Dylan Dog 250
Forse le celebrazioni sono ormai troppe [1], ma, insomma, male non fanno[2]. Tanto più se vi offrono un capolavoro [3] come questo che state per leggere, dove Bruno Brindisi è alla vetta della sua arte (con Sclavi dietro le quinte, citiamo pure lui, va’, anche perché è vero che i dialoghi sono pochi [4], ma se non c’era il Tiziano a scrivere le scene grandiose, il Brindisi che cosa disegnava? [5]). Non possiamo poi davvero esimerci dal dedicare una menzione per lo splendido lavoro svolto a tutto lo staff dei coloristi (Cristina Toniolo, Chiara Fabbri Colabich, Claudia Boccato, Federico Toffano, Andres José Mossa, Micaela Tangorra, Oscar Celestini) capitanato con passione e pazienza infinite da Emanuele Tenderini [6].
[1] oltretutto non si capisce cosa sia rimasto da celebrare
[2] lo dite voi: io ho preso un Dylan Dog dopo tanto tempo, effettivamente attirato dalla splendida colorazione di ottimi disegni, e voi bruciate questa occasione di riconvincermi sbrodolando lì una non-storia che nemmeno in seconda media mi sarei osato di produrre? Lo stratagemma del sogno e dell’allucinazione? Ma scherziamo???
[3] un cosa?
[4] e fanno cagare… voi non vi immaginate la quantità di puntini di sospensione che ci sono
[5] per esempio poteva meglio impiegare le proprie energie a disegnare una sceneggiatura vera; scherzare sopra allo scarso impegno di Sclavi è un autogol
[6] davvero bravi
Non ho altro da aggiungere, vostro onore, se non passare la parola al sempre esaustivo Obi-Fran Kenobi: Ma Dylan Dog che fine ha fatto?
(io intanto ho deciso di far fuori la maggior parte della mia fumetteria Bonelli, fatta eccezione per Dampyr e Magico Vento, che al momento leggo ancora volentieri; se vi interessa una barcata di Dylan Dog, una barchetta di Nathan Never, una manciata di Napoleone, una manciatina di Legs, vari altri albi sparsi, chiedete pure…)


Pure Napoleone fa pietà? Strano, tutti ne parlano bene…
Napoleone doveva essere una mini-serie, e infatti i primi numeri erano originali e gradevoli. Poi, tac, hanno deciso che vendeva troppo, e allora hanno allungato il brodo. Sono arrivato fino al 38 e già a quel punto mi è sembrato di aver letto troppe volte la stessa storia. Poi aggiungiamo che, personalmente, non trovo per Napoleone adeguato il tratto di alcuni disegnatori, come Nizzoli o (ancor peggio) Bacilieri, troppo caricaturale ed “espressionista” (nel caso di Bacilieri); certo, se disegnano così tante storie vuol dire sicuramente che il mio approccio a Napoleone è diverso da chi lo fa, e magari il fatto che abbia smesso di piacermi è solo questione di gusti.
C’è anche da dire che leggo più volentieri fumetti che uniscano l’utile al dilettevole, e infatti Dampyr e Magico Vento mi ragguagliano un po’ sul folklore e la storia, quando non sulla musica, la letteratura, il cinema. Forse il mio fumetto ideale sarebbe Martin Mystère, ma mi accontento di leggerne qualche albo ogni tanto.
Grazie per il link :*
Il 250 non l’ho ancora preso, ho il 249 sulla mensola che aspetta di essere letto. Comunque, poco dopo il post di quel dicembre 2006, ho tagliato tutte le pubblicazioni extra di DD, ora seguo solamente la serie regolare, più per affetto che per altro (anche se qualche storia decente ogni tanto la tirano fuori).
Nel frattempo sono uscite altre storie scritte da Sclavi… Niente da aggiungere al post linkato, purtroppo.
Della bonelli consiglio Brendon (del mio amore Chiaverotti… Certo, se gradite il fantasy post apocalittico) e GEA, che doveva essere una miniserie e infatti finirà proprio con il prossimo numero, il 18. Storia fresca, originale, mai ripetitiva, e con tantissimi richiami culturali (oltre al richiamo al sociale tipico di Enoch, che a me personalmente disturba un pò, ma vabbè).
Alle medie ero uno sfegatatissimo fan e divoratore di Dylan Dog. Mi ricordo le sgridate di mia mamma quando un giorno tornai a casa con un pacco di 20 arretrati presi in varie edicole (spesi una cifra spropositata). Ho praticamente tutti i primi 140 numeri, poi smisi di leggerlo perchè le ultime storie mi deludevano. Sono anni che non lo seguo più, ma mi ricordo che quando smessi solo Dampyr Magico Vento (dei quali posseggo di entrambi i numeri uno e due)e Giulia sembravano gli unici fumetti Bonelli ancora meritevoli di attenzione. Vedo che ad oggi la situazione non è cambiata molto. Io non me ne intendo tantissimo, ma penso che la Sergio Bonelli sia rimasta (sopratutto negli ultimi anni) troppo poco attaccata al passato e abbia sbagliato le nuove testate (Gregory Hunter lo avete ami letto?). A parte che molti personaggi si assomigliano, c’è da dire che non ho mai visto evoluzioni significative. Sono sempre troppo ugali a se stessi. Nello speciale di Tex regalato da Repubblica qualche mese fa c’era scritto che Tex non ha mai avuto bisogno di stravolgimenti è sempre rimasto uguale a se stesso e nessuno si è mai lamentato. Bah! Secondo me questo puo essere stato solo adagiarsi sugli allori! Scusate lo sfogo!
Personaggi come Tex e Diabolik (per dirne un altro che mi viene in mente) hanno il loro perché: se c’è un mercato per personaggi che rimangono sempre uguali a sé stessi e con storie omogenee, è giusto assecondarlo. Certo fa rabbia che Tex sia ancora lì dopo secoli, e Ken Parker si sia dovuto fermare.
Julia lo legge mia sorella, e poi me lo passa (quindi lo leggo anch’io, anche se ho smesso di comprarlo). E’ un personaggio molto più “bonelliano” del già citato Ken Parker, sta bene nella catena di montaggio di una storia al mese, però le storie sono di qualità, e l’approfondimento in ciascuna è sempre interessante.
Magico Vento è diventato bimestrale (con 30 pagine in più), e questo ormai io lo interpreto come segno di qualità (non abbastanza persone lo leggono = è bello xD).
Dampyr credo sia in salute, stesso discorso che per Julia. La storia si è evoluta nel corso di molti numeri, all’inizio; ora le evoluzioni sono molto più diradate, ma per ora non mi lamento.
Di Brendon ho i primi numeri… probabilmente non è il mio genere (indice ne è il fatto che non vado matto per i disegni di Roi, anche se lo ritengo molto bravo e adeguato al personaggio).
io DD ho smesso di seguirlo una trentina di numeri fa, i numeri pregevoli erano un’inzezia in confronto alle cagate.
Io devo dire una cosa a proposito.
Prima di qualche giorno fa non avevo mai letto dylan dog. Purtroppo sono cresciuto a topolini, in casa mia tutto il resto del gran mondo del fumetto veniva sostanzialmente disprezzato ad eccezione di qualche sporadica frequentazione di martyn mistère da parte di mia madre, fumetto che comunque da bambino non mi attraeva, penso per una semplicissima questione di colori e per una certa ruvidezza dei tratti che riconoscevo in gran parte dei fumetti per adulti, da tex a dylan dog a diabolik, ecc. Preferivo i becchi rotondi e l’ironia da catechismo di qui quo e qua, gli occhioni cigliati di paperina e le tegole sulla testa di paperino. Poi, qualche giorno fa, per lenire la noia da spiaggia, entro in edicola e decido di comprare il maxi di Dylan Dog, con tre storie. Le divoro molto velocemente, così decido di andare a vedere che altro c’è e sullo scaffale trovo il su menzionato albo a colori n 250. Lo prendo, e mi piace. Così, cercando qua e la, finisco per mettere insieme circa 7 numeri di Dylan Dog in pochissimi giorni e ho la sensazione di aver già sviluppato una certa dipendenza psicologica, dal momento che ci penso in più momenti della giornata, a volte sperando che arrivi presto l’uscita del prossimo numero, a volte immaginando di rivolgermi a qualche amico collezionista che mi rifornisca di vecchi numeri. Non vi tedierò provando a elencare gli ingredienti di forte fascinazione che il fumetto mette insieme ed esercita su di me e sul folto popolo dei suoi lettori. Obi fran kenobi, nella recensione delusa che tu hai linkato, rimprovera a Sclavi e alla cricca bonelli quello che tutti i fan della prima ora rimproverano ai loro beniamini che stanno invecchiando. Costoro, con un misto di rabbia, delusione, rancore e senso di tradimento simili a quelli che prova un figlio verso il genitore, dicono proprio questo: “ti odio perché non sei più quello che eri e che mi promettesti che saresti stato per sempre. Ti odio perché stai invecchiando e non sei più forte come una volta. Allora preferisco che tu muoia”. Il dramma contiene a suo modo della tenerezza, ed è comprensibile. Però è una valutazione limitata al rapporto genitore-figlio, il rapporto tra un fumetto e tra chi l’ha conosciuto fin dall’inizio, nei momenti migliori, nel suo fulgore, nella sua abbacinante capacità di imporsi e di dare forma alla fantasia del lettore con sicurezza e riferimenti cardinali. Non vale per tutti quelli che arrivano dopo. Io arrivo un giorno da perfetto ignorante, prendo un numero di Dylan Dog che non ho mai letto e rimango folgorato, così come capitava ai lettori dell”86 o del ‘90. Questo significa che anche se è cambiato, anche se per la vecchia guardia il fumetto è ormai logoro e ha perso lo smalto degli inizi, la sua capacità seduttiva, che poggia su elementi inconfutabili, è rimasta intatta. Probabilmente passerò il futuro prossimo a cercare di recuperare i vecchi numeri di Dylan Dog e arriverò anche io un giorno a capire che “una volta era molto meglio”, così come un fan dei Queen che si è innamorato di loro ascoltando a Kind of Magic, non potrà non delirare di piacere impadronendosi di una copia di A nignt at the Opera). Per il momento, a mio modesto avviso, quello che Bonelli distribuisce nelle edicole resta un gran bel prodotto, probabilmente lontano dallo splendore degli esordi, ma, lo dico provocatoriamente: per me che sono un neofita, chissenefrega?
E’ un bel commento, signor omonimo :) (anch’io mi chiamo Matteo, a meno che il tuo non sia un nickname :D)
Il problema del numero 250, e di altre storie scritte da Sclavi, è che sa di già visto; già visto se hai letto, a stima, 260 storie del personaggio. E ciò non significa che sia vecchio il personaggio e che debba essere per forza ripetitivo: in passato fu Pasquale Ruju a convincermi a dare a DYD ancora una chance, e il suo non era certo il Dylan Dog di Sclavi o delle origini: era, al contrario, un Dylan Dog fresco, originale, seppur sempre in linea con il passato (poi anche Ruju s’è appiattito, e vabbe’).
Il numero 250 è un riassunto, una vetrina, una storia suggestiva forse per chi DYD non l’ha mai letto; è noioso per chi il personaggio lo conosce a menadito. Le vecchie cariatidi del potere rappresentate come zombie non so quante volte le ho viste… la prima volta la rappresentazione è efficace, la seconda ci può anche stare se motivata, ma poi basta. E questo è solo un esempio. Poi non poteva mancare la donna da fargli trombare, e per l’occasione abbiamo Miss Milledonneinuna… mah.
In definitiva io non voglio “il Dylan di una volta”, la mia è una critica proprio stilistica, cinica e fredda (invecchiando mi capita sempre meno di provare affetto per un fumetto). Capisco quanto sia difficile mantenere l’interesse vivo per 20 anni, una volta al mese, ma non rinuncio per questo a dire la mia opinione.
(Comunque io i miei vecchi DYD li sto vendendo, come detto… se sei interessato… ^____^)
Mi chiamo proprio matteo :)
La questione è complessa. Da un lato il pubblico pretende di non vedere tradita la matrice originaria, dall’altro pretende sempre nuovi stimoli. Conservare il pubblico che hai già o garantirsi sempre nuovi lettori? Per autori ed editori di narrazioni seriali sono grattacapi.
Bé, comunque la tua offerta è interessante, mandami una mail così ho anche io la tua.
a presto
Mah, Matteo, quando parli di me e della mia “recensione”, ti devo dire che parli un po’ a sproposito.
Non ho nessuna sindrome “genitore-figlio”, semmai “autore-fruitore”.
Un autore esordisce con un tipo di stile e un tipo di storie, fa successo, poi matura.
Poi matura.
Lo stile di un autore cresce e cambia nel tempo, spesso arriva a diventare anche l’opposto
di quello che si era prefisso, quello con cui è diventato famoso. Ma non è necessariamente
un male, anzi.
Visto che fai il paragone con la musica, te lo proseguo: quando si viene a conoscenza di un
nuovo gruppo da infilare tra i preferiti, si è interessati al PRODOTTO che quell’artista
fornisce. Quando poi ci si è innamorati dello stile, si capisce che la passione va oltre
il prodotto, arriva fino all’artista stesso. A quel punto, non ci aspetta più un prodotto
“standard”, che corrisponda necessariamente a quello con cui si è venuti a conoscenza dell’
artista, ma si apre la mente. Si dice “ok, vediamo che mi propone ora”. Non si è più interessati
al prodotto, ma alla sua MATURAZIONE.
Ci sono semidivinità che camminano tra di noi. Uno si chiama Alan Moore. Alan Moore lo apprezzi
con i primi lavori, tipo V for Vendetta, ma poi te ne innamori. E dai lavori successivi, non ti
aspetti più un “V for Vendetta 2″, ti aspetti quello che lui ha deciso di scrivere, maturato
dal tempo e dall’esperienza. Ed esce fuori Watchmen, che è un capolavoro letterario. LETTERARIO.
Sclavi invece è fermo al 1986. Da allora non è maturato. E questo lo vedi non solo leggendo i
pochi Dylan Dog che si degna di scrivere, ma anche i suoi romanzi. Leggiti “Nero” o “Dellamorte Dellamore” e
subito dopo l’ultimo che ha scritto, che manco mi ricordo come si chiama. E vedi da te la differenza.
Ristringendo il campo a DD, mi rendo conto che è un limite delle pubblicazioni “eterne”, quelle
seriali, senza fine, che chiaramente non possono avere svolte, non possono avere sviluppi, e quindi
devono necessariamente rimanere PIATTE, senza una vera fine.
Ha detto bene StM: ogni numero di DD dal 100 in su è una mera vetrina, un continuo ricordo
dei tempi che furono, quando c’erano idee ma soprattutto c’era la voglia, la passione.
Bonelli per riprendersi e tenere il passo dovrebbe porre fine a tutte le sue serie eterne (tranne forse
Tex e Zagor, serie seguite sempre dai soliti ormai ottuagenari) e puntare sulle miniserie, sulle
graphic novel, sugli One Shot. E’ vero che sta facendo degli esperimenti (Gea ad esempio è la serie
che più ho apprezzato, negli ultimi anni. Dragonero è senz’altro un’idea rivoluzionaria, anche se
ancora non l’ho letto e non so quanto bene sia riuscito), ma sembrano più che altro dei divertissemanet
che dei veri segni della volontà di cambiare e maturare.
Cazzo, lo fanno da decenni in America ma soprattutto in Giappone, dove il fumetto è un mezzo di
cultura, più che di intrattenimento, perchè noi in Italia dobbiamo sempre anchilosarci su
principi di salvaguardia di tradizioni IDIOTE?
Io tengo ancora stretti i miei Zona X, con le loro storie singole prima e le loro miniserie dopo… ovviamente la collana ha chiuso (e poi ha prodotto Jonathan Steele, che doveva essere inizialmente pubblicato lì, e che perlomeno con la Bonelli ha chiuso anche lui).
Non so, se una cosa non vende non mi sento di biasimare chi non la pubblica. Piuttosto accetterò il fatto di avere un gusto non nella media, o magari un gusto più da giapponese o anglosassone. Pazienza.
Se non vende non è detto che dipenda dalla formula, piuttosto dal contenuto.
Inutile negare però che ormai la Bonelli abbia la sua clientela e il suo target.
Per fare i cambiamenti che aspetto io serve coraggio, cosa che alla Bonelli manca.
PS: Jonathan Steele è stato acquisito dalla Star Comics. Sul sito è possibile scaricare
gratuitamente l’ultimo numero in formato pdf.
Che figata che era Zona X… altro che le storie di quel noiosone di Martin. :D
Spero che i numeri che avevo (i primi) siano sopravvissuti all’inevitabile svendita bonelliana generale, devo controllare quando vado dai miei… altrimenti sono martellate sugli zebedei.
Ho letto solo ora il 250. Che dire… Mestizia. Tra l’altro mi ha fatto tristezza leggere anche dell’ennesima pubblicazione annuale: altre 4 storie inedite all’anno, altre deviazioni di creatività che toglieranno ulteriori idee alla serie regolare. Mi sa tanto che taglierò DD dalle spese mensili a breve.