Messaggi di stato (dementi) (9)

StM - Thursday, 27 December 2007, 16:27 - belinate, estensioni digitali

Nove post, e non sentirli. Che urlino più forte, deh. Link a tutti LI altri.

“Se tu fossi lui, quale porta mi indicheresti?” “Mi suiciderei innanzitutto”.

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Vieni anche tu al Marchettone Uno. Vendiamo di tutto. Anche nostra madre. No, dai, scherziamo. La tua.

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Il caMino dell’uomo timorato è minacciato da Babbo Natale.

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Mi dovrei fermare ai box per il cambio gomme. Vigorsol questa volta, grazie.

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I’m in the microwave oven. You’ll have to wait for me to get out.

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People that think I’ma a sweaty-toothed madman: 1 (and counting)

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Che chi mette audio orribile nelle animazioni flash possa morire sordo investito da un concorde che non ha sentito arrivare.

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S’io fossi re
escluso sarei
dall’accordo
di do maggiore

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Q: What can we do to improve Tagged.com?
A: Make it a parked domain

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Access dovrebbe fare a meno di Ac

Punten e Puntalla

StM - Friday, 21 December 2007, 21:05 - cronache, fotografismi
Cicciu Baricciu avea ‘na fìa
Tarabanara la vujiva
Cicciu Bariucciu voleva nun deila
Tarabanara voleva rubeila
Cicciu Baricciu aveva rasòn
Tarabanara è finito in prisòn

O qualcosa del genere. Frammenti di dialetto dalle pieghe della memoria. Scrivetevi da voi tre paragrafi di lamentazioni sulla perdita di questa risorsa di pluralità culturale, di questa ricchezza dell’umanità. Io mi limito a dire che un dialetto va parlato; e per essere parlato ci devono essere persone con cui parlarlo. Un po’ difficile, quando le scuole ti portano da una parte dell’Italia, il lavoro da un’altra, e magari la vita in giro per il mondo. Il dialetto italianizzato ormai già dalla generazione precedente alla mia è moribondo; il dialetto scritto sui libri di ricerche antropologiche e linguistiche è già morto; il dialetto parlato dai miei coetanei che lo usano in maniera stentorea, perché ci devono pensare, è già morto; il dialetto pubblicato da un tizio a corto di idee su un blog frequentatissimo solo dai motori di ricerca (terzo posto per “filmati porno” su yahoo, yeah), è già morto.

Il dialetto è morto, e neanch’io mi sento molto bene.

Fig. 1: Il dialetto è morto, e neanch’io mi sento molto bene

Ma di morti se ne riesumano tutti i giorni e a tutte le ore, non solo nottetempo e di nascosto, quindi proseguiamo un po’ con i ricordi. Avete presente il giochino che si fa con i bambini poco svegli (quindi io ero adattissimo) dei due indici con sopra un fogliettino di carta? Gigino e Gigetto che vanno sul tetto? Che infatti tiri via le mani, poi le rimetti giù, e Gigino e Gigetto non ci sono più? Io a quel punto credevo di aver capito tutto, tiravo via le mani a velocità di curvatura, facevo saltar via i fogliettini, e saluti a Gigino e Gigetto. E lì mi fregavano, perché poi Gigino e Gigetto invece tornavano. Cosmico! Colpa di queste cose se poi mio padre me l’ha menata fino ai 17 anni con lo “spirito d’osservazione”. A quel punto è andato ad abitare altrove e abbiamo finalmente cominciato ad essere amiconi. Ma è un’altra storia. Cosa c’entra questo col dialetto? Niente! Prima di cominciare a scrivere ho confuso i ricordi, credevo esistesse una versione dialettale di Gigino e Gigetto e invece no!

Infatti Punten e Puntalla non andavano sul tetto, bensì spazzòvan la cameralla, e a un certo punto hon truvà’ un denarèn, “Cosa en fùmma, Puntèn?”. Cosa ne faranno del denarino trovato? E qui comincia una fiabetta che mi ricordo essere buffa, ma che in sé non mi ricordo (credo fosse un canovaccio, in realtà). Me lo segno qui, e me la faccio ri-raccontare da mia madre. Poi mi premurerò di riferirla pure a voi u_u.

(psst… se non ci risentissimo, buone feste. Vi ricordo il mio ottimismo natalizio, senza ripetermi. E quanto al non risentirsi… è più che probabile, visto che forse sono stato disatteso, e dicono che quando uno non è malinconico/triste/sofferente la qualità della produzione si riduce u_u; e io produco solo se vi è qualità u_u)

Tipici modi di suicidarsi rendendosi antipatici

StM - Sunday, 16 December 2007, 22:57 - belinate

Buttarsi sotto un treno, facendo perdere coincidenze, appuntamenti, ore di lavoro retribuite, a tutti i viaggiatori di quel treno e, se si è fortunati, anche di quelli successivi.

Riempire la stanza di gas, giusto per soffocare, non calcolando che prima o poi qualcuno accenderà la luce.

Tuffarsi nella camomilla altrui appena preparata e ben guarnita di miele. Stronzo di un moscerino.

Ubriachezze ormonali applicate al trasporto veicolare su gomma

StM - Sunday, 16 December 2007, 15:50 - diario

Per la seconda sera consecutiva, sterzare col freno a mano non mi è parsa una cattiva idea. Mi è parso anzi del tutto normale. Fino all’ultimo momento. Poi no.

Ho scoperto che, di tutta l’Italia, solo il corridoio di casa mia non ha il controllo elettronico della velocità (fino a quando non sarà attivo il Tutor dalla cucina al bagno). Non mi sono mai curato di approfondire se sia davvero utile inventarsi limiti tarati su carretti di legno trainati da capre zoppe, e farli poi rispettare. Anzi no: non farli rispettare, ma sanzionare chi non li rispetta; che mi pare diverso. A vedermi non lo direste, eh, che sono uno che corre in macchina? Ehehe, aspettate che carichi su youtube un filmato del mio contachilometri che arriva a 170, giusto per farmi beccare -_-”’.

“Ho visto filmati porno su internet. Come faccio a toglierli dal pc?”

StM - Thursday, 13 December 2007, 20:05 - belinate, estensioni digitali, how-tos, lettere alla redazione

Caro lettore,

il problema della resistenza dei filmati porno anche ai candeggi più aggressivi è noto e diffuso tra tutti i navigatori un po’ esuberanti. Pulite dal mobilio e la tastiera le tracce di bava, sudore, umori assortiti, rimane da sistemare il fetido nemico digitale. Di per sé non evidente ad occhi inesperti, il corpo del reato può restare nascosto per mesi; sopravvivere al vostro pentimento, redenzione, e abbonamento a un settimanale cattolico; e colpirvi quando meno ve lo aspettate, preferibilmente nel momento in cui volete far vedere le foto delle vacanze scattate con la nuova digitale a tutta la famiglia riunita per il pranzo di Natale. A seconda della natura dei vostri famigliari, comunque, la cosa potrebbe avere il positivo effetto collaterale di rassicurarli sul fatto che davvero sappiate godervi le vacanze.

Senza porre ulteriore tempo in mezzo, vediamo come si può rispondere a questa domanda. Intanto: sei davvero sicuro, caro lettore, che rimuovere ogni traccia dal tuo pc sia ciò che vuoi? Mi spiego: se sei un ragazzino, i tuoi genitori già sanno che ti spippoli, quindi perché faticare? E se sei un genitore, tuo figlio ha sicuramente già trovato quello che hai scaricato, quindi perché faticare, pure tu?

Ma se l’eliminazione delle tracce è davvero ciò che vuoi, bene, ci sono metodi più o meno brutali. Li elenco qui in ordine decrescente di brutalità ed efficacia.

1) Compra un nuovo pc. Pro: il nuovo pc sarà intonso. Contro: il vecchio pc ti verrà chiesto da tuo cugino, visto che il suo è un Altair.

2) Formatta il disco 25 volte ad ogni navigazione a luci rosse. Pro: dei dati non rimarrà traccia, almeno scovabile con mezzi normali. Contro: di tutti i dati.

3) Elimina i file scaricati direttamente sull’hard disk dalle cartelle in cui si trovano, e nel browser elimina cookies, cache, cronologia. A questo punto il trick che distingue il dilettante dal professionista: svuota anche il cestino. Pro: è quello che fanno tutti i minimamente paranoici, e se il tuo computer non finisce nelle mani della CIA sei abbastanza tranquillo. Contro: immagino tu non abbia capito un cazzo.

4) Metodo Dupin: per nascondere le cose, mettile sotto gli occhi di tutti. Sfondi del desktop piastrellati di vagine il cui effetto finale fa molto “tappezzeria della camera dei bimbi”; filmati il cui nome passa da “***** gigantesco ******* il **** di una *****.avi” a “Riaperto il traforo del Frejus.avi” (questa è VERA! Mi sono capottato quando ho innocentemente aperto il filmato xD); bookmark hardcore occultati sapientemente sotto i nomi di giornali noiosissimi che nessuno sano di mente vorrebbe mai leggere (ma a questo riguardo ti consiglierei di fare un’analisi, anche sommaria, dei componenti della tua famiglia). Pro: tecnica elegante. Contro: le cose non le ritrovi più; e un desktop di vagine credo sia veicolo di un messaggio subliminale un po’ troppo marcato.

5) Metodo fottenulla. Metti le cose dove cavolo ti pare. Forse nessuno le troverà. Se sembrerà che hai qualcosa da nascondere, sarà proprio allora che indagheranno su di te. Invece mettiti il cuore in pace, e vedrai che ti andrà bene. Pro: minimo sbattimento. Contro: il disinteresse spesso è un’aggravante.

Bene, caro lettore, spero di esserti stato d’aiuto. Adesso, se immetterai di nuovo quella stringa lì nel motore di ricerca, potresti trovarmi come primo risultato. Contento?

Sottotitoli al fatto del giorno dopo

StM - Monday, 10 December 2007, 23:41 - informazione e TV, pensieri

Spieghiamo perché io la “censura” a Decameron me l’aspettavo.

Come ho già avuto modo di commentare presso il sempre sulla cresta dell’onda Obi, io non credo che Daniele Luttazzi esageri, né che voglia per forza arrivare allo scontro come ipotizza qualcun altro; credo semplicemente che la sua censura sia una azione fisiologica, ed esercitata sempre per gli stessi motivi, con cammuffamenti diversi a seconda della stagione o della moda.

capello_sacro_lacrime.jpg

Quali motivi? Non so dirlo con certezza. Ma quando vidi “Z” di Costa-Gavras pensai che doveva essere insopportabile, vivere in un paese con una tale limitazione della libertà personale; dove le idee dovevano essere uccise finché nella testa dei loro creatori; dove la coscienza pubblica veniva tenuta a bada con l’ipocrisia e la menzogna. Pensai che non avrei potuto accettare di vivere in un paese del genere. A questo punto potrei dire “eppure ci vivo”. Non è così. E’ la televisione italiana ad essere l’incarnazione pizzammandolino della società totalitaria “dei generali”; la società italiana ne è invece uno sbiadito riflesso di nessun peso politico.

Io mi chiedo se Daniele fosse davvero convinto di essere finito nell’Eden Catodico. Sicuramente avrà avuto a che fare con persone professionali, serie, affidabili, che gli avranno infuso fiducia; sono quegli scudi umani di cui ogni azienda ha bisogno per iniettare umanità nel processo produttivo, giacché sfortunatamente gli esseri umani lavorano più volentieri se hanno altri esseri umani come partner. Questi scudi umani possono fare il loro lavoro egregio per la maggior parte del tempo, facendo contemporaneamente l’interesse di pubblico e burattinai.

In talune situazioni, tuttavia, le priorità potrebbero essere ben diverse da quelle dell’audience, del divertimento del pubblico, della conservazione di una buona impressione generale sul marchio, insomma della professionalità in tutti i suoi aspetti; in qualche caso estremo il proprietario di un network potrebbe auspicare l’affossamento del network stesso, e non dico involandosi per il Brasile con la cassa sotto braccio. “Il mercato è tutto” fino ad un certo punto - dopo il quale prende il sopravvento il potere. Ai soldi non si dice di no, ma al potere ci si inchina.

Ipotesi di lavoro sono quelle di un cartello e accordi sotterranei fra network: abbiamo sentito di quelli fra Rai e Mediaset; non vedeteli tanto come una cosa per favorire Mediaset, quanto per avere in pugno e suonare a piacimento entrambe le trombe. Chi? Non chiedete a me. E La7? L’indipendente La7?

Daniele parla di uomini che a nessun valido titolo sono entrati a spadroneggiare in sala montaggio. Niente di nuovo, se si pensa che qualcosa di analogo, anche se meno sfacciato, succede(va?) anche in RAI. Ricordo un Funari parlare di persone vestite di grigio che, all’occorrenza, senza essere conosciute da nessuno, arrivavano sui set di qualche programma RAI, davano istruzioni, venivano assecondate, e se ne andavano. Tra l’altro ve lo devo dire perché omai siete grandi: esiste qualcuno più potente dei direttori generali, bimbi miei; mi spiace dirvelo proprio così, sotto Natale, ma non c’è un momento in cui la scoperta faccia meno male che in un altro. Eee sì. Mi spiace.

Io mi ero fatto questa idea che lasciare trasmettere Luttazzi su La7 era per dimostrare, passo uno, che l’informazione in Italia è libera (e quindi tutti zitti chi parla di censure e regimi); poi, passo due, che è Luttazzi ad avere problemi con il mezzo pubblico, e non viceversa. Purtroppo i piani diabolici riescono bene solo nella finzione, e così alla fine si è dovuto ricorrere alla violenza, per fare il passo due.

Oggi Ferrara ha scritto una lettera a proposito di tutta la faccenda. Mi ha fatto sbadigliare tre volte, ed ero solo a “Caro Direttore”. La traduzione di tutto quanto è “Non aspettavo altro, ora Luttazzi è stato educato, perché cadere una volta fa male, ma cadere due fa ancora più male”. Pressappoco.

Roma Termini, 9 dicembre, ore 20.05

StM - Monday, 10 December 2007, 12:29 - diario

-Escùsa… Roma Termini?

-…?

-Roma Termini?

-Sì…

-Che ora?

-Le otto e cinque.

-Domenica, vero?

-Sì, domenica…

-Comunque Roma Termini…

-Sì.

Controllo qualità

StM - Saturday, 8 December 2007, 7:41 - estensioni digitali

Il Controllo Qualità (CQ) ha appena eliminato una bozza che ha rischiato di essere pubblicata lunedì sera. “Ma un attimo”, ha detto il CQ, “aspettiamo di rivederlo in un giorno in cui avrai dormito un po’ più di 3 ore”. Eccoci qua. Cassato. E senza nemmeno che mi dispiacesse molto. Lontani i tempi in cui scrivevo post che mi auto-cito ancora oggi…

Sto girando un po’ troppo. Ancùa.

StM - Saturday, 1 December 2007, 17:53 - diario

Curiosi di sapere quale sia l’escursione termica tra Bergamo e Napoli? Ve lo dirò quanto prima. E come si dorma nelle cuccette Trenitalia? Avrò presto la risposta. E quanto sarò cadaverico domenica prossima? Avrete libero accesso alla camera ardente.

Mi sono accorto ieri, in modo alquanto buffo (ma non riferibile), del fatto che venerdì prossimo sarà Sant’Ambrogio. Perfetto, io prendo ferie con due mesi di anticipo e non ti becco il weekend in cui mezzo milione di persone avrà modo di vacanzare in giro, rubandomi il posto? Badino a loro, s’azzardino solo. Ah!

A proposito: ancora le mie suole fanno attrito. Per ora.