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Inquietanza
In Google Reader ho una cartella “archivio cancellati”. Contiene i feed di quei blog che non sono più aggiornati da anni, o non esistono più. Perché sì, anche se il blog non esiste più la copia del suo feed rimane nella cache di Google.
Ogni tanto in quella cartella spunta un post non letto, per i più svariati motivi: risveglio del blogger, pastrocchi con la manutenzione di un blog; oggi il caso di un blog su splinder prima cancellato e poi aperto da un altro utente ignaro allo stesso indirizzo.
Figliolo, io ti auguro tanta fortuna ma… hai invaso i miei ricordi. Un po’ di rispetto.
Questo post è ovviamente vieppiù significativo in quanto fatto da un blog candidato a finire in “archivio cancellati” (ed è ovviamente per dare maggior pathos a questo post che non vedete aggiornamenti da tempo immemore, essì).
Parlando invece di blog vivi e vegeti, per chi non avesse avuto occasione segnalo che è online il restyling di Ars Ludica, di cui sono abbastanza soddisfatto (per quanto mi sia limitato a correggere in minima parte un tema già molto buono) e su cui riprenderò a lavorare non appena accetterò il fatto che già gli ho dedicato le mie ferie.
Spotorno Comics 2009, o gli affari degli altri
E’ il secondo anno che vado a Spotorno Comics, e credo ci tornerò volentieri il prossimo anno.
La cosa decisamente interessante di questa manifestazione è che pochissimi sono gli spettatori (io tra questi): dei presenti, c’è ovviamente chi fa le vignette, caricature, ritratti; ma c’è anche, soprattutto, chi se li fa fare. Da un lato del tavolo i fumettisti e disegnatori; dall’altro lato il pubblico, spesso affezionato e ormai “di casa” (e conosciuto per nome dagli artisti), a dare il soffio vitale alla lunga notte delle vignette.
Perché se ti metti in fila perché vuoi una vignetta, quando è il tuo turno non dici semplicemente “dammi una vignetta!”. Racconterai un po’ chi sei, perché sei lì, per chi vuoi che sia fatta la vignetta. Come i ragazzi che l’anno scorso volevano dedicare una vignetta all’amico Fabio che si era comprato la Skoda Fabia praticamente solo per il nome, e Giannotti li aveva accontentati con una vignetta “D’estate a Spotorno, sull’Aurelia tutti in coda…”, con un personaggio che invece orgoglioso e tronfio dichiarava “Io in Skoda!”.
Chi cerca una vignetta si ritrova a raccontare la propria vita in una manciata di secondi, fino a qualche minuto: dove vive, che lavoro fa, se è sposato, se ha figli, per che squadra tifa; si ritrova a dire quello che in quel momento gli sembra più importante, più caratterizzante del proprio essere. Una cosa che a me fa quasi andare nel panico, uno dei motivi per cui non ho ancora deciso di affrontare la coda per prendere la mia, di vignetta. Avrei finito per dire che sono un programmatore, e con la fotocamera in mano sarebbe stato evidente che mi piace fare fotografie; non avrei potuto nascondere di essere innamorato (per via dei cuoricini che svolazzano tutto intorno)… e avrei ricevuto una vignetta geniale (come ne ho viste tante) che mi avrebbe colto in pieno anche a partire da quei tre dati su di me messi in croce. Quasi il timore di vedermi rubata l’anima.
Un altro motivo per cui non mi sono ancora messo in coda per la mia vignetta è che ho trovato troppo interessante, e bello, farmi gli affari degli altri. Ascoltare le storie del pubblico, gli aneddoti dei disegnatori, cogliere nell’obiettivo attimi di concentrazione o di intimità. Essere spettatore anche nel momento in cui essere spettatore dovrebbe essere l’eccezione e non la norma. Ma forse è proprio questa mia inclinazione ad avermi fatto affezionare alla fotografia :)
La festa è finita?
Ritorni dalle ferie e ti ritrovi ad aspettarti dei casini che non hai combinato tu ma che devi mettere a posto tu, perché sono tutti al mare (compresi i cervelli di taluni individui delle controparti che invece sono, solo apparentemente, rimasti al lavoro).
Nelle settimane in cui potevi andare al mare, non sei quasi mai andato al mare. Non è che facesse tutto ‘sto caldo, dopotutto. Ritorni in ufficio e vedi il condizionatore che si è installato un condizionatore perché ha caldo.
Bentornato. Eh sì.
Riassunto delle puntate precedenti
L’antipostite è una brutta malattia. Si presenta nei soggetti possessori di blog di qualsiasi età, ma preferibilmente in coloro che ne siano dotati da più di due-tre anni. La sintomatologia include il pensare che ogni tema di cui si potrebbe parlare sia una cazzata, guardare una galleria di foto pubblicabili e pensare che andrebbero un minimo ritoccate in verità, avere sonno nei momenti tradizionalmente più propizi per la creazione dei post, percepire di avere troppe altre cose da fare, non essere nemmeno più tanto un lettore di blog altrui. Se qualcuno conosce la cura, si faccia vivo.
- S. dice che i tizi che hanno fatto quel programma che è in uso dall’84 non sono sembrano molto collaborativi.
- Cosa vuol dire che non sembrano collaborativi?
- Non lo so. Magari sono semplicemente morti.
La vita mi ha sorriso, in questi ultimi mesi. Ho cercato in tutti i modi di rovinarmi economicamente, ma mi sono stufato prima io del mio conto corrente. Sono riuscito a far diventare la mia scrivania ancora più nerd (adesso i monitor che ci sono sopra sono 4). Mi sono state fatte passare delle cazzate immani. Sono innamorato. Mi dicono che devo essere contento se ho tanto lavoro in questi tempi di crisi… felicissimo :) :) :), oggi è il mio primo giorno di ferie e mi aspetto *almeno* una telefonata da un momento all’altro, mentre quando ho fatto un’altra settimana di ferie qualche tempo fa ho passato metà del tempo a rispondere a mail; sì, magari ero in giro per i cavoli miei e rispondevo da cellulare, ma ‘nzomma.
La vita è stata anche antipatica, però. Molto antipatica. Si deve far perdonare qualcosa di grosso. Vita, fammi un cenno quando dobbiamo giocare al superenalotto, eh.
Verboten!
E’ stato solo alla terza esperienza austriaca che mi sono reso conto di una certa fuoricomeunpoggiolità dei crucchi in seconda a riguardo delle modalità di espletazione delle funzioni escretorie.
Tutti voi saprete che il bidet non è generalmente garantito (fu uno schock scoprirlo nel fiore dei miei 19 anni); quello che forse non sapete, giacché potrebbe non essere notato in un albergo, è che nei luoghi pubblici il water è lì solo per sedersi (ho visto esposto il secondo divieto in alto a destra nell’immagine in un autogrill vicino a Villach), mentre chi vuole fare la pipì in piedi deve utilizzare gli orinatoi “non privati”.
La natura di tali orinatoi comuni è alle volte analoga a quella a cui siamo abituati anche noi italiani (un accrocchio di ceramica per ciascuno), ma altre volte arriva ad essere molto più romantica, un’unica vascona con fontanella in cui tutti possono fare pipì allegramente insieme, unico limite la larghezza degli utenti (faccio ammenda per non aver immortalato la cosa).
Scusate assai, ma mettiamo che a me dia fastidio orinare in pubblico (anche senza arrivare agli estremi di quell’orinatoio che ho visto nel bel mezzo di una piazza di Amsterdam, in cui la privacy era garantita giusto per il pene e poco più)… che devo fare? Mi direte voi: se è vietato fare la pipì in piedi, siediti su quei maledetti wc, sporco maschilista! (tra l’altro, dato il funzionamento del WC Ghost, che suona se si alza la tavoletta, direi che sono tutti contenti se faccio pipì in piedi con la tavoletta abbassata, giusto?)
Partiamo dal presupposto convenzionale che io sia normodotato (mentre voi tutti sapete che sono basso e siete al corrente della regola della elle). Vi giuro, ci ho provato: usciva fuori; e onestamente rischiare di toccare l’antiigenico interno del water con le mie mucose non mi sconfinferava. I wc che utilizzano là, peraltro privi di tavoletta, sono lunghi abbastanza per fare giusto una sola cosa, oppure vanno bene per le donne; per gli uomini c’è da soffrire. Quindi complimentoni al geniale piano riuscito di qualche femminista che vende gabinetti mal fatti; peraltro potrebbe essere socia di chi ha inventato questo (che, per mia fortuna, non ho dovuto sperimentare).
Nel bagno di un bar di Sanremo una volta ho letto questi due messaggi agli utenti, uno per genere: “sms per soli uomini: centrare il buco!”; “sms per sole donne: non poggiare i piedi sulla tavoletta!”. Ognuno ha il suo modo, a volte strambo, di concepire la pipì. Una volta che abbia messo in atto qualche accortezza per evitare di farlo pesare ad altri, gliela vogliamo lasciar fare? Please?
Eh no, così non va
Non va tanto bene che uno va lì e chiede un vetro spesso 2 mm per una finestra e gli dicono che no, non esistono vetri da 2 mm per le finestre; quelli sono vetri da corniciai, che andassi dal corniciaio. Vorrà dire che la mia decina di finestre a quattro vetri incornicia l’opera d’arte che siamo io e la mia famiglia, chevvidevodire. Ovviamente più io che la mia famiglia. Sulla porta c’è il titolo dell’opera, “La modestia”.
Non va tanto bene che uno chiede se vendete stecche da tapparelle e voi lo guardate come se vi avesse appena proposto di tuffarvi insieme nudi in una Iacuzzi con un tubetto di latte detergente invece che bagnoschiuma. Ma si apprezza che vi ripigliate e reindirizziate a chi di dovere.
Non va tanto bene che Obi-Fran trovi aspetti positivi in Vicky Christina Barcelona che io non trovo… probabilmente finirò per accoltellarlo o sparargli (cit.). Stiamo comunque parlando di un lavoro non “di mestiere” di un grande regista che si è rimesso in discussione, e gliene do atto.
Non va tanto bene che Opera, pur avendomi convinto sotto molti aspetti, continui ad avere due bug, uno grossolano e l’altro per design. Quello grossolano: la fighissima funzione di sincronizzazione dei bookmark su più computer (certo, presente con plugin anche in Firefox) forse funzionava su Opera 9.52, ma sicuramente su Opera 9.6 non funziona, generando duplicati e casini vari; un’opzione di fare un allineamento imperativo dei bookmark memorizzati, anyone? Quello per design: se usate il client di posta e avete una casella di posta IMAP, è *impossibile* spostare i messaggi da questa a una cartella locale per liberare spazio senza eliminare definitivamente i messaggi… perché le cartelle locali non esistono. Diciamo che ne vorrei parlare del tutto bene, ed è perciò che sto rimandando la recensione al momento in cui questi problemi non ci saranno. Poi se capisco anche come posso segnalare bug/problemi è meglio (visto che i forum pullulano di fanboy appena usciti dall’uovo che affossano con varii “ma no, idiota, quello che fai non ha senso… cioè, non capisco nemmeno quello che scrivi, ma se Opera non lo fa allora deve essere una cazzata”).
Non va tanto bene che più o meno ogni giorno penso a una cosa che potrei scrivere nel blog. E più o meno ogni giorno dico che non c’ho testa (=tempo; c’è una certa sovrapposizione dei due dominii).
Non va tanto bene che le giornate lavorative scorrano via un po’ troppo veloci… diavolo, ora che faccio qualcosa di divertente! …e che devo farlo al più presto, soprattutto… sob.
Non va tanto bene il tempo, insomma. Nemmeno quello atmosferico.
Non va tanto bene che le persone fuori di testa che ti prendono a benvolere dandoti del ricchione nazista massone non ti garantiscano un commento di spam al giorno… per le grasse risate devo sempre integrare con blog e fumetti online (mi riferisco a un particolare articolo su Ars Ludica che nooon vi dirò).
Non va tanto bene che quando penso a una certa persona, cioè 24 ore al giorno, non riesca a evitare di sorridere come un idiota con la paresi. Una volta almeno badavo alle apparenze. Sembravo un idiota senza paresi. Un inequivocabile segno del mio talento.
Non va tanto bene che adesso sto mettendo insieme un computer fisso con i buchi tipo Emmenthal(er) perché non ho la mascherina da case per la scheda madre (una ASUS A7N8X, che se qualcuno ce l’avesse che gli avanza lo ringrazierei tanto, eventualmente con prestazioni sessuali; a distanza; cioè, io le faccio, e poi vi invio il certificato sottoscritto dal notaio Guardoni che le ho fatte; o che eventualmente le ho fatte fare; insomma, qualcosa in mano vi ritrovate; …no comment, grazie). Però se penso allo stillicidio di cose che gradatamente si sono fritte, hanno dovuto essere sostituite, e che finalmente ora sembra funzionare tutto… dopotutto non è che vada così poco bene. Vi dico solo che tanto per gradire mi sono preso un programmatore di bios (divertentissimo) perché c’era scritto ASUS A7N8X REV 2.0 ma evidentemente NON era la REV 2.0, perché dopo un bell’upgrade (per la compatibilità coi Sempron) non ha funzionato cchiù. Ma ora funziona. TUTTO. Lo voglio ripetere abbastanza da attirare un fulmine che mi convinca a buttare il blocco intero e ricomprare nuovo. A tal proposito… esiste la versione PCI del flusso canalizzatore?
Non va tanto bene che ho dato uno sguardo alla nuova Nikon D90, poi ne ho dato uno alla mia vecchia D70, poi ne ho dato un altro al mio conto corrente (sapete, prima che accreditino la vincita al Superenalotto); e gli ultimi due sguardi mi hanno convinto più del primo. Straaano. Ma forse dal punto di vista ambientalista va bene anzichenò… perché abbandonare qualcosa che funziona?
Non va tanto bene che devo mandare in assistenza alla Casio l’altra fotocamera, quella tascabile, e non ne ho voglia. Anche perché nelle istruzioni dicono che è necessario spedire il fogliettino della garanzia o qualcosa del genere. Il che? Chi l’ha mai visto?
Non va tanto bene in effetti che ultimamente mi si rompano un po’ troppe cose attorno.
Che era questo rumore di frantumi provenire dai pantaloni dei lettori maschi, a proposito?
Disclaimer: chi scrive in realtà rasenta la felicità. Non utilizzare questo post in modo improprio. Non ingerire questo post. Questo post è vietato a chiunque non sappia leggere. L’autore non sarà ritenuto responsabile se i lettori decideranno di tirare tardi con la canasta in seguito alla lettura di questo post. Questo post non causa crisi dei mutui, innalzamenti del prezzo del petrolio, opposizioni serie in Parlamento. La lettura di questo post è sconsigliata in presenza di neuroni. Questo post si autodistruggerà alla chiusura del browser.
Bolle
Da ragazzino avevo questa fenomenale capacità, ormai perduta, di vivere in un mondo tutto mio. Capita anche agli adulti di estraniarsi e fantasticare, ma quello che è irripetibile della (mia) infanzia era l’idea di non essere proprio visti da nessuno aldilà di coloro con cui si interagiva. Pedalare a perdifiato dava forse l’illusione di essere visibili solo come scia; delimitare un campo ideale suggeriva che chiunque ne fosse fuori non avrebbe visto nulla, in quanto non erano stati venduti biglietti né diritti tv; stare seduti sulla gradinata delle scuole a parlare a voce alta era la massima garanzia di privacy.
Andando indietro nel tempo trovo nei miei ricordi dei mondi ancora più grandi e inaccessibili.
Genitori ingrati, godiamo della gioventù dei nostri mondi e poi li abbandoniamo come se fossero stati capricci.
(Dal concorso di fotopoesia 2004 in The Underground)
Mi capitava di piazzarmi sul terrazzo con il bottiglino delle bolle di sapone e guardarle volare in alto e lontano, ma mai tanto in alto e lontano quanto desideravo (puff!). I miei sogni arrivavano sempre un poco più in là.
Le telefonate per le offerte di lavoro dovrebbero essere tutte così
(perché così viene proprio voglia di mollare tutto e venire a lavorare per voi)
Suona il cellulare. Quando succede non sono mai buone notizie, perciò lo prendo e lo guardo già scazzato. E’ un numero che non ho in rubrica.
-Pronto?
-Pronto, è il signor Pi-ri-pì Pe-re-pè [scandisce]? Sono [bzz bzz bzz] [brusìo indistinto] [20 parole al secondo]
-Sì, sono i…
-[bzz bzz bzz] ingegneria [bzz bzz bzz] laureati [bzz] elettronici [bzz bzz bzz] lavora?
-Sì, i…
-[bzz bzz bzz] interessato [bzz] colloq [bzz bzz bzz]
-I…
-[bzz bzz bzz] suoi colleghi [bzz] laureati [bzz] stesso anno [bzz bzz bzz]
-Sìokmipuòmicaripetereilnome???
-Sì, si segni, io sono [bzz bzz], l’azienda è la [bzz], facciamo automazione industriale, il numero se se lo vuole segnare…
-Immagino si…
-Allora il numero è…
-E’ que…
-Non mi interrompa. Il numero è [bzz bzz bzz]. Mi stava dicendo?
-Sì, che il numero è quello da cui mi sta chiamando e che ho visto sul display del cellulare [e che mi posso memorizzare così, che tanto come cacchio parli al telefono lo sai solo tu].
-Sì. Bene, [bzz bzz bzz] vederci.
-Arrivederci.
Col ca [bzz bzz bzz].
Note di viaggio – Sui trasporti
Sui bagagli ostaggi
[riassunto delle puntate precedenti: venerdì volo con la British Airways da Londra a Genova, ma il mio bagaglio rimane a Londra; in aereoporto mi dicono che sarebbe arrivato a Genova il giorno dopo, che mi avrebbero chiamato, e probabilmente mi sarebbe arrivato col corriere lunedì, poiché avevo scelto questa via per il recupero]
sabato
-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto…
-Ah, buongiorno!
-Volevamo dirle che il suo bagaglio è arrivato a Genova.
-Bene!
-Allora lo viene a prendere lei in giornata o glielo spediamo?
-Mah, preferirei che me lo spediste, non mi viene comodo venire fino a Genova.
-Bene, allora lo consegnamo al corriere stasera, e le dovrebbe arrivare domani in giornata.
-Domani… intende domenica?
-Ah, uh, ecco… forse no, forse il corriere alla domenica non consegna, ma sinceramente non lo so. Potrebbe essere lunedì, in effetti.
-Va bene, era quello che mi aspettavo, comunque. Bene, grazie della telefonata.
lunedì
-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto, le volevo dire che il suo bagaglio è arrivato.
-Sì, lo so…
-Quindi lo vuole venire a prendere lei o glielo spediamo via corriere?
-[Ecchecc...] ecco, preferirei che me lo spediste via corriere, grazie.
-Perché se vuole può venire oggi in giornat…
-No no, grazie, davvero, mi mette meglio così. [...] Arrivederci.
the future
E chi lo sa cosa riserva? Restate sintonizzati…
The curse of Ile-de-France
-Bonjour [per essere educati, qui ci vuole un "Monsieur"], je voudrais une carte orange [e qui un s'il vous plait]…
-Pour l’Ile-de-France?
-Mmm… je crois pour les zones un et deux…
-Pour Paris, donc?
-Oui!
[la carte orange è una carta nominativa per l'Ile-de-France - la regione di Parigi - a cui possono essere associati degli abbonamenti; avevo letto nella guida turistica che esisteva la versione cartacea con foto e quella elettronica che ne era priva, e io speravo di ottenere la seconda; la guida mentiva spudoratamente, visto che la carta elettronica si chiama Navigo, anche se è vero che è possibile registrarvi sopra abbonamenti equivalenti alla carte orange]
E mi butta lì una bustina con una tessera e il ticket, dicendomi che per essere valida la tessera deve essere compilata con i miei dati e la mia foto.
Cacchio, la foto. Dove la prendo?
-Oh, è sufficiente una fotocopia della foto sulla carta d’identità.
-E ha idea di dove posso farla, una fotocopia?
-Sì, proprio là… esce, e giusto davanti alle Poste trova…
-Peeerfetto, grazie.
Non trovo nemmeno le Poste. Annamo bene. Piano B: scucio 4 euro e mi faccio le fototessere a una macchinetta automatica. Graaande, non può fallire.
Le 4 fototessere vengono emesse in un unico foglio di carta fotografica. Indivisibile. Alzo lo sguardo e vedo che il chioschetto di Hattori Hanzo è chiuso, è il suo giorno di pausa. Non ho più nel portafoglio la lametta da taglierino a prova di controlli aereoportuali (e poi ti fanno togliere le scarpe… mah…), dal giorno che in un’edicola mi è scivolata tra i fumetti Disney mentre pagavo per la mia meritata razione di informazione (Dampyr)… ovvio che non sono stato lì a cercarla, tanto poi quei ragazzini sarebbero diventati emo comunque. Non mi rendo conto della tragedia e penso: tanto un paio di forbicine mi serve… me le compro.
Nulla di neanche lontanamente tagliente è presente in tutta la Gare de Lyon. Comincio a scrutare i negozi pensando a quali potrebbero avere oggetti che fanno al caso mio. Quelli di mangime no: coltelli seghettati, al massimo, che non vanno bene; edicole e tabaccherie neanche a parlarne; borse e borsette non mi ispirano… ma provo nel negozio di abbigliamento maschile. Spiego la mia triste situazione, e mi viene detto che sì, hanno un taglierino, ma mi suggeriscono che le forbici sono meglio; e le forbici si trovano nel negozio di abbigliamento femminile.
La commessa gentilissima mi impresta le sue forbici, prima di allontanarsi di 2 metri evidentemente rassicurata dal mio aspetto rassicurante, specie se con un paio di forbici in mano. Perdo l’occasione di produrmi in facce da invasato mentre taglio la mia fototesserina, restituisco le forbici (porgendole per il manico e senza fare movimenti bruschi), la attacco alla carta arancione.
E finalmente esco di lì.
La follìa di andare a Londra via ferry boat
Le possibilità sensate per andare da Parigi a Londra sono l’intercity (5 ore e rotti) o l’Eurostar (3 ore). Se nella Gare du Nord vi imbattete in una fila di mezzo chilometro, e dovete andare a Londra, infilatevici che è quella giusta.
Il Vostro non partiva direttamente da Parigi quando s’è diretto verso Londra, perciò ha ben pensato di passare via mare.

Anche un ferry, un traghetto (qui s’intende per transmanicare), ha il suo checkin da effettuarsi tra i 30 e i 45 minuti prima dell’imbarco, il suo bel controllo dei bagagli e metal detector (sia mai che un dirottatore lo faccia schiantare contro gli scogli uccidendo la fornitura giornaliera di mitili dei più prestigiosi ristoranti londinesi), il suo pulmino per arrivare fino al molo giusto, il suo, ehm, fiero carrello per i bagagli da stiva, e il suo nastro trasportatore per recuperarli. Però tutto un po’ più alla buona, iamm’e'bbèllo, let’s go bbeautifùl. “Ma che, tiene un bazzùca qua dentro?” “Sì, ma è scarico, le munizioni sono in quella borsa llà” “E allora vabbuò, vada”.
Il viaggio più breve, conveniente e meglio servito è Calais-Dover (2 ore). Pare che prenotando online si risparmi, ma non ho verificato il viceversa. Dalla stazione di Calais lasciate perdere l’idea di arrivare al terminal dei traghetti a piedi, ci vuole un’oretta con un trolley al seguito. Cercate la fermata della navetta nei pressi, sono solo 1 euro e 50, dai (uff… va bene, io ci ho PROVATO perché sono TIRCHIO, ok? Potreste usare la scusa di vedervi un po’ com’è Calais… peccato che la maggior parte della strada poi è nel nulla e sotto il sole). Da Dover si può scegliere la via veloce del treno dalla Priory Railway Station (a cui si giunge con un bus apposito) alla stazione di Victoria o Charing Cross (sostanzialmente equivalenti, sono entrambe sulla linea circolare della metropolitana), viaggio approssimativamente di 2 ore, o quella lenta ma un po’ meno costosa dei National Express Coach, viaggio in pullman di circa 3 ore che termina alla stazione Victoria. Il Vostro s’è goduto il soporifero Coach, che faceva tragitto in tutta una serie di graziose cittadine di cui non ho memoria (praticamente dormivo).
Torino-Parigi?
Il treno Milano-Torino-Parigi è un bel convoglio, comodo, e almeno nel mio caso non sovraffollato. E poi noleggiano una psp o giochi per la medesima al vagone bar, segno evidente di civiltà avanzata (non ho verificato quali giochi, forse non volevo avere delusioni). Unica pecca il questionario che ci hanno chiesto di compilare; diceva grossomodo: “onde permetterVi di valutare al meglio il servizio sotto ogni aspetto, Vi chiediamo di compilare il presente questionario in prossimità della fine del viaggio”. Tempo tre quarti d’ora e già lo volevano indietro. Baaa, assolutamente non-divertente.
Note di viaggio sparse – Londra

Debbo dire che me ne aspettavo di più, di umorismo british. Perdiana, chiederò il rimborso.
Invece l’ironia della vita era in ogni dove. Prendiamo ad esempio il monumento alla memoria dei soldati canadesi, eretto nel Green Park di fianco a Buckingam Palace: una targhetta diceva “si prega, per rispetto, di non salire sul monumento”.
Figuriamoci, due scivoli su cui scorreva acqua, in *agosto*, e ti aspetti che non ci salga nemmeno un bambino? L’ironia della cosa è che poi di fianco dovranno costruirci il monumento alla memoria delle vittime del monumento alla memoria, visto che ci sono stato intorno 5 minuti e in quel lasso di tempo ho visto DUE bambini scivolare e prendere una capocciata. Ma applausi ai genitori.
Mi ha fatto molto piacere, nel viaggio di ritorno, scoprire che British Airways è la meno efficente delle compagnie con cui abbia mai volato, almeno per i casual-flyer. All’aereoporto di Gatwick (terminal nord) ci sono una decina di macchinette per il checkin automatico (uuuu, figo) e un bordello di sportelli per il bag-drop (fighissimuuuooo)… questo se avete già il biglietto. Se non avete il biglietto ma solo una prenotazione, dovete fare la fila nella zona E dove ci sono 3 sportelli, ma per l’occasione ne era attivo solo uno, la cui funzione era più o meno “everything else, for every flight”. Cioè, tutti i viaggiatori British Airways che non avevano semplicemente da buttare un bagaglio in corsa sul tappeto scorrevole passavano di lì. Pure genius. E fu così che probabilmente ho fatto il checkin troppo tardi e il mio bagaglio è ancora in giro (un solo volo al giorno da Gatwick a Genova, capite). Ricordiamo tutti l’apprensione per quanto era accaduto a Dandelion con Alitalia.
Per chi intende visitare Londra, l’ordine imperativo è di fare una Oyster card… è troooppo divertente. Entri in metropolitana – blip! Esci dalla metropolitana – blip! Sali sull’autobus – blip! Scendi – blip! Se però ti SBAGLI, e fai blip e poi ti guardi davanti e… uhm… questa non è un’uscita dalla metro… be’, mica puoi farla ripassare di fianco a un’uscita vera: la [tenera carticella] non ti fa mica uscire! Ti dice: qualcosa non va, scemo, cerca assistenza. Ora, siccome di assistenza non ce n’era, mi sono assistito da solo tirando su un chiavistello e richiudendo senza dare nell’occhio come un ninja. Yeah. Scherzi a parte, con il “pay as you go” ho speso meno che a usare biglietti singoli e a fare abbonamenti.
Questo profluvio di importanti informazioni sicuramente utili ai viaggiatori (“da come mugugna quello mi sa che è meglio che sto a casa”) continuerà probabilmente in altri post (ce n’è da dire anche per le altre due tappe del viaggio, eh!). Per il momento potete gustarvi una selezione di foto da Parigi, Amiens e Londra che non è troppo malvagia. E per chi se la fosse persa l’anno scorso, ho reso pubblica la galleria delle foto scattate al Veletrzni Palac a Praga, sperando che, pur nella loro rozzezza tecnica, vi ispirino a visitare il museo qualora passaste da quelle parti (e sperando che nessuno mi denunci per violazione del diritto d’autore).












































































