Tre anni fa cominciai a lavorare a, e pubblicai, un sito (passato per diverse versioni, ma sempre minimalista e in bianco e nero - a parte un periodo in cui non mi ero reso conto di un certo sfondo rosé causa lcd permissivo -.-) per sbrodolarci qualche nozione utile e diverse altre inutili. Imparai i rudimenti di html, poi di php, poi dei css. Nel mentre che non studiavo per due corsi e impiegavo il tempo a seguire le lezioni dell’unico corso la cui frequenza non facilitava quasi per nulla l’esame, ma che in fondo è stato il più utile di tutta la mia carriera universitaria, mi si andava lentamente schiudendo il roseo mondo della connessione flat gprs (:-Q___), della messaggistica istantanea con finalmente persone fighe (gh), dei blog.
Se ne fa di strada, in tre anni. Volendo, almeno.
Dal 2003 (cioè da un anno prima, quindi non ho sbagliato a contare) la mia vita è scandita, anche, ma in maestosa percentuale, dalla Rete. Ho conosciuto in rete molte persone; comunico in rete con persone che ho conosciuto dal vivo, e nella maggior parte dei casi è più quello che ci diciamo in forma digitale che quello che ci diciamo a voce, che sia per mere ragioni di diversità di luogo, per avere un briciolo di privacy, per mancanza di tempo.
La Rete è anche il luogo in cui mi sto ritagliando una seconda vita, il mio piccolo giardino; quello che, cinesamente si dice (come sicuramente potrà confermare AnniKa, promossa cinese all’unanimità), è l’unica via per la felicità vitalizia. Un giardino al cui ingresso non vi sono divieti, ma le cui porte varcano in pochi (mancheranno un po’ anche le indicazioni, tipo fuffa aggregator e compagnia, eh :D). E di ciò non mi dispiaccio, giacché quei pochi mi sembra che vengano più a dare, che a prendere.
Nel mondo dei blog, è questo che fa da ago della bilancia del mio interesse: se sono “solo” una cuccagna, con o senza fondo, o se si mostrano disponibili a ricevere, ed effettivamente ricevono. Se “sono web 2.0″ o meno, per far dell’ironia geek. Questo è anche il mio modo di rapportarmi alle persone: meno avranno paura di mostrare le loro debolezze, meno si barricheranno dietro l’ipocrisia di una insondabile perfezione, e più vorrò loro del bene, più apprezzerò quel che hanno di grande (lei, laggiù, voleva fare forse una battuta? No? Mmmmeno male, grazie).
Conosco, e qui non mi limito alla Rete, molte persone grandi. Una volta non l’avrei creduto possibile, vedendomi perennemente piccolino e quindi in un altro campo da gioco. Sarà eccesso di modestia, che è un peccato pari se non superiore alla superbia (olé, lanciamo proclami ecclesiastico-teologici), ma non posso fare a meno di notare con ammirazione le qualità altrui che io non ho né avrò mai, come se potesse esistere un uomo perfetto, e io dovessi essere quell’uomo (questa è disinformazione velata pro uomini normali). Solo in seconda istanza mi rammento della meraviglia della diversità. E poi c’è sempre qualche anima pia che mi incensa dotandomi di qualità che non ho… ma è un giusto contrappasso per qualcuno che quasi pedantemente sottolinei i pregi altrui :D
(Capita che io dica sempre le stesse cose, lo so; ma non sono bravo a presentarle una volta per tutte nella loro forma definitiva, perciò le ripresento di volta in volta sotto angolazioni e ispirazioni diverse; poi non è detto che le mie opinioni e visioni non mutino, eh)