Archive for the ‘pillole’ Category
Stage non retribuito nel campo delle risorse umane
L’annuncio è lì perennemente e ti rassicura. Ti rassicura sul fatto che se vai a portare il tuo curriculum nel posto in cui lavora chi ha accettato quella forma di schiavismo, e casualmente costui ha un profilo professionale comparabile col (e soprattutto inferiore al) tuo, COL CACCHIO che ti segnala gli impieghi per cui LUI (a onor del vero, in genere LEI) manderà il cv.
Mi fai un sorriso?
Eh? :)
Su :)
Me lo fai? :)
Sfondazione comunista
Oggi assistiamo alla creazione di un soggetto politico nuovo e forte che tanto per far qualcosa di nuovo e forte ritornerà nelle fabbriche, ma non (come ci si auspicherebbe) a lavorare, bensì a raccontare fandonie anacronistiche e a far perdere tempo a operai e paese con l’ostruzionismo ad oltranza per spezzare capelli in quattro (fandonie perché loro non ci credono, e anacronistiche perché non ci crede nessun altro).
Proprio un peccato che segretario non lo sia più chi ha trovato (anzi, tVovato) la ricetta giusta per curare tutti i mali, una ricetta nuova e mai praticata: lo sciopero generale. Che fa tanto bene all’economia, al dialogo tra le parti sociali, aiuta sicuramente a tutelare la costituzione (indovinate un po’ quali articoli si dimenticherà di conservare, questa allegra legislatura costituente?), e soprattutto è veramente equo (si provi un impiegato, un precario, un libero professionista a scioperare… si becca tanti calci nel sedere!).
In tutto ciò PROPRIO mi SFUGGE come la Sinistra Arcobaleno non abbia fatto saltare il banco alle ultime elezioni. Proprio.
“Mi spiace signor Presidente, non la posso processare”
Da qui:
«Mi offende solo il fatto che si pensi che io possa approfittare delle norme appena varate dal Senato e chiederò ai miei legali di non usufruirne»; «Mi si accusa di cose che non esistono: lo giuro sui miei cinque figli»
Scenario: Berlusconi seduto al banco degli imputati che prega in ginocchio Ghedini di non essere troppo cattivo coi giudici. Qualche occhionata ai medesimi (seduti alla cattedra) che implora “processatemi, ve ne prego”. I giudici inflessibili che dicono “No! La legge è chiara, questo processo va sospeso”. “Ghedini! Fai qualcosa! Loro DEVONO processarmi, non può finire così… mi son fatto passare per furfante tutta la vita e ora mi si vuole negare un giudizio equo? Per cosa ho vissuto, allora, PER COSA?”.
Exeunt i giudici.
Ghedini: Chiedi loro del fazzoletto che gli hai regalato.
Silvio: Eh? Ghedì’, che cazzo stai a dì’?
Exit Iago.
Silvio: Ghediniiii…
Sipario
Il voto utile
Guardi Antonio Di Pietro e ti domandi dove abbia nascosto la navicella spaziale dalla quale è sceso. In un paese in cui la politica è fatta nei corridoi, nei vertici tra pochi intimi, nella calotta cranica di chi ormai può fare quel che cacchio gli pare, lui è ancora capace di sostenere che la politica andrebbe fatta alla luce del sole. “Veltroni può andare all’incontro con Berlusconi; ma ci deve andare anche quella telecamera lì”.
Segue pistolotto che ho cancellato nella speranza che sarebbe stato riconosciuto come l’accrocchio di ovvietà che era.
Tre pensieri tre (messaggio subliminale)
Ricevere messaggi dall’aldilà (onirici o reali) da genitori viventi rovina il sonno, e in generale non fa bene all’umore. Ne avevo avuto sentore anni fa, quando giocherellando col microfono sul PC avevo registrato mia madre cantare; risentendo, era scattata l’associazione immediata a quelle cassette che abbiamo con la voce registrata dei nonni, e m’era preso il magone. Promemoria: niente registrazioni audio, video, e fotografie il meno possibile.
Se abitassi sopra una panetteria che sfornasse focaccia tutte le mattine, probabilmente ingrasserei a vista d’occhio, ma sarei anche felice. Ma un momento: sto ingrassando a vista d’occhio. Quindi devo anche essere felice. E abitare sopra una panetteria.
Ho deliberato che quando, qualche anno fa, mi dicevano “eee, siete giovani, avrete tempo”, era una cazzata. Perché era una scusa con la quale di tempo me ne facevano buttare a volontà.
Il pregiudizio di riflesso monetariamente costruito
Se vai in giro con una Nikon D70 e un obiettivodellamadonna al collo, capita che i non esperti ti prendano per un professionista, per uno che se ne intende. Se adesso, nel mio caso, la cosa cominicia ad essere quasi vera (che non vuol dire che io sia bravo, ma ad intendermene comincio), non è mica sempre stato così. Per un anno sono andato in giro con quella cosa senza saperla usare. Epperò quando i turisti mi chiedevano di far loro delle fotografie con i loro apparecchi era per il pregiudizio che io, in funzione di quel mio possedimento lì, avrei fatto delle foto meravigliose.
Sono addolorato per il brusco risveglio che avranno avuto a casa.
Sono stato a lungo uno di quei ragazzotti che sfruttano al limite ciò che hanno, invidiando occultamente chi invece ha molto più di ciò di cui ha bisogno. Con questo in mente, sono diventato perlomeno qualcuno che calibra i propri possedimenti sulle proprie esigenze. Eppure mi trovo ogni tanto a possedere strumenti per esprimere la mia creatività più immeritatamente di altre persone. Insomma, mi sento in colpa. Se comincio a fare beneficenza per sopperire al senso di colpa, però, sparatemi.
La pappa
Un altro modo di manifestare affetto prende la via del cibo. Affetto, seduzione, dominio, tutte facce di una qualche misteriosa medaglia che ci teniamo dentro. Manifestare, ricevere, anche entrambe le cose contemporaneamente, quindi volerSI bene; o negarselo.
Trovo triste che a qualcuno il preparare pranzo e cena sia l’unico modo concesso, peraltro non riconosciuto, di dare affetto.
E’ un periodo che sono così distratto
che quando vado a far acqua rischio di andare a farla col pipino di un altro :|
La solitudine filmica
Mi è capitato talvolta di domandarmi che accidenti di vita conducessero taluni personaggi di film; che fossero protagonisti, comprimari, o comparse, la loro vita sociale rasentava l’inesistenza, se non per quei pochi minuti in cui comparivano a schermo, e con l’ovvia eccezione dell’amoredellalorovita, a cui stavano regolarmente attaccati come simbionti. Quando ci sono, gli amici sono i vicini di casa, i colleghi, perfetti sconosciuti che diventano miglioriamicimorireiperte dall’oggi al domani.
Non so se dire “grazie al cielo la vita vera non è così”. Perchè chiaramente avere amici, magari *tanti*, consolidati amici, è una bella cosa; ma può capitare, nella vita vera, di pensare: “ok, amici a bordo, possiamo salpare; gli altri si fottano”. E questo è un po’ meno bello.
(ovviamente so che ci sono esigenze di snellezza della sceneggiatura, e so anche che molti film sono figli della cultura americana, che a volte produce cose sconcertanti come le case “chiavi e amici in mano”; ma non approfondiamo, lasciamolo come flash)
