Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

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Java, come si comporta il finally se si rilanciano eccezioni?

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Mi è stato dato del “blog tecnico“, quindi sono profondamente offeso. Ma ringrazio il sempre buon prostatico antiblogger per il pensiero. E per sdebitarmi rispondo a un quesito che sicuramente ha assillato lui e voi tutti fin dal primo giorno che avete visto una Java Virtual Machine. Cosa succede se lancio un’eccezione all’interno di un catch seguito da un finally? La logica dovrebbe farvi rispondere correttamente, ma potreste essere tratti in inganno. Che le vostre convinzioni non vacillino: il blocco contenuto nel finally viene eseguito sempre e comunque, cascasse il mondo (ricordatevelo, se siete allo step precedente nell’impervia strada della conoscenza: viene eseguito anche se non sono state lanciate eccezioni).

Programmino di esempio che mi sono scritto oggi mentre bestemmiavo in luganese (!):

public class ProvaFinally {

        public static void main(String[] args) {
                try {
                        try {
                                System.out.println("0");
                                throw (new Exception());
                        } catch (Exception e) {
                                System.out.println ("1");
                                throw(e);
                        } finally {
                                System.out.println("2");
                        }
                } catch (Exception e) {
                        System.out.println("3");
                }
        }
}

L’output sarà:

0
1
2
3

Non vi sentite un po’ più ricchi, ora? Che bella cosa, essere sapienti.

Written by StM

February 1st, 2008 at 8:27 pm

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Migrare da Bloggers.it a Movable Type e WordPress

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Oggi è possibile. Forse lo era anche ieri, ma nessuno sa se lo sarà anche domani. Fossi in voi approfitterei dell’occasione: esportate il vostro blog da Bloggers.it oggi, ed evitate il rischio che vi siano in futuro cambi di formato di export, o impossibilità dello stesso. Scusate, eh, signori di Bloggers.it, ma già come lettore sono molto scontento; figuriamoci poi se avessi un blog sulla vostra piattaforma: sarei viola di rabbia. Perciò ritengo un Diritto Inviolabile del Blogger fare uso di questo script e farvi ciao ciao con la manina. Senza rancore.

StM in associazione con Obi-Fran Kenobi.

Script

Senza tante parole, se già sapete di cosa si tratta, a voi lo script di conversione. Perché possiate scaricarlo è necessario che io mantenga l’estensione .txt, ma normalmente dovrebbe avere estensione .py.

Bloggers2MovableType.py

La data di revisione è contenuta all’interno. La licenza di utilizzo è quella di attribuzione.

A chi interessa

Questo post interessa chiunque sia in possesso di un blog sulla piattaforma bloggers.it (ora, dicono, blogdrops.com) e che voglia trasferire il contenuto del proprio blog (post, autori, categorie, commenti) su piattaforma Movable Type o WordPress (su dominio proprio o sulla piattaforma gratuita wordpress.com). Qui si terrà conto solo dell’import su WordPress in quanto non si conosce Movable Type.

Funzionamento in breve e requisiti

Il vostro backup da bloggers.it, contenuto in un set di file .xml, viene convertito in un file di testo costruito secondo il formato di export di Movable Type (che consiglio a chiunque voglia cimentarsi in attività del genere, in quanto completo e molto semplice). Per effettuare questa operazione avete bisogno, oltre che dello script, anche dell’interprete python per eseguirlo. Potete scaricare e installare tale interprete per il vostro sistema operativo da qui (se non l’avete già installato, e se usate linux potrebbe essere questo il caso):

http://www.python.org/download/

Se siete già pratici di programmazione e/o python, invocate una volta lo script senza parametri o date uno sguardo al codice per avere le istruzioni di utilizzo. Altrimenti continuate a leggere.

Procedura passo-passo: 1 – Esportazione da Bloggers.it

Sezione a cura di Obi-Fran Kenobi.

Salvare il backup dei vostri interventi è meccanicamente facile, il problema sta nel beccare quei dieci minuti in cui i server di bloggers rimangono up.

Prima di tutto, ovviamente, loggate nel pannello di amministrazione. Gli interventi che volete siano inclusi nel file di backup devono essere prima archiviati con lo script integrato. Controllate quindi che sulla colonna di sinistra non appaia il messaggio “E’ necessario archiviare”. In caso appaia, cliccatelo e attendete che bloggers archivi i vostri post. Se non l’avete mai fatto (e in questo caso sareste stati più saggi e intelligenti di me) occorreranno alcuni minuti.

Una volta finita l’archiviazione, dal pannello principale, cliccate su “Profilo utente“, nel riquadro in basso a sinistra chiamato “Modifica” (img 1).

img1

(img1)

Arriverete alla pagina “I miei dati personali“. Cliccate sull’ultima opzione, “Backup del blog” (img2).

img2

(img2)

Infine, sulla finestra che apparirà, cliccare “Scarica” e salvate il file .zip che il browser vi porgerà dove preferite (img3).

img3

(img3)

Procedura passo-passo: 2 – Download e configurazione dello script

Scaricate lo script dal link che trovate qui in giro, e apritelo con un editor di testo; in effetti al momento del download avrà probabilmente estensione .txt (per permettervi di scaricare il sorgente senza problemi). Noterete che il sorgente è già ricolmo di commenti (tutto ciò che segue un # viene ignorato dall’interprete al momento dell’esecuzione), ma ripeterò qui tutti i concetti rilevanti.

A voi interessa solo impostare alcune variabili, ma potete ignorare il resto del codice.

importa_chiusura_commenti=0

Questa variabile, se impostata a 1, fa in modo che lo script legga da Bloggers.it per quali post non sia più possibile inserire commenti, e riporti tale informazione su wordpress. Da come mi è stato spiegato, la procedura di archiviazione di bloggers comporta tra le altre cose la chiusura dei commenti per i post che vengono archiviati. Vista l’assurdità della cosa, io fossi in voi lascerei questa variabile a 0, ma impostatela a 1 se invece preferite così.

url_immagini_bloggers="http://www.bloggers.it/{nomeblog}/itcommenti/"
url_immagini_destinazione="http://www.nomedominio.boh/wp-content/uploads/imgbloggers/"

Le due variabili qua sopra effettuano nei post (e solo nei post, attualmente) la sostituzione di una particolare stringa con un’altra; tendenzialmente la cosa dovrebbe servirvi qualora intendiate caricare sul vostro dominio le immagini che al tempo furono caricate su bloggers.it, cosa quantomai consigliabile. Verificate che effettivamente su bloggers.it le immagini fossero nella sottocartella /itcommenti/, e mettete in url_immagini_destinazione la url completa di dove avete caricato le immagini. Ricordatevi comunque che l’output sarà un normale file di testo, su cui perciò potrete effettuare tutte le sostituzioni ed elaborazioni del caso. Se non intendete fare uso di questa sostituzione automatica, date alle due variabili il valore della stringa vuota (“”) o due valori identici.

Date uno sguardo alla sezione Questioni di Encoding se scoprite/pensate di avere problemi di codifica caratteri, per qualche impostazione aggiuntiva.

Procedura passo-passo: 3 – Esecuzione dello script

A questo punto potreste cambiare l’estensione del file da .txt a .py, almeno per motivi filologici (altrimenti sostituite .txt ogni volta che scrivo .py nel seguito). L’invocazione pura e semplice dello script, per chi sa maneggiare python, consta del seguente comando:

$ [eventuale path]python Bloggers2MovableType.py bloggers.it/basedati/nomeblog/archivio > mt-export.txt

Dove “python” è un interprete python, “bloggers.it/basedati/nomeblog/archivio” è dove sono conservati tutti i file .xml dell’archivio di bloggers, e “mt-export.txt” è il vostro file di output. Se omettete la parte “> mt-export.txt”, il risultato dell’elaborazione vi verrà visualizzato a schermo. Per [eventuale path] s’intende il nome della cartella in cui si trova l’eseguibile dell’interprete python (su windows si chiama python.exe, altrove solo python), qualcosa tipo “Pythonbin” (verificate dove lo avete installato), necessario se non è nella vostra variabile PATH.

Esempio pratico
Supponiamo che:

  1. python sia installato in C:Python25, e quindi l’eseguibile dell’interprete sia C:Python25python.exe
  2. abbiate gli archivi in C:bloggers.itbasedatinomeblogarchivio
  3. abbiate lo script in C:Bloggers2MovableType.py
  4. vogliate ottenere il file convertito in C:export.txt

La sequenza di comandi diventa:

$ cd C:
$ Python25python.exe Bloggers2MovableType.py bloggers.itbasedatinomeblogarchivio > export.txt

Ed è tutto.

L’elaborazione si interrompe se incappa in un qualsiasi errore non gestito: ve ne accorgete perché le ultime (uniche, se state scrivendo su file) righe di output a schermo parlano di eccezioni o qualcosa del genere. Se non vedete errori una volta terminata l’elaborazione (in fondo a tutto, se state visualizzando a schermo), allora questa è filata liscia.

Se non avete la minima idea di cosa sia e come funzioni questo python che vi ho fatto scaricare, abbiate pazienza e prima o poi scriverò qualche istruzione anche per voi.

Procedura passo-passo: 4 – Import in WordPress

(Va da sé che vi consiglio fare una prova di importazione in un blog creato apposta ed eliminabile)

Accedete alla dashboard di WordPress. Fate un controllo in Options -> Reading se la codifica caratteri sia UTF-8, e in caso contrario date una scorsa alla sezione Questioni di Encoding prima di procedere. Per l’import vero e proprio, andate in Manage -> Import, e cliccate su “Movable Type and TypePad”, caricate il file e seguite le istruzioni. Una nota, se vi è capitato di scrivere post con nomi utente diversi quando in realtà eravate sempre voi: avrete possibilità, nella pagina successiva, di mappare ciascuno di essi a utenti esistenti o di crearne di nuovi; in seguito potrete comunque eliminare gli utenti che non vi servono e specificare a WordPress di attribuire i loro post ad un altro utente.

Terminato l’import non c’è più molto da dire: divertitevi col vostro nuovo vecchio blog su WordPress!

Questioni di encoding

Esclusa la documentazione, un terzo del tempo di scrittura dello script è stato assorbito dalla gestione dei problemi di codifica caratteri. Tutti i file xml dell’export di Bloggers.it dichiarano di essere codificati in UTF-8; ma quelli più vecchi, se dati in pasto a un parser (=lettore e interprete) xml, generano errore a causa della presenza di caratteri non UTF-8 all’interno del file. Tali caratteri, in genere, sono le lettere accentate tanto amate da noi italiani. Lo script, in caso di errore durante la lettura di un file xml, fa un secondo tentativo, provando con un’altra codifica caratteri, attualmente la ISO-8859-1 (altrimenti detta Latin-1), che è quella che usa la stragrande maggioranza degli utenti italiani (corrispondente grossomodo a una qualche codifica di Windows che ha un nome diverso). Lo script restituisce come output un testo con codifica UTF-8, che è la codifica raccomandata per WordPress. Se tutto va bene, non dovrete intervenire in queste lambiccate faccende.

Se qualcosa va male, ma non troppo, potreste dover modificare una o più di queste variabili nello script:

# codifica caratteri dichiarata nel file xml di export (vedere prima riga, in genere UTF-8)
declared_charset_encoding="UTF-8"

# codifica caratteri presumibilmente REALE di alcuni file xml di export (per archivi vecchi)
real_charset_encoding="ISO-8859-1"

# codifica caratteri desiderata per il file di output. UTF-8 e' il default per WordPress,
# ed e' consigliato.
wanted_charset_encoding="UTF-8"

Ovviamente speriamo di no.

Assistenza e suggerimenti

Questo è il mio primo script in python, perciò può non essere perfetto: saranno molto graditi suggerimenti da programmatori esperti del linguaggio. Attualmente la gestione degli errori è molto limitata, quindi in caso di errori vi vedrete apparire messaggi “strani” (per chi non è programmatore) piuttosto che spiegazioni stilate di mio pugno. Il senso in genere è comprensibile ugualmente, altrimenti (sigh) chiedete assistenza qui nei commenti riportando il messaggio di errore per intero (se non è già presente).

Di una cosa sola vi prego: non fate domande prima di aver letto e cercato di comprendere tutto il post. Io ho impiegato del tempo a scriverlo proprio per evitare di fare assistenza permanente, che per esperienza so essere in grado di fagocitare porzioni rilevanti della vita di un essere umano. Le vostre domande potranno comunque contribuire a migliorare lo script o la documentazione, quindi non vi sto vietando di farne :D

Potrebbe essre che prima o poi modificheranno qualcosa nel formato di export di Bloggers.it (abitudine diffusa nel mondo informatico, specie tra i perdenti o coloro che non stanno vincendo quanto vorrebbero). Quando e se succederà, spero avrò tempo per dedicarmi alle modifiche, o in caso contrario che ci sia qualcuno che possa occuparsene.

Problemi & Soluzioni

Problema potenziale: per via del formato di export di Movable Type, se nel vostro blog esiste una riga costituita solo dalla stringa “—–” o “——-” (esattamente all’inizio della riga), potrebbe esserci una perdita di dati durante il trasferimento (quelle stringhe vengono interpretate come fine sezione). Sto pensando se me ne devo preoccupare o no, visto che da quel che ho visto è probabile che il problema si verifichi solo nei commenti.

Problema: mi dice “xml.parsers.expat.ExpatError: no element found: line 1, column 0″. Adesso ti picchio. Soluzione: nella cartella contenente gli archivi xml ci dev’essere qualche file intruso – ad esempio è capitato che vi fossero file di lunghezza nulla (0 byte). Eliminate quei file e riprovate.

Versioni

20080202 – impostato ISO-8859-1 come charset predefinito (e io che mi credevo che ISO-8859-15 andasse bene).

20080210 – ora lo script legge solo i file .xml contenuti nella cartella (visto che in alcuni sistemi operativi o usando alcuni programmi vengono creati in giro file che non c’entrano niente).

Written by StM

January 20th, 2008 at 3:35 pm

“Ho visto filmati porno su internet. Come faccio a toglierli dal pc?”

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Caro lettore,

il problema della resistenza dei filmati porno anche ai candeggi più aggressivi è noto e diffuso tra tutti i navigatori un po’ esuberanti. Pulite dal mobilio e la tastiera le tracce di bava, sudore, umori assortiti, rimane da sistemare il fetido nemico digitale. Di per sé non evidente ad occhi inesperti, il corpo del reato può restare nascosto per mesi; sopravvivere al vostro pentimento, redenzione, e abbonamento a un settimanale cattolico; e colpirvi quando meno ve lo aspettate, preferibilmente nel momento in cui volete far vedere le foto delle vacanze scattate con la nuova digitale a tutta la famiglia riunita per il pranzo di Natale. A seconda della natura dei vostri famigliari, comunque, la cosa potrebbe avere il positivo effetto collaterale di rassicurarli sul fatto che davvero sappiate godervi le vacanze.

Senza porre ulteriore tempo in mezzo, vediamo come si può rispondere a questa domanda. Intanto: sei davvero sicuro, caro lettore, che rimuovere ogni traccia dal tuo pc sia ciò che vuoi? Mi spiego: se sei un ragazzino, i tuoi genitori già sanno che ti spippoli, quindi perché faticare? E se sei un genitore, tuo figlio ha sicuramente già trovato quello che hai scaricato, quindi perché faticare, pure tu?

Ma se l’eliminazione delle tracce è davvero ciò che vuoi, bene, ci sono metodi più o meno brutali. Li elenco qui in ordine decrescente di brutalità ed efficacia.

1) Compra un nuovo pc. Pro: il nuovo pc sarà intonso. Contro: il vecchio pc ti verrà chiesto da tuo cugino, visto che il suo è un Altair.

2) Formatta il disco 25 volte ad ogni navigazione a luci rosse. Pro: dei dati non rimarrà traccia, almeno scovabile con mezzi normali. Contro: di tutti i dati.

3) Elimina i file scaricati direttamente sull’hard disk dalle cartelle in cui si trovano, e nel browser elimina cookies, cache, cronologia. A questo punto il trick che distingue il dilettante dal professionista: svuota anche il cestino. Pro: è quello che fanno tutti i minimamente paranoici, e se il tuo computer non finisce nelle mani della CIA sei abbastanza tranquillo. Contro: immagino tu non abbia capito un cazzo.

4) Metodo Dupin: per nascondere le cose, mettile sotto gli occhi di tutti. Sfondi del desktop piastrellati di vagine il cui effetto finale fa molto “tappezzeria della camera dei bimbi”; filmati il cui nome passa da “***** gigantesco ******* il **** di una *****.avi” a “Riaperto il traforo del Frejus.avi” (questa è VERA! Mi sono capottato quando ho innocentemente aperto il filmato xD); bookmark hardcore occultati sapientemente sotto i nomi di giornali noiosissimi che nessuno sano di mente vorrebbe mai leggere (ma a questo riguardo ti consiglierei di fare un’analisi, anche sommaria, dei componenti della tua famiglia). Pro: tecnica elegante. Contro: le cose non le ritrovi più; e un desktop di vagine credo sia veicolo di un messaggio subliminale un po’ troppo marcato.

5) Metodo fottenulla. Metti le cose dove cavolo ti pare. Forse nessuno le troverà. Se sembrerà che hai qualcosa da nascondere, sarà proprio allora che indagheranno su di te. Invece mettiti il cuore in pace, e vedrai che ti andrà bene. Pro: minimo sbattimento. Contro: il disinteresse spesso è un’aggravante.

Bene, caro lettore, spero di esserti stato d’aiuto. Adesso, se immetterai di nuovo quella stringa lì nel motore di ricerca, potresti trovarmi come primo risultato. Contento?

Written by StM

December 13th, 2007 at 8:05 pm

Fili di riso alla boh

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Fate bollire (gettandoli nell’acqua salata quando è in ebollizione) una quantità a voi gradita di gamberetti, considerando che se sono surgelati il loro volume si dimezzerà dopo la cottura; prendete una quantità arbitraria di fili di riso e piazzateli in ammollo per 10-15 minuti (poi scolateli); tagliuzzate la solita quantità che vi garba di scalogno o cipolla, e approssimativamente – abbondando – un quarto di mela (verde o golden, altre non saprei dire) per ogni persona; appena cotti (ed eventualmente sgusciati, se non lo sono già :P), tagliuzzate anche una parte dei gamberetti.

Una volta pronto tutto quanto, fate soffriggere in una padella per qualche minuto lo scalogno/la cipolla e la mela; quindi date una spruzzata di cerfoglio, precipitate i gamberetti tagliuzzati, e poco dopo i fili di riso con, se vi garba, qualche gamberetto intero. Mescolate, anche qui, per qualche minuto a fiamma moderata (non si deve sentire sfrigolìo a mitraglia, ecco), quindi servite nei piatti. Là potrete aggiungere, e in effetti lo consiglio, un ingrediente a vostra scelta tra salsa di peperoncino, peperoncino, salsa di soia, altro.

Il risultato è questo:

dsc_3094_fili_riso_gamberetti.jpg

In realtà gli ingredienti possono variare parecchio – questi erano quelli che avevo in casa. Sperimentate. Per esempio il soffritto di verdure potrebbe essere più vario, includendo magari carote e sedano, oppure potreste volere una salsa agrodolce evitando di usare la mela, oppure potreste essere più arditi usando l’*ananas*, come stavo per fare io… fate vobis.

Io intanto mi limito a ribadire che chi denuncia come “roba da tedeschi” la pastasciutta con sugo di pomodoro e pesto non potrà probabilmente MAI essere mio amico.

Written by StM

April 14th, 2007 at 6:25 pm

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[VB6] Nientemeno che salvare un blob in un byte array :|

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Strano a dirsi, c’è ancora gente che usa Visual Basic 6; ancor più strano, non ho trovato in rete un modo furbo di mettere il contenuto di un blob in un array di byte. Il più furbo che ho trovato credo fosse salvarlo su file e poi leggere da file, ma del resto stiamo parlando appunto di sviluppatori Visual Basic (ammmòri :*).

Normalmente il metodo Read dell’oggetto ADODB.Stream restituisce una Variant (vade retro), ma non si offende se il risultato lo piazzate direttamente in un array di byte, quindi il sistema è presto trovato (unica difficoltà capire che lo stream va “riavvolto” e ricordarsi la sintassi per creare array in VB).

(lascio questo messaggio nella bottiglia se servisse ancora a qualcuno… anche se io per esempio cercavo direttamente termini inglesi e quindi non me lo troverei, questo post… direte voi, scrivilo in inglese… uff…)

[...]
Dim con As adodb.Connection
'a un certo punto la creo, la apro, eccetera, ma questo lo saprete
[...]

Dim rstblob_in As ADODB.Recordset

Dim dbstream As ADODB.Stream
Set dbstream = New ADODB.Stream
dbstream.Type = adTypeBinary
dbstream.Open

Set rstblob_in = New Recordset
rstblob_in.Open "select ILBLOB from TABELLA " _
                & "where ID='cippirimerlo'", con, adOpenStatic

Dim letto As Boolean
letto = False

If Not rstblob_in.EOF Then
        If rstblob_in("ILBLOB").ActualSize > 0 Then
            dbstream.Write rstblob_in("ILBLOB")
            letto = True
        End If
End If

If letto Then
        dbstream.Position = 0 'riavvolgo il nastro
        Dim ilblob() As Byte
        ilblob = dbstream.Read
        'e poi ne fate quel che volete
End If

Written by StM

March 6th, 2007 at 6:09 pm

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Day Zero

without comments

Oggi, con il faticoso import dei vecchi commenti, ho terminato di trasferire tutte le informazioni importanti dal vecchio sito. Manca il guestbook, ma non credo lo importerò – comincio da uno nuovo (lo metto tra le “pagine” di wordpress). Mancano anche una manciata di post, 11 se non erro – che erano o di interesse esclusivo del sito su Altervista o oggettivamente cestinabili. Picchiatemi pure per questo, non tornerò indietro ^_^. Sarete poi contenti di trovare post cestinabili anche tra quelli che invece ho trasferito ^_^.

Le categorie sono ora grossomodo sistemate come dovrebbero essere nel prodotto finale, anche se non escludo qualche modifica minore (che sono troppe me ne sono già accorto… ma il trend non è e non può essere negativo…).

Il layout è se non altro lo scheletro di quel che dovrà essere quando ne sarò pienamente soddisfatto.

Finalmente ho capito la faccenda dei sottodomini e del redirect ^_^”’.

Domani, quindi, sarà il day zero ufficiale del nuovo sitoblog [applausi].

Ok, la maggior parte di voi ora potrà andarsene in pace. Per chi invece è curioso di sapere come caspio si fa ad importare dei commenti in wordpress, devo dire che è molto semplice: basta perderci una giornata, studiarsi un po’ la situazione e creare uno script del genere: generasql_wp_comments.sh.

Il materiale di partenza dello script è un file composto da righe del tipo

88|1089570028|21.14.3.109|Nick||Commento+bla+bla

Dove il primo numero è l’id su wordpress del post a cui il commento si riferisce (l’associazione id-vecchio-blog -> id-wordpress l’ho fatta con altri comandi sparsi, principalmente cut e paste), e tra Nick e Commento c’è un campo che se inizializzato è la versione base64 dell’indirizzo email o del sito web (ho dovuto installare una utility a riga di comando per la decodifica).

L’output dello script è una serie di insert sql, più un update di incremento del campo “comment_count” sulla tabella dei post per ciascuno degli insert.

Prego notare che nello script richiamo anche php per fare l’urldecode. -.-

Mi dovesse ricapitare forse faccio prima ad impararmi python, ma per stavolta è andata così.

Written by StM

September 30th, 2006 at 9:22 pm

Farsi fottere un dominio in un battito di ciglia

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Buona serata. Per questa puntata, Mr. Experiment vi illustrerà le magie e i segreti del meraviglioso mondo dei domini.

Voi volete un dominio, e volete un hosting, e volete anche una modella disinibita e vogliosa nel letto. Allora vi guardate un po’ in giro e vedete che le offerte di Strato sembrano interessanti, allora vi buttate e provate.

Niente da fare, ci sono cose belle ma anche cose insopportabili, come il mod_rewrite disattivato e il php safe mode attivo. Per chi non lo sapesse, il mod_rewrite è un modulo del web server Apache che permette di transcodificare url da una certa forma ad un’altra forma; in genere serve a scrivere indirizzi “belli” che poi vengono transcodificati dietro le quinte in indirizzi “brutti”. Sempre per l’ignoranza galoppante (si sa che il php safe mode s’insegna all’asilo), il php safe mode è un’opzione stupida di php che viene in genere impropriamente usata a scopo di sicurezza: in sostanza, attiva una modalità in cui è impossibile effettuare tramite php alcune modifiche al filesystem (ora mi viene in mente la creazione di directory); questo perché l’”utente apache”, altrimenti, potrebbe fare dei bei casini in lungo e in largo in postazioni con spazi web multiutente, avendo egli i diritti di scrittura su ciascuno degli spazi; in realtà se per evitare questo si usa il php safe mode si è proprio alla frutta, visto che sarebbe il caso di usare altri sistemi (virtual server, jail, altro). Ovviamente stiamo parlando di una soluzione a relativo basso costo, per quello che offre, quindi non dovremmo lamentarci troppo. Anche se la modella era davvero troppo poco vogliosa.

Comunque decidete che Strato non fa per voi, e disdicete. Mandate il fax, specificate che il dominio appena registrato deve essere cancellato. Nella vostra ignoranza credete che avverrà subito. Sbagliato.

Una volta cancellato un dominio, a meno che questo non succeda nei primi 5 giorni dalla sua creazione, occorre aspettare 30 giorni calendariali (posti come limite massimo, ma in realtà in genere è anche la durata totale), il REDEMPTIONPERIOD, in cui il dominio non viene risolto e può essere riattivato solo da chi lo aveva registrato.

A proposito: ricordatevi che se registrate un dominio, alle richieste di whois su quel dominio verranno visualizzati i VOSTRI dati (nome, cognome, indirizzo di casa, telefono, indirizzo e.mail). E così vi arriveranno mail di spam che vi inviteranno a cambiare hosting, e cose del genere.

Terminato il REDEMPTIONPERIOD, se non lo avrete riattivato, il dominio passerà nello stato PENDINGDELETE per 5 giorni.

Allo scadere dei 5 giorni, uno sciacallo registrerà il vostro dominio, e andando sul sito indicato dal whois potrete decidere se fargli un’offerta, a partire da 200$. Se registrare un dominio costa in genere 10 dollari l’anno, vuol dire che l’attività dello sciacallo è remunerativa se più di 1 utente su 20 decide effettivamente di cedere al ricatto.

Vabbe’. Tanto era un dominio del cazzo.

Written by StM

August 15th, 2006 at 11:58 pm

La lenta ascesa di Google Talk (e come connettersi a icq e msn)

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Dopo le varie pulci nell’orecchio messemi a riguardo, a più riprese, dal quasi collega sandr8 (il “quasi” è colpa mia), ho cercato e trovato una bella pagina che permette di tenere traccia di cos’è successo ultimamente nel servizio di messaggistica istantanea di Google:
http://www.bigblueball.com/forums/google-talk-news/

In particolare segnalo: Google Talk si federa con i server jabber. Questo significa che chiunque usi GT può, dal 17 gennaio, parlare con gli utenti degli altri server jabber, e viceversa. Da questa possibilità è derivata quella, molto più succosa, di potersi collegare ai network di icq, msn, yahoo e altri attraverso Google Talk e i “transport” un server jabber d’appoggio: ecco come. Finora purtroppo non ho trovato altri server, oltre a quello indicato nell’articolo, che permettessero il login ai transport da server jabber esterni.

Che diavolo sono i transport jabber?

jabber è un protocollo, NON un programma di messaggistica, pazientemente messo insieme dalla Internet Engineering Task Force. Programmi in grado di usare questo protocollo sono Psi, Gaim, Gajim, per dire solo alcuni di quelli multipiattaforma (altrimenti Kopete, Miranda… e altri elencati qui). Se siete interessati, potete dare un’occhiata a un sottoinsieme dei server jabber pubblici disponibili a questa pagina.

I transport sono dei “contatti” particolari da scorrere tramite la funzione di “service discovery” (così la chiama Psi) e sottoscrivere: al momento della sottoscrizione, vi verrà richiesto di immettere username e password del servizio di messaggistica a cui quel determinato transport fa riferimento (esempio: icq.jabber.linux.it vi logga alla rete di icq, se usate il server jabber jabber.linux.it); dopodiché, lui si preoccuperà di loggarsi al vostro account per voi e di recuperare tutti i vostri contatti che stanno lì; infine, potrete finalmente chattare con i contatti aggiunti come se fossero utenti jabber!

(Molte funzioni dei vari network non sono disponibili – ad esempio il trasferimento di file con utenti msn non è ancora possibile -, mentre altre sono solo un po’ laboriose da eseguire – ad esempio la chat multiutente su msn; ricordatevi che ogni cosa dipende sia dal client che dal server – non tutti i server sono uguali)

Chiarito questo (maddeché, direte voi)… perché dovrei volermi connettere agli altri network usando Google Talk? Perché ultimamente sono spuntate altre novità. Intanto date un’occhiata alla vostra casella gmail: soprattutto se avete l’interfaccia in inglese, è molto probabile che abbiate nel menu a sinistra un nuovo elemento, “Chats”, che vi conserva (se gli specificate voi di farlo) tutte le chiacchierate che effettuate attraverso il network GT. L’utilità della cosa potrà forse sfuggirvi se non avete mai cambiato il vostro programma di messaggistica e se vi connettete sempre dallo stesso computer, ma in tutti gli altri casi mi pare evidente.

Poi che altro? Be’, la possibilità di chattare direttamente da dentro gmail, che non ha equivalenti, come comodità, in altre interfacce web. Questo potrebbe essere MOLTO interessante per chi, per mancanza di client installati o per occlusione di porte ad opera di firewall, non volesse rinunciare a discutere con i propri contatti sparsi per le decine di network di messaggistica.

UPDATE: Se volete configurare il vostro client preferito per usare Google Talk, vi agevolo un paio di link:
http://www.google.com/talk/otherclients.html
http://psi-im.org/wiki/Google_Talk_HowTo

UPDATE2: Riporto dai commenti una lista di server jabber e vari transport:
http://www.chrome.pl/knownservers

Written by StM

February 19th, 2006 at 4:02 pm

Live bookmarks, ovvero come sOpportare questo blog.

with 11 comments

Sì, con la “o”. Mi rendo conto di quanto un blog con gli interventi a fisarmonica sia snervante. Fisarmonica? Sì, niente per settimane e poi 2-3 post nel giro di un paio di giorni.

A proposito, io avrei dovuto imparare a suonare la fisarmonica, poteva diventare una cosa di famiglia. Però bisognava anche avercene una… vabbe’, ho il contentino dell’armonica suonata una volta l’anno. Bon.

Ehm, no, dicevo, per sopportare questo blog una possibilità è fare uso del “rss feed” che trovate in basso a destra (scrollatevi tutta la pagina, da bravini…). Cos’è? E’ una visualizzazione in xml del contenuto della pagina. Sì, ma non cliccateci sopra per visualizzarla nel browser, così non serve. Occorrente, per quel che ne so: Firefox, oppure Thunderbird. Tanto per dire due software che potreste avere molto probabilmente già installati.

In Firefox esistono delle cose che si chiamano Live Bookmarks, mentre in Thunderbird si chiamano le cose con il loro nome, c’è un RSS Reader.

Vi spiego in due parole (in pratica traduco dai link qui sopra) come si fa con questo blog in particolare, visto che ad esempio non è automaticamente riconosciuto da Firefox (se andate su Slashdot.org, ad esempio, è tutto molto più facile: in basso a destra del browser appare una immaginetta cliccabile, segno che il rss feed è stato riconosciuto e si può aggiungerlo direttamente ai segnalibri).

Intanto segnatevi il link del RSS Feed:
http://stm.sottosuolo.org/feed

Modalità per Firefox
Cliccate su Bookmarks->Manage Bookmarks (o equivalente italiano).
Nella nuova finestra cliccate File->New Live Bookmark.
Nel campo “name” mettete “Il più bel blog del mondo”, sennò non funziona, e nel campo “Feed Location” mettete l’indirizzo di cui sopra.
Dopo qualche istante, quel vostro bookmark diventerà un menu a tendina che mostrerà i titoli delle ultime 20 entry del blog, cliccabili a piacimento per aprirne il testo completo.

Modalità per Thunderbird
La modalità per Thunderbird è un pochino più originale, ma anche più logica.
Se già non lo avete, create un nuovo account RSS News & Blogs. Per farlo: File->New->Account…
Fate click destro sull’account testé creato, e scegliete “Manage Subscriptions”. Qui cliccate su “add” e inserite il link di cui sopra.
Dopo qualche istante Thunderbird avrà scaricato le intestazioni, e ve le visualizzerà allo stesso modo in cui visualizza le e-mail. Cliccando su una a caso di queste, il programma si andrà a pigliare dal sito il post scelto e ve lo presenterà nella sua forma nativa.

Ok, ok, capisco la contentezza, ma non gioite troppo perché fare salti così alti può nuocere alla zucca.

A rileggerci!

Written by StM

January 4th, 2005 at 3:00 pm