Archive for the ‘IT and me’ Category
“Catooo, sono io, sono a casa!”
Se ci penso è proprio così: anch’io ho un servitore personale che mi aspetta a casa infrattato in qualche pertugio, pronto a saltare fuori di sorpresa per darmele di santa ragione.
Si chiama Gentoo Linux.
Le altre persone, le persone normali, installano un sistema operativo sul loro computer perché renda la loro vita più facile, facendo il proprio lavoro in maniera trasparente, silenziosa ed efficiente. Io no. Io arrivo a casa, e invece di godermi la pace domestica mi piazzo davanti al monitor e vedo cosa mi riserva la mia amata distribuzione questa volta: un kernel compilato di fresco a cui nei momenti meno opportuni scopro mancare dei moduli? Oppure un errore che covava da mesi, per via del cambio di una ebuild, e di cui non mi sono accorto per il semplice inutilizzo del programma vittima? O ancora, l’ebrezza di disinstallare incautamente qualche software essenziale per il corretto funzionamento di tutto quanto il sistema? Mai abbassare la guardia!
Il bello è uscirne fuori tutte le volte. Il top è quando si riesce senza passare da Google, o dai forum di supporto di Gentoo. Sebbene gli anni di esperienza si vadano accumulando sulle mie spalle, sono pur sempre un pivello; rimane poi aperta la questione se diventare prima o poi “esperto” abbia più lati positivi che negativi… forse dovrei preferire qualche minimo miglioramento in altre mie capacità, piuttosto che raggiungere l’eccellenza in quelle che, in definitiva, non fregano più di tanto a nessuno.
Va bene. Intanto informo i lettori un po’ gechi e un po’ nerd dello stato della personalizzazione del mio Toshiba Libretto 100CT (il 110CT del link è quasi un gemello): Xubuntu Dapper installata, riconosciuta la risoluzione 800×480 dello schermo, riconosciuta la scheda wi-fi pcmcia, in generale la funzionalità dell’ambiente linux è al 60%; Windows 2000 per ora si limita ad una schermata blu, perché l’ho installato da un altro portatile e allora s’inalbera; devo ancora capire dove piazzare la partizione per l’ibernazione.
C’est tout. Con la speranza che il periodo geco-nerd finisca presto, ché è estate ormai.
Maladies textuellement transmissibles…
Che io fossi malato un pochino si sapeva (“malato un pochino” o “si sapeva un pochino”? …non peggioriamo le cose, grazie). Vi voglio parlare di quello che sta assumendo una rilevanza eccessiva nella mia vita: auto-mandarmi messaggi attraverso Google Talk.
No, non è la solitudine. La mia contact-list è sempre ricolma di bersagli papabili (ahr ahr ahr), di vittime tremanti che cercano di nascondersi dietro poco credibili messaggi di away (ahr ahr) o DND (ahr).
Non è nemmeno autismo. Per quello bastano le facce spettacolari che faccio (uhu) in giro magari senza rendermene conto, pensando a chissà cosa.
No, prendo appunti.
In Psi c’è il tastino “Show self-contact”, che in questa immagine
![[image]](http://sottosuolo.org/stm/wp-content/uploads/altervista/psi_self_contact.gif)
è l’ultimo a destra nella toolbar. Quel tastino rende disponibile l’”autocontatto”, in questo caso quel “stmsat” che vedete. Cosa faccio io quando ho qualcosa da annotarmi? Doppio click su “stmsat”, scrivo quel che devo, e invio. Dove trovo quello che mi sono appuntato? Ma ovviamente nella history delle chat in gmail di cui ho già parlato…
Poi per ritrovare i miei appunti clicco in gmail sull’etichetta “Self”, che mi sono creato in modo che selezioni i messaggi di cui sono il mittente E il destinatario, et voilà. Sono diventato dipendente, è una droga.
Prima di trovare questo sistema usavo le bozze, sempre in gmail – ma non sono così immediate. In futuro mi aspetto un Personal Google Wiki, anche se in effetti c’è già qualcosa di lontanamente parente, sarebbe a dire writely (da poco acquisito da Google). E, ancora dopo, un Google Agenda mi pare obbligatorio.
Chiudiamo con due sciocchezzuole. Secondo voi perché il server Google Talk (verificato con netstat) mi risulta essere toolbar.google.com (e non talk.google.com)? E due: avete visto chebbella la barretta per fare ricerche con Google Blogsearch in questo blog (l’ho messa diverso tempo fa, comunque)? Blogsearch non è perfetto, mi pare si sia dimenticato qualcosa, ma rischia anche lui di essere maledettamente comodo.
E anche questo post è stato all’insegna della grande G…
[most boring post ever] Sono il Mary Poppins dei filesystems
Titolo scartato: “WinFS mi fa un baffo”
Vi ricordate com’era brava Mary Poppins a mettere in ordine le cose? E’ il mio modello, modestamente. Ho deciso che in questo post vi spiegherò la mia maniera di ordinare i dati sul mio disco fisso. Metterò alla fine di ogni pietra miliare del discorso un numerino tra parentesi quadre, e voi avrete la bontà di scrivermi un commento nel quale ammetterete a che numerino siete riusciti ad arrivare nella lettura, prima di rinunciare. [0]
Cominciamo dalla prima partizione windows, che poi è anche quella meno interessante. Oltre ai vari file di sistema (Windows XP) e alla cartella Programmi, c’è una cartella Giochi contenente giusto quei tre giochi a cui non gioco ma a cui se giocassi a qualcosa giocherei. Ebbene sì, non mi piace l’idea di installare i giuochi insieme agli altri programmi, e da tempo immemore esiste una cartella siffatta sul mio disco fisso (più di 10 anni). Sempre nella stessa partizione troviamo qualche directory creata da ambienti di sviluppo e pinzillacchere del genere… c’è un po’ di disordine, ma lo sopporto. [1]
Passiamo poi alla seconda partizione leggibile da windows, quella più succosa. Abbiamo una cartella Cache che è un mio personale colpo di genio. Tutto quello di cui ho già fatto il backup su supporto ottico, ma che mi serve frequentemente, finisce qui. Si parla di filmati, immagini, documenti, manuali eccetera. A seguire, una directory Download per i download che sul momento non so destinare altrove. Poi veniamo al pezzo forte, la cartella Multimedia, che di volta in volta può avere le sottocartelle Audio, Docs, Movies, Pictures, e via di questo passo. [2]
Sempre in questa partizione, troviamo poi la cartella Scuola (che ha questo nome solo per non restringere il campo all’università), contenente tutto l’armamentario che si è andato accumulando in anni di mazzi, e la cartella Software, suddivisa in sottocartelle come Windows, Linux, Web, Docs, Games, ed eventuali deviazioni. Per finire, la cartella StM che contiene ben catalogate le cose che mi riguardano più da vicino (per esempio le pagine del mio sito o le mie foto), e la cartella temp, per tutto ciò che sul momento non ho voglia di mettere in ordine. [3]
Il contenuto delle cartelle Multimedia e Software viene periodicamente svuotato, quando si raggiungono i 4,4GB necessari a riempire un DVD. Ovviamente si predilige una certa qual coesione dei dati, e perciò non capita di rado che le cartelle sforino i 5GB prima che tale coesione sia stata raggiunta. [4]
E ora viene il bello, le partizioni linux. Che sono due, ovvero una root contenente il sistema operativo e una /home che per la maggior parte del tempo rimane semivuota (ma a riempirla si fa presto).
Sulla root non ci sono parole da spendere, sarà tale e quale a quella di chiunque abbia la mia stessa distribuzione (gentoo), ma la mia $HOME è degna di nota: in pratica non ci salvo quasi nulla, viene tutto preso dalle partizioni windows per mezzo di link simbolici. [5] C’è il link “windows” alla prima partizione windows, il link “dati” alla seconda, i link “Cache”, “Download”, “Multimedia”, “Scuola”, “Software”, “StM”, “temp” alle rispettive directory nella seconda partizione windows, il link alla cartella “Giochi” sulla prima partizione, il link “Altervista” alla cartella contenente le pagine di questo sito. [6]
Di cartelle effettivamente presenti nella mia $HOME ci sono la cartella bin, contenente tutti i miei script o programmini per fare un po’ di tutto, la cartella Dload in cui generalmente salvo in file di testo tutti i link a file che voglio scaricare, la cartella Install in cui scompatto tutti i software scaricati che magari vanno compilati prima di essere installati, la cartella tmp che ha lo stesso scopo della cartella temp (ma che serve in caso sull’altra partizione manchi dello spazio), e la cartella work, nella quale finiscono i prodotti di lavorazione e i semilavorati di vari software (ambienti di sviluppo, ripper, programmi di masterizzazione), nelle rispettive sottocartelle. [7]
Molto bene, e adesso al primo che totalizzerà 7 punti daremo in premio tanta solidarietà.
Why on earth am I using Linux?
Mi alleno un po’ a rispondere alla domanda, reggetemi un momento l’asciugamano… grazie.
1) Perché finita l’installazione ho già quasi tutto il software che mi serve per l’utilizzo quotidiano. Nel senso che ci sono il browser, il client di posta elettronica, vari editor di testi, programmi di videoscrittura, fogli di calcolo, ambienti di sviluppo… e non sono software qualsiasi ma sono proprio quelli che voglio io. Non sono un Internet Explorer, un notepad (cribbio, perché è sempre così inutile?) o un Outlook Express, per intenderci. Il bello, appunto, è che con la maggioranza delle distribuzioni ci si ritrova già un sacco di roba installata/installabile.
2) In alcune particolari distribuzioni, installare nuovo software o aggiornare quello presente è la cosa più facile del mondo. In Gentoo Linux, ad esempio, c’è questa cosa che si chiama Portage: voi avete una sorta di database di software che potete aggiornare di tanto in tanto con ‘emerge sync’; in questo database potete fare ricerche di software specifici (‘emerge search nomesoftware’) oppure in base a parole chiave nelle descrizioni dei software (‘emerge –searchdesc parola’); infine, se avete trovato quello che vi serve, lo installate con ‘emerge nomesoftware’ – provvederà il programma ad andarsi a scaricare i file necessari; se volete aggiornarvi TUTTO il software installato, il comando è uno ed è ‘emerge -uD world’. Senza andare come pellegrini di sito in sito, si fa tutto dalla propria shell.
3) Anche se all’inizio il filesystem UNIX-like mi aveva lasciato perplesso, ora ne ho capito il senso e mi piace. Il centro del vostro mondo è la HOME, la cartella /home/nomeutente; quello che c’è fuori non vi deve interessare, sono solo binari e librerie, i vostri schiavi. Nella HOME invece trovate i vostri documenti e le vostre impostazioni per ogni applicazione (ma le cartelle con le impostazioni sono di norma non visualizzate e quindi non disturbano). La cosa più bella, per un utente proveniente da Windows, è scoprire che, se le cartelle HOME sono in una partizione separata (che è grossomodo lo standard di ogni installazione linux), potete rasare via tutto il sistema, cambiare distribuzione, aggiornare software, eppure trovarvi al riavvio tutti i vostri documenti e tutte le vostre impostazioni dei vari programmi intatti. Senza bisogno di stare di nuovo a sbattervi per riconfigurare tutto, cosa non sempre possibile in windows (se non sbaglio, al limite bisogna ricordarsi di esportare le impostazioni prima di rasar via, non basta salvare la cartella C:\Documents and Settings\Username).
4) C’è anche un motivo pragmatico e contingente: con windows ho problemi hardware fastidiosi. Ellosò, la cosa vi scioccherà: non era linux quello con i problemi hardware? Certo, certo, non è sempre tutto rose e fiori. Dico solo che nel MIO specifico caso linux batte windows 1 a 0. In dettaglio, il driver del cavo usb che uso per collegare il cellulare al pc e navigare via gprs funziona nel seguente modo: collegare cavo e cellulare, avviare la connessione, ricevere errore, staccare il cavo, riattaccare il cavo, riavviare la connessione, navigare; il tutto con la paranoia di sapere che, se vengo sconnesso dalla rete in maniera poco ortodossa, per windows il cavo rimarrà una “periferica occupata” e l’unica maniera per riconnettermi sarà riavviare il sistema.
5) Ovviamente il costo nullo per l’acquisto mi ha sempre reso linux molto simpatico. Ho una licenza di Windows XP Professional e sono contento di averla, infatti ho preso il portatile senza pormi problemi di “Microsoft Tax Refund”. Tuttavia ho sempre ODIATO la procedura di attivazione della copia, perché obbliga a possedere una connessione internet o una linea telefonica: ho sempre paventato lo scenario di trovarmi da qualche parte senza connessione, senza cd di installazione di windows XP, e con windows XP che per qualche oscuro motivo si dimentica di essere stato attivato e come unico prompt mi dice “attiva questa copia/spegni il computer”. Se avessi solo Windows XP, su questa macchina, sentirei di viaggiare con una bomba ad orologeria. L’esempio calzante è un cane trovato per strada, che per un mese che è stato con te si è comportato bene… ma chissà in futuro se non farà fuori il lattaio.
6) C’è dell’ottimo software, che gira su linux. A partire dai desktop environment, abbastanza vari e personalizzabili per tutte le esigenze; passando per i software tradizionali di browsing, mailing, office; per arrivare ai mini-tool, grafici o testuali, per fare quasi qualsiasi cosa (ma non dite che ho citato grip e dvdrip). Ah, ovviamente i pazzi come me starebbero ore a declamarvi le doti di editor di testi (sì, avete sentito bene) come vi (leggasi “vi ai”, o come dice qualcuno maccheronicamente “vu ai”), ma il mio lato sano di mente suggerisce che non ve ne impippi nulla.
Fin qui i motivi apprezzabili anche da un utente “normale”. Ora veniamo a quelli malati di informatite.
7) La shell. Windows non ha una modalità testuale degna di questo nome. Se a Windows si incricca l’interfaccia grafica, siete panati. In GNU/Linux, via shell potete fare TUTTO. Anche visualizzare immagini e filmati porno in ascii-art, credo (-_-””); anzi, a dire il vero c’è mplayer che usando il framebuffer permette di visualizzare filmati perfettamente anche senza avviare il server X… ma sto parlando pornotecnico, la mia immagine pubblica così sbiadisce. Bon, niente, sappiate solo che a me avere la “sciell” piace. Se un giorno metteranno anche in windows una cosa seria come la BASH, con tanto di completamento automatico programmabile, riconsidererò l’opzione Microsoft.
8) GNU/Linux è un sistema operativo da sviluppatori. Io non so se definirmi sviluppatore: in potenza non sono un malvagio programmatore, ma in atto faccio veramente poco. Tuttavia, avere un sistema operativo che permetta di compilare “out-of-the-box” sorgenti C e C++ (minimo sindacale), che permetta di avviare “script” o per meglio dire programmi in Perl e Python, che consenta di creare script molto complessi con la bash (la shell) o awk (un programma-filtro molto flessibile)… insomma, a me garba, garba molto. Vi faccio un esempio MINIMO di una cosa che in GNU/Linux si può fare in un attimo e che in windows non saprei fare senza cercare software appositi? Avete una cartella con 100 file .txt che volete per qualche motivo visualizzare tutti insieme *nella stessa pagina*, senza salvare un nuovo file: in windows potete forse fare ancora “type *.txt | more”, se Microsoft non ha pensato bene di eliminare qualche altro programma utile (ha eliminato l’editor testuale, sono impazziti?), ma in tal modo non potrete tornare indietro una volta che avrete fatto scorrere una riga; in GNU/Linux fate “cat *|less” e potrete scorrervi beatamente su e giù (non siate maliziosi) tutti i file in una paginata sola. Ma, come ho detto, questo è un esempio minimo. Vi taccio gli esempi più avanzati perché faccio davvero fatica a pensare a quello che manca in windows, oltre una certa soglia.
9) GNU/Linux è fatto per la rete. Ci sono tools potentissimi per la configurazione, la protezione e la diagnosi di una rete. Io non ho queste grandi reti da gestire, ma sapere di poter cambiare ad-hoc le impostazioni di una interfaccia di rete con un solo comando, magari memorizzandolo per non doverlo reinventare in futuro… be’, fa certo più piacere che smanettare e litigare con un tool di configurazione interamente grafico che vuole fare tutto lui senza sapere le cose.
10) Esistono piccole cose da far solluccherare. Una, ad esempio, sono i link simbolici: dei file particolari che fanno in modo che, quando si esegue un’azione su di loro, loro la reindirizzano al file o alla cartella a cui puntano; e non sono l’equivalente dei .lnk di windows, perché le applicazioni vedono i link come file o directory a tutti gli effetti, non come degli oggetti “da cliccare”; non si vive di soli click, a questo mondo.
Concludo dicendo che il motivo-jolly tipico, “Linux è più stabile”, è una puttanata, quindi vorrei dissociarmi dall’affermazione per non essere preso per un maniaco col prosciutto sugli occhi. Se sia più stabile o meno stabile non lo so, non mi è mai capitato di tenere un computer acceso per più di una settimana con linux e per più di 24 ore con windows, quindi non posso fare confronti. In definitiva uso linux perché lo so usare, e lo so usare perché ho avuto voglia di imparare ad usarlo; sul perché abbia avuto questa voglia, ho da supporre che intuissi l’elenco qua sopra.
My personal IT history – 9. La volontà cieca e incausata di installare linux
Tutto cominciò con 2 distribuzioni trovate allegate ad altrettante riviste: Corel Linux e Mandrake (credo 7.3 – tra l’altro per quella data era già uscita la versione 8.0, ma ancora non ce l’avevo). Era l’estate della maturità (ops, esame di stato), avevo mandato i rituali messaggi niubbi in un newsgroup per decidere quale distribuzione installare. “Troverò un momento in tutta l’estate per farlo, no?”. No. Così i consigli ricevuti caddero apparentemente nel vuoto. Ma era questione di tempo, perché il pinguino cominciasse a zompettare sul mio hard disk.
Poi comincia l’università. E, ricordo, sono senza computer, là. Per giunta, dopo pochi mesi incontro ‘sta ragazza e quindi i fine settimana sono -prima parzialmente, poi completamente- occupati dalla contemplazione della sua divina beltade. Insomma, da un certo momento in poi gestisco il mio computer solo al venerdì pomeriggio.
Ancor prima di cominciare l’università, però, mi ero impossessato della rivista “Chip Special” dedicata a Linux (ben fatta, è stata un’ottima introduzione), che aveva allegati i ben 2 cd di Mandrake Linux 8.0. Dopo qualche tempo, forse prima di incontrare la donzella (quindi ancora a fine 2000), installai anche la distro. Ciò. E mi innamorai di gnibbles, memore delle numerose partite fatte col PS/1 a nibbles, un giochino per Qbasic (non l’avevo detto, vero? Pazienza. Era mitico anche gorilla.bas). Se non avete presente, è come “snake” per cellulari. Diciamo che il resto non mi interessava molto… non notavo differenze tra gnome e kde, l’aspetto era onestamente un po’ orrido (soprattutto le icone, accidenti, facevano schifo). Poi non avevo ancora molti interessi nello sviluppo, ancora non ci avevano insegnato a programmare (e ad imparare da solo non avrei saputo da dove cominciare).
Successivamente, chissà quando, sullo stesso computer installai Mandrake 8.2. Boh, non notai differenze. Passò un’estate senza che approfondissi troppo (vedasi: ragazza), poi l’autunno, e infine la primavera successiva (2002) arrivò Ventolino, il vecchio portatile di mia sorella. 2 GB di hard disk. Già tanto se ci stava windows. Quindi si rimanda tutto all’autunno/inverno.
Nell’autunno 2002, credo, esce Mandrake 9.0. La installo sul pc di casa, e comincio a notare qualche differenza. Positiva. Inizia a piacermi. Mi convinco che è l’ora di metterci un po’ più le mani, e mi compro l’hard disk da 30 GB per Ventolino.
All’installazione, una triste sorpresa: si installa, ma non funziona :(
Ci sbatto la testa qualche settimana, poi giungo alla conclusione “Vabbe’, cosa vuoi che riesca a fare da solo? Vediamo se in rete trovo qualcuno col mio stesso problema”.
Però avevo un problema ancora più a monte: non sapevo né marca né modello del portatile! Non c’era scritto da nessuna parte, né sull’hardware né sul software. Vabbe’, soluzione classica: “Senti, sorellina, ma proprio proprio non sai dove hai il manuale, i driver e tutto quanto del portatile?”. Lucky me, she knew. Dovrebbero mettere l’ergastolo per chi getta via i manuali e i cd dell’hardware che compra, “tanto c’è l’amico smanettone”. L’amico smanettone non è onniscente, che vi credete?
Bene, saputo il modello del portatile (Mitac 5033), in un paio d’ore di ricerche trovo chi ha avuto il mio stesso problema… e la soluzione. La cosa mi ha sopreso, vi assicuro. Soprattutto, non capisco ancora adesso come si arrivi a intuire una soluzione del genere. O anche a “costruirla” navigando in rete per argomenti affini, quindi senza basarsi su un particolare modello di computer.
Vabbe’, comunque la soluzione era, nientemeno, installare il pacchetto dei sorgenti del kernel, disabilitare “Make cpu-idle calls”, compilare e installare il kernel.
Il tutto spiegato passo-passo, così non mi sono perso. E quindi, voilà, Mandrake 9.0 up and running 8) . E potevo vantarmi di aver già ricompilato il mio primo kernel! Che poi questa vanteria nascondesse una pedissequa esecuzione di istruzioni altrui, be’, chissenefrega.
Le vacanze di Natale del 2002/2003 furono appassionanti. La collezione di software della Mandrake era veramente ben scelta, e scoprii tanti programmi che “ah, se ci fosse anche su windows…”. Perché ancora manco mi sognavo di usare linux come sistema primario. Motivo? Ne basta uno: ‘sta Mandrake era prestante come un bue grasso e vecchio. Avevo già il sospetto che forse quello che vedevo poteva essere meglio. Ma ancora per diversi mesi sarebbe rimasta la Mandrake il mio banco di prova, e i primi scarsi miglioramenti di prestazioni li ottenni lì. Prima con la versione 9.0, poi con la 9.1 (che, per fortuna, per l’installazione non necessitò di ricompilazione del kernel).
Un giorno decisi che non si poteva andare avanti così. Non ricordo esattamente quando, ma nella primavera 2003 mi capitò per le mani (ora non ricordo come, ma ho un cd masterizzato da me – forse l’avevo scaricata a colpi di 56k, con la flat in notturna) la Slackware 9.0. L’avevo sempre snobbata perché ne avevo sentito parlare come di una distribuzione DIFFICILE (maiuscolo, sì). Forse mi ero fatto baldanzoso, fatto sta che rasai via la Mandrake 9.1 e installai la Slack.
Miracolo, gente. Installazione semplicissima (sì, tutta testuale, ma veramente lineare), e un sistema PERFORMANTE. Davvero. Fu amore. Divenni un apostolo della Slack, cominciai a consigliarla a destra e a manca.
In verità un solo cd conteneva una quantità di software veramente infima, tanto per dire c’era solo KDE e non GNOME. Ma i due cd della versione 9.1 in seguito mi confermarono la bontà della mia scelta – perché oltre ai cd ci sono anche siti con una discreta selezione di software precompilato.
Questa Slack, una volta, mi salvò da un windows andato a quel paese. Non avevo cd di installazione dietro, avevo bisogno di accedere ad internet. Credo che avessi anche un esame di lì a breve, forse dovevo consultare delle cose. Be’, nessun problema: c’era la sora Slack sull’altra partizione.
E purtuttavia, windows rimaneva il mio sistema primario. Ma cominciava ad andarmi stretto. S’imponeva una scelta: l’aggiornamento hardware.
E qui venne l’acquisto del nuovo portatile.
Su cui, figlio ingrato, non mi volli accontentare della Slackware. Vedevo, e vedo ancora, la Slackware come una distro ottima per hardware vecchio, o per hardware “di servizio” (router, server, eccetera). Ma non come desktop.
Così dopo poco provai la RedHat 9. L’avevo provata tempo prima, ma a pelle non mi ci trovavo bene. Non mi piaceva il tema BlueCurve. E poi tante piccole cose che neanche mi ricordo. Nuovamente, non mi trovai a mio agio.
Mi venne lo sghiribizzo della Gentoo. Mi documentai per bene, mi preparai al grande passo, installai. Un secondo amore, dopo la Slack. Il sistema di installazione del software di Gentoo, il Portage, era quello più ingegnoso e godurioso che avessi mai visto. Godurioso, sì, perché sui mirror si trovava di tutto. E bastava un comando per installare.
Passai diversi mesi pensando “questa è la mia distro, non cambio più”. Poi successe… sì, successe che la mia imbecillità dicesse “presente”, una volta (gennaio 2004). Feci un fsck a volume montato, e per giunta il maledetto si bloccò. Al riavvio, partì automaticamente e mi rilocò allegramente TUTTA la partizione sotto lost+found, con dei bei nomi di inode al posto dei nomi dei file… che bellezza.
Avevo bisogno di una distro funzionante nel giro di poco tempo, avevo un progetto da finire (ovviamente ero in ritardo come al solito). Reinstallare la Gentoo avrebbe preso troppo tempo. Guardo in casa: ho i 5 cd della Suse 9.0. In fondo volevo provarla, no? E allora la installo.
Bella distro, la Suse. Da allora la consiglio ai newbie. Aveva il migliore supporto hardware, all’epoca (infatti è sulla Suse che scoprii che lo speedstep era supportato da linux). Ma un giorno decisi che non faceva per me.
La nascita del progetto Fedora come costola di RedHat attirò la mia attenzione. Fui incuriosito da Fedora Core 1, e a marzo la installai. E non me ne pentii. E’ rimasta sul mio pc fino a maggio/giugno, quando l’ho aggiornata alla versione 2, e ho disinstallato del tutto Fedora il 9/11/2004.
Quel giorno ho messo di nuovo Gentoo. Ed essa ancora vive.
Da febbraio 2004 linux è diventato il mio sistema primario.
My personal IT history – 8. Gioie e dolori del pendolarismo
Ho parlato di treno? Già, perché 4 anni-e-un-po’ fa ho abbandonato la casa natìa per andarmi a impelagare nel Politecnico, Ingegneria Informatica. Pendolare settimanale, partivo in genere alla domenica sera e ritornavo a casa al venerdì pomeriggio.
Come si fa a studiare IngInf se non hai un computer dietro? Be’, i primi 6 mesi non era indispensabile. Ma la soluzione ce l’avevo già…
…ebbene sì, ancora una volta ho usufruito della strumentazione di qualcun altro, il mio prode compagno di stanza portatiledotato. Be’, si faceva a turni e si resisteva. Tanto all’epoca non ero ancora computer-dipendente. Non mi ricordo che cavolo facessi (magari studiavo Analisi?), ma il portatile rimaneva spento abbastanza spesso (e lo usavamo in DUE, non so se rendo l’idea).
A gennaio 2001 succede il patatrack: incontro la donna della mia vita (be’, con gli occhi di allora), e non essendo io cellulardotato stabiliamo di comunicare via e.mail. Circa… una al giorno? Insomma, inizio a monopolizzare il dispositivo. Un paio di mesi dopo, cellulardotandomi, ho leggermente diradato le e.mail e ho dato un po’ di respiro al computer del coinquilino.
Nel secondo semestre (o meglio, nel terzo e quarto emisemestre) il computer cominciava ad essere utile, causa corso di programmazione. Nessun problema: per un po’ ho fatto le esercitazioni, poi ho lasciato abbastanza andare (quell’esame l’ho poi dato a settembre… l’11 settembre).
Di quell’anno ricordo un lieve interessamente verso Netscape 6… ho provato e riprovato a farmelo piacere, dicendomi che era meglio di IE… be’, insomma, ho dovuto ammettere che era TROPPO lento e TROPPO instabile. Probabilmente quello stesso anno, o quello successivo, ho scoperto il browser Opera. Cavolo se era ben fatto. Un gioiellino. Peccato la compatibilità molto latente… ma la strada verso la mia liberazione (vabbe’) era segnata.
Ricordo anche che, da un certo momento in poi, ho iniziato a stressare un po’ il portatile del coinquilino con qualche giochillo… essenzialmente episodi di Final Fantasy per snes. Che ci volete fare… un po’ di crisi d’astinenza c’era (infatti aspettavo con ansia il venerdì per giochicchiare alle mie cose preferite sul pc di casa).
Nella primavera 2002, finalmente il problema del pc-sharing si risolve: mia sorella cambia portatile per via di qualche malfunzionamento, ma mi da la possibilità di vedere cosa non va in quello vecchio. Dopo un po’ di apri-e-chiudi, il portatile torna magicamente a funzionare bene. Lui, e la sua ventola da 80 dB (non per nulla fu battezzato “Ventolino”). Decido quindi che può fare al caso mio, posta l’aggiunta di un po’ di ram (32 mb facevano ridere), e in seguito (fine anno) l’ampliamento del disco fisso (2GB suscitavano anch’essi ilarità – molto più di 30 GB). L’aggiornamento della ram mi va pure di lusso: ne ordino su CHL 64MB, e me ne arrivano 128 per errore. Mi fanno comunque pagare il prezzo dei 64. Così succede che Ventolino si ritrova 160MB di ram, e la vita migliora parecchio (anche se un K6-2 333, a dir la verità, scatta un po’ anche a visualizzare pdf).
Questa occasione arriva al momento giusto: nel momento in cui, cioè, comincio a navigacchiare un po’ troppo spesso, ad attaccarmi al computer per qualsiasi sciocchezza, ecc. ecc.
Poi, nell’aprile successivo, mi viene ADDIRITTURA il fuoco sacro e passo un sacco di tempo a ESERCITARMI di programmazione ad oggetti! INCREDIBILE!!!
Quindi insomma è stato davvero provvidenziale. Per non parlare poi del fatto che ormai scalpitavo dalla voglia di provare linux, ma per questo vi rimando al prossimo capitolo.
Tuttavia, dopo poco più di un anno di possesso di quel portatile, decisi che forse avevo bisogno di qualcosa di più. Motivo? Be’, sinceramente, il motivo principale era che linux non performava granché. Poi, vabbe’, secondariamente non guastava certo un po’ di multimedia, no?
Così nell’estate 2003, un po’ freneticamente (“Lo prendo ad Ottobre… a settembre… no, lo prendo ADESSO!”) ho fatto un signor acquistone, il mio attuale Acer Travelmate 803lmi. Lo pagai caro (ora il suo equivalente nel catalogo Acer costa 500 euro di meno), ma poiché ne avevo bisogno, e tuttora soddisfa appieno le mie esigenze (a parte l’hard disk da 40 GB, aggiornato recentemente a 80), non sono stati soldi buttati. E poi erano soldi ancora di borse di studio che, per fortuna, avevamo tenuto da parte.
Con quel gesto, mi sono improvvisamente trovato con un portatile più potente del mio desktop di casa. E quindi, nessun motivo più di aspettare con trepidazione il venerdì per farmi una partitina di un paio d’ore a Ultima IX (questo l’ultimo gioco che ho finito sul desktop). E nemmeno di intasare il venerdì di stampe delle dispense dei corsi, essendo Ventolino veramente estenuante nella visualizzazione a video (“Cosa c’era nella pagina prima? Per saperlo devo attendere 2 secondi che carichi la pagina, non vale la pena”). Ora il mio “ufficio” era ovunque fossi io. In parte è stato un bene, in parte un male.
Oh, a proposito… sia io che il mio compagno di appartamento adesso teniamo il computer più acceso che no, ora. E’ un segno dei tempi o siamo noi ad essere ormai malati?
My personal IT history – 7. Approcci alla Rete
Il primo approccio fu ancora grazie all’allora ragazzo di mia sorella. Uhm… ’98? Comunque una sera aveva con sé il suo minuscolo portatile/palmare (era a tutti gli effetti un pc, ma era grosso come un palmare, con lo schermo da 6″; era un microfornetto, nel cui petto batteva un cyrix 586, forse 233) con modem pcmcia. Non so come, non so perché, ma gliel’avevo “sequestrato” e ci ho passato a navigare, se non tutta la notte, almeno buona parte (il poverino ha dormito da noi, mi sa). A veder cosa, non ricordo (giuro, non pensate male!). Comunque mi stupisce tutt’ora come fossi in grado di navigare agilmente senza averlo mai fatto prima… evidentemente ne avevo letto fin troppo, di Internet.
Poi un giorno (credo estate ’98) mia sorella comprò il portatile (di cui narrerò le gesta), e anche questo aveva un modem PCMCIA (all’epoca i modem costavano un centinaio di mila lire, mica potevo comprarne uno a cuor leggero). E casualmente mia sorella stava giusto giusto a casa nostra… dunque, visto che a lei il computer serviva di giorno, io lo usavo di notte. A volte esageravo, arrivavo proprio fino alle prime luci dell’alba. Ma ricordo quel periodo con tenerezza: avevo un approccio alla rete, sebbene così intenso, di curiosità e di scoperta. Ora non è più così, la rete è una cosa ormai “scontata”. E, diciamocelo, è diventata così piena di stronzate che navigare è faticoso.
Quello che mi rendeva così piacevole navigare era soprattutto il mondo dell’emulazione di console e arcade. Era un po’ un tuffarmi nei ricordi di qualche anno prima, di quando mi spendevo compulsivamente (no, scherzo) le 200 o 500 lire al bar. Non era solo una questione di scaricarsi le rom, ma anche di sfogliarsi pagine che parlavano di questo o quell’altro gioco, di questa o quell’altra piattaforma.
…
Vabbe’, non mi credete. Pazienza :D
Non so quanti giorni esattamente feci quella vita. Penso non troppi, perché non siamo andati sul lastrico.
L’anno scolastico successivo (ero in quarta) il mio compagno di classe di cui mi pare di aver parlato mi fece dono del suo modem 33k, essendosi dotato di un 56k (vi ricordate i due standard 56flex e X2, o qualcosa del genere? Be’, erano finalmente stati fusi nel V90 – se non vi sono stati passaggi intermedi che ho scordato). E qui, signori, vi diedi dentro “come nelle zucche”, qualsiasi cosa questo modo di dire significhi (ho una mia idea sconcia, basata sulla visione del film “Tassisti di notte”, ma non ve ne rendo partecipi).
Per la connessione dovevo attaccare il modem ad una presa tramite prolunga, e liberare la presa appena finito perché “mascherava” quella del telefono (solo l’anno scorso, 2003, ho deciso che forse una modifica di 15 minuti e un buco nel muro mi avrebbero risparmiato questo sbattimento – infatti).
Il dialup tariffato a tempo è stato mio compagno fino a marzo 2003, quando ho deciso di fare un abbonamento annuale con NGI: F4 AUP 3. Voleva dire che si avevano 21 ore settimanali garantite senza disconnessioni. Superate le 21 ore nei 7 giorni precedenti, in caso di intasamento della rete si veniva disconnessi senza pietà. Dopo la prima disconnessione si dovevano attendere 2 minuti per riconnettersi, dopo la seconda 4, la terza 6, e così via. Certe settimane è stato un po’ la mia tortura, bisogna dire. Soprattutto perché ho cominciato a frequentare assiduamente un forum, e sapete bene che in un forum non è tanta la banda che si fa passare quanto il tempo che si impiega a leggere. Bene, immaginatevi la combo diabolica “connessione che salta dopo 10 secondi che ti sei connesso” e “forum lento come un gargoyle di pietra FERMO”. Stressante. Per non parlare del fatto che negli ultimi tempi venivo disconnesso anche senza fare chissà quale traffico.
A gennaio 2004, in previsione di farne il mio successivo mezzo di navigazione, mi sono procurato un Siemens S55, mandando in pensione il mio vecchio C25 (che funzionava ancora, ma immaginatevi che ci scrivevo decine di sms al giorno… sì, senza T9). L’S55 credo ce l’abbiano tutti i tecnici della terra… ha veramente sfondato nel settore business. E a ragione, visto che è un gprs di classe 10 che fa più che bene il suo lavoro di telefono e di modem.
Scaduto l’abbonamento con NGI, ho iniziato le connessioni gprs con Vodafone. Questa volta, nessun limite di tempo, né di traffico. Una pacchia. Oppure l’inizio della fine, visto che mi ritrovavo a computer connesso anche senza averne un effettivo bisogno. Nell’ultimo anno (2004) il mio tempo speso online è aumentato drasticamente.
Non è cambiato molto quando Vodafone ha introdotto il limite di 500 mb mensili (a parte che magari i pacchetti da 100 mb li scaricavo altrove), ma sono comunque passato a Wind dopo qualche mese (a settembre), per usufruire dell’offerta senza limiti di traffico (e, per giunta, apparentemente a rinnovo garantito – mentre per Vodafone si parlava sempre di “promozioni” limitate nel tempo, e semmai rinnovate): ottimo tempismo, visto che un mese dopo l’offerta non era più sottoscrivibile.
Così ora sono un triste individuo che, siccome PUO’ collegarsi alla rete anche in treno, allora LO FA. Ma forse è il caso che ricominci a leggermi dei libri, che è meglio.
My personal IT history – 6. Finalmente Pentium, e a salire
Un giorno accadde che volessi fare l’upgrade. Fu l’ultima volta che tale azione venne svolta per tramite di qualcun altro. Be’, all’epoca non era difficile trovare qualcuno più esperto di me. Ero già in seconda o terza superiore, mi sa, ma che ci volete fare. Comunque, grazie al ragazzo di mia sorella, fui dotato di Pentium MMX 166 con 32 mb di ram (il resto era riciclato: case, SB AWE64, scheda video S3 da 1MB, hd da 1,2 GB) e assistetti per la prima volta al montaggio di un pc. Esperienza che ti segna, visto che da quel momento in poi mi sono (quasi) sempre montato i computer da solo.
L’upgrade mi rese felicissimo, e pure baldanzoso: ormai avviavo windows 95 abbastanza spesso, per questa o quell’altra cosa. Ma, in un mondo ante-accelerazione 3d, non c’erano poi così tanti motivi per usare l’interfaccia grafica (cosa c’erano? le directx 2? Ah! Ah! Ah!). Uno di questi motivi, tuttavia, cominciò ad essere Fifa RTWC 98, il primo gioco di calcio decente per pc mai sfornato (diciamo, quello con meno magagne). Si giocava benino anche senza accelerazione 3d (anzi, questa era opzionale).
Orbene, fu proprio Fifa RTWC la cartina di tornasole per farmi capire che qualcosa non funzionava nel computer. Dopo un po’ che giocavo, si bloccava. Eccheccavolo. Dopo diversi giorni di bestemmie, mi venne nuovamente in soccorso chi ne sapeva più di me, e fatti i dovuti test (software), mi diede il responso: chip della memoria video bacato. Quella scheda la posso ancora utilizzare oggi, ma solo a 640×480-8bpp.
Così, non mi ricordo bene come, entrò nel mio case una S3 Virge. Una delle prime schede con qualche funzione 3D, e una delle più ridicole in tal senso (ehm). Però provare Descent 2 a 16bpp mi dava un senso di progresso non indifferente.
Dopo qualche tempo, non so quanto, decisi finalmente di acquistare una VERA scheda 3D: la mai dimenticata Monster 3D. Ricordo che davanti alle demo che stavano sul suo cd gongolavo, ma non ricordo esattamente quale gioco mi fece fare quel passo. Boh. Ricordo che l’ultimo gioco di un certo spessore che ho comprato per quel pc è stato Unreal. Che girava più che bene… a proposito, forse avevo ancora il monitor 14″. Eggià. 640×480. Lugubre. Al momento mi sfugge quando vi fu il passaggio al 17″. Se prima o dopo il computer successivo.
Tra le altre cose che mi sfuggono, il momento in cui ho comprato (sissignori, comprato) una copia di Windows 98. Magari nel ’98? Sì, ma che computer avevo? Mah. Ah, e non so nemmeno quando ho espanso a 64MB la ram.
Il computer successivo era una virata verso l’agguerrita concorrenza di Intel: AMD K6-2 400, probabilmente 128 MB di ram, il disco fisso da 4GB (che probabilmente avevo già da prima, ma chissà), nuovo case (lo standard AT fu soppiantato dall’ATX nel frattempo), e di lì a poco una Voodoo Banshee nuova fiammante. Probabilmente il monitor da 17 pollici è capitato tra l’acquisto del nuovo computer e l’acquisto della Banshee, ma non sono sicuro. Ah, un altro importante cambiamento fu che il computer fu trasferito dalla saletta-studio famigliare direttamente in camera mia (ormai si erano resi conto di chi fosse che lo usava il 99% del tempo…), che aveva pure subito un notevole restyling.
Dopo qualche tempo feci la migrazione AWE64 -> Sound Blaster Live! Basic, scoprendo con rammarico che il mio amato Settlers 2 per dos in tal modo perdeva il calore della colonna sonora midi suonata con delle wavetable vere e non software… ma tale è il progresso, qualcosa dà, qualcosa toglie.
Da queste parti mi dotai di collegamento internet. Prima grazie alla generosa dotazione di un modem 33kbps da parte di un amico, e poi (defunto quel modem) con un… ehm… modem interno (che in seguito scoprii essere un “winmodem”). Erano i primi tempi della liberalizzazione dell’accesso a internet, quando per connettersi si usava la Formula Urbana. Ulteriori dettagli in un capitolo a parte.
I due acquisti successivi furono poco oculati: lettore dvd (estate 2000) e scheda video Radeon 32 Sdr (febbraio-marzo 2001). Il primo lo pagai uno sproposito, e una volta a casa on il mio primo dvd (l’orrido Pulp Fiction della Cecchi Gori, la prima versione) scoprii che avevo l’hardware troppo lento. Il secondo acquisto fu eseguito sperando di ovviare al problema, poiché la Radeon decodificava l’mpeg2 in hardware. Ahimé, quando la scheda grafica faceva qualcosa di impegnativo il computer andava in standby. Diagnosi, rivelatasi corretta: alimentatore insufficiente (200W).
Convissi con questo computer monco credo fino al’estate, quando mi feci dotare di AMD Duron 800 (256MB di ram), e soprattutto alimentatore da 300W (nuovo case). Allora tutto prese a funzionare bene.
My personal IT history – 5. Spremiamo l’hardware per bene (oppure accontentiamoci)
Un bel giorno è uscito Quake. Requisito minimi: un Pentium. Ah! Scherzavano. Io l’ho giocato su un 486. Tutta la versione shareware, e diversi livelli di quella completa, se non ricordo male. Scattava da morire, ma sono riuscito a giocarci. In seguito, quando l’ho provato su un computer che lo facesse andare decentemente, ho scoperto che era un gioco tutto diverso. Interessante, no?
A proposito… giocavo sempre senza scheda sonora, ricordate? Immaginatevi voi quale può essere il coinvolgimento… eppure mi divertivo un sacco! E oltretutto potevo almeno sentire le tracce cd-audio dei giochi che le prevedevano.
Eppure questa della scheda audio non mi convinceva. Non capivo perché fosse necessaria, e perché non si potesse usare il PC-Speaker. Questo perché avevo comprato in edicola (per un po’ sono andati di moda, i vecchi giochi in edicola – c’era la linea Futura Games ma anche altre) il gioco Pinball Dreams 2, che faceva sentire fior fior di musica tramite il PC-Speaker. E in seguito ho trovato anche svariati software, essenzialmente module-tracker e module-player (sapete cosa sono i .mod, .xm, .s3m, eccetera? No? Sono file audio a metà tra i .mid e i .wav), che si facevano sentire tramite PC-Speaker. Mi prenderete per scemo, ma quelle cose mi facevano gongolare.
Alla fine, comunque, arrivò in regalo anche la scheda audio. Questa volta una cosa di lusso: la Sound Blaster AWE64! Il top, all’epoca. E infatti aveva un Pentium come requisito minimo. Tzè, stavolta proprio non avevo trovato il motivo di tale requisito. Forse. Comunque la colonna sonora di Descent con la AWE64 era il massimo.
Ora non ricordo quando installai windows 95. Fu, molto probabilmente, prima dell’acquisto della scheda audio. Ma nel frattempo avevo trovato anche quale modifica fare al msdos.sys per evitare l’avvio dell’interfaccia grafica. Continuava a non piacermi. Ma piano piano si vedeva che chiedeva spazio al mercato. Per mia s/fortuna, dopo un po’ di tempo di vita felice col mio nuovo computer, ebbi una seconda sciagura che mi tenne ancora per un po’ di tempo lontano da Windows: la morte di svariati cluster del disco fisso.
Fu quello un periodo soddisfacente, poiché imparai davvero parecchio a sfruttare al massimo le possibilità della macchina. Fortunatamente i pochi mega occupati dal dos (mantenevo ancora la versione 6.22, nonostante la 7 di windows 95) non erano stati intaccati dalla tragedia, e ho passato diverso tempo a cercare e installare (si parla sempre e solo di riviste, internet era ancora una cosa per pochi) utilities per dos che mi permettessero di fare le stesse cose che facevo con Windows. Quindi avevo trovato visualizzatori di immagini, di filmati, player per cd, player audio, e così via. Dopo un po’, sono riuscito a far stare il minimo indispensabile su un floppy. E, miracolo dei miracoli, avevo trovato allegata ad una rivista una demo di Quake che poteva essere avviata direttamente da cd. Certo, non si poteva salvare e caricava piano, ma volete mettere?
Vabbe’, alla fine abbiamo risolto pigliando un nuovo hard disk da 1,2GB. Mica troppo difficile…
Purtroppo i riferimenti temporali mi sfuggono molto, per quel periodo, quindi qualcosa che ho messo “dopo” potrebbe essere “prima”. Ormai sono vecchio.
My personal IT history – 4. … e il primo calvario
Portiamo il PS/1 nel negozio in cui l’avevamo comprato. Non ricordo quanto tempo ci avessero indicato per la riparazione. Fatto sta che per… ehm… probabilmente 6 mesi siamo rimasti senza computer. Non so quante volte abbiamo telefonato, siamo andati di persona… niente, non gliene fregava niente. Era un negozio orientato più alle aziende, pare.Cosa ho fatto per tutto quel tempo? Niente di particolare, a parte nell’ultimo periodo: un mio amico aveva giusto preso il pc pure lui, un 486DX4/100 (con scheda audio e cd-rom 4X), e così gli ho vampirizzato il computer per un po’ di tempo (dopotutto glielo tenevo anche in ordine, gli passavo un po’ di giochi e le jpg por… no, niente).
Sul computer del mio amico ho avuto il primo impatto con Windows 95… non mi piaceva. Troppo pesante per l’hardware di allora, nessun vantaggio reale rispetto a dos+win3.1. E poi i giochi erano ancora al 100% per DOS – per windows 95 c’era… c’era… Pitfall! Avevo provato la demo e dovevi tenerlo in una finestrella 320×240 perché di più si sputtanava tutta la grafica. Ah, poi c’era Hover incluso nel cd di Windows 95, quello era senza senso ma carino.
Vabbe’, com’è finito il calvario? Un giorno nel negozio hanno pensato che eravamo cotti abbastanza, e visto che era tutto quanto nel vecchio computer era fritto ci hanno proposto l’acquisto di un assemblato: 486DX2/66 (cyrix), forse 8 mega di ram, 630 mega di disco fisso, scheda video S3 qualcosa, Windows 3.11 (for workgroup). Noi non lo sapevamo, ma c’era anche il notevole miglioramento di qualche slot PCI (nel PS/1 erano tutti ISA). Il prezzo era accessibile, e così abbiamo accattato.
Dopotutto io ci avevo guadagnato, era un computer più potente… ma mancavano sempre scheda audio e lettore cd, perdindirindina!
Così non ho smesso di vampirizzare il pc del mio amico, e succedeva la cosa strana che lui aveva il computer con il lettore cd, ma chi comprava le riviste con cd allegati ero io. Grazie a lui ho potuto finalmente provare Heretic, Doom, e svariate altre demo (o shareware) che mi hanno in seguito appassionato a lungo. Ovviamente, quando potevo, trasferivo le cose più interessanti su decine di dischetti e me le portavo a casa per installarle là.
Credo, in questo periodo, di aver comprato le versioni complete di Doom 2 e Descent. Finalmente il secondo lo vedevo andare fluido, senza eccessivi rallentamenti.
Per fortuna, dopo qualche tempo mi è venuto in soccorso qualcuno che mi ha regalato un lettore cd… era un 1X, ma chissenefrega, il suo sporco lavoro lo faceva (e tra l’altro è ancora lì, installato su uno dei miei “muletti”). Da quel momento ho vampirizzato un po’ di meno il mio amico, finalmente.










