Quelle cose che se le dicessi davvero vorresti sotterrarti

StM - Wednesday, 27 February 2008, 18:30 - belinate

Immaginiamo che conosciate una persona la quale, un bel giorno, è stata assunta senza troppe difficoltà come impiegata in un ufficio postale, con una non chiara consequenzialità tra questo fatto e il fatto che il suo “ragazzo” è direttore del medesimo ufficio. Immaginiamo che dobbiate usufruire dei servigi del detto ufficio postale, e finiate al di lei sportello.

-Oh, ciao, quanto tempo che non ci si vede… dovrei spedire una raccomandata. Direi che non potrebbe esservi sportello più giusto di questo. No?

Cosa stai facendo destra adesso?

StM - Monday, 25 February 2008, 0:29 - belinate, diario, pomerania

Valige. Avevo messo ad essiccare la pelle di un valigiottero migratore, e ora sto aggiungendo fibbie e legacci per farne valige. Da cosa si possono ricavare valige migliori che da un valigiottero? Eee, la natura è meravigliosa.

E insomma sono qui che faccio valige. Per l’ennesima volta. Non che a starmene fisso qui sia meglio; ma per lamentarmi di quello ho tempo, ora mi lamento di dovermene andare via. Aspettate che mi lamenti di vincere la lotteria, essere mantenuto da una modella ninfomane e fedelissima, o che qualche produttore di Hollywood mi porti al successo planetario traendo un blog dal mio blog. Succederà. Che io mi lamenti, dico; quelle cose no, perché figuriamoci se ho tempo da perdere in simili quisquilie.

A volte mi sento vecchio, a volte mi stupisco di me stesso. Voglio dire, dopo ho avuto dolori per 5 giorni, ma qualche tempo fa mi sono improvvisato Nembo Kid e ho recuperato di scatto l’autobus che mi aveva fatto marameo ad una fermata, cogliendolo alla successiva (miei complici avevano formato una fila ad anello di gente che scendeva e poi risaliva, per tenere occupato l’autista). La mia coscienza ecologica mi suggerisce tuttavia di piazzarmi nella compostiera del materiale organico per tempo, prima che ci lasci le piume - che poi chi mi sposta più? Ah, no, quelli erano gli elefanti, con il cimitero dei medesimi; ma lo sapevate che i civilissimi fagianni pomerani fanno la stessa cosa con la compostiera? Perciò prendevo esempio.

Ho sonno. E siccome non volevo falsificare questa affermazione, mi sono messo a scrivere questo post per tirarla per le lunghe e andare a dormire tardi. Adoro i piani ben riusciti. E via di pialla.

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StM - Thursday, 21 February 2008, 23:54 - belinate, diario, estensioni digitali, pensieri

Online ho sempre conosciuto persone interessanti. E ho sempre pensato che è bello conoscere persone con cui hai interessi in comune, e che trovi simpatiche dopo un po’ di “frequentazione” digitale. Perciò mi arrovellavo su come funzionassero questi “siti di incontri”, cosa che esula più di qualunque altra dai concetti decodificabili dalla mia mente talebanamente asociale: vai lì per conoscere gente; ok; ma in base a cosa? “Che hobby hai?” “Frequentare siti di incontri.” “Ma dai, ma veramente? Anch’io!”. Perciò ho voluto sciogliermi il dubbio e provare con mano.

Be2.it promette di farvi accoppiare (selvaggiamente) con persone psicologicamente affini. Mitico, proviamo. Vi ciucciate un test lungo e stressante (consigliato il supporto dello psicanalista), ma sicuramente ne varrà la pena. No? Ecco l’elenco dei tuoi partner raccomandati: uhm… un elenco di nick, un numerino, e la residenza. Il numerino è il “be2 index”, ovvero il risultato di complessi calcoli matematici e una briscola tra il test che hai fatto tu e quello che hanno fatto i “partner”, che indica il grado di affinità. Non è dato sapere quale sia il fondoscala, ma ho visto valori tra il -1 e il 112 o giù di lì. Immagino che -1 voglia dire “infinito, sposala subito”, oppure “scusate, conserviamo il valore in un signed char ed è andato in overflow a 128″.

A questo punto arriva il primo tocco di genio di be2. Per contattare i partner raccomandati devi mandare un messaggio. Semplice. Il messaggio però è obbligatoriamente preconfezionato. Non lo potete scrivere voi, ma sarà scelto a caso da un pool di messaggi ideati da qualche fuoriuscito dal manicomio con la schedina di raccolta dei bollini elettroshock piena (il centesimo elettroshock è gratuito): “Ciao, io mi sento bene, e spero che anche tu ti senta bene, e spero che anche tutto il cazzo di mondo si senta bene, e che sia presto primavera e che finiscano le guerre e che domani al risveglio la diarrea mi sia passata.”. Santa polenta. Il partner raccomandato, se non sarà impossibilitato dal rigurgito che avrà nel frattempo proiettato sulla tastiera leggendo il vostro messaggio, potrà rispondere (unicamente) con un altro messaggio predefinito: “sìiii, corriamo nei campi stringendoci mano nella mano e copuliamo allegri urtando nel mentre il primo termitaio che troviamo”.

E qui il secondo tocco di genio. Una volta fatto il primo scambio di messaggi, in teoria è possibile usare il trogloditico sistema di messaggistica (ricordate la webmail del vostro sito preferito nel ‘98? Ecco, ora scordatevela) per scambiarsi finalmente messaggi a testo libero. Però… se siete utenti paganti. Ora, il Vostro ha voluto fare la prova a 360°, e quindi era pagante. Solo che era l’unico di tutti gli iscritti, probabilmente. Peste se fosse riuscito a fare UNO scambio di messaggi. Ma niente, eh, zero proprio. Oddìo. Un paio sì, dai. Probabilmente bot. Spero.

Perché, già, una cosa che ho notato nell’unico scambio su be2, e che ho notato anche in più posti altrove, è una certa impermeabilità al test di Turing (che non ha niente a che vedere con le vacanze): non sai se ci sono o ci fanno. Siete avvertiti: se avete una personalità tendenzialmente riservata ma intellettualmente esuberante come la mia (u_u) siete tagliati fuori. Non verrete calcolati, o se qualcuno vi farà perdere dedicherà del tempo sarà solo per preoccuparsi del vostro umorismo, scambiandolo per un serio problema di approvvigionamento di lattuga dal vostro verduriere, o per una disamina sulla possibilità che in Groenlandia si giochi a beach volley.

La mia iscrizione a badoo, risalente a diverso tempo fa, credo sia durata 45 minuti. C’era questa accattivante linea d’approccio che faceva grossomodo così: “ciao, come va?”. E si arrivava, lì come altrove, al paradosso che fossi io, *IO* (ci conoscete, no, a me e alla mia verve ciceroniana nella retorica, quella del periodo in cui Cicerone era steso in una bara o contenitore equivalente), che neanche avevo cominciato le discussioni, a cercare di ravvivarle. Sempre per dire che mi ritengo un anormale ma scopro di non essere il migliore nemmeno in quello.

Chiudiamo la carrellata con meetic. Quasi suggeritomi da un’amica, notare il corsivo, trattasi di un luogo che, traboccando di donzelle ultratrentenni, semplicemente non ha spazio per coloro nella mia fascia di età. A dire il vero si trovano anche, stranamente, parecchie neonat… ehm, neomaggiorenni, che a parte complessi di Elettra molto pronunciati non pongono particolari vincoli di età; ma alla fin fine non ho tutto questo bisogno di parlare con qualcuno che mi dia sempre ragione, no? (”già so che ho ragione, tanto”)

La diagnosi, molto parziale dato il mio scarso impegno, è che be2 sia una truffa, badoo una cagata, e meetic qualcosa che può essere utile alle vostre pruriginosità a breve termine, a patto che vi dedichiate più tempo di quanto ne valga la pena.

Tre pensieri tre (messaggio subliminale)

StM - Wednesday, 20 February 2008, 11:52 - diario, pillole

Ricevere messaggi dall’aldilà (onirici o reali) da genitori viventi rovina il sonno, e in generale non fa bene all’umore. Ne avevo avuto sentore anni fa, quando giocherellando col microfono sul PC avevo registrato mia madre cantare; risentendo, era scattata l’associazione immediata a quelle cassette che abbiamo con la voce registrata dei nonni, e m’era preso il magone. Promemoria: niente registrazioni audio, video, e fotografie il meno possibile.

Se abitassi sopra una panetteria che sfornasse focaccia tutte le mattine, probabilmente ingrasserei a vista d’occhio, ma sarei anche felice. Ma un momento: sto ingrassando a vista d’occhio. Quindi devo anche essere felice. E abitare sopra una panetteria.

Ho deliberato che quando, qualche anno fa, mi dicevano “eee, siete giovani, avrete tempo”, era una cazzata. Perché era una scusa con la quale di tempo me ne facevano buttare a volontà.

Uscita obbligatoria a Sestri Levante

StM - Tuesday, 5 February 2008, 23:55 - diario

C’era questa astronave Enterprise precipitata in una galleria che stava combattendo contro una flotta di navi Borg, mentre un team di appassionati informava gli astanti su tutto ciò che c’era da sapere per comprendere l’universo di Star Trek. Le voci in realtà parlavano di un tir ribaltato con mille morti e un cratere nel manto autostradale, ma io non ci credo, tendono sempre a minimizzare. Perciò, c’era questa Enterprise incagliata tra Sestri Levante e Brugnato. E i Borg. E i fan di Star Trek.

Autostrade per l’Inculata informa che bisogna uscire a Sestri Levante. Uno pensa: esco a Sestri, faccio un po’ di strada normale, e rientro alla successiva, dopo l’incidente. Verrà poi fuori che hanno fatto uscire a Sestri perché le due uscite successive, prima dell’incidente, probabilmente non erano in grado di smaltire un traffico autostradale; però, tecnicamente, dopo Sestri si avrebbero avuto altre due occasioni per uscire.

Comunque usciamo a Sestri Levante, e seguiamo le indicazioni per La Spezia. Bricchi*. A salire e a scendere. Ingresso successivo dell’autostrada: “bene, è il nostro… non c’è un cacchio di nome di che posto sia, ma sarà sicuramente Brugnato - se ci hanno fatto uscire a Sestri e l’incidente era tra Sestri e Brugnato…”. Il telepass non fa obiezioni. Scopriamo dopo poco che dire “tra Sestri Levante e Brugnato” è un po’ come dire “tra Torino e Ancona passando per Monaco di Baviera e Kiev”. Otto chilometri di coda.

Sunnyday Joe, detto l’Ottimista, nella sua divisa arancione coi catarifrangenti da supereroe (poteri speciali: morire investito da uno stronzo con la patente nella più completa invisibilità da parte dei media), comunica al mio collega (mentre io ero impegnato a spedire il solito importantissimo sms del cazzo alla mia spammer preferita) che “se riusciamo a liberare la strada per mezzogiorno [erano le 9] sarà già tanto, e non sono nemmeno sicuro che si riesca per stasera”.

Sfortunatamente ci hanno fatto ripartire già un’ora dopo, prima ancora che riuscissimo a capire come si costruisse un tee-pee e che decidessimo quale forma di governo dare alla nostra tribù autostradale improvvisata (anche se gli schieramenti politici erano già chiari: i “faccio come cazzo mi pare a me” contro i “fate come cazzo ci pare a noi”, che se non cogliete la sfumatura, be’, non vivete in Italia).

Segue uno spassoso pomeriggio in cui andavo a chiedere a terzi quali fossero gli indirizzi IP dei nostri server, o in cui scoprivo che avevo perso due ore della già sgocciolante giornata perché un componente (occulto) dell’antivirus aziendale trovava indignevole che volessi porre un programma in ascolto su una porta.

Sento un po’ come se la Morte stesse venendo a prendermi. Temporeggerò. Appunti per una vignetta: Max Von Sydow e la Morte che giocano a Wii Sports, o Counterstrike, o PES.

*=monti, zone montuose. Anche, metaforicamente, territori inesplorati e/o inaccessibili (cfr. posti inculati, Puttanburgo). Es: “Andar per bricchi”, “ma tu abiti lassù sui bricchi, non ci penso nemmeno di venirti a prendere”.

“Cornuto!” “Per forza, è un toro!” “Non lui, tu!”

StM - Monday, 4 February 2008, 23:25 - diario, nosce te ipsum

(blog tecnico, ghghgh)

Get thee to a nunnery

dice Amleto a Ofelia in uno dei suoi non realmente deliranti delirii. Il mio docente d’inglese, che teneva moltissimo alle teorie complottistiche alternative (con particolare preferenza per ciò che fosse il più possibile deviato), sosteneva che “nunnery” potesse essere inteso letteralmente, un convento, oppure in senso traslato e capovolto, un bordello. Poi questa teoria mi cadrebbe un pochino nel prosieguo:

: why wouldst thou be a breeder of sinners?

Ma se durante le cene coi vecchi compagni del liceo abbiamo ancora qualcosa da raccontarci, dopotutto, è anche grazie a quell’uomo (due palle, ma sempre meglio che rendersi conto che “ma io con questi non ho niente da spartire, si fottano”); che, pur con tutti i suoi difetti, e andando controcorrente, io in fondo apprezzavo. Di (letteratura) francese e inglese avevamo come il sole e la luna: dove era nozionistica e rigorosa l’insegnante di una materia, così era spannometrico e fantasista quello dell’altra. Vorrei mettere in chiaro che, a parte una somiglianza di mascella, non c’è alcun punto in comune tra costui e il Professor Keating: non è quel modo di essere fantasisti; però tra una teoria strampalata e l’altra qualche idea filtrava, e rimaneva. Come sanno i miei lettori più fedeli (io e il mio amico invisibile), poi, a me sono invise le spiegazioni lapalissiane, che lascio sempre per esercizio allo studente, mentre volentieri mi avvento su quelle avventurose (solo per dire che avventarsi e avventurarsi sembrano avere la stessa radice, e non me n’ero mai accorto).

Risalendo la catena dei pensieri, che a quanto scritto sopra mi ha portato, e non ne è invece scaturita, sono circondato di matrimonieggianti. Lo so, magari la connessione a voi sembra labile, ma vi assicuro che c’è - solo che non posso mica raccontare i fatti altrui in piazza, no? Sarebbero risate assicurate, ma c’è il vincolo che abbiate frequentato il mio liceo, mi spiace. Comunque, sempre parlando di liceo, ho pensato: ma possibile che dei miei ex compagni solo [tizia] si sia sposata? Tra l’altro scaturito in aneddotica spettacolare anche quel matrimonio (ma nun se pò). Tremo al pensiero di avere una risposta. Magari quelli si sposano e non ti avvisano. E fin qui va bene; ma non ti mandano nemmeno i confetti; e allora sono dei maledetti. (Aggettivo sostantivato? Se volete usarlo come aggettivo vero, aggiungendo un sostantivo a vostra scelta, ne avete facoltà).

Dove voglio arrivare?

Ovviamente al fatto che ho un problema con la metà meno maschile della uomosfera. C’è questa cosa tragica che il problema non sorge mai, be’, quasi mai, dall’unico (indeed) vero grande macroscopico terrificante difetto che ho, ovvero due quinti di egocentrismo e tre quinti di disadattamento. Io, con me stesso, non penserei nemmeno per un istante di progettare una vita insieme. Un inferno. Pensate che questo sia un problema? Figuriamoci. Credo di essere io il problema, frequento persone che credo normali, e poi si scopre che in realtà loro tengono le antennine e la coda.

…voi non ce le avete antennine e coda, eh?

E’ vero che non ho un campione statistico ampio, ed è anche vero che il detto campione non è nemmeno eterogeneo; e questo è già parte del problema. Regolarmente io m’interesso a, m’innamoro di, chi è indisponibile. Regolarmente non riesco a innamorarmi di persone che avrebbero da darmi, o mi hanno dato, più di chiunque altra, magari nel limitato spazio di qualche giorno, una notte (a fronte di mesi, anni). Regolarmente v’è incontro di interessi quando ogni logica darebbe responso negativo. Regolarmente, anche due volte al giorno, vado… niente, niente.

In pratica finisce poi che io sono quello troppo buono, che non mi meritano. Capite? “Con le corna da stambecco non mi piaci più, però il fatto è che non ti merito”. “Guarda, non ne posso più che tutte le volte mi provochi orgasmi multipli che durano svariati minuti ciascuno, non ti merito” (ora non venite a dirmi che non è realistico). “No, basta, ho deciso che tu sei troppo serio per me, non ti merito; tieni, questo è l’invito per il mio matrimonio, mi sposo con mio cuggino che è pastore protestante”.

Ovviamente si tratta di esempi, e solo uno è tratto da un episodio reale che mi ha visto coinvolto (vi do un suggerimento: riguarda il sesso) (allora, queste mail di interessamento arrivano?). La realtà è molto più comica, come sempre. Almeno, io la vedo comica. E per dimostrarlo mi sono fatto col rasoio un taglio alle gote per allargarmi il sorriso. :). Visto? :))). Sono sorridentissimo.

:)))))

Java, come si comporta il finally se si rilanciano eccezioni?

StM - Friday, 1 February 2008, 20:27 - how-tos

Mi è stato dato del “blog tecnico“, quindi sono profondamente offeso. Ma ringrazio il sempre buon prostatico antiblogger per il pensiero. E per sdebitarmi rispondo a un quesito che sicuramente ha assillato lui e voi tutti fin dal primo giorno che avete visto una Java Virtual Machine. Cosa succede se lancio un’eccezione all’interno di un catch seguito da un finally? La logica dovrebbe farvi rispondere correttamente, ma potreste essere tratti in inganno. Che le vostre convinzioni non vacillino: il blocco contenuto nel finally viene eseguito sempre e comunque, cascasse il mondo (ricordatevelo, se siete allo step precedente nell’impervia strada della conoscenza: viene eseguito anche se non sono state lanciate eccezioni).

Programmino di esempio che mi sono scritto oggi mentre bestemmiavo in luganese (!):

public class ProvaFinally {

        public static void main(String[] args) {
                try {
                        try {
                                System.out.println(”0″);
                                throw (new Exception());
                        } catch (Exception e) {
                                System.out.println (”1″);
                                throw(e);
                        } finally {
                                System.out.println(”2″);
                        }
                } catch (Exception e) {
                        System.out.println(”3″);
                }
        }
}

L’output sarà:

0
1
2
3

Non vi sentite un po’ più ricchi, ora? Che bella cosa, essere sapienti.