Vienna, marzo 2009
Ho litigato con gallery e deliberato che gallerie.sottosuolo.org andrà prima o poi a morire. Doveva succedere. Certo potrei dare una seconda chance all’uscita di gallery 3, ma come dire, anche no. WordPress richiede ancora qualche click di troppo per alcune cose, ma per il resto fa né più né meno che ciò di cui ho bisogno.
Trovate l’intruso nelle foto.
Esse come Savona, o come Spasso, o Stamin…
StM è nato e cresciuto in provincia di Savona. Se gli date del provinciale non si offende, a meno che non lo riteniate voi stessi un’offesa invece che un dato oggettivo.
La provincia di Savona è una tipica provincia che per la maggior parte del territorio è ridente per paresi facciale, sebbene forse in riviera qualche sorriso sincero di tanto in tanto lo si veda. Certo, se siete un residente di una bella cittadina turistica ve la potete godere tutto l’anno, ovvero quando in realtà andate a lavorare in qualche luogo ben più triste, tranne durante le feste in cui c’è l’assalto di villeggianti che si credono a casa loro (in qualche caso è effettivamente vero, SECONDA casa, fatta risultare coi salti mortali come prima casa della moglie o dei figli per non pagare l’ICI), e tu sei “finalmente” in ferie. In provincia di Savona ci piacciono i periodi estremamente lunghi e complessi (non è vero).
E’ opinione comune che il capoluogo sia il posto meno sorridente di tutti. A titolo di esempio, prendiamo un sabato sera qualsiasi in cui vi si rompe la macchina dopo che siete stati tutto il pomeriggio all’Ipercoop a non fare un accidente e perciò dovete restare lì. Dite: andiamo al porto che ci sarà vita. In effetti i locali sono tutti lì. Se vi piace ballare, be’, spiacente ma dovete uscire dalla città… ma questo non è un mio problema. Comunque, dicevamo di questi locali. Scambiate qualche occhiata furtiva con chi vi circonda e scoprite la terribile verità: TUTTI quanti con la macchina rotta che non sanno come tornare a casa, o ancor meglio come andare semplicemente altrove. E di macchine se ne rompono sempre abbastanza da riempire fino all’orlo i locali più piccoli, quindi dovete pure vagabondare quella mezz’ora per trovare chi metta a disposizione del pubblico un po’ più di un tavolino e tre sedie.
Detto sinceramente, a girare per Savona alla sera ci mancano solo le salsole. Ma non disperate: non appena vi sarete accomodati al vostro tavolo per fare quattro chiacchiere in santa pace (a proposito della vostra macchina rotta), qualcuno verrà a farvi gradita compagnia. I signori che vendono rose.
I signori che vendono rose
Sigh. Io non li ho mai sopportati. Che siano ragazzi, uomini o bambini, il solo concetto che cerchino di far leva sulle vostre insicurezze con una certa qual forma di velato ricatto mi fa uscire dai gangheri. “Compra la rosa alla ragazza con cui ti accompagni, dimostrami che non sei tirchio e rozzo e pezzealculo”. Non ho mai preteso di essere un elettore di estrema sinistra che capisce (finché non gli riga la macchina perché non ha pagato il “pizzo” al parcheggio) ed empatizza con le problematiche dell’immigrato irregolare sfruttato, privo di tutele e ingranaggio della criminalità organizzata, però ammetto di essere rimasto deluso da me stesso le prime volte che ho risposto male a certe inutili insistenze. Perché non basta ignorare, non basta dire no tre volte (ed eventualmente far cantare un gallo nel mentre): li devi scacciare.
Ho solo fortuna che attualmente mi accompagno a persone che si arrabbierebbero anche più di me, perché avrebbero da dirne quattro sull’opportunità di uccidere le povere rose per nessun fine utile; quindi si fa a turni, e alla fine non è così pesante.
Una sola volta avrei pagato volentieri una rosa. Era una rosa blu, e non le vedi tanto spesso (ci sarebbe poi da dire che il colore blu è di per sé una tortura per la povera rosa, da quel che so). Il ragazzo era simpatico a pelle, e perlomeno ci metteva… passione. E’ vero che in questo genere di attività (e includo accattonaggio ed esibizioni musicali – in genere con fisarmonica e sempre le stesse 4 note in croce) si trovano sempre un sacco di volti nuovi, novellini che vedi una volte e poi non più; ma vedi anche bambini, ragazzi e uomini che ricordi di aver già visto mesi e anni prima… e non hanno cambiato il loro impegno di una virgola: si avvicinano al tavolo, sorridono, provano ad appoggiare una rosa, se ne vanno con le pive nel sacco al quarto rifiuto. Il venditore che mi aveva quasi convinto invece aveva sviluppato un modo di fare, di presentarsi (un ridicolissimo cappello con le lucette e palloncini annodati, e una certa disinvoltura), che effettivamente avvinceva e non risultava per nulla noioso e ricattatorio; alla fine gli si aveva lasciato appoggiare la rosa, e tuttavia non lo si era più visto tornare per poi pagargliela… e se la si è portata via lo stesso :P.
Ma abbastanza per i rompiba… per i venditori di rose.
Direte voi: Ma locali a parte… un cinema ci sarà pure a Savona, no? Cooome no. Un multisala da 6 sale e un cinema d’essai.
I cinema
I cinema a Savona si adeguano alla crisi economica e alla regola per cui, alla sera, o si esce a cena o si va al cinema; non entrambe le cose. L’ultimo spettacolo infatti comincia in un range che va dalle 21.15 alle 22.15, cioè tra il momento in cui ci si siede a tavola e quello in cui si prende il caffè. La cosa migliore è che gli orari cambiano continuamente, quindi se non vai a controllare giorno per giorno non puoi fare programmi.
In alcune sale vige il doppio film, vale a dire che nel pomeriggio c’è quello da bambini e alla sera quello per adulti; in genere quando lo scopri, che quello da bambini era solo al pomeriggio, è troppo tardi e devi per forza andare a rompere la macchina e farti un giro al porto, perché il film da adulti fa troppo schifo.
Niente da dire sul cinema d’essai: alta qualità media, e gli orari rimangono quelli di sempre, così che, almeno lì, uno si sappia regolare. Peccato che prima o poi chiuderà, grazie a chi ha ridotto i fondi per le attività culturali. Ovviamente si spera di no.
Poniamo che vogliate tornare a casa in autobus, visto che avete la macchina rotta. Buona fortuna.
Il trasporto pubblico
Perché innanzitutto non dovete fare troppo tardi, che l’ultimo autobus parte alle 22.30. Oh guarda, proprio in tempo, se siete andati al cinema al primo spettacolo.
Ho avuto il mio dire per talune sviste nel nuovo sistema tariffario dell’ACTS, e ancora ho qualcosa di rimanente nel cappello. Del tipo che, be’, quando è la quarta-quinta volta che la neve blocca le strade e gli autobus rimangono in coda per ore… quanti biglietti da 90 minuti bisogna obliterare? E quando la gente ti parcheggia nello spazio di manovra del bus e finché non si sposta devi aspettare? E quando un bus arriva in ritardo ma l’altro parte in perfetto orario o in anticipo, perdi la coincidenza, e devi aspettare 40 minuti-un’ora il bus successivo? E’ proprio un sistema ideato da qualcuno che ha sempre tenuto il suo sedere al caldo nel capoluogo e non si è mai posto problemi – tanto lui andrà in macchina. E il tutto basandosi sul lavoro degli eroici contapasseggeri, probabilmente più per minimizzare il numero di proteste che non per migliorare il servizio (per il momento non ho visto miglioramenti, solo quella decina di euro in meno ogni mese nel portafoglio).
I mezzi comunque sono in ottime condizioni. Se eccettuiamo il fatto che sistematicamente bisogna aiutare il bus che prendo all’uscita da lavoro a chiudere le porte in salita, sennò ‘un gliela fa. E tralasciando quei giorni sfortunati in cui di bus se ne rompono per strada due – o forse è lo stesso che si è spento in corsa due volte (perché la prima non aveva convinto, non era venuta bene).
E lasciamo stare che ci sono quei due-tre autisti con difettucci trascurabili quali lo stop-and-go compulsivo, la passione per la velocità e le inchiodate, quelli privi di organi sensoriali in grado di percepire la temperatura ambientale, che loro hanno la giacca e tu in maglietta sudi e sei indeciso tra nausea e allucinazioni. Chiaro, sulla maggior parte degli autisti non ho nulla da dire, fanno bene il loro lavoro; però quando capita quella volta dello stop-and-go coi 35 gradi, che per le 2 ore successive credi di morire, la tentazione di mandare a quel paese il riscaldamento globale e andare a lavorare in macchina ti viene.
Plis visit blog bat plis visit Savona
Un po’ come nel resto di Taglia, le cose belle ci sono anche qui e invece di valorizzarle si passa il tempo a lamentarsi; a mugugnare, diremmo noi. Una volta credevo che altrove avrei vissuto meglio (credo sia capitato a tutti), ma alla fine ogni posto ha i suoi difetti, e bisogna andare a stare nel posto i cui difetti sono per noi meno insopportabili.
Certo, un post informativo/turistico su Savona non sarebbe stato così divertente. Ma prima o poi lo avrete.
(questo post è stato preparato più di due settimane fa ma pubblicato solo ora perché… si fatica a trovare un motivo per fare post, ANCHE quando sono già pronti; dev’essere stanchezza)
Mi fai un sorriso?
Eh? :)
Su :)
Me lo fai? :)
Messaggi di stato (dementi) (12)
Sì, be’, sono ancora vivo. Piuttosto vivo devo dire. Mai stato così vivo. Ho tutta una serie di microorganismi che pasteggiano sulle mie carni, elargendomi febbri e dolori. Sì, sono molto più vivo del solito, biologicamente parlando.
Non posso illudere i miei copiosi lettori: non si tratta esattamente di un ritorno. E’ un po’ come accorgersi di nuovo dopo tanto tempo di un soprammobile tutto impolverato, spolverarlo, anvederselo quant’è bbèllo, e riappoggiarlo di nuovo nello stesso posto. A prendere polvere.
Su questi messaggi di stato sono rimasto indietro, risalgono ancora al 2007… ma dopotutto il 2008 mi è volato via in un baleno.
Buon anno nuovo, figlioli.
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Nel campo ANACOMUC secondo voi è memorizzato:
1) il codice di un comune a caso
2) il senso della vita, dell’universo, e di tutto quanto
3) il codice di una varietà di sesso anale con mucche
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(da ebay)
“intendo annullare la mia offerta in quanto sull’inserzine non appare
la scritta “compralo subito” come da ciò che ho ricevuto a conferma
della mia offerta mi sembra un modo poco simpatico di proporsi.”
(Non ho capito, lo ammetto… ma questo è il genere di persona che ti apre in due con una pala, meglio non stare a discutere)
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“Alcuni considerano la rete una vera e propria droga, ma il paragone è improprio. Chi ha mai visto abbonamenti flat alla cocaina?”
(non ricordo se ho copiato da qualcuno, come suggerirebbero le virgolette)
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“Life on Mars” è cantata da un microorganismo che si nutre di cioccolato e caramello
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Status alterati: Sonno, Mutismo, Condanna
(era una grande giornata)
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Aperta al traffico la quarta corsia della MI-BG. Il livello di difficoltà di Frogger aumenta.
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L’agonìa non è brutta come la si dipinge
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Oh, scusate, mi metto un messaggio di stato addosso e arrivo.
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“una canzone d’amore per farti addormentare” (molto sicuro delle tue capacità canore, eh, Max?)
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Carlo martello (nome, verbo)
(l’affetto per gli ex-colleghi a cui è consuetudine dare tutte le colpe del mondo)
La fissa del miglioramento dell’immagine (LCD inside)
Può capitare – non dico che capita, ma può capitare – che uno acquisti un monitor per visualizzare delle cose. Visualizzare così come sono.
Ma questo periodo storico è decisamente allergico alla realtà, ANCHE per quel che riguarda i monitor. E così Chiunque Inc. cerca di piazzarti il monitor che MIGLIORA le immagini. Le infighettisce. Le rende esteticamente sbrodolose. Te le fa piacere dippiù.
Il risultato è un po’ quello che succede a prendere una adorabile Ragazza Della Porta Accanto Tutta Acqua e Sapone e vestirla da battona alla FINE della giornata di lavoro, niente di più e niente di meno. A voi così piace di più? A me no.
Acquistare un monitor di questi tempi è una tragedia. Io vi avviso: non lo fate. O l’avete preso più di 1 anno fa, oppure è meglio che aspettate 1 anno. La generazione attuale è tutto un brulicare di specifiche disattese (i millisecondi del tempo di transizione da grigio a grigio non sono quasi mai nemmeno il MINIMO), impostazioni di fabbrica decise da daltonici, genii del marketing che sostengono che un’immagine ipersatura con i colori indistinguibili e la cecità garantita sia veramente una figata, monitor che montano pannelli diversi a roulette russa pur senza cambiare il nome di modello (vedere il Samsung 226BW) confidando che gli utenti che se ne possono avvedere siano una netta minoranza, mancanza di informazioni endemica (non ho trovato eguali in altri campi), e utenti di forum daltonici anche loro che urlano alla meraviglia per una schifezza che perde il confronto con l’LCD in bianco e nero del Gameboy.
Ho fatto un errore grosso come una casa ad appoggiare sulla scrivania il monitor ASUS VW222U e il suo sistema Splendid di prostituzione delle immagini, non disattivabile e solo parzialmente modificabile. Ho avuto giusto la fortuna di acquistarlo in un negozio di gente seria che mi ha promesso la sostituzione. Con un monitor.
Il modem in comodato gratuito PER SEMPRE
Secondo Telecom Italia “PER SEMPRE” vuol dire due anni. State attenti quindi se siete fidanzati con un dipendente di Telecom Italia: non prendete decisioni affrettate prima che passi quel lasso di tempo, ché non si sa mai.
Ad aprile 2006 mi attivano la linea ADSL e mi arriva il modem disco-volante Alice Gate. Nella fattura relativa nulla è addebitato oltre al costo dell’abbonamento ADSL. Bene.
A luglio 2006 il modem si frigge, probabilmente a causa di un temporale (e mi frigge anche una scheda ethernet). Chiediamo (sornioni) se per caso può essere sostituito ma no, quello ci han dato in comodato gratuito e quello ci teniamo. Vabbe’, poco male, mi compro un bel Netgear DG834G così non devo avere un computer costantemente acceso a fare da gateway connesso con quella carabattola.
Vivo tranquillo per un anno e mezzo.
Nella fattura di marzo-aprile 2008 spunta un addebito di 1,50 euro, ma ce ne accorgiamo solo in quella di maggio-giugno quando diventa di 5 euro, per “Noleggio MODEM ADSL”. Interpellata, Telecom inizialmente nega che il comodato fosse gratuito per sempre (senza peraltro indicare dove la durata fosse specificata nel contratto, e cosa esattamente in “per sempre” non significa “per sempre”). Non si sa come ma comunque li si convince che pagare per un modem guasto non ha senso, e ci dicono di restituirlo spedendolo in un posto tale. Qui è la finezza, pagare la spedizione di un modem guasto di cui dovremmo poter usufruire gratuitamente che sarebbe rottamato anche se fosse funzionante. Comunque ci dicono che non ci saranno ulteriori addebiti e che quanto pagato sarà riaccreditato sulla bolletta successiva.
Il modem è stato spedito in data 25 luglio 2008 con pacco celere 3 (spedizione in 3 giorni).
Nella fattura di luglio-agosto 2008 risulta un addebito di 2,18 euro per “Noleggio MODEM ADSL” dal 1 luglio al 27 luglio. Si suppone che il 27 luglio sia la data in cui hanno materialmente ricevuto il modem in comodato gratuito guasto. Li si richiama per chiedere spiegazioni e dicono che, uh, il riaccredito sarà fatto nella prima fattura del 2009. Ok, aspettiamo.
E’ scoraggiante pensare come tutto questo non mi stupisca.
La realtà a piccole dosi (in progressivo aumento)
Ho visto la pubblicità di una macchina per fare il pane di una qualche marca. La protagonista dello spot (tecnicamente la protagonista sarebbe la macchina stessa… diciamo “la sua padrona umana”, tanto per essere un po’ fantascientifici) ha voluto sottolineare, mentre altri rilevavano semplicemente la bontà del pane fatto in casa, il fatto che “così si risparmia”.
E’ vero, il pane costa come l’oro. Certo, per ammortizzare il costo di una macchina per il pane ci vorrà qualche mese, o anno, a seconda della dimensione del nucleo famigliare. Però si prende atto, finalmente anche nella pubblicità (come era un tempo), che c’è bisogno di risparmiare.
Mi inquieta che oggi le stesse persone che prima televendevano materassi oggi promuovono prestiti personali. Il sorriso e il tono di voce sono identici.
Vado di rado a fare la spesa perché purtroppo, se si ha da comprare qualcosa di deperibile come la verdura, non si può pretendere di trovarla fresca e integra se si va alle 6 di pomeriggio, o alla fine della settimana; e non credo che comprandola alla mattina poi le faccia bene stare 9 ore in ufficio (non fa bene a me, figuriamoci a lei!). L’ultima volta che ci sono andato però ho avuto modo di rallegrarmi un sacco, sentendo discorsi sul nostro benessere (non so quanto viziati dal fatto che fossi proprio in un negozietto) del tipo: “la gente non va più nei supermercati perché spende di più, finisce sempre per comprare qualcosa che non le serve; e non lo dico tanto per dire, a Tizia che fa la commessa al Supermercato X hanno ridotto le ore proprio perché di gente ce ne va di meno”.
In un telegiornale ho visto che è tornata di moda la pasta sfusa (per cui tra l’altro si segnala un incremento di prezzo del 32% a ottobre). Bene, accidenti, bene. Torniamo a TUTTO sfuso, torniamo alle persone che vanno a fare spese con le PROPRIE confezioni, lavate e riutilizzate la volta dopo. Non se ne può più degli sprechi ad alto impatto ambientale.
E’ tutto un proliferare di banchieri che rassicurano “da noi sì che i vostri risparmi sono al sicuro”. Ma immagino che tra di loro continuino a guardarsi in cagnesco.
Abbiamo avuto le nostre dosi di realtà anche in forma di spranghe. Ma ovviamente è realtà solo per noi della “sinistra antagonista”, qualunque cazzo di cosa voglia dire (probabilmente è un sinonimo per “quelli che non credono che fossero veri manifestanti”). Luttazzi ha usato il termine “golpe al rallentatore” già nella scorsa legislatura del Partito Nazista di Rinascita Democratica, rispetto a cui tuttavia questi non sono fatti nuovi – si veda il G8 del 2001 a Genova, in cui l’irruzione alla scuola Diaz è stato l’unico errore in un piano ben congegnato. E’ ovviamente inutile commentare l’inconcludente Veltroni, che ormai poverino non può più stare con Italia dei Valori perché non è per il dialogo… se vuole dialogare a sprangate anche lui, be’, che si accomodi. A questo punto le alternative sono ovviamente che i rappresentanti dell’opposizione siano o stupidi o collusi, tertium non datur.
Sul decreto Gelmini non entro nel merito, perché dopo aver visto in un servizio del TGR le immagini della scuola strafiga che hanno appena finito nel comune di Cosseria, un paesino di 1000 anime, qualche dubbio che i fondi per l’istruzione si possano spendere meglio mi è venuto. La Gelmini invece è il mio idolo per aver dichiarato che questo è un governo di sinistra perché ha a cuore le difficoltà del paese. Inarrivabile. (Ok, una dichiarazione del genere dovrebbere togliere tutti i dubbi, ma facciamo che semmai ci produco un altro post, eh?).
Forse ricordo male, ma una volta Emilio Fede aveva un po’ più di dignità e mentiva un po’ meno (tra gli altri, i 2000 esuberi di Prodi/Air France per l’Alitalia diventano 7000 e i 5000 di Berlusconi/CAI diventano 3000).
Ha il suo buon gioco, Emilio, a far vedere le immagini dei bambini portati a manifestare, reggere cartelli e recitare slogan. C’è chi pensa che sia un cattivo modo di educare i propri figli, che sia uno *sfruttamento*, che sia plagio, che sia salcazzo. E lui ci marcia. Bene, a me non frega nulla di quello che pensano Fede o i figuranti di destra che parlano di strumentalizzazione degli innocenti. Io credo che il senso civico faccia parte dell’educazione di un bambino al pari della religione; quindi, così come lo mandi a catechismo, ogni tanto è bene che gli fai toccare con mano cosa significhi vivere in un paese democratico. Quando sarà grande sarà perfettamente in grado di decidere per sé, ma è meglio evitare il rischio che i nostri figli non siano più abituati o non sappiano più come fare sentire la propria voce. Portare dei bambini in piazza è questionabile quanto cazzo volete, specie se voi sapete quello che io non so e cioè che qualcuno a un certo punto tirerà fuori delle spranghe, ma mi pare estremamente naturale quando a rischio è il loro futuro. A tal proposito rimando al solito Persepolis di Marjane Satrapi, in cui si vede come è cresciuta bene una donna che da ragazzina andava a manifestare (e come i regimi non si instaurano necessariamente dall’oggi al domani ma possono crescere a piccoli passi).
Blob è stato spostato alle 20. Una volta si guardavano i primi servizi dei tg e poi alle 20.15 si girava su Rai 3, ora non si può più (la mia combo preferita era il TGLa7 alle 19.45 e poi Blob, ma i fetenti di La7 hanno voluto mettersi alle 20 anche loro). Ovviamente si guarda direttamente Blob, che tanto i tg sono inutili, però è un altro cattivo segnale.
Eh no, così non va
Non va tanto bene che uno va lì e chiede un vetro spesso 2 mm per una finestra e gli dicono che no, non esistono vetri da 2 mm per le finestre; quelli sono vetri da corniciai, che andassi dal corniciaio. Vorrà dire che la mia decina di finestre a quattro vetri incornicia l’opera d’arte che siamo io e la mia famiglia, chevvidevodire. Ovviamente più io che la mia famiglia. Sulla porta c’è il titolo dell’opera, “La modestia”.
Non va tanto bene che uno chiede se vendete stecche da tapparelle e voi lo guardate come se vi avesse appena proposto di tuffarvi insieme nudi in una Iacuzzi con un tubetto di latte detergente invece che bagnoschiuma. Ma si apprezza che vi ripigliate e reindirizziate a chi di dovere.
Non va tanto bene che Obi-Fran trovi aspetti positivi in Vicky Christina Barcelona che io non trovo… probabilmente finirò per accoltellarlo o sparargli (cit.). Stiamo comunque parlando di un lavoro non “di mestiere” di un grande regista che si è rimesso in discussione, e gliene do atto.
Non va tanto bene che Opera, pur avendomi convinto sotto molti aspetti, continui ad avere due bug, uno grossolano e l’altro per design. Quello grossolano: la fighissima funzione di sincronizzazione dei bookmark su più computer (certo, presente con plugin anche in Firefox) forse funzionava su Opera 9.52, ma sicuramente su Opera 9.6 non funziona, generando duplicati e casini vari; un’opzione di fare un allineamento imperativo dei bookmark memorizzati, anyone? Quello per design: se usate il client di posta e avete una casella di posta IMAP, è *impossibile* spostare i messaggi da questa a una cartella locale per liberare spazio senza eliminare definitivamente i messaggi… perché le cartelle locali non esistono. Diciamo che ne vorrei parlare del tutto bene, ed è perciò che sto rimandando la recensione al momento in cui questi problemi non ci saranno. Poi se capisco anche come posso segnalare bug/problemi è meglio (visto che i forum pullulano di fanboy appena usciti dall’uovo che affossano con varii “ma no, idiota, quello che fai non ha senso… cioè, non capisco nemmeno quello che scrivi, ma se Opera non lo fa allora deve essere una cazzata”).
Non va tanto bene che più o meno ogni giorno penso a una cosa che potrei scrivere nel blog. E più o meno ogni giorno dico che non c’ho testa (=tempo; c’è una certa sovrapposizione dei due dominii).
Non va tanto bene che le giornate lavorative scorrano via un po’ troppo veloci… diavolo, ora che faccio qualcosa di divertente! …e che devo farlo al più presto, soprattutto… sob.
Non va tanto bene il tempo, insomma. Nemmeno quello atmosferico.
Non va tanto bene che le persone fuori di testa che ti prendono a benvolere dandoti del ricchione nazista massone non ti garantiscano un commento di spam al giorno… per le grasse risate devo sempre integrare con blog e fumetti online (mi riferisco a un particolare articolo su Ars Ludica che nooon vi dirò).
Non va tanto bene che quando penso a una certa persona, cioè 24 ore al giorno, non riesca a evitare di sorridere come un idiota con la paresi. Una volta almeno badavo alle apparenze. Sembravo un idiota senza paresi. Un inequivocabile segno del mio talento.
Non va tanto bene che adesso sto mettendo insieme un computer fisso con i buchi tipo Emmenthal(er) perché non ho la mascherina da case per la scheda madre (una ASUS A7N8X, che se qualcuno ce l’avesse che gli avanza lo ringrazierei tanto, eventualmente con prestazioni sessuali; a distanza; cioè, io le faccio, e poi vi invio il certificato sottoscritto dal notaio Guardoni che le ho fatte; o che eventualmente le ho fatte fare; insomma, qualcosa in mano vi ritrovate; …no comment, grazie). Però se penso allo stillicidio di cose che gradatamente si sono fritte, hanno dovuto essere sostituite, e che finalmente ora sembra funzionare tutto… dopotutto non è che vada così poco bene. Vi dico solo che tanto per gradire mi sono preso un programmatore di bios (divertentissimo) perché c’era scritto ASUS A7N8X REV 2.0 ma evidentemente NON era la REV 2.0, perché dopo un bell’upgrade (per la compatibilità coi Sempron) non ha funzionato cchiù. Ma ora funziona. TUTTO. Lo voglio ripetere abbastanza da attirare un fulmine che mi convinca a buttare il blocco intero e ricomprare nuovo. A tal proposito… esiste la versione PCI del flusso canalizzatore?
Non va tanto bene che ho dato uno sguardo alla nuova Nikon D90, poi ne ho dato uno alla mia vecchia D70, poi ne ho dato un altro al mio conto corrente (sapete, prima che accreditino la vincita al Superenalotto); e gli ultimi due sguardi mi hanno convinto più del primo. Straaano. Ma forse dal punto di vista ambientalista va bene anzichenò… perché abbandonare qualcosa che funziona?
Non va tanto bene che devo mandare in assistenza alla Casio l’altra fotocamera, quella tascabile, e non ne ho voglia. Anche perché nelle istruzioni dicono che è necessario spedire il fogliettino della garanzia o qualcosa del genere. Il che? Chi l’ha mai visto?
Non va tanto bene in effetti che ultimamente mi si rompano un po’ troppe cose attorno.
Che era questo rumore di frantumi provenire dai pantaloni dei lettori maschi, a proposito?
Disclaimer: chi scrive in realtà rasenta la felicità. Non utilizzare questo post in modo improprio. Non ingerire questo post. Questo post è vietato a chiunque non sappia leggere. L’autore non sarà ritenuto responsabile se i lettori decideranno di tirare tardi con la canasta in seguito alla lettura di questo post. Questo post non causa crisi dei mutui, innalzamenti del prezzo del petrolio, opposizioni serie in Parlamento. La lettura di questo post è sconsigliata in presenza di neuroni. Questo post si autodistruggerà alla chiusura del browser.
Bolle
Da ragazzino avevo questa fenomenale capacità, ormai perduta, di vivere in un mondo tutto mio. Capita anche agli adulti di estraniarsi e fantasticare, ma quello che è irripetibile della (mia) infanzia era l’idea di non essere proprio visti da nessuno aldilà di coloro con cui si interagiva. Pedalare a perdifiato dava forse l’illusione di essere visibili solo come scia; delimitare un campo ideale suggeriva che chiunque ne fosse fuori non avrebbe visto nulla, in quanto non erano stati venduti biglietti né diritti tv; stare seduti sulla gradinata delle scuole a parlare a voce alta era la massima garanzia di privacy.
Andando indietro nel tempo trovo nei miei ricordi dei mondi ancora più grandi e inaccessibili.
Genitori ingrati, godiamo della gioventù dei nostri mondi e poi li abbandoniamo come se fossero stati capricci.
(Dal concorso di fotopoesia 2004 in The Underground)
Mi capitava di piazzarmi sul terrazzo con il bottiglino delle bolle di sapone e guardarle volare in alto e lontano, ma mai tanto in alto e lontano quanto desideravo (puff!). I miei sogni arrivavano sempre un poco più in là.
Le telefonate per le offerte di lavoro dovrebbero essere tutte così
(perché così viene proprio voglia di mollare tutto e venire a lavorare per voi)
Suona il cellulare. Quando succede non sono mai buone notizie, perciò lo prendo e lo guardo già scazzato. E’ un numero che non ho in rubrica.
-Pronto?
-Pronto, è il signor Pi-ri-pì Pe-re-pè [scandisce]? Sono [bzz bzz bzz] [brusìo indistinto] [20 parole al secondo]
-Sì, sono i…
-[bzz bzz bzz] ingegneria [bzz bzz bzz] laureati [bzz] elettronici [bzz bzz bzz] lavora?
-Sì, i…
-[bzz bzz bzz] interessato [bzz] colloq [bzz bzz bzz]
-I…
-[bzz bzz bzz] suoi colleghi [bzz] laureati [bzz] stesso anno [bzz bzz bzz]
-Sìokmipuòmicaripetereilnome???
-Sì, si segni, io sono [bzz bzz], l’azienda è la [bzz], facciamo automazione industriale, il numero se se lo vuole segnare…
-Immagino si…
-Allora il numero è…
-E’ que…
-Non mi interrompa. Il numero è [bzz bzz bzz]. Mi stava dicendo?
-Sì, che il numero è quello da cui mi sta chiamando e che ho visto sul display del cellulare [e che mi posso memorizzare così, che tanto come cacchio parli al telefono lo sai solo tu].
-Sì. Bene, [bzz bzz bzz] vederci.
-Arrivederci.
Col ca [bzz bzz bzz].























