Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘fotografismi’ Category

Parigi, Amiens, Londra – 2008

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Written by StM

August 10th, 2008 at 10:00 am

Giochi più olistici che olimpici

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Le regole sono ciò che rende bello un gioco. Giocare a calcio è bello perché a palla in gioco solo due giocatori in tutto il campo, e in aree delimitate, possono prenderla con le mani. Giocare a pallacanestro è bello perché per muoversi con la palla occorre palleggiare.

Alcuni giochi hanno più bisogno di altri di un arbitro per rendere bella l’esperienza. Il baseball mi pare divertente, ma non mi figuro come si possano fare partite con gli amichetti se non si trova un pio arbitro super partes che si metta lì a dire se un lancio è uno strike o un ball. Anche tennis e pallavolo non disdegnano un supervisore che dica se era dentro o era fuori, se la rete è stata toccata o no. C’è anche il fuorigioco nel calcio, ma in genere con gli amichetti giochi a sette e quindi non vale.

Altri giochi si “regolano” da soli senza troppa fatica. O almeno credo. Certo, puoi mettere la pallina già in buca, nel golf, e poi sparare la tua in orbita (com’era? 12000 iarde al secondo*?), ma in generale direi che è un gioco auto-regolato – così come molti giochi di carte – c’è magari il mazziere, il quale però non è il supervisore ma un giocatore a tutti gli effetti.

[*=Avrei potuto fare una porzione di vacanza a tema Jules Verne (qui mi riferisco a Dalla Terra alla Luna, forse il mio preferito insieme a Viaggio al centro della Terra), essendo passato da Amiens; ma per entrare nel museo a lui dedicato era tardi; e il cimitero con la tomba del Grandissimo era troppo lontano; ho compensato vedendone un accenno seminascosto nel Science Museum di Londra, sezione viaggi nello spazio.]

Gocce d'Amiens

Dicevamo delle regole nei giochi. A me piace seguirle. Mi piace seguirle nei giochi, come nella vita civile, come nei rapporti con le altre persone. Nei giochi sono un po’ rompicoglioni perché se le regole non sono chiare non mi diverto. Nel vivere civile mi piace seguire le regole di cui comprendo (magari perché mi viene spiegata) l’utilità; sono cresciuto con un forte rispetto per le regole in generale (anche quelle che non comprendo), ma va sempre più affermandosi un certo mio atteggiamento di libera infrazione fino alla notifica della medesima (questo corroborato anche dalla constatazione che cartelli e regolamenti vengono ignorati in Italia come in Francia come in Inghilterra, e dico dagli autoctoni).

Nei rapporti con le altre persone spesso mi vedo “stare al gioco”. In un gioco in cui ci si spiegano vicendevolmente le regole per l’interazione, “a me piace questo e non mi piace quest’altro”, la menzogna cosciente rappresenta una quantità infinitesima, ma quella non cosciente è spesso preponderante. Perciò io mi definisco sempre “persona grigia”, nel senso di tonalità delle posizioni: non mi va di dire che “questo non mi piace”, se in realtà solo una volta ho avuto l’impressione che non mi fosse piaciuto; e non mi pare un buon modo di conoscersi reciprocamente, quello di porsi dei paletti e dei confini entro cui è possibile muoversi liberamente e oltre i quali si va nello spiacevole: la conoscenza passa anche attraverso le facciate contro il muro, i litigi, gli errori, i mea culpa e i perdoni. Purtroppo.

Sostanzialmente sto dicendo che porsi delle regole in un rapporto con un’altra persona vizia irrimediabilmente questo rapporto; ma è anche vero che i rapporti senza regole E che funzionino sono rari come le fragole sugli alberi di noce. E aggiungo che, anche con questa visione negativa, mi ritrovo spesso a seguire tali regole autocreate e autoimposte, perché sono una sfida e perché ingenuamente credo che anche il seguirle pedissequamente serva a dimostrarne la fallacia; per poi scoprire che al primo che passa sotto al nastro che delimita la fila, dieci posizioni avanti alla mia, più che prendersi qualche sbuffo dai presenti non succede.

Ma fiducioso vado avanti aspettando il giorno in cui scoprirò che talune regole autoimposte hanno anche base reale, e che la coerenza non è solo un concetto astratto.

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Written by StM

August 9th, 2008 at 12:16 pm

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Cartolina #2: indovinello #2

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Cosa avrà mai impressionato così tanto questa ragazza? Se mi tirate fuori metodi di analisi dell’immagine da Blade Runner e banfate che glielo si vede nella retina vi strappo le unghie.

(per l’indovinello di cui alla cartolina #1 ci si risente sabato)

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Written by StM

July 31st, 2008 at 12:41 am

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Cartolina #1: Indovinello

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Questa è una foto pienissima debordante di indizi sulla mia posizione attuale.

Coloro che vorranno cimentarsi a risolvere l’indovinello (senza sgomitare) dovranno specificare, oltre al luogo presunto di mia localizzazione, anche il motivo, collegato alla foto, che ve lo ha fatto pensare.

Vi dissuado solo dal cercare la via del mangime: l’uccellino è incorruttibile.

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Written by StM

July 30th, 2008 at 1:29 am

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Sono momentaneamente assente, lasciate un messaggio dopo la bestemmia

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Bip ^^

Qui va tutto abbastanza bene, non preoccupatevi per me. No, niente operazione umanitaria che raggranelli fondi e risorse dagli ignari cittadini medi dei paesi abbienti e li consegni ai già abbienti cittadini dei medi paesi disagiati: sto bene, davvero. Occhei, occhei, un bacetto dalle fan non si rifiuta mai, ma che sia uno, eh! Per ciascuna, s’intende.

E’ un po’ che spaccio l’incremento degli impegni di scrittura come la ragione per cui qua invece scrivo poco; be’, intendo perpetuare questa nuova tradizione: sto scrivendo poco qui perché sto scrivendo un mucchio altrove. Voi non avete idea. Non tutti, qualcuno di voi idea magari ce l’ha; ma non avete idea.

Ciò che focalizza maggiormente la mia attenzione in questo periodo è il motivo per cui Rete 4, sulla mia televisione, è stata sostituita da un canale nero e silenzioso. E dire che prendono tutti gli altri canali, Rete 4 sul digitale terrestre continua ad esistere, e che dopotutto non è illegale la sua permanenza nell’etere analogico (lo è solo probabilmente il fatto che Europa 7 non abbia, al contrario, alcuna frequenza a sua disposizione). Avrà preso iniziative la mia tv, notoriamente obbligata a visioni prolungate di Rai 3.

Oggi, visto che non avevo l’equivalente in massa di vestiario di una Rinascente a caso da stirare, né una valigia per un sacco di giorni da preparare, né uno stramaledetto server in crisi (QUESTO server) da monitorare, ho testato un po’ un ALTRO obiettivo che mi sono preso (e con questo basta, eh? Eh?) in giro per la casa… mi direte: cosa c’è di bello in giro per casa tua da fotografare? Qualcosa c’è, fidatevi.

(Copyright di Mammà)

L’obiettivo 28-75/2.8 della Tamron ha fatto anche troppo per quelle che erano le condizioni di ripresa, anche se mi sembra di notare un po’ in tutte le foto ombrose una sorta di dominante rossa (e non stavo usando filtri), quindi non so ancora se sono soddisfatto completamente o no. Ad ogni modo, su due piedi è un acquisto che mi sento di consigliarvi se volete un obiettivo un po’ tuttofare, non avete bisogno di grandi zoom né di grandangoli, e volete riuscire a cavarvela anche in scarse condizioni di luce (ma pagando il pegno di una sfocatura molto marcata fuori dall’area di messa a fuoco… anche questo con pro e contro): costa la metà dei 18-200, non ha la sua versatilità e non permette aggiustamenti manuali del fuoco senza disattivare completamente l’autofocus, ma è molto più luminoso. L’ho promosso a mio obiettivo ufficiale per gli interni e le riprese serali.

Altra cosa che mi sta tenendo occupato (non quanto Emack, ma abbastanza) sono alcune venture rivoluzioni su Ars Ludica… di cui voi ovviamente siete tutti avidi lettori, vero?

E per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso, segnalo che ogni tanto mi sveglio e mando un nastrone alla Lucea… segnatevi questo link se li volete vedere (e in qualche caso ascoltare) tutti ;)

Ci risentiamo prima del 2009!

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Written by StM

June 2nd, 2008 at 10:21 pm

Sempre a proposito di fiori

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Infiorescenze stilose

Non tengo proprio voglia di arrivare a casa alla sera e avere ancora da sistemare le foto. E tuttavia nemmeno di pubblicarle così, come sono. Quindi ho deciso che me le godo io e bon :]

(scheerzo, vedrò di pubblicare qualcosa nei prossimi giorni) (ma sul penultimo reportage ho forti dubbi che pubblicherò mai qualcosa) (sapete, le regole di bluehost sulla pubblicazione di contenuti porno) (mai meno di 30 centimetri, dannazione).

E magari nel frattempo avremo anche un primo responso da parte della pellicola, giacché qui se non si fa un po’ i fighi con un residuato degli anni ’80 non si è contenti. Per il secondo responso dovremo invece attendere che i miei fotografi di fiducia si rendano conto di quanto sia incapace a maneggiare il bianco e nero a 100 iso, e vadano quindi a rifare ogni singolo scatto, abducendo da casa loro eventuali sventurati soggetti che fossero di passaggio nell’originale. No, davvero, a dar retta all’esposimetro i 100 iso sono solo per fotografare la luce diretta del sole grossomodo dall’orbita di Mercurio :|.

Per la serie delle mie amatissime note a margine: le ho provate tutte ma non ho portato a casa un’insolazione. Next time.

Update: trovate la galleria qui sotto.

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Written by StM

April 28th, 2008 at 12:20 am

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50 mm

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Presepe, angioletti

(riciclo questa foto perché foto più recenti ritraggono persone che non so se vogliano apparire o meno online… chiederò e vi farò sapere :D)

Proprio vero che per avere le maggiori soddisfazioni bisogna assumersi i maggiori rischi. Puoi andare in giro con l’obiettivo tuttofare e raccogliere un bel po’ di foto che tutto sommato se la cavicchiano; oppure vai in giro con il 50 mm e rastrelli foto sovraesposte, fuori fuoco, o che tolgono il fiato; con poche vie di mezzo.

Ho cominciato ad usare il 50 mm al compleanno di Lucea, perché sapevo che sarebbe stato di sera e quindi avrei avuto bisogno di un obiettivo luminoso (flash, lungi da me!); poi l’ho portato a Napoli, quando sono andato a trovare Emack, giusto perché in fondo avrei dovuto fare qualche foto al chiuso (ma non mi aspettavo che le conferenze al Gamecon fossero in uno sgabuzzino… che fatica inquadrare qualcosa senza zoom!), e giusto perché non era un obiettivo così costoso, in caso di, ehm, perdita; e via di questo passo: nel seguito ho praticamente sempre usato solo quello (ci si domanda cosa me l’ero preso a fare, allora, quell’altro da mezzo rene; ehm, vedremo di usarlo).

Poi, be’, “sempre” è una parola grossa, visto che non posso lamentarmi della mancanza di lavoro e arrivo al weekend che 24 ore di sonno bastano appena, ma in termini relativi è adeguata. Spero ci rivedremo presto su queste url con ritmi più socievoli, cari lettori.

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Written by StM

April 6th, 2008 at 4:27 pm

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Amitié

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Non li vedi e non li senti per mesi, anni, generazioni, ma nel tuo cuore continuano a soggiornare nella stanza degli amici. Come Pao, che si fa vedere solo d’inverno e neanche tutti gli anni, ma che quando mi viene a trovare è come se ci fossimo lasciati soltanto il giorno prima. Buon vecchio Pao.

Il mio amico Pao

La visita di Pao mi ha fatto pensare se io, sotto sotto, sia più un porto o più un vascello. Perché ci sono persone apparentemente senza radici, che girano sempre, che hanno “molte case”, che hanno amici ovunque; questi sono i vascelli. E poi ci sono le persone che si sono trovate un posto, e stanno lì, sai dove trovarle, sai che ci sono, e magari se sei un vascello hai degli amici che, appunto, sono porti. E mentre pensavo a queste metafore mi sono detto, opperbacco, ma se sei un porto come li conosci gli altri porti? Forse che devi sempre solo aspettare che un vascello ormeggi dalle tue parti? No, mi direte, la metafora qui fa acqua, si deve parlare di radici e quindi di una foresta, non più di porti. Vero. Ma non di rado la sensazione mia è stata proprio di essere un solingo porticciolo in disuso in una città disabitata, a cui per pura fortuna hanno ormeggiato a volte fragili barchette a vela per trovare pace o ripararsi da una tempesta; rare, intense e straordinarie, ma rare, frazioni di un attimo.

Un porticciolo così, diciamolo, non se ne accorge nessuno se un giorno incurva le assi del suo molo e si reinventa vascello; e così spesso ho fatto. Ma ondeggio, non mi risolvo. Ho timore che gradirei piantare una maestosa quercia su una novella arca di Noé, e dire che sì, ho radici profonde, ma me le porto in giro per il mondo insieme a me; e se proprio volessi strafare, potrei cercare Laputa lassù, da qualche parte (visto che, lo sappiamo, nelle videoteche non si trova più).

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Written by StM

January 6th, 2008 at 5:04 pm

Punten e Puntalla

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Cicciu Baricciu avea ‘na fìa
Tarabanara la vujiva
Cicciu Bariucciu voleva nun deila
Tarabanara voleva rubeila
Cicciu Baricciu aveva rasòn
Tarabanara è finito in prisòn

O qualcosa del genere. Frammenti di dialetto dalle pieghe della memoria. Scrivetevi da voi tre paragrafi di lamentazioni sulla perdita di questa risorsa di pluralità culturale, di questa ricchezza dell’umanità. Io mi limito a dire che un dialetto va parlato; e per essere parlato ci devono essere persone con cui parlarlo. Un po’ difficile, quando le scuole ti portano da una parte dell’Italia, il lavoro da un’altra, e magari la vita in giro per il mondo. Il dialetto italianizzato ormai già dalla generazione precedente alla mia è moribondo; il dialetto scritto sui libri di ricerche antropologiche e linguistiche è già morto; il dialetto parlato dai miei coetanei che lo usano in maniera stentorea, perché ci devono pensare, è già morto; il dialetto pubblicato da un tizio a corto di idee su un blog frequentatissimo solo dai motori di ricerca (terzo posto per “filmati porno” su yahoo, yeah), è già morto.

Il dialetto è morto, e neanch’io mi sento molto bene.

Fig. 1: Il dialetto è morto, e neanch’io mi sento molto bene

Ma di morti se ne riesumano tutti i giorni e a tutte le ore, non solo nottetempo e di nascosto, quindi proseguiamo un po’ con i ricordi. Avete presente il giochino che si fa con i bambini poco svegli (quindi io ero adattissimo) dei due indici con sopra un fogliettino di carta? Gigino e Gigetto che vanno sul tetto? Che infatti tiri via le mani, poi le rimetti giù, e Gigino e Gigetto non ci sono più? Io a quel punto credevo di aver capito tutto, tiravo via le mani a velocità di curvatura, facevo saltar via i fogliettini, e saluti a Gigino e Gigetto. E lì mi fregavano, perché poi Gigino e Gigetto invece tornavano. Cosmico! Colpa di queste cose se poi mio padre me l’ha menata fino ai 17 anni con lo “spirito d’osservazione”. A quel punto è andato ad abitare altrove e abbiamo finalmente cominciato ad essere amiconi. Ma è un’altra storia. Cosa c’entra questo col dialetto? Niente! Prima di cominciare a scrivere ho confuso i ricordi, credevo esistesse una versione dialettale di Gigino e Gigetto e invece no!

Infatti Punten e Puntalla non andavano sul tetto, bensì spazzòvan la cameralla, e a un certo punto hon truvà’ un denarèn, “Cosa en fùmma, Puntèn?”. Cosa ne faranno del denarino trovato? E qui comincia una fiabetta che mi ricordo essere buffa, ma che in sé non mi ricordo (credo fosse un canovaccio, in realtà). Me lo segno qui, e me la faccio ri-raccontare da mia madre. Poi mi premurerò di riferirla pure a voi u_u.

(psst… se non ci risentissimo, buone feste. Vi ricordo il mio ottimismo natalizio, senza ripetermi. E quanto al non risentirsi… è più che probabile, visto che forse sono stato disatteso, e dicono che quando uno non è malinconico/triste/sofferente la qualità della produzione si riduce u_u; e io produco solo se vi è qualità u_u)

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Written by StM

December 21st, 2007 at 9:05 pm

Napoli, GAMECON 2007

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Written by StM

December 10th, 2007 at 1:30 pm