Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘how stuff works’ Category

Il lavoro perfetto è dietro l’angolo. E ha un randello in mano

with 12 comments

Vi siete mai chiesti perché 9 volte su 10 vi siete pentiti di esservi rivolti a un presunto professionista? Elettricista, idraulico, geometra, avvocato, web designer, architetto, ingegnere, medico, psichiatra. Un professionista. Che quindi conosce una professione. Voi avete un problema e le sue competenze possono risolverlo, quindi vi rivolgete a lui; e vi pentite. Perché il campanello il giorno dopo non funziona già più, il rubinetto ora è perfetto ma lo scarico del bagno non scarica, vi ritrovate a catasto un terreno coltivabile invece che la vostra casa, scontate 10 anni di carcere per un reato che prevedeva al massimo 3 mesi, vostrosito.it pullula di pubblicità a pillole miracolose, la vostra casa è leggermente inclinata verso un precipizio, la vostra catena di montaggio restituisce briciole invece che vigorosi bulloni, vi diagnosticano un tumore grosso come un pompelmo il giorno stesso che vi viene un coccolone e schiattate (dopo anni che sembrava qualcos’altro), assumete gli psicofarmaci prescritti con tanto di ricetta e decidete che buttarvi dalla finestra è pienamente accettabile.

Insomma avete avuto a che fare con un professionista che la sua professione non la conosce. Un caso? La sfortuna?

No.  E’ quasi la norma. Riuscite a trovare un professionista in gamba non prima di averne conosciuti almeno 3 che hanno provato a farsi pagare da voi sfruttando la vostra ignoranza della materia che vi impediva di capire che avevano fatto un lavoro escrementizio. Sarà che quelli in gamba sono troppo occupati e pensate che non vale la pena aspettare, sarà che gli incapaci sanno fingere molto bene; ma questa regola l’ho vista in atto fin troppe volte (e no, non sono eccessivamente caricaturali le casistiche descritte nel primo paragrafo; alcune sono tristemente vere senza alcuna modifica) e, quale che sia la causa, è l’induzione su una casistica molto ampia a farmela promuovere a regola.

In Italia la capacità non paga. I titoli si conquistano più facilmente  con il sotterfugio, ad esempio. Il valore legale della laurea fa sì che chi prende la laurea coi punti Barilla in certi frangenti valga più di chi ha un’istruzione di livello superiore ma senza titolo di studio. E a proposito di titoli, per fare un esempio, è possibile diventare avvocato senza aver mai messo piede in un’aula di tribunale, grazie alle firme di amici compiacenti che testimonieranno che le presenze che dovevate fare per la vostra pratica le avete fatte; e avere le stesse probabilità, essendo l’esame di abilitazione in parte casuale e in parte nozionistico (non una passeggiata, sia chiaro) ma in nulla pratico, di chi invece è in grado di condurre un’udienza da solo, ha vinto delle cause, e ha magari il suo giro di clienti già come patrocinatore. Là fuori c’è uno stuolo di avvocati che non chiede altro che patteggiare, o chiedere il minimo della pena, e poi presentarvi il conto senza aver fatto nulla.

I giovani non li ascolta nessuno. Se siete in gamba, ma giovani; se avete dimostrato coi fatti di essere molto bravi, ma siete giovani, nessuno vi darà ascolto. I clienti chiederanno di parlare col vostro collega più anziano, e i colleghi più anziani vi terranno a bada riempiendovi di critiche salvo poi rubarvi le idee spacciandole come proprie. Chi è in gamba lo è sempre troppo, e chi è troppo in gamba ha sicuramente qualche difetto. Meglio emarginarlo piuttosto che fare tesoro delle sue capacità.

L’alternativa per un giovane è tra un lavoro subordinato sottopagato (o in nero, dove “o” in realtà non è esclusivo ma vuol dire “e magari anche”) e mettersi in proprio. E’ possibile mettersi in proprio? Se siete già ricchi, certo, come no. Vi danno pure prestiti in banca a iosa, se siete ricchi. Se tutto ciò che avete sono le vostre capacità… eee… spiacenti, ma le capacità non hanno mercato, come del resto ampiamente discusso sopra: lavorano sia le persone capaci che quelle incapaci, non è quella la differenza. E’ più importante sapersi vendere che ottenere risultati e mettere la faccia in tutto quello che fate. E per sapersi vendere basta avere la parlantina, sfruttare l’ignoranza altrui, ed essere già lontano quando si scoprirà la magagna. Il vostro fantastico software gestionale che si resetta allo stato iniziale con solo “Mario Rossi” in anagrafica appena lo riavviate avrà un’interfaccia fighissima e sarà pieno di bottoni; non cliccabili; e che anche se lo fossero non farebbero nulla. Ma c’è sempre tempo a contratto firmato per “aggiungere nuove funzionalità”.

Diceva (in dialetto) il mio prozio (più o meno) imprenditore, citando chissà chi: “ogni giorno si sveglia un allocco… il difficile è trovarlo”. Una volta trovato, guadagnarsi la giornata è una formalità.

Cercate di non essere voi, quell’allocco.

Written by StM

February 25th, 2010 at 10:47 pm

Il corredo fotografico adatto – 1 – Scelta della fotocamera

with 2 comments

Disclaimer: questo è il post di un principiante. Non è da prendere tutto per oro colato, ma è da leggere per evitare di fare errori basati su percezioni errate delle cose se siete ancora più principianti di me. Purtroppo la mia conoscenza di fotocamere reflex è limitata alle Nikon, quindi gli esempi fatti saranno Nikon-centrici. Non ho nessuna inimicizia nei confronti della Canon :)

Cominciamo col dire che non esiste un solo tipo di fotocamera e soprattutto non esiste un tipo di fotocamera che va bene per tutto. Una grossa reflex, una compatta e una fotocamera integrata nel cellulare hanno tutte la loro ragione di esistere, e sta a voi decidere quale usare in base al tipo di utilizzo che intendete farne (bla bla bla, solita pappa pronta). Io ad esempio ho tutti e tre i tipi di fotocamera: la Nikon D90 quando voglio massimizzare la probabilità di fare foto particolari o quando so per certo che nessun’altra fotocamera avrebbe una pur minima utilità (esempio di sera – io odio il flash); la Casio EX-V8 quando non voglio o non posso portarmi dietro casa per fare delle foto per cui mi è sufficiente una qualità discreta (e quando non voglio rischiare che succeda qualcosa di brutto alla ben più costosa reflex); il cellulare quando mi serve riprendere qualcosa al volo, magari per appunti (perché portarsi dietro un foglietto se lo puoi fotografare?) o per una galleria delle curiosità estemporanee.

Volete fare foto stupide in qualsiasi momento vi venga l’ispirazione? Prendetevi un cellulare a buon prezzo che abbia una buona fotocamera integrata: non farà miracoli, ma l’avrete sempre con voi e se vi leggete qualche recensione e individuate un modello che abbia una buona ottica (e un numero qualsiasi di megapixel, perché tanto non servono a un accidente su una fotocamera del genere) potreste rimanere più che soddisfatti.

Non avete mai avuto una fotocamera, né analogica né digitale, volete addentrarvi nel mondo della fotografia, e vi sembra che il vostro cellulare faccia foto schifide? Non state a comprarvi il cellulare da 700 euro, perché il miglioramento di qualità non sarà sensibile come lo sarà lo svuotamento del vostro portafoglio; e non compratevi nemmeno una super reflex da 1200 euro sulla fiducia: compratevi piuttosto una fotocamera compatta da 150 euro e vivete felici.

La vostra compatta digitale comincia a starvi stretta? Badate bene che spesso non svisceriamo a dovere tutte le funzionalità delle macchine che possediamo, ma se siete davvero convinti fate il salto di qualità, spendete questi 400 euro per comprarvi una reflex entry-level con un obiettivo incluso. Se son rose fioriranno, e vi troverete in men che non si dica a comprare fotocamere da 5000 euro.

Venite da una reflex a pellicola? Se avete intenzione di riutilizzare i vostri obiettivi anche sulla digitale (ove possibile), potete rimanere fedeli alla casa madre della vostra vecchia macchina, ma badate bene che il modello che scegliete oltre ad avere lo stesso innesto supporti effettivamente al 100% l’obiettivo (è il caso delle Nikon di fascia bassa, come le D40, D60 e D5000, che non supportano la misura dell’esposizione su obiettivi AI-S e precedenti).

Come decidere quale fotocamera fa per voi? Se siete un Precisini come me, vi succederà di stare a leggere recensioni e guide per giorni e giorni, e a imbestialirvi quando non trovate né l’una né l’altra cosa per un particolare modello. Di seguito alcuni siti dove potete cominciare le vostre ricerche (la maggior parte in inglese). KenRockwell.com, l’enciclopedico sito di Ken Rockwell, che sembra aver provato ogni fotocamera e ogni obiettivo esistenti al mondo; tende ad essere molto entusiasta un po’ di tutto, anche perché valuta le cose poco costose anche in funzione del loro prezzo (ma in fotografia è vero che un miglioramento invisibile agli occhi di un profano può quadruplicare il prezzo di un obiettivo); è comunque un buon posto dove cominciare per farsi passare malsane idee di mutui per comprare una fotocamera (ma riguardo agli obiettivi aspettate di sapere la mia opinione, che mi sono trovato in disaccordo con lui). dpreview.com e imaging-resource.com (in inglese) per recensioni dettagliate e imparziali e qualche guida interessante. Nikon Educational (italiano), per una serie di articoli interessanti sulle tecniche di fotografia (che possono  essere per voi di ulteriore spunto per capire su quale macchina e attrezzatura orientarvi).

Per i miei acquisti di fotografia mi riferisco principalmente a due siti: granbazaar.it, e ilfotoamatore.it. Il primo (con sede a Roma) ha prezzi estremamente concorrenziali, spiegabili con il fatto che vende oggetti di importazione: tenetene conto, perché per la garanzia non potrete riferirvi direttamente al centro di assistenza della casa produttrice ma dovrete passare attraverso il negozio (cosa che io ho sperimentato per la mia Casio EX-V8 che aveva smesso di funzionare e che gli ho inviato per posta; ho purtroppo dovuto aspettare due mesi, ma non è un tempo anormale per una riparazione), e i tempi di spedizione possono essere un po’ lunghetti (anche tre settimane). Il secondo (con sedi a Lugano e qua e là in Toscana) è un ottimo negozio con un’ampia scelta di materiale (io ci compro le pellicole, non ho ancora finito di provarle tutte :P), e con qualche buona offerta ogni tanto. In questo periodo ad esempio (fino al 31/10/2009) c’è la possibilità di acquistare qualsiasi reflex e pagarla in 12 rate a tasso 0; non che io supporti l’indebidamento come sistema di pagamento sempre e comunque, ma qualche volta ci può stare. Un altro sito interessante può essere pixmania e sicuramente ce ne sono degli altri, ma non mi è ancora capitato di acquistarci nulla. Per gli acquisti di seconda mano c’è ovviamente ebay (tenete presente che potete acquistare una ancora dignitosa Nikon D70 a 250-300 euro).

Una reflex è nulla senza un obiettivo

Non è questione di porseli, gli obiettivi, ma di montarli :). Qualcuno mi ha detto che un obiettivo è responsabile della maggior parte della bellezza di una foto: puoi avere anche una fotocamera da due kopeki, l’importante è avere un buon vetro davanti. Più che vero, salvo ovviamente che non abbiate esigenze particolari: se volete fotografare sport, chiaramente non potete usare una fotocamera che fa passare 2 secondi tra una foto e l’altra. Personalmente, ho notato che la Nikon D90 è stato un netto salto di qualità rispetto alla D70 a proposito di qualità dell’immagine alle sensibilità iso più alte: sulla D70 la sensibilità ISO1600 era utilizzabile a malapena, sulla D90 non fa rimpiangere più di tanto quelle più basse.

I buoni obiettivi costano tutti l’iradiddio? No, fortunatamente no. Anzi sono qui per  ammonirvi di non abbandonarvi a spese folli. Nessun obiettivo fa miracoli, e forse non avete poi tutto questo bisogno di quell’obiettivo fighissimo che fa quelle foto straordinarie che avete visto su Flickr: la verità è che nessun obiettivo vi farà diventare istantaneamente bravi fotografi; di più: ci sono persone che fanno foto straordinarie con l’obiettivo, dignitoso ma non prestigioso, che hanno trovato incluso nel pacchetto della fotocamera. Non datevi tanto daffare con il portafoglio: datevi piuttosto da fare con la fotocamera!

Nel prossimo post (che non so quando sarà) cercherò di spiegarvi i perché e i percome del mio piccolo corredo di obiettivi. Nel frattempo, statemi bene :)

Written by StM

September 9th, 2009 at 9:00 pm

Verboten!

with one comment

Istruzioni per l'utilizzo del water

E’ stato solo alla terza esperienza austriaca che mi sono reso conto di una certa fuoricomeunpoggiolità dei crucchi in seconda a riguardo delle modalità di espletazione delle funzioni escretorie.

Tutti voi saprete che il bidet non è generalmente garantito (fu uno schock scoprirlo nel fiore dei miei 19 anni); quello che forse non sapete, giacché potrebbe non essere notato in un albergo, è che nei luoghi pubblici il water è lì solo per sedersi (ho visto esposto il secondo divieto in alto a destra nell’immagine in un autogrill vicino a Villach), mentre chi vuole fare la pipì in piedi deve utilizzare gli orinatoi “non privati”.

La natura di tali orinatoi comuni è alle volte analoga a quella a cui siamo abituati anche noi italiani (un accrocchio di ceramica per ciascuno), ma altre volte arriva ad essere molto più romantica, un’unica vascona con fontanella in cui tutti possono fare pipì allegramente insieme, unico limite la larghezza degli utenti (faccio ammenda per non aver immortalato la cosa).

Scusate assai, ma mettiamo che a me dia fastidio orinare in pubblico (anche senza arrivare agli estremi di quell’orinatoio che ho visto nel bel mezzo di una piazza di Amsterdam, in cui la privacy era garantita giusto per il pene e poco più)… che devo fare? Mi direte voi: se è vietato fare la pipì in piedi, siediti su quei maledetti wc, sporco maschilista! (tra l’altro, dato il funzionamento del WC Ghost, che suona se si alza la tavoletta, direi che sono tutti contenti se faccio pipì in piedi con la tavoletta abbassata, giusto?)

Partiamo dal presupposto convenzionale che io sia normodotato (mentre voi tutti sapete che sono basso e siete al corrente della regola della elle). Vi giuro, ci ho provato: usciva fuori; e onestamente rischiare di toccare l’antiigenico interno del water con le mie mucose non mi sconfinferava. I wc che utilizzano là, peraltro privi di tavoletta, sono lunghi abbastanza per fare giusto una sola cosa, oppure vanno bene per le donne; per gli uomini c’è da soffrire. Quindi complimentoni al geniale piano riuscito di qualche femminista che vende gabinetti mal fatti; peraltro potrebbe essere socia di chi ha inventato questo (che, per mia fortuna, non ho dovuto sperimentare).

Nel bagno di un bar di Sanremo una volta ho letto questi due messaggi agli utenti, uno per genere: “sms per soli uomini: centrare il buco!”; “sms per sole donne: non poggiare i piedi sulla tavoletta!”. Ognuno ha il suo modo, a volte strambo, di concepire la pipì. Una volta che abbia messo in atto qualche accortezza per evitare di farlo pesare ad altri, gliela vogliamo lasciar fare? Please?

Written by StM

May 10th, 2009 at 2:44 pm

State attentini alle connessioni internet da cellulare Wind all’estero

with 3 comments

Premessa semplice e chiara: varco il confine con l’Austria nel pomeriggio del 4 marzo 2009; faccio una manciata di kB di traffico gprs, tariffati 1,25 centesimi l’uno, controllo il credito e trovo circa 15 euro in meno. Operatore Orange AT. Faccio altro traffico gprs/umts in giornata e non succede niente (i previsti pochi centesimi tariffati). La mattina del 5 marzo, a Vienna, faccio un’altra manciata di kB di traffico umts con t-mobile e scompaiono circa 40 euro. Nei successivi 6 giorni ogni tanto faccio traffico dati ma non succede niente.

Per la cronaca: faccio traffico dati per spedire sms via internet, che certo costa MENO di 50 centesimi l’uno, anche così. A tal proposito segnalo JackSMS che saprà interessarvi (se usate l’operatore vyke o poivy potete mandare sms a 5 centesimi più, a dir tanto, 5 centesimi di traffico gprs – dall’estero, molto meno dall’Italia).

Comunque, tornato in Italia chiedo conto alla Wind di cosa sia successo, anche perché quei 50-60 euro in meno non appaiono nel dettaglio del traffico. Qui la faccio breve, ma ci sono volute 4 telefonate al 155 e diversi “non mi prenda per un imbecille” per avere un riaccredito di 40 euro (che sto aspettando), e ce ne vorrà almeno un’altra per avere i 15 euro rimanenti perché Cinzia era un po’ distratta e se li è fumati nell’ultima (già, perché ne hanno fatta un’altra, prima, che non si sa a cosa è servita) segnalazione di anomalia.

Loro non sanno cosa è successo. Ma i soldi me li ridanno. Perciò io posso tornare in Austria bello tranquillo, eh??? Io e i miei 500 euro di ricarica, ca nun se sa mai.

Written by StM

March 20th, 2009 at 9:17 pm

La fissa del miglioramento dell’immagine (LCD inside)

with 7 comments

Può capitare – non dico che capita, ma può capitare – che uno acquisti un monitor per visualizzare delle cose. Visualizzare così come sono.

Ma questo periodo storico è decisamente allergico alla realtà, ANCHE per quel che riguarda i monitor. E così Chiunque Inc. cerca di piazzarti il monitor che MIGLIORA le immagini. Le infighettisce. Le rende esteticamente sbrodolose. Te le fa piacere dippiù.

Il risultato è un po’ quello che succede a prendere una adorabile Ragazza Della Porta Accanto Tutta Acqua e Sapone e vestirla da battona alla FINE della giornata di lavoro, niente di più e niente di meno. A voi così piace di più? A me no.

Acquistare un monitor di questi tempi è una tragedia. Io vi avviso: non lo fate. O l’avete preso più di 1 anno fa, oppure è meglio che aspettate 1 anno. La generazione attuale è tutto un brulicare di specifiche disattese (i millisecondi del tempo di transizione da grigio a grigio non sono quasi mai nemmeno il MINIMO), impostazioni di fabbrica decise da daltonici, genii del marketing che sostengono che un’immagine ipersatura con i colori indistinguibili e la cecità garantita sia veramente una figata, monitor che montano pannelli diversi a roulette russa pur senza cambiare il nome di modello (vedere il Samsung 226BW) confidando che gli utenti che se ne possono avvedere siano una netta minoranza, mancanza di informazioni endemica (non ho trovato eguali in altri campi), e utenti di forum daltonici anche loro che urlano alla meraviglia per una schifezza che perde il confronto con l’LCD in bianco e nero del Gameboy.

Ho fatto un errore grosso come una casa ad appoggiare sulla scrivania il monitor ASUS VW222U e il suo sistema Splendid di prostituzione delle immagini, non disattivabile e solo parzialmente modificabile. Ho avuto giusto la fortuna di acquistarlo in un negozio di gente seria che mi ha promesso la sostituzione. Con un monitor.

Written by StM

November 30th, 2008 at 6:00 pm

Il modem in comodato gratuito PER SEMPRE

with 8 comments

Secondo Telecom Italia “PER SEMPRE” vuol dire due anni. State attenti quindi se siete fidanzati con un dipendente di Telecom Italia: non prendete decisioni affrettate prima che passi quel lasso di tempo, ché non si sa mai.

Ad aprile 2006 mi attivano la linea ADSL e mi arriva il modem disco-volante Alice Gate. Nella fattura relativa nulla è addebitato oltre al costo dell’abbonamento ADSL. Bene.

A luglio 2006 il modem si frigge, probabilmente a causa di un temporale (e mi frigge anche una scheda ethernet). Chiediamo (sornioni) se per caso può essere sostituito ma no, quello ci han dato in comodato gratuito e quello ci teniamo. Vabbe’, poco male, mi compro un bel Netgear DG834G così non devo avere un computer costantemente acceso a fare da gateway connesso con quella carabattola.

Vivo tranquillo per un anno e mezzo.

Nella fattura di marzo-aprile 2008 spunta un addebito di 1,50 euro, ma ce ne accorgiamo solo in quella di maggio-giugno quando diventa di 5 euro, per “Noleggio MODEM ADSL”. Interpellata, Telecom inizialmente nega che il comodato fosse gratuito per sempre (senza peraltro indicare dove la durata fosse specificata nel contratto, e cosa esattamente in “per sempre” non significa “per sempre”). Non si sa come ma comunque li si convince che pagare per un modem guasto non ha senso, e ci dicono di restituirlo spedendolo in un posto tale. Qui è la finezza, pagare la spedizione di un modem guasto di cui dovremmo poter usufruire gratuitamente che sarebbe rottamato anche se fosse funzionante. Comunque ci dicono che non ci saranno ulteriori addebiti e che quanto pagato sarà riaccreditato sulla bolletta successiva.

Il modem è stato spedito in data 25 luglio 2008 con pacco celere 3 (spedizione in 3 giorni).

Nella fattura di luglio-agosto 2008 risulta un addebito di 2,18 euro per “Noleggio MODEM ADSL” dal 1 luglio al 27 luglio. Si suppone che il 27 luglio sia la data in cui hanno materialmente ricevuto il modem in comodato gratuito guasto. Li si richiama per chiedere spiegazioni e dicono che, uh, il riaccredito sarà fatto nella prima fattura del 2009. Ok, aspettiamo.

E’ scoraggiante pensare come tutto questo non mi stupisca.

Written by StM

November 8th, 2008 at 2:15 pm

Postulato dei gestori di telefonia mobile

with 9 comments

Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)

Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.

Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.

recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.

Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.

Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.

Written by StM

March 27th, 2007 at 7:37 pm

Con Trenitalia vai sul sicuro (e non sul treno)

with 4 comments

Rispetto al post precedente, ho appreso che le prenotazioni si possono cambiare un numero infinito di volte fino all’ora della partenza, e si può invece fare un solo cambio nelle 3 ore successive; e questo per tutti i due mesi della validità del biglietto (forse). Be’, che dire, uau, fico, mi sembra più umano, così.

Tu provaci.

Vai alla macchinetta, e cambia la tua prenotazione. Potresti riuscirci. Salvo… salvo nel caso in cui la tariffa del treno che vuoi prendere differisca da quella del treno che non vuoi più prendere. Anche se costa di meno, eh (per esempio se una tratta è regionale e non Intercity). L’amichevole macchinetta proprio non te lo lascia fare. E così puoi salire lo stesso sul treno ambito, sapendo come potrai ingannare il tempo: discutendo col controllore.

Fanno tenerezza, i controllori. Messi lì come martiri a difendere l’indifendibile. A farsi piovere addosso odio, scherno, improperi, rabbia, sgomento, inaccettabile (dal loro punto di vista) logicità. Il loro lavoro è tutt’altro che essere ragionevoli: loro devono far rispettare il Regolamento. Anche se è fatto col culo; anche se da sotto il culo glielo cambiano ogni pochi mesi e loro alla fine non lo conoscono nemmeno più; anche se lo scompartimento in cui ti stanno notificando la contravvenzione sta cadendo a pezzi e sta mettendo a rischio la tua vita. Anche se sei in ritardo di 40 minuti o sei compresso come una sardina.

Ma torniamo al cambio della prenotazione. Si può fare comodamente anche online. Trovo logicissimo, su questo come su altri siti, che dopo mezzanotte chiudano le saracinesche. Come dite? Dice 24 ore su 24? Ah, ma se lo dice il sito… sarà vero, anche se fino alle 23.59 il cambio della prenotazione ha funzionato e alle 00.01 risultava non disponibile. E’ quello che uno si aspetta da internet, no? Di avere gli orari come alla biglietteria. Perché l’omino là dietro allo schermo avrà le sue rivendicazioni sindacali anche lui, no? Può mica fare sempre straordinari, le ore piccole, sottrarre tempo prezioso alla sacralità della sua vita famigliare.

Eppure io resisto: niente automobile. Ci sono i mezzi pubblici. C’è il treno.

Il treno.

Written by StM

March 5th, 2007 at 6:21 pm

Posted in how stuff works

Tagged with , ,

Bittorrent sta diventando cattivo? Forse no.

with one comment

Bittorrent al principio era solo un protocollo di condivisione di file un po’ diverso dagli altri, con la stranezza che per scaricare un file ne dovevi prima scaricare un altro. Non aveva un suo dominio e infatti il suo client stava un po’ defilato in una sottocartella di bitconjurer.org; eppure non ci volle molto perché venisse adottato entusiasticamente dalla comunità pirata (e fin qui ormai pare normale), e da comunità legali come quella di linux, che ne ha fatto presto uno dei mezzi preferenziali per scaricare diverse distribuzioni (e questo è stato forse inaspettato da parte dei più ciechi). Recentemente il supporto ai .torrent è stato addirittura inserito direttamente nel browser Opera.

Oggi bittorrent è diventato anche un portale (in senso lato) che strizza l’occhio (e forse è un eufemismo) alle major. I timori sui possibili sviluppi negativi si sprecano, ma qui si è in un periodo ottimista e dunque si dice: dopo YouTube/Google Video, bittorrent sarà una possibilità ulteriore per gli utenti di distribuire in modo poco costoso i prodotti della loro creatività e ingegno (che, mi auguro, esistano). Voi direte: non è già così? Che cosa cambia?

Forse l’idea non piacerà a tutti, ma se bittorrent si scrollerà di dosso la cattiva nomea di prodotto per pirati se ne avranno soprattutto benefici. Sapete come funziona il protocollo? In parole molto semplici (su wikipedia trovate anche la gif animata con sotto la spiegazione in inglese; oppure leggetevi la pagina italiana):

  1. mettete su un server il file che volete far scaricare
  2. avviate il tracker bittorrent, cioè il “server” centralizzato che lo distingue da altri protocolli p2p
  3. create un file .torrent che contiene informazioni sul file e su dovi si trovi il tracker, e lo mettete a disposizione del pubblico (per esempio su una pagina web)
  4. i primi utenti che faranno uso del .torrent useranno la vostra (costosa) banda per scaricare il file, giacché il tracker non troverà “seeder”, “seminatori”, utenti già in possesso di parte del file e dunque candidati a metterle in condivisione
  5. col tempo, sempre più utenti saranno in possesso di sempre maggiori porzioni del file, e quindi, idealmente, la banda direttamente demandata al vostro server sarà minore.

Ora, se questo è già possibile oggi per chi amministra server o occasionalmente trasforma il proprio desktop in un server, in futuro potrebbe diventare una funzione talmente comune e ritenuta “sicura” da essere, magari, compresa in pacchetti di hosting a fianco degli ormai stradiffusi servizi apache, php, mysql, e permettere, per un modesto costo in termini di risorse di calcolo, di ridurre drasticamente le esigenze di banda (per chi non lo sapesse, la maggior parte dei webhoster seri pone e comunica un limite alla velocità di trasmissione di ciascun sito – non sempre questa è resa nota agli utenti -, e alla quantità di dati trasmissibili in un mese – per esempio Altervista dovrebbe avere un limite di 10 GB mensili e bluehost di 999).

I movimenti nel mondo della content delivery sono sempre guardati con sospetto dal punto di vista del *consumatore*, dimenticando che esiste tutto un mondo di “produttori “e “distributori” che non sono le major, le star, gente carica di soldi ma persone con talento e buone idee che hanno solo l’ostacolo della scarsità di risorse. Finora la Rete è riuscita ad essere sempre dalla loro parte, nonostante i numerosi, continui, reiterati tentativi di imbavagliamento; nostri compiti sono lo stare in guardia, far sì che nessuno ponga mai ostacoli illiberali tra chi ha qualcosa da dire e chi lo vuole ascoltare, e cercare contemporaneamente di cogliere le opportunità che ci si presentano.

Written by StM

December 12th, 2006 at 12:22 pm

Piattaforme blog gratuite – paninoramica

with 5 comments

Una paninoramica è una panoramica che cerca di strutturarsi come un panino di Clemente Mimun. Buon appetito.

Nella scelta di una piattaforma per cominciare a bloggare, si possono scontrare due scuole di pensiero: quella di colui che vuole esprimersi il più liberamente possibile, e quella di colui che vuole fare più conoscenze possibili. Per farla breve, blogger snob VS blogger intortatore. A seconda che siate del lato luminoso o di quello oscuro (vabbe’ che tutti e due…), la piattaforma che fa per voi cambia.

Se volete un’ottima piattaforma gratuita per blog, ormai Blogger Beta è la scelta decisamente preferenziale. Rispetto al vecchio blogger, vengono introdotti i tag ai post e non occorre più “ripubblicare” il blog dopo ogni (per quanto stupida) modifica alle impostazioni. Rispetto alla versione gratuita di Splinder, il feed rss può anche essere il post completo e non solo un abstract. Rispetto a diverse piattaforme, permette blog multiutente ed è possibile conservare bozze prima di pubblicarle. La personalizzazione dei temi (tra l’altro molto migliorati rispetto a quelli predefiniti che sono stati disponibili fino ad oggi) può essere sia visuale che completamente controllata via codice. Le opzioni del pannello di controllo sono tante e utili. In ultimo, avendo già un account google la creazione di un account blogger e di un nuovo blog è questione di attimi.

Difetti? La comunità. Che non esiste. Su Splinder o iobloggo c’è l’innegabile valore aggiunto di una comunità aggregata in qualche modo piuttosto efficiente, grazie alla quale non di rado capita che vi troviate visitatori nuovi senza pubblicizzarvi più di tanto. E sto parlando delle alternative valide, perché poi possiamo anche sparare sulle croci rosse come Windows Live Spaces, il regno dell’intortatore e dei blog illeggibili (sia dal lato tecnico che, ehm, da quello contenutistico…)… ma lasciamo fare il lavoro sporco alle bombe intelligenti. Qualcuno alzerà la manina: “come sarebbe che su Blogger la comunità non esiste? Dietro c’è Google, quelli del motore di ricerca più usato al mondo, quelli di gmail, di google talk, quelli che si sono pappati Orkut… vuoi che non ci abbiano pensato?”. Certo che ci hanno pensato, caro il mio lettore dotato di manina alzata. Non per nulla mi risulta sia possibile il pingback, il trackback e altre belle cosucce che permettono ai blog di tutto il mondo di essere interconnessi anche se ospitati su servizi differenti. Ma per ora non vedo in azione una vera alternativa alle comunità citate (poi l’idea che siano una cosa necessaria è tutta da dimostrare).

Vedo altre mani alzate. “E gli altri servizi di blogging? Bloggers.it, livejournal.com, wordpress.com…?”. Non li conosco bene tutti, figlioli… però di wordpress.com vi posso dire che è come usare una carrozzeria Ferrari su una due cavalli: non si possono personalizzare i temi predefiniti, se non a pagamento – e anche in questo caso credo che sia possibile modificare solo il css, non la struttura della pagina (per forza: i temi wordpress usano pesantemente php, ed è un pochino, come dire, insicuro permettere a un utente qualsiasi l’accesso a una risorsa pelo pelo potentina come un linguaggio di programmazione completo sul proprio server).

E wordpress installato standalone, su un proprio server? Eh. Se ci sapete fare, potete tirarci fuori di tutto. Ma qui si parlava di piattaforme blog preconfezionate, epperciò non approfondiremo.

Ite ac bloggate.

Written by StM

October 2nd, 2006 at 4:43 pm

Posted in how stuff works,oblòg

Tagged with