Smemoratezze dal sottosuolo

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Brandelli d’affetto (e affettati di brandello)

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Oggi ho fatto conoscenza con una cagnolina bianca.

Io ero in un ristorante ad accelerare la mia corsa all’infarto, e lei era lì che zampettava in giro con discrezione. Alla fine del pasto, forse stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina e mi guarda; io, per educazione, restituisco lo sguardo e sorrido. Sempre più stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina ancora e mi guarda di nuovo; io, che non ho mai avuto molto a che fare con i cani, decido che tuttavia mi è simpatica e decido di accarezzarla un po’.

Segue quarto d’ora di affettuosità. Più e più volte ho provato a nascondere la mano, ma non la frego: mi ha visto che sono stato io; il suo sguardo inquisitore mi dissuade infine dal riprovarci. E giù coccole.

Era bella soffice, devo dire.

* * *

Mi hanno sempre spacciato che fossero gli uomini a disprezzare le coccole, ma credo sia solo una componente del ben più vasto problema che ci si assortisce sempre al fine di massimizzare il reciproco fastidio; esistono gli uomini a cui piacciono le coccole, solo che si mettono insieme alle donne acide e ciniche; esistono le donne dalla sessualità sana ed emancipata, solo che si mettono insieme agli uomini per cui uno scudetto è comunque meglio di qualsiasi orgasmo (o dell’eroina, cfr. Trainspotting).

Una notte nella mia vita è successo che qualcuno si lasciasse accarezzare come se fosse tutto ciò che era importante in quel momento; come se io non volessi altro che quello, come se lei non volesse altro che quello. In quel momento.

Era così. Nient’altro importava che quello. Quello, e il suo sguardo che non dimenticherò mai. Così bello, che il giorno prima non l’avresti detto; e il giorno dopo era lì, ma si nascondeva bene. Non l’avresti detto.

Una notte di quelle che segnano la tua vita ma non ne fanno parte, perché quello che vi è successo poteva succedere solo in quel momento, tra quelle persone, in quel luogo, in quel modo; senza preavviso e senza un seguito. Come quei sogni che al risveglio ti lasciano sull’orlo di un abisso di malinconia.

* * *

Ho imparato cosa volesse dire fare l’amore da una ragazza che non amavo; due mesi che ricordo come la mia occasione perduta, ma senza rimpianto. Non che avessi le idee confuse, prima, ma date le mie esperienze precedenti stavo abbandonando le speranze. Con la ragazza che amavo avevo sempre fatto sesso, mai l’amore. Tanto per farsi del male.

Poi non è colpa di nessuno; è proprio questione di approccio: non guardate me se volete il maschio denim che faccia violenza sui vostri 500 euro di completino alla moda per 15 minuti di sesso selvaggio, o il tranquillo maschio da riporto i cui ormoni trovano accettabile la copula di quel sabato sera in cui le vostre amiche hanno altri impegni, al cinema non c’è niente, e al videonoleggio avete già visto tutto; non potrei mai soddisfarvi, ecco, perciò non vi incaponite e girate lo sguardo altrove; non che fate i sorrisoni e spergiurate “ma no, sei carinissimo, mi piaci un sacco”, e poi nel cestino trovo i brandelli dei vostri 500 euro di completino e un giornale arrotolato sbavucciato. Eh.

* * *

Ho bisogno di essere salvato dal desiderio di farle coccole per ore. In alternativa, sapreste indicarmi un modo sicuro di distinguere preventivamente chi ama le coccole da chi invece no?

Written by StM

March 23rd, 2008 at 10:33 pm

Posted in diario, pindaro

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