Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Involuzione

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C’è gente che va in giro a mangiare rane vive. Che poi dicono che gli saltano nello stomaco, specie quando incontrano certe persone. Animalisti insorgete. E se voleste prendervi cura anche della mia, di rana…

C’è una componente dell’amore che da un certo punto della mia vita in avanti ha cominciato a farmi compagnia mio malgrado, mi ha fatto mettere in dubbio quelle che credevo fossero le mie qualità nell’ambito, e non contenta, adesso che i dubbi si sono dipanati in negativo e sono in ritirata, trova sollazzevole continuare a vessarmi senza requie e reiteratamente (con l’aggiunta occasionale di altre gustose locuzioni avverbiali desuete). Niente a più che peggiorare la situazione della mia autostima è servita l’esperienza inedita di ferire un cuore corazzato di cartapesta.

Uomo-burletta sempre a disposizione, esagerato nell’autoironia e con scarse probabilità di essere preso sul serio, causa predilezione delle burle o delle gravi quistioni, e lo schifo di tutto quel popò di roba che alberga a mezza via; pochi eletti, per congiunture astraTTE e generalmente esulanti dalla volontà loro, hanno stretto la mano alla faccia in ombra del giullare muto: qui se ne rispetta l’ombrosità e se ne tacciono le caratteristiche.

Nessuno mai conobbe, invece, talune cose che non stanno né davanti né dietro, ma bensì dentro. Nessuno forse le conoscerà mai, salvo questo folle che trovò così sciaguratamente sensato guardarsi dentro prima di guardar fuori: avrei perlomeno potuto provare a dare Anatomia.

Disclaimer: niente a che fare con coltelli, mannaie, vanghe, profanazioni, violenze, perversioni, attività illegali in genere, terrorismo, visione in replica degli Almanacchi del giorno dopo delle annate ’86-’87, iscrizione a logge massoniche con scappellamento a destra, diarrea.

Aprimmo con un anfibio, chiudiamo con un rettile: il serpente si morde la coda. Che non è un modo originale per praticarsi sesso orale in autonomia, bensì un’auto-condanna cosciente e stupida al perpetuarsi del proprio supplizio (“Cosa fai stasera, esci?” “No, mi fan male i testicoli” “Ma dai, e cosa fai in casa?” “Mi martello i testicoli”).

E così ci si mette sempre il caso, a sistemare le cose. Io mi ostino, egli s’impunta. Vedremo chi l’avrà vinta.

(io intanto mi do una spuntatina ai capelli, così, tanto per non disturbare al cinema… no, giuro che non li taglio, solo una spuntatina)

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December 18th, 2006 at 11:46 pm

Morti in varie salse

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stm_sottosuolo.png
Tutto è cominciato quando ho pensato che sarebbe stato buffo vedere “stm.sottosuolo.org” su una pietra tombale. Dove meglio che lì? Poi ho ucciso l’idea buffa constatando che non sarebbe stata abbastanza buffa. Tuttavia ho provato lo stesso, e il risultato è niente più che una sperimentazione di tratto e font.

Sempre sul tema della morte, porgo le mie sentite condoglianze alla moglie dell’alimentatore del mio portatile, e alla capacità residua della batteria, che non ne avrà per molto tempo.

Oh, e può darsi che abbia ucciso la lingua inglese… ricordo dal corso per il FCE che c’era qualche stranezza nella consecutio, sia al passato che al futuro, ma sono anche passati due annetti…

Sembrerebbe insomma che l’unico a non morire qui sia io. Oh, non vi preoccupate, ce la sto mettendo tutta (è anche una di quelle cose che comunque riesce più o meno a chiunque), anche se forse il concentrarmi in maniera troppo esclusiva e poco volontaria in sofferenze da magonegenesi, notoriamente tanto più odiabili quanto più durano (e perciò per esigenza di sfiga quanto più durano tanto più vivi), ecco, temo non darà il risultato “sperato” tanto presto.

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December 18th, 2006 at 1:04 am

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Sbagliando s’impara

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Alle volte mi pare quindi di stare facendo un prestigioso master. Ma almeno l’attestato, me lo daranno mai?

Neanche per idea starò a spiegarvi cosa intendo. Perché poi ci sono quelle due-tre, quattordici cosette, che da elencare son tediose. No, quindi vi parlerò di altro. Fortunato quindi chi non si sarà fermato al banale titolo.

Non ho memoria dell’ultima volta che ho sentito un’eco. Una di quelle ben fatte, da montagna. Sicuramente ero piccolo, piccolino, l’ultima volta. E così il pensiero di questa mancanza così prolungata mi ha stranamento intristito. Se ci pensate, l’eco è una cosa straordinaria, epperò un filino troppo ingannevole: la voce della vostra piccola esistenza è l’umile sorgente acustica; qualche ettaro di territorio privo di superfici fonoassorbenti (sciò alberi!) l’imponente cassa acustica; le vostre orecchie, chi si lascia fregare.

L’eco illude. Sentite la vostra smilza vocina diventare un vocione della terra; ogni vostro sussurro vi sembra poter raggiungere schiere e schiere di potenziali discepoli. Ma badate: i discepoli sono fonoassorbenti; e soprattutto: i discepoli non stanno dove siete voi.

Eh, già. Per sentire l’eco bisogna anche trovarsi nel luogo in cui l’onda sonora viene riflessa. E Magari questo luogo è anche l’UNICO in cui l’onda sonora viene riflessa con una potenza sufficiente, magari per via di somme costruttive di onde riflesse provenienti da più direzioni. Perciò avete fatto la voce grossa, e ve la siete anche ri-ascoltata in esclusiva. A che pro?

Beware, Bloggy Boy, as you’re not as new a creature as you think you are…

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August 12th, 2006 at 2:30 am

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A chi è in cerca d’amore

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E a chi l’ha trovato, ma nel posto e nel momento sbagliato.

Non siete in errore. La ricerca vale il vostro tempo, la posta in palio vale la vostra puntata. Potreste non vincere mai, ma ciò NON significherebbe perdere sempre; una sconfitta sarebbe invece l’abbandono, il ripiego, l’autoillusione. Non è forse illusione l’amore, domandate? Vero, cari lettori che usufruite della chiamata parapsicologica in trasmissiome, ma è un’illusione più forte di noi, è un enigma che non possiamo decifrare – e se vi riusciamo, non è ciò che stiamo cercando.

Amore. Il suono di questa parola è l’onomatopea di un bacio sulle labbra; del sommesso richiamo disperato, della presa di coscienza di un uomo solo nel buio di una nuda collina stellata; ha la stessa dolce leggerezza di un bambino che in braccio a sua madre comincia farsi una ragione di avere tutto un nuovo mondo da scoprire. E noi nella vita vogliamo qualcosa di meno? Oh, no, signori, no. Noi vogliamo tutto, nella vita, e non sarebbe tutto se mancasse la cosa più bella.

Non mi si fraintenda. Di amori con la a maiuscola se ne sono avvistati a milioni, a stormi, a frotte, a banchi; mere illusioni gnoseologiche, prosciutti negli occhi filosofici o per meglio dire ormoni, convenzioni sociali e false convinzioni a iosa. Il concetto di amore è soggettivo, per cui a ciascuno il compito di cercarlo, individuarlo, e abbatt… e conquistarlo.

Torniamo coi piedi per terra, e per la precisione al titolo-dedica. Ci sono persone che vogliono tutto oppure niente. Sono coloro che mi va di elogiare stasera, ma non crediate che non ci voglia coraggio per fare qualsiasi altra cosa: anche il coraggio è soggettivo, e ogni uomo sulla faccia della terra ha le sue occasioni per essere, magari inconsapevolmente o anonimamente, eroe. Che culo, essere eroi in un film che non verrà mai distribuito nelle sale. Sto per caso divagando? Sì? Dev’essere l’alcool: non ne ho nemmeno un po’ in corpo. A meno che lo zucchero che costituisce la mia infinita dolcezza non… oh, ecco l’effetto di non scrivere da troppo tempo… stavo dicendo?

Pare un marchio d’infamia essere soli. Non è solo il fatto di non avere nessuno da paciugare se siete in vena di paciughi, ma c’è anche un senso di colpa per la propria solitudine: “la società degli uomini vuole che io abbia una compagna, questo s’aspetta da me e io la sto deludendo”. E così che trovi una massa di cretini che si sposa troppo presto, travisando completamente i propri sentimenti, il proprio compito, e non ultime le proprie aspirazioni. E magari non se ne rendono conto e vivono felici e contenti fino alla morte. Qual è allora la differenza con chi fa ciò che vuole veramente fare ed è felice per questo? Assolutamente nessuna. Anche la coscienza di sé e la felicità sono soggettive.

Eppure mi voglio sciogliere dal vincolo che mi autoimpongo, dell’inutilità dei giudizi in quanto inapplicabili al di fuori del proprio giardino, indipendentemente da quante tinteggiate diamo alla nostra casa per farla somigliare a quella altrui: voi che preferite la solitudine piuttosto che cedere a illusioni minori, piuttosto che sentirvi prostituiti a qualcosa in cui non credete, piuttosto che rischiare di offuscarvi la mente con cose che altrimenti vi sembrerebbero sciocchezze. Voi… forse sbagliate. Forse state solo inseguendo un’illusione d’illusione, state cercando di aprire una matrioska senza fine (e poi che ve ne fareste dell’ultima bambolina piccina picciò com’è? A parte renderla protagonista di scurrili giochi verbali?). O forse… no. Forse fate bene. Forse fareste bene anche se foste nel torto. Potete avere l’aspetto di qualcuno più inadatto di altri alla vita, ma è solo la condanna dei pesci (o degli ippopotami, per fare forse un esempio più calzante, e fin simpatico -_-) fuori dall’acqua; se li metti in acqua, che andare, signora mia, che andare! In padella ancor meglio, dirà qualche buongustaio del pubblico, ma al buongustaio ricordo l’alternativa del cavallo di fiume, che in padella, almeno intero, non ci sta.

Forse un giorno vi ritroverete in un letto… di fiume, e farete vedere a tutti come sapete nuotare bene. Meglio di quanto voi stessi crediate. Forse.

(come mio solito una parte del discorso che volevo sviluppare non si inserisce da nessuna parte; ma è un bene, è sempre un bene quando succede…)

(commenti come “prooooooot” e “mbof” saranno considerati perfettamente leciti)

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July 10th, 2006 at 11:31 pm

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Je sais pas

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(sottotitolo: Qui est-ce que je suis?)

Mi manca un po’ la voglia di scrivere. Non leggetelo come un testamento, o come uno dei tanti post “qui si chiude” che in genere vengono regolarmente disattesi. No. Magari troverò qualcosa che sia *obbligatorio* scrivere, anche domani stesso. Nessun tabù. Però sto passando il tempo a sopprimere idee. Non l’ho mai fatto prima d’ora (e ve ne sarete accorti tutti)… rientra nel mio percorso di sperimentazione caratteriale: cosa succede alle idee uccise nella culla? Non potrei rispondere se non mi sporcassi le mani. E allora via, che il momento è propizio.

Da molto tempo vado dicendo che sto cambiando, che forse sto diventando un’altra persona… non è vero, eppure è vero. Sono cambiati alcuni miei aspetti esterni senza che siano cambiati i motivi che li sottendono, e viceversa sono rimasti identici alcuni miei atteggiamenti pur con un quasi radicale sovvertimento alla base. Forse, nelle mie reminiscenze di Hermann Hesse (a rileggerlo ora non credo mi piacerebbe, ma mi è rimasto l’imprinting), sono allo stato “Siddharta”, nel momento di abbandono della vita ascetica. Con i dovuti distinguo, lungaggini e ridimensionamenti.

Non mi sono mai sentito così lontano dal timone del mio destino. E forse per questo, invece, non sono mai stato così vicino.

Non sono mai stato così avvolto nella nebbia delle possibilità. E forse per questo, chissà, saprò orientarmi nel mare delle opportunità.

In realtà non cambia, non cambierà, e non è cambiato nulla. Non perché sia tutto immobile, ma perché mi sono andate giù dallo sciacquone tutte le categorie per monitorare il cambiamento. Attendo fiducioso un’illuminazione.

E con questo fanno 5 post da malato mentale. Suvvìa, forse ci salverà Google Notebook o qualche mia impresa di installazione funambolica di sistemi operativi. Resistete. Tre volte.

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May 11th, 2006 at 10:23 pm

Due sedie in mezzo al nulla

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Deserto. Due sedie. La differenza tra il vero nulla e il nulla che racconta una storia.

Non sappiamo perché le sedie siano lì, ma ci colpisce che siano lì, perché non dovrebbero esserci. Ci parlano di qualcosa che c’è stato, o deve ancora esserci; o che, invisibilmente, c’è.

L’altroieri, il più grande concerto di tutti i tempi. Ieri, la più grande operazione di pulizia di tutti i tempi. Oggi, qualcuno si è dimenticato due sedie, che sono ancora lì e ci rimarranno per anni. Perché nel frattempo saranno diventate ambiente, si perderà la memoria del loro primo arrivo e nessuno s’azzarderà a disfare qualcosa la cui ragione d’esistere è ignota.

Un uomo, solo, percorre 20 chilometri a piedi, sotto il sole cocente, con una sedia sulle spalle e una a traino. 20 chilometri di doppia striscia nella sabbia. Giunto in un punto apparentemente casuale, si ferma e poggia le due sedie, una di fianco all’altra; su una si siede, e l’altra la guarda, vuota com’è. Aspetta qualcuno? O una sedia vuota è meglio di nessuna sedia, per illudersi di non essere solo?

Le due sedie sono una filiale della Banca Mediolanum. Se aguzzate lo sguardo, su una di esse c’è un fogliettino, “torno subito”. Girate lo sguardo a destra e a sinistra… niente, per chilometri. “Torno subito”… v’inquieta.

Una mongolfiera si è liberata della zavorra. Le due sedie, che non si sa cosa ci facessero lassù, sono cadute in piedi per puro caso.

Stasera, su quelle due sedie, due pupari occulti si siederanno, si guarderanno e, ridendo sguaiatamente (inauditi per miglia), decideranno le sorti del mondo.

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December 20th, 2005 at 7:50 pm

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Lav tudei

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L’amore al giorno d’oggi riempie il cuore di gioia. E’ così onesto, altruista, totalizzante, sincero, carnale, divertente, eterno, invidiabile, intimo, concreto, coraggioso, possibile, solido, trasparente, sensuale, ultraterreno, autosufficiente, incorruttibile, indistruttibile, affettuoso, maturo, caldo, tenero.

[image]

Quello che vedo in giro invece cos’è?

Guardate, se non sono sms sono altro, non è il mezzo o l’età a fare da spartiacque. Come dicevo a qualcuno (e come ho sentito dire da qualcuno), sembrano proliferare le persone immature, egoiste, vigliacche. E stupide (non avevo usato esattamente questa parola ^_^).

E poi ci sono invece delle persone che invidio e a cui auguro sinceramente di continuare a provocarmi invidia, perché mi sta bene così.

A proposito… ha un che di buffo vedere le coppie che vanno nel pallone perché altre coppie, che vedevano un po’ come guide, fari nel mare buio della solitudine, deflagrano senza preavviso… ^_^

Ma se ci ripensi, non è per niente buffo. Per quali cavolo di motivi riusciamo a stare insieme ad un’altra persona… da manicomio, da manicomio.

Ora veniamo alla vignetta: non è granché, lo so :(. Fosse stato importante, avrei dovuto rifarla. Fin dall’inizio mi dicevo che, nonostante avessi orientato lei a ore 2 rispetto allo spettatore, potevo benissimo rendere l’effetto dell’occhio che si spostava dalla sua sede per ruotare di quasi 180°… insomma, penso che la metà di voi se ne sarà accorta adesso che l’effetto voluto era quello. E anche se l’avete capito, non è certo reso bene. In generale, mi ritrovo a dover disegnare cose troppo piccole, troppo dettagliate – e me ne accorgo troppo tardi. La matita mi illude, maledetta lei. Poi varie ed eventuali (le linee spezzate delle trasmissioni, ad esempio, e una certa caoticità che non posso fare a meno di avvertire in molti miei disegni).

Un giorno o l’altro poi mi leggerò qualche tutorial per migliorare il processo di digitalizzazione (a partire dalle cose da NON disegnare, fino al post-processing).

Written by StM

August 29th, 2005 at 3:08 am

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The lamoor

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La via più semplice è farlo in contemporanea. Innamorarsi intendo. Nel giro di una settimana, alla colpo di fulmine, o nel giro di un anno, facendo finta che accada in modo del tutto inaspettato, non v’è poi così tanta differenza. Le volte che sono stato in qualche modo ricambiato, forse, è successo così.

Non sono un conquistatore: o piaccio o non piaccio, non c’è molto da arzigogolare. Che io mi ricordi non ho mai fatto il “primo passo”, se non una volta che avevo tante speranze quante sono quelle di “uccidere un dinosauro a colpi di fichi molli”. Ma a volte s’ha anche da perdere, per tirare avanti. Bere dall’insapore calice della sconfitta, un po’ come quelli che si fanno battere a poker per farsi amica la gente. Più o meno, via.

Mi sono reso conto di quanto sia normale una cosa che all’inizio (un certo inizio) mi sembrava strana: non avere un paio d’occhi (e d’altre cose che sempre vanno in giro a coppie, lo ben so che l’avete pensato) da rimembrare quando il pensiero si facesse cupo e scoraggiato; poter pensare a questo o quello sguardo, questa o quella cascata di capelli, questo o quel sapetevoicosamaancheno, sempre mi dava conforto, speranza, sollazzo, insomma mi metteva di umore buono o non negativo. Anche quando non succedeva che le labbra attaccate a tutto quel popò di roba le potessi effettivamente baciare all’occorrenza. Boh, il pensiero della beltade fine a sé stesso? Non indaghiamo.

Dicevo, quindi, che dopo anni e anni di topacentrismo dei miei pensieri (e dico anni, tanti anni), ecco che mi scopro improvvisamente capace di… non pensarci. Probabilmente non posso cantare vittoria… probabilmente il fatto è che è un periodo che quasi non ne vedo e quindi non mi viene nemmeno in mente. Ma non è la prima volta che ho un periodo così, quindi qualcosa dev’essere cambiato davvero. No, non è che improvvisamente mi interessano gli uomini.

Qualche tempo fa ho fatto il test sul mio livello di gecosità (di cui ho trovato il link sul blog di Maya, per la precisione qui), e con disappunto ma anche sollievo mi sono scoperto geek manco pe’ gnente, quindi NON è questo il motivo. Non mi scopro ad accarezzare languidamente il touchpad, a tastare con lascivia il tappetino del mouse, ad infilare morbosamente le dita nel floppy drive. NO. Questo NON succede.

In realtà di capirci qualcosa non mi frega. E anche questo è strano. Quindi via con il loop, badando bene che non ci siano pecore nelle vicinanze sennò si spaventano.

…non è la serata giusta per scrivere, mi scopro a pensare il peggio dell’eccedenza degli scarti delle peggiori battute schifose di incapaci comici falliti, fuori d’ispirazione, in coma etilico e senza nulla da perdere. Bene, ho colto l’occasione, ho scritto lo stesso.

Il post poteva anche evitare di virare verso la farsa, ma checcivoletefare, ho solo preso il materiale che ormai poteva essere dissecretato, magari per decorrenza dei termini… “de l’amour” (spiego così il titolo a chi non l’avesse capito) io avrei tanto da dire, davvero, ma visto che per parlare di amore si deve parlare di almeno DUE persone, e visto che non è mio uso parlare di altre persone che di me stesso (non per egocentrismo ma per rispetto), abbiamo fatto il possibile.

Written by StM

July 8th, 2005 at 9:27 pm

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Torno sui treni

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Già, almeno due volte a settimana. Peccato (meno male) che in futuro probabilmente diraderò molto la mia frequentazione. Ma, se riesco nell’intento di non avere MAI bisogno di un’automobile, chissà…

Perché poi il treno è bello, perché puoi fare incontri interessanti. O riempire il vagone vuoto con i tuoi amici immaginari, a seconda delle volte. O entrambe le cose. Tanto, finché un posto è libero un amico immaginario ci può anche stare. Ma non parlategli, che in presenza di estranei tendono a vergognarsi. Fate finta di non conoscerlo.

Poi ci sono le volte che gli amici immaginari li dovete lasciare a terra. Perché già non ci state voi e i vostri bagagli, figuriamoci loro. Ma da dove sarà saltato fuori, poi, quel ciccione con la proboscide…

Vi avevo già segnalato il blog Visioni Binarie di Alice Avallone… e da quel che ho visto, pare che ben UN visitatore di questo blog sia andato a visitare anche quello, cliccando sul link… mi sento molto orgoglioso di me, di te, di tutti. Anche stavolta recidivamente risegnalo, ma una iniziativa in particolare, che mi pare interessante: far ritornare il blog all’ovile, al tema ispiratore nella sua piena concretezza – in treno. Non più quindi pixel su uno schermo, consumati adagiandoci pigramente e in spregio della legge 626 sulla sedia girevole di casa nostra, ma carta viva e presente, ingombrante se vogliamo ma amichevole e soprattutto nel posto giusto, d’elezione, dove la vita scorre, viaggia, e dove tutto è nato.

Ora, *ehm*, vorrei dire a quelli che come me sono laptop-dipendenti… ecco, sì, *c’è* differenza tra un laptop e un foglio di carta, anche se si possono consultare in treno *entrambi*. Non lascereste mai il vostro laptop sul sedile, così i passeggeri successivi potranno leggerlo, vero? Ecco.

Se vi ho solleticato, e non nel senso delle vostre nocche pronte a censurarmi gli zigomi, non ho altro da aggiungere che non sia scritto nelle istruzioni per partecipare. Tra l’altro, consiglio la lettura di tali istruzioni anche a chi si fosse chiesto fino ad oggi se Alice Avallone fosse una perfida criminale ammazza-privacy dedita ad ogni genere di sotterfugi, o una persona come non ce ne sono quasi più, che si limita a *chiedere* con sincerità.

Ora mi duole comunicarvi che il treno è stato spostato di binario, quindi affrettatevi là. Buon viaggio!

Written by StM

June 10th, 2005 at 1:26 am

Pensierini della nottata

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Non è giusto fare tutto noi. Anche se saremmo in grado.

Non è giusto farci amare troppo. Anche se tutto quello che vogliamo è solo aiutare.

Le persone devono contare su loro stesse.

E’ grandezza anche sapere quando farsi da parte, e lasciare il posto ad altri.

E’ un errore, un grosso errore, aiutare qualcuno quando chi aveva il dovere (e quindi il diritto) di aiutare era un altro.

E non sono nemmeno arrivato a quello che sarebbe giusto per noi!

Attenti alla generosità, nasconde insidie.

Written by StM

April 7th, 2005 at 2:18 am

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