‘nduma a v’ggièe
Dalle parole di mio padre:
Mio nonno è stato uno dei primi della zona a prendere una radio. Arriva a casa con lo scatolone, la appoggia su un ripiano, la accende e comincia a girare le manopole per sintonizzarla.
Si comincia a sentire qualcosa. Aggiusta la sintonia, e il qualcosa prende la forma di una messa. Gira nuovamente la manopola, si comincia a sentire qualcos’altro: una preghiera.
Al che mio nonno guarda mia nonna, mia nonna lo guarda di rimando, e lui fa: “Belìn, cosa g’avemo accattò, ‘na cassoetta piena di preiti?*”.
*=Belin, cosa abbiamo comprato, una scatola piena di preti? (audio simil-dialettale)
Una volta, mi dicono, in tempi pre-televisivi, c’era l’abitudine di “andare a vegliare”. Da queste parti, almeno. Alla sera ci si riuniva, vicini e amici (distinzione forse superflua, allora), tutti in una casa, e si passava il tempo insieme; tra le altre cose, parlando, raccontando aneddoti o storie del tutto inventate (e appassionanti). C’era spazio per la creatività e per il senso dello spettacolo di ciascuno, senza per forza passare da un palcoscenico o da uno schermo televisivo.
Perché poi è venuta la televisione. Che all’inizio la si guardava nei locali pubblici, insieme agli altri, ed era fatta anche in funzione di questo. In seguito, ciascuna famiglia prima, e ciascuna persona poi, ha cominciato ad avere la propria televisione. Creatività imposta dall’alto, e soffocata o pilotata in basso (chi non ha degli amici che imitano benissimo quel personaggio della televisione?). Niente più veglie in compagnia alla luce di un lume a petrolio: tubo catodico per tutti.
Il blog (così come l’equivalente video, o audio, o quel che volete) è una cosa incatalogabile. Se in passato s’è provato a farlo, qui sopra, in realtà non si era serii. I blog sono figli della cultura televisiva; e di quella letteraria; e di quella della internet dei primi tempi; e della internet di oggi; e dei milioni di passioni degli esseri umani; e dell’onnipresente e inevitabile lavorìo degli ormoni. Di tanto in tanto, un blog ti racconta le cose come se fossimo lì, venti persone in una stanza, alla luce di un lume a petrolio, ad ascoltare in silenzio il racconto di qualcuno che di giorno è l’umile persona che è; ma, in quel momento, e fino alla fine del suo racconto, per noi rappresenta l’universo.

Bellissimo ricordo. :D
Obi-Fran Kenobi
15 Sep 07 at 10:58
Che poi l’aneddoto è stato tramandato prima dal bisnonno, poi dal nonno, poi dal babbo, e ora lo tramando io… dà da pensare :O
StM
15 Sep 07 at 12:01
Che mito di nonno. :D
ABS
15 Sep 07 at 16:08
La scatola piena di preti è meravigliosa.
Griso
15 Sep 07 at 17:29
Son troppo buono, vi ho messo l’audio :P
StM
16 Sep 07 at 0:09
mi e’ piaciuta l’immagine del lume e del raccontatore mentre tutti stanno in attesa della fine in silenzio. Il blog e’ una delle tante cose che gli uomini hanno fatto, e finche’ raccontera’ a chi vorra’ ascoltare secondo me avra’ fatto il suo dovere, -ed il tuo e’ uno dei piu’ belli per inciso-
virginiamanda
16 Sep 07 at 13:53
- grazie :) -
StM
16 Sep 07 at 14:02
Ogni volta resto istupidito notando quanto il savonese assomigli al nordcalabrese…
ABS
16 Sep 07 at 14:19
Questo è circa dialetto altarese (che ci sono differenze tra un paese e l’altro, eh!), una via di mezzo tra ligure e piemontese…
StM
16 Sep 07 at 15:06
Bel post. E bel nonno, complimenti… e ora spegni il lume che si va tutti a dormire.
seamaster
17 Sep 07 at 0:28
(ecco, io dei miei nonni non ne ho conosciuto nemmeno uno; né nonni né bisnonni; giusto un po’ di tempo il bisnonno adottivo; uffa)
StM
17 Sep 07 at 0:48
sarebbe bello se fosse così.ma confido poco nei miracoli della tecnologia.
giorgina
17 Sep 07 at 18:43