Note di viaggio - Sui trasporti

StM - Monday, 11 August 2008, 21:25 - diario, fotografismi

Sui bagagli ostaggi

[riassunto delle puntate precedenti: venerdì volo con la British Airways da Londra a Genova, ma il mio bagaglio rimane a Londra; in aereoporto mi dicono che sarebbe arrivato a Genova il giorno dopo, che mi avrebbero chiamato, e probabilmente mi sarebbe arrivato col corriere lunedì, poiché avevo scelto questa via per il recupero]

sabato

-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto…

-Ah, buongiorno!

-Volevamo dirle che il suo bagaglio è arrivato a Genova.

-Bene!

-Allora lo viene a prendere lei in giornata o glielo spediamo?

-Mah, preferirei che me lo spediste, non mi viene comodo venire fino a Genova.

-Bene, allora lo consegnamo al corriere stasera, e le dovrebbe arrivare domani in giornata.

-Domani… intende domenica?

-Ah, uh, ecco… forse no, forse il corriere alla domenica non consegna, ma sinceramente non lo so. Potrebbe essere lunedì, in effetti.

-Va bene, era quello che mi aspettavo, comunque. Bene, grazie della telefonata.

lunedì

-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto, le volevo dire che il suo bagaglio è arrivato.

-Sì, lo so…

-Quindi lo vuole venire a prendere lei o glielo spediamo via corriere?

-[Ecchecc...] ecco, preferirei che me lo spediste via corriere, grazie.

-Perché se vuole può venire oggi in giornat…

-No no, grazie, davvero, mi mette meglio così. [...] Arrivederci.

the future

E chi lo sa cosa riserva? Restate sintonizzati…

The curse of Ile-de-France

-Bonjour [per essere educati, qui ci vuole un "Monsieur"], je voudrais une carte orange [e qui un s'il vous plait]…

-Pour l’Ile-de-France?

-Mmm… je crois pour les zones un et deux…

-Pour Paris, donc?

-Oui!

[la carte orange è una carta nominativa per l'Ile-de-France - la regione di Parigi - a cui possono essere associati degli abbonamenti; avevo letto nella guida turistica che esisteva la versione cartacea con foto e quella elettronica che ne era priva, e io speravo di ottenere la seconda; la guida mentiva spudoratamente, visto che la carta elettronica si chiama Navigo, anche se è vero che è possibile registrarvi sopra abbonamenti equivalenti alla carte orange]

E mi butta lì una bustina con una tessera e il ticket, dicendomi che per essere valida la tessera deve essere compilata con i miei dati e la mia foto.

Cacchio, la foto. Dove la prendo?

-Oh, è sufficiente una fotocopia della foto sulla carta d’identità.

-E ha idea di dove posso farla, una fotocopia?

-Sì, proprio là… esce, e giusto davanti alle Poste trova…

-Peeerfetto, grazie.

Non trovo nemmeno le Poste. Annamo bene. Piano B: scucio 4 euro e mi faccio le fototessere a una macchinetta automatica. Graaande, non può fallire.

Le 4 fototessere vengono emesse in un unico foglio di carta fotografica. Indivisibile. Alzo lo sguardo e vedo che il chioschetto di Hattori Hanzo è chiuso, è il suo giorno di pausa. Non ho più nel portafoglio la lametta da taglierino a prova di controlli aereoportuali (e poi ti fanno togliere le scarpe… mah…), dal giorno che in un’edicola mi è scivolata tra i fumetti Disney mentre pagavo per la mia meritata razione di informazione (Dampyr)… ovvio che non sono stato lì a cercarla, tanto poi quei ragazzini sarebbero diventati emo comunque. Non mi rendo conto della tragedia e penso: tanto un paio di forbicine mi serve… me le compro.

Nulla di neanche lontanamente tagliente è presente in tutta la Gare de Lyon. Comincio a scrutare i negozi pensando a quali potrebbero avere oggetti che fanno al caso mio. Quelli di mangime no: coltelli seghettati, al massimo, che non vanno bene; edicole e tabaccherie neanche a parlarne; borse e borsette non mi ispirano… ma provo nel negozio di abbigliamento maschile. Spiego la mia triste situazione, e mi viene detto che sì, hanno un taglierino, ma mi suggeriscono che le forbici sono meglio; e le forbici si trovano nel negozio di abbigliamento femminile.

La commessa gentilissima mi impresta le sue forbici, prima di allontanarsi di 2 metri evidentemente rassicurata dal mio aspetto rassicurante, specie se con un paio di forbici in mano. Perdo l’occasione di produrmi in facce da invasato mentre taglio la mia fototesserina, restituisco le forbici (porgendole per il manico e senza fare movimenti bruschi), la attacco alla carta arancione.

E finalmente esco di lì.

La follìa di andare a Londra via ferry boat

Le possibilità sensate per andare da Parigi a Londra sono l’intercity (5 ore e rotti) o l’Eurostar (3 ore). Se nella Gare du Nord vi imbattete in una fila di mezzo chilometro, e dovete andare a Londra, infilatevici che è quella giusta.

Il Vostro non partiva direttamente da Parigi quando s’è diretto verso Londra, perciò ha ben pensato di passare via mare.

Anche un ferry, un traghetto (qui s’intende per transmanicare), ha il suo checkin da effettuarsi tra i 30 e i 45 minuti prima dell’imbarco, il suo bel controllo dei bagagli e metal detector (sia mai che un dirottatore lo faccia schiantare contro gli scogli uccidendo la fornitura giornaliera di mitili dei più prestigiosi ristoranti londinesi), il suo pulmino per arrivare fino al molo giusto, il suo, ehm, fiero carrello per i bagagli da stiva, e il suo nastro trasportatore per recuperarli. Però tutto un po’ più alla buona, iamm’e'bbèllo, let’s go bbeautifùl. “Ma che, tiene un bazzùca qua dentro?” “Sì, ma è scarico, le munizioni sono in quella borsa llà” “E allora vabbuò, vada”.

Il viaggio più breve, conveniente e meglio servito è Calais-Dover (2 ore). Pare che prenotando online si risparmi, ma non ho verificato il viceversa. Dalla stazione di Calais lasciate perdere l’idea di arrivare al terminal dei traghetti a piedi, ci vuole un’oretta con un trolley al seguito. Cercate la fermata della navetta nei pressi, sono solo 1 euro e 50, dai (uff… va bene, io ci ho PROVATO perché sono TIRCHIO, ok? Potreste usare la scusa di vedervi un po’ com’è Calais… peccato che la maggior parte della strada poi è nel nulla e sotto il sole). Da Dover si può scegliere la via veloce del treno dalla Priory Railway Station (a cui si giunge con un bus apposito) alla stazione di Victoria o Charing Cross (sostanzialmente equivalenti, sono entrambe sulla linea circolare della metropolitana), viaggio approssimativamente di 2 ore, o quella lenta ma un po’ meno costosa dei National Express Coach, viaggio in pullman di circa 3 ore che termina alla stazione Victoria. Il Vostro s’è goduto il soporifero Coach, che faceva tragitto in tutta una serie di graziose cittadine di cui non ho memoria (praticamente dormivo).

Torino-Parigi?

Il treno Milano-Torino-Parigi è un bel convoglio, comodo, e almeno nel mio caso non sovraffollato. E poi noleggiano una psp o giochi per la medesima al vagone bar, segno evidente di civiltà avanzata (non ho verificato quali giochi, forse non volevo avere delusioni). Unica pecca il questionario che ci hanno chiesto di compilare; diceva grossomodo: “onde permetterVi di valutare al meglio il servizio sotto ogni aspetto, Vi chiediamo di compilare il presente questionario in prossimità della fine del viaggio”. Tempo tre quarti d’ora e già lo volevano indietro. Baaa, assolutamente non-divertente.

Note di viaggio sparse - Londra

StM - Monday, 11 August 2008, 0:08 - diario, fotografismi

Debbo dire che me ne aspettavo di più, di umorismo british. Perdiana, chiederò il rimborso.

Invece l’ironia della vita era in ogni dove. Prendiamo ad esempio il monumento alla memoria dei soldati canadesi, eretto nel Green Park di fianco a Buckingam Palace: una targhetta diceva “si prega, per rispetto, di non salire sul monumento”.

Figuriamoci, due scivoli su cui scorreva acqua, in *agosto*, e ti aspetti che non ci salga nemmeno un bambino? L’ironia della cosa è che poi di fianco dovranno costruirci il monumento alla memoria delle vittime del monumento alla memoria, visto che ci sono stato intorno 5 minuti e in quel lasso di tempo ho visto DUE bambini scivolare e prendere una capocciata. Ma applausi ai genitori.

Mi ha fatto molto piacere, nel viaggio di ritorno, scoprire che British Airways è la meno efficente delle compagnie con cui abbia mai volato, almeno per i casual-flyer. All’aereoporto di Gatwick (terminal nord) ci sono una decina di macchinette per il checkin automatico (uuuu, figo) e un bordello di sportelli per il bag-drop (fighissimuuuooo)… questo se avete già il biglietto. Se non avete il biglietto ma solo una prenotazione, dovete fare la fila nella zona E dove ci sono 3 sportelli, ma per l’occasione ne era attivo solo uno, la cui funzione era più o meno “everything else, for every flight”. Cioè, tutti i viaggiatori British Airways che non avevano semplicemente da buttare un bagaglio in corsa sul tappeto scorrevole passavano di lì. Pure genius. E fu così che probabilmente ho fatto il checkin troppo tardi e il mio bagaglio è ancora in giro (un solo volo al giorno da Gatwick a Genova, capite). Ricordiamo tutti l’apprensione per quanto era accaduto a Dandelion con Alitalia.

Per chi intende visitare Londra, l’ordine imperativo è di fare una Oyster card… è troooppo divertente. Entri in metropolitana - blip! Esci dalla metropolitana - blip! Sali sull’autobus - blip! Scendi - blip! Se però ti SBAGLI, e fai blip e poi ti guardi davanti e… uhm… questa non è un’uscita dalla metro… be’, mica puoi farla ripassare di fianco a un’uscita vera: la [tenera carticella] non ti fa mica uscire! Ti dice: qualcosa non va, scemo, cerca assistenza. Ora, siccome di assistenza non ce n’era, mi sono assistito da solo tirando su un chiavistello e richiudendo senza dare nell’occhio come un ninja. Yeah. Scherzi a parte, con il “pay as you go” ho speso meno che a usare biglietti singoli e a fare abbonamenti.

Questo profluvio di importanti informazioni sicuramente utili ai viaggiatori (”da come mugugna quello mi sa che è meglio che sto a casa”) continuerà probabilmente in altri post (ce n’è da dire anche per le altre due tappe del viaggio, eh!). Per il momento potete gustarvi una selezione di foto da Parigi, Amiens e Londra che non è troppo malvagia. E per chi se la fosse persa l’anno scorso, ho reso pubblica la galleria delle foto scattate al Veletrzni Palac a Praga, sperando che, pur nella loro rozzezza tecnica, vi ispirino a visitare il museo qualora passaste da quelle parti (e sperando che nessuno mi denunci per violazione del diritto d’autore).

A dir la verità devo ancora partire

StM - Thursday, 24 July 2008, 1:06 - diario, estensioni digitali, oblòg

Il bello di avere un conto gestibile online è che il bancomat non può più guardarti con lo schermone lucido di lacrime mentre ne prosciughi il contenuto. La spersonalizzazione ti fa fare le cose più losche e infide: per te è solo schiacciare un bottone, ma altrove i risparmi di una vita si nuclearizzano.

Mentre attendo con ansia che mi si notifichi questa sudata multa per eccesso di velocità (io accelero esclusivamente in prossimità dei velox, e vista la loro frequenza raggiungo spesso la velocità di fuga - in orizzontale -; però di multe non me ne sono ancora arrivate, finora, e allora l’ho voluta fare plateale; vediamo!), metto a posto gli ultimi dettagli del viaggetto di quest’anno. L’obiettivo è stare via abbastanza tempo da rompermi veramente i coglioni e tornare a casa felice. Uhm, no, per 10 giorni non sono sicuro che funzionerà.

Toglietevi quegli occhi strabuzzati dalla faccia: eh, già, devo ancora partire. Lo so che vi sembravo già partito, visto che avevo lasciato tutto qui a prendere la polvere. Ma anche stavolta ho ottime giustificazioni, senza tirare in ballo le cavallette. Di cui tra l’altro mi hanno offerto una petroliera piena… bontà divina.

7 valide giustificazioni al fatto che non si aggiorna il blog

  1. L’ho lasciato a casa
  2. Non so più la password di accesso; l’avevo tatuata sulla natica della mia ex
  3. Il papabanner è scomparso e sono depresso
  4. Ho installato Vista, e cucù - la rete non c’è più
  5. Navigare in rete in spiaggia è davvero figo; finchè qualcuno non ti fa il gavettone*
  6. Ho deciso di migliorare la mia vita sociale (non tanto uscendo di più quanto smettendo di scrivere cazzate)
  7. Sto ancora finendo di inserire sugli aggregatori il mio post precedente

*=alla Vodafone e TIM sono ge-nia-li. Però preferivo la gente col portatile 15″ sull’autobus.

Sono momentaneamente assente, lasciate un messaggio dopo la bestemmia

StM - Monday, 2 June 2008, 22:21 - diario, estensioni digitali, fotografismi, opere altrui

Bip ^^

Qui va tutto abbastanza bene, non preoccupatevi per me. No, niente operazione umanitaria che raggranelli fondi e risorse dagli ignari cittadini medi dei paesi abbienti e li consegni ai già abbienti cittadini dei medi paesi disagiati: sto bene, davvero. Occhei, occhei, un bacetto dalle fan non si rifiuta mai, ma che sia uno, eh! Per ciascuna, s’intende.

E’ un po’ che spaccio l’incremento degli impegni di scrittura come la ragione per cui qua invece scrivo poco; be’, intendo perpetuare questa nuova tradizione: sto scrivendo poco qui perché sto scrivendo un mucchio altrove. Voi non avete idea. Non tutti, qualcuno di voi idea magari ce l’ha; ma non avete idea.

Ciò che focalizza maggiormente la mia attenzione in questo periodo è il motivo per cui Rete 4, sulla mia televisione, è stata sostituita da un canale nero e silenzioso. E dire che prendono tutti gli altri canali, Rete 4 sul digitale terrestre continua ad esistere, e che dopotutto non è illegale la sua permanenza nell’etere analogico (lo è solo probabilmente il fatto che Europa 7 non abbia, al contrario, alcuna frequenza a sua disposizione). Avrà preso iniziative la mia tv, notoriamente obbligata a visioni prolungate di Rai 3.

Oggi, visto che non avevo l’equivalente in massa di vestiario di una Rinascente a caso da stirare, né una valigia per un sacco di giorni da preparare, né uno stramaledetto server in crisi (QUESTO server) da monitorare, ho testato un po’ un ALTRO obiettivo che mi sono preso (e con questo basta, eh? Eh?) in giro per la casa… mi direte: cosa c’è di bello in giro per casa tua da fotografare? Qualcosa c’è, fidatevi.

(Copyright di Mammà)

L’obiettivo 28-75/2.8 della Tamron ha fatto anche troppo per quelle che erano le condizioni di ripresa, anche se mi sembra di notare un po’ in tutte le foto ombrose una sorta di dominante rossa (e non stavo usando filtri), quindi non so ancora se sono soddisfatto completamente o no. Ad ogni modo, su due piedi è un acquisto che mi sento di consigliarvi se volete un obiettivo un po’ tuttofare, non avete bisogno di grandi zoom né di grandangoli, e volete riuscire a cavarvela anche in scarse condizioni di luce (ma pagando il pegno di una sfocatura molto marcata fuori dall’area di messa a fuoco… anche questo con pro e contro): costa la metà dei 18-200, non ha la sua versatilità e non permette aggiustamenti manuali del fuoco senza disattivare completamente l’autofocus, ma è molto più luminoso. L’ho promosso a mio obiettivo ufficiale per gli interni e le riprese serali.

Altra cosa che mi sta tenendo occupato (non quanto Emack, ma abbastanza) sono alcune venture rivoluzioni su Ars Ludica… di cui voi ovviamente siete tutti avidi lettori, vero?

E per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso, segnalo che ogni tanto mi sveglio e mando un nastrone alla Lucea… segnatevi questo link se li volete vedere (e in qualche caso ascoltare) tutti ;)

Ci risentiamo prima del 2009!

Brandelli d’affetto (e affettati di brandello)

StM - Sunday, 23 March 2008, 22:33 - diario, pindaro

Oggi ho fatto conoscenza con una cagnolina bianca.

Io ero in un ristorante ad accelerare la mia corsa all’infarto, e lei era lì che zampettava in giro con discrezione. Alla fine del pasto, forse stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina e mi guarda; io, per educazione, restituisco lo sguardo e sorrido. Sempre più stufa di essere discreta, la cagnolina si avvicina ancora e mi guarda di nuovo; io, che non ho mai avuto molto a che fare con i cani, decido che tuttavia mi è simpatica e decido di accarezzarla un po’.

Segue quarto d’ora di affettuosità. Più e più volte ho provato a nascondere la mano, ma non la frego: mi ha visto che sono stato io; il suo sguardo inquisitore mi dissuade infine dal riprovarci. E giù coccole.

Era bella soffice, devo dire.

* * *

Mi hanno sempre spacciato che fossero gli uomini a disprezzare le coccole, ma credo sia solo una componente del ben più vasto problema che ci si assortisce sempre al fine di massimizzare il reciproco fastidio; esistono gli uomini a cui piacciono le coccole, solo che si mettono insieme alle donne acide e ciniche; esistono le donne dalla sessualità sana ed emancipata, solo che si mettono insieme agli uomini per cui uno scudetto è comunque meglio di qualsiasi orgasmo (o dell’eroina, cfr. Trainspotting).

Una notte nella mia vita è successo che qualcuno si lasciasse accarezzare come se fosse tutto ciò che era importante in quel momento; come se io non volessi altro che quello, come se lei non volesse altro che quello. In quel momento.

Era così. Nient’altro importava che quello. Quello, e il suo sguardo che non dimenticherò mai. Così bello, che il giorno prima non l’avresti detto; e il giorno dopo era lì, ma si nascondeva bene. Non l’avresti detto.

Una notte di quelle che segnano la tua vita ma non ne fanno parte, perché quello che vi è successo poteva succedere solo in quel momento, tra quelle persone, in quel luogo, in quel modo; senza preavviso e senza un seguito. Come quei sogni che al risveglio ti lasciano sull’orlo di un abisso di malinconia.

* * *

Ho imparato cosa volesse dire fare l’amore da una ragazza che non amavo; due mesi che ricordo come la mia occasione perduta, ma senza rimpianto. Non che avessi le idee confuse, prima, ma date le mie esperienze precedenti stavo abbandonando le speranze. Con la ragazza che amavo avevo sempre fatto sesso, mai l’amore. Tanto per farsi del male.

Poi non è colpa di nessuno; è proprio questione di approccio: non guardate me se volete il maschio denim che faccia violenza sui vostri 500 euro di completino alla moda per 15 minuti di sesso selvaggio, o il tranquillo maschio da riporto i cui ormoni trovano accettabile la copula di quel sabato sera in cui le vostre amiche hanno altri impegni, al cinema non c’è niente, e al videonoleggio avete già visto tutto; non potrei mai soddisfarvi, ecco, perciò non vi incaponite e girate lo sguardo altrove; non che fate i sorrisoni e spergiurate “ma no, sei carinissimo, mi piaci un sacco”, e poi nel cestino trovo i brandelli dei vostri 500 euro di completino e un giornale arrotolato sbavucciato. Eh.

* * *

Ho bisogno di essere salvato dal desiderio di farle coccole per ore. In alternativa, sapreste indicarmi un modo sicuro di distinguere preventivamente chi ama le coccole da chi invece no?

Cosa stai facendo destra adesso?

StM - Monday, 25 February 2008, 0:29 - belinate, diario, pomerania

Valige. Avevo messo ad essiccare la pelle di un valigiottero migratore, e ora sto aggiungendo fibbie e legacci per farne valige. Da cosa si possono ricavare valige migliori che da un valigiottero? Eee, la natura è meravigliosa.

E insomma sono qui che faccio valige. Per l’ennesima volta. Non che a starmene fisso qui sia meglio; ma per lamentarmi di quello ho tempo, ora mi lamento di dovermene andare via. Aspettate che mi lamenti di vincere la lotteria, essere mantenuto da una modella ninfomane e fedelissima, o che qualche produttore di Hollywood mi porti al successo planetario traendo un blog dal mio blog. Succederà. Che io mi lamenti, dico; quelle cose no, perché figuriamoci se ho tempo da perdere in simili quisquilie.

A volte mi sento vecchio, a volte mi stupisco di me stesso. Voglio dire, dopo ho avuto dolori per 5 giorni, ma qualche tempo fa mi sono improvvisato Nembo Kid e ho recuperato di scatto l’autobus che mi aveva fatto marameo ad una fermata, cogliendolo alla successiva (miei complici avevano formato una fila ad anello di gente che scendeva e poi risaliva, per tenere occupato l’autista). La mia coscienza ecologica mi suggerisce tuttavia di piazzarmi nella compostiera del materiale organico per tempo, prima che ci lasci le piume - che poi chi mi sposta più? Ah, no, quelli erano gli elefanti, con il cimitero dei medesimi; ma lo sapevate che i civilissimi fagianni pomerani fanno la stessa cosa con la compostiera? Perciò prendevo esempio.

Ho sonno. E siccome non volevo falsificare questa affermazione, mi sono messo a scrivere questo post per tirarla per le lunghe e andare a dormire tardi. Adoro i piani ben riusciti. E via di pialla.

Sei single? Iscriviti a Scopic.ch.ia, e comincia da subito a perdere un sacco di tempo!

StM - Thursday, 21 February 2008, 23:54 - belinate, diario, estensioni digitali, pensieri

Online ho sempre conosciuto persone interessanti. E ho sempre pensato che è bello conoscere persone con cui hai interessi in comune, e che trovi simpatiche dopo un po’ di “frequentazione” digitale. Perciò mi arrovellavo su come funzionassero questi “siti di incontri”, cosa che esula più di qualunque altra dai concetti decodificabili dalla mia mente talebanamente asociale: vai lì per conoscere gente; ok; ma in base a cosa? “Che hobby hai?” “Frequentare siti di incontri.” “Ma dai, ma veramente? Anch’io!”. Perciò ho voluto sciogliermi il dubbio e provare con mano.

Be2.it promette di farvi accoppiare (selvaggiamente) con persone psicologicamente affini. Mitico, proviamo. Vi ciucciate un test lungo e stressante (consigliato il supporto dello psicanalista), ma sicuramente ne varrà la pena. No? Ecco l’elenco dei tuoi partner raccomandati: uhm… un elenco di nick, un numerino, e la residenza. Il numerino è il “be2 index”, ovvero il risultato di complessi calcoli matematici e una briscola tra il test che hai fatto tu e quello che hanno fatto i “partner”, che indica il grado di affinità. Non è dato sapere quale sia il fondoscala, ma ho visto valori tra il -1 e il 112 o giù di lì. Immagino che -1 voglia dire “infinito, sposala subito”, oppure “scusate, conserviamo il valore in un signed char ed è andato in overflow a 128″.

A questo punto arriva il primo tocco di genio di be2. Per contattare i partner raccomandati devi mandare un messaggio. Semplice. Il messaggio però è obbligatoriamente preconfezionato. Non lo potete scrivere voi, ma sarà scelto a caso da un pool di messaggi ideati da qualche fuoriuscito dal manicomio con la schedina di raccolta dei bollini elettroshock piena (il centesimo elettroshock è gratuito): “Ciao, io mi sento bene, e spero che anche tu ti senta bene, e spero che anche tutto il cazzo di mondo si senta bene, e che sia presto primavera e che finiscano le guerre e che domani al risveglio la diarrea mi sia passata.”. Santa polenta. Il partner raccomandato, se non sarà impossibilitato dal rigurgito che avrà nel frattempo proiettato sulla tastiera leggendo il vostro messaggio, potrà rispondere (unicamente) con un altro messaggio predefinito: “sìiii, corriamo nei campi stringendoci mano nella mano e copuliamo allegri urtando nel mentre il primo termitaio che troviamo”.

E qui il secondo tocco di genio. Una volta fatto il primo scambio di messaggi, in teoria è possibile usare il trogloditico sistema di messaggistica (ricordate la webmail del vostro sito preferito nel ‘98? Ecco, ora scordatevela) per scambiarsi finalmente messaggi a testo libero. Però… se siete utenti paganti. Ora, il Vostro ha voluto fare la prova a 360°, e quindi era pagante. Solo che era l’unico di tutti gli iscritti, probabilmente. Peste se fosse riuscito a fare UNO scambio di messaggi. Ma niente, eh, zero proprio. Oddìo. Un paio sì, dai. Probabilmente bot. Spero.

Perché, già, una cosa che ho notato nell’unico scambio su be2, e che ho notato anche in più posti altrove, è una certa impermeabilità al test di Turing (che non ha niente a che vedere con le vacanze): non sai se ci sono o ci fanno. Siete avvertiti: se avete una personalità tendenzialmente riservata ma intellettualmente esuberante come la mia (u_u) siete tagliati fuori. Non verrete calcolati, o se qualcuno vi farà perdere dedicherà del tempo sarà solo per preoccuparsi del vostro umorismo, scambiandolo per un serio problema di approvvigionamento di lattuga dal vostro verduriere, o per una disamina sulla possibilità che in Groenlandia si giochi a beach volley.

La mia iscrizione a badoo, risalente a diverso tempo fa, credo sia durata 45 minuti. C’era questa accattivante linea d’approccio che faceva grossomodo così: “ciao, come va?”. E si arrivava, lì come altrove, al paradosso che fossi io, *IO* (ci conoscete, no, a me e alla mia verve ciceroniana nella retorica, quella del periodo in cui Cicerone era steso in una bara o contenitore equivalente), che neanche avevo cominciato le discussioni, a cercare di ravvivarle. Sempre per dire che mi ritengo un anormale ma scopro di non essere il migliore nemmeno in quello.

Chiudiamo la carrellata con meetic. Quasi suggeritomi da un’amica, notare il corsivo, trattasi di un luogo che, traboccando di donzelle ultratrentenni, semplicemente non ha spazio per coloro nella mia fascia di età. A dire il vero si trovano anche, stranamente, parecchie neonat… ehm, neomaggiorenni, che a parte complessi di Elettra molto pronunciati non pongono particolari vincoli di età; ma alla fin fine non ho tutto questo bisogno di parlare con qualcuno che mi dia sempre ragione, no? (”già so che ho ragione, tanto”)

La diagnosi, molto parziale dato il mio scarso impegno, è che be2 sia una truffa, badoo una cagata, e meetic qualcosa che può essere utile alle vostre pruriginosità a breve termine, a patto che vi dedichiate più tempo di quanto ne valga la pena.

Tre pensieri tre (messaggio subliminale)

StM - Wednesday, 20 February 2008, 11:52 - diario, pillole

Ricevere messaggi dall’aldilà (onirici o reali) da genitori viventi rovina il sonno, e in generale non fa bene all’umore. Ne avevo avuto sentore anni fa, quando giocherellando col microfono sul PC avevo registrato mia madre cantare; risentendo, era scattata l’associazione immediata a quelle cassette che abbiamo con la voce registrata dei nonni, e m’era preso il magone. Promemoria: niente registrazioni audio, video, e fotografie il meno possibile.

Se abitassi sopra una panetteria che sfornasse focaccia tutte le mattine, probabilmente ingrasserei a vista d’occhio, ma sarei anche felice. Ma un momento: sto ingrassando a vista d’occhio. Quindi devo anche essere felice. E abitare sopra una panetteria.

Ho deliberato che quando, qualche anno fa, mi dicevano “eee, siete giovani, avrete tempo”, era una cazzata. Perché era una scusa con la quale di tempo me ne facevano buttare a volontà.

Uscita obbligatoria a Sestri Levante

StM - Tuesday, 5 February 2008, 23:55 - diario

C’era questa astronave Enterprise precipitata in una galleria che stava combattendo contro una flotta di navi Borg, mentre un team di appassionati informava gli astanti su tutto ciò che c’era da sapere per comprendere l’universo di Star Trek. Le voci in realtà parlavano di un tir ribaltato con mille morti e un cratere nel manto autostradale, ma io non ci credo, tendono sempre a minimizzare. Perciò, c’era questa Enterprise incagliata tra Sestri Levante e Brugnato. E i Borg. E i fan di Star Trek.

Autostrade per l’Inculata informa che bisogna uscire a Sestri Levante. Uno pensa: esco a Sestri, faccio un po’ di strada normale, e rientro alla successiva, dopo l’incidente. Verrà poi fuori che hanno fatto uscire a Sestri perché le due uscite successive, prima dell’incidente, probabilmente non erano in grado di smaltire un traffico autostradale; però, tecnicamente, dopo Sestri si avrebbero avuto altre due occasioni per uscire.

Comunque usciamo a Sestri Levante, e seguiamo le indicazioni per La Spezia. Bricchi*. A salire e a scendere. Ingresso successivo dell’autostrada: “bene, è il nostro… non c’è un cacchio di nome di che posto sia, ma sarà sicuramente Brugnato - se ci hanno fatto uscire a Sestri e l’incidente era tra Sestri e Brugnato…”. Il telepass non fa obiezioni. Scopriamo dopo poco che dire “tra Sestri Levante e Brugnato” è un po’ come dire “tra Torino e Ancona passando per Monaco di Baviera e Kiev”. Otto chilometri di coda.

Sunnyday Joe, detto l’Ottimista, nella sua divisa arancione coi catarifrangenti da supereroe (poteri speciali: morire investito da uno stronzo con la patente nella più completa invisibilità da parte dei media), comunica al mio collega (mentre io ero impegnato a spedire il solito importantissimo sms del cazzo alla mia spammer preferita) che “se riusciamo a liberare la strada per mezzogiorno [erano le 9] sarà già tanto, e non sono nemmeno sicuro che si riesca per stasera”.

Sfortunatamente ci hanno fatto ripartire già un’ora dopo, prima ancora che riuscissimo a capire come si costruisse un tee-pee e che decidessimo quale forma di governo dare alla nostra tribù autostradale improvvisata (anche se gli schieramenti politici erano già chiari: i “faccio come cazzo mi pare a me” contro i “fate come cazzo ci pare a noi”, che se non cogliete la sfumatura, be’, non vivete in Italia).

Segue uno spassoso pomeriggio in cui andavo a chiedere a terzi quali fossero gli indirizzi IP dei nostri server, o in cui scoprivo che avevo perso due ore della già sgocciolante giornata perché un componente (occulto) dell’antivirus aziendale trovava indignevole che volessi porre un programma in ascolto su una porta.

Sento un po’ come se la Morte stesse venendo a prendermi. Temporeggerò. Appunti per una vignetta: Max Von Sydow e la Morte che giocano a Wii Sports, o Counterstrike, o PES.

*=monti, zone montuose. Anche, metaforicamente, territori inesplorati e/o inaccessibili (cfr. posti inculati, Puttanburgo). Es: “Andar per bricchi”, “ma tu abiti lassù sui bricchi, non ci penso nemmeno di venirti a prendere”.

“Cornuto!” “Per forza, è un toro!” “Non lui, tu!”

StM - Monday, 4 February 2008, 23:25 - diario, nosce te ipsum

(blog tecnico, ghghgh)

Get thee to a nunnery

dice Amleto a Ofelia in uno dei suoi non realmente deliranti delirii. Il mio docente d’inglese, che teneva moltissimo alle teorie complottistiche alternative (con particolare preferenza per ciò che fosse il più possibile deviato), sosteneva che “nunnery” potesse essere inteso letteralmente, un convento, oppure in senso traslato e capovolto, un bordello. Poi questa teoria mi cadrebbe un pochino nel prosieguo:

: why wouldst thou be a breeder of sinners?

Ma se durante le cene coi vecchi compagni del liceo abbiamo ancora qualcosa da raccontarci, dopotutto, è anche grazie a quell’uomo (due palle, ma sempre meglio che rendersi conto che “ma io con questi non ho niente da spartire, si fottano”); che, pur con tutti i suoi difetti, e andando controcorrente, io in fondo apprezzavo. Di (letteratura) francese e inglese avevamo come il sole e la luna: dove era nozionistica e rigorosa l’insegnante di una materia, così era spannometrico e fantasista quello dell’altra. Vorrei mettere in chiaro che, a parte una somiglianza di mascella, non c’è alcun punto in comune tra costui e il Professor Keating: non è quel modo di essere fantasisti; però tra una teoria strampalata e l’altra qualche idea filtrava, e rimaneva. Come sanno i miei lettori più fedeli (io e il mio amico invisibile), poi, a me sono invise le spiegazioni lapalissiane, che lascio sempre per esercizio allo studente, mentre volentieri mi avvento su quelle avventurose (solo per dire che avventarsi e avventurarsi sembrano avere la stessa radice, e non me n’ero mai accorto).

Risalendo la catena dei pensieri, che a quanto scritto sopra mi ha portato, e non ne è invece scaturita, sono circondato di matrimonieggianti. Lo so, magari la connessione a voi sembra labile, ma vi assicuro che c’è - solo che non posso mica raccontare i fatti altrui in piazza, no? Sarebbero risate assicurate, ma c’è il vincolo che abbiate frequentato il mio liceo, mi spiace. Comunque, sempre parlando di liceo, ho pensato: ma possibile che dei miei ex compagni solo [tizia] si sia sposata? Tra l’altro scaturito in aneddotica spettacolare anche quel matrimonio (ma nun se pò). Tremo al pensiero di avere una risposta. Magari quelli si sposano e non ti avvisano. E fin qui va bene; ma non ti mandano nemmeno i confetti; e allora sono dei maledetti. (Aggettivo sostantivato? Se volete usarlo come aggettivo vero, aggiungendo un sostantivo a vostra scelta, ne avete facoltà).

Dove voglio arrivare?

Ovviamente al fatto che ho un problema con la metà meno maschile della uomosfera. C’è questa cosa tragica che il problema non sorge mai, be’, quasi mai, dall’unico (indeed) vero grande macroscopico terrificante difetto che ho, ovvero due quinti di egocentrismo e tre quinti di disadattamento. Io, con me stesso, non penserei nemmeno per un istante di progettare una vita insieme. Un inferno. Pensate che questo sia un problema? Figuriamoci. Credo di essere io il problema, frequento persone che credo normali, e poi si scopre che in realtà loro tengono le antennine e la coda.

…voi non ce le avete antennine e coda, eh?

E’ vero che non ho un campione statistico ampio, ed è anche vero che il detto campione non è nemmeno eterogeneo; e questo è già parte del problema. Regolarmente io m’interesso a, m’innamoro di, chi è indisponibile. Regolarmente non riesco a innamorarmi di persone che avrebbero da darmi, o mi hanno dato, più di chiunque altra, magari nel limitato spazio di qualche giorno, una notte (a fronte di mesi, anni). Regolarmente v’è incontro di interessi quando ogni logica darebbe responso negativo. Regolarmente, anche due volte al giorno, vado… niente, niente.

In pratica finisce poi che io sono quello troppo buono, che non mi meritano. Capite? “Con le corna da stambecco non mi piaci più, però il fatto è che non ti merito”. “Guarda, non ne posso più che tutte le volte mi provochi orgasmi multipli che durano svariati minuti ciascuno, non ti merito” (ora non venite a dirmi che non è realistico). “No, basta, ho deciso che tu sei troppo serio per me, non ti merito; tieni, questo è l’invito per il mio matrimonio, mi sposo con mio cuggino che è pastore protestante”.

Ovviamente si tratta di esempi, e solo uno è tratto da un episodio reale che mi ha visto coinvolto (vi do un suggerimento: riguarda il sesso) (allora, queste mail di interessamento arrivano?). La realtà è molto più comica, come sempre. Almeno, io la vedo comica. E per dimostrarlo mi sono fatto col rasoio un taglio alle gote per allargarmi il sorriso. :). Visto? :))). Sono sorridentissimo.

:)))))