Archive for the ‘oblòg’ Category
Nuovi argentizzonti
Credo che l’idea già ci fosse molto, molto tempo fa. Così se la metto in pratica non stupisco nessuno.
Ho aperto un nuovo blog. Ho scelto un nome orribile ma la url è facile da ricordare:
http://sottosuolo.wordpress.com/
I temi trattati saranno prettamente tecnici, credo poco o niente di personale (che non sia collegato a programmazione, web, fotografia). Probabilmente è un blog che non avrà lettori fissi. Ma da utilizzatore frustrato di una internet piena di sentito dire e pochi, pochissimi fatti, voglio dare il mio piccolo contributo alla conoscienza dell’umanità. Dell’umanità italiana soprattutto, ma visto che ormai cerco le cose direttamente in inglese le cose particolarmente importanti (e inesistenti altrove) le tradurrò anche in quella lingua.
Mi aspetto di fare 4 post al mese nei periodi di maggior traffico. Se vi occupate di java, oracle, sistemi unix, e manifestazioni informatiche che sono al limite della magia, potrebbe interessarvi seguirlo. Ma non posso garantire nulla.
Il tema che ho scelto mi piace molto. Sicuramente più di Journalism, che uso qua sopra. Ma siccome non voglio confondermi, per cambiarlo da qui dovrò trovarne un terzo.
E quindi niente, se vi può interessare siete i benvenuti.
P.S: o sarà un blog noioso, oppure diventerà la mia versione di Storie dalla Sala Macchine e sarà fighissimo. Staremo a vedere.
I tempi cambiano, come disse il pilota che modificava l’assetto
Qua non c’è mai stato ‘sto florilegio di visitatori e commentatori, ma ogni piccolo commento era prezioso e apprezzatissimo perché sincero e carico di simpatia (oppure odio).
In giro per la blogosfera oggigiorno i blog commentati come un tempo sono i soliti noti, quelli che ogni santo giorno da tempo immemore hanno trovato le cose giuste da dire, e sono riusciti a mantenere vivo l’interesse e il coinvolgimento del pubblico; o sono riusciti a tenere a sé i loro amici più o meno virtuali.
Non sta a me dire se l’emorragia di opinioni sui vari social network invece che sulla fonte originale sia un bene o un male: è pacifico che spesso la gente voglia discutere di una cosa con i propri amici, e non con lo sconosciuto che quella cosa l’ha scritta; a meno che non abbia qualcosa da dire CONTRO, e così c’è il problema che magari gli unici commenti sulla fonte originale sono negativi. Pazienza.
Quello che volevo dire però è che ultimamente qui hanno cominciato a spuntare innocentissimi commenti di persone interessate, non nel senso di interessate al blog ma con secondi fini, sarebbe a dire pubblicizzare i loro siti più o meno commerciali (per qualche misterioso motivo il pagerank di questo blog è ancora 3). Volevo dire a queste persone che i loro commenti, che sulle prime mi lasciavano perplesso ma lasciavo passare comunque, ora finiscono allegramente nello spam.
Con amicizia.
Darsi alla bottiglia (o alla pratica busta refill)
Qualcuno smette di scrivere quando tutte le proprie risorse comunicative vengono, più o meno improvvisamente, assorbite dalla propria vita quotidiana: nuove conoscenze, attività sfibranti, vite altrui piene di problemi. Non è semplicemente tempo che manca, ma è tempo dedicato al comunicare che è già stato speso; e se non si ama la ripetizione, al momento di lasciare qualcosa di scritto ai posteri ci si ritrova in braghe di tela, con tutto ciò che era da dire che è già stato detto.
Qualcuno smette di scrivere perché le cose gli vanno bene; perché in genere scrive per lamentarsi della propria condizione disperata, per frignare un po’ o per farsi coraggio, per lanciare messaggi nel comuniverso o per riflettere. E’ effettivamente più facile comunicare la propria disperazione rispetto alla propria gioia, ed è forse più indicato comunicare la prima e vivere la seconda, evitando il viceversa.
Qualcuno smette di scrivere se le cose gli vanno male. Tutto perde improvvisamente di senso, e scrivere di problemi che vanno solo affrontati sarebbe francamente stupido. Qualcuno torna a scrivere quando le cattive acque sono passate, altri scompaiono per sempre: scrivere ha bisogno di dedizione continua, e se smetti per troppo tempo è difficile ricominciare; oppure il senso della cosa non lo ritrovi mai più.
Qualcuno smette di scrivere perché improvvisamente si rende conto di saper scrivere solo cazzate. Perché non ha più buone idee, oppure perché ha davvero sempre scritto solo quelle, ma non se n’è mai accorto prima. O magari sono buone idee, ma il suo concetto di buona idea è cambiato radicalmente nel corso del tempo.
Qualcuno smette di scrivere perché gli basta usare google per trovare dieci persone che parlano di ciò di cui avrebbe parlato lui; qualcuno meglio, qualcuno peggio, qualcuno in modo simile, qualcuno in modo completamente diverso.
Qualcuno smette di scrivere perché ha smesso di leggere da troppo tempo, e non trova onesto pretendere da altri qualcosa che lui non fa.
Qualcuno non smette di scrivere, ma ha preso l’abitudine di cancellare subito dopo. Comunque smetterà non appena sarà tornato Ulisse.
Inquietanza
In Google Reader ho una cartella “archivio cancellati”. Contiene i feed di quei blog che non sono più aggiornati da anni, o non esistono più. Perché sì, anche se il blog non esiste più la copia del suo feed rimane nella cache di Google.
Ogni tanto in quella cartella spunta un post non letto, per i più svariati motivi: risveglio del blogger, pastrocchi con la manutenzione di un blog; oggi il caso di un blog su splinder prima cancellato e poi aperto da un altro utente ignaro allo stesso indirizzo.
Figliolo, io ti auguro tanta fortuna ma… hai invaso i miei ricordi. Un po’ di rispetto.
Questo post è ovviamente vieppiù significativo in quanto fatto da un blog candidato a finire in “archivio cancellati” (ed è ovviamente per dare maggior pathos a questo post che non vedete aggiornamenti da tempo immemore, essì).
Parlando invece di blog vivi e vegeti, per chi non avesse avuto occasione segnalo che è online il restyling di Ars Ludica, di cui sono abbastanza soddisfatto (per quanto mi sia limitato a correggere in minima parte un tema già molto buono) e su cui riprenderò a lavorare non appena accetterò il fatto che già gli ho dedicato le mie ferie.
A dir la verità devo ancora partire
Il bello di avere un conto gestibile online è che il bancomat non può più guardarti con lo schermone lucido di lacrime mentre ne prosciughi il contenuto. La spersonalizzazione ti fa fare le cose più losche e infide: per te è solo schiacciare un bottone, ma altrove i risparmi di una vita si nuclearizzano.
Mentre attendo con ansia che mi si notifichi questa sudata multa per eccesso di velocità (io accelero esclusivamente in prossimità dei velox, e vista la loro frequenza raggiungo spesso la velocità di fuga – in orizzontale -; però di multe non me ne sono ancora arrivate, finora, e allora l’ho voluta fare plateale; vediamo!), metto a posto gli ultimi dettagli del viaggetto di quest’anno. L’obiettivo è stare via abbastanza tempo da rompermi veramente i coglioni e tornare a casa felice. Uhm, no, per 10 giorni non sono sicuro che funzionerà.
Toglietevi quegli occhi strabuzzati dalla faccia: eh, già, devo ancora partire. Lo so che vi sembravo già partito, visto che avevo lasciato tutto qui a prendere la polvere. Ma anche stavolta ho ottime giustificazioni, senza tirare in ballo le cavallette. Di cui tra l’altro mi hanno offerto una petroliera piena… bontà divina.
7 valide giustificazioni al fatto che non si aggiorna il blog
- L’ho lasciato a casa
- Non so più la password di accesso; l’avevo tatuata sulla natica della mia ex
- Il papabanner è scomparso e sono depresso
- Ho installato Vista, e cucù – la rete non c’è più
- Navigare in rete in spiaggia è davvero figo; finchè qualcuno non ti fa il gavettone*
- Ho deciso di migliorare la mia vita sociale (non tanto uscendo di più quanto smettendo di scrivere cazzate)
- Sto ancora finendo di inserire sugli aggregatori il mio post precedente
*=alla Vodafone e TIM sono ge-nia-li. Però preferivo la gente col portatile 15″ sull’autobus.
Oh, già, il titolo

(Lucca Comics & Games, il crepuscolo cala sul padiglione dei games. Le foto rimanenti della giornata, in fondo, non sono venute così bene. E so quel che dico, non lasciatevi ingannare dalla bassa risoluzione. Scattar foto con un 50mm, fuoco manuale, esposimetro a tre led, luce scarsa pur con una pellicola 800ISO, non è da tutti; per ora).
Qui non si scrive da un po’ perché è un po’ che non si scrive. Non ho trovato di meglio da fare che invecchiare il tema del blog (ma è solo l’inizio della involuzione). Ah, non so se avete visto i tag, sulla sinistra… eh sì, perché con wordpress 2.3 sono spuntati i tag. Probabilmente sfoltirò le categorie, che ormai erano diventate leggendarie per la loro leggiadra leggibilità.
Come si dice, faccio cose, vedo gente; mi faccio gente, vedo cose. Se se. Scrivo post rischiosi, che potrebbero avere un impatto negativo sulla mia vita, ma io che sono un ottimista vedo tutto come un esperimento dai risultati interessanti. Una martellata su un dito è un esperimento; la scoperta di avere corde vocali che reggono acuti che neanche la Callas è un risultato interessante.
Si cerca di tanto in tanto di guarire ferite inferte con affetto; le peggiori, perché non puoi nemmeno incazzartici. E ti ci affezioni pure, in genere. E se ricapitasse mostreresti nuovamente il fianco. Eeeh sì. Che imperfette, adorabili creature, siamo.
Mi sto seguendo con sommo interesse il diario di soggiorno danese della romagnola cinese trapiantata a Bologna (;oD), e se non sapete leggere ci sono pure le figure. Rimango sempre stupito di come qualcuno (congratulazioni :)) sappia raccontare quanto sia bella la vita, con quel suo sguardo asciutto, umile e intelligente. E poi sono come mio solito senza parole per qualcun altro, che se ci penso leggo da un mare di tempo, e che spero si tiri fuori presto da queste faccende di anellidi; non per l’egoistico (ma comprensibile) desiderio di tornare a leggerla, ma perché insomma, in tutto questo tempo si è deciso che le si vuole, come dire, bene :).
A meno che non venga a parlarvi di come si riesce a camminare pur trovandosi a un palmo da terra, un post sull’attrito e la fisica meccanica in generale quindi, non aspettatevi aggiornamenti a breve. Lo dico per disattendermi, come sempre :]
Blogborne
Ormai è chiaro che copio. In realtà sto provando a far annullare il suo compito, ghghgh.
Come nasce un mio post? In vari modi.
Quando un post è ispirato, viene scritto di getto, magari neanche riletto, e buttato online. Quand’è che sono ispirato? Ma è chiaro, quando ho spento il monitor (non il computer), infilato il pigiama, spento la luce. E allora mi viene in mente il post; al che faccio il rollback delle operazioni (meno male che non ho spento il computer, eh?), mi piazzo a scrivere, tiro tardi e ipoteco il desiderio di morte al mattino seguente. Dovrei verificare se il lavaggio dei denti ha qualcosa a che fare in tutto questo.
Altre volte i miei sensi assumono qualcosa di cui sento di volervi fare partecipi (di spaccio di stupefacenti ne parliamo un’altra volta). Può essere che sia ispirato anche in questo caso, ma più facilmente mi scontro con l’ostacolo della mia scarsa capacità comunicativa e/o la mia mancanza di lessico adeguato, e perciò la creazione di un post diventa un po’ un lavoro di cesello. Mi illudo che scrivere questo genere di post sia un esercizio che darà qualche frutto (non è vero).
Succede che alcuni post siano un collage di pensieri distinti avuti in uno spazio di tempo anche molto divaricato, nella speranza che voi troviate affinità che a me sinceramente sfuggono (o che vi sfuggano affinità che per me sono tristemente palesi -.-). Oggidì alcuni di questi post potrebbero vedersi trasferiti nel neonato maccheroteutonico StuMblr, anche se per il momento il suo effetto è stato di farmi scrivere cose diverse dal solito (a proposito, vedete link e titolo degli ultimi cinque post nella barra laterale, qui, aggiornato da feed).
Poi ci sono i post piagnucoloni, quelli dei momenti in cui ti senti bisognoso d’affetto e rimpiangi di aver dato via tutti i peluche per due dosi della tua droga preferita; che se tiravi sul prezzo e te ne facevi dare tre, almeno sapevi cosa fare, invece di piagnucolare in un form di immissione testo. A volte il post piagnucolone si mimetizza comunque bene, a volte passa giustamente sotto silenzio. Da non confondere comunque con i post di Disperazione Nera™, dove Nera™ sta piuttosto per Sincera™ :) (e meno male che non abbondano).
Infine, in questo guazzabuglio non esaustivo, piazzo i post-compitino, quelli di cui abusi per ragionare un po’ su di te. Esattamente come questo.
Io sono per la libertàaaaa, non per le catene
Ma una catena all’anno ci può stare, dai. E poi già lo sapete che alle ragazze non so dir di no (“Vuoi che non venga a trovarti?” “Nnn… nnn… sì :|”).
Otto fatti / eventi casuali della mia vita.
1) Ieri ho battuto la testa e ho perso la capacità di contare.
8) Sinceramente non mi viene in mente nient’altro, abbuonatemi almeno l’ultimo.
Ora, siccome è una catena, la devo passare a 8 sfigat… blogger, perciò la passo, tipo, a Beppe Grillo (scusa Beppe!), e… oh, acci, l’ottavo non mi viene, dai, sette sono più che sufficienti.
(ehi, è stato più facile del previsto!)
‘nduma a v’ggièe
Dalle parole di mio padre:
Mio nonno è stato uno dei primi della zona a prendere una radio. Arriva a casa con lo scatolone, la appoggia su un ripiano, la accende e comincia a girare le manopole per sintonizzarla.
Si comincia a sentire qualcosa. Aggiusta la sintonia, e il qualcosa prende la forma di una messa. Gira nuovamente la manopola, si comincia a sentire qualcos’altro: una preghiera.
Al che mio nonno guarda mia nonna, mia nonna lo guarda di rimando, e lui fa: “Belìn, cosa g’avemo accattò, ‘na cassoetta piena di preiti?*”.
*=Belin, cosa abbiamo comprato, una scatola piena di preti? (audio simil-dialettale)
Una volta, mi dicono, in tempi pre-televisivi, c’era l’abitudine di “andare a vegliare”. Da queste parti, almeno. Alla sera ci si riuniva, vicini e amici (distinzione forse superflua, allora), tutti in una casa, e si passava il tempo insieme; tra le altre cose, parlando, raccontando aneddoti o storie del tutto inventate (e appassionanti). C’era spazio per la creatività e per il senso dello spettacolo di ciascuno, senza per forza passare da un palcoscenico o da uno schermo televisivo.
Perché poi è venuta la televisione. Che all’inizio la si guardava nei locali pubblici, insieme agli altri, ed era fatta anche in funzione di questo. In seguito, ciascuna famiglia prima, e ciascuna persona poi, ha cominciato ad avere la propria televisione. Creatività imposta dall’alto, e soffocata o pilotata in basso (chi non ha degli amici che imitano benissimo quel personaggio della televisione?). Niente più veglie in compagnia alla luce di un lume a petrolio: tubo catodico per tutti.
Il blog (così come l’equivalente video, o audio, o quel che volete) è una cosa incatalogabile. Se in passato s’è provato a farlo, qui sopra, in realtà non si era serii. I blog sono figli della cultura televisiva; e di quella letteraria; e di quella della internet dei primi tempi; e della internet di oggi; e dei milioni di passioni degli esseri umani; e dell’onnipresente e inevitabile lavorìo degli ormoni. Di tanto in tanto, un blog ti racconta le cose come se fossimo lì, venti persone in una stanza, alla luce di un lume a petrolio, ad ascoltare in silenzio il racconto di qualcuno che di giorno è l’umile persona che è; ma, in quel momento, e fino alla fine del suo racconto, per noi rappresenta l’universo.
Tre film visti a loro tempo al cinema che mi hanno intrattenuto una cifra
Nella morsa del ragno. Non ricordo per quale assurdo motivo lo andai (andammo) a vedere. C’è Morgan Freeman che indaga per tutta la durata del film su chi ha commesso il crimine di produrre questa stronzata; peccato che la sceneggiatura sia così triste, e la recitazione di chiunque altro così pessima, che lo spettatore coglie immediatamente tutto quello che c’è da cogliere, e scopre subito dopo che non gliene può fregare di meno. Ho letto recensioni positive che mi hanno lasciato allibito.
Il Grinch. Sì. Sono andato a vedere Il Grinch. Al cinema. Perché sapete, ho questa opinione: se un film è per bambini, ma è bello, piacerà anche agli adulti. Il Grinch, d’altra parte, dovrebbe essere venduto in farmacia come cura per la stitichezza. Noioso. Vuoto. Probabilmente il target sono i bambini di 8 mesi appena caduti dal seggiolone picchiando la testa. “Il vostro bimbo è caduto dal seggiolone? Presto, è il momento di fargli vedere il Grinch!”. Sono stato sfottuto per questa mia scelta cinematografica e non ho trovato opportuno ribattere.
Il nostro matrimonio è in crisi. Questa mania dei comici di fare film, mortacci loro. A volte riescono, eh, non dico di no… ma non è, perché non hai direttamente davanti il pubblico che NON RIDE, che ti puoi permettere di andare avanti per TUTTO il film con la comicissima battuta “Ma pensa…”. Eccheccazzo. Il film mi aveva così preso che senza accorgermene avevo cominciato ad interagire sessualmente con la mia ragazza di allora, non rischiando tanto la denuncia per atti osceni, quanto di causare un infarto a un signore attempato (uno dei 3 spettatori oltre a noi) che s’era avveduto delle, ehm, effusioni.
Ecco perché Stefano Disegni e Rod Hilton, anche quando arrivano tardi per metterci in guardia dal mettere a repentaglio le nostre pupille, svolgono una funzione vendicatoria benemerita e liberatoria che va preservata ad ogni costo per lo sviluppo della Civiltà. Sottotitoli per non cliccanti: Stefano Disegni è un fumettista che, tra le altre cose, ogni mese produce per Ciak un riassunto caricaturale di un film che gli è particolarmente NON piaciuto; Rod Hilton è un formidabile produttore di “sceneggiature condensate”, cinicamente critiche ma straordinariamente comiche, pubblicate su “Total Film Magazine” (che non so cosa sia), per più o meno tutto quello che può muoversi su grande schermo. A Leggerli sembrerebbe che nessun film sia MAI loro piaciuto, ma l’inghippo è che dei film che ritengono guardabili NON parlano!
Un’altra efficace “penna da guardia” contro i mostri su pellicola (e in digitale), abitualmente meno comico (e non perché non sia in grado, io me lo ricordo quando mi faceva ribaltare dal ridere) ma sempre piuttosto incisivo, ovviamente è il nostro Obi ;). E poi lui parla anche dei film belli!









