Archive for the ‘geek, acaro e nerd’ Category
Perché qui si modera
I commenti su questo blog sono moderati con il sistema di wordpress: perché un post appaia direttamente, l’autore deve avere un post approvato in precedenza. Per i commenti di spam eclatante invece è in azione akismet, che mi toglie la maggior parte delle seccature (ma non è infallibile, giacché ho avuto proprio ieri un caso di falso positivo e oggi forse un caso di spam non individuato – perché in effetti “scritto a mano”).
Perché non lascio i commenti aperti?
Perché odio gli spammer. Davvero, di tutto cuore. Li odio. Hanno il loro lato fascinoso, perché a volte riescono a fare il loro spregevole lavoro grazie a una certa ingegnosità, talento o comunque un non comune bagaglio di conoscenze e professionalità. A volte. Per la maggior parte ovviamente si tratta di pezzenti che usano come imbranate scimmiette tecniche e strumenti inventati da altri. Fessi che sono capaci di farti vedere, tra i referral del tuo sito, una pagina non protetta in alcun modo da cui partono per le loro scorribande spammose, ma da cui un visitatore qualsiasi potrebbe anche eseguire quasi di tutto sul loro server (il visitatore, ovviamente, una volta appurata la stupidità del sistemista, ha evitato di fare alcunché – perché è una persona onesta, lui).
Sono rimasto impressionato dal (relativamente) poco tempo che è intercorso tra la mia pubblicazione del pacchetto completo dello script modificato che usavo per il mio vecchio blog, e un’ondata di spam che ne è seguita, in barba al captcha che avevo inserito. Be’, in realtà l’attaccante, presumo avendo esaminato il sorgente, adottava il sistema di risolvere il captcha a mano e poi di dare il cookie generato in pasto a un suo bot, che nel giro di mezz’ora era riuscito a inserire più di un centinaio di commenti, e per giunta tutti a post diversi! E’ stato divertente combattere quella piccola battaglietta, quella mattina: come prima cosa, ho eliminato sul server i file temporanei che corrispondevano ai cookie del captcha risolto, in modo che il bot ricevesse sempre errore; poi ho scaricato il file di testo contenente i commenti (uno per riga), ho eliminato tutte le righe di spam (questione di pochi secondi), e l’ho ricaricato sul server; infine ho studiato la risoluzione del problema, individuandola nella modifica del captcha in modo che non potesse mai essere risolto (tanto ormai avevo già disposto il trasferimento); mentre facevo questo, l’attaccante s’era già reso conto del fatto che gli avevo tagliato le gambine e stava ricominciando a postare spam.
Non è stato forse appassionante come uno scontro di cervelli di super-hacker, ma mi ha lasciato un po’ di soddisfazione lo stesso. Pur sapendo che s’era vinta una battaglia, e non la “guerra infinita”.
Ecco perché, cari i miei nuovi od occasionali visitatori, tengo i commenti moderati e dovete pazientare un po’ prima di vederli apparire.
Una nota: io non sono contro la censura. Per fare una analogia postale-bancaria della moderna stronzaggine internettiana, chi a uno sportello taglia la fila lo ritengo censurabile. Avvisati siete, ah.
Di vivavoci blùtù molto molto sicuri
Alla fine della seratona chic, solo in garage a meditare, mi balena l’idea che non ho mai provato il vivavoce bluetooth della nostra nuova piccola Aygo. A dire il vero me ne sono ricordato perché per tutta la sera ha attentato alla mia vita, lampeggiando a tradimento a intervalli irregolari, al che io abbassavo lo sguardo e mi chiedevo “checcazz’…?”…
Insomma faccio la ricerca ambientale, trovo il dispositivo blùtù, provo ad associare… boh, il codice? Proviamo 0000… non va. Proviamo 1234… olé, va. Connetto il dispositivo, faccio partire oggplay… e come per magia ecco diffondersi De André per l’auto, a qualità pessima ma non è questo il punto…
Il punto è che per quel che ne so questa cosa può essere eseguita su qualsiasi autoveicolo con vivavoce bluetooth, acceso, e di cui si sappia il pin di associazione di default. Cioè si può andare in giro per le strade e sparare nelle automobili altrui un brano audio a scelta.
Il mio allarmismo sta forse trascurando qualcosa?
“Catooo, sono io, sono a casa!”
Se ci penso è proprio così: anch’io ho un servitore personale che mi aspetta a casa infrattato in qualche pertugio, pronto a saltare fuori di sorpresa per darmele di santa ragione.
Si chiama Gentoo Linux.
Le altre persone, le persone normali, installano un sistema operativo sul loro computer perché renda la loro vita più facile, facendo il proprio lavoro in maniera trasparente, silenziosa ed efficiente. Io no. Io arrivo a casa, e invece di godermi la pace domestica mi piazzo davanti al monitor e vedo cosa mi riserva la mia amata distribuzione questa volta: un kernel compilato di fresco a cui nei momenti meno opportuni scopro mancare dei moduli? Oppure un errore che covava da mesi, per via del cambio di una ebuild, e di cui non mi sono accorto per il semplice inutilizzo del programma vittima? O ancora, l’ebrezza di disinstallare incautamente qualche software essenziale per il corretto funzionamento di tutto quanto il sistema? Mai abbassare la guardia!
Il bello è uscirne fuori tutte le volte. Il top è quando si riesce senza passare da Google, o dai forum di supporto di Gentoo. Sebbene gli anni di esperienza si vadano accumulando sulle mie spalle, sono pur sempre un pivello; rimane poi aperta la questione se diventare prima o poi “esperto” abbia più lati positivi che negativi… forse dovrei preferire qualche minimo miglioramento in altre mie capacità, piuttosto che raggiungere l’eccellenza in quelle che, in definitiva, non fregano più di tanto a nessuno.
Va bene. Intanto informo i lettori un po’ gechi e un po’ nerd dello stato della personalizzazione del mio Toshiba Libretto 100CT (il 110CT del link è quasi un gemello): Xubuntu Dapper installata, riconosciuta la risoluzione 800×480 dello schermo, riconosciuta la scheda wi-fi pcmcia, in generale la funzionalità dell’ambiente linux è al 60%; Windows 2000 per ora si limita ad una schermata blu, perché l’ho installato da un altro portatile e allora s’inalbera; devo ancora capire dove piazzare la partizione per l’ibernazione.
C’est tout. Con la speranza che il periodo geco-nerd finisca presto, ché è estate ormai.
Maladies textuellement transmissibles…
Che io fossi malato un pochino si sapeva (“malato un pochino” o “si sapeva un pochino”? …non peggioriamo le cose, grazie). Vi voglio parlare di quello che sta assumendo una rilevanza eccessiva nella mia vita: auto-mandarmi messaggi attraverso Google Talk.
No, non è la solitudine. La mia contact-list è sempre ricolma di bersagli papabili (ahr ahr ahr), di vittime tremanti che cercano di nascondersi dietro poco credibili messaggi di away (ahr ahr) o DND (ahr).
Non è nemmeno autismo. Per quello bastano le facce spettacolari che faccio (uhu) in giro magari senza rendermene conto, pensando a chissà cosa.
No, prendo appunti.
In Psi c’è il tastino “Show self-contact”, che in questa immagine
![[image]](http://sottosuolo.org/stm/wp-content/uploads/altervista/psi_self_contact.gif)
è l’ultimo a destra nella toolbar. Quel tastino rende disponibile l’”autocontatto”, in questo caso quel “stmsat” che vedete. Cosa faccio io quando ho qualcosa da annotarmi? Doppio click su “stmsat”, scrivo quel che devo, e invio. Dove trovo quello che mi sono appuntato? Ma ovviamente nella history delle chat in gmail di cui ho già parlato…
Poi per ritrovare i miei appunti clicco in gmail sull’etichetta “Self”, che mi sono creato in modo che selezioni i messaggi di cui sono il mittente E il destinatario, et voilà. Sono diventato dipendente, è una droga.
Prima di trovare questo sistema usavo le bozze, sempre in gmail – ma non sono così immediate. In futuro mi aspetto un Personal Google Wiki, anche se in effetti c’è già qualcosa di lontanamente parente, sarebbe a dire writely (da poco acquisito da Google). E, ancora dopo, un Google Agenda mi pare obbligatorio.
Chiudiamo con due sciocchezzuole. Secondo voi perché il server Google Talk (verificato con netstat) mi risulta essere toolbar.google.com (e non talk.google.com)? E due: avete visto chebbella la barretta per fare ricerche con Google Blogsearch in questo blog (l’ho messa diverso tempo fa, comunque)? Blogsearch non è perfetto, mi pare si sia dimenticato qualcosa, ma rischia anche lui di essere maledettamente comodo.
E anche questo post è stato all’insegna della grande G…
[most boring post ever] Sono il Mary Poppins dei filesystems
Titolo scartato: “WinFS mi fa un baffo”
Vi ricordate com’era brava Mary Poppins a mettere in ordine le cose? E’ il mio modello, modestamente. Ho deciso che in questo post vi spiegherò la mia maniera di ordinare i dati sul mio disco fisso. Metterò alla fine di ogni pietra miliare del discorso un numerino tra parentesi quadre, e voi avrete la bontà di scrivermi un commento nel quale ammetterete a che numerino siete riusciti ad arrivare nella lettura, prima di rinunciare. [0]
Cominciamo dalla prima partizione windows, che poi è anche quella meno interessante. Oltre ai vari file di sistema (Windows XP) e alla cartella Programmi, c’è una cartella Giochi contenente giusto quei tre giochi a cui non gioco ma a cui se giocassi a qualcosa giocherei. Ebbene sì, non mi piace l’idea di installare i giuochi insieme agli altri programmi, e da tempo immemore esiste una cartella siffatta sul mio disco fisso (più di 10 anni). Sempre nella stessa partizione troviamo qualche directory creata da ambienti di sviluppo e pinzillacchere del genere… c’è un po’ di disordine, ma lo sopporto. [1]
Passiamo poi alla seconda partizione leggibile da windows, quella più succosa. Abbiamo una cartella Cache che è un mio personale colpo di genio. Tutto quello di cui ho già fatto il backup su supporto ottico, ma che mi serve frequentemente, finisce qui. Si parla di filmati, immagini, documenti, manuali eccetera. A seguire, una directory Download per i download che sul momento non so destinare altrove. Poi veniamo al pezzo forte, la cartella Multimedia, che di volta in volta può avere le sottocartelle Audio, Docs, Movies, Pictures, e via di questo passo. [2]
Sempre in questa partizione, troviamo poi la cartella Scuola (che ha questo nome solo per non restringere il campo all’università), contenente tutto l’armamentario che si è andato accumulando in anni di mazzi, e la cartella Software, suddivisa in sottocartelle come Windows, Linux, Web, Docs, Games, ed eventuali deviazioni. Per finire, la cartella StM che contiene ben catalogate le cose che mi riguardano più da vicino (per esempio le pagine del mio sito o le mie foto), e la cartella temp, per tutto ciò che sul momento non ho voglia di mettere in ordine. [3]
Il contenuto delle cartelle Multimedia e Software viene periodicamente svuotato, quando si raggiungono i 4,4GB necessari a riempire un DVD. Ovviamente si predilige una certa qual coesione dei dati, e perciò non capita di rado che le cartelle sforino i 5GB prima che tale coesione sia stata raggiunta. [4]
E ora viene il bello, le partizioni linux. Che sono due, ovvero una root contenente il sistema operativo e una /home che per la maggior parte del tempo rimane semivuota (ma a riempirla si fa presto).
Sulla root non ci sono parole da spendere, sarà tale e quale a quella di chiunque abbia la mia stessa distribuzione (gentoo), ma la mia $HOME è degna di nota: in pratica non ci salvo quasi nulla, viene tutto preso dalle partizioni windows per mezzo di link simbolici. [5] C’è il link “windows” alla prima partizione windows, il link “dati” alla seconda, i link “Cache”, “Download”, “Multimedia”, “Scuola”, “Software”, “StM”, “temp” alle rispettive directory nella seconda partizione windows, il link alla cartella “Giochi” sulla prima partizione, il link “Altervista” alla cartella contenente le pagine di questo sito. [6]
Di cartelle effettivamente presenti nella mia $HOME ci sono la cartella bin, contenente tutti i miei script o programmini per fare un po’ di tutto, la cartella Dload in cui generalmente salvo in file di testo tutti i link a file che voglio scaricare, la cartella Install in cui scompatto tutti i software scaricati che magari vanno compilati prima di essere installati, la cartella tmp che ha lo stesso scopo della cartella temp (ma che serve in caso sull’altra partizione manchi dello spazio), e la cartella work, nella quale finiscono i prodotti di lavorazione e i semilavorati di vari software (ambienti di sviluppo, ripper, programmi di masterizzazione), nelle rispettive sottocartelle. [7]
Molto bene, e adesso al primo che totalizzerà 7 punti daremo in premio tanta solidarietà.
Ritrovamenti – una mia vecchia produzione
Una parodia dell’elenco di licenze non libere sul sito del progetto GNU, che avevo scritto tempo fa. Se l’idea vi piace sentitevi liberi di ampliare l’elenco, ma per cortesia datemi credito per quello che già c’è, ok?
Tipiche licenze non libere
CTYL (Curse To You License)
Licenza che da tutte le libertà canoniche della GPL a quasi tutti. Già, QUASI, perché nel malaugurato caso in cui siate i killer pagati per uccidere il creatore del software NON avete i diritti per utilizzare il medesimo. E’ dunque chiaro come questa licenza non possa essere catalogata come licenza libera: viene pregiudizialmente impedita a qualcuno una delle libertà fondamentali riguardo al software.
NGL (No Goto License)
L’utente ha il diritto di usare, copiare, ridistribuire, e modificare il software. A patto che usi solo programmazione strutturata. Licenza non libera, quindi, perché discrimina l’utilizzo del simpatico goto.
SBL (Strict Believer License)
Potete fare quello che volete con il software. A condizione che non vi siate mai toccati i genitali se non per la minzione, che non desideriate il software d’altri e che prima di ogni riga di codice inseriate un commento che recita “Io ti ringrazio, o Dio, per questa riga di codice che mi hai dato”; non vale il copia e incolla, dio vi vede! Licenza paradisiaca, certamente, ma non libera.
PSFL (Prefer Sex First License)
In contrasto con la SBL, la PSFL obbliga il programmatore, ogni volta che costui si appropinqui alla tastiera, ad una seria riflessione se non sia meglio farsi “quattro salti” piuttosto che pigiare dei tasti. Oltre ad essere una licenza non libera, è anche deleteria per lo sviluppo di software (chi, dopo una seria riflessione, preferirebbe pigiare i tasti?).
RL (Random License)
Licenza problematica. Essendo generata casualmente, potrebbe capitarvene una buona ma anche una cattiva. Da evitare.
GTBL (Go To Bed License)
Intesa a mortificare lo spirito del programmatore, questa licenza sembra osservare che meglio sarebbe per costui lasciare perdere il codice ed andare a letto. C’è una soluzione, e sarebbe programmare stando sul materasso – ove si avrebbero tutte le libertà tipiche delle licenze libere; ciò non toglie che questa limitazione faccia catalogare questa licenza come non libera.
YYSNL (Ya, Ya, Shub-Niggurath License)
Sacrificare il proprio codice a Cthulu. Non è che sia questa gran libertà, ma non vogliamo impicciarci. Onore al grande Cthulu.
WYSINRL (What You See Is Not Real License)
Conosciuta anche come “Matrix License”. Licenza non libera, Signor Anderson.
OMGMHIBL (Oh, My God, My Husband Is Back License)
Potete programmare basandovi sul codice altrui, ma attenti se costui rincasa prima: verrete rinchiusi nell’armadio finché egli non si distrarrà e potrete svicolare via. A voi la scelta, certo software potrebbe valere la pena – ma è nostro compito ribadire che trattasi di licenza non libera.

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Filmografia geca
Avete letto bene: geca, non ceca né greca.
Cominciamo dal film trasmesso stasera su Canale 5: Conspiracy.com, altrimenti conosciuto come Antitrust (titolo originale). Link. Un Tim Robbins che fa un personaggio spiccicato a Bill Gates, compresa la casa ultratecnologica e la multinazionale monopolista. Affari loschi, e qualche sprazzo di filosofia open source da due soldi.
Saltiamo di palo in frasca: Revolution OS, un documentario con tutti i crismi sul “miracolo” di GNU/Linux. Link. Il film da far vedere ai vostri amici o ai vostri genitori per dimostrare che non state perdendo il vostro tempo. Poi tornate pure a giocare a PlanetPenguin Racer, sapendo di esservi parati il culo per almeno altre 24 ore.
Facciamo poi un salto indietro nel tempo, al lontano 1995, con Hackers. Link. Lo dico subito: c’è Angelina Jolie in formato tardo adolescenziale, e sì, ci sono anche le sue labbra, tutte quante. Qualche tecno-puttanata si vede e sente, ma nel complesso fa piacere scoprire che non occupano la maggior parte del film. Alcune scene di “hacking” non sono nemmeno troppo inverosimili (memorabile il minutino di “social engineering”, caricaturale ma non lontano dal vero). Certo, il mio Liceo non ha il linkino in homepage “regola l’orario per il test dell’impianto antiincendio”, anche perché NON ha una homepage, ma il film vuole divertire e lo fa. Mio personale idolo il cattivo di turno, o meglio l’attore, che riesce a non scivolare nel ridicolo nemmeno quando va in skateboard con giacca, cravatta, e un cappottone da “pericolo rosso”.
Ci riavviciniamo ai giorni nostri con Pirates of Sylicon Valley. Link. Una bella prova, devo dire. La storia vera (be’, circa) di Bill Gates, Paul Allen e Steve Ballmer da un lato, e Steve Jobs e Steve Wozniak dall’altro. Sotto sotto il film simpatizza con gli utenti Apple, ma almeno non dipinge Bill come un omicida (se volete vedere questo, rivolgetevi ad Antitrust).
Poi, se vogliamo proprio, possiamo citare Matrix, Nirvana, e chissà quanti altri, ma non divaghiamo – queste cose non sono abbastanza geche.
Quelli che devo dire per contratto, ma che (ammetto) non ho ancora visto o ho visto troppo tempo fa: Wargames e Tron.
Robacce che mi riservo di verificare in futuro, ma anche no: The Triumph of the Nerds: The Rise of Accidental Empires; Nothing So Strange, con relativa news di Punto Informatico del 2002 che ne parla (sì, è il film in cui Bill Gates viene assassinato… smettete di sbavare, per cortesia).
A proposito… che i frequentatori di questo blog non s’inorridiscano né s’illudano: la concentrazione di post a tema informatico sarà anche elevata in questo periodo, ma può essere che si abbassi in futuro. Dipenderà.
E anche per stavolta è tutto. Stavo pensando che potrei trovare una formula di chiusura, come i presentatori televisivi vecchio stile… appunto, stavo.
Why on earth am I using Linux?
Mi alleno un po’ a rispondere alla domanda, reggetemi un momento l’asciugamano… grazie.
1) Perché finita l’installazione ho già quasi tutto il software che mi serve per l’utilizzo quotidiano. Nel senso che ci sono il browser, il client di posta elettronica, vari editor di testi, programmi di videoscrittura, fogli di calcolo, ambienti di sviluppo… e non sono software qualsiasi ma sono proprio quelli che voglio io. Non sono un Internet Explorer, un notepad (cribbio, perché è sempre così inutile?) o un Outlook Express, per intenderci. Il bello, appunto, è che con la maggioranza delle distribuzioni ci si ritrova già un sacco di roba installata/installabile.
2) In alcune particolari distribuzioni, installare nuovo software o aggiornare quello presente è la cosa più facile del mondo. In Gentoo Linux, ad esempio, c’è questa cosa che si chiama Portage: voi avete una sorta di database di software che potete aggiornare di tanto in tanto con ‘emerge sync’; in questo database potete fare ricerche di software specifici (‘emerge search nomesoftware’) oppure in base a parole chiave nelle descrizioni dei software (‘emerge –searchdesc parola’); infine, se avete trovato quello che vi serve, lo installate con ‘emerge nomesoftware’ – provvederà il programma ad andarsi a scaricare i file necessari; se volete aggiornarvi TUTTO il software installato, il comando è uno ed è ‘emerge -uD world’. Senza andare come pellegrini di sito in sito, si fa tutto dalla propria shell.
3) Anche se all’inizio il filesystem UNIX-like mi aveva lasciato perplesso, ora ne ho capito il senso e mi piace. Il centro del vostro mondo è la HOME, la cartella /home/nomeutente; quello che c’è fuori non vi deve interessare, sono solo binari e librerie, i vostri schiavi. Nella HOME invece trovate i vostri documenti e le vostre impostazioni per ogni applicazione (ma le cartelle con le impostazioni sono di norma non visualizzate e quindi non disturbano). La cosa più bella, per un utente proveniente da Windows, è scoprire che, se le cartelle HOME sono in una partizione separata (che è grossomodo lo standard di ogni installazione linux), potete rasare via tutto il sistema, cambiare distribuzione, aggiornare software, eppure trovarvi al riavvio tutti i vostri documenti e tutte le vostre impostazioni dei vari programmi intatti. Senza bisogno di stare di nuovo a sbattervi per riconfigurare tutto, cosa non sempre possibile in windows (se non sbaglio, al limite bisogna ricordarsi di esportare le impostazioni prima di rasar via, non basta salvare la cartella C:\Documents and Settings\Username).
4) C’è anche un motivo pragmatico e contingente: con windows ho problemi hardware fastidiosi. Ellosò, la cosa vi scioccherà: non era linux quello con i problemi hardware? Certo, certo, non è sempre tutto rose e fiori. Dico solo che nel MIO specifico caso linux batte windows 1 a 0. In dettaglio, il driver del cavo usb che uso per collegare il cellulare al pc e navigare via gprs funziona nel seguente modo: collegare cavo e cellulare, avviare la connessione, ricevere errore, staccare il cavo, riattaccare il cavo, riavviare la connessione, navigare; il tutto con la paranoia di sapere che, se vengo sconnesso dalla rete in maniera poco ortodossa, per windows il cavo rimarrà una “periferica occupata” e l’unica maniera per riconnettermi sarà riavviare il sistema.
5) Ovviamente il costo nullo per l’acquisto mi ha sempre reso linux molto simpatico. Ho una licenza di Windows XP Professional e sono contento di averla, infatti ho preso il portatile senza pormi problemi di “Microsoft Tax Refund”. Tuttavia ho sempre ODIATO la procedura di attivazione della copia, perché obbliga a possedere una connessione internet o una linea telefonica: ho sempre paventato lo scenario di trovarmi da qualche parte senza connessione, senza cd di installazione di windows XP, e con windows XP che per qualche oscuro motivo si dimentica di essere stato attivato e come unico prompt mi dice “attiva questa copia/spegni il computer”. Se avessi solo Windows XP, su questa macchina, sentirei di viaggiare con una bomba ad orologeria. L’esempio calzante è un cane trovato per strada, che per un mese che è stato con te si è comportato bene… ma chissà in futuro se non farà fuori il lattaio.
6) C’è dell’ottimo software, che gira su linux. A partire dai desktop environment, abbastanza vari e personalizzabili per tutte le esigenze; passando per i software tradizionali di browsing, mailing, office; per arrivare ai mini-tool, grafici o testuali, per fare quasi qualsiasi cosa (ma non dite che ho citato grip e dvdrip). Ah, ovviamente i pazzi come me starebbero ore a declamarvi le doti di editor di testi (sì, avete sentito bene) come vi (leggasi “vi ai”, o come dice qualcuno maccheronicamente “vu ai”), ma il mio lato sano di mente suggerisce che non ve ne impippi nulla.
Fin qui i motivi apprezzabili anche da un utente “normale”. Ora veniamo a quelli malati di informatite.
7) La shell. Windows non ha una modalità testuale degna di questo nome. Se a Windows si incricca l’interfaccia grafica, siete panati. In GNU/Linux, via shell potete fare TUTTO. Anche visualizzare immagini e filmati porno in ascii-art, credo (-_-””); anzi, a dire il vero c’è mplayer che usando il framebuffer permette di visualizzare filmati perfettamente anche senza avviare il server X… ma sto parlando pornotecnico, la mia immagine pubblica così sbiadisce. Bon, niente, sappiate solo che a me avere la “sciell” piace. Se un giorno metteranno anche in windows una cosa seria come la BASH, con tanto di completamento automatico programmabile, riconsidererò l’opzione Microsoft.
8) GNU/Linux è un sistema operativo da sviluppatori. Io non so se definirmi sviluppatore: in potenza non sono un malvagio programmatore, ma in atto faccio veramente poco. Tuttavia, avere un sistema operativo che permetta di compilare “out-of-the-box” sorgenti C e C++ (minimo sindacale), che permetta di avviare “script” o per meglio dire programmi in Perl e Python, che consenta di creare script molto complessi con la bash (la shell) o awk (un programma-filtro molto flessibile)… insomma, a me garba, garba molto. Vi faccio un esempio MINIMO di una cosa che in GNU/Linux si può fare in un attimo e che in windows non saprei fare senza cercare software appositi? Avete una cartella con 100 file .txt che volete per qualche motivo visualizzare tutti insieme *nella stessa pagina*, senza salvare un nuovo file: in windows potete forse fare ancora “type *.txt | more”, se Microsoft non ha pensato bene di eliminare qualche altro programma utile (ha eliminato l’editor testuale, sono impazziti?), ma in tal modo non potrete tornare indietro una volta che avrete fatto scorrere una riga; in GNU/Linux fate “cat *|less” e potrete scorrervi beatamente su e giù (non siate maliziosi) tutti i file in una paginata sola. Ma, come ho detto, questo è un esempio minimo. Vi taccio gli esempi più avanzati perché faccio davvero fatica a pensare a quello che manca in windows, oltre una certa soglia.
9) GNU/Linux è fatto per la rete. Ci sono tools potentissimi per la configurazione, la protezione e la diagnosi di una rete. Io non ho queste grandi reti da gestire, ma sapere di poter cambiare ad-hoc le impostazioni di una interfaccia di rete con un solo comando, magari memorizzandolo per non doverlo reinventare in futuro… be’, fa certo più piacere che smanettare e litigare con un tool di configurazione interamente grafico che vuole fare tutto lui senza sapere le cose.
10) Esistono piccole cose da far solluccherare. Una, ad esempio, sono i link simbolici: dei file particolari che fanno in modo che, quando si esegue un’azione su di loro, loro la reindirizzano al file o alla cartella a cui puntano; e non sono l’equivalente dei .lnk di windows, perché le applicazioni vedono i link come file o directory a tutti gli effetti, non come degli oggetti “da cliccare”; non si vive di soli click, a questo mondo.
Concludo dicendo che il motivo-jolly tipico, “Linux è più stabile”, è una puttanata, quindi vorrei dissociarmi dall’affermazione per non essere preso per un maniaco col prosciutto sugli occhi. Se sia più stabile o meno stabile non lo so, non mi è mai capitato di tenere un computer acceso per più di una settimana con linux e per più di 24 ore con windows, quindi non posso fare confronti. In definitiva uso linux perché lo so usare, e lo so usare perché ho avuto voglia di imparare ad usarlo; sul perché abbia avuto questa voglia, ho da supporre che intuissi l’elenco qua sopra.
Requiem per un post morto :(
Fu così che ieri sera avevo lasciato qui un post a metà. Poi sono stato richiamato ad altre occupazioni, e dopo un altro po’ io e Fabio abbiamo voluto tirar su la rete wireless point-to-point perché avevamo dei file da trasferirci. Schiaccio senza guardare il tastino della scheda wireless, e avvio lo scriptino di configurazione della rete TOH, LA LUCETTA DEL WIRELESS E’ SPENT…
Blocco totale.
Ebbene sì, succede anche in linux. Soprattutto quando si vanno a piazzare nel kernel dei driver magari non proprio maturi (nella mia esperienza, i driver proprietari delle schede ATI -non quelli liberi- e il citato driver per la scheda wireless).
E così è morto quel mezzo post :(
Di che parlavo? Niente di che… inveivo contro il sistema scolastico elementare, evidentemente controllato dalla lobby dei cibivendoli.
Perché ai bambini insegnano da piccoli che le mele si pagano a numero, e non a peso. Poi è vero che in seguito, quando capiscono anche i numeri con la virgola, gli insegnano anche quella del peso. Ma è troppo tardi, il marchio è stato inciso.
La riflessione è scaturita dall’osservazione dell’efficentissimo algoritmo di compressione messo in atto dalla nonna di Fabio per mettere una quantità ancora ignota di tagliatelle in una scatola apparentemente piccola. Abbiamo notato affinità con il bzip2. Da ciò abbiamo discettato sulla limitatezza della trattazione numerale utilizzata alle scuole primarie: “2+2 può fare anche meno di 4, se lo comprimi un po’”.
L’esempio più eclatante dell’imbroglio messo in atto dalla lobby dei venditori di cibo sono quelle belle bisteccone che nel passaggio macellaio->padella->piatto perdono il 60% del loro peso. Oppure l’ancor più eclatante esempio dei funghi nei passaggi freschi->secchi e viceversa. Perché non si insegna ai bambini che il peso è una variabile aleatoria? Perché non conviene a chi scrive per davvero i programmi scolastici.
E già che ci siamo, aggiungiamo la mia battaglia (mai granché combattuta) per l’insegnamento dell’economia alle scuole primarie, forse ancora più importante che non la geografia (tanto trovi sempre quello che non distingue l’Africa dal Sud America).
E poi più gnocca per tutti.
Penso anche alle donne, non vi preoccupate. Più gnocchi per tutte. Ush! Ush! In cucina!
:D
Spasso da slashdot
Non vado tutti i giorni su slashdot.org, ma oggi ho avuto fortuna: due notizie i cui commenti degli utenti di slashdot hanno dell’esilarante.
Microsoft progetta il rilascio di Windows XP versione giocattolo in Asia. Per combattere da un lato linux e dall’altro la pirateria. Aha. Pare si parli di bassa risoluzione, networking limitato, massimo 3 applicazioni contemporaneamente in esecuzione. Aha. Presto, a me, disinstallo subito Fedora. A quando il sistema operativo senza sistema operativo e il kernel a monetine?
Attrarre le donne nell’informatica. Roba non nuova, ma chissà che non vi interessi. Io segnalo solo per i commenti spassosissimi (tra cui, uno a caso, “Just don’t show them how we use that one-handed keyboard”, mi ha fatto ribaltare).









