri, né che voglia per forza arrivare allo scontro come ipotizza qualcun altro; credo semplicemente che la sua censura sia una azione fisiologica, ed esercitata sempre per gli stessi motivi, con cammuffamenti diversi a seconda della stagione o della moda.

Quali motivi? Non so dirlo con certezza. Ma quando vidi “Z” di Costa-Gavras pensai che doveva essere insopportabile, vivere in un paese con una tale limitazione della libertà personale; dove le idee dovevano essere uccise finché nella testa dei loro creatori; dove la coscienza pubblica veniva tenuta a bada con l’ipocrisia e la menzogna. Pensai che non avrei potuto accettare di vivere in un paese del genere. A questo punto potrei dire “eppure ci vivo”. Non è così. E’ la televisione italiana ad essere l’incarnazione pizzammandolino della società totalitaria “dei generali”; la società italiana ne è invece uno sbiadito riflesso di nessun peso politico.
Io mi chiedo se Daniele fosse davvero convinto di essere finito nell’Eden Catodico. Sicuramente avrà avuto a che fare con persone professionali, serie, affidabili, che gli avranno infuso fiducia; sono quegli scudi umani di cui ogni azienda ha bisogno per iniettare umanità nel processo produttivo, giacché sfortunatamente gli esseri umani lavorano più volentieri se hanno altri esseri umani come partner. Questi scudi umani possono fare il loro lavoro egregio per la maggior parte del tempo, facendo contemporaneamente l’interesse di pubblico e burattinai.
In talune situazioni, tuttavia, le priorità potrebbero essere ben diverse da quelle dell’audience, del divertimento del pubblico, della conservazione di una buona impressione generale sul marchio, insomma della professionalità in tutti i suoi aspetti; in qualche caso estremo il proprietario di un network potrebbe auspicare l’affossamento del network stesso, e non dico involandosi per il Brasile con la cassa sotto braccio. “Il mercato è tutto” fino ad un certo punto - dopo il quale prende il sopravvento il potere. Ai soldi non si dice di no, ma al potere ci si inchina.
Ipotesi di lavoro sono quelle di un cartello e accordi sotterranei fra network: abbiamo sentito di quelli fra Rai e Mediaset; non vedeteli tanto come una cosa per favorire Mediaset, quanto per avere in pugno e suonare a piacimento entrambe le trombe. Chi? Non chiedete a me. E La7? L’indipendente La7?
Daniele parla di uomini che a nessun valido titolo sono entrati a spadroneggiare in sala montaggio. Niente di nuovo, se si pensa che qualcosa di analogo, anche se meno sfacciato, succede(va?) anche in RAI. Ricordo un Funari parlare di persone vestite di grigio che, all’occorrenza, senza essere conosciute da nessuno, arrivavano sui set di qualche programma RAI, davano istruzioni, venivano assecondate, e se ne andavano. Tra l’altro ve lo devo dire perché omai siete grandi: esiste qualcuno più potente dei direttori generali, bimbi miei; mi spiace dirvelo proprio così, sotto Natale, ma non c’è un momento in cui la scoperta faccia meno male che in un altro. Eee sì. Mi spiace.
Io mi ero fatto questa idea che lasciare trasmettere Luttazzi su La7 era per dimostrare, passo uno, che l’informazione in Italia è libera (e quindi tutti zitti chi parla di censure e regimi); poi, passo due, che è Luttazzi ad avere problemi con il mezzo pubblico, e non viceversa. Purtroppo i piani diabolici riescono bene solo nella finzione, e così alla fine si è dovuto ricorrere alla violenza, per fare il passo due.
Oggi Ferrara ha scritto una lettera a proposito di tutta la faccenda. Mi ha fatto sbadigliare tre volte, ed ero solo a “Caro Direttore”. La traduzione di tutto quanto è “Non aspettavo altro, ora Luttazzi è stato educato, perché cadere una volta fa male, ma cadere due fa ancora più male”. Pressappoco.
