Note di viaggio - Sui trasporti

StM - Monday, 11 August 2008, 21:25 - diario, fotografismi

Sui bagagli ostaggi

[riassunto delle puntate precedenti: venerdì volo con la British Airways da Londra a Genova, ma il mio bagaglio rimane a Londra; in aereoporto mi dicono che sarebbe arrivato a Genova il giorno dopo, che mi avrebbero chiamato, e probabilmente mi sarebbe arrivato col corriere lunedì, poiché avevo scelto questa via per il recupero]

sabato

-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto…

-Ah, buongiorno!

-Volevamo dirle che il suo bagaglio è arrivato a Genova.

-Bene!

-Allora lo viene a prendere lei in giornata o glielo spediamo?

-Mah, preferirei che me lo spediste, non mi viene comodo venire fino a Genova.

-Bene, allora lo consegnamo al corriere stasera, e le dovrebbe arrivare domani in giornata.

-Domani… intende domenica?

-Ah, uh, ecco… forse no, forse il corriere alla domenica non consegna, ma sinceramente non lo so. Potrebbe essere lunedì, in effetti.

-Va bene, era quello che mi aspettavo, comunque. Bene, grazie della telefonata.

lunedì

-Buongiorno, il signor StM? Qui è l’aereoporto, le volevo dire che il suo bagaglio è arrivato.

-Sì, lo so…

-Quindi lo vuole venire a prendere lei o glielo spediamo via corriere?

-[Ecchecc...] ecco, preferirei che me lo spediste via corriere, grazie.

-Perché se vuole può venire oggi in giornat…

-No no, grazie, davvero, mi mette meglio così. [...] Arrivederci.

the future

E chi lo sa cosa riserva? Restate sintonizzati…

The curse of Ile-de-France

-Bonjour [per essere educati, qui ci vuole un "Monsieur"], je voudrais une carte orange [e qui un s'il vous plait]…

-Pour l’Ile-de-France?

-Mmm… je crois pour les zones un et deux…

-Pour Paris, donc?

-Oui!

[la carte orange è una carta nominativa per l'Ile-de-France - la regione di Parigi - a cui possono essere associati degli abbonamenti; avevo letto nella guida turistica che esisteva la versione cartacea con foto e quella elettronica che ne era priva, e io speravo di ottenere la seconda; la guida mentiva spudoratamente, visto che la carta elettronica si chiama Navigo, anche se è vero che è possibile registrarvi sopra abbonamenti equivalenti alla carte orange]

E mi butta lì una bustina con una tessera e il ticket, dicendomi che per essere valida la tessera deve essere compilata con i miei dati e la mia foto.

Cacchio, la foto. Dove la prendo?

-Oh, è sufficiente una fotocopia della foto sulla carta d’identità.

-E ha idea di dove posso farla, una fotocopia?

-Sì, proprio là… esce, e giusto davanti alle Poste trova…

-Peeerfetto, grazie.

Non trovo nemmeno le Poste. Annamo bene. Piano B: scucio 4 euro e mi faccio le fototessere a una macchinetta automatica. Graaande, non può fallire.

Le 4 fototessere vengono emesse in un unico foglio di carta fotografica. Indivisibile. Alzo lo sguardo e vedo che il chioschetto di Hattori Hanzo è chiuso, è il suo giorno di pausa. Non ho più nel portafoglio la lametta da taglierino a prova di controlli aereoportuali (e poi ti fanno togliere le scarpe… mah…), dal giorno che in un’edicola mi è scivolata tra i fumetti Disney mentre pagavo per la mia meritata razione di informazione (Dampyr)… ovvio che non sono stato lì a cercarla, tanto poi quei ragazzini sarebbero diventati emo comunque. Non mi rendo conto della tragedia e penso: tanto un paio di forbicine mi serve… me le compro.

Nulla di neanche lontanamente tagliente è presente in tutta la Gare de Lyon. Comincio a scrutare i negozi pensando a quali potrebbero avere oggetti che fanno al caso mio. Quelli di mangime no: coltelli seghettati, al massimo, che non vanno bene; edicole e tabaccherie neanche a parlarne; borse e borsette non mi ispirano… ma provo nel negozio di abbigliamento maschile. Spiego la mia triste situazione, e mi viene detto che sì, hanno un taglierino, ma mi suggeriscono che le forbici sono meglio; e le forbici si trovano nel negozio di abbigliamento femminile.

La commessa gentilissima mi impresta le sue forbici, prima di allontanarsi di 2 metri evidentemente rassicurata dal mio aspetto rassicurante, specie se con un paio di forbici in mano. Perdo l’occasione di produrmi in facce da invasato mentre taglio la mia fototesserina, restituisco le forbici (porgendole per il manico e senza fare movimenti bruschi), la attacco alla carta arancione.

E finalmente esco di lì.

La follìa di andare a Londra via ferry boat

Le possibilità sensate per andare da Parigi a Londra sono l’intercity (5 ore e rotti) o l’Eurostar (3 ore). Se nella Gare du Nord vi imbattete in una fila di mezzo chilometro, e dovete andare a Londra, infilatevici che è quella giusta.

Il Vostro non partiva direttamente da Parigi quando s’è diretto verso Londra, perciò ha ben pensato di passare via mare.

Anche un ferry, un traghetto (qui s’intende per transmanicare), ha il suo checkin da effettuarsi tra i 30 e i 45 minuti prima dell’imbarco, il suo bel controllo dei bagagli e metal detector (sia mai che un dirottatore lo faccia schiantare contro gli scogli uccidendo la fornitura giornaliera di mitili dei più prestigiosi ristoranti londinesi), il suo pulmino per arrivare fino al molo giusto, il suo, ehm, fiero carrello per i bagagli da stiva, e il suo nastro trasportatore per recuperarli. Però tutto un po’ più alla buona, iamm’e'bbèllo, let’s go bbeautifùl. “Ma che, tiene un bazzùca qua dentro?” “Sì, ma è scarico, le munizioni sono in quella borsa llà” “E allora vabbuò, vada”.

Il viaggio più breve, conveniente e meglio servito è Calais-Dover (2 ore). Pare che prenotando online si risparmi, ma non ho verificato il viceversa. Dalla stazione di Calais lasciate perdere l’idea di arrivare al terminal dei traghetti a piedi, ci vuole un’oretta con un trolley al seguito. Cercate la fermata della navetta nei pressi, sono solo 1 euro e 50, dai (uff… va bene, io ci ho PROVATO perché sono TIRCHIO, ok? Potreste usare la scusa di vedervi un po’ com’è Calais… peccato che la maggior parte della strada poi è nel nulla e sotto il sole). Da Dover si può scegliere la via veloce del treno dalla Priory Railway Station (a cui si giunge con un bus apposito) alla stazione di Victoria o Charing Cross (sostanzialmente equivalenti, sono entrambe sulla linea circolare della metropolitana), viaggio approssimativamente di 2 ore, o quella lenta ma un po’ meno costosa dei National Express Coach, viaggio in pullman di circa 3 ore che termina alla stazione Victoria. Il Vostro s’è goduto il soporifero Coach, che faceva tragitto in tutta una serie di graziose cittadine di cui non ho memoria (praticamente dormivo).

Torino-Parigi?

Il treno Milano-Torino-Parigi è un bel convoglio, comodo, e almeno nel mio caso non sovraffollato. E poi noleggiano una psp o giochi per la medesima al vagone bar, segno evidente di civiltà avanzata (non ho verificato quali giochi, forse non volevo avere delusioni). Unica pecca il questionario che ci hanno chiesto di compilare; diceva grossomodo: “onde permetterVi di valutare al meglio il servizio sotto ogni aspetto, Vi chiediamo di compilare il presente questionario in prossimità della fine del viaggio”. Tempo tre quarti d’ora e già lo volevano indietro. Baaa, assolutamente non-divertente.

Note di viaggio sparse - Londra

StM - Monday, 11 August 2008, 0:08 - diario, fotografismi

Debbo dire che me ne aspettavo di più, di umorismo british. Perdiana, chiederò il rimborso.

Invece l’ironia della vita era in ogni dove. Prendiamo ad esempio il monumento alla memoria dei soldati canadesi, eretto nel Green Park di fianco a Buckingam Palace: una targhetta diceva “si prega, per rispetto, di non salire sul monumento”.

Figuriamoci, due scivoli su cui scorreva acqua, in *agosto*, e ti aspetti che non ci salga nemmeno un bambino? L’ironia della cosa è che poi di fianco dovranno costruirci il monumento alla memoria delle vittime del monumento alla memoria, visto che ci sono stato intorno 5 minuti e in quel lasso di tempo ho visto DUE bambini scivolare e prendere una capocciata. Ma applausi ai genitori.

Mi ha fatto molto piacere, nel viaggio di ritorno, scoprire che British Airways è la meno efficente delle compagnie con cui abbia mai volato, almeno per i casual-flyer. All’aereoporto di Gatwick (terminal nord) ci sono una decina di macchinette per il checkin automatico (uuuu, figo) e un bordello di sportelli per il bag-drop (fighissimuuuooo)… questo se avete già il biglietto. Se non avete il biglietto ma solo una prenotazione, dovete fare la fila nella zona E dove ci sono 3 sportelli, ma per l’occasione ne era attivo solo uno, la cui funzione era più o meno “everything else, for every flight”. Cioè, tutti i viaggiatori British Airways che non avevano semplicemente da buttare un bagaglio in corsa sul tappeto scorrevole passavano di lì. Pure genius. E fu così che probabilmente ho fatto il checkin troppo tardi e il mio bagaglio è ancora in giro (un solo volo al giorno da Gatwick a Genova, capite). Ricordiamo tutti l’apprensione per quanto era accaduto a Dandelion con Alitalia.

Per chi intende visitare Londra, l’ordine imperativo è di fare una Oyster card… è troooppo divertente. Entri in metropolitana - blip! Esci dalla metropolitana - blip! Sali sull’autobus - blip! Scendi - blip! Se però ti SBAGLI, e fai blip e poi ti guardi davanti e… uhm… questa non è un’uscita dalla metro… be’, mica puoi farla ripassare di fianco a un’uscita vera: la [tenera carticella] non ti fa mica uscire! Ti dice: qualcosa non va, scemo, cerca assistenza. Ora, siccome di assistenza non ce n’era, mi sono assistito da solo tirando su un chiavistello e richiudendo senza dare nell’occhio come un ninja. Yeah. Scherzi a parte, con il “pay as you go” ho speso meno che a usare biglietti singoli e a fare abbonamenti.

Questo profluvio di importanti informazioni sicuramente utili ai viaggiatori (”da come mugugna quello mi sa che è meglio che sto a casa”) continuerà probabilmente in altri post (ce n’è da dire anche per le altre due tappe del viaggio, eh!). Per il momento potete gustarvi una selezione di foto da Parigi, Amiens e Londra che non è troppo malvagia. E per chi se la fosse persa l’anno scorso, ho reso pubblica la galleria delle foto scattate al Veletrzni Palac a Praga, sperando che, pur nella loro rozzezza tecnica, vi ispirino a visitare il museo qualora passaste da quelle parti (e sperando che nessuno mi denunci per violazione del diritto d’autore).

Giochi più olistici che olimpici

StM - Saturday, 9 August 2008, 12:16 - fotografismi, pensieri, pindaro

Le regole sono ciò che rende bello un gioco. Giocare a calcio è bello perché a palla in gioco solo due giocatori in tutto il campo, e in aree delimitate, possono prenderla con le mani. Giocare a pallacanestro è bello perché per muoversi con la palla occorre palleggiare.

Alcuni giochi hanno più bisogno di altri di un arbitro per rendere bella l’esperienza. Il baseball mi pare divertente, ma non mi figuro come si possano fare partite con gli amichetti se non si trova un pio arbitro super partes che si metta lì a dire se un lancio è uno strike o un ball. Anche tennis e pallavolo non disdegnano un supervisore che dica se era dentro o era fuori, se la rete è stata toccata o no. C’è anche il fuorigioco nel calcio, ma in genere con gli amichetti giochi a sette e quindi non vale.

Altri giochi si “regolano” da soli senza troppa fatica. O almeno credo. Certo, puoi mettere la pallina già in buca, nel golf, e poi sparare la tua in orbita (com’era? 12000 iarde al secondo*?), ma in generale direi che è un gioco auto-regolato - così come molti giochi di carte - c’è magari il mazziere, il quale però non è il supervisore ma un giocatore a tutti gli effetti.

[*=Avrei potuto fare una porzione di vacanza a tema Jules Verne (qui mi riferisco a Dalla Terra alla Luna, forse il mio preferito insieme a Viaggio al centro della Terra), essendo passato da Amiens; ma per entrare nel museo a lui dedicato era tardi; e il cimitero con la tomba del Grandissimo era troppo lontano; ho compensato vedendone un accenno seminascosto nel Science Museum di Londra, sezione viaggi nello spazio.]

Dicevamo delle regole nei giochi. A me piace seguirle. Mi piace seguirle nei giochi, come nella vita civile, come nei rapporti con le altre persone. Nei giochi sono un po’ rompicoglioni perché se le regole non sono chiare non mi diverto. Nel vivere civile mi piace seguire le regole di cui comprendo (magari perché mi viene spiegata) l’utilità; sono cresciuto con un forte rispetto per le regole in generale (anche quelle che non comprendo), ma va sempre più affermandosi un certo mio atteggiamento di libera infrazione fino alla notifica della medesima (questo corroborato anche dalla constatazione che cartelli e regolamenti vengono ignorati in Italia come in Francia come in Inghilterra, e dico dagli autoctoni).

Nei rapporti con le altre persone spesso mi vedo “stare al gioco”. In un gioco in cui ci si spiegano vicendevolmente le regole per l’interazione, “a me piace questo e non mi piace quest’altro”, la menzogna cosciente rappresenta una quantità infinitesima, ma quella non cosciente è spesso preponderante. Perciò io mi definisco sempre “persona grigia”, nel senso di tonalità delle posizioni: non mi va di dire che “questo non mi piace”, se in realtà solo una volta ho avuto l’impressione che non mi fosse piaciuto; e non mi pare un buon modo di conoscersi reciprocamente, quello di porsi dei paletti e dei confini entro cui è possibile muoversi liberamente e oltre i quali si va nello spiacevole: la conoscenza passa anche attraverso le facciate contro il muro, i litigi, gli errori, i mea culpa e i perdoni. Purtroppo.

Sostanzialmente sto dicendo che porsi delle regole in un rapporto con un’altra persona vizia irrimediabilmente questo rapporto; ma è anche vero che i rapporti senza regole E che funzionino sono rari come le fragole sugli alberi di noce. E aggiungo che, anche con questa visione negativa, mi ritrovo spesso a seguire tali regole autocreate e autoimposte, perché sono una sfida e perché ingenuamente credo che anche il seguirle pedissequamente serva a dimostrarne la fallacia; per poi scoprire che al primo che passa sotto al nastro che delimita la fila, dieci posizioni avanti alla mia, più che prendersi qualche sbuffo dai presenti non succede.

Ma fiducioso vado avanti aspettando il giorno in cui scoprirò che talune regole autoimposte hanno anche base reale, e che la coerenza non è solo un concetto astratto.

Cartolina #2: indovinello #2

StM - Thursday, 31 July 2008, 0:41 - fotografismi

Cosa avrà mai impressionato così tanto questa ragazza? Se mi tirate fuori metodi di analisi dell’immagine da Blade Runner e banfate che glielo si vede nella retina vi strappo le unghie.

(per l’indovinello di cui alla cartolina #1 ci si risente sabato)

Cartolina #1: Indovinello

StM - Wednesday, 30 July 2008, 1:29 - belinate, fotografismi

Questa è una foto pienissima debordante di indizi sulla mia posizione attuale.

Coloro che vorranno cimentarsi a risolvere l’indovinello (senza sgomitare) dovranno specificare, oltre al luogo presunto di mia localizzazione, anche il motivo, collegato alla foto, che ve lo ha fatto pensare.

Vi dissuado solo dal cercare la via del mangime: l’uccellino è incorruttibile.

Sfondazione comunista

StM - Sunday, 27 July 2008, 15:28 - pillole

Oggi assistiamo alla creazione di un soggetto politico nuovo e forte che tanto per far qualcosa di nuovo e forte ritornerà nelle fabbriche, ma non (come ci si auspicherebbe) a lavorare, bensì a raccontare fandonie anacronistiche e a far perdere tempo a operai e paese con l’ostruzionismo ad oltranza per spezzare capelli in quattro (fandonie perché loro non ci credono, e anacronistiche perché non ci crede nessun altro).

Proprio un peccato che segretario non lo sia più chi ha trovato (anzi, tVovato) la ricetta giusta per curare tutti i mali, una ricetta nuova e mai praticata: lo sciopero generale. Che fa tanto bene all’economia, al dialogo tra le parti sociali, aiuta sicuramente a tutelare la costituzione (indovinate un po’ quali articoli si dimenticherà di conservare, questa allegra legislatura costituente?), e soprattutto è veramente equo (si provi un impiegato, un precario, un libero professionista a scioperare… si becca tanti calci nel sedere!).

In tutto ciò PROPRIO mi SFUGGE come la Sinistra Arcobaleno non abbia fatto saltare il banco alle ultime elezioni. Proprio.

A dir la verità devo ancora partire

StM - Thursday, 24 July 2008, 1:06 - diario, estensioni digitali, oblòg

Il bello di avere un conto gestibile online è che il bancomat non può più guardarti con lo schermone lucido di lacrime mentre ne prosciughi il contenuto. La spersonalizzazione ti fa fare le cose più losche e infide: per te è solo schiacciare un bottone, ma altrove i risparmi di una vita si nuclearizzano.

Mentre attendo con ansia che mi si notifichi questa sudata multa per eccesso di velocità (io accelero esclusivamente in prossimità dei velox, e vista la loro frequenza raggiungo spesso la velocità di fuga - in orizzontale -; però di multe non me ne sono ancora arrivate, finora, e allora l’ho voluta fare plateale; vediamo!), metto a posto gli ultimi dettagli del viaggetto di quest’anno. L’obiettivo è stare via abbastanza tempo da rompermi veramente i coglioni e tornare a casa felice. Uhm, no, per 10 giorni non sono sicuro che funzionerà.

Toglietevi quegli occhi strabuzzati dalla faccia: eh, già, devo ancora partire. Lo so che vi sembravo già partito, visto che avevo lasciato tutto qui a prendere la polvere. Ma anche stavolta ho ottime giustificazioni, senza tirare in ballo le cavallette. Di cui tra l’altro mi hanno offerto una petroliera piena… bontà divina.

7 valide giustificazioni al fatto che non si aggiorna il blog

  1. L’ho lasciato a casa
  2. Non so più la password di accesso; l’avevo tatuata sulla natica della mia ex
  3. Il papabanner è scomparso e sono depresso
  4. Ho installato Vista, e cucù - la rete non c’è più
  5. Navigare in rete in spiaggia è davvero figo; finchè qualcuno non ti fa il gavettone*
  6. Ho deciso di migliorare la mia vita sociale (non tanto uscendo di più quanto smettendo di scrivere cazzate)
  7. Sto ancora finendo di inserire sugli aggregatori il mio post precedente

*=alla Vodafone e TIM sono ge-nia-li. Però preferivo la gente col portatile 15″ sull’autobus.

Messaggi di stato (dementi) (11)

StM - Thursday, 10 July 2008, 19:36 - belinate, estensioni digitali

Sostanzialmente succede questo: mi verrebbero da fare solo dei gran post politici in questo periodo; fortunatamente c’è chi li sa scrivere molto meglio di me, quindi mi limito a leggere e vi invito a fare altrettanto: ora più che mai è tremendamente importante che vi informiate e teniate gli occhi aperti.

Ma veniamo a ciò che invece so fare bene… inventarmi messaggi di stato dementi. Per chi non è pratico, e già che siamo all’undicesimo post della serie potremmo fare un riassunto, ci sono questi programmi che si chiamano “programmi di messaggistica istantanea”, alcuni dei quali sono icq, msn messenger, google talk, in cui gli utenti possono impostare e rendere noto agli altri quale sia il loro umore, la loro disponibilità (a parlare… s’intende a parlare), e più in generale cosa gli passi per la testa; le convenzioni sono varie, ma una tipica è la possibilità di scrivere una frasetta che apparirà agli altri utenti sotto il loro nome.

Io lavoro 8 ore al giorno per inventarmi messaggi di stato.

*

ricordi
le mie dita tra i tuoi capelli
che porca miseria
non riuscivo a disincagliare?

*

il sole splende, e ora se i fottuti uccellini si degnassero di cinguettare…

*

Disse Archimede: “Datemi un letto e io solleverò il culo per andarmici a svaccare”.

*

Dante quando era stanco lavorava alla sua Divana Commedia

*

L’uomo che sussurrava alle stampanti (”brutte merde che non siete altro”, sussurrava)

*

Non so se dare priorità a $lavoronoioso o a $lavorosenzavaselina

*

Vivace come un criceto in overdose da semi di girasole

*

Sto organizzando una raccolta fondi per aiutare chi dà alle colonne nomi come VPPPRFTPPRF ad uscire dal tunnel della droga

*

Connection to brain: Operation not permitted

*

kennel panic: no chihuahua found

“Mi spiace signor Presidente, non la posso processare”

StM - Monday, 23 June 2008, 0:10 - pillole

Da qui:

«Mi offende solo il fatto che si pensi che io possa approfittare delle norme appena varate dal Senato e chiederò ai miei legali di non usufruirne»; «Mi si accusa di cose che non esistono: lo giuro sui miei cinque figli»

Scenario: Berlusconi seduto al banco degli imputati che prega in ginocchio Ghedini di non essere troppo cattivo coi giudici. Qualche occhionata ai medesimi (seduti alla cattedra) che implora “processatemi, ve ne prego”. I giudici inflessibili che dicono “No! La legge è chiara, questo processo va sospeso”. “Ghedini! Fai qualcosa! Loro DEVONO processarmi, non può finire così… mi son fatto passare per furfante tutta la vita e ora mi si vuole negare un giudizio equo? Per cosa ho vissuto, allora, PER COSA?”.

Exeunt i giudici.

Ghedini: Chiedi loro del fazzoletto che gli hai regalato.

Silvio: Eh? Ghedì’, che cazzo stai a dì’?

Exit Iago.

Silvio: Ghediniiii…

Sipario

Un po’ di FUD sul governo

StM - Saturday, 7 June 2008, 17:01 - pensieri

Vediamo un po’ come si prospettano questi cinque anni di governo, date le premesse.

Il sistema giudiziario andrà a puttane

Oberato come sarà dal perseguire il reato di immigrazione clandestina (bravi, invece di depenalizzare reati minori o inesistenti, ne introduciamo di nuovi, per un effetto ancora più devastante di quello della prima-l’uovo-o-la-gallina Bossi-Fini), bloccato come sarà dal decreto che vuole vietare le intercettazioni fatti salvi i casi di criminalità organizzata e terrorismo, dalla cronica mancanza di fondi anche solo per mettere in regola l’agibilità degli edifici di tribunali e procure, dal tradizionale scoppiare delle carceri, e dall’auspicato (dalla Marcegaglia, buona quella) rinvio dell’applicabilità delle class action.

E potete ben notare di cosa NON ho parlato… tanto ormai le leggi ad-personam che servivano sono state fatte quasi tutte.

Le infrastrutture, l’ambiente e l’energia andranno a puttane

E’ veramente veramente utile il ponte sullo stretto; come è utile una dorsale da qualche gigabit che colleghi due linee dial-up. Posto che venga costruito e i soldi non spariscano nelle tasche di qualcuno.

Il problema dei rifiuti è stato risolto negando che possano essere dannosi, figuriamoci, anzi un programma governativo parlerà presto di adozione, un sacchetto per cittadino; e chi dice di no peste lo colga (ma coglierà anche e soprattutto chi dice di sì, temo); o al limite una bella denuncia per, uh, credo che il reato introdotto (essì, hanno introdotto UN ALTRO reato ancora) sia di “protesta contro il lecito pestaggio delle palle”; insomma, è normale che si possa fare una discarica in un posto in cui nessuno ha ancora detto che si può fare, no? Anche sorvolando sulle proteste dei cittadini che magari sono solo male informati, eh, non dico di no.

Poi sì, figata, riavremo le centrali nucleari! Comincerà la costruzione della prima tra 2 anni, comincerà la produzione di energia tra 10, e dopo 30 anni dalla sua messa in funzione comincerà a scarseggiare l’uranio. Mi pare davvero un investimento a lungo termine!

Il mercato del lavoro e l’economia andranno a puttane

Al convegno dei giovani imprenditori, Federica Guidi (e non è la sola) ha auspicato contratti che siano sempre meno nazionali e sempre più particolari (tailor-made). Giusto! Divide et impera! I lavoratori dovranno uno per uno contrattare il proprio trattamento e combattere per i propri diritti… vedo proprio un futuro luminoso per loro!

Chiaramente ciò che già va male, cioè i contratti a progetto e altre forme di schiavitù, non potrà essere che peggiorato.

L’Alitalia, bene che vada, verrà regalata ad Air France; male che vada fallirà ma noi dovremo comunque pagare le sanzioni all’Europa per il prestito-ponte, in quanto aiuto di stato.

Le puttane invece rimarranno dove sono

E be’.

Qualcosa di positivo?

Guardo speranzoso a Brunetta e alla sua intenzione di rendere più efficente la pubblica amministrazione (sebbene per ora mi sembrino parole); poi però mi spieghi anche cosa intenda fare dei “pelandroni”, che in qualche modo il pane a casa dovranno pur portarlo, e pure loro hanno il loro daffare per far “girare l’economia”. Ideona… li piazziamo tutti in un campo nomadi e poi facciamo girare la voce (falsa) che un rom ha violentato una ragazza italiana (inesistente)… problema risolto :]