Vite sognate e angeli

Per solidarietà al clima e al mio umore, ecco un film in cui il sole non splende mai, se non nell’ostinato sorriso di Isa (Élodie Bouchez). Con La vie rêvée des anges (La vita sognata degli angeli) Erick Zonca ci narra con delicatezza la vita eterea, fragile, ma intensa come i morsi della fame di due ragazze che si incontrano per caso, e si aggrappano una all’altra come due naufraghi del sogno nel mare della realtà. Lungi però dall’avere la testa tra le nuvole o persa in progetti strampalati, Isa e Marie scavano nell’oggi, ciascuna a proprio modo ma sempre per quanto possibile insieme, senza fare molto concreto pensiero non dico al domani, ma al tra poco. L’adesso è sfuggevole, incontrollabile, e pur afferrato per la gola non assottiglia l’imprevedibilità del poi.

Vidi questo film la prima volta alla sua uscita, otto anni fa, e mi sono rimaste impresse fino ad oggi le sensazioni che mi aveva dato, di nuvolosità e di vuoto allo stomaco. Rivedendolo ora, pur trovandomi riconfermate quelle sensazioni, mi sono accorto di aver dopotutto dimenticato diverse altre cose. In aggiunta, non avevo colto quanto fosse bella Natacha Régnier (Marie); il che è comprensibile, visto che Marie mostra al mondo la faccia sarcastica, rabbiosa o sofferente di chi non ha nemmeno un destino di cui essere padrone; ma imperdonabile. Arrivato approssimativamente al fotogramma un cui restringimento di campo è riportato qui a sinistra, ho messo in pausa la riproduzione e l’ho fissato per un po’, rapito (probabilmente sareste più rapiti anche voi se sapeste di che scena si tratta). Forse sto sviluppando a forza un senso della fotografia che mi fa apprezzare certe inquadrature che sono intensi ritratti in appena percepibile movimento, o le decorazioni e la resa degli interni con colori caldi e nitidi, o ancora le riprese con luce naturale (senza sole), un po’ scure ma cariche di atmosfera; il che è una buona notizia per il film, perché mi trova soddisfatto anche da questo punto di vista.
Per quanto lo sguardo sulle due ragazze sia delicato, comprensivo, intimo, La vita sognata degli angeli non risparmia loro e allo spettatore l’incursione nelle carni della lama affilata del dolore; e per quanto lo spettatore non sappia, indirettamente, cosa passi per la testa a Isa e Marie nel momento in cui la lama colpisce, proprio l’intimità dello sguardo gli permette tuttavia di vivere nei loro panni; ma, così come le visioni del mondo di Isa e Marie contrastano e generano reazioni diverse, anche lo spettatore potrà sentire dentro di sé la propria e portare avanti il proprio sogno reale di celluloide.
Eventuali difetti non saranno qui riportati perché non è tanto quello che il film è, che è importante, ma quello che suggerisce - e forse sarebbe un peggior suggeritore se fosse più perfetto. La vita sognata degli angeli non vi metterà di buon umore, di questo tenetene conto, anche se comunque a tratti vi farà sorridere. E’ un film francese, sì, ma anche se odiate i film francesi dategli una possibilità, perché è molto più concreto di quanto il titolo possa far supporre. Sarebbe stato meglio se avessi rimandato la visione ad un altro momento, ma, uhm, questo in effetti non vi interessa.

…questo è un colpo basso, non si può ritirar fuori questo film quando fuori è estate e uno vorrebbe solo rilassarsi e sognare… quindi non lo commenterò, anche perché secondo me è difficile aggiungere qualcosa ad un’ opera così essenziale (e quindi perfetta)…
seamaster
20 Aug 07 at 16:47
Qui, fuori continua a fare freddo, “nuvolo”, e occasionalmente a piovere.
StM
20 Aug 07 at 16:52