Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Unnecessary hint

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Ora vi voglio raccontare, signori, che desideriate o no ascoltarlo, perché non sono riuscito a diventare nemmeno un insetto. Vi dirò solennemente che molte volte ho voluto diventare un insetto. Ma non mi sono meritato nemmeno questo. Vi giuro, signori, che l’eccesso di coscienza è una malattia, una vera e autentica malattia. Per un tran-tran umano sarebbe più che abbastanza una ordinaria coscienza umana, cioè una metà, un quarto in meno di quella dose che tocca in sorte a un uomo evoluto del nostro infelice XIX secolo e che ha, oltre a ciò, la particolare sfortuna di abitare a Pietroburgo, la più astratta e premeditata città di tutto il globo terrestre. (Le città possono essere premeditate e non premeditate). Sarebbe del tutto sufficiente, per esempio, quella coscienza con la quale vivono tutte le persone cosiddette immediate e d’azione. Scommetto pensate che scriva tutto ciò per bravata, per fare dello spirito sul conto degli uomini d’azione, e ancora per una bravata di cattivo gusto faccia chiasso con la sciabola, come il mio ufficiale. Ma chi mai può, signori, vantarsi delle proprie malattie, e in più farne motivo di bravata?

(Fedor Dostoevskij, 1894, Memorie dal sottosuolo)

Già, chi può?

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June 5th, 2007 at 7:48 pm

Dimmi, ti ascolto. In emmepitre.

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Dice la sorella di un gran figo d’un blogger (che tra l’altro scrive qui, in questa folla autoriale che tanto vi sollazza col suo sovrannumero) che oggidì, per necessità o per vizio, s’usa ascoltare gli altri in mp3. Sarebbe a dire sfrondando tutto ciò che non è udibile, e per traslazione, tutto ciò di cui non ci frega un beneadorato baccello.

Credo abbia ragione.

E lo credo perché io sono tutti quei megabyte di differenza che separano un .mp3 da un .wav, metaforicamente parlando. Arriva un tizio qualsiasi e mi convolve, fourierizza e filtra: voilà, non rimane più nulla, rimango bello che fraunhoferizzato.

Il problema, ovviamente, non è il tizio qualsiasi, ma sono le persone che hai o vorresti avere vicino, e che ti rendi conto non ti capiscono; pensi di avere qualcosa di sbagliato, ma poi trovi qualcuno che invece sembra capirti a rimescolare le carte; e tuttavia ti viene il dubbio che sia più merito suo che accettabilità tua; e però; e quindi; e insomma.

Visto che fino a 4000 caratteri costa uguale, approfitto di questo spazio per richiedere una consulenza medica: dove si trova, e come si mette in rilievo la vena comica? Perché la mia non la trovo più. Sarò ingrassato.

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June 1st, 2007 at 12:51 am

Tu c’hai grossa crisi, oh

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Ho passato varie fasi della mia vita in stato di pirlaggine. Una di queste fasi si verificò alle medie.

Sorvolando su tutte le manifestazioni della pirlaggine per quel che riguarda il comportamento, che ce ne sarebbero delle belle e delle incriminanti, alle suddette medie ebbi un guizzo di ambizione scrittoria che tuttavia si concretizzò soltanto in prolissità molesta e completa mancanza del senso del pudore. Riempii un quaderno intero con i geroglifici (la mia grafia) di un racconto fanta-storico ambientato in qualche luogo esotico intercambiabile, nelle intenzioni sullo stile de Le miniere di re Salomone di H. R. Haggard, per intenderci, ma probabilmente con contaminazioni di Topolino, Zapotek e la ghenga.

Tuttavia mi resi conto quasi subito che faceva cagare. Pirla sì, ma non cronico.

Ho sempre avuto un difetto, nella scrittura: l’assenza di linearità. Dato A, passando per B, ecco C. Tesi, antitesi, sintesi. Questo modo di ragionare non mi appartiene. Finché il pensiero rimane dentro di me, ok, nessun problema: se non sono d’accordo con me stesso, insomma, a voi che ve ne frega? Il problema è cristallizzare un turbinìo di sinapsi in un istante ben definito. Non dev’essere un caso che le foto di gruppo non mi riescano sistematicamente mai, perché anche con le sinapsi, insomma, becco sempre quella che teneva gli occhi chiusi, o quella che si è mossa.

Sono un discepolo del caos, dell’indefinito come mezzo di conoscenza, dell’indeterminazione come approccio al reale. Oltre che ateo mi professo sempre “del ramo agnostico”, e se vogliamo sono anche un po’ paraculo. Tengo a non giustificare, ma nemmeno a condannare, e in caso io riesca a comprendere difficilmente traggo conclusioni.

Nella vita reale, il Signor Dubbio è un individuo noioso che sa snocciolare a menadito tutti i possibili boh e mah. Nella vita scritta, il Signor Dubbio s’illude di avere più tempo per bohare e mahare a fondo; sarà anche vero, ma lo scritto non è un mezzo fluido a sufficienza per la materia che sta trattando. Acquistereste mai una lava lamp statica? Io no (nemmeno quella in movimento, ma non c’entra).

Il Signor Dubbio è convinto di essere in grado di non essere inutile; ma al momento non sa proprio come. E’ un po’ lusingato dal constatare di “pensare” in un modo un po’ originale, ma è moderatamente frustrato dal fare queste constatazioni come risultato dell’essere sistematicamente frainteso. Altri disegnano nelle sue fotografie soggetti che non ci sono, tagliano con l’accetta forme che sono appena accennate, vanno giù duro di Photoshop per cancellare (quelli che sono secondo loro) gli inestetismi.

Il Signor D. pensa allora che forse sta sbagliando, come faceva al liceo, quando scriveva tante chiacchiere inutili, quando sperimentava, annegato com’era nell’equivoco che un tema potesse avere valore al di fuori del significato didattico. Il Signor D. pensa che magari dovrebbe avere più rispetto per il lettore, cercare di fargli capire quel che voleva dire senza farlo troppo faticare. Solo che il Signor D. non lo sa nemmeno lui cosa vuole dire. Perché non vuole dire proprio nulla. E non si sa se prevale il non volere, o il non dire.

C’è una cosa di cui il Signor D. è certo, ed è che gli farebbe piacere sentirsi ogni tanto un po’ più normale.

(non ricordo di preciso quando le velleità scrittorie sono morte; ma certo non risorgeranno, se non riprenderò a leggere con maggiore regolarità)

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May 20th, 2007 at 11:19 pm

Buonanotte fiorellini

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Il granturco nei campi è maturo
ed ho tanto bisogno di te,
la coperta è gelata, l’estate è finita.
Buonanotte questa notte è per te.

E’ molto dolce, non lo nego, addormentarsi con le parole della persona amata vicino al cuore, specie s’ella è altrove e ancor peggio distante. Ed è parimenti dolce pronunciarle, scriverle, crearle quelle parole, dar loro il soffio in poppa che le porti lontano, come piccioni viaggiatori deportati di peso dal loro luogo natìo e poi liberati perché vi tornino, portando seco tutto il nostro amore, affetto e speranza.

.

E’ dolce, sì. Ma è un’inculata. Tutti i maledetti rituali standard dell’amore sono un’inculata. False rassicurazioni, fondamenta di polistirolo, fumo d’oppio per chi comunque ha già il problema del San Daniele da scostare dalla visuale. Non vi preoccupate, all’occorrenza ci ricascherò con tutte le scarpe, e mi piacerà, e non saprò farne a meno. Ma la vita di coppia basata sul metronomo mi spaventa, perché potete suonare in modo divino quanto volete, ma sapete che sempre si sentirà, dall’inizio alla fine, in sottofondo, il

tic-tac

Tic-tac. E se mancherà un tic, o un tac, e ancor peggio se mancheranno anche i successivi, sbaglierete. Fosse anche la vostra musica preferita, quella che avete suonato centinaia di volte, sbaglierete. Credevate di stare suonando in due, e invece vi accorgete che no, eravate in tre: tu; l’amore tuo; e il metronomo. E vi verrà anche il dubbio di chi degli altri due sarà l’amore vostro, “ora della fine” (cit.).

Non mi è chiaro se capiti mai che il metronomo venga identificato come problema. In genere la sua improvvisa messa a tacere è sintomo di un problema, come sublime culmine della perversione e dell’autolesionismo. Lo smacco è quando il tuo metronomo non ticchetta più ma ne senti ticchettare un altro poco lontano. Be’.

Tutto ciò mi porta a pensare che forse la dimensione orchestrale appropriata per amarsi è quella del jazz, e non parlo di orgioni da quattro elementi. Perché l’amore forse dev’essere jazz. Niente metronomo, ma non guasta un bassista in gamba così, a creare magia e a far palpitare cuori, senza che voi capiate di preciso di chi è la colpa se l’aere è carico di un non so che.

Si potrebbe dire perciò che non solo appoggio la campagna anti-inciabattamenti, ma sarei per una certa qual prevenzione, e ampliamento dell’allerta.

.

Si potrebbe. Ma insomma, queste sono pure tutte pippe (un grande ritorno su queste reti). Andate e amate come più vi garba. Oh. E buonanotte, piccoli e teneri fiorellini intirizziti dai capricci di questa pazza (ma anche un po’ *******) primavera. E’ mattina, dite? Prendetelo per un “buonanotte al secchio”, allora, dedicato a me.

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May 11th, 2007 at 8:46 am

L’antro del tenutario

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Qui è dove (forse) tornerò tra 6 giorni (e mi vien nostalgia pensando che a casa mia non ci sono dei coglioni che sbattono le porte anche a tarda notte – e nemmeno i coglioni che frullano, a ben vedere):

dsc_3125_authors_desk_2.jpg

In alto a sinistra, Buck, il mio ibook G3 (sistemazione MOLTO temporanea); sotto, il monitor 14″, le casse e la PS2 (dietro, non visibile, la vga box) messi insieme alla bell’e meglio (per le casse ho scelto una sistemazione inefficente; ho effettuato modifiche dopo aver scattato la foto); in alto, al centro, parte della mia fumetteria (colonnina dei Nathan Never, Magico Vento e Dampyr); di fianco, un quadro che mia madre mi donò; nell’angolo in alto a destra, spunta l’ingegnoso scaffale baffuto obliquo IKEA (ne ho due); sotto al quadro, scanner, tavoletta grafica, cianfrusaglie; al centro, ovviamente, Machiavelli (che mi dicono sia nato oggi), mio fedele compagno dal 2003 (al momento della foto facevo prendere un po’ d’aria a Windows XP). Sullo sfondo, tapezzeria con personaggi Disney e vari reperti di ere geologiche precedenti, mai rimossi.

Considerate che questa è la scrivania più libera che io abbia mai avuto da una diciottina d’anni a questa parte (e tengo a precisare che raramente in vita mia ho studiato/letto alla scrivania, a meno che ciò non significasse usare il computer, prediligendo invece posizioni improbabili su supporti che nemmeno Eta-Beta considererebbe comodi).

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May 3rd, 2007 at 10:16 pm

Pettirossi

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Tutta la mia solidarietà ai pettirossi londinesi (amici di questo qui), e non dico per dire: il problema della vocina debole affligge anche me.

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April 28th, 2007 at 7:15 pm

Son tre anni

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Tre anni fa cominciai a lavorare a, e pubblicai, un sito (passato per diverse versioni, ma sempre minimalista e in bianco e nero – a parte un periodo in cui non mi ero reso conto di un certo sfondo rosé causa lcd permissivo -.-) per sbrodolarci qualche nozione utile e diverse altre inutili. Imparai i rudimenti di html, poi di php, poi dei css. Nel mentre che non studiavo per due corsi e impiegavo il tempo a seguire le lezioni dell’unico corso la cui frequenza non facilitava quasi per nulla l’esame, ma che in fondo è stato il più utile di tutta la mia carriera universitaria, mi si andava lentamente schiudendo il roseo mondo della connessione flat gprs (:-Q___), della messaggistica istantanea con finalmente persone fighe (gh), dei blog.

Se ne fa di strada, in tre anni. Volendo, almeno.

Dal 2003 (cioè da un anno prima, quindi non ho sbagliato a contare) la mia vita è scandita, anche, ma in maestosa percentuale, dalla Rete. Ho conosciuto in rete molte persone; comunico in rete con persone che ho conosciuto dal vivo, e nella maggior parte dei casi è più quello che ci diciamo in forma digitale che quello che ci diciamo a voce, che sia per mere ragioni di diversità di luogo, per avere un briciolo di privacy, per mancanza di tempo.

La Rete è anche il luogo in cui mi sto ritagliando una seconda vita, il mio piccolo giardino; quello che, cinesamente si dice (come sicuramente potrà confermare AnniKa, promossa cinese all’unanimità), è l’unica via per la felicità vitalizia. Un giardino al cui ingresso non vi sono divieti, ma le cui porte varcano in pochi (mancheranno un po’ anche le indicazioni, tipo fuffa aggregator e compagnia, eh :D). E di ciò non mi dispiaccio, giacché quei pochi mi sembra che vengano più a dare, che a prendere.

Nel mondo dei blog, è questo che fa da ago della bilancia del mio interesse: se sono “solo” una cuccagna, con o senza fondo, o se si mostrano disponibili a ricevere, ed effettivamente ricevono. Se “sono web 2.0″ o meno, per far dell’ironia geek. Questo è anche il mio modo di rapportarmi alle persone: meno avranno paura di mostrare le loro debolezze, meno si barricheranno dietro l’ipocrisia di una insondabile perfezione, e più vorrò loro del bene, più apprezzerò quel che hanno di grande (lei, laggiù, voleva fare forse una battuta? No? Mmmmeno male, grazie).

Conosco, e qui non mi limito alla Rete, molte persone grandi. Una volta non l’avrei creduto possibile, vedendomi perennemente piccolino e quindi in un altro campo da gioco. Sarà eccesso di modestia, che è un peccato pari se non superiore alla superbia (olé, lanciamo proclami ecclesiastico-teologici), ma non posso fare a meno di notare con ammirazione le qualità altrui che io non ho né avrò mai, come se potesse esistere un uomo perfetto, e io dovessi essere quell’uomo (questa è disinformazione velata pro uomini normali). Solo in seconda istanza mi rammento della meraviglia della diversità. E poi c’è sempre qualche anima pia che mi incensa dotandomi di qualità che non ho… ma è un giusto contrappasso per qualcuno che quasi pedantemente sottolinei i pregi altrui :D

(Capita che io dica sempre le stesse cose, lo so; ma non sono bravo a presentarle una volta per tutte nella loro forma definitiva, perciò le ripresento di volta in volta sotto angolazioni e ispirazioni diverse; poi non è detto che le mie opinioni e visioni non mutino, eh)

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April 7th, 2007 at 4:50 pm

Mpf, basta ridere

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“What do you do if you step on a mine, Captain? – Well, the usual procedure is to leap 200 feet in the air and spread yourself over a wide area…” – Captain Blackadder

(trovata qui; vi chiederete cosa hanno a che fare le mine con le stored procedure, anzi le sdrbrzdr, in Transact SQL; non lo so; ma, se lo sapessi, probabilmente per lavoro starei raccogliendo escrementi di cane in un parco)

Se non lo si vede non lo si crede. Ma io ve lo giuro, eh: sono una persona simpatica noiosa. Avete presente i comici che hanno una spalla (s’intende il tizio che generalmente si fa da loro perculare)? Alcuni di loro senza la spalla non sarebbero nulla, anche se magari con la spalla sono davvero bravi e allora non è il caso di buttare il bambino insieme all’acqua sporca. Bene. Io sono un po’ così: in realtà non ritengo di aver mai nulla di interessante da dire, salvo forse qualche osservazione estemporanea su ciò che sta intorno, giacché dopotutto quasi nessuno le fa mai (magari perché sarebbe scortese…). Poi può anche esse’ che in una stanza tutta bianca e da solo mi si sciolga la parlantina, non so, ma non invito nessuno a provare, credo sarebbe comunque una delusione.

Oh, e poi dicono che nientemeno che Charlie Chaplin, mica Pinco Pallino, in realtà fosse una persona noiosa; insomma statevi accuorti, eh. Non sperate di poter fare con me una chiacchierata del più e del meno: vi ucciderei. Passivamente. Provereste la sensazione di un montanaro che provasse a sentire l’eco discutendo con una montagna ricoperta di coni fonoassorbenti. O se preferite quella del marinaio che volesse svuotare a secchiate uno scolapasta che sta colando a picco (oppure a scolapastate il secchio, a voi piena libertà). Un muro di gomma. In men che non si dica vi sentireste svuotati di energie, come chi prendesse a schiaffi certi tipi di vampiri che è proprio con il semplice contatto che vi rubano l’essenza vitale.

Sì, ve lo devo proprio dire, perché capita che chi mi ha conosciuto online, ma non ancora di persona, non ci crede che sono una palla asociale, timida, riservata e angosciante. Qualcuno non ci crede nemmeno avendomi conosciuto di persona, ma si tratta di rarissime eccezioni che non vogliono arrendersi all’evidenza, bontà loro.

Riassumerei tutto in questo: avere a che fare con i propri simili è il comportamento normale, e biologicamente più vantaggioso, dell’essere umano. Io non mi schiodo dal considerarlo l’eccezione.

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April 3rd, 2007 at 9:27 pm

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Il silenzio stampa si prolunga ancora un po’

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E’ che sono vittima di un certo spamming lacrimale che per larga parte non so da dove arrivi; quella parte di cui invece so la genesi è per lo stupore di conoscere, o dello scoprire di conoscere da tempo, persone splendide.

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Written by StM

April 2nd, 2007 at 7:34 pm

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Toh, non sono il solo

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Dal blog di Terry Moore:

[...]

Okay, that’s an update on what I’m doing today and what’s on my mind. If you and I had talked on the phone today this is the stuff I would have talked about if I could have gotten a word in edgewise. (I’m beginning to see the benefit of a blog because I can finish my sentences. In real life, I am too shy and quiet-voiced to command the table, or wherever, and cannot seem to get a word in during conversations involving 3 or more people. Funny story about Neil Gaiman’s beard, the one he grew during the making of a documentary, he did so because he noticed that people who normally didn’t listen to him, would when he had a beard. So he decided he would grow one during film productions so that people would listen as he tried to organize the work. Of course, like everything else Neil does, his beard was perfect. Mine looks like Pee Wee Herman’s arrest photo. When I grow a beard total strangers come up and assault me for no reason whatsoever, people I know avoid me and no less than 5 different satellites track me wherever I go.) So, thanks for listening.

(quindi, se io e voi usciamo a cena, non portatemi in un posto rumoroso)

Terry Moore è l’autore di Strangers in Paradise, un romanzo a fumetti dall’intreccio ereditato in parti eguali dalle telenovele e dai gialli, ma più bello, con l’aggiunta di valanghe di commedia e diverse secchiate di azione. Io lo sto seguendo nella edizione economica della Free Books, sarebbe a dire Strangers in Paradise Pocket, giunto al numero 9, nell’attesa magari che esca (data l’imminenza del numero 90, l’ultimo) qualcosa di simile a Bone: One Volume Edition. Perché, va detto, la qualità di SIP Pocket è mediamente bassina: in 3 numeri, su 9, mi sono capitate pagine ingiallite, balloon illeggibili, disegni irriconoscibili. Ma il prezzo è basso pure, e una storia del genere lo vale, anche a dispetto di questi disguidi. Potreste anche voler prendere i volumi cartonati (o come sono) da due trasfusioni di sangue e mezzo, ma sapete com’è: pur non essendo un fumettofilo di razza, ormai ho imparato (be’, anche grazie all’autoironia di Ortolani xD) che ogni cosa viene ripubblicata in almeno 3-4 forme diverse, e ovviamente ognuna è meglio delle precedenti; perciò io punto direttamente alle edizioni “definitive”, che “non possono mancare nella collezione di ogni appassionato”, schifando le altre :]

(poi qualche purista aggiungerebbe che le traduzioni fanno schifo, ecco, e quindi si devono considerare solo le edizioni in lingua originale)

(ah, e poi ve lo dico così, per segnalarvi che sono probabilmente in menopausa: SIP mi commuove anche, ecco)

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Written by StM

March 24th, 2007 at 11:10 am

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