Archive for the ‘generale’ Category
Nuovi argentizzonti
Credo che l’idea già ci fosse molto, molto tempo fa. Così se la metto in pratica non stupisco nessuno.
Ho aperto un nuovo blog. Ho scelto un nome orribile ma la url è facile da ricordare:
http://sottosuolo.wordpress.com/
I temi trattati saranno prettamente tecnici, credo poco o niente di personale (che non sia collegato a programmazione, web, fotografia). Probabilmente è un blog che non avrà lettori fissi. Ma da utilizzatore frustrato di una internet piena di sentito dire e pochi, pochissimi fatti, voglio dare il mio piccolo contributo alla conoscienza dell’umanità. Dell’umanità italiana soprattutto, ma visto che ormai cerco le cose direttamente in inglese le cose particolarmente importanti (e inesistenti altrove) le tradurrò anche in quella lingua.
Mi aspetto di fare 4 post al mese nei periodi di maggior traffico. Se vi occupate di java, oracle, sistemi unix, e manifestazioni informatiche che sono al limite della magia, potrebbe interessarvi seguirlo. Ma non posso garantire nulla.
Il tema che ho scelto mi piace molto. Sicuramente più di Journalism, che uso qua sopra. Ma siccome non voglio confondermi, per cambiarlo da qui dovrò trovarne un terzo.
E quindi niente, se vi può interessare siete i benvenuti.
P.S: o sarà un blog noioso, oppure diventerà la mia versione di Storie dalla Sala Macchine e sarà fighissimo. Staremo a vedere.
I tempi cambiano, come disse il pilota che modificava l’assetto
Qua non c’è mai stato ‘sto florilegio di visitatori e commentatori, ma ogni piccolo commento era prezioso e apprezzatissimo perché sincero e carico di simpatia (oppure odio).
In giro per la blogosfera oggigiorno i blog commentati come un tempo sono i soliti noti, quelli che ogni santo giorno da tempo immemore hanno trovato le cose giuste da dire, e sono riusciti a mantenere vivo l’interesse e il coinvolgimento del pubblico; o sono riusciti a tenere a sé i loro amici più o meno virtuali.
Non sta a me dire se l’emorragia di opinioni sui vari social network invece che sulla fonte originale sia un bene o un male: è pacifico che spesso la gente voglia discutere di una cosa con i propri amici, e non con lo sconosciuto che quella cosa l’ha scritta; a meno che non abbia qualcosa da dire CONTRO, e così c’è il problema che magari gli unici commenti sulla fonte originale sono negativi. Pazienza.
Quello che volevo dire però è che ultimamente qui hanno cominciato a spuntare innocentissimi commenti di persone interessate, non nel senso di interessate al blog ma con secondi fini, sarebbe a dire pubblicizzare i loro siti più o meno commerciali (per qualche misterioso motivo il pagerank di questo blog è ancora 3). Volevo dire a queste persone che i loro commenti, che sulle prime mi lasciavano perplesso ma lasciavo passare comunque, ora finiscono allegramente nello spam.
Con amicizia.
Darsi alla bottiglia (o alla pratica busta refill)
Qualcuno smette di scrivere quando tutte le proprie risorse comunicative vengono, più o meno improvvisamente, assorbite dalla propria vita quotidiana: nuove conoscenze, attività sfibranti, vite altrui piene di problemi. Non è semplicemente tempo che manca, ma è tempo dedicato al comunicare che è già stato speso; e se non si ama la ripetizione, al momento di lasciare qualcosa di scritto ai posteri ci si ritrova in braghe di tela, con tutto ciò che era da dire che è già stato detto.
Qualcuno smette di scrivere perché le cose gli vanno bene; perché in genere scrive per lamentarsi della propria condizione disperata, per frignare un po’ o per farsi coraggio, per lanciare messaggi nel comuniverso o per riflettere. E’ effettivamente più facile comunicare la propria disperazione rispetto alla propria gioia, ed è forse più indicato comunicare la prima e vivere la seconda, evitando il viceversa.
Qualcuno smette di scrivere se le cose gli vanno male. Tutto perde improvvisamente di senso, e scrivere di problemi che vanno solo affrontati sarebbe francamente stupido. Qualcuno torna a scrivere quando le cattive acque sono passate, altri scompaiono per sempre: scrivere ha bisogno di dedizione continua, e se smetti per troppo tempo è difficile ricominciare; oppure il senso della cosa non lo ritrovi mai più.
Qualcuno smette di scrivere perché improvvisamente si rende conto di saper scrivere solo cazzate. Perché non ha più buone idee, oppure perché ha davvero sempre scritto solo quelle, ma non se n’è mai accorto prima. O magari sono buone idee, ma il suo concetto di buona idea è cambiato radicalmente nel corso del tempo.
Qualcuno smette di scrivere perché gli basta usare google per trovare dieci persone che parlano di ciò di cui avrebbe parlato lui; qualcuno meglio, qualcuno peggio, qualcuno in modo simile, qualcuno in modo completamente diverso.
Qualcuno smette di scrivere perché ha smesso di leggere da troppo tempo, e non trova onesto pretendere da altri qualcosa che lui non fa.
Qualcuno non smette di scrivere, ma ha preso l’abitudine di cancellare subito dopo. Comunque smetterà non appena sarà tornato Ulisse.
Roberto Angelini Live @ Raindogs – 30/01/2010
Roberto Angelini comincia il concerto in incognito, accucciato su qualche strano marchingegno, che gli si vede solo la nuca per 10 minuti buoni. E siccome la nuca non gliela si vede spesso, c’è voluto del bello e del buono per riconoscerlo. Per fortuna non c’era un’intera band di uomini accucciati ma era solo, ché sarebbe stato ancora più difficile sennò.
Un curioso one-man-show, sicuramente originale per un profano, piacevole da ascoltare nei momenti acustici e interessante nei virtuosismi nell’uso della strumentazione elettronica. Lo stesso Angelini che trovavate in un videoclip tirato a lucido di Gattomatto (canzone che mi divertì molto all’uscita e apprezzo tutt’ora), qui mostra il suo lato artigianale e la tempra del musicista che ha un rapporto intimo con la propria arte.
(il video è in mono, e interrotto a 5 minuti per un limite della fotocamera; non aspettatevi molto dalla visualizzazione a 720p, la ripresa è stata effettuata a 3200 ISO e c’è parecchio rumore).
Qui sotto le foto più passabili che ho scattato durante la serata. Scure come da mia abitudine di fotografo vampiro, ma senza flash il 50 e l’85mm han fatto quello che potevano.
Inquietanza
In Google Reader ho una cartella “archivio cancellati”. Contiene i feed di quei blog che non sono più aggiornati da anni, o non esistono più. Perché sì, anche se il blog non esiste più la copia del suo feed rimane nella cache di Google.
Ogni tanto in quella cartella spunta un post non letto, per i più svariati motivi: risveglio del blogger, pastrocchi con la manutenzione di un blog; oggi il caso di un blog su splinder prima cancellato e poi aperto da un altro utente ignaro allo stesso indirizzo.
Figliolo, io ti auguro tanta fortuna ma… hai invaso i miei ricordi. Un po’ di rispetto.
Questo post è ovviamente vieppiù significativo in quanto fatto da un blog candidato a finire in “archivio cancellati” (ed è ovviamente per dare maggior pathos a questo post che non vedete aggiornamenti da tempo immemore, essì).
Parlando invece di blog vivi e vegeti, per chi non avesse avuto occasione segnalo che è online il restyling di Ars Ludica, di cui sono abbastanza soddisfatto (per quanto mi sia limitato a correggere in minima parte un tema già molto buono) e su cui riprenderò a lavorare non appena accetterò il fatto che già gli ho dedicato le mie ferie.
Spotorno Comics 2009, o gli affari degli altri
E’ il secondo anno che vado a Spotorno Comics, e credo ci tornerò volentieri il prossimo anno.
La cosa decisamente interessante di questa manifestazione è che pochissimi sono gli spettatori (io tra questi): dei presenti, c’è ovviamente chi fa le vignette, caricature, ritratti; ma c’è anche, soprattutto, chi se li fa fare. Da un lato del tavolo i fumettisti e disegnatori; dall’altro lato il pubblico, spesso affezionato e ormai “di casa” (e conosciuto per nome dagli artisti), a dare il soffio vitale alla lunga notte delle vignette.
Perché se ti metti in fila perché vuoi una vignetta, quando è il tuo turno non dici semplicemente “dammi una vignetta!”. Racconterai un po’ chi sei, perché sei lì, per chi vuoi che sia fatta la vignetta. Come i ragazzi che l’anno scorso volevano dedicare una vignetta all’amico Fabio che si era comprato la Skoda Fabia praticamente solo per il nome, e Giannotti li aveva accontentati con una vignetta “D’estate a Spotorno, sull’Aurelia tutti in coda…”, con un personaggio che invece orgoglioso e tronfio dichiarava “Io in Skoda!”.
Chi cerca una vignetta si ritrova a raccontare la propria vita in una manciata di secondi, fino a qualche minuto: dove vive, che lavoro fa, se è sposato, se ha figli, per che squadra tifa; si ritrova a dire quello che in quel momento gli sembra più importante, più caratterizzante del proprio essere. Una cosa che a me fa quasi andare nel panico, uno dei motivi per cui non ho ancora deciso di affrontare la coda per prendere la mia, di vignetta. Avrei finito per dire che sono un programmatore, e con la fotocamera in mano sarebbe stato evidente che mi piace fare fotografie; non avrei potuto nascondere di essere innamorato (per via dei cuoricini che svolazzano tutto intorno)… e avrei ricevuto una vignetta geniale (come ne ho viste tante) che mi avrebbe colto in pieno anche a partire da quei tre dati su di me messi in croce. Quasi il timore di vedermi rubata l’anima.
Un altro motivo per cui non mi sono ancora messo in coda per la mia vignetta è che ho trovato troppo interessante, e bello, farmi gli affari degli altri. Ascoltare le storie del pubblico, gli aneddoti dei disegnatori, cogliere nell’obiettivo attimi di concentrazione o di intimità. Essere spettatore anche nel momento in cui essere spettatore dovrebbe essere l’eccezione e non la norma. Ma forse è proprio questa mia inclinazione ad avermi fatto affezionare alla fotografia :)
La realtà a piccole dosi (in progressivo aumento)
Ho visto la pubblicità di una macchina per fare il pane di una qualche marca. La protagonista dello spot (tecnicamente la protagonista sarebbe la macchina stessa… diciamo “la sua padrona umana”, tanto per essere un po’ fantascientifici) ha voluto sottolineare, mentre altri rilevavano semplicemente la bontà del pane fatto in casa, il fatto che “così si risparmia”.
E’ vero, il pane costa come l’oro. Certo, per ammortizzare il costo di una macchina per il pane ci vorrà qualche mese, o anno, a seconda della dimensione del nucleo famigliare. Però si prende atto, finalmente anche nella pubblicità (come era un tempo), che c’è bisogno di risparmiare.
Mi inquieta che oggi le stesse persone che prima televendevano materassi oggi promuovono prestiti personali. Il sorriso e il tono di voce sono identici.
Vado di rado a fare la spesa perché purtroppo, se si ha da comprare qualcosa di deperibile come la verdura, non si può pretendere di trovarla fresca e integra se si va alle 6 di pomeriggio, o alla fine della settimana; e non credo che comprandola alla mattina poi le faccia bene stare 9 ore in ufficio (non fa bene a me, figuriamoci a lei!). L’ultima volta che ci sono andato però ho avuto modo di rallegrarmi un sacco, sentendo discorsi sul nostro benessere (non so quanto viziati dal fatto che fossi proprio in un negozietto) del tipo: “la gente non va più nei supermercati perché spende di più, finisce sempre per comprare qualcosa che non le serve; e non lo dico tanto per dire, a Tizia che fa la commessa al Supermercato X hanno ridotto le ore proprio perché di gente ce ne va di meno”.
In un telegiornale ho visto che è tornata di moda la pasta sfusa (per cui tra l’altro si segnala un incremento di prezzo del 32% a ottobre). Bene, accidenti, bene. Torniamo a TUTTO sfuso, torniamo alle persone che vanno a fare spese con le PROPRIE confezioni, lavate e riutilizzate la volta dopo. Non se ne può più degli sprechi ad alto impatto ambientale.
E’ tutto un proliferare di banchieri che rassicurano “da noi sì che i vostri risparmi sono al sicuro”. Ma immagino che tra di loro continuino a guardarsi in cagnesco.
Abbiamo avuto le nostre dosi di realtà anche in forma di spranghe. Ma ovviamente è realtà solo per noi della “sinistra antagonista”, qualunque cazzo di cosa voglia dire (probabilmente è un sinonimo per “quelli che non credono che fossero veri manifestanti”). Luttazzi ha usato il termine “golpe al rallentatore” già nella scorsa legislatura del Partito Nazista di Rinascita Democratica, rispetto a cui tuttavia questi non sono fatti nuovi – si veda il G8 del 2001 a Genova, in cui l’irruzione alla scuola Diaz è stato l’unico errore in un piano ben congegnato. E’ ovviamente inutile commentare l’inconcludente Veltroni, che ormai poverino non può più stare con Italia dei Valori perché non è per il dialogo… se vuole dialogare a sprangate anche lui, be’, che si accomodi. A questo punto le alternative sono ovviamente che i rappresentanti dell’opposizione siano o stupidi o collusi, tertium non datur.
Sul decreto Gelmini non entro nel merito, perché dopo aver visto in un servizio del TGR le immagini della scuola strafiga che hanno appena finito nel comune di Cosseria, un paesino di 1000 anime, qualche dubbio che i fondi per l’istruzione si possano spendere meglio mi è venuto. La Gelmini invece è il mio idolo per aver dichiarato che questo è un governo di sinistra perché ha a cuore le difficoltà del paese. Inarrivabile. (Ok, una dichiarazione del genere dovrebbere togliere tutti i dubbi, ma facciamo che semmai ci produco un altro post, eh?).
Forse ricordo male, ma una volta Emilio Fede aveva un po’ più di dignità e mentiva un po’ meno (tra gli altri, i 2000 esuberi di Prodi/Air France per l’Alitalia diventano 7000 e i 5000 di Berlusconi/CAI diventano 3000).
Ha il suo buon gioco, Emilio, a far vedere le immagini dei bambini portati a manifestare, reggere cartelli e recitare slogan. C’è chi pensa che sia un cattivo modo di educare i propri figli, che sia uno *sfruttamento*, che sia plagio, che sia salcazzo. E lui ci marcia. Bene, a me non frega nulla di quello che pensano Fede o i figuranti di destra che parlano di strumentalizzazione degli innocenti. Io credo che il senso civico faccia parte dell’educazione di un bambino al pari della religione; quindi, così come lo mandi a catechismo, ogni tanto è bene che gli fai toccare con mano cosa significhi vivere in un paese democratico. Quando sarà grande sarà perfettamente in grado di decidere per sé, ma è meglio evitare il rischio che i nostri figli non siano più abituati o non sappiano più come fare sentire la propria voce. Portare dei bambini in piazza è questionabile quanto cazzo volete, specie se voi sapete quello che io non so e cioè che qualcuno a un certo punto tirerà fuori delle spranghe, ma mi pare estremamente naturale quando a rischio è il loro futuro. A tal proposito rimando al solito Persepolis di Marjane Satrapi, in cui si vede come è cresciuta bene una donna che da ragazzina andava a manifestare (e come i regimi non si instaurano necessariamente dall’oggi al domani ma possono crescere a piccoli passi).
Blob è stato spostato alle 20. Una volta si guardavano i primi servizi dei tg e poi alle 20.15 si girava su Rai 3, ora non si può più (la mia combo preferita era il TGLa7 alle 19.45 e poi Blob, ma i fetenti di La7 hanno voluto mettersi alle 20 anche loro). Ovviamente si guarda direttamente Blob, che tanto i tg sono inutili, però è un altro cattivo segnale.
A dir la verità devo ancora partire
Il bello di avere un conto gestibile online è che il bancomat non può più guardarti con lo schermone lucido di lacrime mentre ne prosciughi il contenuto. La spersonalizzazione ti fa fare le cose più losche e infide: per te è solo schiacciare un bottone, ma altrove i risparmi di una vita si nuclearizzano.
Mentre attendo con ansia che mi si notifichi questa sudata multa per eccesso di velocità (io accelero esclusivamente in prossimità dei velox, e vista la loro frequenza raggiungo spesso la velocità di fuga – in orizzontale -; però di multe non me ne sono ancora arrivate, finora, e allora l’ho voluta fare plateale; vediamo!), metto a posto gli ultimi dettagli del viaggetto di quest’anno. L’obiettivo è stare via abbastanza tempo da rompermi veramente i coglioni e tornare a casa felice. Uhm, no, per 10 giorni non sono sicuro che funzionerà.
Toglietevi quegli occhi strabuzzati dalla faccia: eh, già, devo ancora partire. Lo so che vi sembravo già partito, visto che avevo lasciato tutto qui a prendere la polvere. Ma anche stavolta ho ottime giustificazioni, senza tirare in ballo le cavallette. Di cui tra l’altro mi hanno offerto una petroliera piena… bontà divina.
7 valide giustificazioni al fatto che non si aggiorna il blog
- L’ho lasciato a casa
- Non so più la password di accesso; l’avevo tatuata sulla natica della mia ex
- Il papabanner è scomparso e sono depresso
- Ho installato Vista, e cucù – la rete non c’è più
- Navigare in rete in spiaggia è davvero figo; finchè qualcuno non ti fa il gavettone*
- Ho deciso di migliorare la mia vita sociale (non tanto uscendo di più quanto smettendo di scrivere cazzate)
- Sto ancora finendo di inserire sugli aggregatori il mio post precedente
*=alla Vodafone e TIM sono ge-nia-li. Però preferivo la gente col portatile 15″ sull’autobus.
Sono momentaneamente assente, lasciate un messaggio dopo la bestemmia
Bip ^^
Qui va tutto abbastanza bene, non preoccupatevi per me. No, niente operazione umanitaria che raggranelli fondi e risorse dagli ignari cittadini medi dei paesi abbienti e li consegni ai già abbienti cittadini dei medi paesi disagiati: sto bene, davvero. Occhei, occhei, un bacetto dalle fan non si rifiuta mai, ma che sia uno, eh! Per ciascuna, s’intende.
E’ un po’ che spaccio l’incremento degli impegni di scrittura come la ragione per cui qua invece scrivo poco; be’, intendo perpetuare questa nuova tradizione: sto scrivendo poco qui perché sto scrivendo un mucchio altrove. Voi non avete idea. Non tutti, qualcuno di voi idea magari ce l’ha; ma non avete idea.
Ciò che focalizza maggiormente la mia attenzione in questo periodo è il motivo per cui Rete 4, sulla mia televisione, è stata sostituita da un canale nero e silenzioso. E dire che prendono tutti gli altri canali, Rete 4 sul digitale terrestre continua ad esistere, e che dopotutto non è illegale la sua permanenza nell’etere analogico (lo è solo probabilmente il fatto che Europa 7 non abbia, al contrario, alcuna frequenza a sua disposizione). Avrà preso iniziative la mia tv, notoriamente obbligata a visioni prolungate di Rai 3.
Oggi, visto che non avevo l’equivalente in massa di vestiario di una Rinascente a caso da stirare, né una valigia per un sacco di giorni da preparare, né uno stramaledetto server in crisi (QUESTO server) da monitorare, ho testato un po’ un ALTRO obiettivo che mi sono preso (e con questo basta, eh? Eh?) in giro per la casa… mi direte: cosa c’è di bello in giro per casa tua da fotografare? Qualcosa c’è, fidatevi.

(Copyright di Mammà)
L’obiettivo 28-75/2.8 della Tamron ha fatto anche troppo per quelle che erano le condizioni di ripresa, anche se mi sembra di notare un po’ in tutte le foto ombrose una sorta di dominante rossa (e non stavo usando filtri), quindi non so ancora se sono soddisfatto completamente o no. Ad ogni modo, su due piedi è un acquisto che mi sento di consigliarvi se volete un obiettivo un po’ tuttofare, non avete bisogno di grandi zoom né di grandangoli, e volete riuscire a cavarvela anche in scarse condizioni di luce (ma pagando il pegno di una sfocatura molto marcata fuori dall’area di messa a fuoco… anche questo con pro e contro): costa la metà dei 18-200, non ha la sua versatilità e non permette aggiustamenti manuali del fuoco senza disattivare completamente l’autofocus, ma è molto più luminoso. L’ho promosso a mio obiettivo ufficiale per gli interni e le riprese serali.
Altra cosa che mi sta tenendo occupato (non quanto Emack, ma abbastanza) sono alcune venture rivoluzioni su Ars Ludica… di cui voi ovviamente siete tutti avidi lettori, vero?
E per chi si fosse messo in ascolto soltanto adesso, segnalo che ogni tanto mi sveglio e mando un nastrone alla Lucea… segnatevi questo link se li volete vedere (e in qualche caso ascoltare) tutti ;)
Ci risentiamo prima del 2009!
Temete che in Italia possano tornare forme di terrorismo?
Questa la domanda del piffero che poneva ieri sera La7 ai suoi teledisperati; domanda a cui era possibile rispondere solo sì, oppure no. Che uno potrebbe pensare “che significato hanno la domanda, o la risposta, se non specifichi il colore, la matrice, il movente del detto terrorismo?”. Questo che si pone la domanda ovviamente è un ingenuo e non ha visto il calendario o non ha visto la copertina di La7, dedicata alla memoria di Aldo Moro (della cui morte ieri ricorreva l’anniversario): chiaramente si sta parlando preferibilmente di terrorismo rosso, visto che il verbo usato è “tornare”.
La mia opinione personale su quali forme di terrorismo possiamo ragionevolmente aspettarci per il futuro non interessa ai sondaggisti di La7: loro vogliono un sì, oppure un no. Al che io di no gliene ho rifilato qualcuno, diciamo una decina, qundicina; tanto da spostare l’ago della bilancia da 57% sì e 43% no a 52% sì e 48% no (possiamo quindi stimare che a questi sondaggi non rispondono più di 500 persone); purtroppo il responso finale è stato 58% sì e 42% no, perché devo aver dato un voto di troppo (dallo stesso indirizzo IP) e tutti i miei voti sono stati azzerati (li ho visti ritornare ai valori di partenza improvvisamente); oppure è un sondaggio falsato in partenza e impostato per oscillare solo in un certo range, ma non sono stato a verificare perché gli spaghetti mi diventavano molli.
Insomma diamo atto alla redazione di La7 di non contribuire affatto (AFFATTISSIMO) a ventilare quell’allarmismo che permette che gente come Bush faccia un po’ i cazzi che vuole con i soldi e ai danni dei contribuenti, con la scusa di doverli proteggere; dico Bush perché in Italia non abbiamo davvero bisogno della giustificazione di un pericolo imminente per comportarci come i coglioni decerebrati che siamo; a noi ci blandiscono anche in altre maniere. Davvero complimenti a La7. E poi è quell’essere un po’ televisione 2.0 che è importante… stare attenti all’opinione della gente, vedere se la gente preferisce dire di sì (ottimista) o se preferisce dire di no (disfattista).
Già che parliamo di giornalismo. Qualche giorno fa Grillo ha risposto piccatamente ad Eugenio Scalfari, cercando ogni appiglio possibile per denigrarlo. Personalmente credo che chi dica qualcosa come
“Grillo impersona, secondo me, meglio di molti altri personaggi, il peggio dell’Italiano. E’ l’arci-italiano del peggio.”
si commenti da solo; ma Grillo no, non ha resistito e si è abbassato agli stessi mezzucci utilizzati dal peggior giornalismo, quello alla Emilio Fede, quello per cui se fai l’elemosina a una zingarella sei un adescatore di minorenni, se sei andato all’asilo con uno che poi sarebbe diventato mafioso sei un mafioso, se hai cambiato la tua Fiat seicento vecchio modello con una Peugeot 106 di seconda mano chissà dove hai trovato i soldi.
Il punto in cui Grillo dice
Dopo una breve riflessione diventa socialista e consigliere comunale. Fa carriera. Diventa deputato e firmatario di un documento contro il commissario Luigi Calabresi.
cosa mi rappresenta? Se il lettore sa di cosa si sta parlando, o si preoccupa di informarsi (il link di Wikipedia NON è sufficiente), nessun problema; se però il lettore, come bene osservava la copertina di La7, non ha memoria storica, o semplicemente ti legge col prosciutto sugli occhi, il risultato non può essere che quello di caricare di connotazioni negative ANCHE la firma sotto quel documento (“un” documento, uno a caso, trovato per strada). Non ho alcun titolo né intenzione per rimettere in discussione il giudizio della magistratura sulla non colpevolezza di Calabresi e polizia nella morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, ma qualche dubbio più generale sulla liceità dei suoi metodi mi viene; va certamente considerata la particolarità del periodo storico, di cui porto ad esempio il seguente cortometraggio, (per quel che ne so) ad opera di Elio Petri: la violenza di quanto ivi sostenuto non è paragonabile ad alcunché si senta pronunciare oggigiorno; il cortometraggio è palesemente, oserei dire al limite del vergognosamente, tendenzioso; ma è molto interessante, ed istruttivo; comunica rabbia, una rabbia che potrebbe avere ragione d’essere, e che certo chiarisce più di mille parole quale fosse il tono dello scontro, e il limite superiore della libertà di parola, negli anni di piombo.
Su youtube trovate i due spezzoni qui e qui. Interessante anche questo.
Suggerimento cinematografico conseguente: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.



































