Sollievi propedeutici ad angosciosa preoccupazione

StM - Tuesday, 30 October 2007, 19:49 - diario, fotografismi

Lagerstroemia

(solita foto che non c’entra nulla col post, ma che mi andava di mettere; non le posto nelle gallerie perché la scansione digitale fornitami dal minilab non rende un minimo di giustizia, mentre la stampa su carta fotografica è discreta - certo non me le bilanciassero a cavolo sarei più contento - ma non ho voglia di scandirla).

Da segnarsi sul calendario il mese di ottobre 2007: è successo che io abbia actually enjoyed l’andare a far compere. Oddìo, non esageriamo. I fatti dicono che sono andato in tre posti, e in ciascuno dei tre posti ho trovato UN (e non più di UN) articolo degno di considerazione. Due giacche e un paio di scarpe. Le giacche sono due per autopunizione, per aver usato sempre la stessa per 9 anni (e poi una è da mezza stagione l’altra da inverno). Le scarpe…

Poco fa ho trovato un po’ di tempo per mettere ordine nel mio scarpame, in modo da collocare da qualche parte quelle nuove. E’ successo che abbia aperto una scatola, abbia erroneamente identificato il paio di scarpe contenuto come “quelle là”, abbia in seguito trovato “quelle là” altrove, e sia quindi tornato a verificare la scatola. In pratica ho delle scarpe (estive) che avevo acquistato chissà quando e non ho mai usato. Perché mi ero dimenticato di averle. “Bello”, è stato il mio primo pensiero, “così al prossimo cambio di stagione non devo prenderne delle altre”. Il secondo pensiero è stato tuttavia rivolto alla gerontologia.

Nelle edicole non c’è più nulla

StM - Saturday, 13 October 2007, 13:20 - diario, informazione e TV

Entravo nelle edicole come nel paese dei balocchi. Così tante cose da vedere, da confrontare col budget, da girare e rigirare per cercare di intuirne il valore, da sfogliare di straforo. Quando ero ragazzino nelle edicole c’erano i libretti a mille, duemila, tremila lire (che oggi vi vendono in libreria, pieni di polvere e con il bollino da 4 euro incollato sopra, non si sa perché): e edizioni mica da ridere, prefazioni e introduzioni coi controfiocchi, traduzioni dignitose, titoli di primo piano (Dracula, uno dei tremilalire che ricordo con più affetto). Quando ero ragazzino era l’epoca delle riviste di videogiochi che, in particolare, cominciavano ad uscire coi floppy, e poi col ciddì allegato; quando ancora internet non era “free”, e anche quando lo era ma era lenta, ti portavi a casa il tuo bel carico di svago elettronico mensile e spulciavi il supporto magnetico/ottico fino a raschiarne il fondo, per essere proprio sicuro di non perderti nulla. Ah, be’, certo, leggevi anche la rivista.

Quando ero ragazzino, Lupo Alberto e Dylan Dog, per dirne due, erano fumetti interessanti, fenomeni di costume, ciascuno a suo modo. Non aggiungo nulla a ciò che penso di Dylan Dog (se ve lo siete perso usate la di ricerca, che funziona tanto bene); di recente ho preso un albo di Lupo Alberto è l’ho trovato tutto un po’ sciapino, adoscelenzialeggiante ma sul fronte superficiale. O ho avuto un abbaglio per anni, o qualcosa s’è perso, perché non ho mai avuto, in generale, un grande interesse per quello che ho ritrovato ora a distanza di anni. Fortunatamente l’offerta fumettistica, complessivamente, non dev’essere realmente peggiorata, se penso che c’è un certo Rat-Man che va a ruba.

Già, cazzo. Va a ruba. Non lo trovo MAI. In edicola trovo giusto quel paio di serie Bonelli che ancora leggo (Dampyr e Magico Vento); per il resto, ogni tanto vado in fumetteria con una pila di sacchi di juta e il furgone.

Quando non direttamente online. Già. L’acquisto, o direttamente la fruizione online dei contenuti, ha ucciso l’edicola. Non compro giornali, anche perché quando me ne trovo uno in mano ne trovo interessante un 5% se va bene. Non compro più riviste di informatica, e quasi più riviste di videogiochi. A parte forse quelli di Ciak, non compro ovviamente i fa-vo-lo-si film in divuddì allegati alle riviste (o stand-alone con i necessari trucchi paraculi degli obbligatori abbinamenti editoriali col foglio da carta igienica: tu compri la carta igienica, e hai *allegato, non vendibile separatamente*, il film), che se ti interessavano li avevi già comprati alla loro uscita, e se non ti interessano tanto sarai costretto a vederli due giorni dopo in tivvù.

I libri, non ho ancora capito che fine abbiano fatto. Probabilmente bruciati dal corpo speciale dei pompieri, e magari trovate in giro gente che ha stampigliato “100 pagine, 1000 lire” sulla nuca, e che ripete tra sé e sé una litanìa indistinguibile.

L’ingresso in un’edicola, alla fin fine, è per me ormai piuttosto desolante. Qualcuno le ha chiamate in modo ficcante “bazaar”. E dire che una volta avevo la stessa aspirazione sua. Ma l’edicola-generation volge al tramonto.

Ordinare cose a caso e passarla liscia

StM - Tuesday, 9 October 2007, 19:39 - IT and me

L’unità DVD del mio Acer Travelmate 803LMI, dopo 4 anni (ma anche dopo 2 e mezzo, a dire il vero), aveva cominciato a dare segni di cedimento. In particolare si rifiutava di leggere tutti i miei dvd porno preferiti, e capite bene che era inaccettabile (non è vero, non mi leggeva i dvd con i miei cartoni preferiti, ma non posso dirlo per via della mia reputazione). Così di tanto in tanto ho fatto ricerche per trovare un sostituto, forte della Tecnologia Acer Mediabay, che a quanto avevo capito pareva uno slot standard su tutti i prodotti Acer per lettori cd, dvd, floppy, e fors’anche batterie di riserva. La settimana scorsa l’ho trovato, il sostituto, e l’ho ordinato. Fa mica nulla se è per il TM6410/TM6460, no? Tanto c’è l’Acermediabei.

Oggi arriva il mio bel masterizzatore dvd dual layer nuovo, apro, sembra proprio come il mio, estraggo l’unità dal portatile… uhm…

I connettori sono uguali, ma sono posizionati diversamente. Ruotati di 180 gradi l’uno rispetto all’altro, e traslati di 1 cm. Detto con la massima modestia, ho immediatamente compreso il valido motivo di questa essenziale scelta di progettazione. Mi è passato di mente, però.

Prima che gli organi riproduttivi cominciassero a flottare a mezz’aria per il movimento rotatorio, ho torturato il nuovo acquisto con un cacciavite, facendomi confessare quasi subito (ah!, il vigliacco) che in realtà sotto un solo strato di adattatori l’interfaccia comune C’ERA. E’ bastato quindi scambiare tali adattatori tra l’unità vecchia e la nuova, buttare tale unità dvd nello slot, e perlomeno su linux (su windows vedrò a novembre quando lo avvierò) ha funzionato subito senza patemi. Evviva.

(se qualcuno volesse mai il cimelio che ha permesso a StM di vedere tanti carton… ehm volevo dire porno, consideratelo messo all’asta)

DecomPoste Italiane

StM - Thursday, 4 October 2007, 1:11 - diario

azzurrismo.jpg

(è per mettermi un po’ di buonumore)

Oggi ho contattato il servizio clienti delle poste via e.mail, per una questione concernente la e.mail. In pratica mi sembra che non mi arrivino dei messaggi e.mail che mi dovrebbero arrivare. Ho fatto una domanda ben circostanziata, che tutto sommato poteva avere una risposta semplice: sì/no. “Poste Italiane adotta filtri antispam per la e.mail indipendenti dall’utente?”. Sì/no. Non sono stato così conciso, ma la domanda era questa.

Come tutta risposta, un paguro ammaestrato mi ha spedito in un .doc non formattato (ah, i vantaggi degli accordi Poste-Microsoft, eh?) i passi per verificare se riesco ad accedere alla casella e.mail, il tutto all’indirizzo e.mail a cui avrei potuto non riuscire ad accedere. Mi sono alterato e ho risposto poco educatamente, ripetendo la domanda. La successiva risposta semplicemente mi reindirizzava al numero verde, che cercherò di chiamare quando, magari, avrò tre quarti d’ora di nulla cosmico da riempire nella mia vita, e tanta voglia di essere paziente.

Io non ce l’ho con chi dà risposte inutili. Fare assistenza clienti è un lavoro facilmente di merda, la gente ti chiama solo quando è incazzata nera perché la TUA AZIENDA gli ha venduto una cosa che NON FUNZIONA (poi, mi dicono, ci sono anche gli Ing. che ti tengono appeso per mezz’ora e alla fine si scopre che era finita la carta alla stampante). Non capita mai la persona che ti chiama, ti chiede come stai, e ti dice che lì da lei tutto va a meraviglia (quando un collega mi chiama e mi chiede come sto, in genere, so che c’è una suppostona in arrivo). Per non parlare del fatto che il training serio costa, e perciò s’investe giusto nelle due orette del “Corso accelerato di dissuasione dell’utente”, in cui la tua faccia viene premuta forte sulla ciambella del WC perché assuma la forma adatta all’uopo.

Però le balle girano lo stesso, quando vedi che un servizio viene organizzato in modo che per te sia di maggior servizio non usufruire del servizio. Ma più che girarmi le balle adesso m’è preso lo scoramento. Che barba.

Cose

StM - Tuesday, 11 September 2007, 0:11 - fotografismi, pensieri

L'unico scorcio decente trovato in un'intera giornata nuvolosa

“A me non interessa avere delle cose, nella vita”, mi è stato detto un giorno. Suo il corsivo.

Le cose ti permettono di fare cose, le cose ti ricordano di persone, le cose possono rendere il mondo più bello. Non c’è nulla di male nelle cose.

Ma aveva ragione. Ha ragione. E quanto abbia ragione è lasciato come compito a casa per lo studente. Qui verrà presentata solo una traccia di spunto.

Che significato ha per me la “cipolla” che portava nel taschino mio nonno? Io nemmeno l’ho mai visto, mio nonno! Quella cipolla è un ricordo, per mia madre; per me è poco più di una reliquia di una religione a cui non appartengo (o che non mi appartiene, a seconda). Ha un senso forse ricordare e conservare le cose *fatte* dai nostri antenati; ma quale senso ha conservare le cose da loro *comprate*, a meno che non ne facciamo uso? Memoria? Di che? Che memoria avrà del trisnonno il bimbetto che scasserà il cipollone d’oro a 18 carati su un roccione aguzzo per farlo smettere di ticchettare fastidiosamente?

D’altra parte c’è il vedere le cose come una nostra estensione. Quelle che permettono di esprimere il nostro estro, il nostro genio, la nostra demenza. Quelle che se te ne separano ti senti amputato (a parte il caso dell’armonica, che se me ne separano mi sento più sano che se ce l’ho, visto che mi ricorda che ho la potenza di fiato di una grattugia). Di primo acchito sembra una devianza, ma a ben pensarci non c’è NESSUNA parte del nostro corpo che abbiamo la garanzia non ci abbandonerà mai. Nessuna. E non toccatevele, ché non sono garantite nemmeno quelle.

Segnalazioni varie e telegrafiche

StM - Monday, 20 August 2007, 22:37 - estensioni digitali, fotografismi, oblòg, segnalazioni

Habemus Maya, again? Su, su, una sventagliata di commenti di incoraggiamento.

Per gli appassionati d’arte moderna, ho sbrodolato un po’ di foto prese in un bel museo praghese qui. Non ho messo solo le foto di cui sono soddisfatto, ma anche alcune che riprendevano opere meritevoli, soprattutto quindi per darvi un’idea del contenuto del museo (e invogliarvi a visitarlo, se vi interessa). L’album è protetto da password, per non farlo indicizzare dai motori di ricerca e non far quindi inalberare i gestori del museo con questa mole di fotografie “per uso personale” usate in modo poco personale. Che so di cosa sono capaci, ragazzi miei, mi hanno defraudato di BEN DIECI minuti di visita, scacciandomi alle 17.50 quando l’orario di chiusura era alle 18 (ho ancora il segno psicologico del trauma). Vi spedirò la password se me lo chiederete in un commento o via meil (possibilmente non diffondetela, o se proprio avvertitemi…).

Poi un uso personale di mezzo pubblico. Ho la casa che trabocca di schifezze. Quelle che elencate a questa pagina sono quelle più a rischio bidone, che farmi lo sbattimento di ebay non ne ho più tanta voglia. Fondamentalmente ne ho piene le scatole di mettere avvisi grandi come case e trovarmi gente che mi chiede perché quello che gli ho venduto non è compatibile con quello che hanno, cioè esattamente lo scenario che avevo descritto nell’inserzione; sono stufo della gente che ti chiede di regalare loro le cose (a cui rispondo sempre “no, guarda, il bidone mi viene più comodo”); sono stufo dei maniaci del’albo in condizioni perfette, come fresco di stampa… ho una casa, non una cassetta di sicurezza a microclima; faccio quello che posso, ma essenzialmente io i fumetti li *leggo*, non li uso per testare misuratori di rugosità. E quindi, insomma, spero che quella paginetta lì aiuti me a liberare un po’ casa e nel contempo faccia felice qualcuno di voi. Non siate troppo avidi, però, ho appena fatto spese folli, accidenti a me -_-”’. La pagina sarà aggiornata di tanto in tanto con le entrate e le uscite (probabilmente le entrate più rilevanti verranno anche segnalate qui, ma anche no).

Infine, tanto per fare un post in cui parlo proprio di tutto… ma lo sapete che ho sempre trovato molto carine le trasmissioni con Syusy Blady e Patrizio Roversi sparpagliati ai quattro angoli del pianeta? E non perché in tal modo stanno lontani dall’Italia, tutt’altro! La povera televisione in casa mia è sempre spenta, però stasera è stata casualmente accesa su Evoluti per caso, e devo ammettere di non aver provato nemmeno un attimo di noia (sensazione tristemente frequente nel mio caso, per quel che riguarda la tv)! Certo, lei potrebbe anche lasciar parlare un po’ di più gli altri, che caspiterina mette le parole in bocca anche alle leggende viventi che intervista perché non hanno la sua capacità di emettere 6000 parole al minuto, però sono tizi simpatici, i temi sebbene concentrati sono interessanti, e se anche scappa qualche cazzata ogni tanto, in fondo tutto fa brodo.

Ok, sono in una fase di post-frenzy, ma ne devo fare ancora uno e poi mi calmo, eh. Forse.

UPDATE: mi ero dimenticato di questo. Se un pochino vi piacciono i videogiochi scoppiatevi assolutamente i due podcast di AIO, sono mortali :D

Teoria cellulare

StM - Thursday, 24 May 2007, 22:39 - pillole

Si parla di uova e di galline. Il gestore telefonico influenza le amicizie che uno si sceglie, o uno si sceglie le amicizie e poi scopre che usano il suo stesso gestore telefonico?

(c’è anche la terza via, e cioè chi ha una scheda per ogni operatore, per facilitare le operazioni di acchiappanza)

Il copioso numero di numeri Wind nella mia rubrica (a cui spammo volentieri) richiederebbe comunque una spiegazione, a fronte di una preponderanza, in generale, di numeri TIM. Non, ripeto NON è previsto che ora salti fuori qualcuno e mi commenti “eh, ma è perché sei parsimonioso“.

Son questioni.

Questioni di granularità dell’acqua

StM - Tuesday, 15 May 2007, 22:37 - belinate

-…e acqua naturale.

-Quanto, un litro?

-Mah, anche due.

E ti porta 4 bottiglie da 45 cl. Mmm.

Dalle mie parti la Vallechiara cominciò tempo fa a produrre bottiglie da 75 cl dalla forma stramba (che a dir la verità mi ricorda questo, figata, ha anche il sito). E già lì ero dubbioso: mah, il litro è abbondante, ma i 3/4 son proprio giusti, per 2 persone. E vabbe’.

In giro per l’Italia ho notato questa cosa della bottiglietta di plastica da mezzo litro. Vuoi una bottiglia da un litro? Ti portano due bottigliette, senza neanche dirti che quella da litro non esiste (più). Al che bisognerebbe cominciare a dire: “voglio 90 cl d’acqua, a lei scegliere il formato e la migliore combinazione possibile per soddisfare il requisito minimo, e se vuole farmi un favore prende come criterio la minimizzazione del prezzo, altrimenti minimizzi lo spreco”.

Ma quest’altra faccenda dei mezzi litri che non sono mezzi litri ma 45 cl, be’, comincia a seccarmi. E a questo punto son curioso di sentire che gusto avrà l’acqua nelle lattine da 33 cl.

Delle cause e degli effetti (buon primo maggio)

StM - Tuesday, 1 May 2007, 2:08 - pensieri

E poi vado a vergognarmi in giro di fare acquisti solo quelle 2-3 volte all’anno che impediscono alla Decenza di comparirmi in sogno come l’angelo a Giuseppe. La volta che mi muovo, sfidando un traffico stolto e immotivato, zac!, trovo tutto chiuso. Non che non sia un problema ignoto, a Savona: più gente c’è in giro, più esercizi, commerciali e non, sono chiusi. Non per nulla quando i croceristi passano di lì alla domenica vengono abdotti e trascinati al magnifico Centro Commerciale, che è come dire: Qui Non Teniamo Un Cazzo Di Interessante. Non esiste la Collezione d’arte Pertini, opere che furono donate da vari artisti (Vedova, Sassu, Mirò, Guttuso, De Chirico) al compianto presidente, poi rigirate dalla moglie alla municipalità; non esiste la graziosa piazza Chabrol con le migliori focaccette con la panizza (occhio che le fanno in due posti, e solo nel vicoletto stretto che incrocia Via Pia sono le originali) e il miglior frappé (nella latteria, non nei bar) della provincia; esiste in effetti la fortezza del Priamar (qui una vista dalla sua terrazza più alta sul litorale di Savona e qui una vista su mare e, ehm, tre barchette belle, bianche le vele, vaporose e snelle), perché è giusto lì a due passi dall’attracco ed è abbastanza grande da tenere impegnato il crocerista per un’oretta buona scarpinando a zonzo. Che sia io a dire che si dovrebbe valorizzare un po’ di più quel che si ha però è comico.

Così ieri, che tanto al Centro Commerciale ci dovevo passare, ho finito per prenderci una maglietta (ehi, Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi comprava i suoi vestiti ai grandi magazzini, non fate quella faccia schifata). Affrontando anche, in quei cinque minuti, un non indifferente dilemma etico-economico. Alla nostra destra, la maglietta presunta made in Italy, 27 euro (gh); alla nostra sinistra, la maglietta made in Pakistan, da qualcuno che afferma di lottare per il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei minori, 7 euro. Ora, diciamolo subito: il dilemma etico-economico si è risolto da solo visto che la maglietta da 7 euro faceva un po’ schifo e quella da 27, anche se fra 3 mesi sarà sicuramente piena di buchi e sarà diventata rosa, era passabile; ma io quei 27 euro (ghgh) li ho spesi anche come atto di rigore e solidarietà civile. Il punto è che non possiamo pretendere di mantenere un livello di vita come il nostro se nei nostri acquisti diamo la preferenza ai prodotti di un livello di vita peggiore. Le leggi di mercato non vanno applicate ciecamente (è vero, non sono un liberista): non basta acquistare quel che ci serve da chi ce lo offre a meno, ma costui deve anche darci garanzie che la sua azione non ci si ritorcerà contro.

Ma so bene che, da un lato, già vedere la punta del proprio naso è difficile, e dall’altro, chi cerca di fare le cose per bene viene regolarmente messo da parte o (economicamente) soppresso. E così come dare addosso a chi, prima per fare più soldi e poi per sopravvivere, piglia e delocalizza le proprie aziende? Se già preferisci assumere uno sfruttabile neolaureato piuttosto che un competente ma costoso “veterano”, tanto vale che rastrelli le nuove leve nei paesi dell’est, o nel terzo mondo. No? Poi potrai pentirti quando nessuno nel tuo paese avrà un reddito sufficiente ad acquistare i tuoi prodotti perché il tasso di disoccupazione sarà alle stelle, o il reddito pro capite sarà diminuito drasticamente per altri motivi, ma via, per fasciarsi la testa c’è sempre tempo. E poi tu i soldi ce li hai, non è un problema tuo. Se poi devi licenziare qualcuno, basta che qualche tempo prima gli fai vedere en-passant Cacciatore di teste di Costa-Gavras, così potrà sfogare suoi eventuali istinti omicidi sulle persone giuste e non su di te. Problema risolto.

(per la puntata anti-protezionismo vedremo in futuro)

Postulato dei gestori di telefonia mobile

StM - Tuesday, 27 March 2007, 19:37 - how stuff works

Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)

Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.

Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.

recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.

Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.

Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.