Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘digitalismi’ Category

Estensioni digitali

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Ci pensavo giusto stasera mentre sboroneggiavo in treno col portatile e la solita connessione gprs. Sentivo crescere in me una certa inquietudine. Ero lì nel posto solitario dell’Eurostar, quello da asociali senza nessuno a fianco (quindi perfetto per me); e pensavo: ci vorrebbe uno specchietto retrovisore per vedere se c’è qualcuno che sbircia, là dietro. Perché da dietro si poteva vedere sia lo schermo che la tastiera. Ed era soprattutto la visibilità della tastiera a turbarmi – e se qualche mente particolarmente sveglia ma particolarmente stronza avesse cercato di carpirmi le password che, sempre, capita di dover mettere qua o là durante l’utilizzo di un elaboratore “moderno”? Proprio me turba ‘sta roba, perdiana. Ciò. Fischia.

Il baricentro del turbamento è questo: quando parlo di questo sito, dei miei account di posta, messaggistica, telefonia, mi ci riferisco sempre come a “estensioni digitali” – perché è vero, sono un’estensione delle mie capacità comunicative. Il problema sorge col fatto che senza il corpo fisico la mia identità elettronica è facilmente falsificabile – rubando password, sottraendo computer, facendo uso di miei computer incustoditi, cammuffando la voce, eccetera eccetera; e non dite che in futuro saremo in botti di ferro grazie all’uso di keyword come “dna”, “iride”, “impronte digitali”, perché la prima cosa è facilmente ottenibile, la terza riproducibile, la seconda probabilmente non definitivamente sicura.

Insomma, per qualcuno la cui vita digitale è intensa, il problema di essere sempre riconoscibile diventa rilevante; ché non viviamo nel mondo dei cuochi Barilla, qualche pezzo di busa con cattive intenzioni lo trovi sempre.

Quindi? Al rischio di furto d’identità c’è forse soluzione?

E chi lo sa. Chi lo sa. Sono un diffidentone, io, ma non si può mica fare tutte le volte che un amico ti spamma un po’ in messenger un test per verificare che lui sia davvero lui. Eh. Non vedo una soluzione, no. Salvo, forse, imparare a non preoccuparsi e ad amare la bomba.

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November 14th, 2006 at 1:41 am

La neocultura da file sharing

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Sappiamo tutti che la Rete è una lama a doppio taglio: potente nel diffondere le informazioni corrette, altrettanto nel diffondere quelle errate.

Parlando di qualcosa di terribilmente illegale: avrete notato come, su circuiti p2p, capiti spesso di vedere opere dell’autore X riassegnate all’autore Y, solo perché Y è più noto/bravo/bello, o per un semplice errore, o per una dannosa tendenza alla sineddoche (se ci chiappo, avvertitemi se no), per cui “Walt Disney” vuol dire in realtà “cartone animato”.

Ma il p2p è solo uno degli esempi. Prendete anche una ricerca su un motore di medesima: volete sapere chi è l’autore di un pezzo quasi misconosciuto. Trovate un risultato che lo attribuisce a, mettiamo, Art Tatum. Voi ovviamente non siete fessi, e dite “sì, ma facciamo un doppio controllo”. Trovate altri tre risultati che danno lo stesso responso, e a quel punto direte “ok, mi basta”. Così scrivete magari il vostro post in un forum, in un newsgroup, in un blog, dando credito a quella interpretazione. Problema: e se la vera risposta alla ricerca si fosse trovata a pagina 2 dei risultati, e quelli a pagina 1 fossero solo viziati e corroborati da autoreferenzialità? Io linko te, tu linki me, siamo d’accordissimo noi due, google ci alza il pagerank e le nostre pagine sono le prime nei risultati… anche se diciamo cazzate.

Per qualcuno un’informazione sbagliata è meglio di nessuna informazione. Per me no. Io, prima di dare un’informazione, voglio essere più che certo di darla corretta. E non la do finché non sono sufficientemente confidente. Perché in rete il proliferare di informazioni sbagliate può essere devastante – pensiamo alle manìe anti-storiografiche di certe “fonti” o alla tendenza giornalistica copiata da certo utentame internettiano di dare maggior risalto al particolare scabroso (magari bufala) rispetto al quadro d’insieme (comprovato). Risultato? Litri e litri di parole per far capire a chi è entrato in contatto con quei memovirus che si tratta di cazzate.

Riflettendoci, ci accorgiamo che, senza voler entrare nella tragica questione della politica nei libri di testo, la riscrittura della storia e della memoria non sono novità dell’era internet – anzi, forse chissà, magari internet ha più anticorpi di quanti ne avessero le biblioteche. In un mondo ideale Wikipedia diventerebbe davvero una fonte affidabile come mai nessuna prima – nel nostro mondo, un giorno o l’altro diventerà una voce tra le tante, magari contradditorie, cosicché l’ignoranza continuerà ad avere mille scuse per esistere, per la gioia dei soliti chissà chi. “Se non posso sapere le cose come stanno per davvero, perché devo preoccuparmi di sapere alcunché?”.

La verità. Battiamo sempre su quel chiodo lì. Ne abbiamo davvero bisogno? Be’… fa, banalmente, rima con libertà.

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October 15th, 2006 at 5:44 pm

Il bestiame

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Parafrasando lo spassoso Hackers, a cui ho già accennato in passato

Il bello delle tecnologie DRM (digital rights management) è che il “popolino”, “l’uomo della strada”, quelli che i venditori di contenuti vorrebbero fosse, molto semplicemente, “il bestiame”, ancora sono all’oscuro delle loro vere implicazioni. Vi sembrerà al contrario una cosa brutta, ma io dico che il bello sarà quando tutti quanti scopriranno di essere molto incazzati.

In realtà no, il DRM va combattuto e/o limitato prima che diventi quotidianità, perché indietro sarà difficile tornare. Vagheggiavo solo.

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Written by StM

October 12th, 2006 at 12:38 am

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Windows Genuine Rottura di Pa e Presa Per Il Cu

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Nel 2003 ho acquistato il mio sborone Acer Travelmate 803LMI. Pur recidivo utilizzatore di linux, non mi sono fatto problemi a pagare la “Microsoft tax” per la licenza del Windows XP Professional preinstallato: non raccontiamocela, Windows ha la sua utilità: per videogiocare, come dicono tanti linari con dual boot che vedono la partizione windows come una macchia sul loro curriculum, ma anche per imparare – e io che sono feticista di software e trabbicoli elettronici ci vado a nozze. Windows XP non è un sistema operativo perfetto, non è il migliore, ma è un buon sistema operativo. E mi piace pasticciarci.

Windows XP ha sempre avuto ai miei occhi un solo, grande difetto: la Product Activation. E’ una procedura semplice e indolore se siete connessi ad internet, è una questione di pochi minuti se avete a disposizione un telefono, ma l’idea non mi piace. Non mi piace l’idea che non posso avere un sistema operativo funzionante se mi trovo nella foresta equatoriale e le uniche cose che ho sono un portatile, un cd e un gruppo elettrogeno (magari anche un ombrello…); non mi piace l’idea che se disgraziatamente si danneggia un file sensibile non potete più loggarvi al vostro sistema operativo, nemmeno per configurare una connessione di rete e riattivare il vostro prodotto; non mi piace l’idea di dipendere da un server piazzato in qualche posto sconosciuto, magari oltre una dorsale oceanica, per avere accesso alle più basilari funzioni per utilizzare un computer; non mi piace l’idea che comunque il mio lavoro e financo molte mie attività personali possono dipendere dalle politiche di qualcuno che pensa solo al suo profitto. L’ho già detto, ma mi ripeto: Microsoft ha ragione a pretendere il pagamento delle licenze dei propri prodotti (sebbene i loro EULA siano generalmente vessatori e quindi rispettabili raramente), e mi auguro che prima o poi ci riesca – senza rompere le balle a me.

La rottura di balle

Ribadiamo che sono detentore di una licenza valida per Windows XP Professional. Un giorno, un paio d’anni fa, volendo reinstallare il sistema operativo e non considerando nemmeno lontanamente l’ipotesi di usare i dischi di ripristino Acer (che rasano via tutto il disco fisso, ripristinandolo come uscito di fabbrica), avevo due opzioni: usare un cd di installazione di windows xp che mi ero autocostruito partendo dal contenuto del disco fisso del portatile (roba facile), oppure usare un cd che avevo scaricato abusivamente, interessato dal fatto che fosse Corporate (quindi senza bisogno di attivazione) e con il Service Pack 2 integrato. Sciaguratamente, scelsi la seconda opzione. Di lì a un anno, Microsoft avrebbe lanciato il programma Windows Genuine Advantage, che sotto l’apparenza di uno slogan biologico nascondeva molta, molta vaselina geneticamente modificata.

All’inizio che il tuo prodotto non fosse “genuino” (ma che cazz’ di termine è per un software?) ti veniva solo detto; poi la non “genuinità” aveva iniziato a determinare l’impossibilità di scaricare gli update, a meno di usare gli aggiornamenti automatici; infine è spuntato il programmino delatore e cocco della maestra (chouchou de la maitresse, come si diceva ne Le petit Nicolas) che ti si installa sul computer e ti dice che la tua copia di windows potrebbe essere CONTRAFFATTA (altro termine del menga), che sei uno stronzo e che mangi i bambini.

Sia chiaro, io *immaginavo* a cosa andavo incontro quando ho visto che era disponibile quel download; ma mi piace essere messo alla prova, sapete… e così non basta Gentoo a tenermi in allenamento, ci si mette anche Windows… non che in effetti non succedesse anche prima…

Alla fine quello che mi ha salvato è stato il cd autocostruito di cui sopra. Gli ho integrato il SP2, ho “riparato” l’installazione di windows, l’ho attivata, e ora forse la mia copia di windows non è più CONTRAFFATTA ( :polizia: :guardiadifinanza: :esercito: :steveballmerconlarabbia: ). Ma, permettetemi di dire, che palle.

A margine.

Non diamo sempre solo addosso a Microsoft, perché quello che fanno loro è usanza comune in un po’ tutto il mondo dell’informatica; anche la YellowTab del recente Zeta OS (figlio di BeOS), a quanto pare, usa un sistema di attivazione simile (anche se, perlomeno, esiste un live cd per provare prima di acquistare, quindi non potete usare la scusa della pirateria per dire “eh, ma se non provo non compro”). Devo ammettere che è questo a rendere molto interessante, dall’altro lato, il mondo open source. Ma a Cesare quel che è di Cesare, e per favore poca ipocrisia: con Microsoft si ha da fare i conti, ed è giusto sia così.

…tuttavia la politica di MS mi piace sempre meno. Per dirne una, le DirectX 10 funzioneranno solo su Windows Vista, il che vuol dire che da un certo momento in poi, chi ad esempio vorrà gingillarsi sui videogiochi più recenti dovrà fare l’upgrade; ho il sospetto che la cosa sia puramente artificiosa, e che non ci siano giustificazioni architetturali, nella più squisita tradizione della peggiore branca dell’informatica – quella che si prostituisce al commercio. Sorvolando sul fatto che ho ancora dei giochi per dos che voglio giocare (e credo non riuscirò mai a giocarli tutti), questo vorrà comunque dire che forse alla fine abbandonerò il campo. Mais vraiment? Wii!

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Written by StM

June 13th, 2006 at 6:18 pm

Google groups, search history, soprattutto *Talk*. E fuffate varie.

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Google groups ora ha la possibilità di login e di posting di default (non bisogna più andare su groups-beta). Ho appurato che non è ancora possibile inserire signature, ma c’è una pagina di feature-request in cui ho già fatto il mio dovere (la signature è una delle scelte predefinite quando clickate “Make a suggestion”).

Passiamo alla search history. O meglio… alla pagina google personalizzata, accessibile da qui (altra cosa che ho scoperto sbirciando nelle statistiche degli accessi… maledettamente utili!). Tale pagina sta diventando il mio raccatta-feed, poiché con la banda stretta ciò mi è MOLTO conveniente: Google si smazza i feed al completo, e mi sputa una paginetta html da una sessantina di kb con il numero di entries per feed che voglio io, da 1 a 9; purtroppo non tutti i feed che vorrei seguire vengono pappati senza problemi (ad esempio Punto Informatico dà errore), ma ho snellito parecchio il caricamento di firefox (già, per avere un feed-reader multipiattaforma mi riducevo ad usare il browser). Mi piacerebbe avere i feed in più pagine a seconda dell’argomento (news, blog, altro), ma per ora già questo mi toglie un peso.

E quindi, la search history di cui al titolo? Lo ammetto, ancora non l’ho usata. Ma faceva figo citarla.

Google talk. Ovvero jabber, privato di diverse funzioni, con l’aggiunta della possibilità di chiamata voce pc-to-pc e di un client sciccoso.

Per collegarvi a Google Talk potete usare il software di Google oppure un qualsiasi client che supporti jabber (in quest’ultimo caso avrete qualche funzionalità in meno, sia rispetto a GT che rispetto al jabber tradizionale). Il nick? Quello del vostro account gmail. Per altre informazioni vi rimando al sito, come sempre, nello stile google, ricco di documentazione utile. Vi avviso che non ho provato il software di Google, e ho fatto solo qualche prova a contact list praticamente vuota in Kopete e Gaim. La maggior parte di quello su cui vo a ragionare è derivato dalla lettura di articoli e forum.

Cosa c’è da migliorare in Google talk, altrimenti si attaccano che lascio jabber (bravo, vantatene):
-Possibilità di discutere con utenti che si collegano ad altri server (esempio, in jabber utente@jabber.org e utente@jabber.com si collegano a due server diversi ma possono parlare tra loro).
-Possibilità di parlare con utenti di altri protocolli di messaggistica (in jabber questo è ottenuto con il transport).
(le due cose qua sopra pare verranno realizzate… si è sentito parlare di whitelist, almeno per quel che riguarda i server)
-Multiconferenza (parlare con più persone contemporaneamente… per ora ci sono workaround amatoriali, ad esempio degli utenti-multiconference bot).
-Mi secca divulgare il mio nome: dovrei poter scegliere quando farlo, no? Invece, se avete messo il vostro vero nome nell’account gmail (anche se poi spedite email con un nick), e usate quell’account per accedere a google talk, il vostro nome è visibile nel vostro biglietto da visita elettronico. Non sono ancora riuscito a cambiare via client il biglietto da visita.
-Funzionalità avanzate di ricerca, nonché di blocco degli utenti indesiderati (e queste cose mancano anche in jabber, ma né le whitepages di icq né le member pages di msn fanno un servizio tanto migliore, dispersive come sono).
-Invio file?
-Messaggeria offline?
(queste col punto interrogativo non sono sicuro che manchino, ne ho solo letto)

Cosa mi attira:
-Il salvataggio delle conversazioni server-side.
-Forse, grazie all’apporto di Google, jabber come protocollo riceverà maggiore attenzione e quindi si avrà uno sviluppo più veloce nelle applicazioni client (e forse anche nel protocollo in sé, ma non sempre è un bene).

Approfitto dell’occasione per dire cosa non mi piace di MSN, che è sempre gustoso (tanto per dire che se non fosse che lo usano tutti per me NON sarebbe un’opzione):
-Sarà che uso client non ufficiali, ma ci mette un’eternità a loggarsi e a volte non si logga proprio
-NON SI POSSONO MANDARE MESSAGGI OFFLINE!!!
-Non si può rifiutare di essere addati ad una chat di gruppo
-Non esistono chatroom, bisogna per forza essere invitati e hostati da qualcuno (e se vi scollegate vi devono reinvitare tutte le volte)

(a questo punto, conosco ALMENO due persone che direbbero: usa IRC)

Già che ci sono, vi dico che odio Microsoft Passport, perché non è possibile che OGNI volta che cambi pagina, in un sito che lo richiede, debba DI NUOVO fare il controllo. E’ snervante. Anche qui Google, con il suo login unico per molti servizi che tanto assomiglia al passport, dà la polvere a Microsoft.

Uhm. e tanto per fare un post che parla un po’ di tutto. Si stanno alzando voci preoccupate da tutte le parti riguardo allo spadroneggiare apparentemente inarrestabile di Google. Una nuova Microsoft? Permettetemi di dissentire. Per ora, con Google non vedo problemi di antitrust, di concorrenza sleale, e soprattutto non vedo CATTIVI PRODOTTI VENDUTI COME BUONI (Ballmer che pubblicizza Windows 1.0… spettacolare… c’è Reversi, ma tu capisci?). La scelta, sempre per ora, è nelle mani degli utenti: non vuoi usare www.google.it? E allora usa search.msn.it, chi te lo impedisce? Non vuoi usare Google Talk? Va bene, tanto mica è preinstallato, lui.

Il fatto è che tutti si cagano sotto perché Google raccoglie nel suo team alcune delle migliori menti del pianeta (o perlomeno della Sylicon Valley), e non parla il marketese. E’ una bestemmia semovente alla sacra religione della presa per il culo dell’utente da spennare. Il suo potenziale di pericolosità aumenta di giorno in giorno, non lo nego, e al primo passo falso sarò ne la resistance con voi. Per ora mi limito a guardare, e a compiacermi di quel che vedo.

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Written by StM

September 8th, 2005 at 1:15 am

Why on earth am I using Linux?

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Mi alleno un po’ a rispondere alla domanda, reggetemi un momento l’asciugamano… grazie.

1) Perché finita l’installazione ho già quasi tutto il software che mi serve per l’utilizzo quotidiano. Nel senso che ci sono il browser, il client di posta elettronica, vari editor di testi, programmi di videoscrittura, fogli di calcolo, ambienti di sviluppo… e non sono software qualsiasi ma sono proprio quelli che voglio io. Non sono un Internet Explorer, un notepad (cribbio, perché è sempre così inutile?) o un Outlook Express, per intenderci. Il bello, appunto, è che con la maggioranza delle distribuzioni ci si ritrova già un sacco di roba installata/installabile.

2) In alcune particolari distribuzioni, installare nuovo software o aggiornare quello presente è la cosa più facile del mondo. In Gentoo Linux, ad esempio, c’è questa cosa che si chiama Portage: voi avete una sorta di database di software che potete aggiornare di tanto in tanto con ‘emerge sync’; in questo database potete fare ricerche di software specifici (‘emerge search nomesoftware’) oppure in base a parole chiave nelle descrizioni dei software (‘emerge –searchdesc parola’); infine, se avete trovato quello che vi serve, lo installate con ‘emerge nomesoftware’ – provvederà il programma ad andarsi a scaricare i file necessari; se volete aggiornarvi TUTTO il software installato, il comando è uno ed è ‘emerge -uD world’. Senza andare come pellegrini di sito in sito, si fa tutto dalla propria shell.

3) Anche se all’inizio il filesystem UNIX-like mi aveva lasciato perplesso, ora ne ho capito il senso e mi piace. Il centro del vostro mondo è la HOME, la cartella /home/nomeutente; quello che c’è fuori non vi deve interessare, sono solo binari e librerie, i vostri schiavi. Nella HOME invece trovate i vostri documenti e le vostre impostazioni per ogni applicazione (ma le cartelle con le impostazioni sono di norma non visualizzate e quindi non disturbano). La cosa più bella, per un utente proveniente da Windows, è scoprire che, se le cartelle HOME sono in una partizione separata (che è grossomodo lo standard di ogni installazione linux), potete rasare via tutto il sistema, cambiare distribuzione, aggiornare software, eppure trovarvi al riavvio tutti i vostri documenti e tutte le vostre impostazioni dei vari programmi intatti. Senza bisogno di stare di nuovo a sbattervi per riconfigurare tutto, cosa non sempre possibile in windows (se non sbaglio, al limite bisogna ricordarsi di esportare le impostazioni prima di rasar via, non basta salvare la cartella C:\Documents and Settings\Username).

4) C’è anche un motivo pragmatico e contingente: con windows ho problemi hardware fastidiosi. Ellosò, la cosa vi scioccherà: non era linux quello con i problemi hardware? Certo, certo, non è sempre tutto rose e fiori. Dico solo che nel MIO specifico caso linux batte windows 1 a 0. In dettaglio, il driver del cavo usb che uso per collegare il cellulare al pc e navigare via gprs funziona nel seguente modo: collegare cavo e cellulare, avviare la connessione, ricevere errore, staccare il cavo, riattaccare il cavo, riavviare la connessione, navigare; il tutto con la paranoia di sapere che, se vengo sconnesso dalla rete in maniera poco ortodossa, per windows il cavo rimarrà una “periferica occupata” e l’unica maniera per riconnettermi sarà riavviare il sistema.

5) Ovviamente il costo nullo per l’acquisto mi ha sempre reso linux molto simpatico. Ho una licenza di Windows XP Professional e sono contento di averla, infatti ho preso il portatile senza pormi problemi di “Microsoft Tax Refund”. Tuttavia ho sempre ODIATO la procedura di attivazione della copia, perché obbliga a possedere una connessione internet o una linea telefonica: ho sempre paventato lo scenario di trovarmi da qualche parte senza connessione, senza cd di installazione di windows XP, e con windows XP che per qualche oscuro motivo si dimentica di essere stato attivato e come unico prompt mi dice “attiva questa copia/spegni il computer”. Se avessi solo Windows XP, su questa macchina, sentirei di viaggiare con una bomba ad orologeria. L’esempio calzante è un cane trovato per strada, che per un mese che è stato con te si è comportato bene… ma chissà in futuro se non farà fuori il lattaio.

6) C’è dell’ottimo software, che gira su linux. A partire dai desktop environment, abbastanza vari e personalizzabili per tutte le esigenze; passando per i software tradizionali di browsing, mailing, office; per arrivare ai mini-tool, grafici o testuali, per fare quasi qualsiasi cosa (ma non dite che ho citato grip e dvdrip). Ah, ovviamente i pazzi come me starebbero ore a declamarvi le doti di editor di testi (sì, avete sentito bene) come vi (leggasi “vi ai”, o come dice qualcuno maccheronicamente “vu ai”), ma il mio lato sano di mente suggerisce che non ve ne impippi nulla.

Fin qui i motivi apprezzabili anche da un utente “normale”. Ora veniamo a quelli malati di informatite.

7) La shell. Windows non ha una modalità testuale degna di questo nome. Se a Windows si incricca l’interfaccia grafica, siete panati. In GNU/Linux, via shell potete fare TUTTO. Anche visualizzare immagini e filmati porno in ascii-art, credo (-_-””); anzi, a dire il vero c’è mplayer che usando il framebuffer permette di visualizzare filmati perfettamente anche senza avviare il server X… ma sto parlando pornotecnico, la mia immagine pubblica così sbiadisce. Bon, niente, sappiate solo che a me avere la “sciell” piace. Se un giorno metteranno anche in windows una cosa seria come la BASH, con tanto di completamento automatico programmabile, riconsidererò l’opzione Microsoft.

8) GNU/Linux è un sistema operativo da sviluppatori. Io non so se definirmi sviluppatore: in potenza non sono un malvagio programmatore, ma in atto faccio veramente poco. Tuttavia, avere un sistema operativo che permetta di compilare “out-of-the-box” sorgenti C e C++ (minimo sindacale), che permetta di avviare “script” o per meglio dire programmi in Perl e Python, che consenta di creare script molto complessi con la bash (la shell) o awk (un programma-filtro molto flessibile)… insomma, a me garba, garba molto. Vi faccio un esempio MINIMO di una cosa che in GNU/Linux si può fare in un attimo e che in windows non saprei fare senza cercare software appositi? Avete una cartella con 100 file .txt che volete per qualche motivo visualizzare tutti insieme *nella stessa pagina*, senza salvare un nuovo file: in windows potete forse fare ancora “type *.txt | more”, se Microsoft non ha pensato bene di eliminare qualche altro programma utile (ha eliminato l’editor testuale, sono impazziti?), ma in tal modo non potrete tornare indietro una volta che avrete fatto scorrere una riga; in GNU/Linux fate “cat *|less” e potrete scorrervi beatamente su e giù (non siate maliziosi) tutti i file in una paginata sola. Ma, come ho detto, questo è un esempio minimo. Vi taccio gli esempi più avanzati perché faccio davvero fatica a pensare a quello che manca in windows, oltre una certa soglia.

9) GNU/Linux è fatto per la rete. Ci sono tools potentissimi per la configurazione, la protezione e la diagnosi di una rete. Io non ho queste grandi reti da gestire, ma sapere di poter cambiare ad-hoc le impostazioni di una interfaccia di rete con un solo comando, magari memorizzandolo per non doverlo reinventare in futuro… be’, fa certo più piacere che smanettare e litigare con un tool di configurazione interamente grafico che vuole fare tutto lui senza sapere le cose.

10) Esistono piccole cose da far solluccherare. Una, ad esempio, sono i link simbolici: dei file particolari che fanno in modo che, quando si esegue un’azione su di loro, loro la reindirizzano al file o alla cartella a cui puntano; e non sono l’equivalente dei .lnk di windows, perché le applicazioni vedono i link come file o directory a tutti gli effetti, non come degli oggetti “da cliccare”; non si vive di soli click, a questo mondo.

Concludo dicendo che il motivo-jolly tipico, “Linux è più stabile”, è una puttanata, quindi vorrei dissociarmi dall’affermazione per non essere preso per un maniaco col prosciutto sugli occhi. Se sia più stabile o meno stabile non lo so, non mi è mai capitato di tenere un computer acceso per più di una settimana con linux e per più di 24 ore con windows, quindi non posso fare confronti. In definitiva uso linux perché lo so usare, e lo so usare perché ho avuto voglia di imparare ad usarlo; sul perché abbia avuto questa voglia, ho da supporre che intuissi l’elenco qua sopra.

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Written by StM

April 9th, 2005 at 5:02 pm

Scelta?

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Ieri sera ho guardato “La donna della domenica”, su La7. Il film è interessante, divertente e anche un po’ spudorato (tanto da farmi rendere conto di quanto siano “acquetta” i film di oggi, cioè di quanto sia illusoria l’impressione che con l’andare del tempo la libertà di espressione debba per forza essere maggiore), ma non voglio parlarne perché la cosa sarebbe fin troppo lunga. Vorrei invece mettere la lente di ingrandimento su La7, per poi allargare il campo. Prima però vi riporto una delle tante battute fenomenali (parafrasata):

-Ottima scelta, signore, è un pezzo unico!
-Veramente me ne servirebbero due…
-Lei è fortunato, di questo abbiamo DUE pezzi unici!

Non so se ve ne siete accorti, ma La7 programma spesso e volentieri bellissimi film italiani (e stranieri, ma veder trasmessi dei film italiani, purtroppo, è da ritenersi un fatto eccezionale, in Italia) degli anni andati. Non solo questo, ma li fa frequentemente precedere da un esauriente (e coinvolgente) documentario di 45 minuti, “La valigia dei sogni”, a cura di Alberto Crespi. Nel caso specifico de “La donna della domenica”, guardando il documentario mi sono reso conto di quanto poco io conosca Torino (mercato del baloon, o balùn che dir si voglia? Mai sentito!).

La7 è un canale che guardo spesso. E’ pieno di televisione VERA, nel senso di televisione che informa, televisione che intrattiene, televisione che educa. Oltre ai film, io e il mio coinquilino spesso non riuscivamo a fare a meno di 8 e mezzo (e, visto che non sto parlando di film, intendo il programma di informazione)… nonostante l’evidente calo dei coprotagonisti del mattatore Giuliano Ferrara (dal grande Lerner, al buon Luca Sofri, alla snervante Palombelli).

Frequentando il forum di tgmonline, capita spesso di sentire “Per me in tv esistono solo La7 e rai3″. Questo lo dicono gli esasperati dallo stato pietoso in cui versa la televisione italiana… quella che Berlusconi ha contribuito a creare ma che i figli di Berlusconi non guardano, avete capito (e così ho infilato Silvio anche qui). Ma non parliamo solo di televisione, il discorso che volevo fare era un altro.

Sempre sullo stesso forum, si sente dire spesso “usi Internet Explorer? Ma passa a Mozilla o Firefox!”. E il semplice scegliere un browser piuttosto che un altro (quello che, tra l’altro, sentiamo come un’imposizione) sembra un gran passo, una grande presa di coscienza, la riaffermazione del nostro io in un mondo che sembra abbia bisogno di noi solo come una dinamo può avere bisogno di un qualsiasi criceto sulla ruota. Un’autoillusione?

Forse. Si tratta solo di azioni passive, in fondo, no? I veri “eroi” sono quelli che creano il palinsesto di rai3 e La7, e quelli che programmano Firefox, no? Eppure se non ci fossimo noi, pigri quanto vogliamo ma capaci di scegliere, il loro lavoro non avrebbe senso. E poi c’è dell’altro.

Un browser e un canale televisivo sono finestre sul mondo. Non su tutto il mondo, ma su un certo mondo. Con gli occhi e il corpo arriviamo fino ad un certo punto, ma per il resto dobbiamo, siamo obbligati ad affidarci alle finestre concesseci da qualcun altro. E allora quelle diventano anche le NOSTRE finestre.

Chissà se il digitale terrestre aiuterà davvero ad aprire qualche pertugio in più… il rischio che i pertugi si aprano sempre dallo stesso lato della casa è molto alto, ma non si sa mai. Magari un giorno da quel lato ci asfalteranno una bella tangenziale… aspettiamo fiduciosi. Magari anche qualche ministro più competente di Gasparri non guasterebbe (adesso rivuole gli incentivi per il digitale e l’adsl, perché “hanno avuto tanto successo” – per l’ADSL ci credo! La Telecom aveva la sua percentuale e ha venduto AliceADSL anche a chi non la voleva, con un’aggressività inaudita; sugli incentivi per il digitale non sono così convinto, ma ne parleremo un’altra volta).

Per quel che riguarda i browser, già molto tempo fa, al tempo della browser war (per ora conclusasi a favore di Microsoft), si erano sollevati i timori su quanto potesse diventare fragile la Rete in uno scenario di browser unico: significava un’estrema facilità di censura, una volta che questo fosse stato necessario. Bastava agire su UN programma posseduto da tutti, magari istituendo un obbligo di registrazione ai creatori di siti per l’ottenimento di una chiave di autorizzazione, ed ecco lì che su(ll’) Internet avrebbe potuto parlare solo chi era “approvato”.

Forse la faccio grossa, forse si tratta solo di due tette e culi di troppo in tivù che non fanno male a nessuno, e Microsoft fa nient’altro che il suo mestiere… forse, ma come dice il proverbio: “Picchia www.microsoft.com con Firefox, quando torni a casa, la sera; tu non sai perché, ma lei sì” (l’originale è una stronzata che non vale nemmeno la pena ricordare).

ATTENZIONE: finale con morale (più che altro un esercizio).

La libertà non va data per scontata, mai. Non va nemmeno regalata. Non va venduta. Non va affittata. Non va noleggiata. La libertà non è un bene commerciabile. A volte si deve comprarla, questo sì. Ma preferirei usare il termine conquistarla con denaro.

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P.S: Che palle un blog che rimane fermo per settimane per poi avere due post nella stessa giornata, eh?

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Written by StM

August 31st, 2004 at 4:02 pm