Archive for the ‘consumismi’ tag
Casistica SDA
- Consegna nel luogo desiderato, ad una persona, al primo tentativo
- Consegna nel luogo desiderato, ad una persona, entro il terzo tentativo
- Effettuare tre tentativi di consegna, in giorni diversi ma tutti alla stessa ora così se il destinatario a quell’ora è sistematicamente occupato non verrà trovato mai; notificare con un adesivo ciascun tentativo di consegna. Lasciare al destinatario facoltà di recuperare il proprio pacco visitando una filiale SDA in culo ai lupi
- Fare finta di effettuare tre tentativi, ma non lasciare alcuna notifica al destinatario (scriverlo solo sul sito). Se il destinatario se ne accorge può prendere provvedimenti, altrimenti il pacco è lasciato al suo destino
- Non trovare l’indirizzo del destinatario. Farsi chiamare in un call center in cui gli operatori fanno uso presumibilmente di vivavoce e funghi allucinogeni, pertanto sbagliare a trascrivere una seconda volta l’indirizzo, e poi una terza. Riuscire per puro caso, alla quarta volta, a effettuare la consegna
- Tenersi il pacco finché qualcuno non ti dà la sveglia. Si presume che in questo caso, senza sveglia, segua l’intascamento da parte del corriere
- Cagare il pacco all’aria aperta nelle vicinanze dell’indirizzo del destinatario; o in bella vista (pronto per essere sottratto dal primo che passa), o nascosto ma senza segnalarlo da nessuna parte
La comodità di avere il posto prenotato su un InterCity
Un giorno venne l’idea a qualche coglione di Trenitalia di dire: “Oh, bene, ora per salire su un InterCity ci va la prenotazione obbligatoria”.
Cosa successe? Successe che i viaggi molto gettonati finivano sempre i posti. E così il viaggiatore era costretto a prendere il treno dopo, oppure prenotare un posto sul treno dopo, MA prendere lo stesso il treno che s’era prefissato, tenendosi pronto a vendere cara la pelle col controllore rompiballe. Inutile ragionare dell’effetto domino della cosa… immaginatevi il treno dopo, prenotato all’orlo ma che parte semivuoto.
Un altro coglione di Trenitalia, comunque, decise che forse non era stata una grande idea rendere obbligatoria la prenotazione; ed è così che adesso è possibile di nuovo salire su qualsiasi treno, con il sovrapprezzo della tariffa Flexi. Sarebbe a dire: non ti garantiamo che ti potrai sedere, e ti facciamo pure pagare di più.
Ma non è tutto. Nelle biglietterie automatiche è SEMPRE NECESSARIO indicare di voler prenotare un posto su uno specifico treno, ANCHE se si vuole un biglietto Flexi. E se i posti sono esauriti su quel treno, non avrete il biglietto. Stesso metodo di sopra, fingete di voler viaggiare su un altro treno.
Io mi profilo uno scenario in cui tutti i treni saranno prenotati fino al 2008, ma viaggeranno sempre vuoti.
Viva il monopolio delle teste di cazzo.
La congiura della carta igienica
E’ uno scandalo.
Te la vendono a veli, a piani di morbidezza, a pacchi, a rotoli gonfi, a rotoli schiacciati salvaspazio, te la vendono a tempo (“dura molto più a lungo”), te la vendono bianca, te la vendono coi disegnini in pigmenti nocivi che nessuno ha mai chiesto. E a metro? Perché non la vendono a metro?
Che uno si presenta lì, al supermercato, con le mani già occupate e tipicamente di fretta, e ancora gli tocca: forare furtivamente una confezione per ciascuna marca di carta igenica; prendere col calibro lo spessore della carta, il diametro del rotolo di cartoncino, quello del rotolo nel suo insieme, e impostare un’equazione differenziale per ottenere un’approssimazione della metratura totale della carta contenuta nel pacco; valutare la resistenza della carta alla trazione e alla foratura, per sapere se è utilizzabile in modalità singolo foglio o se va ripiegata (in tal caso la metratura va divisa per due); solo una volta ottenuta la “metratura efficente” (convertibile, a scelta, in unità PDC), si può passare finalmente alle solite valutazioni prezzo/prestazioni che ogni massaia sa ben fare.
Ora, visto che il procedimento descritto andrebbe ripetuto per ogni acquirente… perché non ci pensa direttamente chi produce? Rotoli di carta igenica a metro. Pare così semplice! Cos’è, dobbiamo chiedere in cartoleria? Aggiungiamo il rotolone di fianco a quelli per la carta da regalo? Grandi carte per grandi regali.
…
Forse che si sentano autorizzati, dato il prodotto, alla [inserire battuta scontatissima 3x2 soci coop qui]?
Disclaimer: anche i migliori hanno bisogno di rilassarsi un po’, ogni tanto. OCCHEI???
La vignetta idiota dell’anno
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(e neanche particolarmente originale, per carità…)
(comunque promossa sul campo a TormentoniSpot #4)
Non marchiatemi, non sono un vitello
Non capisco il senso di un marchio su un capo d’abbigliamento. Intendo quei marchi cafoni che è *impossibile* non vedere, quelli messi apposta per dire “ehi, chi porta questo capo d’abbigliamento non è un pezzente”. Mi spiace, sono sordo a cretinate del genere.
Indossare *cose* può essere convenzionale quanto vogliamo, ricaricato sul senso del pudore quanto vogliamo, ma qualche motivo di esistere *obiettivo* ce l’ha, non ultimo il proteggerci dal freddo. Aggiungiamoci un po’ di ricerca del senso estetico, ché non siamo bestie o ingegneri… ops… non siamo bestie e basta. Insomma, già che indossiamo qualcosa, che almeno ci piaccia. Ok. Ma tutto il resto? Le scritte “Celolungo®” sulle felpe? Chissenefrega?
Un’ottima idea di antimarchio perfetto sarebbe scrivere, su una maglia, “Maglia” bello grande, sul petto; sui pantaloni, una banda dai piedi alla cintola tipo carabinieri che dice “Pantaloni”; ovviamente è una stronzata, infatti è venuta in mente a me, ma per dire: io voglio maglie, voglio pantaloni – voglio del tessuto messo insieme così e cosà, che serva a questo e a quello, che non sia brutto a usarsi e vedersi; basta.
Mi chiedo per quale assurdo ragionamento dovrei pagare di più per essere un cartellone pubblicitario vagante. Vogliono che porti in giro i loro “CK”, baffi, sticazzi, come un pilota di formula 1 o un ciclista? Mi paghino, mi sponsorizzino. Altrimenti, che facciano dei vestiti sobri e anonimi, di qualità, col loro marchietto defilato in un angolino o all’interno. Io non ho bisogno di essere il portabandiera d’altri che di me stesso, non ho bisogno di certificati altrui per affermare le mie qualità.
Il marchio può essere sinonimo di qualità, non lo metto in dubbio: in quel caso, troverà in me un sostenitore, nel mondo del passaparola – perché il lavoro nobilita l’uomo, sì – se ben fatto.
Ma il marchio è anche, nella nostra economia gonfia e malata, un trucco da prestigiatore per creare valanghe di soldi dal nulla: in questo caso si traveste da status-symbol. Prendete un prodotto mediocre, create e registrate un marchio orecchiabile e visivamente accattivante, triplicate il prezzo del prodotto, assicuratevi che nessuno possa ottenerlo a prezzi inferiori, fate sì che diventi conosciuto, che diventi un must per chi debba dimostrare non si sa cosa a non si sa chi. Trapezismo da commerciali, non sempre riesce, ma se riesce è il gran botto.
Non mi trovo a mio agio con molti venditori di strada. Soprattutto quelli che vendono materiale contraffatto, e quelli che non stanno vendendo ma facendo l’elemosina: “comprami qualcosa”; tu guardi… fazzoletti di carta (uso quelli di stoffa), accendini (non fumo), mollette (in genere non stendo biancheria per strada)… non ce l’ho con te, ragazzo, davvero, vorrei poterti aiutare, vorrei poterti dare un biglietto da visita e dirti: “chiedi qui, ti daranno un lavoro vero”; ma non posso; e se non posso quello… non ti aspettare un centesimo da me. Poi ci sono venditori di strada che invece hanno motivo di esistere: quelli che vendono i libri delle Edizioni dell’Arco, quelli regolarizzati e che magari vendono qualcosa di davvero particolare. L’imbarazzo non si cancella neanche con loro: voi siete appena usciti da 10 minuti e già morite di freddo; vedete per strada un ragazzone senegalese che presumibilmente è lì fuori da ore; vi interessate incautamente ai libri che regge in mano; ne comprereste uno, ma riesce a piazzarvene due, non riuscite a dire di no – non perché vi abbia convinto, ma perché attingiamo troppo spesso al bacile dell’elemosina come comoda via di fuga, noncuranti se i nostri sentimenti rispettino o meno coloro che abbiamo davanti. La carità è uno dei pilastri dell’islam, è vero, ma nella sua versione tipicamente “occidentale” (dàlli all’aggettivo stupido…) ha acquisito tonalità di paternalismo che sono irrispettose e controproducenti. Ma di qui si passa a cercare con il lumino il “giusto mezzo” tra capitalismo e solidarietà, e perciò desistiamo.
Sabato riflettevo, a dispetto della mia diffidenza verso i venditori di strada, e a dispetto del fatto che intralciano spaventosamente il passaggio su marciapiedi grondanti gente, che a me, dopotutto… se vogliono vendere materiale contraffatto, sta bene. Più che bene. Se un signore si mette a vendere boccette d’aria per strada, non può certo lamentarsi se qualcuno vorrà copiargli l’idea; perché come idea, diciamo, fa anche parecchio schifo.
Qualcuno al mondo produce porcherie e le vende a caro prezzo solo perché hanno un adesivino trendy sopra? Qualcun altro, dall’altra parte, compra le porcherie per via dell’adesivino e si accontenta che gli durino 3 mesi? Che facciano. Ma se poi arriva un Ro Bin Hud qualsiasi dal Camerun e si mette a vendere le stesse identiche cose al vero prezzo di produzione, e il compratore dalla morale di ferro va da lui invece che dal produttore… be’, costui se l’è cercata.
La proprietà intellettuale si difende con l’intelligenza, il talento e l’impegno; se il vostro modo principale di difenderla sono invece uomini del marketing e avvocati, meritate di scomparire.
TormentoniSpot #3
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(ovvero: ciuccio intonno attè)
Mmm… gniente!
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Cattivo gusto
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Domanda: chi ha studiato il concept “La mamma è sempre la mamma, forse perché la Simmenthal è sempre la Simmenthal”?
Risposta: non importa tanto chi lo ha studiato, quanto chi gli ha permesso di uscire dalla sua cameretta tutta bianca e imbottita.
A volte trovi pubblicità che fanno davvero vomitare. Come questa qui della Simmenthal, che ha l’onore, da tanto fa schifo (ma come diamine fai ad associare la mamma alla carne in gelatina? Fai Lecter di cognome?), di aprire la promettente serie di vignette “SchifiSpot”; conosco abbastanza bene la televisione da non aver avuto dubbi su quel #1 da piazzare di fianco allo spartano titolo: è solo la prima.
Jouons à cache-cache avec M.sieur le persuaseur
L’importanza della televisione nel processo di condizionamento dei minorenni per trasformarli in entusiasti sostenitori di un dato prodotto, siano essi o meno in età da poterlo consumare, divenne evidente fin dagli anni intorno al 1950. Un giovane tecnico pubblicitario di New York, durante una lezione tenuta in una Università locale, osservò tranquillamente che, grazie alla televisione, i bambini imparavano ormai a cantare le canzonette pubblicitarie prima dell’inno nazionale americano. L’Istituto di Studi sulla Gioventù affermò con soddisfazione, a quanto riferisce The Nation, che perfino i bambini di cinque anni cantano le canzonette pubblicitarie della birra “innumerevoli volte di seguito e con gran gusto”. E aggiunse che i piccoli non si limitano a cantare i meriti dei prodotti reclamizzati, ma lo fanno con un vigore degno del più entusiasta degli annunciatori, e dal mattino alla sera, “senza che la ditta debba spendere un soldo di più”. Né possono essere zittiti come si spegne un televisore. Quando, una decina di anni fa, la televisione era ancora agli inizi, un giornale commerciale pubblicò un annuncio nel quale si illustravano ai produttori le straordinarie possibilità che offriva il mezzo televisivo per imprimere messaggi nella mente dei giovani. “Quando mai -esclamava l’annuncio- è stato possibile fissare in modo così definitivo il nome della marca nelle menti dei marmocchi di quattro anni? [...] Che cosa rappresenta, in dollari, un fatto simile, per una ditta che può conquistarsi un pubblico di giovani e continuare a condizionarli un anno dopo l’altro, finché non avranno raggiunto la maturità e il rango definitivo di acquirenti? Oggi una simile operazione è realizzabile. Vi interessa?”
da Vance Packard, I persuasori occulti, Einaudi (titolo originale The Hidden Persuaders, 1957).
Proprio un peccato che molti marchi cambino col tempo…
Le fregature dell’adsl
Questo collegamento ad internet che ha il nome che pare una malattia…
-Parte 1, o dell’approccio
L’anno scorso Telecom offriva una qualche forma di Alice ADSL senza alcuna spesa, a parte il traffico. Grazie agli incentivi del governo. Mio padre aveva prima detto sì, poi abbiamo capito che non ci serviva a nulla e ha pregato la signorina del call center di abortire tutto.
Niente da fare. E’ arrivato lo stesso il “modem” adsl, che abbiamo dovuto rispedire indietro. Per un po’ di tempo abbiamo creduto di essere stati fregati, pensavamo che qualche spesa occulta ci fosse. E invece, alla bolletta successiva, la sorpresa: a conti fatti, anche considerando le spese per rispedire il trabiccolo indietro, ci avevamo GUADAGNATO! 2-3 euro -_-”… perché l’incentivo era erogato tutto per intero (75 euro, forse? Non ricordo), quali che fossero i costi.
Poi però abbiamo pensato: abbiamo attivato l’adsl, non l’abbiamo usata per un solo giorno e abbiamo fatto lavorare due volte le poste. Abbiamo fatto girare l’economia, d’accordo, ma a vuoto. E i soldi degli incentivi, ricordiamolo, sono soldi nostri. Quindi avevamo sperperato dei soldi nostri. Amaro.
-Parte 2, o dell’invasione
Quest’anno, nuovo assalto dei gestori telefonici. Ho avuto esperienza dell’attivazione di una linea adsl con Wind e di una con Telecom. E indovinate un po’? Alcune cose sono state molto simili. Strano…
Wind
18 settembre circa: mi telefonano per offrirmi l’adsl gratuita fino al 31 dicembre, salvo i 3 euro mensili per il router in comodato; che sia un router lo saprò poi, ma già all’epoca mi ha favorevolmente colpito il fatto che mi chiedessero se lo volevo usb o ethernet.
11 ottobre: arriva a casa il router. Mi ha un po’ seccato che per mettersi d’accordo con me per la consegna mi abbiano sempre e soltanto chiamato sul cellulare, quando io ero a 150 km di distanza dal luogo in cui lo avrebbero dovuto consegnare. Avessero provato a chiamare a casa avrebbero SEMPRE trovato qualcuno, quella settimana. Bah.
14 ottobre: prime prove di connessione. Un pomeriggio e una serata intera buttati via. La spia “dsl” lampeggiava alla ricerca disperata della portante. Inutilmente. Ho chiamato il numero verde… magnifico… “La richiameremo entro le 22 di domani sera”. EH???? Ma che cacchio di numero verde è? Comunque io attendo paziente.
15 ottobre: alle 17 di pomeriggio inizio a pensare che si fa un po’ tardi, e non posso mica aspettare le 22. Richiamo il numero verde. “A causa di agitazioni sindacali, bla bla bla”. Insomma non possono assicurare il regolare servizio. Ripetono che mi richiameranno loro.
Non so, magari mi hanno richiamato, ma hanno sicuramente sbagliato numero.
Provo anche a registrarmi al 155.it, chissà che l’assistenza non sia migliore. Al momento di chiamare un certo numero per sapere la password, sento solo interferenze, per due volte. Poi la terza, nitido “la sua password non è più disponibile”. Grande. Ancora adesso non so come fare a concludere la registrazione.
18 ottobre: faccio qualche altra prova col router, “magari sono io che sbaglio”. Niente. Purtroppo devo stare lontano da casa per 10 giorni, rimando altre azioni. Nel frattempo leggo, sul newsgroup it.tlc.gestori.wind, che Wind si è trovata a dover gestire più richieste di attivazione di quelle preventivate, e perciò non assicura il regolare funzionamento del servizio di assistenza. Ma questa notizia da dove viene? Guardo sull’homepage di Wind e di Libero, non trovo niente… ma… un momento! Sì, era un popup, bloccato da Mozilla -_-”
29 ottobre: linea ancora inesistente. Chiamo il numero verde… incredulo io di ricevere velocemente risposta, increduli loro che la mia linea non funzioni da ben 3 settimane che dovrebbe essere attiva (increduli del fatto che io non li abbia chiamati, più che altro). Vabbe’, mi dicono che faranno delle prove dalla centrale, e che mi richiameranno sul cellulare nel giro di 40 minuti. Mai più sentita, la signorina.
1 novembre: richiamo il numero verde, mi dicono di nuovo questa cosa delle prove dalla centrale. Questa volta mi chiamano per davvero. “La spia continua a lampeggiare”, dico. “Va bene, allora facciamo una segnalazione di guasto a Telecom”. Il tecnico della Telecom in zona potrebbe non aver attaccato qualcosa a qualcos’altro, non ho capito bene. Comunque mi dicono che per il giovedì-venerdì successivo sarà tutto a posto.
5 novembre (venerdì): arrivo a casa, accendo il router lampeggia ancora (il che è male, scusate se non sono sempre chiarissimo). Sconforto e scoramento, ma dopo neanche mezz’ora “quello dei telefoni” (così si è definito) mi chiama e mi dice che ora dovrebbe essere tutto a posto, che effettivamente c’era questo non-so-cosa staccato. Ok, ora funziona. “Ci scusi per il disservizio”. “Di nulla”… tanto che puoi dirgli? Di chi è la colpa? Sua non penso.
Telecom
31 ottobre: il pacco di Alice è lì da qualche giorno. L’offerta consiste in nessun canone mensile, traffico gratuito fino al 31 dicembre e modem acquistabile in 5 rate. Esaminato l’impianto di casa, si scopre che dovrebbe funzionare tutto senza modifiche (oltre, ovviamente, a piazzare i filtri). Ok, allora attacchiamo il modem, installiamo il software (il sistema operativo è Win98… che non sarebbe supportato, ma pare che funzioni lo stesso), noto con disappunto che la lucina “adsl” non si accende. Provo la connessione comunque… “nessuna risposta dal computer remoto”. Questo mi ricordava qualcosa… chiamiamo un qualche numero verde, e ammettono che la linea non è ancora attiva, lo sarà dal 3 novembre.
6 novembre: la linea è attiva, sì, ma solo ufficialmente; la lucina continua a tacere. Ormai so qual’è il problema: “quello dei telefoni” deve attaccare qualcosa da qualche parte. Chiamiamo il 187. Che merita un capitolo a parte.
Telecom e il 187
-Chiamata 1
Pubblicità. Premo 5. Premo 2. Mentre attendo, pubblicità. La prima volta è un minuto e mezzo. Mi risponde stancamente un signore dall’accento marcatamente siciliano (per quel che posso conscere il siciliano… magari era calabrese), e dall’infausta abitudine di allontanare il microfono dalla bocca. Quando mi rendo conto di non capire un accidente di quello che dice è ormai troppo tardi, gli ho già esposto il mio problema e mi sta inoltrando a qualche tecnico. Pubblicità, 3 minuti. Chi mi risponde mi dice che per aiutarmi deve sapere con quale login siamo registrati ad Alice. La cosa mi lascia un momento interdetto, visto che in teoria la registrazione si fa DOPO essere riusciti a collegarsi. Cerco di spiegarle (è una donna) il problema, ma mi reindirizza al 187.
Prima di richiamare provo ad accedere a www.lacasadialice.it da un’altra connessione, ma vengo rediretto a www.rossoalice.it… evidentemente non ci si può registrare se non collegandosi con Alice ADSL.
-Chiamata 2
Pubblicità. Premo 5. Premo 2. Mentre attendo, pubblicità. Due minuti. Spiego alla signorina il paradosso uovo-gallina che ho dovuto affrontare alla chiamata precedente, e lei suppone che il suo predecessore mi abbia rediretto ai tecnici sbagliati. Dopo un “attenda un attimo” di un minuto, mi vengono passati -forse- i tecnici giusti. Intanto mi gusto 6 minuti di pubblicità (la voce preregistrata ne aveva preannunciati 5, poi si è sentita in colpa). Quando risponde “qualcuno”, faccio per esporre il mio problema e cade la linea. Una cosa che succede un po’ troppo spesso, nei call-center. Una di quelle cose che istiga all’omicidio.
-Chiamata 3
Nonostante lo scoramento per aver perso 13 minuti inutilmente, richiamo una terza volta. La pubblicità mi ha sinceramente stufato, ma vorrei far sapere a Telecom che non l’ho ascoltata nemmeno una volta, perché tenevo la cornetta distante.
Questa volta mi va bene. Operatore che tratto un po’ per le spicce ma che mi redirige gentilmente presso i tecnici, (pubblicità), mi risponde una signora/ina che fa le dovute “prove dalla centrale”, e mi dice dopo un po’ che effettivamente qualcosa non va, che c’è da fare la segnalazione di guasto e cicì e cicià. Dovrebbe essere tutto a posto il 9 novembre.
AGGIORNAMENTO dell’11 novembre: ORA funziona (l’altro ieri no).
Domande
Domande: ma i problemi per attivare l’adsl ci sono o è tutta una gran presa per i fondelli? E da parte di chi? Sono in combutta tutti i gestori o è solo Telecom? E le cose da me descritte sono un caso isolato o generalizzato? Questi problemi c’erano, quando non esistevano promozioni così vantaggiose?
Un mio amico, che ha fatto la richiesta a Wind dopo di me, non ha avuto problemi di sorta per l’attivazione: lui naviga già da 2 settimane. Sarà il classico fumo negli occhi? :D
Ora, stavolta un vero e proprio danno per l’utenza non c’è. Che io sappia, non ci sono costi nascosti. Non diciamo “regalo”, perché si tratta comunque di fidelizzare dei clienti, e se non sbaglio si hanno dei costi ridotti di gestione grazie allo “shared access”. Si può dire, se vogliamo, che cercare dei tentativi di infinocchiare i clienti, in questa manovra promozionale, è un po’ un cercare il pelo nell’uovo.
Ma io questo pelo nell’uovo lo vorrei trovare. Ho perso troppo tempo dietro a prove su prove poi rivelatesi inutili, mi sono sentito preso in giro troppe volte. Vorrei, quindi, sapere fino a che punto mi hanno preso in giro.









