Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Questioni di granularità dell’acqua

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-…e acqua naturale.

-Quanto, un litro?

-Mah, anche due.

E ti porta 4 bottiglie da 45 cl. Mmm.

Dalle mie parti la Vallechiara cominciò tempo fa a produrre bottiglie da 75 cl dalla forma stramba (che a dir la verità mi ricorda questo, figata, ha anche il sito). E già lì ero dubbioso: mah, il litro è abbondante, ma i 3/4 son proprio giusti, per 2 persone. E vabbe’.

In giro per l’Italia ho notato questa cosa della bottiglietta di plastica da mezzo litro. Vuoi una bottiglia da un litro? Ti portano due bottigliette, senza neanche dirti che quella da litro non esiste (più). Al che bisognerebbe cominciare a dire: “voglio 90 cl d’acqua, a lei scegliere il formato e la migliore combinazione possibile per soddisfare il requisito minimo, e se vuole farmi un favore prende come criterio la minimizzazione del prezzo, altrimenti minimizzi lo spreco”.

Ma quest’altra faccenda dei mezzi litri che non sono mezzi litri ma 45 cl, be’, comincia a seccarmi. E a questo punto son curioso di sentire che gusto avrà l’acqua nelle lattine da 33 cl.

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May 15th, 2007 at 10:37 pm

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Delle cause e degli effetti (buon primo maggio)

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E poi vado a vergognarmi in giro di fare acquisti solo quelle 2-3 volte all’anno che impediscono alla Decenza di comparirmi in sogno come l’angelo a Giuseppe. La volta che mi muovo, sfidando un traffico stolto e immotivato, zac!, trovo tutto chiuso. Non che non sia un problema ignoto, a Savona: più gente c’è in giro, più esercizi, commerciali e non, sono chiusi. Non per nulla quando i croceristi passano di lì alla domenica vengono abdotti e trascinati al magnifico Centro Commerciale, che è come dire: Qui Non Teniamo Un Cazzo Di Interessante. Non esiste la Collezione d’arte Pertini, opere che furono donate da vari artisti (Vedova, Sassu, Mirò, Guttuso, De Chirico) al compianto presidente, poi rigirate dalla moglie alla municipalità; non esiste la graziosa piazza Chabrol con le migliori focaccette con la panizza (occhio che le fanno in due posti, e solo nel vicoletto stretto che incrocia Via Pia sono le originali) e il miglior frappé (nella latteria, non nei bar) della provincia; esiste in effetti la fortezza del Priamar (qui una vista dalla sua terrazza più alta sul litorale di Savona e qui una vista su mare e, ehm, tre barchette belle, bianche le vele, vaporose e snelle), perché è giusto lì a due passi dall’attracco ed è abbastanza grande da tenere impegnato il crocerista per un’oretta buona scarpinando a zonzo. Che sia io a dire che si dovrebbe valorizzare un po’ di più quel che si ha però è comico.

Così ieri, che tanto al Centro Commerciale ci dovevo passare, ho finito per prenderci una maglietta (ehi, Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi comprava i suoi vestiti ai grandi magazzini, non fate quella faccia schifata). Affrontando anche, in quei cinque minuti, un non indifferente dilemma etico-economico. Alla nostra destra, la maglietta presunta made in Italy, 27 euro (gh); alla nostra sinistra, la maglietta made in Pakistan, da qualcuno che afferma di lottare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei minori, 7 euro. Ora, diciamolo subito: il dilemma etico-economico si è risolto da solo visto che la maglietta da 7 euro faceva un po’ schifo e quella da 27, anche se fra 3 mesi sarà sicuramente piena di buchi e sarà diventata rosa, era passabile; ma io quei 27 euro (ghgh) li ho spesi anche come atto di rigore e solidarietà civile. Il punto è che non possiamo pretendere di mantenere un livello di vita come il nostro se nei nostri acquisti diamo la preferenza ai prodotti di un livello di vita peggiore. Le leggi di mercato non vanno applicate ciecamente (è vero, non sono un liberista): non basta acquistare quel che ci serve da chi ce lo offre a meno, ma costui deve anche darci garanzie che la sua azione non ci si ritorcerà contro.

Ma so bene che, da un lato, già vedere la punta del proprio naso è difficile, e dall’altro, chi cerca di fare le cose per bene viene regolarmente messo da parte o (economicamente) soppresso. E così come dare addosso a chi, prima per fare più soldi e poi per sopravvivere, piglia e delocalizza le proprie aziende? Se già preferisci assumere uno sfruttabile neolaureato piuttosto che un competente ma costoso “veterano”, tanto vale che rastrelli le nuove leve nei paesi dell’est, o nel terzo mondo. No? Poi potrai pentirti quando nessuno nel tuo paese avrà un reddito sufficiente ad acquistare i tuoi prodotti perché il tasso di disoccupazione sarà alle stelle, o il reddito pro capite sarà diminuito drasticamente per altri motivi, ma via, per fasciarsi la testa c’è sempre tempo. E poi tu i soldi ce li hai, non è un problema tuo. Se poi devi licenziare qualcuno, basta che qualche tempo prima gli fai vedere en-passant Cacciatore di teste di Costa-Gavras, così potrà sfogare suoi eventuali istinti omicidi sulle persone giuste e non su di te. Problema risolto.

(per la puntata anti-protezionismo vedremo in futuro)

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May 1st, 2007 at 2:08 am

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Postulato dei gestori di telefonia mobile

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Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)

Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.

Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.

recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.

Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.

Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.

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March 27th, 2007 at 7:37 pm

Tecnologia ingrata

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Ella non m’ama.

La chincaglieria tecnologica che mi gira attorno non è che, tout court, non funzioni: piuttosto darebbe del filo da torcere a Freud (si legge fruà).

Qualche mese fa sbaracco il portatile e lo infilo in valigia, per andare a fare il nerd in un lan-party di Call of Duty (primo e ultimo, finora, sottolineo); al momento del rollback dell’operazione, sul luogo prefissato, ci smanetto per una buona mezz’ora prima di capire che stava funzionando a batteria. Controllo: l’alimentatore è attaccato, quindi dovrebbe alimentare, ma non lo fa. Sarà rotto. Sul posto la cosa si risolve con uno scambio di alimentatori ad alto rischio trasmissione malattie elettriche; tornato a casa lo picchio, nel tentativo di aprirlo, ma decido di rinunciare; faccio un’ultima prova e… funziona. E ha continuato a funzionare per un paio di mesi, durante i quali ho cercato un sostituto senza trovarlo. Poi è morto definitivamente, e ora sono attaccato al fragile filo di un alimentatore universale, con il connettore tenuto insieme dall’isolante ma che ogni tanto decide lo stesso di perdere il contatto -.-

L’anno scorso ho riscoperto la gioia di smanettare con l’hardware. E la gioia cubica di vedersi friggere da un temporale il pc-muletto che hai appena finito di montare.

Poi ho capito cosa è meglio non comprare su ebay. Avevo un lettore dvd/divx/xvid/mp3/ogg della Kiss, il DP-1000, che funzionava bene. Ma avevo fatto l’errore di codificare alcuni film con risoluzione orizzontale superiore a 720 pixel (sovracampionavo), e quindi non me li voleva leggere :(. Allora ho approfittato di qualcuno che aveva bisogno di un lettore del genere, gli ho rifilato l’usato-sicuro, e io invece mi sono preso il DP-1100 di seconda mano, un *vero affare* su ebay.

L’”affare” si è rivelato la più grande intelligenza artificiale mai creata dall’uomo. E’ un anno e mezzo che ce l’ho, e *ancora* non ho capito perché ogni tanto non funziona. Gli infili il dvd e lui lo sputa; oppure lo tiene dentro ma si fa gli affari suoi; prende un film a caso e te lo fa vedere a scatti, salvo riprodurlo senza problemi il giorno dopo. Ormai so come farlo funzionare a dispetto delle sue fisime, e quando lo faccio mi sento un po’ un hacker. E alla fine non vedo un vero motivo per cambiarlo con un lettore affidabile… mi sono affezionato!

In ultimo, l’autoradio… l’unica autoradio che io abbia trovato in grado di riprodurre gli ogg. Sarà colpa degli ogg che fanno impazzire gli apparecchi elettronici, non so. A parte la gioia di leggersi le istruzioni in tedesco, ich verstehe deutsche, selbstverstaendlich, das ist gut, keine gegenstaend… ehm, sticazzi, e a parte l’aver constatato la *dispettosità* degli ingegneri (assumo, poi se sono filosofi mi scuso) Toyota nel decidere la lunghezza dei cavi (in pratica si possono connettere quasi solo ad autoradio inserita, cioè tu entri nel cruscotto e li colleghi, poi però non puoi più uscire)… ah, e a parte non l’aver capito perché su OGNI auto ci sono ‘sti due cavetti da invertire, sennò l’autoradio si resetta ad ogni accensione del motore… per quale assurdo motivo càpita che la retroilluminazione, pur raramente, si accenda da sola, e vada spenta a cazzotti? (voi direte: “eee, vai a prendere la sottomarca, vai…”; eee, ma legge gli ogg…)

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March 16th, 2007 at 11:18 am

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Altri consigli musicali da uno che non se ne intende

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Mi è venuta la frenesia e ho ordinato una manciata di dischi dai vari play.com, amazon.co.uk, ibs.it. Dischi che, vorrei sottolineare, ascolto illecitamente da diverso tempo. Considerato che mi piacciono molto, mi è sembrato ragionevole comprarli (e poi il mio amplificatore da 40W RMS è vecchio, maltrattato, praticamente privo di equalizzatore, ma rulla sempre… che vuoi, ascoltarci gli emmepittrè?).

Il primo pacco è arrivato oggi, e ovviamente è quello dall’Italia. Per un tozzo di pane e nutella (incredibilmente, esistono cd sotto i 10 euro, in Italia), mi sono arrivati a casa “Radio Rebelde” (di cui già parlai) e Giubbe Rosse di Battiato; quest’ultimo è un live che consiglio di tutto cuore a tutti (…coloro che ancora non lo conoscono), e proprio in quanto live… da brivido in particolare Alexander Platz, Cuccurucucu (^_^), E ti vengo a cercare (:’|). Il leaflet di Radio Rebelde si svolge in un foglio A4 con i testi delle canzoni e qualche breve spiegazione dei loro contesti, mentre sotto alla sede del cd si vedono i faccioni dei Modena City Ramblers, che sono tutti valori aggiunti mica da poco, neh.

Altrove, ora non ricordo se ho fatto il pieno della discografia dei Black Heart Procession, ma mi sa che ne è rimasto fuori qualcuno, per indisponibilità o esosità (con tutto che ho rischiato di cedere e prenderne anche qualcuno in vinile… “In the fishtank”, pur molto godibile, era tra tutti il più costoso, e ho rinunciato – sono 6 canzoni, perdiana… essì, in questo mondo senza scrupoli si fanno questi calcoli freddi e meschini, nel decidere se sottrarre i dischi dalle tristezze dei loro orfanotrofi).

Tra i dischi che attendo, figura anche “The Black Light” dei Calexico. Mi era stato suggerito qualcosa dalla solita nota, li vedevo sempre tra gli ascolti dei miei vicini su last.fm… e allora li ho accodati agli ascolti da fare. Giunto il loro turno vado a caso, comincio proprio da The Black Light, e vengo stregato. Bravini, i ragazzi. Mi ha impressionato in particolare “Old Man Waltz”, perché pur venendo dall’Arizona sembra parlare di Europa (e di Francia in particolare, complice la fisarmonica).

Ah, e poi già che c’ero ho pigliato qualcosa dei Muse, che non ho ancora cominciato ad ascoltare coscienziosamente ma mi piacicchiano… e tuttavia devo ammettere che il criterio è stato “ehi! Non costano una fava! Prendiamoli!”.

^_^”’

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March 8th, 2007 at 9:32 pm

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Con Trenitalia vai sul sicuro (e non sul treno)

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Rispetto al post precedente, ho appreso che le prenotazioni si possono cambiare un numero infinito di volte fino all’ora della partenza, e si può invece fare un solo cambio nelle 3 ore successive; e questo per tutti i due mesi della validità del biglietto (forse). Be’, che dire, uau, fico, mi sembra più umano, così.

Tu provaci.

Vai alla macchinetta, e cambia la tua prenotazione. Potresti riuscirci. Salvo… salvo nel caso in cui la tariffa del treno che vuoi prendere differisca da quella del treno che non vuoi più prendere. Anche se costa di meno, eh (per esempio se una tratta è regionale e non Intercity). L’amichevole macchinetta proprio non te lo lascia fare. E così puoi salire lo stesso sul treno ambito, sapendo come potrai ingannare il tempo: discutendo col controllore.

Fanno tenerezza, i controllori. Messi lì come martiri a difendere l’indifendibile. A farsi piovere addosso odio, scherno, improperi, rabbia, sgomento, inaccettabile (dal loro punto di vista) logicità. Il loro lavoro è tutt’altro che essere ragionevoli: loro devono far rispettare il Regolamento. Anche se è fatto col culo; anche se da sotto il culo glielo cambiano ogni pochi mesi e loro alla fine non lo conoscono nemmeno più; anche se lo scompartimento in cui ti stanno notificando la contravvenzione sta cadendo a pezzi e sta mettendo a rischio la tua vita. Anche se sei in ritardo di 40 minuti o sei compresso come una sardina.

Ma torniamo al cambio della prenotazione. Si può fare comodamente anche online. Trovo logicissimo, su questo come su altri siti, che dopo mezzanotte chiudano le saracinesche. Come dite? Dice 24 ore su 24? Ah, ma se lo dice il sito… sarà vero, anche se fino alle 23.59 il cambio della prenotazione ha funzionato e alle 00.01 risultava non disponibile. E’ quello che uno si aspetta da internet, no? Di avere gli orari come alla biglietteria. Perché l’omino là dietro allo schermo avrà le sue rivendicazioni sindacali anche lui, no? Può mica fare sempre straordinari, le ore piccole, sottrarre tempo prezioso alla sacralità della sua vita famigliare.

Eppure io resisto: niente automobile. Ci sono i mezzi pubblici. C’è il treno.

Il treno.

Written by StM

March 5th, 2007 at 6:21 pm

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Di vivavoci blùtù molto molto sicuri

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Alla fine della seratona chic, solo in garage a meditare, mi balena l’idea che non ho mai provato il vivavoce bluetooth della nostra nuova piccola Aygo. A dire il vero me ne sono ricordato perché per tutta la sera ha attentato alla mia vita, lampeggiando a tradimento a intervalli irregolari, al che io abbassavo lo sguardo e mi chiedevo “checcazz’…?”…

Insomma faccio la ricerca ambientale, trovo il dispositivo blùtù, provo ad associare… boh, il codice? Proviamo 0000… non va. Proviamo 1234… olé, va. Connetto il dispositivo, faccio partire oggplay… e come per magia ecco diffondersi De André per l’auto, a qualità pessima ma non è questo il punto…

Il punto è che per quel che ne so questa cosa può essere eseguita su qualsiasi autoveicolo con vivavoce bluetooth, acceso, e di cui si sappia il pin di associazione di default. Cioè si può andare in giro per le strade e sparare nelle automobili altrui un brano audio a scelta.

Il mio allarmismo sta forse trascurando qualcosa?

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October 22nd, 2006 at 2:32 am

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Il bestiame

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Parafrasando lo spassoso Hackers, a cui ho già accennato in passato

Il bello delle tecnologie DRM (digital rights management) è che il “popolino”, “l’uomo della strada”, quelli che i venditori di contenuti vorrebbero fosse, molto semplicemente, “il bestiame”, ancora sono all’oscuro delle loro vere implicazioni. Vi sembrerà al contrario una cosa brutta, ma io dico che il bello sarà quando tutti quanti scopriranno di essere molto incazzati.

In realtà no, il DRM va combattuto e/o limitato prima che diventi quotidianità, perché indietro sarà difficile tornare. Vagheggiavo solo.

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October 12th, 2006 at 12:38 am

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La bea pibblizitò d’ina vota

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La pubblicità è lo specchio della società. Lo è anche il cinema, lo è anche la televisione in generale, ma lo sono indirettamente, di riflesso. Anzi. Alle volte è la società ad essere l’immagine riflessa. Togliamo “alle volte”.

Dietro alla pubblicità ci sono persone che la società l’hanno studiata a fondo; sanno quello che la gente vuole, quello di cui la gente ha paura, quello di cui ha bisogno e quello di cui si può convincerla ad avere bisogno; e se non ne ha proprio bisogno, si può convincere la gente a non sentirsi in colpa per aver ceduto a qualche frivola lusinga. In un certo senso, ogni tanto la pubblicità ripara danni sovrastrutturali creati dalla società. Creandone altri, ma almeno si può scegliere, no?

Pensavo alla pubblicità che vedevo in televisione quando ero piccolino. Intendo di età, ché d’altezza…

A parte quella del materasso talmente comodo che si inglobava la tipa che ci dormiva sopra, con tanto di mano che fuoriusciva e la tirava dentro strillante, e che una sera mi ha scioccato alle lacrime… e spero che chi l’ha inventata sia stato ucciso nel sonno da un acaro bulimico…

Dicevo, a parte casi di pubblicità eccessiva che oggi non sarebbe nemmeno concepibile (soprattutto in Italia), ricordo come la maggior parte degli spot fossero a misura d’uomo, semplici, a contatto con la vita di tutti i giorni, anche domestici (televisione come madre); credo fossero i primi vagiti della pubblicità a spot italiana (ricordiamo l’ascesa – illegale ma rivoluzionaria – delle reti Fininvest) e, se vi si può trovare un difetto, avevano giusto quello di vendere cliché.

L’uomo (inteso come essere umano, care le mie lettrici :*) di oggi non ha voglia di essere rinchiuso in un cliché; e non ha voglia di rivedere ANCHE in televisione la propria vita di tutti i giorni. L’uomo di oggi non vuole suggerimenti, vuole dimostrare di poter scegliere autonomamente e di poter vivere in pieno la propria vita senza rimpianti. E la pubblicità lo accontenta. La pubblicità, oggi, vende sogni.

Sogni tipici sono le donne testimonial delle compagnie di telefonia mobile: Megan Gale, Kasia Smutniak (peccato che è durata poco :’( ), Adriana Lima… donne bellissime, desiderabili, irraggiungibili come la luna (ma, come la luna, a volte sembra di poterle toccare… non *palpare*, cari i miei lettori :-/). Addio bella ragazza della porta accanto, tutta acqua e sapone (dove l’acqua e il sapone NON le scivolano languidamente addosso mentre si fa la doccia).

Controindicazione di vendere sogni, il fatto che qualcuno può volerli comprare – o, peggio, averli gratis e senza sforzo. Il sogno è una delle droghe rimaste legali nel nostro paese. E quando si parla di droghe, i rischi dietro l’angolo abbondano.

Riferimenti: spot80, I persuasori occulti di Vance Packard (che ho già citato in questo blog).

Per informarmi che è tutto sbagliato: be’, dite la vostra nei commenti :)

Written by StM

September 25th, 2006 at 9:24 am

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Perché comprare e vendere su ebay (the dark side…) – update

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  1. Perché il sito è accessibile. Come può non esserlo un sito in cui il pulsante per la sottomissione di un form ogni tanto risulta *dietro* la pagina, in qualche limbo inaccessibile del web? (e sì che tutti sono capaci a usare il workaround javascript:document.form.button.click()…)
  2. Perché è facile e veloce. Ad esempio è facile che la tua inserzione quasi compilata debba essere ripetuta da capo perché risulta impossibile fare una modifica.
  3. Perché è completo. Hai tutti gli strumenti che ti potrebbero servire… ma è un po’ come al cinema: se provi ad usarli, sono di cartapesta. Pagine e servizi non disponili, però, ne trovi davvero quanto vuoi. E funzionano!
  4. Perché è chiaro. E’ molto intelligente il fatto che non hai tutte le opzioni disponibili da subito – alcune le hai a disposizione solo a inserzione iniziata o programmata, o magari sono fesso io che non so come mettere un contatore.
  5. Perché è poco costoso. Paghi le tariffe di inserzione (di recente aumentate), le commissioni sul prezzo di vendita, e se ti fai pagare con paypal anche le commissioni sull’importo pagato (indipendentemente dal fatto che questo includa le spese di spedizione). Mi raccomando però, eh, non far pagare all’acquirente i furti che subisci!
  6. Perché sei tutelato. Infatti paypal è consigliato perché ti tutelano, mica perché ci paghi le commissioni. Infatti la carta ricaricabile postepay come metodo di pagamento è vietata per proteggervi, mica perché è una buona alternativa a paypal (suvvìa, ragazzi… avete inventato voi il meccanismo del feedback per sapere se ci si può relativamente fidare. No?).
  7. Perché non c’è una valida concorrenza. Ah, ecco! Per ora…

E vogliamo parlare dei furboni che tirano a fregarti? Chi piazza, chessò, un cucchiaio e dice “non so se funziona, lo vendo come da testare neh, non accetto feedback negativi se PER CASO non funziona, non lo testo perché non ho tempo”. Girolamo martire, è un cucchiaio. Ci mangi la minestra una volta e SAI se funziona o no.

In definitiva non comprate mai cose da testare su ebay perché le probabilità sono contro di voi. Ho fatto di recente un giretto nel mercatino dell’usato di hwupgrade.it: c’è gente che compra cpu, schede madri, dischi fissi *rotti*. Cosa se ne fanno? Ve lo dico io: sono artisti, li usano in composizioni che esaltano la bellezza dell’elettronica. E’ così. Poi quelle composizioni le mettono all’asta su ebay.

Ci sono frotte di persone che, col sedere ancora unto di vaselina, lasciano allegri feedback positivissimi, “venditore serio e affidabile, e poi quel processore bruciato gratta la schiena da dio”.

E ce ne sarebbe, da scrivere… ma lasciamo stare. Il disco fisso che ho qui sotto potrebbe subodorare qualcosa e rompersi. L’ho comprato su ebay.

Written by StM

September 15th, 2006 at 3:43 pm

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