Rencontres
Potrei fare una carrellata, magari occultando sapientemente l’identità di costoro dietro le loro irriconoscibili iniziali… tipo, se dovessi ringraziare una certa Ylenia Komaneci: “ringrazio Y. K. per avermi fatto scoprire il frottage e la pesca melba“, assolutamente anonimo.
Evito.
Ci sono queste cose chiamate incontri. Un incontro sono delle persone che si trovano tutte nello stesso posto alla stessa ora, poi si salutano e se ne vanno. A peu près.
Ci sono cose che io chiamo incontri, e che sono durate mesi. Non nel senso che ci si è trovati in un posto il 27 gennaio e si è tornati a casa il 13 giugno. Nel senso che due vite non solo si sono trovate negli stessi dintorni spaziali e temporali, o mal che andasse contestuali (in tempi di internètt…), ma hanno anche interagito attivamente, pur non costruendo alcun piano comune per il futuro. La versione non cinica degli “amici monodose” di Fight Club: stelle cadenti nelle rispettive vite; pochi, apparentemente insignificanti secondi; ma da che mondo è mondo, alle stelle cadenti si demanda la realizzazione di desideri.
Ammetto di aver di tanto in tanto incautamente espresso desideri che non avevano motivo di essere, a queste stelle. E’ che purtroppo sei lì con la tua piletta di desideri che stanno in un pugno chiuso, si contano sulle dita di una mano, anzi mezza mano (2,5?), desideri anche modesti e ragionevoli (e no, qui non inserisco una battuta - too easy it would be); ma alzi il naso e il cielo è sempre nuvoloso; per forza quindi, che appena vedi qualcosa scintillare da dietro un buco tra le nubi ti viene da snocciolare tutto il contenuto del tuo pugno, a mitraglia. Ma imparerò a contenermi, d’ora innanzi (“Ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d’oro…”).
Questi effimeri corpi celesti (qualcuno in effetti era carino, ma ehi, non è questo il senso), pur senza realizzare desideri (ma proprio niente, eh), hanno però lasciato un segno indelebile. Un segno nell’anima. Mi hanno lasciato qualcosa che spero un giorno di restituire loro magari con un “avevi ragione”, o un “guarda che valanga ha scatenato la tua spintarella”, o un “mi hai fatto sorridere di nuovo, e non sai quanto ne avessi bisogno”. E be’, diciamo che non lo spero soltanto: lo farò.
