Letture notturne

StM - Friday, 28 September 2007, 19:48 - diario, fotografismi, opere altrui

Reading Molly & Poo…

Le ultime pagine del quinto Pocket Book di Strangers in Paradise sono inaspettate, per chi si credesse di stare leggendo un fumetto. Nel corso di tutta la saga capitano qua e là sezioni integralmente rese in solo testo, per evidenti esigenze di descrittività introspettiva o dei dettagli, o per l’inutilità di rappresentare ogni singolo fotogramma di un lungo dialogo che ha luogo in un posto che non muta. Qui però si esagera, si tocca la sessantina di pagine. Ho detto si esagera? Scusate, volevo dire: ne voglio ancora! Se è sempre Terry Moore a scrivere, be’, ci fossero stati ancora dubbi sulla poliedricità del suo talento, ora non ci sarebbero più.

E intanto Amazon dice che mi ha spedito il sesto e ultimo volume. Presto saprò! :]

La foto qua sopra è real-life, a proposito. Sì, io alla sera leggo alla luce di una torcetta a led (le cui batterie risalgono a luglio 2005 :|). Trattasi tra l’altro di una delle foto facenti parte del mio primo rullino scattato con la Nikon FM (obiettivo 50mm 1:1.8). Eh, sì, perché, contro ogni logica, nell’era del digitale io di proposito scatto foto con una fotocamera del 1980 che come unico ausilio elettronico ha un esposimetro.

Ma che macchina, signori, questi erano gente che sapeva il fatto proprio! Quindi insomma che ho deciso di rovinarmi, negligendo il risparmioso digitale per la dispendiosa pellicola. Se non altro per ora non mi sbatterò a procurarmi reagenti, camere oscure e intossicazioni, depositando amorevolmente il rullino in qualche negozio apposito (che, già che mi fa il ciddì, potrebbe evitare di usarlo come sottobicchiere o freesbee prima di darmelo, e sorvoliamo sulla definizione della digitalizzazione, ma via, se la cavano).

Però ci dev’essere qualcosa di malato in qualcuno che, mentre sta leggendo a tarda notte poco prima di addormentarsi, balza fuori dal letto, prende la fotocamera, si rimette a letto, ha i suoi 10 minuti di panico per trovare la soluzione al dilemma dei tre oggetti da tenere con due mani, fa due scatti, esce dal letto per posare la fotocamera, ritorna allo stato iniziale. Che poi era solo una prova, mica questo gran capolavoro imperdibile -.-

Blogborne

StM - Thursday, 27 September 2007, 0:50 - estensioni digitali, nosce te ipsum, oblòg

Ormai è chiaro che copio. In realtà sto provando a far annullare il suo compito, ghghgh.

Come nasce un mio post? In vari modi.

Quando un post è ispirato, viene scritto di getto, magari neanche riletto, e buttato online. Quand’è che sono ispirato? Ma è chiaro, quando ho spento il monitor (non il computer), infilato il pigiama, spento la luce. E allora mi viene in mente il post; al che faccio il rollback delle operazioni (meno male che non ho spento il computer, eh?), mi piazzo a scrivere, tiro tardi e ipoteco il desiderio di morte al mattino seguente. Dovrei verificare se il lavaggio dei denti ha qualcosa a che fare in tutto questo.
Altre volte i miei sensi assumono qualcosa di cui sento di volervi fare partecipi (di spaccio di stupefacenti ne parliamo un’altra volta). Può essere che sia ispirato anche in questo caso, ma più facilmente mi scontro con l’ostacolo della mia scarsa capacità comunicativa e/o la mia mancanza di lessico adeguato, e perciò la creazione di un post diventa un po’ un lavoro di cesello. Mi illudo che scrivere questo genere di post sia un esercizio che darà qualche frutto (non è vero).

Succede che alcuni post siano un collage di pensieri distinti avuti in uno spazio di tempo anche molto divaricato, nella speranza che voi troviate affinità che a me sinceramente sfuggono (o che vi sfuggano affinità che per me sono tristemente palesi -.-). Oggidì alcuni di questi post potrebbero vedersi trasferiti nel neonato maccheroteutonico StuMblr, anche se per il momento il suo effetto è stato di farmi scrivere cose diverse dal solito (a proposito, vedete link e titolo degli ultimi cinque post nella barra laterale, qui, aggiornato da feed).

Poi ci sono i post piagnucoloni, quelli dei momenti in cui ti senti bisognoso d’affetto e rimpiangi di aver dato via tutti i peluche per due dosi della tua droga preferita; che se tiravi sul prezzo e te ne facevi dare tre, almeno sapevi cosa fare, invece di piagnucolare in un form di immissione testo. A volte il post piagnucolone si mimetizza comunque bene, a volte passa giustamente sotto silenzio. Da non confondere comunque con i post di Disperazione Nera™, dove Nera™ sta piuttosto per Sincera™ :) (e meno male che non abbondano).

Infine, in questo guazzabuglio non esaustivo, piazzo i post-compitino, quelli di cui abusi per ragionare un po’ su di te. Esattamente come questo.

Anniversari e punti della situazione

StM - Sunday, 23 September 2007, 15:01 - IT and me, estensioni digitali, online life

A volte gli anni passano che sembrano una scheggia, ma se ci ripensi scopri che tutto sommato di cose ne sono successe.

Non vi preoccupate, ho sott’occhio il calendario, SO che non siamo a dicembre.

Sul fronte internettiano, poco più di un anno fa ho traghettato il mio vecchio blog in questo spazio web, lottando tenacemente con le responsabilità legate al suo accudimento. Nei mesi seguenti ho lavorato, insieme ad altri volenterosi dello staff (in questa fase preliminare soprattutto Emack), per il lancio, avvenuto a febbraio, di quello che diverrà presto il sito preferito di milioni di italiani (in attesa che lanciamo le traduzioni in altre lingue, ovviamente): Ars Ludica, di cui già esisteva un blog su Splinder e un forum su tgmonline, ma a cui questa sistemazione andava ormai stretta.

Di tutto questo mi vien da fare bilanci tutto sommato positivi. Bluehost si è rivelato finora un servizio di hosting generalmente affidabile (con qualche misterioso downtime che però raramente ha superato la manciata di minuti al mese), con un helpdesk competente, rapido ed efficente. Wordpress ha un po’ le sue idiozie di default, ma ne sto scoprendo le enormi potenzialità anche come Content Management System, grazie alla sua personalizzabilità estrema (se qualcosa che fa non vi va bene, la potete “sovrascrivere”). Gallery è rimandato a settembre… ehi, siamo a settembre! E’ un ottimo software, e credo che gli sviluppatori si stiano muovendo verso una doverosa semplificazione (grazie a un sistema di plugin); purtroppo attualmente rimane macchinoso e non ho ancora trovato un tema già fatto che mi vada bene (e non mi metto a farne uno nuovo). SMF è un ottimo motore per forum, con l’unica pecca di temi poco flessibili (un po’ troppe cose cablate dentro).

Il progetto Ars Ludica è promosso a pieni voti. Dico, per ciò che esula dalle mie (in genere meramente tecniche) competenze. Lo staff è straordinario, partendo da un Joe che praticamente è pappa e ciccia con le celebrità videoludiche (xD), passando per penne di grande calibro come Karat45 e d3ltr33, fantasisti come GanJo e ABS (che è anche un professionista pubblicizzatore nella blogosfera), tuttofare di grande intelligenza e abili PR come il già nominato Emack. Per dire solo quelli che hanno molto scritto per il blog, giacché altre persone di cotanto calibro si trovano anche semplicemente passeggiando per il forum. Insomma, è una bella sensazione sapere di far parte di qualcosa con così tanto potenziale, e che pur lentamente si è visto sempre in crescita.

Perciò ecco, il bilancio di quest’anno, internettianamente parlando, è positivo. Forse dovevo dirvelo, all’inizio, che non avevo intenzione di parlare degli altri fronti? ;)

Io sono per la libertàaaaa, non per le catene

StM - Friday, 21 September 2007, 18:53 - belinate, oblòg

Ma una catena all’anno ci può stare, dai. E poi già lo sapete che alle ragazze non so dir di no (”Vuoi che non venga a trovarti?” “Nnn… nnn… sì :|”).

Otto fatti / eventi casuali della mia vita.

1) Ieri ho battuto la testa e ho perso la capacità di contare.

8) Sinceramente non mi viene in mente nient’altro, abbuonatemi almeno l’ultimo.

Ora, siccome è una catena, la devo passare a 8 sfigat… blogger, perciò la passo, tipo, a Beppe Grillo (scusa Beppe!), e… oh, acci, l’ottavo non mi viene, dai, sette sono più che sufficienti.

(ehi, è stato più facile del previsto!)

Il pregiudizio di riflesso monetariamente costruito

StM - Thursday, 20 September 2007, 21:15 - diario, fotografismi, pillole

Se vai in giro con una Nikon D70 e un obiettivodellamadonna al collo, capita che i non esperti ti prendano per un professionista, per uno che se ne intende. Se adesso, nel mio caso, la cosa cominicia ad essere quasi vera (che non vuol dire che io sia bravo, ma ad intendermene comincio), non è mica sempre stato così. Per un anno sono andato in giro con quella cosa senza saperla usare. Epperò quando i turisti mi chiedevano di far loro delle fotografie con i loro apparecchi era per il pregiudizio che io, in funzione di quel mio possedimento lì, avrei fatto delle foto meravigliose.

Sono addolorato per il brusco risveglio che avranno avuto a casa.

Sono stato a lungo uno di quei ragazzotti che sfruttano al limite ciò che hanno, invidiando occultamente chi invece ha molto più di ciò di cui ha bisogno. Con questo in mente, sono diventato perlomeno qualcuno che calibra i propri possedimenti sulle proprie esigenze. Eppure mi trovo ogni tanto a possedere strumenti per esprimere la mia creatività più immeritatamente di altre persone. Insomma, mi sento in colpa. Se comincio a fare beneficenza per sopperire al senso di colpa, però, sparatemi.

Il diritto alla memoria

StM - Monday, 17 September 2007, 23:43 - diario, fotografismi, pensieri

Panchina stanchina

Era da molto tempo che non andavo su dalla stradina che porta alla “fonte del lupo”: un duecento metri scarso, con un tubo di plastica sgorgante acqua alla fine. Quando ero ragazzino era una tappa periodica, così come lo erano decine di altri posti che magari distano uno sputo da casa mia, ma in cui non vado più da secoli; perché qua non è che ci sia mai stato molto da fare, ma di posti in cui arrivare per poi dire “Bene, e adesso?” ce n’è in sovrabbondanza. Orbene, dicevo, molto tempo. Se dico dieci anni probabilmente non esagero. E sono alquanto sicuro che l’ultima volta questa panchina non ci fosse.

La natura ha senso dell’umorismo. Un giorno di qualche anno fa, quest’albero si è lasciato piantare un chiodo nel sedere senza fare obiezioni; e adesso eccolo lì, che disarciona al ralenti gli incauti viandanti che si azzardano a cercare ristoro dalle loro fatiche. Ahr ahr ahr, sembra di sentirlo.

Non so come mi è venuto da collegare le due cose. Voglio dire, la panchina e quanto sto per dire. Mettiamo che sappiate per certo di avere da tirare le cuoia di lì a poco. Non dico proprio 24 ore, ma entro l’anno. La domanda non è tanto “cosa fate?”, ma “quanto responsabili vi sentite nei confronti degli altri?”. Quanto credete di aver diritto di influenzare la loro vita anche a cuoia tirate?

A proposito delle assicurazioni sulla vita, Vance Packard illustra un approccio perdente e uno vincente per quel che riguarda la loro promozione pubblicitaria. Perdente: i familiari del defunto assicurato se la spassano grazie, ma soprattutto alla faccia, sua. Vincente: i familiari saranno grati per tutta la vita al nobile, lungimirante tiralecuoia, che continua a vegliare su di loro magari da una fotografia poggiata gloriosamente su di un trumeau. E’ inutile girarci intorno: non ci arrendiamo con la morte del corpo, crediamo di avere diritto alla memoria eterna.

Pur nella mia modestia di grande genio incompreso (gh) che aborrisce i riflettori, ho questo dilemma, questo nodo inscioglibile (volevo solo vedere come veniva scritto, brr, inscioglibile, brr): mettiamo che ci sia una persona a cui volete bene, ma tanto bene, un botto di bene; e questa persona sa che le volete bene, ma non immagina quanto; orbene, non è forse peccato di vanità, concessione al desiderio di immortalità, cercare di farle capire, nel tempo che rimane, questo quanto? Non è forse meglio tenere la mano leggera e facilitare il corso della vita altrui, senza intromettersi?

Insomma, la vogliamo mollare questa cadrega, quando non ci spetta più?

‘nduma a v’ggièe

StM - Saturday, 15 September 2007, 1:06 - cronache, oblòg, pensieri

Dalle parole di mio padre:

Mio nonno è stato uno dei primi della zona a prendere una radio. Arriva a casa con lo scatolone, la appoggia su un ripiano, la accende e comincia a girare le manopole per sintonizzarla.

Si comincia a sentire qualcosa. Aggiusta la sintonia, e il qualcosa prende la forma di una messa. Gira nuovamente la manopola, si comincia a sentire qualcos’altro: una preghiera.

Al che mio nonno guarda mia nonna, mia nonna lo guarda di rimando, e lui fa: “Belìn, cosa g’avemo accattò, ‘na cassoetta piena di preiti?*”.

*=Belin, cosa abbiamo comprato, una scatola piena di preti? (audio simil-dialettale)

Una volta, mi dicono, in tempi pre-televisivi, c’era l’abitudine di “andare a vegliare”. Da queste parti, almeno. Alla sera ci si riuniva, vicini e amici (distinzione forse superflua, allora), tutti in una casa, e si passava il tempo insieme; tra le altre cose, parlando, raccontando aneddoti o storie del tutto inventate (e appassionanti). C’era spazio per la creatività e per il senso dello spettacolo di ciascuno, senza per forza passare da un palcoscenico o da uno schermo televisivo.

Perché poi è venuta la televisione. Che all’inizio la si guardava nei locali pubblici, insieme agli altri, ed era fatta anche in funzione di questo. In seguito, ciascuna famiglia prima, e ciascuna persona poi, ha cominciato ad avere la propria televisione. Creatività imposta dall’alto, e soffocata o pilotata in basso (chi non ha degli amici che imitano benissimo quel personaggio della televisione?). Niente più veglie in compagnia alla luce di un lume a petrolio: tubo catodico per tutti.

Il blog (così come l’equivalente video, o audio, o quel che volete) è una cosa incatalogabile. Se in passato s’è provato a farlo, qui sopra, in realtà non si era serii. I blog sono figli della cultura televisiva; e di quella letteraria; e di quella della internet dei primi tempi; e della internet di oggi; e dei milioni di passioni degli esseri umani; e dell’onnipresente e inevitabile lavorìo degli ormoni. Di tanto in tanto, un blog ti racconta le cose come se fossimo lì, venti persone in una stanza, alla luce di un lume a petrolio, ad ascoltare in silenzio il racconto di qualcuno che di giorno è l’umile persona che è; ma, in quel momento, e fino alla fine del suo racconto, per noi rappresenta l’universo.

Cose

StM - Tuesday, 11 September 2007, 0:11 - fotografismi, pensieri

L'unico scorcio decente trovato in un'intera giornata nuvolosa

“A me non interessa avere delle cose, nella vita”, mi è stato detto un giorno. Suo il corsivo.

Le cose ti permettono di fare cose, le cose ti ricordano di persone, le cose possono rendere il mondo più bello. Non c’è nulla di male nelle cose.

Ma aveva ragione. Ha ragione. E quanto abbia ragione è lasciato come compito a casa per lo studente. Qui verrà presentata solo una traccia di spunto.

Che significato ha per me la “cipolla” che portava nel taschino mio nonno? Io nemmeno l’ho mai visto, mio nonno! Quella cipolla è un ricordo, per mia madre; per me è poco più di una reliquia di una religione a cui non appartengo (o che non mi appartiene, a seconda). Ha un senso forse ricordare e conservare le cose *fatte* dai nostri antenati; ma quale senso ha conservare le cose da loro *comprate*, a meno che non ne facciamo uso? Memoria? Di che? Che memoria avrà del trisnonno il bimbetto che scasserà il cipollone d’oro a 18 carati su un roccione aguzzo per farlo smettere di ticchettare fastidiosamente?

D’altra parte c’è il vedere le cose come una nostra estensione. Quelle che permettono di esprimere il nostro estro, il nostro genio, la nostra demenza. Quelle che se te ne separano ti senti amputato (a parte il caso dell’armonica, che se me ne separano mi sento più sano che se ce l’ho, visto che mi ricorda che ho la potenza di fiato di una grattugia). Di primo acchito sembra una devianza, ma a ben pensarci non c’è NESSUNA parte del nostro corpo che abbiamo la garanzia non ci abbandonerà mai. Nessuna. E non toccatevele, ché non sono garantite nemmeno quelle.

La pappa

StM - Sunday, 9 September 2007, 1:51 - pillole, pindaro

Un altro modo di manifestare affetto prende la via del cibo. Affetto, seduzione, dominio, tutte facce di una qualche misteriosa medaglia che ci teniamo dentro. Manifestare, ricevere, anche entrambe le cose contemporaneamente, quindi volerSI bene; o negarselo.

Trovo triste che a qualcuno il preparare pranzo e cena sia l’unico modo concesso, peraltro non riconosciuto, di dare affetto.

Il maggico obiettivo Nikkor 18-200 f/3.5-5.6 G IF-ED AF-S VR DX SARCAZ: si estende anche da solo!

StM - Thursday, 6 September 2007, 21:56 - fotografismi

(Per orientarvi fra le sigle, ovviamente Wikipedia)

Durante il mio primo (e per ora ultimo) viaggio con la Nikon D70 appresso, avevo appresso anche lo zoom 18-70 facente parte del suo bundle di qualche tempo fa, e che credo sia in possesso della maggioranza dei prosumer nikonisti in circolazione. Una buona ottica invero, senza particolari difetti (se non lievi distorsioni a varie focali). E se usata bene produce risultati di tutto rispetto (che soggezione che mi mette questa ragazza!).

Nel suddetto viaggio mi è successo spesso, però, di non riuscire a fare sempre gli scatti che volevo, in particolare a medio tele (cioè quelle focali telescopiche ma non così tanto da richiedere la mano di un cecchino o un treppiede); e così ho ponderato l’ipotesi di un secondo obiettivo, un tipico 70-300. Mi sono purtroppo reso conto che un tale oggetto non centrava le mie esigenze: la focale 300, specie se non coadiuvata da un motore di riduzione del movimento e non in piena luce del sole (in cui si può abbondare nella velocità dell’otturatore), richiede indubbiamente un treppiede, e non viene utile poi così spesso; il cambio dell’obiettivo, poi, specie se in viaggio, è una grana.

Figuratevi lo stupore seguito da gioia quando ho letto che esistono obiettivi 18-200, un’escursione 11x: una manna. Leggo, m’informo, confronto pro e contro, faccio un rapido calcolo di quanto posso ricavare svuotando la mia camera su ebay e quanto spazio di manovra mi lasci il vivere ancora con mammà (:P), quindi mi decido e acquisto.

Hint #1: se volete 4 anni di garanzia sui vostri obiettivi Nikkor, assicuratevi che nella confezione sia presente la Nital Card (in genere si specifica “Garanzia Nital”). Potrebbe costare di più rispetto ad altre alternative, per meccanismi di importazione parallela o altri motivi, ma valutate cosa per voi è più importante. Se pensate di morire nei prossimi due anni vi consiglio di risparmiare e accontentarvi della garanzia di 2 anni del produttore.

L’obiettivo è qui con me da una manciata di giorni. Non sono ancora uscito fuori a provarlo in lungo e in largo, quindi non so ancora se sono del tutto contento o no. Qualche prova stupida mi ha fatto intuire che abbia notevoli potenzialità (in particolare il motore di riduzione delle vibrazioni della mia mano da malato di Parkinson è efficace e in maniera anche molto evidente), ma ho notato questi due difetti:

  1. A 18mm la distorsione a barilotto è così terribilmente evidente da renderlo quasi inutilizzabile, a meno di correggere le foto a posteriori o di ritenere *artistica* tale distorsione (più o meno era questa l’intenzione per questa foto scattata con il 18-70)
  2. Alle focali intermedie, se diretto verso l’alto o verso il basso senza essere tenuto fermo (cosa in genere facilitata dalla tipica impugnatura della fotocamera, mano destra sul pulsante di scatto e mano sinistra che regge l’obiettivo) lo zoom tende a rientrare o allungarsi da solo. Leggo che è un difetto comune a molti zoom, e non dà molto scandalo (anche perché un professionista non lo userebbe comunque, coff coff); però è fastidioso e credo dovreste tenerlo in considerazione se pensate di acquistarlo. Io credo che cercherò qualche soluzione ingegnosa, pratica, e quindi degna di me per ovviare all’inconveniente.

Questo video vi impone virtualmente di acquistarlo, ma parla anche del difetto succitato.

Però so già come andrà a finire: appena avrò preso un obiettivo a focale fissa getterò via tutte le altre ottiche. Sigh. E appena avrò messo le mani su una bella fotocamera meccanica reflex a pellicola getterò via anche la digitale. Sob. Per ora, fortunatamente, la Super Baldina del 1938 (che non è reflex) non mi sta tentando molto in questo senso.

Balda - Super Baldina (versione del 1938)

(la foto, ellosò che è scura ma preferisco l’oscurità al rumore, è scattata con sensibilità ISO 1000, focale 200 mm, 1/30 secondo di tempo di scatto; in genere dal trentesimo di secondo in giù le mie foto vengono mosse già alle focali medie, mentre qui, almeno macroscopicamente, sembra nitida - poi zoomando i bordi sull’originale si vede una sembianza di aberrazione cromatica su cui indagherò, ma credo che il tempo di esposizione abbia avuto parte in questo; tanto per ribadire, comunque, che il vero valore aggiunto dell’obiettivo forse è il motore VR e non l’estensione focale; per il resto potete forse notare a 200 mm un accenno della distorsione contraria al barilotto, quella da spilli nel cuscinetto)

UPDATE: ho ritrovato anche l’esauriente articolo che mi sono spulciato prima di decidere.