Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Spotorno Comics 2009, o gli affari degli altri

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E’ il secondo anno che vado a Spotorno Comics, e credo ci tornerò volentieri il prossimo anno.

La cosa decisamente interessante di questa manifestazione è che pochissimi sono gli spettatori (io tra questi): dei presenti, c’è ovviamente chi fa le vignette, caricature, ritratti; ma c’è anche, soprattutto, chi se li fa fare. Da un lato del tavolo i fumettisti e disegnatori; dall’altro lato il pubblico, spesso affezionato e ormai “di casa” (e conosciuto per nome dagli artisti), a dare il soffio vitale alla lunga notte delle vignette.

Perché se ti metti in fila perché vuoi una vignetta, quando è il tuo turno non dici semplicemente “dammi una vignetta!”. Racconterai un po’ chi sei, perché sei lì, per chi vuoi che sia fatta la vignetta. Come i ragazzi che l’anno scorso volevano dedicare una vignetta all’amico Fabio che si era comprato la Skoda Fabia praticamente solo per il nome, e Giannotti li aveva accontentati con una vignetta “D’estate a Spotorno, sull’Aurelia tutti in coda…”, con un personaggio che invece orgoglioso e tronfio dichiarava “Io in Skoda!”.

Chi cerca una vignetta si ritrova a raccontare la propria vita in una manciata di secondi, fino a qualche minuto: dove vive, che lavoro fa, se è sposato, se ha figli, per che squadra tifa; si ritrova a dire quello che in quel momento gli sembra più importante, più caratterizzante del proprio essere. Una cosa che a me fa quasi andare nel panico, uno dei motivi per cui non ho ancora deciso di affrontare la coda per prendere la mia, di vignetta. Avrei finito per dire che sono un programmatore, e con la fotocamera in mano sarebbe stato evidente che mi piace fare fotografie; non avrei potuto nascondere di essere innamorato (per via dei cuoricini che svolazzano tutto intorno)… e avrei ricevuto una vignetta geniale (come ne ho viste tante) che mi avrebbe colto in pieno anche a partire da quei tre dati su di me messi in croce. Quasi il timore di vedermi rubata l’anima.

Un altro motivo per cui non mi sono ancora messo in coda per la mia vignetta è che ho trovato troppo interessante, e bello, farmi gli affari degli altri. Ascoltare le storie del pubblico, gli aneddoti dei disegnatori, cogliere nell’obiettivo attimi di concentrazione o di intimità. Essere spettatore anche nel momento in cui essere spettatore dovrebbe essere l’eccezione e non la norma. Ma forse è proprio questa mia inclinazione ad avermi fatto affezionare alla fotografia :)

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La festa è finita?

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Ritorni dalle ferie e ti ritrovi ad aspettarti dei casini che non hai combinato tu ma che devi mettere a posto tu, perché sono tutti al mare (compresi i cervelli di taluni individui delle controparti che invece sono, solo apparentemente, rimasti al lavoro).

Nelle settimane in cui potevi andare al mare, non sei quasi mai andato al mare. Non è che facesse tutto ‘sto caldo, dopotutto. Ritorni in ufficio e vedi il condizionatore che si è installato un condizionatore perché ha caldo.

Bentornato. Eh sì.

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August 19th, 2009 at 9:59 pm

Riassunto delle puntate precedenti

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L’antipostite è una brutta malattia. Si presenta nei soggetti possessori di blog di qualsiasi età, ma preferibilmente in coloro che ne siano dotati da più di due-tre anni. La sintomatologia include il pensare che ogni tema di cui si potrebbe parlare sia una cazzata, guardare una galleria di foto pubblicabili e pensare che andrebbero un minimo ritoccate in verità, avere sonno nei momenti tradizionalmente più propizi per la creazione dei post, percepire di avere troppe altre cose da fare, non essere nemmeno più tanto un lettore di blog altrui. Se qualcuno conosce la cura, si faccia vivo.

- S. dice che  i tizi che hanno fatto quel programma che è in uso dall’84 non sono sembrano molto collaborativi.

- Cosa vuol dire che non sembrano collaborativi?

- Non lo so. Magari sono semplicemente morti.

La vita mi ha sorriso, in questi ultimi mesi. Ho cercato in tutti i modi di rovinarmi economicamente, ma mi sono stufato prima io del mio conto corrente. Sono riuscito a far diventare la mia scrivania ancora più nerd (adesso i monitor che ci sono sopra sono 4). Mi sono state fatte passare delle cazzate immani. Sono innamorato. Mi dicono che devo essere contento se ho tanto lavoro in questi tempi di crisi… felicissimo :) :) :), oggi è il mio primo giorno di ferie e mi aspetto *almeno* una telefonata da un momento all’altro, mentre quando ho fatto un’altra settimana di ferie qualche tempo fa ho passato metà del tempo a rispondere a mail; sì, magari ero in giro per i cavoli miei e rispondevo da cellulare, ma ‘nzomma.

La vita è stata anche antipatica, però. Molto antipatica. Si deve far perdonare qualcosa di grosso. Vita, fammi un cenno quando dobbiamo giocare al superenalotto, eh.

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August 3rd, 2009 at 11:52 am

Verboten!

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Istruzioni per l'utilizzo del water

E’ stato solo alla terza esperienza austriaca che mi sono reso conto di una certa fuoricomeunpoggiolità dei crucchi in seconda a riguardo delle modalità di espletazione delle funzioni escretorie.

Tutti voi saprete che il bidet non è generalmente garantito (fu uno schock scoprirlo nel fiore dei miei 19 anni); quello che forse non sapete, giacché potrebbe non essere notato in un albergo, è che nei luoghi pubblici il water è lì solo per sedersi (ho visto esposto il secondo divieto in alto a destra nell’immagine in un autogrill vicino a Villach), mentre chi vuole fare la pipì in piedi deve utilizzare gli orinatoi “non privati”.

La natura di tali orinatoi comuni è alle volte analoga a quella a cui siamo abituati anche noi italiani (un accrocchio di ceramica per ciascuno), ma altre volte arriva ad essere molto più romantica, un’unica vascona con fontanella in cui tutti possono fare pipì allegramente insieme, unico limite la larghezza degli utenti (faccio ammenda per non aver immortalato la cosa).

Scusate assai, ma mettiamo che a me dia fastidio orinare in pubblico (anche senza arrivare agli estremi di quell’orinatoio che ho visto nel bel mezzo di una piazza di Amsterdam, in cui la privacy era garantita giusto per il pene e poco più)… che devo fare? Mi direte voi: se è vietato fare la pipì in piedi, siediti su quei maledetti wc, sporco maschilista! (tra l’altro, dato il funzionamento del WC Ghost, che suona se si alza la tavoletta, direi che sono tutti contenti se faccio pipì in piedi con la tavoletta abbassata, giusto?)

Partiamo dal presupposto convenzionale che io sia normodotato (mentre voi tutti sapete che sono basso e siete al corrente della regola della elle). Vi giuro, ci ho provato: usciva fuori; e onestamente rischiare di toccare l’antiigenico interno del water con le mie mucose non mi sconfinferava. I wc che utilizzano là, peraltro privi di tavoletta, sono lunghi abbastanza per fare giusto una sola cosa, oppure vanno bene per le donne; per gli uomini c’è da soffrire. Quindi complimentoni al geniale piano riuscito di qualche femminista che vende gabinetti mal fatti; peraltro potrebbe essere socia di chi ha inventato questo (che, per mia fortuna, non ho dovuto sperimentare).

Nel bagno di un bar di Sanremo una volta ho letto questi due messaggi agli utenti, uno per genere: “sms per soli uomini: centrare il buco!”; “sms per sole donne: non poggiare i piedi sulla tavoletta!”. Ognuno ha il suo modo, a volte strambo, di concepire la pipì. Una volta che abbia messo in atto qualche accortezza per evitare di farlo pesare ad altri, gliela vogliamo lasciar fare? Please?

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May 10th, 2009 at 2:44 pm

Addio gallery

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Ho terminato di trasferire tutte le foto da gallerie.sottosuolo.org (che ora scomparirà) a questo blog. Non proprio tutte, ho approfittato per togliere le meno interessanti; ma ne dovreste trovare ancora di deprimenti, se ben cercate.

Alcune gallerie di foto sono finite come sotto-pagine della pagina Gallerie (vedere menu laterale, sezione Pagine), mentre altre, temporalmente collocabili, sono state piazzate in post ad-hoc che potete trovare in date plausibili ma di gusto chiaramente revisionista. Potete sfogliare quasi tutte le foto qui presenti cliccando sulla categoria “fotografismi” (per ora questo è l’url).

Per concludere vi regalo questo disegnetto schìfido fatto chissà quando che non avrebbe più una collocazione appropriata. Contenti?

neonastratto

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April 5th, 2009 at 2:56 pm

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Vienna, marzo 2009

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Ho litigato con gallery e deliberato che gallerie.sottosuolo.org andrà prima o poi a morire. Doveva succedere. Certo potrei dare una seconda chance all’uscita di gallery 3, ma come dire, anche no. WordPress richiede ancora qualche click di troppo per alcune cose, ma per il resto fa né più né meno che ciò di cui ho bisogno.

Trovate l’intruso nelle foto.

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March 19th, 2009 at 10:54 pm

Esse come Savona, o come Spasso, o Stamin…

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StM è nato e cresciuto in provincia di Savona. Se gli date del provinciale non si offende, a meno che non lo riteniate voi stessi un’offesa invece che un dato oggettivo.

La provincia di Savona è una tipica provincia che per la maggior parte del territorio è ridente per paresi facciale, sebbene forse in riviera qualche sorriso sincero di tanto in tanto lo si veda. Certo, se siete un residente di una bella cittadina turistica ve la potete godere tutto l’anno, ovvero quando in realtà andate a lavorare in qualche luogo ben più triste, tranne durante le feste in cui c’è l’assalto di villeggianti che si credono a casa loro (in qualche caso è effettivamente vero, SECONDA casa, fatta risultare coi salti mortali come prima casa della moglie o dei figli per non pagare l’ICI), e tu sei “finalmente” in ferie. In provincia di Savona ci piacciono i periodi estremamente lunghi e complessi (non è vero).

E’ opinione comune che il capoluogo sia il posto meno sorridente di tutti. A titolo di esempio, prendiamo un sabato sera qualsiasi in cui vi si rompe la macchina dopo che siete stati tutto il pomeriggio all’Ipercoop a non fare un accidente e perciò dovete restare lì. Dite: andiamo al porto che ci sarà vita. In effetti i locali sono tutti lì. Se vi piace ballare, be’, spiacente ma dovete uscire dalla città… ma questo non è un mio problema. Comunque, dicevamo di questi locali. Scambiate qualche occhiata furtiva con chi vi circonda e scoprite la terribile verità: TUTTI quanti con la macchina rotta che non sanno come tornare a casa, o ancor meglio come andare semplicemente altrove. E di macchine se ne rompono sempre abbastanza da riempire fino all’orlo i locali più piccoli, quindi dovete pure vagabondare quella mezz’ora per trovare chi metta a disposizione del pubblico un po’ più di un tavolino e tre sedie.

Detto sinceramente, a girare per Savona alla sera ci mancano solo le salsole. Ma non disperate: non appena vi sarete accomodati al vostro tavolo per fare quattro chiacchiere in santa pace (a proposito della vostra macchina rotta), qualcuno verrà a farvi gradita compagnia. I signori che vendono rose.

I signori che vendono rose

Sigh. Io non li ho mai sopportati. Che siano ragazzi, uomini o bambini, il solo concetto che cerchino di far leva sulle vostre insicurezze con una certa qual forma di velato ricatto mi fa uscire dai gangheri. “Compra la rosa alla ragazza con cui ti accompagni, dimostrami che non sei tirchio e rozzo e pezzealculo”. Non ho mai preteso di essere un elettore di estrema sinistra che capisce (finché non gli riga la macchina perché non ha pagato il “pizzo” al parcheggio) ed empatizza con le problematiche dell’immigrato irregolare sfruttato, privo di tutele e ingranaggio della criminalità organizzata, però ammetto di essere rimasto deluso da me stesso le prime volte che ho risposto male a certe inutili insistenze. Perché non basta ignorare, non basta dire no tre volte (ed eventualmente far cantare un gallo nel mentre): li devi scacciare.

Ho solo fortuna che attualmente mi accompagno a persone che si arrabbierebbero anche più di me, perché avrebbero da dirne quattro sull’opportunità di uccidere le povere rose per nessun fine utile; quindi si fa a turni, e alla fine non è così pesante.

Una sola volta avrei pagato volentieri una rosa. Era una rosa blu, e non le vedi tanto spesso (ci sarebbe poi da dire che il colore blu è di per sé una tortura per la povera rosa, da quel che so). Il ragazzo era simpatico a pelle, e perlomeno ci metteva… passione. E’ vero che in questo genere di attività (e includo accattonaggio ed esibizioni musicali – in genere con fisarmonica e sempre le stesse 4 note in croce) si trovano sempre un sacco di volti nuovi, novellini che vedi una volte e poi non più; ma vedi anche bambini, ragazzi e uomini che ricordi di aver già visto mesi e anni prima… e non hanno cambiato il loro impegno di una virgola: si avvicinano al tavolo, sorridono, provano ad appoggiare una rosa, se ne vanno con le pive nel sacco al quarto rifiuto. Il venditore che mi aveva quasi convinto invece aveva sviluppato un modo di fare, di presentarsi (un ridicolissimo cappello con le lucette e palloncini annodati, e una certa disinvoltura), che effettivamente avvinceva e non risultava per nulla noioso e ricattatorio; alla fine gli si aveva lasciato appoggiare la rosa, e tuttavia non lo si era più visto tornare per poi pagargliela… e se la si è portata via lo stesso :P.

Ma abbastanza per i rompiba… per i venditori di rose.

Direte voi: Ma locali a parte… un cinema ci sarà pure a Savona, no? Cooome no. Un multisala da 6 sale e un cinema d’essai.

I cinema

I cinema a Savona si adeguano alla crisi economica e alla regola per cui, alla sera, o si esce a cena o si va al cinema; non entrambe le cose. L’ultimo spettacolo infatti comincia in un range che va dalle 21.15 alle 22.15, cioè tra il momento in cui ci si siede a tavola e quello in cui si prende il caffè. La cosa migliore è che gli orari cambiano continuamente, quindi se non vai a controllare giorno per giorno non puoi fare programmi.

In alcune sale vige il doppio film, vale a dire che nel pomeriggio c’è quello da bambini e alla sera quello per adulti; in genere quando lo scopri, che quello da bambini era solo al pomeriggio, è troppo tardi e devi per forza andare a rompere la macchina e farti un giro al porto, perché il film da adulti fa troppo schifo.

Niente da dire sul cinema d’essai: alta qualità media, e gli orari rimangono quelli di sempre, così che, almeno lì, uno si sappia regolare. Peccato che prima o poi chiuderà, grazie a chi ha ridotto i fondi per le attività culturali. Ovviamente si spera di no.

Poniamo che vogliate tornare a casa in autobus, visto che avete la macchina rotta. Buona fortuna.

Il trasporto pubblico

Perché innanzitutto non dovete fare troppo tardi, che l’ultimo autobus parte alle 22.30. Oh guarda, proprio in tempo, se siete andati al cinema al primo spettacolo.

Ho avuto il mio dire per talune sviste nel nuovo sistema tariffario dell’ACTS, e ancora ho qualcosa di rimanente nel cappello. Del tipo che, be’, quando è la quarta-quinta volta che la neve blocca le strade e gli autobus rimangono in coda per ore… quanti biglietti da 90 minuti bisogna obliterare? E quando la gente ti parcheggia nello spazio di manovra del bus e finché non si sposta devi aspettare? E quando un bus arriva in ritardo ma l’altro parte in perfetto orario o in anticipo, perdi la coincidenza, e devi aspettare 40 minuti-un’ora il bus successivo? E’ proprio un sistema ideato da qualcuno che ha sempre tenuto il suo sedere al caldo nel capoluogo e non si è mai posto problemi – tanto lui andrà in macchina. E il tutto basandosi sul lavoro degli eroici contapasseggeri, probabilmente più per minimizzare il numero di proteste che non per migliorare il servizio (per il momento non ho visto miglioramenti, solo quella decina di euro in meno ogni mese nel portafoglio).

I mezzi comunque sono in ottime condizioni. Se eccettuiamo il fatto che sistematicamente bisogna aiutare il bus che prendo all’uscita da lavoro a chiudere le porte in salita, sennò ‘un gliela fa. E tralasciando quei giorni sfortunati in cui di bus se ne rompono per strada due – o forse è lo stesso che si è spento in corsa due volte (perché la prima non aveva convinto, non era venuta bene).

E lasciamo stare che ci sono quei due-tre autisti con difettucci trascurabili quali lo stop-and-go compulsivo, la passione per la velocità e le inchiodate, quelli privi di organi sensoriali in grado di percepire la temperatura ambientale, che loro hanno la giacca e tu in maglietta sudi e sei indeciso tra nausea e allucinazioni. Chiaro, sulla maggior parte degli autisti non ho nulla da dire, fanno bene il loro lavoro; però quando capita quella volta dello stop-and-go coi 35 gradi, che per le 2 ore successive credi di morire, la tentazione di mandare a quel paese il riscaldamento globale e andare a lavorare in macchina ti viene.

Plis visit blog bat plis visit Savona

Un po’ come nel resto di Taglia, le cose belle ci sono anche qui e invece di valorizzarle si passa il tempo a lamentarsi; a mugugnare, diremmo noi. Una volta credevo che altrove avrei vissuto meglio (credo sia capitato a tutti), ma alla fine ogni posto ha i suoi difetti, e bisogna andare a stare nel posto i cui difetti sono per noi meno insopportabili.

Certo, un post informativo/turistico su Savona non sarebbe stato così divertente. Ma prima o poi lo avrete.

(questo post è stato preparato più di due settimane fa ma pubblicato solo ora perché… si fatica a trovare un motivo per fare post, ANCHE quando sono già pronti; dev’essere stanchezza)

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February 17th, 2009 at 10:45 pm

Mi fai un sorriso?

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Eh? :)

Su :)

Me lo fai? :)

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Written by StM

January 20th, 2009 at 3:32 pm

Posted in pillole

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Messaggi di stato (dementi) (12)

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Sì, be’, sono ancora vivo. Piuttosto vivo devo dire. Mai stato così vivo. Ho tutta una serie di microorganismi che pasteggiano sulle mie carni, elargendomi febbri e dolori. Sì, sono molto più vivo del solito, biologicamente parlando.

Non posso illudere i miei copiosi lettori: non si tratta esattamente di un ritorno. E’ un po’ come accorgersi di nuovo dopo tanto tempo di un soprammobile tutto impolverato, spolverarlo, anvederselo quant’è bbèllo, e riappoggiarlo di nuovo nello stesso posto. A prendere polvere.

Su questi messaggi di stato sono rimasto indietro, risalgono ancora al 2007… ma dopotutto il 2008 mi è volato via in un baleno.

Buon anno nuovo, figlioli.

*

Nel campo ANACOMUC secondo voi è memorizzato:
1) il codice di un comune a caso
2) il senso della vita, dell’universo, e di tutto quanto
3) il codice di una varietà di sesso anale con mucche

*

(da ebay)

“intendo annullare la mia offerta in quanto sull’inserzine non appare
la scritta “compralo subito” come da ciò che ho ricevuto a conferma
della mia offerta mi sembra un modo poco simpatico di proporsi.”

(Non ho capito, lo ammetto… ma questo è il genere di persona che ti apre in due con una pala, meglio non stare a discutere)

*

“Alcuni considerano la rete una vera e propria droga, ma il paragone è improprio. Chi ha mai visto abbonamenti flat alla cocaina?”

(non ricordo se ho copiato da qualcuno, come suggerirebbero le virgolette)

*

“Life on Mars” è cantata da un microorganismo che si nutre di cioccolato e caramello

*

Status alterati: Sonno, Mutismo, Condanna

(era una grande giornata)

*

Aperta al traffico la quarta corsia della MI-BG. Il livello di difficoltà di Frogger aumenta.

*

L’agonìa non è brutta come la si dipinge

*

Oh, scusate, mi metto un messaggio di stato addosso e arrivo.

*

“una canzone d’amore per farti addormentare” (molto sicuro delle tue capacità canore, eh, Max?)

*

Carlo martello (nome, verbo)

(l’affetto per gli ex-colleghi a cui è consuetudine dare tutte le colpe del mondo)

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Written by StM

January 4th, 2009 at 10:34 pm

La realtà a piccole dosi (in progressivo aumento)

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Ho visto la pubblicità di una macchina per fare il pane di una qualche marca. La protagonista dello spot (tecnicamente la protagonista sarebbe la macchina stessa… diciamo “la sua padrona umana”, tanto per essere un po’ fantascientifici) ha voluto sottolineare, mentre altri rilevavano semplicemente la bontà del pane fatto in casa, il fatto che “così si risparmia”.

E’ vero, il pane costa come l’oro. Certo, per ammortizzare il costo di una macchina per il pane ci vorrà qualche mese, o anno, a seconda della dimensione del nucleo famigliare. Però si prende atto, finalmente anche nella pubblicità (come era un tempo), che c’è bisogno di risparmiare.

Mi inquieta che oggi le stesse persone che prima televendevano materassi oggi promuovono prestiti personali. Il sorriso e il tono di voce sono identici.

Vado di rado a fare la spesa perché purtroppo, se si ha da comprare qualcosa di deperibile come la verdura, non si può pretendere di trovarla fresca e integra se si va alle 6 di pomeriggio, o alla fine della settimana; e non credo che comprandola alla mattina poi le faccia bene stare 9 ore in ufficio (non fa bene a me, figuriamoci a lei!). L’ultima volta che ci sono andato però ho avuto modo di rallegrarmi un sacco, sentendo discorsi sul nostro benessere (non so quanto viziati dal fatto che fossi proprio in un negozietto) del tipo: “la gente non va più nei supermercati perché spende di più, finisce sempre per comprare qualcosa che non le serve; e non lo dico tanto per dire, a Tizia che fa la commessa al Supermercato X hanno ridotto le ore proprio perché di gente ce ne va di meno”.

In un telegiornale ho visto che è tornata di moda la pasta sfusa (per cui tra l’altro si segnala un incremento di prezzo del 32% a ottobre). Bene, accidenti, bene. Torniamo a TUTTO sfuso, torniamo alle persone che vanno a fare spese con le PROPRIE confezioni, lavate e riutilizzate la volta dopo. Non se ne può più degli sprechi ad alto impatto ambientale.

E’ tutto un proliferare di banchieri che rassicurano “da noi sì che i vostri risparmi sono al sicuro”. Ma immagino che tra di loro continuino a guardarsi in cagnesco.

Abbiamo avuto le nostre dosi di realtà anche in forma di spranghe. Ma ovviamente è realtà solo per noi della “sinistra antagonista”, qualunque cazzo di cosa voglia dire (probabilmente è un sinonimo per “quelli che non credono che fossero veri manifestanti”). Luttazzi ha usato il termine “golpe al rallentatore” già nella scorsa legislatura del Partito Nazista di Rinascita Democratica, rispetto a cui tuttavia questi non sono fatti nuovi – si veda il G8 del 2001 a Genova, in cui l’irruzione alla scuola Diaz è stato l’unico errore in un piano ben congegnato. E’ ovviamente inutile commentare l’inconcludente Veltroni, che ormai poverino non può più stare con Italia dei Valori perché non è per il dialogo… se vuole dialogare a sprangate anche lui, be’, che si accomodi. A questo punto le alternative sono ovviamente che i rappresentanti dell’opposizione siano o stupidi o collusi, tertium non datur.

Sul decreto Gelmini non entro nel merito, perché dopo aver visto in un servizio del TGR le immagini della scuola strafiga che hanno appena finito nel comune di Cosseria, un paesino di 1000 anime, qualche dubbio che i fondi per l’istruzione si possano spendere meglio mi è venuto. La Gelmini invece è il mio idolo per aver dichiarato che questo è un governo di sinistra perché ha a cuore le difficoltà del paese. Inarrivabile. (Ok, una dichiarazione del genere dovrebbere togliere tutti i dubbi, ma facciamo che semmai ci produco un altro post, eh?).

Forse ricordo male, ma una volta Emilio Fede aveva un po’ più di dignità e mentiva un po’ meno (tra gli altri, i 2000 esuberi di Prodi/Air France per l’Alitalia diventano 7000 e i 5000 di Berlusconi/CAI diventano 3000).

Ha il suo buon gioco, Emilio, a far vedere le immagini dei bambini portati a manifestare, reggere cartelli e recitare slogan. C’è chi pensa che sia un cattivo modo di educare i propri figli, che sia uno *sfruttamento*, che sia plagio, che sia salcazzo. E lui ci marcia. Bene, a me non frega nulla di quello che pensano Fede o i figuranti di destra che parlano di strumentalizzazione degli innocenti. Io credo che il senso civico faccia parte dell’educazione di un bambino al pari della religione; quindi, così come lo mandi a catechismo, ogni tanto è bene che gli fai toccare con mano cosa significhi vivere in un paese democratico. Quando sarà grande sarà perfettamente in grado di decidere per sé, ma è meglio evitare il rischio che i nostri figli non siano più abituati o non sappiano più come fare sentire la propria voce. Portare dei bambini in piazza è questionabile quanto cazzo volete, specie se voi sapete quello che io non so e cioè che qualcuno a un certo punto tirerà fuori delle spranghe, ma mi pare estremamente naturale quando a rischio è il loro futuro. A tal proposito rimando al solito Persepolis di Marjane Satrapi, in cui si vede come è cresciuta bene una donna che da ragazzina andava a manifestare (e come i regimi non si instaurano necessariamente dall’oggi al domani ma possono crescere a piccoli passi).

Blob è stato spostato alle 20. Una volta si guardavano i primi servizi dei tg e poi alle 20.15 si girava su Rai 3, ora non si può più (la mia combo preferita era il TGLa7 alle 19.45 e poi Blob, ma i fetenti di La7 hanno voluto mettersi alle 20 anche loro). Ovviamente si guarda direttamente Blob, che tanto i tg sono inutili, però è un altro cattivo segnale.

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Written by StM

November 2nd, 2008 at 5:53 pm