Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Il modem in comodato gratuito PER SEMPRE

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Secondo Telecom Italia “PER SEMPRE” vuol dire due anni. State attenti quindi se siete fidanzati con un dipendente di Telecom Italia: non prendete decisioni affrettate prima che passi quel lasso di tempo, ché non si sa mai.

Ad aprile 2006 mi attivano la linea ADSL e mi arriva il modem disco-volante Alice Gate. Nella fattura relativa nulla è addebitato oltre al costo dell’abbonamento ADSL. Bene.

A luglio 2006 il modem si frigge, probabilmente a causa di un temporale (e mi frigge anche una scheda ethernet). Chiediamo (sornioni) se per caso può essere sostituito ma no, quello ci han dato in comodato gratuito e quello ci teniamo. Vabbe’, poco male, mi compro un bel Netgear DG834G così non devo avere un computer costantemente acceso a fare da gateway connesso con quella carabattola.

Vivo tranquillo per un anno e mezzo.

Nella fattura di marzo-aprile 2008 spunta un addebito di 1,50 euro, ma ce ne accorgiamo solo in quella di maggio-giugno quando diventa di 5 euro, per “Noleggio MODEM ADSL”. Interpellata, Telecom inizialmente nega che il comodato fosse gratuito per sempre (senza peraltro indicare dove la durata fosse specificata nel contratto, e cosa esattamente in “per sempre” non significa “per sempre”). Non si sa come ma comunque li si convince che pagare per un modem guasto non ha senso, e ci dicono di restituirlo spedendolo in un posto tale. Qui è la finezza, pagare la spedizione di un modem guasto di cui dovremmo poter usufruire gratuitamente che sarebbe rottamato anche se fosse funzionante. Comunque ci dicono che non ci saranno ulteriori addebiti e che quanto pagato sarà riaccreditato sulla bolletta successiva.

Il modem è stato spedito in data 25 luglio 2008 con pacco celere 3 (spedizione in 3 giorni).

Nella fattura di luglio-agosto 2008 risulta un addebito di 2,18 euro per “Noleggio MODEM ADSL” dal 1 luglio al 27 luglio. Si suppone che il 27 luglio sia la data in cui hanno materialmente ricevuto il modem in comodato gratuito guasto. Li si richiama per chiedere spiegazioni e dicono che, uh, il riaccredito sarà fatto nella prima fattura del 2009. Ok, aspettiamo.

E’ scoraggiante pensare come tutto questo non mi stupisca.

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November 8th, 2008 at 2:15 pm

La realtà a piccole dosi (in progressivo aumento)

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Ho visto la pubblicità di una macchina per fare il pane di una qualche marca. La protagonista dello spot (tecnicamente la protagonista sarebbe la macchina stessa… diciamo “la sua padrona umana”, tanto per essere un po’ fantascientifici) ha voluto sottolineare, mentre altri rilevavano semplicemente la bontà del pane fatto in casa, il fatto che “così si risparmia”.

E’ vero, il pane costa come l’oro. Certo, per ammortizzare il costo di una macchina per il pane ci vorrà qualche mese, o anno, a seconda della dimensione del nucleo famigliare. Però si prende atto, finalmente anche nella pubblicità (come era un tempo), che c’è bisogno di risparmiare.

Mi inquieta che oggi le stesse persone che prima televendevano materassi oggi promuovono prestiti personali. Il sorriso e il tono di voce sono identici.

Vado di rado a fare la spesa perché purtroppo, se si ha da comprare qualcosa di deperibile come la verdura, non si può pretendere di trovarla fresca e integra se si va alle 6 di pomeriggio, o alla fine della settimana; e non credo che comprandola alla mattina poi le faccia bene stare 9 ore in ufficio (non fa bene a me, figuriamoci a lei!). L’ultima volta che ci sono andato però ho avuto modo di rallegrarmi un sacco, sentendo discorsi sul nostro benessere (non so quanto viziati dal fatto che fossi proprio in un negozietto) del tipo: “la gente non va più nei supermercati perché spende di più, finisce sempre per comprare qualcosa che non le serve; e non lo dico tanto per dire, a Tizia che fa la commessa al Supermercato X hanno ridotto le ore proprio perché di gente ce ne va di meno”.

In un telegiornale ho visto che è tornata di moda la pasta sfusa (per cui tra l’altro si segnala un incremento di prezzo del 32% a ottobre). Bene, accidenti, bene. Torniamo a TUTTO sfuso, torniamo alle persone che vanno a fare spese con le PROPRIE confezioni, lavate e riutilizzate la volta dopo. Non se ne può più degli sprechi ad alto impatto ambientale.

E’ tutto un proliferare di banchieri che rassicurano “da noi sì che i vostri risparmi sono al sicuro”. Ma immagino che tra di loro continuino a guardarsi in cagnesco.

Abbiamo avuto le nostre dosi di realtà anche in forma di spranghe. Ma ovviamente è realtà solo per noi della “sinistra antagonista”, qualunque cazzo di cosa voglia dire (probabilmente è un sinonimo per “quelli che non credono che fossero veri manifestanti”). Luttazzi ha usato il termine “golpe al rallentatore” già nella scorsa legislatura del Partito Nazista di Rinascita Democratica, rispetto a cui tuttavia questi non sono fatti nuovi – si veda il G8 del 2001 a Genova, in cui l’irruzione alla scuola Diaz è stato l’unico errore in un piano ben congegnato. E’ ovviamente inutile commentare l’inconcludente Veltroni, che ormai poverino non può più stare con Italia dei Valori perché non è per il dialogo… se vuole dialogare a sprangate anche lui, be’, che si accomodi. A questo punto le alternative sono ovviamente che i rappresentanti dell’opposizione siano o stupidi o collusi, tertium non datur.

Sul decreto Gelmini non entro nel merito, perché dopo aver visto in un servizio del TGR le immagini della scuola strafiga che hanno appena finito nel comune di Cosseria, un paesino di 1000 anime, qualche dubbio che i fondi per l’istruzione si possano spendere meglio mi è venuto. La Gelmini invece è il mio idolo per aver dichiarato che questo è un governo di sinistra perché ha a cuore le difficoltà del paese. Inarrivabile. (Ok, una dichiarazione del genere dovrebbere togliere tutti i dubbi, ma facciamo che semmai ci produco un altro post, eh?).

Forse ricordo male, ma una volta Emilio Fede aveva un po’ più di dignità e mentiva un po’ meno (tra gli altri, i 2000 esuberi di Prodi/Air France per l’Alitalia diventano 7000 e i 5000 di Berlusconi/CAI diventano 3000).

Ha il suo buon gioco, Emilio, a far vedere le immagini dei bambini portati a manifestare, reggere cartelli e recitare slogan. C’è chi pensa che sia un cattivo modo di educare i propri figli, che sia uno *sfruttamento*, che sia plagio, che sia salcazzo. E lui ci marcia. Bene, a me non frega nulla di quello che pensano Fede o i figuranti di destra che parlano di strumentalizzazione degli innocenti. Io credo che il senso civico faccia parte dell’educazione di un bambino al pari della religione; quindi, così come lo mandi a catechismo, ogni tanto è bene che gli fai toccare con mano cosa significhi vivere in un paese democratico. Quando sarà grande sarà perfettamente in grado di decidere per sé, ma è meglio evitare il rischio che i nostri figli non siano più abituati o non sappiano più come fare sentire la propria voce. Portare dei bambini in piazza è questionabile quanto cazzo volete, specie se voi sapete quello che io non so e cioè che qualcuno a un certo punto tirerà fuori delle spranghe, ma mi pare estremamente naturale quando a rischio è il loro futuro. A tal proposito rimando al solito Persepolis di Marjane Satrapi, in cui si vede come è cresciuta bene una donna che da ragazzina andava a manifestare (e come i regimi non si instaurano necessariamente dall’oggi al domani ma possono crescere a piccoli passi).

Blob è stato spostato alle 20. Una volta si guardavano i primi servizi dei tg e poi alle 20.15 si girava su Rai 3, ora non si può più (la mia combo preferita era il TGLa7 alle 19.45 e poi Blob, ma i fetenti di La7 hanno voluto mettersi alle 20 anche loro). Ovviamente si guarda direttamente Blob, che tanto i tg sono inutili, però è un altro cattivo segnale.

Written by StM

November 2nd, 2008 at 5:53 pm

Eh no, così non va

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Non va tanto bene che uno va lì e chiede un vetro spesso 2 mm per una finestra e gli dicono che no, non esistono vetri da 2 mm per le finestre; quelli sono vetri da corniciai, che andassi dal corniciaio. Vorrà dire che la mia decina di finestre a quattro vetri incornicia l’opera d’arte che siamo io e la mia famiglia, chevvidevodire. Ovviamente più io che la mia famiglia. Sulla porta c’è il titolo dell’opera, “La modestia”.

Non va tanto bene che uno chiede se vendete stecche da tapparelle e voi lo guardate come se vi avesse appena proposto di tuffarvi insieme nudi in una Iacuzzi con un tubetto di latte detergente invece che bagnoschiuma. Ma si apprezza che vi ripigliate e reindirizziate a chi di dovere.

Non va tanto bene che Obi-Fran trovi aspetti positivi in Vicky Christina Barcelona che io non trovo… probabilmente finirò per accoltellarlo o sparargli (cit.). Stiamo comunque parlando di un lavoro non “di mestiere” di un grande regista che si è rimesso in discussione, e gliene do atto.

Non va tanto bene che Opera, pur avendomi convinto sotto molti aspetti, continui ad avere due bug, uno grossolano e l’altro per design. Quello grossolano: la fighissima funzione di sincronizzazione dei bookmark su più computer (certo, presente con plugin anche in Firefox) forse funzionava su Opera 9.52, ma sicuramente su Opera 9.6 non funziona, generando duplicati e casini vari; un’opzione di fare un allineamento imperativo dei bookmark memorizzati, anyone? Quello per design: se usate il client di posta e avete una casella di posta IMAP, è *impossibile* spostare i messaggi da questa a una cartella locale per liberare spazio senza eliminare definitivamente i messaggi… perché le cartelle locali non esistono. Diciamo che ne vorrei parlare del tutto bene, ed è perciò che sto rimandando la recensione al momento in cui questi problemi non ci saranno. Poi se capisco anche come posso segnalare bug/problemi è meglio (visto che i forum pullulano di fanboy appena usciti dall’uovo che affossano con varii “ma no, idiota, quello che fai non ha senso… cioè, non capisco nemmeno quello che scrivi, ma se Opera non lo fa allora deve essere una cazzata”).

Non va tanto bene che più o meno ogni giorno penso a una cosa che potrei scrivere nel blog. E più o meno ogni giorno dico che non c’ho testa (=tempo; c’è una certa sovrapposizione dei due dominii).

Non va tanto bene che le giornate lavorative scorrano via un po’ troppo veloci… diavolo, ora che faccio qualcosa di divertente! …e che devo farlo al più presto, soprattutto… sob.

Non va tanto bene il tempo, insomma. Nemmeno quello atmosferico.

Non va tanto bene che le persone fuori di testa che ti prendono a benvolere dandoti del ricchione nazista massone non ti garantiscano un commento di spam al giorno… per le grasse risate devo sempre integrare con blog e fumetti online (mi riferisco a un particolare articolo su Ars Ludica che nooon vi dirò).

Non va tanto bene che quando penso a una certa persona, cioè 24 ore al giorno, non riesca a evitare di sorridere come un idiota con la paresi. Una volta almeno badavo alle apparenze. Sembravo un idiota senza paresi. Un inequivocabile segno del mio talento.

Non va tanto bene che adesso sto mettendo insieme un computer fisso con i buchi tipo Emmenthal(er) perché non ho la mascherina da case per la scheda madre (una ASUS A7N8X, che se qualcuno ce l’avesse che gli avanza lo ringrazierei tanto, eventualmente con prestazioni sessuali; a distanza; cioè, io le faccio, e poi vi invio il certificato sottoscritto dal notaio Guardoni che le ho fatte; o che eventualmente le ho fatte fare; insomma, qualcosa in mano vi ritrovate; …no comment, grazie). Però se penso allo stillicidio di cose che gradatamente si sono fritte, hanno dovuto essere sostituite, e che finalmente ora sembra funzionare tutto… dopotutto non è che vada così poco bene. Vi dico solo che tanto per gradire mi sono preso un programmatore di bios (divertentissimo) perché c’era scritto ASUS A7N8X REV 2.0 ma evidentemente NON era la REV 2.0, perché dopo un bell’upgrade (per la compatibilità coi Sempron) non ha funzionato cchiù. Ma ora funziona. TUTTO. Lo voglio ripetere abbastanza da attirare un fulmine che mi convinca a buttare il blocco intero e ricomprare nuovo. A tal proposito… esiste la versione PCI del flusso canalizzatore?

Non va tanto bene che ho dato uno sguardo alla nuova Nikon D90, poi ne ho dato uno alla mia vecchia D70, poi ne ho dato un altro al mio conto corrente (sapete, prima che accreditino la vincita al Superenalotto); e gli ultimi due sguardi mi hanno convinto più del primo. Straaano. Ma forse dal punto di vista ambientalista va bene anzichenò… perché abbandonare qualcosa che funziona?

Non va tanto bene che devo mandare in assistenza alla Casio l’altra fotocamera, quella tascabile, e non ne ho voglia. Anche perché nelle istruzioni dicono che è necessario spedire il fogliettino della garanzia o qualcosa del genere. Il che? Chi l’ha mai visto?

Non va tanto bene in effetti che ultimamente mi si rompano un po’ troppe cose attorno.

Che era questo rumore di frantumi provenire dai pantaloni dei lettori maschi, a proposito?

Disclaimer: chi scrive in realtà rasenta la felicità. Non utilizzare questo post in modo improprio. Non ingerire questo post. Questo post è vietato a chiunque non sappia leggere. L’autore non sarà ritenuto responsabile se i lettori decideranno di tirare tardi con la canasta in seguito alla lettura di questo post. Questo post non causa crisi dei mutui, innalzamenti del prezzo del petrolio, opposizioni serie in Parlamento. La lettura di questo post è sconsigliata in presenza di neuroni. Questo post si autodistruggerà alla chiusura del browser.

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October 23rd, 2008 at 7:50 am

Sollievi propedeutici ad angosciosa preoccupazione

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Lagerstroemia

(solita foto che non c’entra nulla col post, ma che mi andava di mettere; non le posto nelle gallerie perché la scansione digitale fornitami dal minilab non rende un minimo di giustizia, mentre la stampa su carta fotografica è discreta – certo non me le bilanciassero a cavolo sarei più contento – ma non ho voglia di scandirla).

Da segnarsi sul calendario il mese di ottobre 2007: è successo che io abbia actually enjoyed l’andare a far compere. Oddìo, non esageriamo. I fatti dicono che sono andato in tre posti, e in ciascuno dei tre posti ho trovato UN (e non più di UN) articolo degno di considerazione. Due giacche e un paio di scarpe. Le giacche sono due per autopunizione, per aver usato sempre la stessa per 9 anni (e poi una è da mezza stagione l’altra da inverno). Le scarpe…

Poco fa ho trovato un po’ di tempo per mettere ordine nel mio scarpame, in modo da collocare da qualche parte quelle nuove. E’ successo che abbia aperto una scatola, abbia erroneamente identificato il paio di scarpe contenuto come “quelle là”, abbia in seguito trovato “quelle là” altrove, e sia quindi tornato a verificare la scatola. In pratica ho delle scarpe (estive) che avevo acquistato chissà quando e non ho mai usato. Perché mi ero dimenticato di averle. “Bello”, è stato il mio primo pensiero, “così al prossimo cambio di stagione non devo prenderne delle altre”. Il secondo pensiero è stato tuttavia rivolto alla gerontologia.

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October 30th, 2007 at 7:49 pm

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Nelle edicole non c’è più nulla

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Entravo nelle edicole come nel paese dei balocchi. Così tante cose da vedere, da confrontare col budget, da girare e rigirare per cercare di intuirne il valore, da sfogliare di straforo. Quando ero ragazzino nelle edicole c’erano i libretti a mille, duemila, tremila lire (che oggi vi vendono in libreria, pieni di polvere e con il bollino da 4 euro incollato sopra, non si sa perché): e edizioni mica da ridere, prefazioni e introduzioni coi controfiocchi, traduzioni dignitose, titoli di primo piano (Dracula, uno dei tremilalire che ricordo con più affetto). Quando ero ragazzino era l’epoca delle riviste di videogiochi che, in particolare, cominciavano ad uscire coi floppy, e poi col ciddì allegato; quando ancora internet non era “free”, e anche quando lo era ma era lenta, ti portavi a casa il tuo bel carico di svago elettronico mensile e spulciavi il supporto magnetico/ottico fino a raschiarne il fondo, per essere proprio sicuro di non perderti nulla. Ah, be’, certo, leggevi anche la rivista.

Quando ero ragazzino, Lupo Alberto e Dylan Dog, per dirne due, erano fumetti interessanti, fenomeni di costume, ciascuno a suo modo. Non aggiungo nulla a ciò che penso di Dylan Dog (se ve lo siete perso usate la di ricerca, che funziona tanto bene); di recente ho preso un albo di Lupo Alberto è l’ho trovato tutto un po’ sciapino, adoscelenzialeggiante ma sul fronte superficiale. O ho avuto un abbaglio per anni, o qualcosa s’è perso, perché non ho mai avuto, in generale, un grande interesse per quello che ho ritrovato ora a distanza di anni. Fortunatamente l’offerta fumettistica, complessivamente, non dev’essere realmente peggiorata, se penso che c’è un certo Rat-Man che va a ruba.

Già, cazzo. Va a ruba. Non lo trovo MAI. In edicola trovo giusto quel paio di serie Bonelli che ancora leggo (Dampyr e Magico Vento); per il resto, ogni tanto vado in fumetteria con una pila di sacchi di juta e il furgone.

Quando non direttamente online. Già. L’acquisto, o direttamente la fruizione online dei contenuti, ha ucciso l’edicola. Non compro giornali, anche perché quando me ne trovo uno in mano ne trovo interessante un 5% se va bene. Non compro più riviste di informatica, e quasi più riviste di videogiochi. A parte forse quelli di Ciak, non compro ovviamente i fa-vo-lo-si film in divuddì allegati alle riviste (o stand-alone con i necessari trucchi paraculi degli obbligatori abbinamenti editoriali col foglio da carta igienica: tu compri la carta igienica, e hai *allegato, non vendibile separatamente*, il film), che se ti interessavano li avevi già comprati alla loro uscita, e se non ti interessano tanto sarai costretto a vederli due giorni dopo in tivvù.

I libri, non ho ancora capito che fine abbiano fatto. Probabilmente bruciati dal corpo speciale dei pompieri, e magari trovate in giro gente che ha stampigliato “100 pagine, 1000 lire” sulla nuca, e che ripete tra sé e sé una litanìa indistinguibile.

L’ingresso in un’edicola, alla fin fine, è per me ormai piuttosto desolante. Qualcuno le ha chiamate in modo ficcante “bazaar”. E dire che una volta avevo la stessa aspirazione sua. Ma l’edicola-generation volge al tramonto.

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October 13th, 2007 at 1:20 pm

Ordinare cose a caso e passarla liscia

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L’unità DVD del mio Acer Travelmate 803LMI, dopo 4 anni (ma anche dopo 2 e mezzo, a dire il vero), aveva cominciato a dare segni di cedimento. In particolare si rifiutava di leggere tutti i miei dvd porno preferiti, e capite bene che era inaccettabile (non è vero, non mi leggeva i dvd con i miei cartoni preferiti, ma non posso dirlo per via della mia reputazione). Così di tanto in tanto ho fatto ricerche per trovare un sostituto, forte della Tecnologia Acer Mediabay, che a quanto avevo capito pareva uno slot standard su tutti i prodotti Acer per lettori cd, dvd, floppy, e fors’anche batterie di riserva. La settimana scorsa l’ho trovato, il sostituto, e l’ho ordinato. Fa mica nulla se è per il TM6410/TM6460, no? Tanto c’è l’Acermediabei.

Oggi arriva il mio bel masterizzatore dvd dual layer nuovo, apro, sembra proprio come il mio, estraggo l’unità dal portatile… uhm…

I connettori sono uguali, ma sono posizionati diversamente. Ruotati di 180 gradi l’uno rispetto all’altro, e traslati di 1 cm. Detto con la massima modestia, ho immediatamente compreso il valido motivo di questa essenziale scelta di progettazione. Mi è passato di mente, però.

Prima che gli organi riproduttivi cominciassero a flottare a mezz’aria per il movimento rotatorio, ho torturato il nuovo acquisto con un cacciavite, facendomi confessare quasi subito (ah!, il vigliacco) che in realtà sotto un solo strato di adattatori l’interfaccia comune C’ERA. E’ bastato quindi scambiare tali adattatori tra l’unità vecchia e la nuova, buttare tale unità dvd nello slot, e perlomeno su linux (su windows vedrò a novembre quando lo avvierò) ha funzionato subito senza patemi. Evviva.

(se qualcuno volesse mai il cimelio che ha permesso a StM di vedere tanti carton… ehm volevo dire porno, consideratelo messo all’asta)

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October 9th, 2007 at 7:39 pm

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DecomPoste Italiane

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azzurrismo.jpg

(è per mettermi un po’ di buonumore)

Oggi ho contattato il servizio clienti delle poste via e.mail, per una questione concernente la e.mail. In pratica mi sembra che non mi arrivino dei messaggi e.mail che mi dovrebbero arrivare. Ho fatto una domanda ben circostanziata, che tutto sommato poteva avere una risposta semplice: sì/no. “Poste Italiane adotta filtri antispam per la e.mail indipendenti dall’utente?”. Sì/no. Non sono stato così conciso, ma la domanda era questa.

Come tutta risposta, un paguro ammaestrato mi ha spedito in un .doc non formattato (ah, i vantaggi degli accordi Poste-Microsoft, eh?) i passi per verificare se riesco ad accedere alla casella e.mail, il tutto all’indirizzo e.mail a cui avrei potuto non riuscire ad accedere. Mi sono alterato e ho risposto poco educatamente, ripetendo la domanda. La successiva risposta semplicemente mi reindirizzava al numero verde, che cercherò di chiamare quando, magari, avrò tre quarti d’ora di nulla cosmico da riempire nella mia vita, e tanta voglia di essere paziente.

Io non ce l’ho con chi dà risposte inutili. Fare assistenza clienti è un lavoro facilmente di merda, la gente ti chiama solo quando è incazzata nera perché la TUA AZIENDA gli ha venduto una cosa che NON FUNZIONA (poi, mi dicono, ci sono anche gli Ing. che ti tengono appeso per mezz’ora e alla fine si scopre che era finita la carta alla stampante). Non capita mai la persona che ti chiama, ti chiede come stai, e ti dice che lì da lei tutto va a meraviglia (quando un collega mi chiama e mi chiede come sto, in genere, so che c’è una suppostona in arrivo). Per non parlare del fatto che il training serio costa, e perciò s’investe giusto nelle due orette del “Corso accelerato di dissuasione dell’utente”, in cui la tua faccia viene premuta forte sulla ciambella del WC perché assuma la forma adatta all’uopo.

Però le balle girano lo stesso, quando vedi che un servizio viene organizzato in modo che per te sia di maggior servizio non usufruire del servizio. Ma più che girarmi le balle adesso m’è preso lo scoramento. Che barba.

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October 4th, 2007 at 1:11 am

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Cose

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L'unico scorcio decente trovato in un'intera giornata nuvolosa

“A me non interessa avere delle cose, nella vita”, mi è stato detto un giorno. Suo il corsivo.

Le cose ti permettono di fare cose, le cose ti ricordano di persone, le cose possono rendere il mondo più bello. Non c’è nulla di male nelle cose.

Ma aveva ragione. Ha ragione. E quanto abbia ragione è lasciato come compito a casa per lo studente. Qui verrà presentata solo una traccia di spunto.

Che significato ha per me la “cipolla” che portava nel taschino mio nonno? Io nemmeno l’ho mai visto, mio nonno! Quella cipolla è un ricordo, per mia madre; per me è poco più di una reliquia di una religione a cui non appartengo (o che non mi appartiene, a seconda). Ha un senso forse ricordare e conservare le cose *fatte* dai nostri antenati; ma quale senso ha conservare le cose da loro *comprate*, a meno che non ne facciamo uso? Memoria? Di che? Che memoria avrà del trisnonno il bimbetto che scasserà il cipollone d’oro a 18 carati su un roccione aguzzo per farlo smettere di ticchettare fastidiosamente?

D’altra parte c’è il vedere le cose come una nostra estensione. Quelle che permettono di esprimere il nostro estro, il nostro genio, la nostra demenza. Quelle che se te ne separano ti senti amputato (a parte il caso dell’armonica, che se me ne separano mi sento più sano che se ce l’ho, visto che mi ricorda che ho la potenza di fiato di una grattugia). Di primo acchito sembra una devianza, ma a ben pensarci non c’è NESSUNA parte del nostro corpo che abbiamo la garanzia non ci abbandonerà mai. Nessuna. E non toccatevele, ché non sono garantite nemmeno quelle.

Written by StM

September 11th, 2007 at 12:11 am

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Segnalazioni varie e telegrafiche

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Habemus Maya, again? Su, su, una sventagliata di commenti di incoraggiamento.

Poi un uso personale di mezzo pubblico. Ho la casa che trabocca di schifezze. Quelle che elencate a questa pagina sono quelle più a rischio bidone, che farmi lo sbattimento di ebay non ne ho più tanta voglia. Fondamentalmente ne ho piene le scatole di mettere avvisi grandi come case e trovarmi gente che mi chiede perché quello che gli ho venduto non è compatibile con quello che hanno, cioè esattamente lo scenario che avevo descritto nell’inserzione; sono stufo della gente che ti chiede di regalare loro le cose (a cui rispondo sempre “no, guarda, il bidone mi viene più comodo”); sono stufo dei maniaci del’albo in condizioni perfette, come fresco di stampa… ho una casa, non una cassetta di sicurezza a microclima; faccio quello che posso, ma essenzialmente io i fumetti li *leggo*, non li uso per testare misuratori di rugosità. E quindi, insomma, spero che quella paginetta lì aiuti me a liberare un po’ casa e nel contempo faccia felice qualcuno di voi. Non siate troppo avidi, però, ho appena fatto spese folli, accidenti a me -_-”’. La pagina sarà aggiornata di tanto in tanto con le entrate e le uscite (probabilmente le entrate più rilevanti verranno anche segnalate qui, ma anche no).

Infine, tanto per fare un post in cui parlo proprio di tutto… ma lo sapete che ho sempre trovato molto carine le trasmissioni con Syusy Blady e Patrizio Roversi sparpagliati ai quattro angoli del pianeta? E non perché in tal modo stanno lontani dall’Italia, tutt’altro! La povera televisione in casa mia è sempre spenta, però stasera è stata casualmente accesa su Evoluti per caso, e devo ammettere di non aver provato nemmeno un attimo di noia (sensazione tristemente frequente nel mio caso, per quel che riguarda la tv)! Certo, lei potrebbe anche lasciar parlare un po’ di più gli altri, che caspiterina mette le parole in bocca anche alle leggende viventi che intervista perché non hanno la sua capacità di emettere 6000 parole al minuto, però sono tizi simpatici, i temi sebbene concentrati sono interessanti, e se anche scappa qualche cazzata ogni tanto, in fondo tutto fa brodo.

Ok, sono in una fase di post-frenzy, ma ne devo fare ancora uno e poi mi calmo, eh. Forse.

UPDATE: mi ero dimenticato di questo. Se un pochino vi piacciono i videogiochi scoppiatevi assolutamente i due podcast di AIO, sono mortali :D

Written by StM

August 20th, 2007 at 10:37 pm

Teoria cellulare

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Si parla di uova e di galline. Il gestore telefonico influenza le amicizie che uno si sceglie, o uno si sceglie le amicizie e poi scopre che usano il suo stesso gestore telefonico?

(c’è anche la terza via, e cioè chi ha una scheda per ogni operatore, per facilitare le operazioni di acchiappanza)

Il copioso numero di numeri Wind nella mia rubrica (a cui spammo volentieri) richiederebbe comunque una spiegazione, a fronte di una preponderanza, in generale, di numeri TIM. Non, ripeto NON è previsto che ora salti fuori qualcuno e mi commenti “eh, ma è perché sei parsimonioso“.

Son questioni.

Written by StM

May 24th, 2007 at 10:39 pm

Posted in pillole

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