Smemoratezze dal sottosuolo

Nella vita precedente questo è stato un blog cattivo

Archive for the ‘oblòg’ Category

Letture che dovreste dare/fare/prendere/boh invece di perdere tempo qui

with 10 comments

Quello di Daniele Luttazzi è un blog atipico (sto scherzando, che poi mi chiedete cosa sia un blog “tipico” e mi butto dal balcone per non rispondere). E’ passato dalle fasi Shockwave Flash, html e commenti per i registrati, niente più commenti. Devo ammettere di trovare condivisibile la sua ultima scelta, per qualcuno nella sua posizione (mentre non mi è chiaro invece cosa intenda Mantellini con “umiltà“).

Forse trovo facile ammirare Daniele perché non sono un personaggio pubblico e non mi ha quindi trovato ancora niente che non vada. Direttamente, almeno. Indirettamente aveva fatto un post, che non ritrovo, a proposito dei whiner che gli avevano scritto per convincerlo ad abbandonare quel cazzo (scusate) di flash (scusate di nuovo), e non c’era andato poi così leggero. Se non s’è capito io sono stato uno di costoro, ma perlomeno avevo aggiunto la mirabolante segnalazione tecnica che in realtà il flash non è che sia questa garanzia di incopiabilità, a stare a sentire l’about:cache di Firefox (hint). Vabbe’.

Comunque, di tanto in tanto su quel blog spuntano report sulle piccolezze di questo o quel personaggio pubblico; e di tanto in tanto tra questi personaggi pubblici ne capita qualcuno che apprezzo. Così è capitato anche al ligure Fabio Fazio, ahimé, e se comincia il circo giornalistico del virgolettato creativo la cosa non finirà mai più.

Non avevo invece problemi di stima da preservare riguardo a Fassino, e perciò questo post (linkato pure da Mantellini nel suo post segnalato più su) è interessante per un altro motivo, e cioè perche espone quella che è anche la mia opinione a riguardo del PD (qual gioioso acronimo). Non volendo scomodarmi più di tanto, e avendo perso un po’ di allenamento nel parlare di politica, mi limito a suggerirvi la lettura del capitolo “Democratici difettosi in partenza” in Stupid White Men di Michael Moore (stagionato, eh, ma ancora valido), in cui l’autore quasi sostiene (con esempi a supporto) che tra repubblicani e democratici siano meglio i repubblicani, perché almeno sai cosa voti, mentre i democratici tendono ad essere tali solo a parole. Il che mi ricorda qualcosa, ma non mi ricordo esattamente cosa (no, dai, abbiamo avuto solo antipasti, finora).

Share on Twitter

Written by StM

May 16th, 2007 at 11:27 pm

Ci potrei scrivere su dei papiri

with 2 comments

Ma nessuno di questi papiri passerebbe il vaglio della censura sulle comunicazioni verso il mondo esterno. Come dire che ciascuno ha il suo concetto insindacabile di razzi propri (guardate la Nasa, ad esempio).

Dirò telegraficamente che Bologna e Parma mi sono piaciute. E mi sono piaciute le persone che vi ho incontrato, tutte quante.

In teoria sono tornato a casa e a ritmi di vita normali. Nei fatti però non dico che “posso tornare ad aggiornare il blog con regolarità”. Posso, sì, ma forse anche voglio no.

Riflettevo, nella riservatezza di un confessionale di fortuna, e in compagnia di un confessore eccezionale davvero (sotto ogni punto di vista), di quanto sia cambiato nel tempo il mio modo di vivere quest’antro #2 (conseguenza e aiuto di un cambiamento più generale della vita intiera): una volta archivio online ad uso e consumo della memoria, con post talvolta pieni di spocchia (ma badate che ho sempre un complesso d’inferiorità per i miei io passati), oggi… oggi non so di preciso *cosa*, se non che non è più onanismo.

En passant, sapete quante anime prenderebbe il carrozziere per una righina visibile da due miglia di distanza?

(le scene tagliate di questo post saranno disponibili nella Collector’s Edition, con la sua bella confezione extra-lusso di alluminio mantenuto costantemente allo stato di incandescenza; se riuscirete ad aprire la confezione, tra le altre cose troverete lirismo inedito, foto di donne atipicamente belle, dimostrazioni pratiche della promettenza della BFI Junior, meeting di forum con mezzo pacco, simpatia straordinaria, eroici amici altrui, bambini che incontrano per caso l’amore della loro vita un giorno al parco e se ne ricordano poi per imprinting, la sensazione di settembre e di tramonto anche in questa primavera bollente; tanta carne al fuoco, sissignori)

Share on Twitter

Written by StM

May 9th, 2007 at 11:09 pm

Posted in diario,oblòg

Tagged with

Mappazza

with 4 comments

Eeee, sì, ho un po’ di pancetta e scarse intenzioni di farla calare.

Ma a parte ciò, trovo divertente il plugin di wordpress che permette di fare questo. Per “chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso” e volesse fare zapping, ma anche per me, che non mi ricordo mica tutto quello che ho scritto (e infatti ci stanno gli argomenti ciclici, ci stanno).

E poi c’è questa idea che tengo qualcosa da dire ma probabilmente non è qualcosa da dire qui, e perciò prosegue la “bassa stagione” blogghica. Faccio come Celentano quella volta a Fantastico che disse di cambiare canale: se non volete guzzarvi un’immagine statica del blog di non so quanti giorni, andate tutti da gianky, e non ve ne pentirete (stranamente credo di non averlo mai linkato in un post, come ho trovato occasione di fare con abbaianti&grugnenti, ohibò).

Share on Twitter

Written by StM

April 23rd, 2007 at 9:20 pm

Son tre anni

with 5 comments

Tre anni fa cominciai a lavorare a, e pubblicai, un sito (passato per diverse versioni, ma sempre minimalista e in bianco e nero – a parte un periodo in cui non mi ero reso conto di un certo sfondo rosé causa lcd permissivo -.-) per sbrodolarci qualche nozione utile e diverse altre inutili. Imparai i rudimenti di html, poi di php, poi dei css. Nel mentre che non studiavo per due corsi e impiegavo il tempo a seguire le lezioni dell’unico corso la cui frequenza non facilitava quasi per nulla l’esame, ma che in fondo è stato il più utile di tutta la mia carriera universitaria, mi si andava lentamente schiudendo il roseo mondo della connessione flat gprs (:-Q___), della messaggistica istantanea con finalmente persone fighe (gh), dei blog.

Se ne fa di strada, in tre anni. Volendo, almeno.

Dal 2003 (cioè da un anno prima, quindi non ho sbagliato a contare) la mia vita è scandita, anche, ma in maestosa percentuale, dalla Rete. Ho conosciuto in rete molte persone; comunico in rete con persone che ho conosciuto dal vivo, e nella maggior parte dei casi è più quello che ci diciamo in forma digitale che quello che ci diciamo a voce, che sia per mere ragioni di diversità di luogo, per avere un briciolo di privacy, per mancanza di tempo.

La Rete è anche il luogo in cui mi sto ritagliando una seconda vita, il mio piccolo giardino; quello che, cinesamente si dice (come sicuramente potrà confermare AnniKa, promossa cinese all’unanimità), è l’unica via per la felicità vitalizia. Un giardino al cui ingresso non vi sono divieti, ma le cui porte varcano in pochi (mancheranno un po’ anche le indicazioni, tipo fuffa aggregator e compagnia, eh :D). E di ciò non mi dispiaccio, giacché quei pochi mi sembra che vengano più a dare, che a prendere.

Nel mondo dei blog, è questo che fa da ago della bilancia del mio interesse: se sono “solo” una cuccagna, con o senza fondo, o se si mostrano disponibili a ricevere, ed effettivamente ricevono. Se “sono web 2.0″ o meno, per far dell’ironia geek. Questo è anche il mio modo di rapportarmi alle persone: meno avranno paura di mostrare le loro debolezze, meno si barricheranno dietro l’ipocrisia di una insondabile perfezione, e più vorrò loro del bene, più apprezzerò quel che hanno di grande (lei, laggiù, voleva fare forse una battuta? No? Mmmmeno male, grazie).

Conosco, e qui non mi limito alla Rete, molte persone grandi. Una volta non l’avrei creduto possibile, vedendomi perennemente piccolino e quindi in un altro campo da gioco. Sarà eccesso di modestia, che è un peccato pari se non superiore alla superbia (olé, lanciamo proclami ecclesiastico-teologici), ma non posso fare a meno di notare con ammirazione le qualità altrui che io non ho né avrò mai, come se potesse esistere un uomo perfetto, e io dovessi essere quell’uomo (questa è disinformazione velata pro uomini normali). Solo in seconda istanza mi rammento della meraviglia della diversità. E poi c’è sempre qualche anima pia che mi incensa dotandomi di qualità che non ho… ma è un giusto contrappasso per qualcuno che quasi pedantemente sottolinei i pregi altrui :D

(Capita che io dica sempre le stesse cose, lo so; ma non sono bravo a presentarle una volta per tutte nella loro forma definitiva, perciò le ripresento di volta in volta sotto angolazioni e ispirazioni diverse; poi non è detto che le mie opinioni e visioni non mutino, eh)

Share on Twitter

Written by StM

April 7th, 2007 at 4:50 pm

Toh, non sono il solo

with one comment

Dal blog di Terry Moore:

[...]

Okay, that’s an update on what I’m doing today and what’s on my mind. If you and I had talked on the phone today this is the stuff I would have talked about if I could have gotten a word in edgewise. (I’m beginning to see the benefit of a blog because I can finish my sentences. In real life, I am too shy and quiet-voiced to command the table, or wherever, and cannot seem to get a word in during conversations involving 3 or more people. Funny story about Neil Gaiman’s beard, the one he grew during the making of a documentary, he did so because he noticed that people who normally didn’t listen to him, would when he had a beard. So he decided he would grow one during film productions so that people would listen as he tried to organize the work. Of course, like everything else Neil does, his beard was perfect. Mine looks like Pee Wee Herman’s arrest photo. When I grow a beard total strangers come up and assault me for no reason whatsoever, people I know avoid me and no less than 5 different satellites track me wherever I go.) So, thanks for listening.

(quindi, se io e voi usciamo a cena, non portatemi in un posto rumoroso)

Terry Moore è l’autore di Strangers in Paradise, un romanzo a fumetti dall’intreccio ereditato in parti eguali dalle telenovele e dai gialli, ma più bello, con l’aggiunta di valanghe di commedia e diverse secchiate di azione. Io lo sto seguendo nella edizione economica della Free Books, sarebbe a dire Strangers in Paradise Pocket, giunto al numero 9, nell’attesa magari che esca (data l’imminenza del numero 90, l’ultimo) qualcosa di simile a Bone: One Volume Edition. Perché, va detto, la qualità di SIP Pocket è mediamente bassina: in 3 numeri, su 9, mi sono capitate pagine ingiallite, balloon illeggibili, disegni irriconoscibili. Ma il prezzo è basso pure, e una storia del genere lo vale, anche a dispetto di questi disguidi. Potreste anche voler prendere i volumi cartonati (o come sono) da due trasfusioni di sangue e mezzo, ma sapete com’è: pur non essendo un fumettofilo di razza, ormai ho imparato (be’, anche grazie all’autoironia di Ortolani xD) che ogni cosa viene ripubblicata in almeno 3-4 forme diverse, e ovviamente ognuna è meglio delle precedenti; perciò io punto direttamente alle edizioni “definitive”, che “non possono mancare nella collezione di ogni appassionato”, schifando le altre :]

(poi qualche purista aggiungerebbe che le traduzioni fanno schifo, ecco, e quindi si devono considerare solo le edizioni in lingua originale)

(ah, e poi ve lo dico così, per segnalarvi che sono probabilmente in menopausa: SIP mi commuove anche, ecco)

Share on Twitter

Written by StM

March 24th, 2007 at 11:10 am

Posted in nosce te ipsum,oblòg

Tagged with

Il 13 marzo arrivò…

with 7 comments

Questa la data a partire dalla quale questo blog sarebbe diventato interessante.

Vabbe’.

Qua sopra, nella barra in alto, ho 8 bozze di post. Cinque sono sostanzialmente pronti, sono solo da pubblicare; negli altri tre c’è solo il titolo, per ricordarmi di parlarne prima o poi. Perché non li pubblico subito subito? Perché poi se esagero non mi leggete più, dite che vi tengo troppo impegnati :(

(è o non è interessante vedere come gli altri usano i propri blog? Me a parte)

Due mesi fa avevo pensato a un post da fare nel terzo anniversario della mia discesa online (7 aprile 2004). Era più o meno tutto pronto nella mia testa, poi ho detto “eccheccavolo, mancano tre mesi”. Mò chissà che cosa volevo scriverci.

Molti (tre? quattro? quattr’emmezzo?) di voi non c’erano all’epoca, ma sappiate che una volta qui potevano passare anche due settimane e più, senza post. Sappiate. Che faccio, ritorno ai fasti di un tempo? Magari è più salutare… per dire, mi lascia perplesso il modo che hanno i blog di risvegliarci da quel dormiveglia che esclude l’esistenza della “vita reale” (Dave, che per la cronaca non leggo abitualmente, non scrive un post dal 5 marzo…).

E a proposito di vita reale, me la vado a spassare (ahaha ah :|) a Milano quattro giorni, tiè. Ma se non ve lo avessi detto non ve ne sareste accorti :*

Share on Twitter

Written by StM

March 14th, 2007 at 9:53 pm

In disparte (o in periferia)

with 6 comments

Un dì incappai incidentalmente nell’idea di BlogTour, e la trovai molto carina.

Subito applicai l’idea a me, ché sono un egocentrico. E altrettanto subito mi apparve chiaro che non mi si addiceva. Ne scaturì anche una riflessione sui blog in generale, la rete, i caratteri umani, i rapporti interpersonali, il senso della vita, la costipazione.

Intanto, la maggior parte degli amici (o quasi tali xD) da me conosciuti online non sono nemmeno blogger (o li ho conosciuti prima che lo diventassero, o quando ancora lo erano – così mettiamo a posto il post per la posterità xD). Ma questa è una finezza, e del resto nemmeno io mi definisco un blogger – mi fregio invece dell’onorifico titolo di blog-dotato u_u.

Sono ormai 9 anni che bazzico la rete, in un modo o nell’altro. E mi sono fatto l’idea che forse non per tutti, ma almeno per me non c’è differenza tra il mio modo di essere dal vivo e il mio modo di essere online. Sono un po’ un cazzone in entrambi gli ambiti, quando sono a mio agio, ma come impostazione predefinita tengo la riservatezza. E così capita che spadroneggi in forum e commenti di blog, così come dal vivo non lesino mai battutone una tantum, ma poi stringi stringi parlo liberamente senza imbarazzo con, e ritengo amiche, un numero ridottissimo di persone. Online e non. E la differenza dal vivo vi assicuro che ha del comico, a volte (tipo che dico più in 10 minuti con la persona X che in 4 ore con la persona Y).

Poi ci sono le persone che ritengo interessanti, con cui vorrei scambiare più di due parole, ma il cui carisma o altre ragioni mi bloccano. Essì. O magari sono imbarazzato a parlare, pur senza secondi fini, con ragazze d’altri. Eggià. Oppure mi sento di stare vestendo i panni del rompicoglioni per i più svariati motivi. Che gran materiale per psicologi, abbiamo qui :].

Per dire che ormai sto accettando il fatto che il lavoro mi porterà in ogni (ogni) angolo d’Italia; e in qualche angolo ci sarà un blogger che leggo volentieri, a un tiro di schioppo; e tuttavia in un ristrettissimo sottoinsieme dei viaggi in questi angoli cercherò l’incontro col beniamino per chiedere l’autografo (da farsi rigorosamente sul monitor), non solo per motivi di mancanza di tempo libero. Ecco. Insomma sono un fottuto asociale, sappiatelo, non è che non vi stimi o non vi voglia bene :].

(intanto però ci sono almeno due persone che sicuramente voglio incontrare, e che spero di incontrare presto :) – oltre ai magnifici colleghi di Ars Ludica, dico)

(questo post è un esempio mancato di spaghetti writing, per non dire esplicitamente che a volte la struttura logica dei miei post è a maje desnude)

(viva la revoluciòn)

Share on Twitter

Written by StM

March 10th, 2007 at 6:48 pm

La scrittura, per quanto possa sgorgare

with 6 comments

Da questo topic (che ovviamente non sono andato a pescarmi da solo ma l’ho pigramente visto nel villaggio di Greenwich, in un perverso turbine di autometaparacitazioni):

la scrittura, per quanto possa sgorgare d’impulso ed essere fermata in parole come flusso, comunque permette la rilettura e in generale un minimo di controllo in più rispetto all’esposizione verbale

Chissà se ne ho già parlato qui… sicuramente sì. Uffa. Famo finta che non ne abbia già parlato e ne riparlo?

Parlare di che, scusa?

Ma di quanto mi sembri sciocca l’idea che la parola scritta debba essere per forza più riflessiva di quella orale. Lo sarà per chi scrive giusto la lista della spesa; lo sarà per chi trascorre online un’ora alla settimana; lo sarà per il giornalista “fresco” che scrive il suo primo timido articolo per il giornale. Ma per chi la scrittura è quotidianità, lavoro, principale contatto col mondo, la differenza tra detto e scritto tende a scomparire.

Io, ad esempio. Non dico che scrivo come parlo; ma parlo come scrivo. Sono lento. Rifletto. Costruisco la frase. Se non è corretta torno indietro. Sono sfinente. Non sono un oratore, diciamo. E come scrittore, vivo fortunatamente nell’era digitale – che me li ricordo i miei temi… belli, eh (coff coff), ma *pieni* di rigacce, aggiunte tra le righe, asterischi.

E mi verrete a dire allora che in ogni caso scrivere permette il “cheat” della rilettura, che devi sentirti responsabilizzato, eccetera. Certo. Certamente. Quando scriverò articoli per un giornale serio (non facciamo nomi, va’), magari rileggerò. Quando scriverò UNA cosa al giorno, rileggerò. Ma considerate il caso di scrivere 100 cose al giorno; fossero anche 100 articoli per giornali seri; a un certo punto sarà la vostra vita a pretendere da voi che abbiate piena fiducia in ciò che mettete nero su bianco, e che una volta scolpite le tavole della legge passiate ad altro, a cuor leggero; che altrimenti non se ne esce più.

Quel che mi fa più specie dell’obiezione riportata è il suo non considerare che viviamo ancora nell’era televisiva, che tra l’altro si sta rivelando “ottima” maestra per l’era videofoninica: poco importa quanto è scritto nero su bianco, poco importa quello che sta memorizzato carica elettrica su bobina; importa veramente solo quello che si ripete incessantemente, giorno dopo giorno, su ogni media capiti a tiro. Hai scritto una cazzata? Pazienza, la dimenticheranno. L’hai detta a reti unificate? Chissenefrega, ti fai intervistare due altre volte e risolvi. E se la situazione nel “vecchio mondo” di televisione e giornali è questa, come si può pretendere che gli scripta maneant nel mondo fluido e irrequieto dei blog?

Mi direte: si può pretendere eccome, aspetta che ti arrivi a casa una querela e vedrai come fili. Già, è vero che la legislazione è ancora quella che regolamentava le pitture rupestri. Ma quella lasciamola proprio perdere, e consideriamo il comune sentire: nel web 2.0 che si tira fuori quasi sempre a sproposito, ma che è un paradigma sia tecnologico che culturale che si fa (nel detto comune sentire, eh) paladino di una possibilità di espressione e comunicazione mai vista prima d’ora – dobbiamo per forza considerare ogni angolo della rete come una sacra cattedra che deve ambire all’infallibilità, o possiamo ammettere che, come in una normale discussione pubblica, possa scapparci la cazzata? E che questo sia fisiologico, naturale, accettabile? E che a volte il concetto di “cazzata”, in un mondo di 6 miliardi di individui, non sia necessariamente così oggettivo?

Share on Twitter

Written by StM

March 4th, 2007 at 1:10 am

Uffa, ecco

with 11 comments

Improvvisamente mi sembra di essere una rock/pop/bohstar in tour, visto che non passa settimana senza che debba andare in qualche posto inculato in qualche altra regione d’Italia (ma ci sono quelli inculati anche nella MIA, di regione). Magari è solo un periodo. Magari no. Magari mi vedrò costretto a mettere nella sidebar uno specchietto delle prossime mete del StM Show, e a vendere ambitissimi biglietti per i pochissimi posti disponibili (la penultima volta c’erano le sedie giusto per noi; il mio portatile poggiava su uno scatolone mentre altri lo tenevano sulle ginocchia, in un groviglio di alimentatori e cavi di rete; notabile anche il fatto che a un certo punto abbiano cominciato a farci lo spurgo davanti alla porta).

Comunque, questo è un post di rammarico. Fatico a star dietro ai miei blog preferiti. Fatico a conoscerne di nuovi (questo comporta che io abbia attualmente un lock-on su una maggioranza netta di blog di talentuose puelle… vi assicuro però che il raid in campo maschile era schedulato u_u). Più o meno riesco a leggere tutto, sì, ma comincia a mancarmi il tempo di spammare (lo sapete, è il mio modo di designare i miei commenti). E trovo un po’ poco raccomandabile considerare il weekend come un momento per recuperare questo genere di arretrati, soprattutto se il sabato ti alzi e ti chiedi che ora sarà, forse le undici, mezzogiorno, e poi sono le due e te ne stupisci; e poi ragioni che in fondo sono due settimane che non dormi un cazzo, e magari ci voleva; e però ti dici anche che così il sabato è già andato a donne leggere; e quindi decidi di rimandare il pranzo alle 17 così non devi fare cena, e magari un po’ di tempo gratis esce fuori.

In definitiva tra una cosa e l’altra ti dici che sì, nella tua vita sta andando tutto benissimo; fatta eccezione per un po’ di ragionevoli e pervasivi dubbi su… tutto.

Probabilmente dovrei dare ascolto alla Meringa – che si sa, le meringhe sono bianche perché sono sagge, sissignori – e dedicarmi di più alla, ehm, boxe. Sì sì, alla boxe u_u

Share on Twitter

Written by StM

February 18th, 2007 at 3:12 am

Posted in diario,oblòg

Tagged with

Due ritorni

with 5 comments

E’ tornata CuloDritto, prima di tutto, cosicché i sederi un po’ stortarelli potranno tornare a tremare come meritano. Epperò ha avuto qualche problemino nell’import, i permalink si sono un po’ sbagasciati :( (lo stesso permalink è stato associato a più post). Se qualcuno che attualmente ha più tempo di me e conosce più a fondo wordpress volesse darle una mano, gliene sarei grato innanzitutto io che ancora devo finire di leggere i suoi archivi.

A breve torneranno i Gravatar. Dice il 15 febbraio, dice. I gravatar sono i Globally Recognized Avatar, ovvero avatar (immaginette) associate al vostro indirizzo e.mail piuttosto che a faticose registrazioni e configurazioni sito per sito. Voi andate su gravatar.com (quando avrà riaperto), vi fate un account, vi scegliete un’immagine e la caricate, associandola ad uno dei vostri indirizzi e.mail; da quel momento in poi, su ogni sito o blog che li supporta, troverete la vostra immaginetta seguirvi ogni volta che lasciate un commento con quell’indirizzo di posta.

Come è fatta l’associazione e.mail->immagine? In prima istanza basterebbe mettere l’immagine ad una URL contenente il vostro indirizzo, tipo http://blabla.com/mio@indirizzo.email/avatar, ma questo renderebbe il vostro indirizzo visibile; su gravatar.com si adotta invece l’approccio del previo oscuramento; il mio gravatar, per esempio, si trova a questa URL:

http://www.gravatar.com/avatar.php?gravatar_id=062e82a4b68528b8bfdcf3aff09b55d4

dove quello che segue “gravatar_id=” non è altro che l’hash md5 del mio indirizzo di posta. Per sapere cosa sia un hash, NON chiedete al vostro pusher ma a lei, come sempre.

Share on Twitter

Written by StM

February 10th, 2007 at 8:28 pm

Posted in oblòg,segnalazioni

Tagged with