Archive for the ‘tecnologia’ Category
Sono preoccupato (per i miei soldini)
No, non è perché faccio spese pazze, o perché ho regalato una carta di credito a qualche lasciva donzella priva di scrupoli oltre che di mutandine.
No, sono preoccupato perché oggi volevo fare il login sul sito del BancoPosta, quindi *apro* il sito del BancoPosta: alla prima mi dà un errore ASP, alla seconda mi reindirizza alla pagina del bonifico estero segnalandomi un Errore Generico.
Ieri avevo da ricare una postepay, e alla mattina il servizio non era granché disponibile, faceva il ritroso (e restituiva ogni tanto errori di .NET). Nel pomeriggio si è riusciti.
Ier l’altro stessa storia per una ricarica telefonica, non mi è stato possibile farla perché il server era occupato (e aveva finito la carta igenica).
Per solidarietà, nei giorni scorsi mi è stato difficile accedere anche a Punto Informatico, errori di .NET alla stessa maniera. Ma qui i miei soldini non sono in ballo, chissenefrega. Solo ho il forte sospetto che, considerato il recente aggiornamento di entrambi i siti, ci sia qualche nuova piattaforma software in circolazione lato server di cui faremo tutti allegramente da beta-tester.
Filastrocca del dinosauro digitale
Posso dare un senso al mio lavoro noioso
facendo qualcosa di non solo inutile ma dannoso?
Che male può fare, pongo ad esempio,
se io martello chiodi in questa panca?
Poi li tolgo, non ti preoccupare:
è solo che non so cosa fare.
Parimenti non credo
che se questo secchio svuoto e riempio
poi capiti proprio il caso che serva
e qualcuno dica che manca.
Neanche mi pare così sbagliato
massimamente avvantaggiarsi del mezzo digitale
facendo di fogli A4 scempio,
ordinando e riordinando scaffali finché non sono stanca.
Fiumi e montagne, mari di carta,
ed in funzione di questi farò in maniera
che nel database Silvano diventi Marta;
ché nel fatto non v’è senso alcuno,
che fra il trecentoventi e il trecentoventidue
io non trovi il trecentoventuno.
Raptus anarcoide

(sì, sì, lo so, non farò mai il tagger, non farò)
L’antro del tenutario
Qui è dove (forse) tornerò tra 6 giorni (e mi vien nostalgia pensando che a casa mia non ci sono dei coglioni che sbattono le porte anche a tarda notte – e nemmeno i coglioni che frullano, a ben vedere):

In alto a sinistra, Buck, il mio ibook G3 (sistemazione MOLTO temporanea); sotto, il monitor 14″, le casse e la PS2 (dietro, non visibile, la vga box) messi insieme alla bell’e meglio (per le casse ho scelto una sistemazione inefficente; ho effettuato modifiche dopo aver scattato la foto); in alto, al centro, parte della mia fumetteria (colonnina dei Nathan Never, Magico Vento e Dampyr); di fianco, un quadro che mia madre mi donò; nell’angolo in alto a destra, spunta l’ingegnoso scaffale baffuto obliquo IKEA (ne ho due); sotto al quadro, scanner, tavoletta grafica, cianfrusaglie; al centro, ovviamente, Machiavelli (che mi dicono sia nato oggi), mio fedele compagno dal 2003 (al momento della foto facevo prendere un po’ d’aria a Windows XP). Sullo sfondo, tapezzeria con personaggi Disney e vari reperti di ere geologiche precedenti, mai rimossi.
Considerate che questa è la scrivania più libera che io abbia mai avuto da una diciottina d’anni a questa parte (e tengo a precisare che raramente in vita mia ho studiato/letto alla scrivania, a meno che ciò non significasse usare il computer, prediligendo invece posizioni improbabili su supporti che nemmeno Eta-Beta considererebbe comodi).
Da oggi…
…a quanto ne so i genitori possono (non è che devono, ma possono) darmi dei gran calci nel popò (o gonfiarmi di schiaffi, a seconda) casomai andassi a chiedere loro di mantenermi; non posso più fare la CONVENIENTISSIMA (!!!) (!) carta verde di trenitalia (quanti barili di petrolio viene, adesso?); i biglietti per l’interrail (che non ho mai fatto in vita mia, e che volevo fare prima di cominciare a perdere capelli :P – ho già in mente la meta e la compagnia, ehm, mancano solo le ferie in primavera o in autunno ;_;) costano di più; più in generale (e tanto per non sembrare il solito venale che pensa solo ai soldi), credo di avere ormai abbattuto l’ultimo muro anagrafico che separa la gioventù dalla vita adulta.
In tutto ciò, in tutto questo sbocciare di maturità e senno, non so come spiegare questo fatto di un monitor 14″ del ’92 (grande annata), delle casse 25W (elettrici, temo) appiccicatevi ai fianchi con lo scotch, una vga box, e una playstation 2 nuova di zecca attaccata alla vga box (e un controller attaccato alla ps2, va da sé). Boh? Non so proprio. Va detto comunque che Okami è spassoso anche così (diventerò cieco, divertendomi) (uhm, detta in tal maniera sembra che intendo un’altra cosa) (credenze popolari, tzè).
Son tre anni
Tre anni fa cominciai a lavorare a, e pubblicai, un sito (passato per diverse versioni, ma sempre minimalista e in bianco e nero – a parte un periodo in cui non mi ero reso conto di un certo sfondo rosé causa lcd permissivo -.-) per sbrodolarci qualche nozione utile e diverse altre inutili. Imparai i rudimenti di html, poi di php, poi dei css. Nel mentre che non studiavo per due corsi e impiegavo il tempo a seguire le lezioni dell’unico corso la cui frequenza non facilitava quasi per nulla l’esame, ma che in fondo è stato il più utile di tutta la mia carriera universitaria, mi si andava lentamente schiudendo il roseo mondo della connessione flat gprs (:-Q___), della messaggistica istantanea con finalmente persone fighe (gh), dei blog.
Se ne fa di strada, in tre anni. Volendo, almeno.
Dal 2003 (cioè da un anno prima, quindi non ho sbagliato a contare) la mia vita è scandita, anche, ma in maestosa percentuale, dalla Rete. Ho conosciuto in rete molte persone; comunico in rete con persone che ho conosciuto dal vivo, e nella maggior parte dei casi è più quello che ci diciamo in forma digitale che quello che ci diciamo a voce, che sia per mere ragioni di diversità di luogo, per avere un briciolo di privacy, per mancanza di tempo.
La Rete è anche il luogo in cui mi sto ritagliando una seconda vita, il mio piccolo giardino; quello che, cinesamente si dice (come sicuramente potrà confermare AnniKa, promossa cinese all’unanimità), è l’unica via per la felicità vitalizia. Un giardino al cui ingresso non vi sono divieti, ma le cui porte varcano in pochi (mancheranno un po’ anche le indicazioni, tipo fuffa aggregator e compagnia, eh :D). E di ciò non mi dispiaccio, giacché quei pochi mi sembra che vengano più a dare, che a prendere.
Nel mondo dei blog, è questo che fa da ago della bilancia del mio interesse: se sono “solo” una cuccagna, con o senza fondo, o se si mostrano disponibili a ricevere, ed effettivamente ricevono. Se “sono web 2.0″ o meno, per far dell’ironia geek. Questo è anche il mio modo di rapportarmi alle persone: meno avranno paura di mostrare le loro debolezze, meno si barricheranno dietro l’ipocrisia di una insondabile perfezione, e più vorrò loro del bene, più apprezzerò quel che hanno di grande (lei, laggiù, voleva fare forse una battuta? No? Mmmmeno male, grazie).
Conosco, e qui non mi limito alla Rete, molte persone grandi. Una volta non l’avrei creduto possibile, vedendomi perennemente piccolino e quindi in un altro campo da gioco. Sarà eccesso di modestia, che è un peccato pari se non superiore alla superbia (olé, lanciamo proclami ecclesiastico-teologici), ma non posso fare a meno di notare con ammirazione le qualità altrui che io non ho né avrò mai, come se potesse esistere un uomo perfetto, e io dovessi essere quell’uomo (questa è disinformazione velata pro uomini normali). Solo in seconda istanza mi rammento della meraviglia della diversità. E poi c’è sempre qualche anima pia che mi incensa dotandomi di qualità che non ho… ma è un giusto contrappasso per qualcuno che quasi pedantemente sottolinei i pregi altrui :D
(Capita che io dica sempre le stesse cose, lo so; ma non sono bravo a presentarle una volta per tutte nella loro forma definitiva, perciò le ripresento di volta in volta sotto angolazioni e ispirazioni diverse; poi non è detto che le mie opinioni e visioni non mutino, eh)
Tecnologia ingrata
Ella non m’ama.
La chincaglieria tecnologica che mi gira attorno non è che, tout court, non funzioni: piuttosto darebbe del filo da torcere a Freud (si legge fruà).
Qualche mese fa sbaracco il portatile e lo infilo in valigia, per andare a fare il nerd in un lan-party di Call of Duty (primo e ultimo, finora, sottolineo); al momento del rollback dell’operazione, sul luogo prefissato, ci smanetto per una buona mezz’ora prima di capire che stava funzionando a batteria. Controllo: l’alimentatore è attaccato, quindi dovrebbe alimentare, ma non lo fa. Sarà rotto. Sul posto la cosa si risolve con uno scambio di alimentatori ad alto rischio trasmissione malattie elettriche; tornato a casa lo picchio, nel tentativo di aprirlo, ma decido di rinunciare; faccio un’ultima prova e… funziona. E ha continuato a funzionare per un paio di mesi, durante i quali ho cercato un sostituto senza trovarlo. Poi è morto definitivamente, e ora sono attaccato al fragile filo di un alimentatore universale, con il connettore tenuto insieme dall’isolante ma che ogni tanto decide lo stesso di perdere il contatto -.-
L’anno scorso ho riscoperto la gioia di smanettare con l’hardware. E la gioia cubica di vedersi friggere da un temporale il pc-muletto che hai appena finito di montare.
Poi ho capito cosa è meglio non comprare su ebay. Avevo un lettore dvd/divx/xvid/mp3/ogg della Kiss, il DP-1000, che funzionava bene. Ma avevo fatto l’errore di codificare alcuni film con risoluzione orizzontale superiore a 720 pixel (sovracampionavo), e quindi non me li voleva leggere :(. Allora ho approfittato di qualcuno che aveva bisogno di un lettore del genere, gli ho rifilato l’usato-sicuro, e io invece mi sono preso il DP-1100 di seconda mano, un *vero affare* su ebay.
L’”affare” si è rivelato la più grande intelligenza artificiale mai creata dall’uomo. E’ un anno e mezzo che ce l’ho, e *ancora* non ho capito perché ogni tanto non funziona. Gli infili il dvd e lui lo sputa; oppure lo tiene dentro ma si fa gli affari suoi; prende un film a caso e te lo fa vedere a scatti, salvo riprodurlo senza problemi il giorno dopo. Ormai so come farlo funzionare a dispetto delle sue fisime, e quando lo faccio mi sento un po’ un hacker. E alla fine non vedo un vero motivo per cambiarlo con un lettore affidabile… mi sono affezionato!
In ultimo, l’autoradio… l’unica autoradio che io abbia trovato in grado di riprodurre gli ogg. Sarà colpa degli ogg che fanno impazzire gli apparecchi elettronici, non so. A parte la gioia di leggersi le istruzioni in tedesco, ich verstehe deutsche, selbstverstaendlich, das ist gut, keine gegenstaend… ehm, sticazzi, e a parte l’aver constatato la *dispettosità* degli ingegneri (assumo, poi se sono filosofi mi scuso) Toyota nel decidere la lunghezza dei cavi (in pratica si possono connettere quasi solo ad autoradio inserita, cioè tu entri nel cruscotto e li colleghi, poi però non puoi più uscire)… ah, e a parte non l’aver capito perché su OGNI auto ci sono ‘sti due cavetti da invertire, sennò l’autoradio si resetta ad ogni accensione del motore… per quale assurdo motivo càpita che la retroilluminazione, pur raramente, si accenda da sola, e vada spenta a cazzotti? (voi direte: “eee, vai a prendere la sottomarca, vai…”; eee, ma legge gli ogg…)
Esperienze lavorative diverse in ambito IT
PI: Lavoro IT, non è questione di diritto
a confronto con
PI: Lavoro nell’IT, 23 anni e già una carriera
(il primo articolo è stato scritto come reazione al secondo)
Il nodo da sciogliere è se desiderare di avere una vita gratificante al di fuori del lavoro sia da pelandroni o no. Io dico di no.
La scrittura, per quanto possa sgorgare
Da questo topic (che ovviamente non sono andato a pescarmi da solo ma l’ho pigramente visto nel villaggio di Greenwich, in un perverso turbine di autometaparacitazioni):
Chissà se ne ho già parlato qui… sicuramente sì. Uffa. Famo finta che non ne abbia già parlato e ne riparlo?
Parlare di che, scusa?
Ma di quanto mi sembri sciocca l’idea che la parola scritta debba essere per forza più riflessiva di quella orale. Lo sarà per chi scrive giusto la lista della spesa; lo sarà per chi trascorre online un’ora alla settimana; lo sarà per il giornalista “fresco” che scrive il suo primo timido articolo per il giornale. Ma per chi la scrittura è quotidianità, lavoro, principale contatto col mondo, la differenza tra detto e scritto tende a scomparire.
Io, ad esempio. Non dico che scrivo come parlo; ma parlo come scrivo. Sono lento. Rifletto. Costruisco la frase. Se non è corretta torno indietro. Sono sfinente. Non sono un oratore, diciamo. E come scrittore, vivo fortunatamente nell’era digitale – che me li ricordo i miei temi… belli, eh (coff coff), ma *pieni* di rigacce, aggiunte tra le righe, asterischi.
E mi verrete a dire allora che in ogni caso scrivere permette il “cheat” della rilettura, che devi sentirti responsabilizzato, eccetera. Certo. Certamente. Quando scriverò articoli per un giornale serio (non facciamo nomi, va’), magari rileggerò. Quando scriverò UNA cosa al giorno, rileggerò. Ma considerate il caso di scrivere 100 cose al giorno; fossero anche 100 articoli per giornali seri; a un certo punto sarà la vostra vita a pretendere da voi che abbiate piena fiducia in ciò che mettete nero su bianco, e che una volta scolpite le tavole della legge passiate ad altro, a cuor leggero; che altrimenti non se ne esce più.
Quel che mi fa più specie dell’obiezione riportata è il suo non considerare che viviamo ancora nell’era televisiva, che tra l’altro si sta rivelando “ottima” maestra per l’era videofoninica: poco importa quanto è scritto nero su bianco, poco importa quello che sta memorizzato carica elettrica su bobina; importa veramente solo quello che si ripete incessantemente, giorno dopo giorno, su ogni media capiti a tiro. Hai scritto una cazzata? Pazienza, la dimenticheranno. L’hai detta a reti unificate? Chissenefrega, ti fai intervistare due altre volte e risolvi. E se la situazione nel “vecchio mondo” di televisione e giornali è questa, come si può pretendere che gli scripta maneant nel mondo fluido e irrequieto dei blog?
Mi direte: si può pretendere eccome, aspetta che ti arrivi a casa una querela e vedrai come fili. Già, è vero che la legislazione è ancora quella che regolamentava le pitture rupestri. Ma quella lasciamola proprio perdere, e consideriamo il comune sentire: nel web 2.0 che si tira fuori quasi sempre a sproposito, ma che è un paradigma sia tecnologico che culturale che si fa (nel detto comune sentire, eh) paladino di una possibilità di espressione e comunicazione mai vista prima d’ora – dobbiamo per forza considerare ogni angolo della rete come una sacra cattedra che deve ambire all’infallibilità, o possiamo ammettere che, come in una normale discussione pubblica, possa scapparci la cazzata? E che questo sia fisiologico, naturale, accettabile? E che a volte il concetto di “cazzata”, in un mondo di 6 miliardi di individui, non sia necessariamente così oggettivo?
E questo succede a casa WordPress
WordPress 2.1.1 dangerous, upgrade
Qualche simpaticone ha modificato il codice scaricabile dal server, non mi è ben chiaro a che punto dell’impacchettamento, perciò chiunque abbia scaricato WordPress 2.1.1 molto probabilmente avrà il sedere all’aria. Copritevi aggiornando immediatamente, anzi prima di subito, alla versione 2.1.2 (che la cosa si sa da qualche giorno, ma fate in fretta uguale).
Una panoramica del bug fraudolento e suoi possibili exploit è stata fatta dal quasi diciannovenne imprenditore (…) Luis Cosio, qui.
Ho provato a dare un’occhiata al codice, ma sono tutte funzioni di wordpress che richiamano altre funzioni di wordpress… e che due palle. Mi fido ciecamente di chi dice che c’è un problema.
(concorrente #1 del concorso “post inutile di marzo”)










