Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘pomerania’ Category

Cosa stai facendo destra adesso?

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Valige. Avevo messo ad essiccare la pelle di un valigiottero migratore, e ora sto aggiungendo fibbie e legacci per farne valige. Da cosa si possono ricavare valige migliori che da un valigiottero? Eee, la natura è meravigliosa.

E insomma sono qui che faccio valige. Per l’ennesima volta. Non che a starmene fisso qui sia meglio; ma per lamentarmi di quello ho tempo, ora mi lamento di dovermene andare via. Aspettate che mi lamenti di vincere la lotteria, essere mantenuto da una modella ninfomane e fedelissima, o che qualche produttore di Hollywood mi porti al successo planetario traendo un blog dal mio blog. Succederà. Che io mi lamenti, dico; quelle cose no, perché figuriamoci se ho tempo da perdere in simili quisquilie.

A volte mi sento vecchio, a volte mi stupisco di me stesso. Voglio dire, dopo ho avuto dolori per 5 giorni, ma qualche tempo fa mi sono improvvisato Nembo Kid e ho recuperato di scatto l’autobus che mi aveva fatto marameo ad una fermata, cogliendolo alla successiva (miei complici avevano formato una fila ad anello di gente che scendeva e poi risaliva, per tenere occupato l’autista). La mia coscienza ecologica mi suggerisce tuttavia di piazzarmi nella compostiera del materiale organico per tempo, prima che ci lasci le piume – che poi chi mi sposta più? Ah, no, quelli erano gli elefanti, con il cimitero dei medesimi; ma lo sapevate che i civilissimi fagianni pomerani fanno la stessa cosa con la compostiera? Perciò prendevo esempio.

Ho sonno. E siccome non volevo falsificare questa affermazione, mi sono messo a scrivere questo post per tirarla per le lunghe e andare a dormire tardi. Adoro i piani ben riusciti. E via di pialla.

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February 25th, 2008 at 12:29 am

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Cinghial Ciannel Network: Balenottero Boschivo unveiled

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Abbiamo in passato avuto occasione di accennare alla sua esistenza, ma in molti all’epoca hanno avuto dubbi sulla nostra serietà. Come biasimarli? Noi stessi ci siamo dovuti affidare a lungo unicamente a cronache scritte di epoca pomerNana (uhm, be’, è una storia lunga), alla tradizione orale del Circolo dei Muti di Cippirimerla, a incisioni rupestri di attribuzione incerta (per via delle signore che abitavano quelle rocce, che non erano per niente contente di vedersele pittate ed avevano sporto denuncia). Poi, non molto tempo fa, la svolta: quasi per caso, ci imbattiamo nientemeno che in un balenottero in carne ed ossa, cogliendo l’occasione anche per stringere la di lui pinna. Non vi diciamo l’emozione!

In seguito cercammo di incontrare nuovamente il signor Balenottero, scoprendo tuttavia che trattavasi di persona molto timida e riservata; fu già un traguardo sudato potergli porre qualche domanda, e a lungo disperammo di poterlo mai convincere a farsi riprendere.

E invece, eccoci qua. Signori, il Balenottero Boschivo.

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Fig. 1: il balenottero si presenta

E’ strano pensare a quanto possa sembrare ordinario un animale di cui si erano perse le tracce, di cui si narrano leggende, per il quale ci siamo presi sacchi e sacchi di pive (hai visto Signor Dottorone Professorone del Piffero e dei Miei Calzoni della Bega Anastasio Cornutoskij? PRRRRRRR! – scusate), ma non fatevi ingannare dalle apparenze: il Balenottero Boschivo è un animale pieno di risorse, interessantissimo dal punto di vista biologico ma anche da quello sociologico. Tra le tante abilità del Balenottero, la capacità innata di guizzare nel fogliame d’autunno, l’imitazione di tutti gli animali della foresta (fatta eccezione per Fabrizio Frizzi… è mortificato, ma proprio non gli riesce), e uno straordinario talento nella mimetizzazione.

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Fig. 2: il balenottero mimetizzato

Come un po’ tutti gli animali pomerani, il Balenottero è dotato di una personalità eccentrica ma fondamentalmente buona, e anche se avrebbe la forza di dominare su tutta la fauna silvestre, preferisce mettere questa forza a disposizione degli altri, perché “da grandi fanoni derivano grandi responsabilità”, dice lui.

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Fig. 3: il balenottero, uno spirito da boy-scout

E adesso che l’abbiamo trovato, il leggendario Balenottero? Lui si schermisce, dice che abbiamo ingigantito la sua importanza, e che non ha altre ambizioni che fare bene il proprio lavoro (ha deciso di fare il marinaio, pensate un po’ che stranezza per qualcuno che si chiama Boschivo!), andare a trovare la madre ogni tanto, e fare del bene appena può; noi rispetteremo il suo desiderio, già grati per tutta la pazienza accordataci, e felici di vedere un giovane con la testa sulle spalle fare la vita che desidera – è così che si perpetua la leggenda del Balenottero Boschivo: staordinario nell’ordinario, un simbolo del passato che può ancora aprire la strada alle generazioni future.

Qui Cinghial Ciannel Network, il Vostro canale. Per stasera è tutto, grazie dell’attenzione.

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January 2nd, 2007 at 12:46 am

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Pomerarchivio (pubblicità per la riapertura)

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September 19th, 2006 at 4:56 pm

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Lo rivela una comare: il fagianni e l’araba fenice sono cugini

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Pomerania - Avrebbero giocato insieme ogni giorno, per tutta la durata della loro prima infanzia, salvo poi essere separati dai rispettivi genitori per motivi opposti e complementari: i genitori del fagianni perché preoccupati che il figlio si lasciasse coinvolgere nei giochi pericolosi della fenice (tanto risorgeva, lei), e quelli della fenice perché preoccupati dallo stato di profonda depressione in cui ella versava, vedendosi costretta a stringere nuove amicizie ogni volta che rinasceva dalle proprie ceneri (mescolate a quelle dei suoi amici precedenti, tra l’altro).

Questa la prima scottante rivelazione di una anziana signora che, a detta sua, “a quei tempi c’era”. La osserviamo mentre sferruzza con due arpioni da baleniere, e non stentiamo a crederle. Mentre parliamo sta preparando un maglione per il figlio, dice con una nota di commozione nella voce, che è lontano, in mare, e in mare fa sempre tanto freddo.

Non aveva mai freddo invece la fenice, abituata com’era a bruciare ad ogni occasione, tirando in ballo ogni possibile scusa: laddove altri bambini piangono e frignano perché si sono fatti la bua, lei tagliava la testa al toro: si dava fuoco e rinasceva nuova di zecca.

“Questo fatto di poter risorgere le avrà attirato le antipatie di molti…”, chiediamo all’anziana signora, che ci ha chiesto di non divulgare il suo nome, mentre la aiutiamo ad armeggiare con la gru per girare il maglione. “Certo! Infatti era molto sola, evitata da tutti. Solo il fagianni le era amico, chissà poi per quale oscura ragione. E non era un’amicizia qualunque, erano proprio pappa e ciccia, andavano d’accordissimo!”.

Questa confidenza tra i due volatili mise la pulce nell’orecchio alla nostra intervistata, che era pronta a scommettere che non fosse un’amicizia nata per caso. Fu così che ella indagò sulle famiglie dei due pennuti e la loro storia, finché credette di essere giunta ad un nodo cruciale: la zia della fenice…

[segue una specie di puntata di Pomerùtiful]

…e così ecco dimostrata la parentela!

Al momento del commiato, udiamo suonare il campanello di casa. “Mio figlio è arrivato”, dice l’anziana signora con un sorriso raggiante, trattenuto a stento da un velo di contegno. Lo incrociamo uscendo, ma lo disincrociamo subito dopo aver intercettato lo sguardo di disappunto della madre. “Complimenti per il figliolo!”, rivolgiamo alla signora mentre stringiamo la di lui pinna destra con ammirazione, “e sa, credo che 10 metri di lunghezza sia stata una buona scelta per il maglione – però forse s’è dimenticata il buco sulla schiena per lo sfiato!”.

Sulla strada di casa, ci è balenata l’idea che quando avremo di nuovo voglia di sentire una storia interessante, potremo sicuramente tornare qui…

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September 8th, 2006 at 6:52 pm

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[Pomerania] Pomerania, declino e leggenda

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Articolo inizialmente pubblicato sulla forumzine Io TGM di luglio 2005.
Pomerania, declino e leggenda

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La Pomerania, come Mu e Atlantide, come la civiltà dell’Isola di Pasqua, come le creme bigusto alle nocciole decenti, non è più. Sorpresi dall’eruttare del vulcano spento da secoli, il Monte Fagiolone, i pomerani l’hanno prima zittito con un peto mandandolo a mugolare in un angolino per manifesta inferiorità, e poi tuttavia assecondato prendendo armi e bagagli e trasferendosi in massa in Lapponia. E così la Pomerania è ancora lì, intonsa, come i pomerani l’avevano lasciata; ma il Monte Fagiolone potrebbe riprendersi da un momento all’altro, e fagocitare tutto in fiumi di lava. I pomerani, da sempre abituati a fare buon viso a cattivo gioco, gli augurano un buon appetito e soprattutto buona digestione.

I lapponi sono stati felicissimi di accogliere i pomerani a braccia aperte, come fratelli.

Come fratelli di Abele.

Per il momento l’integrazione è ancora in alto mare, sul suo gommone sovraffollato di sostantivi politically-correct, perché le differenze culturali tracciano un solco ancora insanabile: ai lapponi il pinguino piace nature e giocoso, e ai pomerani piace insaccato e immobile; i lapponi apprezzano la DIGA e i pomerani venerano la MANIOCCA; ciascuno dei due popoli, un po’ come la faccenda della borraccia tra Coppi e Bartali, rinfaccia all’altro le peggio nefandezze e la camminata rasente ai muri è ormai d’obbligo per tutti *.

Come sempre, quando c’è da costruire un ponte tra due civiltà arriva in soccorso la cultura. La difficoltà di convivenza è sicuramente generata dalla scarsa conoscienza che ciascuno dei due popoli ha dell’altro, ed è qui che interveniamo noi, uomini di scienza. In questo articolo, sponsorizzato dal Circolo degli Esagoni Quadrati, parleremo di come nacque la grande nazione pomerana, incalcolabili secoli fa.

La leggenda di Aloysius Pomer

La terra che, affacciandosi sul Mare del Nord, mostra il didietro agli stati continentali (che per fortuna non hanno mai pensato di buttarla di sotto, o peggio), un tempo era così invivibile, ma così invivibile, che i distributori di Coca Cola in quella terra erano distanti due ore di camminata uno dall’altro. Fu allora che il rampollo di una nobile casata di fresatori di dentifrici dell’opulenta Europa, i Pomer, si rese conto che dopo l’Aqua Fresh nulla sarebbe stato più come prima nel campo dell’igiene intima, e decise di mettersi in spalla il fagotto e lanciarsi all’avventura.

Aloysius Pomer non brillava né per intelligenza né per prestanza fisica, ma aveva un… cuore, sì, un cuore enorme, gigante, lunghissimo ( o_O ). All’inizio, camallarsi** sulle spalle il suo strumento a fiato a doppia ancia da due metri e mezzo su e giù per le montagne, dentro e fuori dai boschi, fu una faticaccia. Quando, col tempo, scoprì che un fagotto solista era importante per le popolazioni che incontrava tanto quanto la muffa che si forma nei barattoli di marmellata pure ermeticamente chiusi PORCACCIADIQUELLAMISERIA, ora respirate, ancora, ancora, decise che era tempo di abbandonare la carriera musicale per buttarsi nel business dell’elemosina.

Fu il giorno che un distinto e generoso signore dai tratti orientali gli adagiò sul cappello (peccato che ce l’avesse ancora in testa) una moneta di sale da 150 chilogrammi, che Aloysius ebbe l’illuminazione: egli sarebbe diventato il padre di una nazione. Seguendo una voce che gli veniva da dentro, Aloysius si diresse verso nord-est con un rotolo della sua carta igienica preferita sotto braccio; caso volle che si fermasse proprio in quella terra che dà sul Mare del Nord, a un’ora precisa di camminata dal più vicino distributore di Coca Cola, in un luogo dal nome curioso di “ponte di Baracca”. Lì, Aloysius Pomer pose la prima pietra di quel che sarebbe diventato il castello della capitale pomerana; purtroppo non il SUO castello, poiché immediatamente dopo fu dilaniato da un branco di lupi feroci.

Era, questa, la leggenda di Aloysius Pomer.

Note:
* = un team di ingegneri civili inglesi non per nulla si è accampato in Lapponia per indagare su come l’usanza di camminare rasenti ai muri influenzi i sensi di marcia.
** = “camallarsi” è un termine pomerano che significa “trasportare a mano”.

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September 15th, 2005 at 12:00 am

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[Pomerania] Aggiornamenti vari sulle conquiste scientifiche pomerane

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Per il momento, data la scarsa frequentazione da parte dell’utenza (e su richiesta dell’utenza residua stessa), la Pomerania è stata spostata in un’area a sola lettura del forum di TGMOnline. Da un momento all’altro potrebbe venire eliminata per sempre, ed è così che ho voluto che le cazz… che le grandi scoperte scientifiche pomerane non andassero perse con essa. Riporto qui quelle principali, quelle da Nobel diciamo. Nel frattempo, i pomerani rimanenti si sono trasferiti in massa in Lapponia, antica rivale e ora suo malgrado terra di immigranti. L’attività scementifica continuerà, grazie anche alla prestigiosa rivista online (dite di sì) IoTGM, la cui attività preferita pare essere rinascere continuamente dalle proprie ceneri: nel prossimo numero, uno speciale sulla Pomerania firmato dal sottoscritto, in cui (forse) s’indagherà sulle origini di questa gloriosa nazione (l’articolo, dopo un periodo di esclusiva per la rivista, verrà riportato anche qui).E ora spazio alle cose serie.

[Nota, per chi non mi conoscesse: no, non sono pazzo :D]

Il topo ammuschiato

I topi ammuschiati che popolano le selve pomerane si muovono a mucchi e sono muschiati, fanno un po’ schifo ma sono comodi.

Se non se n’è mai parlato prima è perché solo ultimamente un piccolo manipolo di essi è riuscito a districarsi dal mega groviglione sortito dai festeggiamenti del solstizio d’inverno del 2000 (i topi ammuschiati festeggiano il solstizio perché è il giorno in cui muoiono meno di caldo), e finalmente a riprodursi negli arbusti-fotocopiatrice di cui noi pomerani andiamo tanto orgogliosi.

Al momento la nostra équipe di scienziati sta studiando gli effetti della ricrescita sulle méches che i topi ammuschiati si fanno una volta al mese.

Gli orchi sono finocchi? E se sì, vale il viceversa?

In accordo con non meglio identificati altri miei colleghi, abbiamo deciso di indagare sulla natura finocchiesca o meno degli orchi.

Mettiamo a confronto i due soggetti:
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Non crediamo davvero che sia necessario spendere parole per constatare l’evidenza, ma in quanto uomini di scienza dobbiamo accollarci l’incombenza, altrimenti il mondo di noi farebbe anche senza. E perciò esporremo con pazienza.

Balzano all’occhio due similitudini: il colore e la forma. Entrambi verdolini e tondetti, l’orco e il finocchio sono quindi della stessa specie perché sì.

Un’altra grande conquista della scienza pomerana!

Il caracollotto

Il caracollotto è un animale PERICOLOSISSIMO per gli umani, specie negli ambienti ristretti. Rettile dotato di corazza, è come una specie di tartaruga (viene infatti classificato come testuggine) ma ha le zampe moooolto più lunghe… TROPPO lunghe. Insomma, riuscire a mantenere il proprio baricentro in posizione stabile non è il suo forte, e avanza caracollando, ondeggia e manda a sbattere il suo guscio dove capita.

Perché sia tutto più chiaro: il suo guscio è resistente, puntuto e ad altezza testicolare.

Per secoli si è cercato di addomesticare l’animale: farlo abituare alla presenza umana è stato facile, ma le sue abitudini motorie hanno provocato gravi danni permanenti a molti pomerani e, diciamo, alla loro discendenza; si è deciso perciò, per il momento, di abbandonare l’impresa.

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July 23rd, 2005 at 5:42 pm

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[Pomerania] Parte 2: La campagna è quel luogo dove i fagianni scorrazzano crudi

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Nello scorso seminario abbiamo parlato di come siamo giunti a scoprire i fagianni. Ora ne approfondiremo la conoscenza.Il ciclo di vita dei fagianni può essere affrontato in due maniere diverse: come quello di un animale qualsiasi, oppure come qualcosa di completamente originale.

Noi abbiamo seguito la seconda strada.

Innanzitutto, i fagianni sono ovipari come tutti i volatili. Niente di strano. Ma non aspettatevi che copulino come tutti gli uccelli. E nemmeno che covino le uova. Macché. I fagianni, in dispregio di tutte le leggi mai concepite per proteggere il copyright, si fotocopiano!

Vediamo qui una rara foto di cespuglio-fotocopiatrice (purtroppo il mio collega Eladar non ha potuto fornirmi materiale fotografico su questo particolare vegetale pomerano, e perciò ho dovuto fare uso di materiale di repertorio):

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“Tu fotocopierai tuo figlio Isacco!” (o_O)

Se ben ricordate, nel primo seminario ho mostrato un’immagine di fagianni, dichiarando che fosse scattata durante il loro accoppiamento. Purtroppo non abbiamo altre immagini di quello straordinario evento, ma fummo personalmente testimoni di una specie di scambio di battute tra i due esemplari (tra parentesi il significato che dopo molto dibattere abbiamo attribuito ai versi):
Fagianni Maschio: ottimism’ottim’unipomerania (“Signorina, ho bisogno che mi fotocopi tutte le mie piume per il meeting delle 15″)
Fagianni Femmina: ottim’stocazz’tronynoparagoni (“Ma mancano 5 minuti alle 15! Non ce la farò mai! Non poteva avvertirmi prima?”)
FM: tronysucksmotilicenz’ (“Via, signorina, non ne ho così tante, di piume, ormai comincio ad avere una certa età… ci vorrà un attimo”)
FF: vabbuo’ottimism’vita,sale,supposta,cul’, vaselina (“Ma via, lei è un meraviglioso mezz’enne. D’accordo, mi metterò d’impegno”)

Strani versi fanno i fagianni, eh?
Comunque, di seguito a questo dibattito abbiamo visto la fagianni femmina prendere il maschio, sbatterlo enfaticamente dentro il cespuglio-fotocopiatrice, e attendere con pazienza l’uscita di un centinaio di uova in bianco e nero. L’operazione è durata molto perché il cespuglio era un modello vecchio e non faceva automaticamente il fronte-retro.

Purtroppo il sistema di riproduzione dei fagianni, se molto pratico e poco costoso, non è tuttavia esente da rischi. Qui un fagianni che vede da lontano l’autovettura della Finanza (suo nemico naturale):

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“Occazz’, la pula!” (Foto © Eladar)

Quello che è seguito, amici miei, ha riempito di tristezza tutti noi e non ho il cuore di raccontarlo. Ma è la dura legge della natura, delle religioni e della società. Del resto, una legge a protezione del copyright non è il primo dei dieci comandamenti dati dal signore del popolo di Israle a Mosé? “Non avrai altro dio all’infuori di me”. Son cose che segnano.

Ma torniamo a noi: cosa se ne fa un fagianni di una “covata” di uova? “Covata” tra virgolette, perché abbiamo già detto che in effetti NON le cova.
Abbiamo potuto osservare, tra i fagianni, i seguenti utilizzi delle uova:
-Partita a rugby, con la penalità della morte per chi rompe le uova. Tutte le volte una strage.
-Il gioco del “ma da qui la roba dovrebbe uscire, non entrare” portato all’estremo. Risparmiamo commenti.
-Inseguimento ad oltranza di eventuali umani incautamente avvicinatisi, con l’intera covata tenuta tra le ali e continuamente proposta per una frittura.

Cosa permette allora ai fagianni di riprodursi? Semplicemente il fatto che fanno delle uova un uso talmente scriteriato che qualcuna la perdono e si schiude da sola.

Ma i cacciatori pomerani ci hanno pregato di porre un’attenzione particolare ad un tema che sta loro molto a cuore: il fatto che coi fagianni di mezzo cacciare qualsiasi altro animale è impresa proibitiva.
Immaginate di essere un cacciatore di cinghiali. I nobili, potenti e saporiti cinghiali. Vi portate il vostro fucile a pallettoni, di quelli grossi. Vi pensate che, anche se un fagianni si porrà in mezzo, l’esigua mole dell’animale non impedirà il proseguimento dei pallettoni verso la preda designata. Ah! Illusi.

I fagianni sono intelligenti, non ci stancheremo mai di ripeterlo. Capiscono che cartucce avete nel fucile. E agiscono di conseguenza. Una volta sparato il colpo, una colonna di DIECI fagianni si porrà tra voi e l’animale cui miravate.

Adesso avete capito, sì. Con i fagianni, i cacciatori da predatori si trasformano in prede. Non si sfugge.

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“Chi ti credi di impallinare, TU?” (Foto © Eladar)

I nostri scienziati studiano e studiano, ma ancora non abbiamo trovato soluzioni. Solidarietà agli amici cacciatori.

Nel nostro Circolo il dibattito è aperto se sia il caso di considerare appartenente al ciclo vitale dei fagianni anche il tempo trascorso sui girarrosti e nei forni, poiché il loro periodo di vita attiva è talmente ridotto da avere paragoni solo con alcune specie di farfalla. Ma per ora è tutto, ci riaggiorneremo in futuro per eventuali proseguimenti.

Written by StM

July 3rd, 2005 at 1:44 pm

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[Pomerania] Parte 1: Introduzione – Al FaGianni i Lemmings fanno un baffo

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Per anni si è creduto che i boschi pomerani, orgogliosi e alteri al pari degli abitanti della nostra fiera nazione, permettessero di vivere sotto le loro fronde solo ai nobili cinghiali, e a qualche altro animale di poca importanza e di nessun interesse scientifico. Ma recenti studi più approfonditi, scaturiti da un rinnovato interesse pomerano per la conoscenza che esulasse da quella carnale delle leggiadre Maniocche™ (che va bene tutto basta che non siano TappiOche™), hanno rivelato un intero nuovo mondo, sotto l’impenetrabile coltre di verzura silvana.Finalmente, dopo anni di ricerche in ambiente accademico, ora anche il pubblico conoscerà la ricchezza faunistica della nostra boscosa Pomerania. Vi racconteremo le incredibili abitudini di animali straordinari quali il FaGianni, il Topo Ammuschiato, o il leggendario e sfuggente Balenottero Boschivo. Siamo certi che sentirvi nominare per la prima volta il Balenottero da un rappresentante dell’ambiente accademico vi riempirà di stupore. Ebbene sì, abbiamo finalmente raccolto indizi sufficienti a farci credere alla sua esistenza.

Ma frenate la vostra sete di conoscenza, o nobili pomerani, gentili ospiti di altre nazioni, e sopportabili lapponi. Stasera e nelle prossime serate parleremo dell’animale di cui più abbiamo approfondito la conoscenza, e che più ci ha stupito durante lo studio. Signore e signori, il FaGianni:

Fig. 1. Una rara diapositiva di FaGianni durante l’accoppiamento
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Sembra un volatile come tanti altri. Anzi, diremo di più, sembra un comunissimo fagiano, Phasianus colchicus. No, signori. Se il fagiano è un animale grasso, goffo e vistoso, il FaGianni in secoli di evoluzione è riuscito a perfezionare ciascuna delle sue caratteristiche salienti. Il fagiano è un uccello dalla carne saporita? Orbene, il FaGianni già viaggia con le spezie sotto le ali e nel [...]. Il fagiano in volo pare un piattello di un poligono di tiro? Allora cos’è il FaGianni, che ruota le ali a mo’ di elicottero, restando fermo nell’aria per minuti interminabili?

Leggo lo sconcerto nei vostri occhi. Credete, è lo stesso che abbiamo provato noi studiosi. Come ha potuto, un uccello così veementemente privo di istinto di conservazione, sopravvivere fino ad oggi e per giunta in stormi copiosi? La risposta giace nel suo peculiare e stupefacente sistema di riproduzione. Ma dovrete attendere una delle prossime conferenze per venire edotti su questa affascinante caratteristica del volatile, stasera non v’è tempo per approfondire.

Stasera teniamo molto a spiegare come si è giunti a riconoscere nel FaGianni una specie nuova, perché vogliamo dedicare la nascita di questo centro cultural-naturalistico alla memoria del grande scienziato Parvulus Tonius Bellum, accademicamente morto da quando malauguratamente accettò l’offerta di una fornitura vitalizia di elettrodomestici di classe A in cambio dell’arbanella contenente il suo cervello in formalina. Fu proprio Parvulus Tonius che diede impulso agli studi sul FaGianni, il giorno che il suo occhio fece un incontro ravvicinato, ravvicinatissimo con una misteriosa squitta proveniente dal cielo. Ricordiamo ancora le sue parole di quel momento, che tanto ci ispirarono negli studi successivi: “Ma cinghiale *censura* di una *censura* , se piglio quel *censura* di uccello lo *censura* e lo uso come preservativo”.

Nel giro di qualche mese, scoprimmo il motivo per cui il FaGianni per tanto a lungo non è stato riconosciuto: il generale abbandono, da parte dei pomerani, dell’antica attività della caccia. E allora capitava sì, andando nei boschi armati esclusivamente di macchina fotografica, di trovare qualche fagiano. Ma non FaGianni, oh no signori. Il FaGianni teme, e schifa chi non sia almeno minimamente pericoloso. E infatti solo per puro caso lo incontrammo la prima volta: dopo ore e ore di appostamenti stavamo facendo merenda con pane e Ciucchella™, la merenda dei ca**oni spalmandola con lo SpalmaCiucchella™, un coltello dalla punta arrotondata; vedemmo uscire da un cespuglio un grosso uccello che correva a perdifiato, e prima che potessimo fare alcunché l’animale spiccò un salto, fece due capriole in aria, e andò ad atterrare col cuore sulla punta dello SpalmaCiucchella™, uccidendosi.

Trascorsero dei bei minuti prima che capissimo. A posteriori, ci rendemmo conto che lo SpalmaCiucchella™ era probabilmente la prima arma che i FaGianni avessero visto da tempo immemorabile. E probabilmente, nei cespugli, ci fu un’aspra lotta fra di loro per decidere chi avesse diritto ad andare ad impalarvisi.

All’escursione successiva, rifacemmo la prova portando con noi nel bosco un comunissimo coltello: dal momento dell’estrazione a quello dell’impalamento trascorsero 32 secondi. Il dubbio sulla scoperta di una nuova razza era ormai certezza per molti di noi. Ma lo studio andava approfondito, e di certo non erano molto utili allo scopo quei brevissimi istanti in cui avevamo avuto occasione di osservare i FaGianni vivi. Ci venne un’idea, un’intuizione poi rivelatasi corretta: le armi da fuoco avevano sicuramente un aspetto abbastanza pericoloso, senza tuttavia permettere al FaGianni di uccidersi quando più gli aggradasse.

Ma i FaGianni sono animali intelligentissimi: il giorno che entrammo nella foresta con un fucile scarico, non ne trovammo nessuno.

La volta successiva avemmo l’incontro con un FaGianni più lungo della storia: per ben 3 ore, potemmo studiare il volatile mentre si accaniva sul fucile cercando un modo per far partire il colpo ed essere contemporaneamente di fronte alla canna. Da solo non vi riuscì, ma come abbiamo detto i FaGianni sono intelligentissimi: arrivò alfine un secondo volatile a dar man forte al primo, facendo scattare il cane del fucile e accoppandolo. Dovemmo disperdere una sopravveniente frotta di FaGianni quando scoprirono come il fucile si ricaricasse.

Purtroppo la voce tra i FaGianni si sparse, e non potemmo più osservare un esemplare così a lungo. Sono allo studio altri sistemi per approfondire la conoscenza dell’animale, anche se è un’impresa difficile come una partita a scacchi.

Per stasera ho concluso, vi ringrazio di essere intervenuti così numerosi. Prossimamente seguiranno altre conferenze su vari aspetti della vita di questo animale, dalla riproduzione alla sua presenza in antichi miti e leggende pomerane. Se avete domande posso vedere se rispondervi ora o se è il caso di espandere l’argomento in una delle prossime conferenze. Se non avete domande, arrivederci alla prossima.

Written by StM

June 13th, 2005 at 2:06 pm

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[Pomerania] Il FaGianni – Introduzione

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C’è questo sottoforum del forum di tgmonline che si chiama Pomerania. Un forum-nazione il cui scopo è passare il tempo a non fare nulla, ma con stile e devozione. O almeno, così era un tempo. Adesso la piaga di World Of Warcraft ha focalizzato l’attenzione di molti utenti sul gioco online e l’ha distolta dalle discussioni… e così, di sottoforum-nazione resiste solo l’apri-pista, la storica Lapponia. La Pomerania, attualmente, vivacchia. Stava per morire, poi s’è cercato di rinvigorirla con qualche nuova idea, ma forse non è stato sufficiente.

Il mio contributo è stato quello di creare flora e fauna dal nulla, cercando di copiare il meno possibile da altre fonti (la Lapponia in primis). Mi era venuto questo pallino così. Il primo fu il FaGianni, e ne dovevano seguire altri, come il topo ammuschiato… ma insomma, va bene attingere alla propria vena creativa, ma qui finiva che toglievo il tempo a cose decisamente più importanti.

Oggi do un assaggio, e poi nei prossimi giorni posterò le due “conferenze” che scrissi tempo fa. Anche se potete già leggerle andando in Pomerania, mi fa piacere conservarle poi anche qui.

Il Fagianni
Qui presentato nel suo habitat naturale: il mirino del fucile di un cacciatore
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Il verso del FaGianni: “Come si fa a non essere ottimisti?”

A presto ulteriori dettagli su questo sorprendente animale, per anni confuso con i comunissimi fagiani, ma in realtà peculiare delle selve pomerane. Tanto che di recente si sono scoperti interi cicli di miti tramandati oralmente che ne declamavano la nobiltà e lo sprezzo dei pallini del numero 5.

Written by StM

June 4th, 2005 at 3:21 am

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