Archive for the ‘software e OS’ Category
Nerd in vacanza
Un nerd, in vacanza, piuttosto non si porta le mutande (o, a seconda della persona, LA mutanda), ma deve infilare nel bagaglio *almeno* UN dispositivo che attesti il suo status (di nerd).
Nel mio caso si tratta di infilare in valigia non un banale EEEPC, che ormai è alla portata di tutti; no, devo mettere in valigia Buck, il mio sudatissimo (e lo dico con ragione, visto che due anni or sono gli ho fatto questo) iBook G3. Mentre i newbie da EEEPC hanno vita facile e possono installare sul loro giocattolo qualsiasi cosa desiderino, qui si lotta contro un mondo che rinnega il proprio passato e si ostina a sostenere che un PowerPC G4 800 MHz sia meglio di un G3 alla stessa frequenza; avidi u_u.
Regolarmente, quando tolgo le ragnatele da Buck e faccio alla cieca un bell’update della Debian Lenny che c’è sopra (a fianco di MacOSX Tiger, comunque) smette di funzionare tutto; ma questa è ordinaria amministrazione (e il progetto Debian CI PENSA ai possessori di G3).
Ho invece azzardato su Tiger l’installazione di Skype. Il succo è che, se volete usare Skype su un PowerPC G3, dovete installare la versione 2.6.0.151, l’ultima compatibile con quel processore. La potete trovare qui, mentre qui trovate versioni di Skype ancora precedenti.
E questo penso sarà l’ultimo post da casa mia. Se sarete fortunati ve ne farò ancora uno dall’Italia.
Don’t you dare (Windows XP comincia a mostrare i suoi anni)
Il mission statement del weekend era “cambiamo il disco fisso al portatile nel solito modo indolore di trasferire le partizioni quasi pari-pari dal vecchio al nuovo”. Da 120 a 250 GB in un pomeriggio (credevo).
Linux: crea partizioni, cp -ax diqquì allà, vi grub.conf, vi fstab, grub root setup, traghettamento completato.
Windows: crea partizione, carica linux, dd if=diqquì of=dillà, carica windows, partition magic ridimensiona partizione, prova l’avvio. Stop 0x0000007B, riavvio immediato (ho dovuto fare una fotografia -.-). Mastruzzi che non ricordo, forse riduco al minimo la dimensione della partizione, eventually scompare il BSOD; però si lamenta che non trova %SYSTEM_ROOT%. Modifico boot.ini; a-ah!, il login; user, password… connessione… disconnessione in corso. Non c’è verso di fare il login. Disco di XP, ripara installazione… neanche la riconosce. Orpo. Butto via tutto, ricominciamo da zero; faccio in modo che la partizione windows si chiami allo stesso modo del disco di partenza (multi(0)disk(0)cippa(0)lippa(0)partition(2), notazione ARC), la faccio piccola, sempre fat32, molto al di sotto del limite di 128GiB/137GB (limite delle interfacce Ultra-ATA prima della 100, e di XP prima del SP1); mi ricordo anche che la memoria virtuale era su un altro disco e la riconfiguro su quello principale. Evviva, login! Bravo, installa i driver del nuovo disco, riavvia… logi… ah. Again, disconnessione immediata al login. Converto in ntfs – nada. Riprovo i passi tali e quali, stavolta non va. Ripara installazione – stavolta la vede, ma pernacchia. Nuova installazione – vede un disco vuoto, non considera quelle 3-4 partizioni da me già create. Ricominciamo da capo.
Alla fine credevo di esserci riuscito. Nuova installazione di windows xp in una partizione ntfs da 100 GB (lo sapevate che XP non permette di formattare partizioni fat32 più grandi di 32 GB, solo perché gli stanno antipatici i cluster grossi?), che tanto ormai linux ci scrive tranquillo con ntfs-3g; poi una partizioncina per i dati, un po’ più in là; forse troppo in là, perché non me la vede mica più. Poi la meraviglia di scrivere una cosa in una partizione da windows e non trovarla leggendola da linux, e viceversa; chissà dove cavolo sono andati tutti quei GB che io ho copiato ma che non ci sono più… tremo al solo pensiero. Ah, l’informatica, mon amour. Ma lo so, è colpa mia: oso pensare all’upgrade di un computer vecchio 5 anni invece di comprarne uno nuovo; me le merito tutte.
(quanto descritto sopra è un riassunto a ritagli di circa due giorni della mia vita; e meno male che tra una bestemmia e l’altra mi hanno tenuto compagnia i Watchmen)
Software, errori strambi (2) – Operazioni Pianificate di Windows 2003 Server
Lo dico solo per mettervi in guardia. Così magari non perdete quella mezz’ora-un’ora nel confessionale a domandarvi dove, dove, dove avete peccato nel vostro codice.
E poi mi è molto piaciuto il successone di pubblico del post precedente della serie, hai visto mai che riusciamo ad attirare un altro po’ di gente che non si sa con chi ce l’ha e perché, ma lo manifesta con cazzuta tenacia?
Credo, spero, che l’errore non sia davvero riproducibile, e che abbia solo bisogno di un esorcismo.
Operazione pianificata impostata per essere eseguita ogni 3 minuti. Il file si chiama start.bat, lancia un’applicazione java. Disabilito l’operazione pianificata, e risulta disabilitata. Faccio alcuni test ed eseguo a mano l’applicazione, osservando però che, invece di fare un inserimento di record nel database, ne fa N. Gratta e gratta il capo, non scopro che l’operazione pianificata stava *funzionando comunque*, anche se *disabilitata*? Soluzione: rinominare il file start.bat con un nome qualsiasi. Anche se il riavvio del computer può aiutare.
Giusto per avvisarvi di non dare mai nulla per scontato. I programmatori, è vero, hanno un po’ troppo il vizio di dare la colpa al computer quando invece è tutta loro, ma non sempre hanno davvero torto.
Considerazioni sistematiche e operative
Nel 1995 Microsoft produsse una schifezz… pardon, produsse Windows 95. Intendiamoci, a posteriori non vedo in che altro modo avrebbe potuto fare: se prima di altri due anni e mezzo non sarebbe uscito un sistema operativo degno di questo nome, insomma, non è che potesse stare con le mani in mano per tutto quel tempo; e allora tirò fuori quel che poteva.
A Cesare quel che è di Cesare: Windows 95 non era peggio di Windows 3.1. Era solo paurosamente più pesante senza particolari contropartite positive. Ci dicevano che sarebbe stata la futura piattaforma multimediale e di gioco, e noi che ci ostinavamo ad avviare il computer su dos, e al limite lanciare “win”, non capivamo. Uscirono i primi giochi “per windows”. E ridemmo. Poi vennero le DirectX. E ridemmo ancora. Ma non per molto. Qualcuno s’era inventato queste cose, le schede acceleratrici treddì, che davano agli sviluppatori due scelte: scrivere una versione dei loro giochi per ciascuno dei modelli di schede, come è in effetti accaduto per i giochi dos ancora pubblicati nel periodo di transizione, oppure scriverli usando le API delle DirectX, che avrebbero fatto da interpreti per l’hardware sottostante (le librerie DirectX hanno trovato, nel corso degli anni, maggiori favori rispetto alle opengl, mi viene detto, per una maggiore semplicità di utilizzo da parte degli sviluppatori – andata migliorando ad ogni release -, ove ovviamente la trasposizione multipiattaforma non fosse un’esigenza).
Windows 98 fu uno dei sistemi operativi di Microsoft, se non più amati, meno osteggiati (tralasciando frivolezze come l’antitrust riguardo all’inclusione di Internet Explorer 4 nel sistema operativo, che a posteriori ci ha “donato” la gratuità di tutti i browser ma anche qualche dubbio sull’efficacia dell’antitrust nel mercato dell’information technology). In uno scenario perennemente connesso il suo utilizzo è ormai impensabile, ma all’epoca aveva il suo perché. Windows 2000 univa la robustezza del kernel di Windows NT e la multimedialità del ramo iniziato da Windows 95: un sogno proibito diventava realtà. Pur con qualche passo indietro rispetto alla spartana fruibilità di Windows 2000, Windows XP si presentava, e col tempo è diventato, la migliore piattaforma possibile per il mondo windows per quel che riguarda l’utenza consumer. E lo devo dire, XP è oggettivamente un buon prodotto.
Nel 2007 Microsoft è saltata fuori con un’altra schifezza, Windows Vista. Intendiamoci, doveva farlo: l’ultimo sistema operativo consumer l’ha tirato fuori nel 2001, e non sei credibile sul mercato se non vendi alla gente cose di cui non ha bisogno (“ma ne avrà bisogno una volta che le avrà provate”). Windows Vista è un salto generazionale così come lo fu a suo tempo Windows 95, con tutti i possibili problemi di transizione del caso (hardware e software non supportati in primis). Il guaio è, questa volta, che non è più da solo. Windows 95 era virtualmente privo di concorrenza; Windows Vista di concorrenti ne ha almeno tre, e uno di questi è il suo stesso predecessore.
La Apple ha poi buon gioco a consigliare di lasciare perdere tutta la fatica di passare a Vista (è proprio una sua linea di campagna pubblicitaria): fate prima a passare a MacOS X, sistema operativo a prova di utonto ma al contempo pieno di potenzialità. Non le si può dar torto: l’os della Apple è il sistema operativo più trasparente che io abbia mai usato. C’è, ma per quanto ci siano chicche ed effettini grafici, non si vede. Perché ti ricordi del sistema operativo solo quando ti causa grane o ti infastidisce; ma con Mac OS X questo accade di rado. O almeno questo è ciò che capita a me quelle poche volte che lo uso su Buck (il mio ibook G3). Se poi siete dei videogiocatori, il passaggio di Apple all’architettura x86 non ha prodotto solo la conseguente installabilità di Windows, ma anche Cider, creato della TransGaming, che dovrebbe facilitare di molto la vita agli sviluppatori che vogliano produrre titoli multipiattaforma.
Infine c’è il mondo di Linux. Da quando qualcuno s’è inventato Xgl, qualcun altro aiglx, e tutti quanti ci si è messi a far ruotare cubi su compiz, beryl, o compiz-fusion (la reunion dei due progetti), l’esplosione di newbie famelici dell’ambìto effetto Minority Report è stata incontenibile. Mentre io continuavo a farmi gli affari miei in 2D, sicuro che prima o poi sarebbe saltata fuori una soluzione da minimo sbattimento (infatti… preconfigurazioni a parte, con gentoo: 10 minuti; con debian: 5 minuti), individui privi di scrupoli piallavano installazioni di windows e gridavano al cielo che da quel momento innanzi sarebbero stati [invasati] sacerdoti del Cubo Rotante. Le distribuzioni consumer-oriented hanno quindi strizzato l’occhietto ai devoti, probabilmente vendendo l’anima al diavolo per produrre release che permettessero il culto del nuovo idolo out-of-the-box.
E’ quasi tutta solo questione di stile, ma va riconosciuto a Suse prima (ora Novell) e a Ubuntu poi il merito di aver prodotto distribuzioni belle a vedersi (RedHat/Fedora hanno stile, ma hanno pur sempre mantenuto un certo look serioso), che non sfigurano dinanzi ai più o meno stilosi desktop di XP (ma per favore nuclearizzate il tema blu-cieco predefinito) e MacOS X. Io però sono un po’ bastardello e non mi abbandono alla riconoscenza, quindi se chiedete a me vi consiglio decisamente di lasciar perdere Ubuntu ed installare Debian, invece; parere formulato soprattutto dopo aver scoperto che in casa Ubuntu hanno abbandonato, per le nuove release, il supporto all’architettura powerpc (e quindi al mio povero Buck). Certo, mi direte, c’è la Dapper (Ubuntu 6.06) che ha il Long Term Support fino al 2009… grazie tante, proprio quello che mi serve un parco software immutato per altri 2 anni, se già mi serve aggiornare quello che ho ora.
Pareri personali a parte, è un fatto che grandi case produttrici di computer hanno cominciato, per ora solo negli Stati Uniti, a vendere PC con un sistema gnu/linux preinstallato. E non credo che sia una moda passeggera, perché in fondo sono anni che c’è gente che prova immotivatamente a mettere linux financo nei vibratori, e si sapeva che prima o poi sarebbe capitata la volta giusta; se sentite a me, probabilmente la volta giusta è questa (nel mentre linux sta provando a sbarcare, e a sdoganarsi, sui cellulari; forse ce la farà, forse no).
Tutto questo per dire che il successore di Vista, sono convinto, fra 3 anni sarà sicuramente un sistema operativo finalmente degno, come fu Windows 98 rispetto a Windows 95; ma a quel punto, temo, potrebbe essere troppo tardi.
Sono preoccupato (per i miei soldini)
No, non è perché faccio spese pazze, o perché ho regalato una carta di credito a qualche lasciva donzella priva di scrupoli oltre che di mutandine.
No, sono preoccupato perché oggi volevo fare il login sul sito del BancoPosta, quindi *apro* il sito del BancoPosta: alla prima mi dà un errore ASP, alla seconda mi reindirizza alla pagina del bonifico estero segnalandomi un Errore Generico.
Ieri avevo da ricare una postepay, e alla mattina il servizio non era granché disponibile, faceva il ritroso (e restituiva ogni tanto errori di .NET). Nel pomeriggio si è riusciti.
Ier l’altro stessa storia per una ricarica telefonica, non mi è stato possibile farla perché il server era occupato (e aveva finito la carta igenica).
Per solidarietà, nei giorni scorsi mi è stato difficile accedere anche a Punto Informatico, errori di .NET alla stessa maniera. Ma qui i miei soldini non sono in ballo, chissenefrega. Solo ho il forte sospetto che, considerato il recente aggiornamento di entrambi i siti, ci sia qualche nuova piattaforma software in circolazione lato server di cui faremo tutti allegramente da beta-tester.
Goodbye, ATI proprietary drivers…
E’ un po’ che non parlo di linucs e robe analoghe… sarà che ne ho fin sopra i capelli già a farle, le cose, e di parlarne non mi viene nemmeno in mente.
Comunque, *finalmente* ecco che per me si mette forse la parola fine a una seccatura pluriennale: i driver linux per le schede ATI.
Dovete sapere che su sistemi linux, per usare l’accelerazione grafica delle schede video ATI, ci sono sempre state due (tre) alternative: i driver proprietari di ATI da una parte (brutti e cattivi, se chi legge è stallmaniano), e i moduli open source (belli e bravi, idem), fossero essi contenuti nel kernel o facenti parte del pacchetto DRM (Direct Rendering Manager) o come si chiama (sono un divulgatore rigoroso, visto?).
A dire il vero, già su Windows, un mesetto fa, osservai “toh, ho installato gli ultimi drivers della ATI e l’accelerazione 3D è sparita” (ho prontamente reinstallato quelli funzionanti). Qualche giorno fa Gentoo scarica e installa l’ultima versione dei driver per linux, ché quella precedente non produceva risultati col kernel 2.6.18, e tristemente il server X decide di non avviarsi più. Non trova l’hardware per il modulo fglrx. A occhio e croce, dopo qualche ricerca, capisco che il supporto per la mia Radeon Mobility 9000 è stato mandato giù dallo sciacquone. Così senza nemmeno dolermi troppo apro xorg.conf e cambio le occorrenze di “fglrx” (il modulo proprietario di ATI) in “radeon” (il modulo del main kernel tree); come del resto avevo dovuto fare TANTE altre volte in passato, ad ogni aggiornamento del kernel o dei driver che rompeva la compatibilità di uno con gli altri.
Però stavolta è successo qualcosa di diverso; ovviamente mi sono subito premurato di controllare che tutte le applicazioni utili ed essenziali funzionassero comunque, e, magia delle magie, era così; ma non solo funzionavano, in qualche caso funzionavano pure meglio (ed è la prima volta che succede)! Per fare un esempio: Neverwinter Nights, noto software di produttività personale, aveva smesso di scatticchiare in modo fastidioso ad ogni passo del personaggio (produttività personale, sì u_u). D’altra parte epsxe, foglio di calcolo per gamepad, ha avuto invece bisogno di una limatina alle impostazioni grafiche, ma poi ha preso a funzionare bene come sempre. Foobillard, eccellente groupware, si è avviato impassibile. Ora proverò d1x-rebirth e doomsday, due ottimi ambienti di sviluppo, ma giusto per pignoleria.
Che sia per me finita la schiATIvitù?
Software, errori strambi (1) – Windows XP SP2
Aprite una cartella remota (condivisa) dentro il vostro Esplora Risorse, piazzateci dentro un eseguibile e un file .zip, selezionateli entrambi e cliccate su uno dei due col tasto destro.

“E’ stato rilevato un difetto non meglio specificato nel sistema di protezione di questa pagina. Continuare?”
Se rispondete “Sì”, vi apre il menu contestuale e tutto funziona come al solito.
Per chi non lo sapesse, tra l’altro, l’arguta protezione di windows di default chiede conferma anche prima di aprire pericolosi file .txt che si trovino su cartelle condivise.
E voialtri linari e maccari piantatela di sghighazzare, non crederete mica di essere immuni?
AverCEne voglia
La voglio anch’io la gente che sotto un post sulla marmellata di more mi fa dei commenti intitolati:
- funzia anche su linux
- linux fa cagare
- M$=ladri
- google grande fratello
- ho la sciatica
- sono un bimbetto (del *) che ha appena scoperto linux allettato dalla parolina “gratis” e adesso ne sono un invasato sostenitore, salvo poi diventarne il principale detrattore appena scoprirò che non è “come windows ma gratis” (“ma… non mi vanno i giochi! Che merda…”)
- guardate che battute sferzanti che faccio
- Windows è old
- Lo sapevate che Tanenbaum dice che il kernel monolitico è una architettura obsoleta, che non so che cazzo vuol dire ma fa figo, eh, lo sapevate o vi ho illuminati io che l’ho letto 10 minuti fa?
- voi e il vostro giocattolo open sorcio
- linux=comunismo
- piratare windows è lecito
- tu, tu’ sorella e tu’ mà’
- firefox rulla, IE cacca
- IE rulla, firefox cacca
Che se poi li apri sono ancora più sconsolanti del loro titolo.
In definitiva, ho un appello da fare: togliete il Punto Informatico dalle mani dei bimbiminchia. Grazie.
Prevedo e auspico (sistemi operativi commerciali)
Oggi il tipico sistema operativo commerciale (aka Windows) usa sistemi di licenze buffe, del tipo “puoi installarlo solo su un computer, solo per il numero stabilito di processori (e il dual core così ti frega), non puoi trasferirlo ad altri computer nemmeno dopo che l’hai disinstallato, NON PUOI spostarlo su un altro computer se l’hardware di quello lì s’è fritto”, con derive oltretutto non solo di licenza ma anche tecniche, per alcune versioni, che arrivano fino al limite di processi o connessioni contemporanee (e lasciamo stare tutta la questione di Digital Rights Management, ché possiamo anche ammettere che si sia in rodaggio, e quella di trustworthy computing ancora di là da venire).
Un domani spero, auspico, che le licenze saranno al più per singolo utilizzatore, qualsiasi sia il computer che costui si trovi ad utilizzare. Sempre, ovviamente, restringendo il campo ai software commerciali, giacché i software gratuiti, liberi o che altro non avranno certo bisogno di limitare l’accesso da parte degli utenti; e tuttavia, potranno beneficiare del criterio di autenticazione centralizzata che sarà necessario per verificare le licenze nei software commerciali – più in generale, infatti, si farà profilazione dell’utente (metto in grassetto una parola che nemmeno so se esiste in italiano, ottima mossa).
Immaginatevi una specie di via di mezzo tra Steam, un account Google/Windows Live ID e un utente di dominio. Per quelli come me che sono cresciuti tra computer che erano entità indipendenti, la prospettiva può causare un certo dolore al cuore; ma già vedo come il mio modo di interagire con i calcolatori stia cambiando, vada “disperdendosi” piuttosto che perpetuando a concentrarsi su un computer singolo. Finora ho provveduto manualmente (trovando anche gusto nell’automatizzare la cosa) a migrare impostazioni e dati da un computer all’altro, ma già per molte cose è possibile farlo in modo centralizzato (solo che mi fido poco, ecco). Prima o poi sarà vita vera il sedersi ad un computer qualsiasi nel mondo, e magari indipendentemente dal sistema operativo o dal tipo di account (riusciranno a mettersi d’accordo? Speriamo in una virtualizzazione standardizzata che gestisca il login e il successivo caricamento delle cose giuste al posto giusto?) ritrovarsi davanti al “proprio” desktop.
A grandi linee: vi sedete davanti ad un computer (collegato alla rete, almeno per la prima volta che lo usate), e inserite il vostro Unique Stocasso Identifier; il login viene effettuato in un sistema di virtualizzazione figlio (illegittimo) degli odierni bios, che si preoccupa di verificare le vostre preferenze dal Stocasso Database, carica il sistema operativo (e chissà che forma avrà, quello che oggi chiamiamo così), i software e le impostazioni che volete (e/o per cui avete la licenza); non ci sono driver da installare perché, appunto, tutto è virtualizzato, una cosa tipo Java Virtual Machine (ma si spera meglio); fate le vostre cose e, al logout, viene tutto salvato sul server di qualcuno che, onestissimamente (forse non gratuitamente), conserva i vostri dati; e poi l’erba cresce, il vento soffia, e il cielo è blu.
Ok, fin qui la (una) teoria. Computer come una evoluzione di dumb terminal, browser e console. La pratica NON sarà così. Sarà ragionevolmente una porcata. Ma noi si spera sempre (soprattutto che la realtà superi la fantasia).
Windows Genuine Rottura di Pa e Presa Per Il Cu
Nel 2003 ho acquistato il mio sborone Acer Travelmate 803LMI. Pur recidivo utilizzatore di linux, non mi sono fatto problemi a pagare la “Microsoft tax” per la licenza del Windows XP Professional preinstallato: non raccontiamocela, Windows ha la sua utilità: per videogiocare, come dicono tanti linari con dual boot che vedono la partizione windows come una macchia sul loro curriculum, ma anche per imparare – e io che sono feticista di software e trabbicoli elettronici ci vado a nozze. Windows XP non è un sistema operativo perfetto, non è il migliore, ma è un buon sistema operativo. E mi piace pasticciarci.
Windows XP ha sempre avuto ai miei occhi un solo, grande difetto: la Product Activation. E’ una procedura semplice e indolore se siete connessi ad internet, è una questione di pochi minuti se avete a disposizione un telefono, ma l’idea non mi piace. Non mi piace l’idea che non posso avere un sistema operativo funzionante se mi trovo nella foresta equatoriale e le uniche cose che ho sono un portatile, un cd e un gruppo elettrogeno (magari anche un ombrello…); non mi piace l’idea che se disgraziatamente si danneggia un file sensibile non potete più loggarvi al vostro sistema operativo, nemmeno per configurare una connessione di rete e riattivare il vostro prodotto; non mi piace l’idea di dipendere da un server piazzato in qualche posto sconosciuto, magari oltre una dorsale oceanica, per avere accesso alle più basilari funzioni per utilizzare un computer; non mi piace l’idea che comunque il mio lavoro e financo molte mie attività personali possono dipendere dalle politiche di qualcuno che pensa solo al suo profitto. L’ho già detto, ma mi ripeto: Microsoft ha ragione a pretendere il pagamento delle licenze dei propri prodotti (sebbene i loro EULA siano generalmente vessatori e quindi rispettabili raramente), e mi auguro che prima o poi ci riesca – senza rompere le balle a me.
La rottura di balle
Ribadiamo che sono detentore di una licenza valida per Windows XP Professional. Un giorno, un paio d’anni fa, volendo reinstallare il sistema operativo e non considerando nemmeno lontanamente l’ipotesi di usare i dischi di ripristino Acer (che rasano via tutto il disco fisso, ripristinandolo come uscito di fabbrica), avevo due opzioni: usare un cd di installazione di windows xp che mi ero autocostruito partendo dal contenuto del disco fisso del portatile (roba facile), oppure usare un cd che avevo scaricato abusivamente, interessato dal fatto che fosse Corporate (quindi senza bisogno di attivazione) e con il Service Pack 2 integrato. Sciaguratamente, scelsi la seconda opzione. Di lì a un anno, Microsoft avrebbe lanciato il programma Windows Genuine Advantage, che sotto l’apparenza di uno slogan biologico nascondeva molta, molta vaselina geneticamente modificata.
All’inizio che il tuo prodotto non fosse “genuino” (ma che cazz’ di termine è per un software?) ti veniva solo detto; poi la non “genuinità” aveva iniziato a determinare l’impossibilità di scaricare gli update, a meno di usare gli aggiornamenti automatici; infine è spuntato il programmino delatore e cocco della maestra (chouchou de la maitresse, come si diceva ne Le petit Nicolas) che ti si installa sul computer e ti dice che la tua copia di windows potrebbe essere CONTRAFFATTA (altro termine del menga), che sei uno stronzo e che mangi i bambini.
Sia chiaro, io *immaginavo* a cosa andavo incontro quando ho visto che era disponibile quel download; ma mi piace essere messo alla prova, sapete… e così non basta Gentoo a tenermi in allenamento, ci si mette anche Windows… non che in effetti non succedesse anche prima…
Alla fine quello che mi ha salvato è stato il cd autocostruito di cui sopra. Gli ho integrato il SP2, ho “riparato” l’installazione di windows, l’ho attivata, e ora forse la mia copia di windows non è più CONTRAFFATTA ( :polizia: :guardiadifinanza: :esercito: :steveballmerconlarabbia: ). Ma, permettetemi di dire, che palle.
A margine.
Non diamo sempre solo addosso a Microsoft, perché quello che fanno loro è usanza comune in un po’ tutto il mondo dell’informatica; anche la YellowTab del recente Zeta OS (figlio di BeOS), a quanto pare, usa un sistema di attivazione simile (anche se, perlomeno, esiste un live cd per provare prima di acquistare, quindi non potete usare la scusa della pirateria per dire “eh, ma se non provo non compro”). Devo ammettere che è questo a rendere molto interessante, dall’altro lato, il mondo open source. Ma a Cesare quel che è di Cesare, e per favore poca ipocrisia: con Microsoft si ha da fare i conti, ed è giusto sia così.
…tuttavia la politica di MS mi piace sempre meno. Per dirne una, le DirectX 10 funzioneranno solo su Windows Vista, il che vuol dire che da un certo momento in poi, chi ad esempio vorrà gingillarsi sui videogiochi più recenti dovrà fare l’upgrade; ho il sospetto che la cosa sia puramente artificiosa, e che non ci siano giustificazioni architetturali, nella più squisita tradizione della peggiore branca dell’informatica – quella che si prostituisce al commercio. Sorvolando sul fatto che ho ancora dei giochi per dos che voglio giocare (e credo non riuscirò mai a giocarli tutti), questo vorrà comunque dire che forse alla fine abbandonerò il campo. Mais vraiment? Wii!









