Postulato dei gestori di telefonia mobile

StM - Tuesday, 27 March 2007, 19:37 - how stuff works

Il denaro si trova nelle tasche dei clienti per via di uno spiacevole errore (risolvibile)

Anche a me è arrivato l’sms da wind che dice che mi ama, e che mi cambierà il piano tariffario da Wind 10 a Wind 12. Lo aspettavo con ansia, in effetti.

Con Wind 12 non avrai più contributi di ricarica inclusi ma solo traffico telefonico.

recita la pagina di descrizione del piano. Capite, è una feature di quel piano telefonico. E quindi io ho sbagliato, per tre anni, a prendere la ricarica da 60 euro, che erano 60 euro di traffico senza costi aggiuntivi: non era una feature del mio piano telefonico, non ne avevo il diritto, ecco.

Poi qualcuno mi spieghi perché si chiama “Wind 12″ ma gli sms vengono a costare 15. Lo chiamavano “Wind Accazzo” ed era più appropriato.

Ammetto comunque di essere allibito di fronte a tanta sfrontatezza.

Con Trenitalia vai sul sicuro (e non sul treno)

StM - Monday, 5 March 2007, 18:21 - how stuff works

Rispetto al post precedente, ho appreso che le prenotazioni si possono cambiare un numero infinito di volte fino all’ora della partenza, e si può invece fare un solo cambio nelle 3 ore successive; e questo per tutti i due mesi della validità del biglietto (forse). Be’, che dire, uau, fico, mi sembra più umano, così.

Tu provaci.

Vai alla macchinetta, e cambia la tua prenotazione. Potresti riuscirci. Salvo… salvo nel caso in cui la tariffa del treno che vuoi prendere differisca da quella del treno che non vuoi più prendere. Anche se costa di meno, eh (per esempio se una tratta è regionale e non Intercity). L’amichevole macchinetta proprio non te lo lascia fare. E così puoi salire lo stesso sul treno ambito, sapendo come potrai ingannare il tempo: discutendo col controllore.

Fanno tenerezza, i controllori. Messi lì come martiri a difendere l’indifendibile. A farsi piovere addosso odio, scherno, improperi, rabbia, sgomento, inaccettabile (dal loro punto di vista) logicità. Il loro lavoro è tutt’altro che essere ragionevoli: loro devono far rispettare il Regolamento. Anche se è fatto col culo; anche se da sotto il culo glielo cambiano ogni pochi mesi e loro alla fine non lo conoscono nemmeno più; anche se lo scompartimento in cui ti stanno notificando la contravvenzione sta cadendo a pezzi e sta mettendo a rischio la tua vita. Anche se sei in ritardo di 40 minuti o sei compresso come una sardina.

Ma torniamo al cambio della prenotazione. Si può fare comodamente anche online. Trovo logicissimo, su questo come su altri siti, che dopo mezzanotte chiudano le saracinesche. Come dite? Dice 24 ore su 24? Ah, ma se lo dice il sito… sarà vero, anche se fino alle 23.59 il cambio della prenotazione ha funzionato e alle 00.01 risultava non disponibile. E’ quello che uno si aspetta da internet, no? Di avere gli orari come alla biglietteria. Perché l’omino là dietro allo schermo avrà le sue rivendicazioni sindacali anche lui, no? Può mica fare sempre straordinari, le ore piccole, sottrarre tempo prezioso alla sacralità della sua vita famigliare.

Eppure io resisto: niente automobile. Ci sono i mezzi pubblici. C’è il treno.

Il treno.

Bittorrent sta diventando cattivo? Forse no.

StM - Tuesday, 12 December 2006, 12:22 - digitalismi, how stuff works

Bittorrent al principio era solo un protocollo di condivisione di file un po’ diverso dagli altri, con la stranezza che per scaricare un file ne dovevi prima scaricare un altro. Non aveva un suo dominio e infatti il suo client stava un po’ defilato in una sottocartella di bitconjurer.org; eppure non ci volle molto perché venisse adottato entusiasticamente dalla comunità pirata (e fin qui ormai pare normale), e da comunità legali come quella di linux, che ne ha fatto presto uno dei mezzi preferenziali per scaricare diverse distribuzioni (e questo è stato forse inaspettato da parte dei più ciechi). Recentemente il supporto ai .torrent è stato addirittura inserito direttamente nel browser Opera.

Oggi bittorrent è diventato anche un portale (in senso lato) che strizza l’occhio (e forse è un eufemismo) alle major. I timori sui possibili sviluppi negativi si sprecano, ma qui si è in un periodo ottimista e dunque si dice: dopo YouTube/Google Video, bittorrent sarà una possibilità ulteriore per gli utenti di distribuire in modo poco costoso i prodotti della loro creatività e ingegno (che, mi auguro, esistano). Voi direte: non è già così? Che cosa cambia?

Forse l’idea non piacerà a tutti, ma se bittorrent si scrollerà di dosso la cattiva nomea di prodotto per pirati se ne avranno soprattutto benefici. Sapete come funziona il protocollo? In parole molto semplici (su wikipedia trovate anche la gif animata con sotto la spiegazione in inglese; oppure leggetevi la pagina italiana):

  1. mettete su un server il file che volete far scaricare
  2. avviate il tracker bittorrent, cioè il “server” centralizzato che lo distingue da altri protocolli p2p
  3. create un file .torrent che contiene informazioni sul file e su dovi si trovi il tracker, e lo mettete a disposizione del pubblico (per esempio su una pagina web)
  4. i primi utenti che faranno uso del .torrent useranno la vostra (costosa) banda per scaricare il file, giacché il tracker non troverà “seeder”, “seminatori”, utenti già in possesso di parte del file e dunque candidati a metterle in condivisione
  5. col tempo, sempre più utenti saranno in possesso di sempre maggiori porzioni del file, e quindi, idealmente, la banda direttamente demandata al vostro server sarà minore.

Ora, se questo è già possibile oggi per chi amministra server o occasionalmente trasforma il proprio desktop in un server, in futuro potrebbe diventare una funzione talmente comune e ritenuta “sicura” da essere, magari, compresa in pacchetti di hosting a fianco degli ormai stradiffusi servizi apache, php, mysql, e permettere, per un modesto costo in termini di risorse di calcolo, di ridurre drasticamente le esigenze di banda (per chi non lo sapesse, la maggior parte dei webhoster seri pone e comunica un limite alla velocità di trasmissione di ciascun sito - non sempre questa è resa nota agli utenti -, e alla quantità di dati trasmissibili in un mese - per esempio Altervista dovrebbe avere un limite di 10 GB mensili e bluehost di 999).

I movimenti nel mondo della content delivery sono sempre guardati con sospetto dal punto di vista del *consumatore*, dimenticando che esiste tutto un mondo di “produttori “e “distributori” che non sono le major, le star, gente carica di soldi ma persone con talento e buone idee che hanno solo l’ostacolo della scarsità di risorse. Finora la Rete è riuscita ad essere sempre dalla loro parte, nonostante i numerosi, continui, reiterati tentativi di imbavagliamento; nostri compiti sono lo stare in guardia, far sì che nessuno ponga mai ostacoli illiberali tra chi ha qualcosa da dire e chi lo vuole ascoltare, e cercare contemporaneamente di cogliere le opportunità che ci si presentano.

Piattaforme blog gratuite - paninoramica

StM - Monday, 2 October 2006, 16:43 - how stuff works, oblòg

Una paninoramica è una panoramica che cerca di strutturarsi come un panino di Clemente Mimun. Buon appetito.

Nella scelta di una piattaforma per cominciare a bloggare, si possono scontrare due scuole di pensiero: quella di colui che vuole esprimersi il più liberamente possibile, e quella di colui che vuole fare più conoscenze possibili. Per farla breve, blogger snob VS blogger intortatore. A seconda che siate del lato luminoso o di quello oscuro (vabbe’ che tutti e due…), la piattaforma che fa per voi cambia.

Se volete un’ottima piattaforma gratuita per blog, ormai Blogger Beta è la scelta decisamente preferenziale. Rispetto al vecchio blogger, vengono introdotti i tag ai post e non occorre più “ripubblicare” il blog dopo ogni (per quanto stupida) modifica alle impostazioni. Rispetto alla versione gratuita di Splinder, il feed rss può anche essere il post completo e non solo un abstract. Rispetto a diverse piattaforme, permette blog multiutente ed è possibile conservare bozze prima di pubblicarle. La personalizzazione dei temi (tra l’altro molto migliorati rispetto a quelli predefiniti che sono stati disponibili fino ad oggi) può essere sia visuale che completamente controllata via codice. Le opzioni del pannello di controllo sono tante e utili. In ultimo, avendo già un account google la creazione di un account blogger e di un nuovo blog è questione di attimi.

Difetti? La comunità. Che non esiste. Su Splinder o iobloggo c’è l’innegabile valore aggiunto di una comunità aggregata in qualche modo piuttosto efficiente, grazie alla quale non di rado capita che vi troviate visitatori nuovi senza pubblicizzarvi più di tanto. E sto parlando delle alternative valide, perché poi possiamo anche sparare sulle croci rosse come Windows Live Spaces, il regno dell’intortatore e dei blog illeggibili (sia dal lato tecnico che, ehm, da quello contenutistico…)… ma lasciamo fare il lavoro sporco alle bombe intelligenti. Qualcuno alzerà la manina: “come sarebbe che su Blogger la comunità non esiste? Dietro c’è Google, quelli del motore di ricerca più usato al mondo, quelli di gmail, di google talk, quelli che si sono pappati Orkut… vuoi che non ci abbiano pensato?”. Certo che ci hanno pensato, caro il mio lettore dotato di manina alzata. Non per nulla mi risulta sia possibile il pingback, il trackback e altre belle cosucce che permettono ai blog di tutto il mondo di essere interconnessi anche se ospitati su servizi differenti. Ma per ora non vedo in azione una vera alternativa alle comunità citate (poi l’idea che siano una cosa necessaria è tutta da dimostrare).

Vedo altre mani alzate. “E gli altri servizi di blogging? Bloggers.it, livejournal.com, wordpress.com…?”. Non li conosco bene tutti, figlioli… però di wordpress.com vi posso dire che è come usare una carrozzeria Ferrari su una due cavalli: non si possono personalizzare i temi predefiniti, se non a pagamento - e anche in questo caso credo che sia possibile modificare solo il css, non la struttura della pagina (per forza: i temi wordpress usano pesantemente php, ed è un pochino, come dire, insicuro permettere a un utente qualsiasi l’accesso a una risorsa pelo pelo potentina come un linguaggio di programmazione completo sul proprio server).

E wordpress installato standalone, su un proprio server? Eh. Se ci sapete fare, potete tirarci fuori di tutto. Ma qui si parlava di piattaforme blog preconfezionate, epperciò non approfondiremo.

Ite ac bloggate.

Perché comprare e vendere su ebay (the dark side…) - update

StM - Friday, 15 September 2006, 15:43 - how stuff works
  1. Perché il sito è accessibile. Come può non esserlo un sito in cui il pulsante per la sottomissione di un form ogni tanto risulta *dietro* la pagina, in qualche limbo inaccessibile del web? (e sì che tutti sono capaci a usare il workaround javascript:document.form.button.click()…)
  2. Perché è facile e veloce. Ad esempio è facile che la tua inserzione quasi compilata debba essere ripetuta da capo perché risulta impossibile fare una modifica.
  3. Perché è completo. Hai tutti gli strumenti che ti potrebbero servire… ma è un po’ come al cinema: se provi ad usarli, sono di cartapesta. Pagine e servizi non disponili, però, ne trovi davvero quanto vuoi. E funzionano!
  4. Perché è chiaro. E’ molto intelligente il fatto che non hai tutte le opzioni disponibili da subito - alcune le hai a disposizione solo a inserzione iniziata o programmata, o magari sono fesso io che non so come mettere un contatore.
  5. Perché è poco costoso. Paghi le tariffe di inserzione (di recente aumentate), le commissioni sul prezzo di vendita, e se ti fai pagare con paypal anche le commissioni sull’importo pagato (indipendentemente dal fatto che questo includa le spese di spedizione). Mi raccomando però, eh, non far pagare all’acquirente i furti che subisci!
  6. Perché sei tutelato. Infatti paypal è consigliato perché ti tutelano, mica perché ci paghi le commissioni. Infatti la carta ricaricabile postepay come metodo di pagamento è vietata per proteggervi, mica perché è una buona alternativa a paypal (suvvìa, ragazzi… avete inventato voi il meccanismo del feedback per sapere se ci si può relativamente fidare. No?).
  7. Perché non c’è una valida concorrenza. Ah, ecco! Per ora…

E vogliamo parlare dei furboni che tirano a fregarti? Chi piazza, chessò, un cucchiaio e dice “non so se funziona, lo vendo come da testare neh, non accetto feedback negativi se PER CASO non funziona, non lo testo perché non ho tempo”. Girolamo martire, è un cucchiaio. Ci mangi la minestra una volta e SAI se funziona o no.

In definitiva non comprate mai cose da testare su ebay perché le probabilità sono contro di voi. Ho fatto di recente un giretto nel mercatino dell’usato di hwupgrade.it: c’è gente che compra cpu, schede madri, dischi fissi *rotti*. Cosa se ne fanno? Ve lo dico io: sono artisti, li usano in composizioni che esaltano la bellezza dell’elettronica. E’ così. Poi quelle composizioni le mettono all’asta su ebay.

Ci sono frotte di persone che, col sedere ancora unto di vaselina, lasciano allegri feedback positivissimi, “venditore serio e affidabile, e poi quel processore bruciato gratta la schiena da dio”.

E ce ne sarebbe, da scrivere… ma lasciamo stare. Il disco fisso che ho qui sotto potrebbe subodorare qualcosa e rompersi. L’ho comprato su ebay.

Casistica SDA

StM - Monday, 4 September 2006, 15:27 - how stuff works
  1. Consegna nel luogo desiderato, ad una persona, al primo tentativo
  2. Consegna nel luogo desiderato, ad una persona, entro il terzo tentativo
  3. Effettuare tre tentativi di consegna, in giorni diversi ma tutti alla stessa ora così se il destinatario a quell’ora è sistematicamente occupato non verrà trovato mai; notificare con un adesivo ciascun tentativo di consegna. Lasciare al destinatario facoltà di recuperare il proprio pacco visitando una filiale SDA in culo ai lupi
  4. Fare finta di effettuare tre tentativi, ma non lasciare alcuna notifica al destinatario (scriverlo solo sul sito). Se il destinatario se ne accorge può prendere provvedimenti, altrimenti il pacco è lasciato al suo destino
  5. Non trovare l’indirizzo del destinatario. Farsi chiamare in un call center in cui gli operatori fanno uso presumibilmente di vivavoce e funghi allucinogeni, pertanto sbagliare a trascrivere una seconda volta l’indirizzo, e poi una terza. Riuscire per puro caso, alla quarta volta, a effettuare la consegna
  6. Tenersi il pacco finché qualcuno non ti dà la sveglia. Si presume che in questo caso, senza sveglia, segua l’intascamento da parte del corriere
  7. Cagare il pacco all’aria aperta nelle vicinanze dell’indirizzo del destinatario; o in bella vista (pronto per essere sottratto dal primo che passa), o nascosto ma senza segnalarlo da nessuna parte

La beltà di Visual Basic 6

StM - Saturday, 17 December 2005, 12:13 - how stuff works

Credevo che non ci avrei mai avuto niente a che fare (è anche un linguaggio morto, perlomeno per le versioni precedenti a .NET), ma sbagliavo. Esperienza MOLTO istruttiva.

Visual Basic 6 è un linguaggio splendidamente progettato e ricco di feature. Ecco a voi 13 osservazioni sulla bellezza del linguaggio, a cui mi permetto di aggiungerne altre 5 delle mie.

http://www.ddj.com/documents/s=1503/ddj0001vs/jan00.htm

14) Se ci sono più condizioni in And o in Or in un If, le valuta TUTTE, anche se non è necessario (es: se in un And si trova una condizione falsa, o in un Or una vera). Questo obbliga ad annidare gli If e a riscrivere un sacco di codice, o a cedere alla tentazione del GoTo.

15) Le classi hanno dei costruttori, MA non gli si possono passare parametri.

16) La comodità di includere librerie nel progetto mettendoci vicino il segno di spunta in un pratico menu, invece che scrivere difficili #include o import. Così ogni volta che mettete il vostro file sorgente in un altro progetto dovete nuovamente andare a caccia delle librerie che servono, *sempre che vi ricordiate quali siano*.

17) Se spezzate una riga con il segno ” _”, per proseguire nella successiva… potete farlo per un massimo di 25 volte. Uno di quei limiti sensati e motivati che…

18) Dichiarate una variabile all’interno di un If, un ciclo? Vi aspettereste che all’uscita dal ciclo il suo scope termini, e INVECE NO! Sarà ancora valida!

Google groups, search history, soprattutto *Talk*. E fuffate varie.

StM - Thursday, 8 September 2005, 1:15 - digitalismi, estensioni digitali, how stuff works

Google groups ora ha la possibilità di login e di posting di default (non bisogna più andare su groups-beta). Ho appurato che non è ancora possibile inserire signature, ma c’è una pagina di feature-request in cui ho già fatto il mio dovere (la signature è una delle scelte predefinite quando clickate “Make a suggestion”).

Passiamo alla search history. O meglio… alla pagina google personalizzata, accessibile da qui (altra cosa che ho scoperto sbirciando nelle statistiche degli accessi… maledettamente utili!). Tale pagina sta diventando il mio raccatta-feed, poiché con la banda stretta ciò mi è MOLTO conveniente: Google si smazza i feed al completo, e mi sputa una paginetta html da una sessantina di kb con il numero di entries per feed che voglio io, da 1 a 9; purtroppo non tutti i feed che vorrei seguire vengono pappati senza problemi (ad esempio Punto Informatico dà errore), ma ho snellito parecchio il caricamento di firefox (già, per avere un feed-reader multipiattaforma mi riducevo ad usare il browser). Mi piacerebbe avere i feed in più pagine a seconda dell’argomento (news, blog, altro), ma per ora già questo mi toglie un peso.

E quindi, la search history di cui al titolo? Lo ammetto, ancora non l’ho usata. Ma faceva figo citarla.

Google talk. Ovvero jabber, privato di diverse funzioni, con l’aggiunta della possibilità di chiamata voce pc-to-pc e di un client sciccoso.

Per collegarvi a Google Talk potete usare il software di Google oppure un qualsiasi client che supporti jabber (in quest’ultimo caso avrete qualche funzionalità in meno, sia rispetto a GT che rispetto al jabber tradizionale). Il nick? Quello del vostro account gmail. Per altre informazioni vi rimando al sito, come sempre, nello stile google, ricco di documentazione utile. Vi avviso che non ho provato il software di Google, e ho fatto solo qualche prova a contact list praticamente vuota in Kopete e Gaim. La maggior parte di quello su cui vo a ragionare è derivato dalla lettura di articoli e forum.

Cosa c’è da migliorare in Google talk, altrimenti si attaccano che lascio jabber (bravo, vantatene):
-Possibilità di discutere con utenti che si collegano ad altri server (esempio, in jabber utente@jabber.org e utente@jabber.com si collegano a due server diversi ma possono parlare tra loro).
-Possibilità di parlare con utenti di altri protocolli di messaggistica (in jabber questo è ottenuto con il transport).
(le due cose qua sopra pare verranno realizzate… si è sentito parlare di whitelist, almeno per quel che riguarda i server)
-Multiconferenza (parlare con più persone contemporaneamente… per ora ci sono workaround amatoriali, ad esempio degli utenti-multiconference bot).
-Mi secca divulgare il mio nome: dovrei poter scegliere quando farlo, no? Invece, se avete messo il vostro vero nome nell’account gmail (anche se poi spedite email con un nick), e usate quell’account per accedere a google talk, il vostro nome è visibile nel vostro biglietto da visita elettronico. Non sono ancora riuscito a cambiare via client il biglietto da visita.
-Funzionalità avanzate di ricerca, nonché di blocco degli utenti indesiderati (e queste cose mancano anche in jabber, ma né le whitepages di icq né le member pages di msn fanno un servizio tanto migliore, dispersive come sono).
-Invio file?
-Messaggeria offline?
(queste col punto interrogativo non sono sicuro che manchino, ne ho solo letto)

Cosa mi attira:
-Il salvataggio delle conversazioni server-side.
-Forse, grazie all’apporto di Google, jabber come protocollo riceverà maggiore attenzione e quindi si avrà uno sviluppo più veloce nelle applicazioni client (e forse anche nel protocollo in sé, ma non sempre è un bene).

Approfitto dell’occasione per dire cosa non mi piace di MSN, che è sempre gustoso (tanto per dire che se non fosse che lo usano tutti per me NON sarebbe un’opzione):
-Sarà che uso client non ufficiali, ma ci mette un’eternità a loggarsi e a volte non si logga proprio
-NON SI POSSONO MANDARE MESSAGGI OFFLINE!!!
-Non si può rifiutare di essere addati ad una chat di gruppo
-Non esistono chatroom, bisogna per forza essere invitati e hostati da qualcuno (e se vi scollegate vi devono reinvitare tutte le volte)

(a questo punto, conosco ALMENO due persone che direbbero: usa IRC)

Già che ci sono, vi dico che odio Microsoft Passport, perché non è possibile che OGNI volta che cambi pagina, in un sito che lo richiede, debba DI NUOVO fare il controllo. E’ snervante. Anche qui Google, con il suo login unico per molti servizi che tanto assomiglia al passport, dà la polvere a Microsoft.

Uhm. e tanto per fare un post che parla un po’ di tutto. Si stanno alzando voci preoccupate da tutte le parti riguardo allo spadroneggiare apparentemente inarrestabile di Google. Una nuova Microsoft? Permettetemi di dissentire. Per ora, con Google non vedo problemi di antitrust, di concorrenza sleale, e soprattutto non vedo CATTIVI PRODOTTI VENDUTI COME BUONI (Ballmer che pubblicizza Windows 1.0… spettacolare… c’è Reversi, ma tu capisci?). La scelta, sempre per ora, è nelle mani degli utenti: non vuoi usare www.google.it? E allora usa search.msn.it, chi te lo impedisce? Non vuoi usare Google Talk? Va bene, tanto mica è preinstallato, lui.

Il fatto è che tutti si cagano sotto perché Google raccoglie nel suo team alcune delle migliori menti del pianeta (o perlomeno della Sylicon Valley), e non parla il marketese. E’ una bestemmia semovente alla sacra religione della presa per il culo dell’utente da spennare. Il suo potenziale di pericolosità aumenta di giorno in giorno, non lo nego, e al primo passo falso sarò ne la resistance con voi. Per ora mi limito a guardare, e a compiacermi di quel che vedo.

Why on earth am I using Linux?

StM - Saturday, 9 April 2005, 17:02 - IT and me, digitalismi, geek, acaro e nerd, how stuff works, software e OS

Mi alleno un po’ a rispondere alla domanda, reggetemi un momento l’asciugamano… grazie.

1) Perché finita l’installazione ho già quasi tutto il software che mi serve per l’utilizzo quotidiano. Nel senso che ci sono il browser, il client di posta elettronica, vari editor di testi, programmi di videoscrittura, fogli di calcolo, ambienti di sviluppo… e non sono software qualsiasi ma sono proprio quelli che voglio io. Non sono un Internet Explorer, un notepad (cribbio, perché è sempre così inutile?) o un Outlook Express, per intenderci. Il bello, appunto, è che con la maggioranza delle distribuzioni ci si ritrova già un sacco di roba installata/installabile.

2) In alcune particolari distribuzioni, installare nuovo software o aggiornare quello presente è la cosa più facile del mondo. In Gentoo Linux, ad esempio, c’è questa cosa che si chiama Portage: voi avete una sorta di database di software che potete aggiornare di tanto in tanto con ‘emerge sync’; in questo database potete fare ricerche di software specifici (’emerge search nomesoftware’) oppure in base a parole chiave nelle descrizioni dei software (’emerge –searchdesc parola’); infine, se avete trovato quello che vi serve, lo installate con ‘emerge nomesoftware’ - provvederà il programma ad andarsi a scaricare i file necessari; se volete aggiornarvi TUTTO il software installato, il comando è uno ed è ‘emerge -uD world’. Senza andare come pellegrini di sito in sito, si fa tutto dalla propria shell.

3) Anche se all’inizio il filesystem UNIX-like mi aveva lasciato perplesso, ora ne ho capito il senso e mi piace. Il centro del vostro mondo è la HOME, la cartella /home/nomeutente; quello che c’è fuori non vi deve interessare, sono solo binari e librerie, i vostri schiavi. Nella HOME invece trovate i vostri documenti e le vostre impostazioni per ogni applicazione (ma le cartelle con le impostazioni sono di norma non visualizzate e quindi non disturbano). La cosa più bella, per un utente proveniente da Windows, è scoprire che, se le cartelle HOME sono in una partizione separata (che è grossomodo lo standard di ogni installazione linux), potete rasare via tutto il sistema, cambiare distribuzione, aggiornare software, eppure trovarvi al riavvio tutti i vostri documenti e tutte le vostre impostazioni dei vari programmi intatti. Senza bisogno di stare di nuovo a sbattervi per riconfigurare tutto, cosa non sempre possibile in windows (se non sbaglio, al limite bisogna ricordarsi di esportare le impostazioni prima di rasar via, non basta salvare la cartella C:\Documents and Settings\Username).

4) C’è anche un motivo pragmatico e contingente: con windows ho problemi hardware fastidiosi. Ellosò, la cosa vi scioccherà: non era linux quello con i problemi hardware? Certo, certo, non è sempre tutto rose e fiori. Dico solo che nel MIO specifico caso linux batte windows 1 a 0. In dettaglio, il driver del cavo usb che uso per collegare il cellulare al pc e navigare via gprs funziona nel seguente modo: collegare cavo e cellulare, avviare la connessione, ricevere errore, staccare il cavo, riattaccare il cavo, riavviare la connessione, navigare; il tutto con la paranoia di sapere che, se vengo sconnesso dalla rete in maniera poco ortodossa, per windows il cavo rimarrà una “periferica occupata” e l’unica maniera per riconnettermi sarà riavviare il sistema.

5) Ovviamente il costo nullo per l’acquisto mi ha sempre reso linux molto simpatico. Ho una licenza di Windows XP Professional e sono contento di averla, infatti ho preso il portatile senza pormi problemi di “Microsoft Tax Refund”. Tuttavia ho sempre ODIATO la procedura di attivazione della copia, perché obbliga a possedere una connessione internet o una linea telefonica: ho sempre paventato lo scenario di trovarmi da qualche parte senza connessione, senza cd di installazione di windows XP, e con windows XP che per qualche oscuro motivo si dimentica di essere stato attivato e come unico prompt mi dice “attiva questa copia/spegni il computer”. Se avessi solo Windows XP, su questa macchina, sentirei di viaggiare con una bomba ad orologeria. L’esempio calzante è un cane trovato per strada, che per un mese che è stato con te si è comportato bene… ma chissà in futuro se non farà fuori il lattaio.

6) C’è dell’ottimo software, che gira su linux. A partire dai desktop environment, abbastanza vari e personalizzabili per tutte le esigenze; passando per i software tradizionali di browsing, mailing, office; per arrivare ai mini-tool, grafici o testuali, per fare quasi qualsiasi cosa (ma non dite che ho citato grip e dvdrip). Ah, ovviamente i pazzi come me starebbero ore a declamarvi le doti di editor di testi (sì, avete sentito bene) come vi (leggasi “vi ai”, o come dice qualcuno maccheronicamente “vu ai”), ma il mio lato sano di mente suggerisce che non ve ne impippi nulla.

Fin qui i motivi apprezzabili anche da un utente “normale”. Ora veniamo a quelli malati di informatite.

7) La shell. Windows non ha una modalità testuale degna di questo nome. Se a Windows si incricca l’interfaccia grafica, siete panati. In GNU/Linux, via shell potete fare TUTTO. Anche visualizzare immagini e filmati porno in ascii-art, credo (-_-””); anzi, a dire il vero c’è mplayer che usando il framebuffer permette di visualizzare filmati perfettamente anche senza avviare il server X… ma sto parlando pornotecnico, la mia immagine pubblica così sbiadisce. Bon, niente, sappiate solo che a me avere la “sciell” piace. Se un giorno metteranno anche in windows una cosa seria come la BASH, con tanto di completamento automatico programmabile, riconsidererò l’opzione Microsoft.

8) GNU/Linux è un sistema operativo da sviluppatori. Io non so se definirmi sviluppatore: in potenza non sono un malvagio programmatore, ma in atto faccio veramente poco. Tuttavia, avere un sistema operativo che permetta di compilare “out-of-the-box” sorgenti C e C++ (minimo sindacale), che permetta di avviare “script” o per meglio dire programmi in Perl e Python, che consenta di creare script molto complessi con la bash (la shell) o awk (un programma-filtro molto flessibile)… insomma, a me garba, garba molto. Vi faccio un esempio MINIMO di una cosa che in GNU/Linux si può fare in un attimo e che in windows non saprei fare senza cercare software appositi? Avete una cartella con 100 file .txt che volete per qualche motivo visualizzare tutti insieme *nella stessa pagina*, senza salvare un nuovo file: in windows potete forse fare ancora “type *.txt | more”, se Microsoft non ha pensato bene di eliminare qualche altro programma utile (ha eliminato l’editor testuale, sono impazziti?), ma in tal modo non potrete tornare indietro una volta che avrete fatto scorrere una riga; in GNU/Linux fate “cat *|less” e potrete scorrervi beatamente su e giù (non siate maliziosi) tutti i file in una paginata sola. Ma, come ho detto, questo è un esempio minimo. Vi taccio gli esempi più avanzati perché faccio davvero fatica a pensare a quello che manca in windows, oltre una certa soglia.

9) GNU/Linux è fatto per la rete. Ci sono tools potentissimi per la configurazione, la protezione e la diagnosi di una rete. Io non ho queste grandi reti da gestire, ma sapere di poter cambiare ad-hoc le impostazioni di una interfaccia di rete con un solo comando, magari memorizzandolo per non doverlo reinventare in futuro… be’, fa certo più piacere che smanettare e litigare con un tool di configurazione interamente grafico che vuole fare tutto lui senza sapere le cose.

10) Esistono piccole cose da far solluccherare. Una, ad esempio, sono i link simbolici: dei file particolari che fanno in modo che, quando si esegue un’azione su di loro, loro la reindirizzano al file o alla cartella a cui puntano; e non sono l’equivalente dei .lnk di windows, perché le applicazioni vedono i link come file o directory a tutti gli effetti, non come degli oggetti “da cliccare”; non si vive di soli click, a questo mondo.

Concludo dicendo che il motivo-jolly tipico, “Linux è più stabile”, è una puttanata, quindi vorrei dissociarmi dall’affermazione per non essere preso per un maniaco col prosciutto sugli occhi. Se sia più stabile o meno stabile non lo so, non mi è mai capitato di tenere un computer acceso per più di una settimana con linux e per più di 24 ore con windows, quindi non posso fare confronti. In definitiva uso linux perché lo so usare, e lo so usare perché ho avuto voglia di imparare ad usarlo; sul perché abbia avuto questa voglia, ho da supporre che intuissi l’elenco qua sopra.

10 sassolini nelle scarpe del Politecnico di Torino

StM - Friday, 18 March 2005, 20:45 - how stuff works

1) Quando chiedi se puoi dare un esame con un altro docente rispetto a quello cui sei assegnato, ti crocifiggono. NON SI PUO’. In realtà hanno il trascurabile problema di non sapere come fare a impedirtelo. Quindi si può, ma non si dovrebbe.

2) Se VUOI dare l’esame col docente cui sei stato assegnato e con cui hai seguito il corso, ma l’anno successivo rispetto alla frequenza… ‘zzi tua. Se ti va bene il docente è ancora titolare del corso, anche se magari ti ritrovi assegnato ad un altro, e puoi sfangarla seguendo il punto 1. Se non ti va bene il docente non esiste più. Se ti va peggio, quello che lo sostituisce ha deciso di insegnare tutta un’altra materia, anche se ha lo stesso nome. Se sei la sfiga in persona, hanno cancellato quel corso.

3) In segreteria non è mai possibile niente. Non provate a chiedere se potete consumare ossigeno, meglio infrangere qualche regola con la scusa dell’ignoranza.

4) Non si sa bene perché, ma ogni tanto al Politecnico viene interrotta l’erogazione di energia elettrica dal venerdì pomeriggio fino a domenica notte. Tutti i siti di interesse per la sede di Torino sono ospitati nella sede stessa. Home page, Portale della didattica, server di posta (almeno per gli studenti), home page delle facoltà, dei gruppi di lavoro, ecc. ecc. Dovete spendere il week end a fare quella esercitazione da consegnare assolutamente lunedì, ma dovete scaricarvela? PECCATO!

5) Quando non ci sono problemi elettrici, la raggiungibilità del Portale della Didattica non è comunque garantita. C’è il gusto della sorpresa. Funzionerà? Non funzionerà? Se visualizzate la pagina, non cantate vittoria. Se riuscite a fare il login, non cantate vittoria. Se, dopo esservi fatti un caffè lungo in attesa di visualizzare la vostra pagina personale, vedete effettivamente la vostra pagina personale e non il messaggio “Raggiunto il numero massimo di connessioni. Riprovare più tardi”, non cantate comunque vittoria. Il messaggio può sempre comparire in seguito. Magari proprio dopo che, al quarto caffé, sarete riusciti a trovare la slide che volevate scaricarvi. Ah, e se non compare il messaggio… siete proprio sicuri che il download di quella slide generosamente da due mega, senza possibilità di resume, andrà a buon fine?

6) La casella di posta S{numerodimatricola}@studenti.polito.it adesso è orgogliosamente il canale delle comunicazioni ufficiali del Politecnico ai suoi studenti. Be’, meraviglioso. TUTTI vorrebbero avere come canale di comunicazione ufficiale una casella di posta che può rimanere inaccessibile anche per una settimana di seguito. E lo specificano anche, che non saranno presi in considerazione altri indirizzi e.mail eventualmente specificati dagli studenti. Grande, grande.

7) Ci sono 3 appelli all’anno per ogni esame. Uno alla fine del corso, uno nell’appello successivo, uno a settembre. Il problema è che per i corsi che finiscono a gennaio e a giugno “appello successivo” equivale a “febbraio” e “luglio”. Insomma hai due appelli che sono quasi uno, da tanto sono vicini. Se aspettavate la battuta scusate, ma su questo punto ho imparato che c’è poco da ridere.

8) Il Politecnico conduce, con lodevole zelo, una specie di propria battaglia contro la morte entropica dell’universo. L’equilibrio termico all’interno del grosso casermone che costituisce la sede principale è bandito: d’inverno, una decina di gradi Celsius di differenza separano le aule 8 e 12 dalle aule D, al terzo piano. Laddove nelle aule 8 e 12 si conversa con le iguane, ospiti Erasmus direttamente dalle Galapagos, nelle aule D sembra tutti i giorni un Linux Day. In definitiva, ottimo l’uso di riscaldamenti e condizionatori (è stupendo tremare dal freddo durante un’esame a luglio perché siete sotto il getto dell’aria condizionata, non trovate?).

9) Gli studenti sono cavie. Ad alcuni vengono somministrati corsi normali, ad altri vengono prenotati viaggi per Guantanamo. L’anno successivo si verifica il risultato che poteva già essere dato per scontato, e cioè che di quelli di Guantanamo solo il 10% ha superato l’esame. E devono solo sperare che la curiosità perversa di chi li aveva cacciati in quella situazione non decida di ricacciarceli un’altra volta, per eseguire altri test.
(Esempi di tali gioiosi esperimenti scientifici che balzano alla memoria sono - per Ingegneria dell’Informazione: il corso di Analisi 2 nel 2001, primo anno del Nuovo Ordinamento, consistente in 12 ore settimanali per un mese e mezzo in cui si sono spiegati con dovizia di particolari gli integrali indefiniti, le serie numeriche, le trasformate di Laplace, le equazioni differenziali, le matrici esponenziali e il sesso degli angeli; a seguire, il simpatico “Complementi di Analisi e Calcolo della probabilità”, un miscuglio scandaloso tenuto da docenti che erano O di analisi O di probabilità, e in un caso il docente non era preparato nemmeno della sua materia; il corso di Scrittura Tecnica del 2000, una novità del Nuovo Ordinamento, che ha distolto fior di studenti dallo studio di Analisi 1, nonostante i suoi miseri 2 crediti; un certo corso di Economia del 2004, tenuto da due certi docenti, che non era altro che DUE corsi in uno, anzi due e mezzo, con tanto di due prove separate - anche se poi il tempo per eseguirle entrambe era di 2 ore; il corso di Sistemi Elettronici, soprattutto nella versione del 2001/2002, con il suo laboratorio massacrante; Algoritmi e programmazione avanzata, anche qui due esami in uno, per fortuna ora separati a beneficio delle nuove leve; Sistemi Operativi, il cui docente si ostina a mantenere il programma come se fosse sempre un corso semestrale e non emisemestrale; Introduzione alle Reti telematiche e Reti di calcolatori, per passare il cui esame bisogna miniaturizzare un linguista e portarselo appresso)

10) Se si avesse davvero bisogno dei laboratori informatici si starebbe freschi. Sono sempre pieni a raso, e stiamo parlando di quelli senza accesso a Internet; se si vuole accedere alla rete esterna, l’attesa per un posto libero può protrarsi anche oltre l’ora. Ah, e non provate a mandare in stampa le vostre relazioni in formato pdf, mi raccomando! GUAI! Solo .doc, al mondo non si possono creare altro che .doc. Capito?
(si possono stampare gratuitamente per motivi didattici le proprie produzioni -relazioni, piccole tesine, lettere-, e nient’altro; quindi niente slide, dispense, materiale fornito dai docenti. Malauguratamente, non è concepita la possibilità per un comune studente mortale di creare un .pdf: se provate a mandare in stampa il vostro relazione.pdf i tecnici di laboratorio crederanno che volete coglionarli e non vi lasceranno stampare; allora voi coglionateli per davvero: create il vostro .pdf, o scaricate una dispensa qualsiasi, rinominate in RELAZIONE.DOC, maiuscolo così fa ancora più niubbo, aprite con Acrobat Reader, e mandate in stampa. Op-là!)

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