Smemoratezze dal sottosuolo

Un blog che è uno spettacolo anche quando è offline

Archive for the ‘online life’ Category

Anniversari e punti della situazione

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A volte gli anni passano che sembrano una scheggia, ma se ci ripensi scopri che tutto sommato di cose ne sono successe.

Non vi preoccupate, ho sott’occhio il calendario, SO che non siamo a dicembre.

Sul fronte internettiano, poco più di un anno fa ho traghettato il mio vecchio blog in questo spazio web, lottando tenacemente con le responsabilità legate al suo accudimento. Nei mesi seguenti ho lavorato, insieme ad altri volenterosi dello staff (in questa fase preliminare soprattutto Emack), per il lancio, avvenuto a febbraio, di quello che diverrà presto il sito preferito di milioni di italiani (in attesa che lanciamo le traduzioni in altre lingue, ovviamente): Ars Ludica, di cui già esisteva un blog su Splinder e un forum su tgmonline, ma a cui questa sistemazione andava ormai stretta.

Di tutto questo mi vien da fare bilanci tutto sommato positivi. Bluehost si è rivelato finora un servizio di hosting generalmente affidabile (con qualche misterioso downtime che però raramente ha superato la manciata di minuti al mese), con un helpdesk competente, rapido ed efficente. Wordpress ha un po’ le sue idiozie di default, ma ne sto scoprendo le enormi potenzialità anche come Content Management System, grazie alla sua personalizzabilità estrema (se qualcosa che fa non vi va bene, la potete “sovrascrivere”). Gallery è rimandato a settembre… ehi, siamo a settembre! E’ un ottimo software, e credo che gli sviluppatori si stiano muovendo verso una doverosa semplificazione (grazie a un sistema di plugin); purtroppo attualmente rimane macchinoso e non ho ancora trovato un tema già fatto che mi vada bene (e non mi metto a farne uno nuovo). SMF è un ottimo motore per forum, con l’unica pecca di temi poco flessibili (un po’ troppe cose cablate dentro).

Il progetto Ars Ludica è promosso a pieni voti. Dico, per ciò che esula dalle mie (in genere meramente tecniche) competenze. Lo staff è straordinario, partendo da un Joe che praticamente è pappa e ciccia con le celebrità videoludiche (xD), passando per penne di grande calibro come Karat45 e d3ltr33, fantasisti come GanJo e ABS (che è anche un professionista pubblicizzatore nella blogosfera), tuttofare di grande intelligenza e abili PR come il già nominato Emack. Per dire solo quelli che hanno molto scritto per il blog, giacché altre persone di cotanto calibro si trovano anche semplicemente passeggiando per il forum. Insomma, è una bella sensazione sapere di far parte di qualcosa con così tanto potenziale, e che pur lentamente si è visto sempre in crescita.

Perciò ecco, il bilancio di quest’anno, internettianamente parlando, è positivo. Forse dovevo dirvelo, all’inizio, che non avevo intenzione di parlare degli altri fronti? ;)

Written by StM

September 23rd, 2007 at 3:01 pm

Irish songs - cosa c’è di difficile nel capire la differenza tra autore e produttore?

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Nel 1998 Goran Bregovic, con le migliori intenzioni, produce un album di canzoni irlandesi. Produce nel senso di: tira fuori i soldi per (eventualmente) registrare e sbattere su qualche migliaio di CD delle canzoni. Sottolineiamo il concetto: qualcuno suona quelle canzoni, ma NON LUI. Lui se ne sta in poltrona ad ascoltare.

Bene.

…in pratica online è impossibile capire chi sono autori ed esecutori delle singole canzoni. Sono tutte etichettate come “by Goran Bregovic”. Quelle canzoni sono di Bregovic come lo sono questo paio di palle - e no, non sto tenendo in mano le palle di Goran; nemmeno le mie se è per questo; era per dire. Cercate su Google, su Amazon, sui database di cd, su emule, su ogni singolo tag ID3 dei file spiratozzi che potete trovare: Author: Goran Bregovic.

Ma vi spuntasse un kalashnikov dal water la prossima volta che vi ci sedete sopra (e che possiate non trovarlo piacevole).

Il mio spirito filologico ha avuto un moto d’orgoglio e ha deciso di raddrizzare i torti. Credo di aver identificato correttamente 13 autori/esecutori su 15. Se voi ne sapete più di me, o se possedete il cd originale (*e* in tale cd sono presenti queste informazioni, cosa di cui un po’ dubito), segnalate senza por tempo in mezzo.

01 - The Chieftains - Ev chistr ‘ta, laou! (Cider-drinking song)
02 - Blair Douglas - The landlord’s walk
03 - Unknown - Worship
04 - The Chieftains/La Bottine Souriante - Le lys vert
05 - Loreena McKennitt - Stolen child
06 - Blair Douglas - Nelson Mandela’s welcome to the city of Glasgow
07 - The Chieftains/The Rankins - An innis aigh
08 - The Chieftains - Daos-tro fisel (Dance from Fisel country)
09 - David Arkenstone - Stormcry
10 - Unknown - Farewell to Ireland
11 - The Chieftains - Marches (From the Vannes country)
12 - Mary Jane Lamond - A mhairi bhoidheach
13 - Davy Spillane - Callow lake
14 - The Chieftains/Ashley Macisaac - My home; The contradiction; Julia Delaney
15 - Loreena McKennitt - Lullaby

Dando retta a questa pagina, tra gli autori dovrebbe essere presente anche un certo Richard Sonther, che però non ho trovato associato a nessuna canzone. Se ne sapete di più dite. “Worship” mi è completamente oscuro. Di “Farewell to Ireland” ho trovato diverse versioni, ma vai a sapere chi l’ha eseguita in questa compilation. Da notare come diverse canzoni vedano i Chieftains impegnati in tandem con altri autori… credo abbiano registrato un intero cd in collaborazione con autori di qualche posto, ma ho perso l’informazione; ciò comunque potrebbe essere segnale di qualche errore o svista più nascosti.

Questo post è ovviamente di scarsa utilità visto che il cd non è nemmeno questa diciottesima meraviglia del mondo, però il pressapochismo mi fa flottare i genitali, ecco, e quando s’ingrandisce nella cassa di risonanza della rete ancora di più.

Written by StM

August 25th, 2007 at 2:07 pm

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Son tre anni

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Tre anni fa cominciai a lavorare a, e pubblicai, un sito (passato per diverse versioni, ma sempre minimalista e in bianco e nero - a parte un periodo in cui non mi ero reso conto di un certo sfondo rosé causa lcd permissivo -.-) per sbrodolarci qualche nozione utile e diverse altre inutili. Imparai i rudimenti di html, poi di php, poi dei css. Nel mentre che non studiavo per due corsi e impiegavo il tempo a seguire le lezioni dell’unico corso la cui frequenza non facilitava quasi per nulla l’esame, ma che in fondo è stato il più utile di tutta la mia carriera universitaria, mi si andava lentamente schiudendo il roseo mondo della connessione flat gprs (:-Q___), della messaggistica istantanea con finalmente persone fighe (gh), dei blog.

Se ne fa di strada, in tre anni. Volendo, almeno.

Dal 2003 (cioè da un anno prima, quindi non ho sbagliato a contare) la mia vita è scandita, anche, ma in maestosa percentuale, dalla Rete. Ho conosciuto in rete molte persone; comunico in rete con persone che ho conosciuto dal vivo, e nella maggior parte dei casi è più quello che ci diciamo in forma digitale che quello che ci diciamo a voce, che sia per mere ragioni di diversità di luogo, per avere un briciolo di privacy, per mancanza di tempo.

La Rete è anche il luogo in cui mi sto ritagliando una seconda vita, il mio piccolo giardino; quello che, cinesamente si dice (come sicuramente potrà confermare AnniKa, promossa cinese all’unanimità), è l’unica via per la felicità vitalizia. Un giardino al cui ingresso non vi sono divieti, ma le cui porte varcano in pochi (mancheranno un po’ anche le indicazioni, tipo fuffa aggregator e compagnia, eh :D). E di ciò non mi dispiaccio, giacché quei pochi mi sembra che vengano più a dare, che a prendere.

Nel mondo dei blog, è questo che fa da ago della bilancia del mio interesse: se sono “solo” una cuccagna, con o senza fondo, o se si mostrano disponibili a ricevere, ed effettivamente ricevono. Se “sono web 2.0″ o meno, per far dell’ironia geek. Questo è anche il mio modo di rapportarmi alle persone: meno avranno paura di mostrare le loro debolezze, meno si barricheranno dietro l’ipocrisia di una insondabile perfezione, e più vorrò loro del bene, più apprezzerò quel che hanno di grande (lei, laggiù, voleva fare forse una battuta? No? Mmmmeno male, grazie).

Conosco, e qui non mi limito alla Rete, molte persone grandi. Una volta non l’avrei creduto possibile, vedendomi perennemente piccolino e quindi in un altro campo da gioco. Sarà eccesso di modestia, che è un peccato pari se non superiore alla superbia (olé, lanciamo proclami ecclesiastico-teologici), ma non posso fare a meno di notare con ammirazione le qualità altrui che io non ho né avrò mai, come se potesse esistere un uomo perfetto, e io dovessi essere quell’uomo (questa è disinformazione velata pro uomini normali). Solo in seconda istanza mi rammento della meraviglia della diversità. E poi c’è sempre qualche anima pia che mi incensa dotandomi di qualità che non ho… ma è un giusto contrappasso per qualcuno che quasi pedantemente sottolinei i pregi altrui :D

(Capita che io dica sempre le stesse cose, lo so; ma non sono bravo a presentarle una volta per tutte nella loro forma definitiva, perciò le ripresento di volta in volta sotto angolazioni e ispirazioni diverse; poi non è detto che le mie opinioni e visioni non mutino, eh)

Written by StM

April 7th, 2007 at 4:50 pm

La scrittura, per quanto possa sgorgare

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Da questo topic (che ovviamente non sono andato a pescarmi da solo ma l’ho pigramente visto nel villaggio di Greenwich, in un perverso turbine di autometaparacitazioni):

la scrittura, per quanto possa sgorgare d’impulso ed essere fermata in parole come flusso, comunque permette la rilettura e in generale un minimo di controllo in più rispetto all’esposizione verbale

Chissà se ne ho già parlato qui… sicuramente sì. Uffa. Famo finta che non ne abbia già parlato e ne riparlo?

Parlare di che, scusa?

Ma di quanto mi sembri sciocca l’idea che la parola scritta debba essere per forza più riflessiva di quella orale. Lo sarà per chi scrive giusto la lista della spesa; lo sarà per chi trascorre online un’ora alla settimana; lo sarà per il giornalista “fresco” che scrive il suo primo timido articolo per il giornale. Ma per chi la scrittura è quotidianità, lavoro, principale contatto col mondo, la differenza tra detto e scritto tende a scomparire.

Io, ad esempio. Non dico che scrivo come parlo; ma parlo come scrivo. Sono lento. Rifletto. Costruisco la frase. Se non è corretta torno indietro. Sono sfinente. Non sono un oratore, diciamo. E come scrittore, vivo fortunatamente nell’era digitale - che me li ricordo i miei temi… belli, eh (coff coff), ma *pieni* di rigacce, aggiunte tra le righe, asterischi.

E mi verrete a dire allora che in ogni caso scrivere permette il “cheat” della rilettura, che devi sentirti responsabilizzato, eccetera. Certo. Certamente. Quando scriverò articoli per un giornale serio (non facciamo nomi, va’), magari rileggerò. Quando scriverò UNA cosa al giorno, rileggerò. Ma considerate il caso di scrivere 100 cose al giorno; fossero anche 100 articoli per giornali seri; a un certo punto sarà la vostra vita a pretendere da voi che abbiate piena fiducia in ciò che mettete nero su bianco, e che una volta scolpite le tavole della legge passiate ad altro, a cuor leggero; che altrimenti non se ne esce più.

Quel che mi fa più specie dell’obiezione riportata è il suo non considerare che viviamo ancora nell’era televisiva, che tra l’altro si sta rivelando “ottima” maestra per l’era videofoninica: poco importa quanto è scritto nero su bianco, poco importa quello che sta memorizzato carica elettrica su bobina; importa veramente solo quello che si ripete incessantemente, giorno dopo giorno, su ogni media capiti a tiro. Hai scritto una cazzata? Pazienza, la dimenticheranno. L’hai detta a reti unificate? Chissenefrega, ti fai intervistare due altre volte e risolvi. E se la situazione nel “vecchio mondo” di televisione e giornali è questa, come si può pretendere che gli scripta maneant nel mondo fluido e irrequieto dei blog?

Mi direte: si può pretendere eccome, aspetta che ti arrivi a casa una querela e vedrai come fili. Già, è vero che la legislazione è ancora quella che regolamentava le pitture rupestri. Ma quella lasciamola proprio perdere, e consideriamo il comune sentire: nel web 2.0 che si tira fuori quasi sempre a sproposito, ma che è un paradigma sia tecnologico che culturale che si fa (nel detto comune sentire, eh) paladino di una possibilità di espressione e comunicazione mai vista prima d’ora - dobbiamo per forza considerare ogni angolo della rete come una sacra cattedra che deve ambire all’infallibilità, o possiamo ammettere che, come in una normale discussione pubblica, possa scapparci la cazzata? E che questo sia fisiologico, naturale, accettabile? E che a volte il concetto di “cazzata”, in un mondo di 6 miliardi di individui, non sia necessariamente così oggettivo?

Written by StM

March 4th, 2007 at 1:10 am

AverCEne voglia

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La voglio anch’io la gente che sotto un post sulla marmellata di more mi fa dei commenti intitolati:

  • funzia anche su linux
  • linux fa cagare
  • M$=ladri
  • google grande fratello
  • ho la sciatica
  • sono un bimbetto (del *) che ha appena scoperto linux allettato dalla parolina “gratis” e adesso ne sono un invasato sostenitore, salvo poi diventarne il principale detrattore appena scoprirò che non è “come windows ma gratis” (”ma… non mi vanno i giochi! Che merda…”)
  • guardate che battute sferzanti che faccio
  • Windows è old
  • Lo sapevate che Tanenbaum dice che il kernel monolitico è una architettura obsoleta, che non so che cazzo vuol dire ma fa figo, eh, lo sapevate o vi ho illuminati io che l’ho letto 10 minuti fa?
  • voi e il vostro giocattolo open sorcio
  • linux=comunismo
  • piratare windows è lecito
  • tu, tu’ sorella e tu’ mà’
  • firefox rulla, IE cacca
  • IE rulla, firefox cacca

Che se poi li apri sono ancora più sconsolanti del loro titolo.

In definitiva, ho un appello da fare: togliete il Punto Informatico dalle mani dei bimbiminchia. Grazie.

Written by StM

November 24th, 2006 at 3:02 pm

Posted in online life, software e OS

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Perché qui si modera

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I commenti su questo blog sono moderati con il sistema di wordpress: perché un post appaia direttamente, l’autore deve avere un post approvato in precedenza. Per i commenti di spam eclatante invece è in azione akismet, che mi toglie la maggior parte delle seccature (ma non è infallibile, giacché ho avuto proprio ieri un caso di falso positivo e oggi forse un caso di spam non individuato - perché in effetti “scritto a mano”).

Perché non lascio i commenti aperti?

Perché odio gli spammer. Davvero, di tutto cuore. Li odio. Hanno il loro lato fascinoso, perché a volte riescono a fare il loro spregevole lavoro grazie a una certa ingegnosità, talento o comunque un non comune bagaglio di conoscenze e professionalità. A volte. Per la maggior parte ovviamente si tratta di pezzenti che usano come imbranate scimmiette tecniche e strumenti inventati da altri. Fessi che sono capaci di farti vedere, tra i referral del tuo sito, una pagina non protetta in alcun modo da cui partono per le loro scorribande spammose, ma da cui un visitatore qualsiasi potrebbe anche eseguire quasi di tutto sul loro server (il visitatore, ovviamente, una volta appurata la stupidità del sistemista, ha evitato di fare alcunché - perché è una persona onesta, lui).

Sono rimasto impressionato dal (relativamente) poco tempo che è intercorso tra la mia pubblicazione del pacchetto completo dello script modificato che usavo per il mio vecchio blog, e un’ondata di spam che ne è seguita, in barba al captcha che avevo inserito. Be’, in realtà l’attaccante, presumo avendo esaminato il sorgente, adottava il sistema di risolvere il captcha a mano e poi di dare il cookie generato in pasto a un suo bot, che nel giro di mezz’ora era riuscito a inserire più di un centinaio di commenti, e per giunta tutti a post diversi! E’ stato divertente combattere quella piccola battaglietta, quella mattina: come prima cosa, ho eliminato sul server i file temporanei che corrispondevano ai cookie del captcha risolto, in modo che il bot ricevesse sempre errore; poi ho scaricato il file di testo contenente i commenti (uno per riga), ho eliminato tutte le righe di spam (questione di pochi secondi), e l’ho ricaricato sul server; infine ho studiato la risoluzione del problema, individuandola nella modifica del captcha in modo che non potesse mai essere risolto (tanto ormai avevo già disposto il trasferimento); mentre facevo questo, l’attaccante s’era già reso conto del fatto che gli avevo tagliato le gambine e stava ricominciando a postare spam.

Non è stato forse appassionante come uno scontro di cervelli di super-hacker, ma mi ha lasciato un po’ di soddisfazione lo stesso. Pur sapendo che s’era vinta una battaglia, e non la “guerra infinita”.

Ecco perché, cari i miei nuovi od occasionali visitatori, tengo i commenti moderati e dovete pazientare un po’ prima di vederli apparire.

Una nota: io non sono contro la censura. Per fare una analogia postale-bancaria della moderna stronzaggine internettiana, chi a uno sportello taglia la fila lo ritengo censurabile. Avvisati siete, ah.

Written by StM

November 3rd, 2006 at 9:14 pm

Il tizio con la G, e quel che leggo

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Leggere blog e notizie sta diventando complicato, quasi un mestiere. Ci sono molti modi di farlo, a partire dalla visita di ogni singolo sito fino all’uso di aggregatori e feed reader che dei singoli siti se ne sbattono. Sebbene io vada molto orgoglione del mio sprecato talento per i template (non è vero), sebbene la lettura tramite aggregatori disincentivi i visitatori dalla partecipazione, sebbene qui e sebbene là, da parte mia voglio fare il possibile per dare a ciascun lettore gli strumenti che preferisce per farmi sentire importante (^_^).

Io non amo gli aggregatori. Leggere roba da varie fonti in una specie di grande mescolone, con in genere la seccatura che si pretenda da parte tua la lettura di TUTTO (o la marcatura di tutto come letto), non mi garba. D’altra parte visitare sempre e comunque ogni benedetto blog porta via del tempo, specie se lo si fa alla cieca. Però c’è la soluzione:

http://www.google.it/ig

Visito quella pagina diverse volte al giorno, scruto i titoli alla ricerca di quelli non ancora letti e, se ne ho voglia, vado pure a leggermeli nella pagina originale.

Purtroppo fino a qualche giorno fa c’era un’unica homepage. Per evitare confusione, ci tenevo solo poche cose alla volta. Poi, finalmente, quello che aspettavo dal giorno in cui l’ho scoperto:

google_ig_blog.gif

Hanno messo i tab! Ora me lo sto riempiendo e aggiustando per bene :-Q____

Approfitto dell’occasione per farvi una piccola panoramica (non esaustiva) di ciò che abitualmente leggo in ambito blog.

Agli albori del mio interesse per la blogosfera (termine orribile, sì), avevo preso a frequentare il blog di Maya, stupitissimo dall’esistenza di una donzella linara; epperò ultimamente il suo impegno si è sparso un po’ in varie altre iniziative, scrutatevi il blog per sapere quali, e così l’ho persa un po’ di vista. Fortunatamente, da un po’ di tempo è aperto il blog del suo moroso (evito l’utilizzo di uno qualsiasi dei nomignoli che tra loro si scambiano, ma moroso è sicuramente riduttivo… si sono trovati quei due ^_^), ora trasformato addirittura in un “network” di blog a tema - gls è una persona piena di interessi e di talenti, e il suo modo di bloggare è uno dei miei preferiti.

Due persone che ho conosciuto prima che aprissero il blog sono ABS e zeta; una grafomania eclettica e coinvolgente affligge il primo, una vena ironica irresistibile e lucidità intimista affliggono il secondo. Un unico appunto a zeta: forse una scelta dei colori po’ meno cupa gioverebbe, suvvìa ^_^ (e anche la visualizzazione dei post per intero e non solo in riassunto, secondo me - salvo racconti, al limite). Per il resto, due letture consigliate - sempre poi che incontrino il vostro gusto (dopotutto c’è gente di gusti pessimi, in giro).

Passo un attimo a due blog che non si può dire che legga veramente, ma anche questi di persone che conoscevo già prima che si blogdotassero. Uno è quello di Greenwich. Il ragazzo ha carisma, intelligenza e sa scrivere; e tuttavia fo un po’ fatica a seguirlo perché è di umiltà che è carente (bacchettata). L’altro è quello della Madama, santa ragazza che nell’anno passato ha sopportato senza mai lamentarsi tutte le mie lagne di cuore in panne. Devo anche averle promesso un monumento, anche se finora non ho sfornato nulla più che una vignetta fatta in fretta. Mi ha stupito più di una volta imparando cose a tempo record (è stata più veloce di me nell’imparare a fare template, pur non essendo “informatica”). Purtroppo la “vita reale” se l’è un po’ rapita e quindi non la leggo da un po’. Peccato.

Poi viene Obi-Fran. Anche lui lo leggo da parecchio, anche lui lo conoscevo già prima che aprisse il blog. In effetti sto facendo una panoramica di blogger che sento a me vicini, forse perché hanno fatto un percorso simile al mio. O forse sto cercando di farvi conoscere il mio microcosmo. Obi è uno scrittore pieno di idee, e sta imparando ad usare il proprio talento. Tra le altre cose ha seguito un corso di cinema che gli ha permesso di realizzare del materiale promettente che vi invito a visionare.

Qui sta in gran parte lo zoccolo duro delle mie letture blogghiche. Noterete l’assenza di un quintale di nomi noti, blogstar, gente sfortunata che disturbo quotidianamente commentando il loro blog. Oppure di marchette che ho fatto non troppo tempo fa ^_^’. Be’, diavolo, bisogna scegliere. Non si può rompere le balle più di un tot. Forse ci sarà una seconda parte in futuro, anche perché ora mi sto attrezzando per leggere più efficacemente e quindi di più ^_^

(ai più non sarà sfuggito il fatto che elenco blog di maschietti e poi vado a spammare in quelli delle femminucce)

Written by StM

October 28th, 2006 at 6:59 pm

Menti elette, futuro del mondo, distopie

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(il Marco di questa arguta e seria e illuminata discussione è nientemeno che questo; non è che ci disegnano così, eh…)

[22:04:12] <Marco> vedere la fine del mondo è una prospettiva allettante, ma a pensarci bene non mi va di finire vaporizzato :\
[22:07:46] <stmsat> ma il mondo, mica tu ^_^’
[22:07:59] <Marco> :°
[22:08:13] <stmsat> no, comunque sarà solo una guerricciola che una volta per tutte eliminerà le diversità interculturali
[22:08:30] <stmsat> nel senso che dopo rimarranno in così pochi che se stessero pure a dividersi…
[22:08:36] <Marco> diventeremo i punk palestrati di ken shiro
[22:08:40] <Marco> che pacco
[22:08:51] <Marco> quel look così kitch
[22:09:17] <Marco> quella rozzezza da post-olocausto nucleare
[22:09:23] <Marco> la gente che esplode….
[22:09:25] <Marco> pacco.
[22:12:05] <stmsat> belìn, in ken shiro devi stare attento a grattarti la fronte
[22:12:17] <Marco> cazzo si
[22:12:25] <stmsat> “cos’hai?” “mah, mi pru” SPLATCH!
[22:12:42] <Marco> :D
[22:13:29] <Marco> dovremo girare per i villaggi a uccidere i cattivi che rubano il misero raccolto radioattivo alla povera gente stracciona
[22:13:41] <Marco> macheppalle
[22:14:09] <stmsat> devo vedermi la trilogia di Mad Max per vedere se la prospettiva è migliore
[22:14:15] <Marco> non sarebbe meglio una ferocissima dittatura del proletariato dove un partito-stato burocratico ci assoggetta al lavoro forzato?
[22:14:20] <Marco> uh già
[22:14:24] <Marco> mi manca
[22:14:37] <stmsat> ma guarda, secondo me si riescono ad ottenere entrambe le cose
[22:14:43] <Marco> che pacco
[22:14:51] <stmsat> distruzione del 90% dell’umanità + dittatura
[22:15:02] <Marco> il comitato centrale del partito costituito da punkabestia anni ‘80?
[22:15:22] <stmsat> no, da yuppies anni ‘90, con piercing
[22:15:32] <stmsat> ma rigorosamente colletto bianco d’ordinanza
[22:15:48] <Marco> oddio, gli effetti delle radiazioni sono terribili :|
[22:16:19] <Marco> e gli yuppies con le bretelle anni ‘80?
[22:16:35] <Marco> con 24 ore in pelle?
[22:16:45] <stmsat> prolifereranno cravatte transgeniche che assalgono chi non si pieghi a sufficienza al lavoro
[22:16:46] <Marco> e segretaria ninfomane sadomasochista?
[22:16:57] <Marco> cazzo
[22:17:05] <Marco> la dittatura delle cravatte
[22:17:54] <stmsat> se ci pensi, se le cravatte si ribellassero potrebbero in men che non si dica prendere il controllo di tutte le posizioni di potere
[22:18:05] <Marco> maledette
[22:18:05] <stmsat> “Se non fai questa legge per noi cravatte ti strozzo!”
[22:18:15] <Marco> le ho sempre viste con diffidenza, ma non mi sbagliavo.
[22:18:45] <Marco> “cravatte di tutto il mondo, unitevi!”
[22:18:57] <Marco> la megacravatta unificata
[22:19:35] <stmsat> chi era più quel capo di stato che era andato a un incontro con altri capi di stato col maglione?
[22:19:42] <Marco> (noto ora che la parola “cravatta” è orribile….cravatta…”
[22:19:47] <Marco> il boliviano
[22:19:50] <Marco> un indio exminatore
[22:20:05] <stmsat> ecco, ci salveranno quelli come lui, che diranno NO alla cravatta
[22:20:12] <Marco> :|
[22:20:17] <Marco> il suo maglione però è orribile
[22:20:24] <stmsat> concordo :|
[22:20:28] <Marco> sembra transgenico ancora prima della guerra nucleare
[22:20:43] <stmsat> eh, vai a sapere cosa hanno mangiato le pecore
[22:20:47] <stmsat> o CHI
[22:20:52] <Marco> :|
[22:21:21] <stmsat> (comunque sì… cravatta, ravatto… brutta parola)
[22:21:32] <Marco> esatto….ravatto….non mi veniva in mente
[22:22:08] <Marco> ora che so che le cravatte sono un nemico di classe, posso finalmente rendermi conto di quanto sia brutto quel nome, che prima associavo ad “eleganza”
[22:22:28] <Marco> l’ideologia cravattese distorce la realtà
[22:22:44] <stmsat> crepi la cravatta
[22:23:11] <Marco> cmq io non so nemmeno farci il nodo, per ora sono salvo
[22:24:12] <stmsat> il piano delle cravatte è creare una nuova stirpe: le cravatte col nodo già fatto
[22:24:20] <stmsat> così non avremo più scuse
[22:24:25] <Marco> !!! ma sarebbero imbattibili!!!
[22:24:43] <Marco> bisogna immediatamente distruggere tutte le camicie
[22:24:59] <stmsat> esatto, e controllare severamente anche tutte le polo
[22:25:00] <Marco> prima che prendano coscienza di classe e si alleino alle cravatte
[22:25:04] <stmsat> che inducono in tentazione
[22:25:28] <Marco> bisogna incentivare l’uso del fiocchetto “da anarchico”
[22:25:56] <stmsat> mittico, la storia ci viene in soccorso… avevano capito tutto gli anarchici
[22:26:04] <Marco> eggià
[22:26:12] <Marco> han visto lungo
[22:26:20] <stmsat> probabilmente sono stati uccisi prima di poter divulgare la verità… magari da qualche fiocchetto corrotto
[22:26:42] <Marco> sicuro
[22:27:57] <stmsat> (sono tentatissimo dal pubblicare questo dialogo sul blog xD)
[22:28:03] <Marco> :|

Written by StM

October 27th, 2006 at 10:39 pm

La neocultura da file sharing

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Sappiamo tutti che la Rete è una lama a doppio taglio: potente nel diffondere le informazioni corrette, altrettanto nel diffondere quelle errate.

Parlando di qualcosa di terribilmente illegale: avrete notato come, su circuiti p2p, capiti spesso di vedere opere dell’autore X riassegnate all’autore Y, solo perché Y è più noto/bravo/bello, o per un semplice errore, o per una dannosa tendenza alla sineddoche (se ci chiappo, avvertitemi se no), per cui “Walt Disney” vuol dire in realtà “cartone animato”.

Ma il p2p è solo uno degli esempi. Prendete anche una ricerca su un motore di medesima: volete sapere chi è l’autore di un pezzo quasi misconosciuto. Trovate un risultato che lo attribuisce a, mettiamo, Art Tatum. Voi ovviamente non siete fessi, e dite “sì, ma facciamo un doppio controllo”. Trovate altri tre risultati che danno lo stesso responso, e a quel punto direte “ok, mi basta”. Così scrivete magari il vostro post in un forum, in un newsgroup, in un blog, dando credito a quella interpretazione. Problema: e se la vera risposta alla ricerca si fosse trovata a pagina 2 dei risultati, e quelli a pagina 1 fossero solo viziati e corroborati da autoreferenzialità? Io linko te, tu linki me, siamo d’accordissimo noi due, google ci alza il pagerank e le nostre pagine sono le prime nei risultati… anche se diciamo cazzate.

Per qualcuno un’informazione sbagliata è meglio di nessuna informazione. Per me no. Io, prima di dare un’informazione, voglio essere più che certo di darla corretta. E non la do finché non sono sufficientemente confidente. Perché in rete il proliferare di informazioni sbagliate può essere devastante - pensiamo alle manìe anti-storiografiche di certe “fonti” o alla tendenza giornalistica copiata da certo utentame internettiano di dare maggior risalto al particolare scabroso (magari bufala) rispetto al quadro d’insieme (comprovato). Risultato? Litri e litri di parole per far capire a chi è entrato in contatto con quei memovirus che si tratta di cazzate.

Riflettendoci, ci accorgiamo che, senza voler entrare nella tragica questione della politica nei libri di testo, la riscrittura della storia e della memoria non sono novità dell’era internet - anzi, forse chissà, magari internet ha più anticorpi di quanti ne avessero le biblioteche. In un mondo ideale Wikipedia diventerebbe davvero una fonte affidabile come mai nessuna prima - nel nostro mondo, un giorno o l’altro diventerà una voce tra le tante, magari contradditorie, cosicché l’ignoranza continuerà ad avere mille scuse per esistere, per la gioia dei soliti chissà chi. “Se non posso sapere le cose come stanno per davvero, perché devo preoccuparmi di sapere alcunché?”.

La verità. Battiamo sempre su quel chiodo lì. Ne abbiamo davvero bisogno? Be’… fa, banalmente, rima con libertà.

Written by StM

October 15th, 2006 at 5:44 pm

Ciascuno coltivi (soprattutto) il proprio orto

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Avete presente Marty McFly in Ritorno al futuro? Il modo migliore per fargli fare qualcosa era dirgli che se non la faceva era un cacasotto.

Orbene, questo è il modo di argomentare di tanta gente oggidì, in rete in special modo. Si sentono in diritto di usare il TUO tempo per nutrire il LORO ego. Se non rispondi alle loro questioni (inutili), sei un cacasotto.

Ma noi sappiamo che è meglio “non discutere con un imbecille: chi assiste potrebbe non notare la differenza”.

Perché devo sprecare del tempo per esporre il mio punto di vista a qualcuno che lo userebbe in ogni caso come carta igienica? Perché devo permettere ad altri di decidere quali battaglie devo condurre?

Non invidio le persone di un certo rilievo che, solo per questo, hanno uno stuolo di anti-ammiratori gonfi di retorica che passano tutto il tempo a punzecchiarle; e non si tratta di un gradito valore aggiunto, un “correggetemi se sbaglio”: no, è una mera questione di prestigio, per il detrattore - il prestigio che non ha, vorrebbe avere, e invidia.

Non dico che il prestigio sia sempre meritato, e riconosco l’effetto collaterale che questo ha - sarebbe a dire rendere più difficile l’ammissione dei propri errori. Ma i fantocci, i palloni gonfiati, prima o poi arrivano alla resa dei conti e si sgonfiano; mentre chi ha comunque una certa statura riuscirà probabilmente a restare sulla cresta dell’onda finché rimarrà fedele a sé stesso (e ciò non significa non cambiare mai idea, ma non smettere mai di ascoltare la propria coscienza).

Ai possessori di prestigio di riflesso, o di anti-riflesso, anche quando non fossero lividi d’invidia ma sinceramente impegnati in una propria battaglia, indipendentemente dall’avversario, chiedo: non sbagliate mai? Vi costa così tanto dare ragione a qualcuno? Credete forse di esserne sminuiti?

Chiedo fin d’ora perdono a chi si sarà ingiustamente riconosciuto in qualcuno dei personaggi negativi da me indicati: troppi distingui sarebbero da fare, troppe casistiche sarebbero da considerare. Non voglio nemmeno annoiarvi, né annoiarmi, ecco.

Written by StM

October 6th, 2006 at 2:42 pm

Posted in online life, pensieri