Qualcosa dev’essermi sfuggito riguardo al settore alberghiero ceco

StM - Thursday, 30 August 2007, 0:14 - diario

Ecco, perché mi è tornato in mente proprio or ora che stavo quasi per, Manitù ce ne scampi, andare a dormire ad un’ora decente.

Sarà che ormai sono un viziato, sarà che ho un occhio di riguardo per il rapporto costo/benefici, capita che quando mi muovo io mi piazzi anche nell’albergo quattro stelle, generalmente privilegiando la posizione sopra ogni altro criterio (e se anche costa *un poco* - siam liguri dopotutto - di più, poco male). A Praga è infatti successo così: mi sono infilato nell’Hotel K+K Felix, praticamente su piazza Venceslao.
Please put the shower curtain inside the bath tub
Quello che ancora non sapevo era che nella stessa via stazionavano non uno ma DUE locali neanche tanto equivoch… equivoc… equivoqui (tiè). Così, mentre alla sera me ne tornavo alla temporanea magione, avevo solo l’imbarazzo della scelta se prediligere il marciapiede dal lato dell’uno o dell’altro locale, mostrandomi, in entrambi i casi, in tutta la mia vulnerabilità di giovincello dall’aspetto un po’ sfigato, solo, ed evidentemente italiano, agli indefessi buttadentro. Mi spiace di non aver contribuito alla loro soddisfazione lavorativa, ognuno è stronzo come può.

Tornando all’hotel. Sono evidentemente italiano se rido di messaggi come quello che vedete in foto, abituato poi come sono ad hotel in cui non bagnare per terra è fisicamente irrealizzabile (mi sovviene un certo hotel di Milano a due stelle, un certo altro di Bologna a tre). Comunque il bagno e la stanza sono promossi, assenza del bidet a parte.

La colazione è ordinaria, e per la parte dolce è decisamente deludente (dei bomboloni e delle sfoglie ci sono le controfigure); la parte salata non l’ho esaminata, visto che se mangio carne alla sera non mi va di replicare al mattino.

E veniamo a quello che veramente mi sfugge. La prima mattina, mentre ancora temporeggiavo nel letto, sento bussare, alzo la testa dal cuscino, la porta si apre. “Uh… hello?”, domando. “Sorry… you didn’t answer…”, mi dice la signora/ina, e richiude la porta. Stocazzo iudidentansuer, se permetti. Che maniera è? Rifare le camere alle NOVE? Comunque io sono un ragazzo tranquillo, sarà stato un banale errore, lo dimentico dieci minuti dopo; esco, rientro a sera. Letto come l’avevo lasciato, asciugamani bagnati: non sono passati a fare la stanza. Capisco il perché la mattina dopo, uscendo: la signora/ina aveva appeso il cartellino “Don’t disturb” fuori dalla porta (che, peraltro, non avrei potuto mettere io perché nella stanza non esisteva). Stocazzo dontdisturb, se permetti. Uscendo lo giro, “Please service my room”, e ok. Alla sera non lo ritrovo, ma la stanza è rifatta.

Ci credereste? La mattina dopo qualcuno entra DI NUOVO, forse mentre mi sto lavando i denti (stavolta nemmeno il disturbo di bussare). Esce subito, accorgendosi della mia presenza. Ma ditemi voi. Magari qualcosa mi sfugge; magari sono un gretto turista che non comprende le usanze dei paesi che visita; magari veniva a darmi il bacino del buon risveglio; però, insomma, è la prima volta che mi capita una cosa del genere, e mi pare decisamente STRANA.

Messaggi di stato (dementi) (7)

StM - Monday, 27 August 2007, 10:53 - belinate, estensioni digitali

Essì, continua la lunga serie!

Let the penguins and polar bears come to me

*

Loading mind: |####67.1686249%_____| (warning: memory space is almost full; free some memory… i. e., stop thinking about THAT and THAT and THOSE)

*

Qu’est-ce que c’est l’amour? L’amour est un message écrit par quelqu’un qui n’a pas une tète, pour quelqu’un qui n’existe pas, et en ne disant rien.

*

violata restrizione di unicità (ORBITALI.ELETTRONE). Cambiare spin o andare su un altro orbitale. Firmato: Pauli

*

In internet, 300.000 siti web istigano all’anoressia. (Ma non era all’onanismo?)

*

In attesa di godot.beckett.com…

*

(la paternità del seguente non è mia ma non ricordo di preciso chi ha detto che cosa e quando… tutto su un forum, comunque)

-ma una cosa che mi eccita molto è “scaldarla” con del sesso orale

-Tipo il bue e l’asinello?

-Probabilmente è fidanzato con una ragazza diesel.

*

Ogni volta che apri un blog su Windows Live Spaces o myspace, da qualche parte un StM cade morto… cattivo! Nessuno pensa ai poveri piccoli StM :”’(

*

“Cosa fai a capodanno?” “Mi drogo, mi butto da un ponte e poi vengo da te a picchiarti. Ma potrei cambiare ordine delle operazioni”

*

Che roba è il JDBC? Ma… un famoso gruppo (hard) rock, no?

Irish songs - cosa c’è di difficile nel capire la differenza tra autore e produttore?

StM - Saturday, 25 August 2007, 14:07 - online life

Nel 1998 Goran Bregovic, con le migliori intenzioni, produce un album di canzoni irlandesi. Produce nel senso di: tira fuori i soldi per (eventualmente) registrare e sbattere su qualche migliaio di CD delle canzoni. Sottolineiamo il concetto: qualcuno suona quelle canzoni, ma NON LUI. Lui se ne sta in poltrona ad ascoltare.

Bene.

…in pratica online è impossibile capire chi sono autori ed esecutori delle singole canzoni. Sono tutte etichettate come “by Goran Bregovic”. Quelle canzoni sono di Bregovic come lo sono questo paio di palle - e no, non sto tenendo in mano le palle di Goran; nemmeno le mie se è per questo; era per dire. Cercate su Google, su Amazon, sui database di cd, su emule, su ogni singolo tag ID3 dei file spiratozzi che potete trovare: Author: Goran Bregovic.

Ma vi spuntasse un kalashnikov dal water la prossima volta che vi ci sedete sopra (e che possiate non trovarlo piacevole).

Il mio spirito filologico ha avuto un moto d’orgoglio e ha deciso di raddrizzare i torti. Credo di aver identificato correttamente 13 autori/esecutori su 15. Se voi ne sapete più di me, o se possedete il cd originale (*e* in tale cd sono presenti queste informazioni, cosa di cui un po’ dubito), segnalate senza por tempo in mezzo.

01 - The Chieftains - Ev chistr ‘ta, laou! (Cider-drinking song)
02 - Blair Douglas - The landlord’s walk
03 - Unknown - Worship
04 - The Chieftains/La Bottine Souriante - Le lys vert
05 - Loreena McKennitt - Stolen child
06 - Blair Douglas - Nelson Mandela’s welcome to the city of Glasgow
07 - The Chieftains/The Rankins - An innis aigh
08 - The Chieftains - Daos-tro fisel (Dance from Fisel country)
09 - David Arkenstone - Stormcry
10 - Unknown - Farewell to Ireland
11 - The Chieftains - Marches (From the Vannes country)
12 - Mary Jane Lamond - A mhairi bhoidheach
13 - Davy Spillane - Callow lake
14 - The Chieftains/Ashley Macisaac - My home; The contradiction; Julia Delaney
15 - Loreena McKennitt - Lullaby

Dando retta a questa pagina, tra gli autori dovrebbe essere presente anche un certo Richard Sonther, che però non ho trovato associato a nessuna canzone. Se ne sapete di più dite. “Worship” mi è completamente oscuro. Di “Farewell to Ireland” ho trovato diverse versioni, ma vai a sapere chi l’ha eseguita in questa compilation. Da notare come diverse canzoni vedano i Chieftains impegnati in tandem con altri autori… credo abbiano registrato un intero cd in collaborazione con autori di qualche posto, ma ho perso l’informazione; ciò comunque potrebbe essere segnale di qualche errore o svista più nascosti.

Questo post è ovviamente di scarsa utilità visto che il cd non è nemmeno questa diciottesima meraviglia del mondo, però il pressapochismo mi fa flottare i genitali, ecco, e quando s’ingrandisce nella cassa di risonanza della rete ancora di più.

L’angolino su spazio curvo della sienza allegra

StM - Wednesday, 22 August 2007, 21:52 - belinate, scritti

Data astrale blblbl-h4 G61 secondo la datazione disecondammano. La nave interstellare Deadly Sluggish Dead Slug viaggia alla velocità della luce, verso una destinazione ignota o di cui comunque non ci fotte nulla.

Il capitano pensa che quel tizio strambo coi capelli ancora più strambi, all’inizio del 1900, era un pivello. Visto? Viaggiare alla velocità della luce si può, eccome!

Capitano: Signor primo ufficiale, intanto la informo che lei è così irrilevante per la vita dei lettori che per tutta la durata del post sarà chiamato solo “primo ufficiale”, senza nemmeno un nome di battesimo.

Primo ufficiale: Sono estremamente dolente, Capitano.

Il capitano finge di non accusare il colpo strangolando noncurante il secondo ufficiale, che passava di lì, ancora più inutile ai fini della storia.

Capitano: Ad ogni modo, signor primo ufficiale, se non diciamo qualche cazzata, piuttosto che starcene per i fatti nostri, poi credono che questo sia 2001: Odissea nello spazio e cambiano canale perché hanno un pessimo gusto in fatto di cinema. Mi dica, boh, che tempo fa fuori?

Primo ufficiale: Capitano, di tutte le cazzate poteva anche…

Capitano: Ok, ok, mi rendo conto che la capacità d’improvvisazione non sia il suo forte. Ma… cosa vedo sullo schermo, sulla nostra strada? Un carro di mugghioni interstellari? Gli faccia i fari per farlo spostare.

Il carro viene investito in pieno nello stesso istante in cui il capitano lo nota. I mugghioni scompaiono per sempre dall’esistenza in un’esplosione di energia.

Primo ufficiale: andiamo Capitano, lo sa anche lei, siamo a velocità luce… non possiamo illuminare nulla perché tanto andremmo alla stessa velocità della radiazione luminosa, e vediamo le cose nello stesso momento in cui ci vengono addosso, non prima.

Capitano: lo so, lo so, ma lei continua a non collaborare, porca miseria, non è stufo di stare qui a grattarsi le palle? Lei ci morirà su questa nave, ne è al corrente? E ci moriranno anche i suoi figli, e forse i figli dei suoi figli. La nostra meta, di cui al lettore comunque non fotte nulla, è così lontana da richiedere un viaggio di molte generazioni. Faccia come crede, ma fossi in lei proverei a godermelo, il viaggio.

Primo ufficiale: sono anche d’accordo, Capitano, ma la fisica è la fisica. Tra l’altro vorrei farle notare che stiamo parlando in un mezzo che si muove a velocità luce, e non mi spiego come le onde sonore possano propagarsi, visto che la velocità luce non è superabile e va considerata in sistemi di riferimento assoluti.

Capitano: Non spogli le sorprese al lettore, e piuttosto vada a prendermi una tazza di Pih-sio dal distributore in poppa, visto che è così noioso.

Primo ufficiale: d’accordo Capitano, ma dovrebbe trattare con più rispetto coloro che le devono portare dei liquidi in contenitori aperti.

Il primo ufficiale esce.

Passa diverso tempo e il primo ufficiale non si fa vedere, né sentire. Il Capitano, più assetato che preoccupato, si dirige a poppa, e trova il primo ufficiale seduto di fianco al distributore automatico.

Capitano: be’? E il mio Pih-sio?

Il Capitano nota una tazza di fianco al primo ufficiale, la prende e ne scola il contenuto.

Primo ufficiale: Capitano, quello era solo l’additivo, il Pih-sio ce lo dovevo ancora mettere.

Il Capitano finge di non aver sentito, anche perché la bevanda gli era piaciuta più del solito.

Capitano: perché non è tornato indietro?

Primo ufficiale: Capitano, lo può capire da sé. Provi a tornarci lei, indietro.

Il Capitano prova a fare qualche passo verso la prua, ma non riesce.

Primo ufficiale: visto? La Relatività speciale, Capitano… in quella direzione stiamo già andando a velocità luce; anche una camminata, sebbene in termini relativi sia poca cosa, in termini assoluti si aggiungerebbe alla velocità della nave e supererebbe la velocità luce; ma ciò non è fisicamente possibile.

Capitano: e non poteva avvisare? Ora come ci torno alla plancia di comando? Anzi, come farà CHIUNQUE a tornarci?

Primo ufficiale: Capitano, non che non abbia provato a chiamarla sul telefono quarkullare, ma era tutto inutile, anche le onde elettromagnetiche non possono…

Capitano: ok, ok, ho capito; ma ora che facciamo?

Primo ufficiale: le sembro uno che lo sa?

Il Capitano fissa con una nuova qualità di ribrezzo il suo sottoposto; poi si siede di fianco a lui.

Capitano: non ho visto nessuno del’equipaggio. Dove sono?

Primo ufficiale: in bagno, Capitano. Tutti quanti. Il bagno è l’ultima stanza in poppa, capisce…

Capitano: capisco. Siamo fottuti, signor primo ufficiale.

Primo ufficiale: per una volta siamo d’accordo, Capitano. E, se non le dispiace, vorrei che smettessimo di sfruttare questo paradosso per cui possiamo comunicare tra noi in dispregio dell’insuperabilità della velocità luce. Dopotutto, non è che mi sia mai molto fregato di sentire le sue stronzate, Capitano.

Una linea di massa e lunghezza infinite si perde in silenzio nelle profondità dello spazio verso una destinazione di cui, comunque, al lettore non fotte nulla.

Segnalazioni varie e telegrafiche

StM - Monday, 20 August 2007, 22:37 - estensioni digitali, fotografismi, oblòg, segnalazioni

Habemus Maya, again? Su, su, una sventagliata di commenti di incoraggiamento.

Per gli appassionati d’arte moderna, ho sbrodolato un po’ di foto prese in un bel museo praghese qui. Non ho messo solo le foto di cui sono soddisfatto, ma anche alcune che riprendevano opere meritevoli, soprattutto quindi per darvi un’idea del contenuto del museo (e invogliarvi a visitarlo, se vi interessa). L’album è protetto da password, per non farlo indicizzare dai motori di ricerca e non far quindi inalberare i gestori del museo con questa mole di fotografie “per uso personale” usate in modo poco personale. Che so di cosa sono capaci, ragazzi miei, mi hanno defraudato di BEN DIECI minuti di visita, scacciandomi alle 17.50 quando l’orario di chiusura era alle 18 (ho ancora il segno psicologico del trauma). Vi spedirò la password se me lo chiederete in un commento o via meil (possibilmente non diffondetela, o se proprio avvertitemi…).

Poi un uso personale di mezzo pubblico. Ho la casa che trabocca di schifezze. Quelle che elencate a questa pagina sono quelle più a rischio bidone, che farmi lo sbattimento di ebay non ne ho più tanta voglia. Fondamentalmente ne ho piene le scatole di mettere avvisi grandi come case e trovarmi gente che mi chiede perché quello che gli ho venduto non è compatibile con quello che hanno, cioè esattamente lo scenario che avevo descritto nell’inserzione; sono stufo della gente che ti chiede di regalare loro le cose (a cui rispondo sempre “no, guarda, il bidone mi viene più comodo”); sono stufo dei maniaci del’albo in condizioni perfette, come fresco di stampa… ho una casa, non una cassetta di sicurezza a microclima; faccio quello che posso, ma essenzialmente io i fumetti li *leggo*, non li uso per testare misuratori di rugosità. E quindi, insomma, spero che quella paginetta lì aiuti me a liberare un po’ casa e nel contempo faccia felice qualcuno di voi. Non siate troppo avidi, però, ho appena fatto spese folli, accidenti a me -_-”’. La pagina sarà aggiornata di tanto in tanto con le entrate e le uscite (probabilmente le entrate più rilevanti verranno anche segnalate qui, ma anche no).

Infine, tanto per fare un post in cui parlo proprio di tutto… ma lo sapete che ho sempre trovato molto carine le trasmissioni con Syusy Blady e Patrizio Roversi sparpagliati ai quattro angoli del pianeta? E non perché in tal modo stanno lontani dall’Italia, tutt’altro! La povera televisione in casa mia è sempre spenta, però stasera è stata casualmente accesa su Evoluti per caso, e devo ammettere di non aver provato nemmeno un attimo di noia (sensazione tristemente frequente nel mio caso, per quel che riguarda la tv)! Certo, lei potrebbe anche lasciar parlare un po’ di più gli altri, che caspiterina mette le parole in bocca anche alle leggende viventi che intervista perché non hanno la sua capacità di emettere 6000 parole al minuto, però sono tizi simpatici, i temi sebbene concentrati sono interessanti, e se anche scappa qualche cazzata ogni tanto, in fondo tutto fa brodo.

Ok, sono in una fase di post-frenzy, ma ne devo fare ancora uno e poi mi calmo, eh. Forse.

UPDATE: mi ero dimenticato di questo. Se un pochino vi piacciono i videogiochi scoppiatevi assolutamente i due podcast di AIO, sono mortali :D

Vite sognate e angeli

StM - Monday, 20 August 2007, 13:52 - il criticone

Élodie Bouchez

Per solidarietà al clima e al mio umore, ecco un film in cui il sole non splende mai, se non nell’ostinato sorriso di Isa (Élodie Bouchez). Con La vie rêvée des anges (La vita sognata degli angeli) Erick Zonca ci narra con delicatezza la vita eterea, fragile, ma intensa come i morsi della fame di due ragazze che si incontrano per caso, e si aggrappano una all’altra come due naufraghi del sogno nel mare della realtà. Lungi però dall’avere la testa tra le nuvole o persa in progetti strampalati, Isa e Marie scavano nell’oggi, ciascuna a proprio modo ma sempre per quanto possibile insieme, senza fare molto concreto pensiero non dico al domani, ma al tra poco. L’adesso è sfuggevole, incontrollabile, e pur afferrato per la gola non assottiglia l’imprevedibilità del poi.

Natacha Régnier

Vidi questo film la prima volta alla sua uscita, otto anni fa, e mi sono rimaste impresse fino ad oggi le sensazioni che mi aveva dato, di nuvolosità e di vuoto allo stomaco. Rivedendolo ora, pur trovandomi riconfermate quelle sensazioni, mi sono accorto di aver dopotutto dimenticato diverse altre cose. In aggiunta, non avevo colto quanto fosse bella Natacha Régnier (Marie); il che è comprensibile, visto che Marie mostra al mondo la faccia sarcastica, rabbiosa o sofferente di chi non ha nemmeno un destino di cui essere padrone; ma imperdonabile. Arrivato approssimativamente al fotogramma un cui restringimento di campo è riportato qui a sinistra, ho messo in pausa la riproduzione e l’ho fissato per un po’, rapito (probabilmente sareste più rapiti anche voi se sapeste di che scena si tratta). Forse sto sviluppando a forza un senso della fotografia che mi fa apprezzare certe inquadrature che sono intensi ritratti in appena percepibile movimento, o le decorazioni e la resa degli interni con colori caldi e nitidi, o ancora le riprese con luce naturale (senza sole), un po’ scure ma cariche di atmosfera; il che è una buona notizia per il film, perché mi trova soddisfatto anche da questo punto di vista.

Per quanto lo sguardo sulle due ragazze sia delicato, comprensivo, intimo, La vita sognata degli angeli non risparmia loro e allo spettatore l’incursione nelle carni della lama affilata del dolore; e per quanto lo spettatore non sappia, indirettamente, cosa passi per la testa a Isa e Marie nel momento in cui la lama colpisce, proprio l’intimità dello sguardo gli permette tuttavia di vivere nei loro panni; ma, così come le visioni del mondo di Isa e Marie contrastano e generano reazioni diverse, anche lo spettatore potrà sentire dentro di sé la propria e portare avanti il proprio sogno reale di celluloide.

Eventuali difetti non saranno qui riportati perché non è tanto quello che il film è, che è importante, ma quello che suggerisce - e forse sarebbe un peggior suggeritore se fosse più perfetto. La vita sognata degli angeli non vi metterà di buon umore, di questo tenetene conto, anche se comunque a tratti vi farà sorridere. E’ un film francese, sì, ma anche se odiate i film francesi dategli una possibilità, perché è molto più concreto di quanto il titolo possa far supporre. Sarebbe stato meglio se avessi rimandato la visione ad un altro momento, ma, uhm, questo in effetti non vi interessa.

Sparky

StM - Sunday, 19 August 2007, 12:46 - opere altrui

One of the nicest things about joining the NCS was getting the chance to meet and know my childhood hero, Charles M. Schulz. His friends called him Sparky. Sparky was everything you would want the creator of Peanuts to be. He would say that if you knew his strip you knew him. I can’t read his comic without hearing his distinctive Minnesota voice speaking for all the characters. His work and life continue to inspire me.

Nothing really prepares you for the demands of doing a daily comic strip. You wouldn’t think that something that looks so simple could be so hard. One of my first questions to Sparky after I had just started on Mutts was, “Does it get any easier?” He looked me straight in the eye and without hesitation stated an emphatic “No.” And then we laughed.

Tratto da Patrick McDonnell, 2003, The comic art of Patrick McDonnell, Harry N. Abrams, Incorporated, New York (consigliato tempo addietro da Balloons).

Ok, sono meteoropatico anch’io

StM - Thursday, 16 August 2007, 1:05 - diario, fotografismi, nosce te ipsum

Alberi perduti nella nebbia

Un ferragosto che è stato un assaggio d’autunno; è vero che l’illusione è dovuta a maglietta e pantaloncini, altrimenti altro che fresco; ma sei lì che bruci delle cose nel caminetto e ti accorgi di godertelo, quel tepore. E ti ricordi anche dell’ultima volta che hai passato un inverno riscaldato da un calore che non fosse quello del fuoco: ormai molto, molto tempo fa. E l’ultimo calore invernale che ti rammenti è quello di un abbraccio scoppiato all’improvviso, in mezzo alla folla, in una di quelle giornate d’autunno in cui il fiato condensa e le mani, se non le tieni strette alle sue, sembrano non appartenerti più.

Vien da sorridere che io son tipo tutt’altro che freddoloso, ma proprio il calore è un modo di dire “ti voglio bene”, nel nostro mondo; e così mi è capitato di stare piacevolmente spaparanzato in un abbraccio, sotto coltri di coperte, con un sorrisone goduto, sudando. Cose che non senti in certune situazioni, a dire il vero: in inverno sotto serie di piumoni, così come in estate senza nemmeno le lenzuola ma abbrancati stretti stretti con 32 gradi nella stanza. Fa solo sorridere, ecco tutto: il corpo si scorda magicamente di avere caldo, e crede anzi che senza quel’altro corpo vicino morirebbe di freddo, di soffocamento, di sete.

Non conto più quante volte mi è capitato di individuare dormienti sparsi in tacito bisogno di coperte, e coprirli; è una piccola cosa, ma se avete mai dormito un sonno agitato per il freddo, sapete benissimo quanta differenza possa fare un piccolo gesto. Se ci penso, è una delle poche situazioni in cui mi sono sempre permesso in qualche modo di prendere decisioni per altri; e se ci penso un altro po’, mi scopro a sostenere che avrei potuto in ben altre situazioni prendere decisioni per altri meglio di quanto abbiano poi fatto loro stessi; ma qui divago, pur potendo rientrare dalla finestra tirando in ballo i vari perché io non sia qualcuno con cui sia praticabile passare l’inverno.

Insomma c’è questa malinconia nell’aria. Due anni fa era ben maggiore, rammento, ma ci pensarono ben tre amici a farmi in qualche modo sorridere. Quest’anno, chissà perché, ho purtroppo l’abitudine di tenere la finestra chiusa di notte, quindi dovrò pensarci da me :D

How to be a complete dummy in Prague

StM - Monday, 13 August 2007, 3:39 - disegni, fotografismi

Innanzitutto devo dire una cosa: scegliete molto bene la vostra guida alla città. Prendiamo ad esempio la guida Mondadori: ha la carta patinata, non va bene. Invece la guida Lonely Planet è PERFETTA: carta porosa ma delicata, non appena avrete letto qualche riga tale proprietà si rivelerà SUBITO utile se non avrete carta igienica nei paraggi.

(traduzione: se possibile evitate la guida Lonely Planet di Praga; è inaccettabile tenere il segno in TRE pagine per avere UNA informazione, come può essere la posizione di un determinato locale; varie informazioni sono alquanto approssimative; ormai ho capito che sulle Lonely Planet anche un cesso pubblico può essere una perla di rara incantevole bellezza che scintilla in contrasto col pervasivo sostrato di squallore suburbano - che poi io effettivamente come prima foto abbia ripreso un cesso pubblico non è pertinente al discorso)

Poi non ho capito bene perché mi sono perso un paio di volte girando coi tram; forse quei manifestini in ceco alle fermate volevano dire “ehi, abbiamo cambiato tutta la fottuta viabilità, ma non vogliamo farlo sapere agli stranieri”. Per ripicca mi ritengo in diritto di affermare che fermate da cui passano una DOZZINA di tram, con ciascuno un percorso e una destinazione diversa, e il fatto che taluni di essi sembrano diretti da una parte ma poi ti fanno una serie dispari di inversioni a U, be’, è troppo sadico per una nazione che voglia definirsi civile. Ecco.

stm_a_praga_issue_1.jpg

Praga in agosto è una provincia italiana. Il 30% delle persone che ho visto erano senza dubbio alcuno italiane. Famiglie intere, per dire. Poi non è che io odii il mio paese (un po’ sì), ma facevo fatica a sentirmi in Repubblica Ceca con nelle orecchie favelle di ben altri (e noti) luoghi; anche se poi devo ammettere di avere apprezzato la generosa compagnia concessami dai figli di uno dei più amabili popoli della Penisola, perciò in fondo la mia è solo una lamentela a metà. Ma se mai vi tornerò, cercherò di scegliere un altro periodo :P.

In quattro giorni intensi ho imparato sulla fotografia più di quanto abbia imparato in quattro anni (da quando cioè mi gingillo con delle fotocamere). Non male. Non è che i risultati abbiano già raggiunto chissà quali vette di eccellenza, ma come si dice, capire i propri limiti è un buon punto di partenza per superarli ;). Le mie foto a tema Praga le potete trovare qui; per vedere gli ultimi aggiornamenti delle mie gallerie potete usare questo link (ora è anche nel menu in alto, mi pare più utile della home dell’album); nei prossimi giorni probabilmente creerò una sottocartella all’album Arte con il corpus più imponente (e interessante, devo dire, anche perché vi ho poco merito) delle foto scattate, quello riguardante Palazzo Veletrzni… ma siccome tali foto sarebbero per uso personale (già tanto che le lascino scattare, no?), sarà quantomeno protetto da password (a disposizione dei miei lettori, s’intende).

Il Puffo Brontolone avrebbe qualcosa da dire sul fare le valige

StM - Monday, 6 August 2007, 16:24 - diario, fotografismi

(come da messaggio di stato)

Io parto e non so praticamente nulla del luogo in cui approderò. Il che è entusiasmante, in un certo qual modo. Non so nemmeno come si pronuncia il nome della nazione o della valuta in inglese. Oh be’. Lo chiederò al primo che passa.

L’obiettivo del viaggio è scattare una bella foto. Basta una. Ma non è facile come sembra.